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mercoledì 24 aprile 2019

Wednesday's child - MCU special



In occasione della settimana che accoglie in sala il nuovo kolossal made in Marvel Avengers Endgame io e il mio rivale nonchè compare Cannibal Kid abbiamo deciso di tornare alla classica formula della coppia e ad una puntata speciale della rubrica delle uscite in sala in cui ci concentriamo solo sull'uscita targata MCU e sull'intero passato di questo progetto ambizioso e commercialmente molto redditizio per gli Studios che l'hanno prodotto nel corso dell'ultimo decennio.
Scoprite con noi cosa pensano e come valutano tutti i prodotti made in Marvel i due antieroi rivali più agguerriti della blogosfera.


MrFord



Il Cucciolo Eroico e Ford Man in una rara immagine da battaglia.

Iron Man (2008)


Cannibal Kid: Il mio primo impatto con il Marvel Cinematic Universe, che allora, nel lontano 2008 probabilmente non era manco stato concepito come tale, è stato subito dei peggiori. Tutti o quasi si sono esaltati con questo film sull'Iron Man imprenditore capitalista fighetto molto berlusconiano, io invece l'ho trovato davvero pessimo. Salvo giusto l'ironia di Tony Stark/Robert Downey Jr., ma per il resto mi è sembrata la solita porcheruola supereroistica. Capisco che a Ford sia piaciuto, considerati i suoi gusti plebei, mentre mi ha stupito di più il fatto che per questo, così come per buona parte dei successivi titoli Marvel, sia impazzita anche una buona fetta della critica. Viviamo proprio in un pazzo Universo (intendo quello reale).
(voto 4/10)
Ford: un inizio molto promettente, quello del Cinematic Universe. La pellicola dedicata a Tony Stark/Iron Man, infatti, era spiritosa, piacevole, ritmata e ricordo bene che mi stupì in positivo alimentando l'hype per i titoli successivi nonostante lo scetticismo iniziale che nutrivo. Downey Jr in una delle sue vesti migliori.
(Voto 7,5/10)

L'incredibile Hulk (2008)


Cannibal Kid: Uno dei pochi mezzi-flop dell'MCU. Mi incuriosiva giusto vedere Edward Norton in versione supereroe ma alla fine, reduce dalla noia della precedente pellicola su Hulk diretta da Ang Lee, me lo sono risparmiato.
(s.v.)
Ford: avevo detestato l'Hulk di Ang Lee, e nonostante abbia apprezzato in parte il tentativo fatto dalla Marvel per recuperare, trovai questo lavoro incompiuto, e ancora oggi spero che prima o poi qualcuno possa realizzare un lungometraggio come si deve su Hulk, sfruttando magari anche il lato più ironico uscito nella sua "rivalità" con Thor.
(Voto 5/10)

Iron Man 2 (2010)


Cannibal Kid: Se il primo Iron Man m'era sembrato una porcheruola, questo m'è sembrato una gran porcata. Salvo giusto Scarlettina Johansson, a mio avviso l'unica cosa degna di nota dell'MCU. Almeno fino all'arrivo di Captain Marvel.
(voto 3/10)
Ford: prima, grossa delusione targata MCU. Le aspettative del primo film, troppo alte, portarono ad una tempesta di bottigliate su questo spento secondo capitolo, cosa che purtroppo si ripeterà anche con Avengers. Lento, verboso, poco avvincente. Ma Tony Stark si rifarà.
(Voto 4,5/10)

Thor (2011)


Cannibal Kid: Mi sbagliavo completamente. Ritiro quando detto sopra.
No, non su Iron Man e Iron Man 2, che per me restano delle ciofeche clamorose. C'è un'altra cosa degna di nota nel Marvel Cinematic Universe che stavo quasi dimenticando: Natalie Portman in Thor e in Thor 2, sebbene non figurino certo tra le sue interpretazioni più memorabili. Per il resto Thor è un film ridicolo.
(voto 4/10)
Ford: primi segnali di ripresa. Nonostante Thor non sia mai stato tra i miei supereroi preferiti, il lavoro che viene fatto pare andare in una direzione più moderna del Dio del Tuono, che irrompe in questo complicato universo portando una ventata di speranza. Promosso, anche se con riserva.
(Voto 6,5/10)

Captain America - Il primo Vendicatore (2011)


Cannibal Kid: Talmente inguardabile, che non sono manco riuscito a finire di vederlo e l'ho abbandonato a circa metà della visione. Apprezzo la sua lotta contro i nazisti, ma per il resto Cap non lo reggo proprio. Troppo ammeregano per i miei gusti.
(voto 3/10)
Ford: vale lo stesso discorso fatto per Thor. Trovo il buon Cap, nonostante la lotta ai nazisti, uno dei charachters più stucchevoli e noiosi del panorama Marvel, eppure in questo primo film a lui dedicato gli autori dietro al progetto MCU hanno cominciato a mostrare nuove potenzialità, e dopo una prima parte piuttosto spiazzante, si entra nel vivo chiudendo in bellezza. Cannibal, da buon pusillanime, si è ritirato prima.
(Voto 6,5/10)

The Avengers (2012)


Cannibal Kid: Ancor più di Iron Man, questo primo The Avengers, oltre ad aver fatto incassi strepitosi, è stato osannato da buona parte della critica in maniera a dir poco incomprensibile. Un filmetto modesto, in cui ok – lo concedo – ci sono 2 o 3 battute simpatiche. Al di là di ciò, è il solito tripudio di effetti speciali, combattimenti continui e inseguimenti vari che a me provocano solo sbadigli.
(voto 5,5/10)
Ford: la prima parte del progetto MCU si chiude alla grande con quello che è in assoluto il miglior film di supereroi - pur se completamente diverso - dopo Il cavaliere oscuro e prima di Deadpool. Fracassone, sopra le righe, tamarro, divertentissimo ma anche esaltante: valorizzazione dei personaggi, su tutti Thor e Hulk, pazzesca, ed ascesa di un villain che conquisterà sempre più spazio, Loki.
Il combattimento finale con i Chitauri è una vera festa.
(Voto 7,5/10)

Iron Man 3 (2013)


Cannibal Kid: Iron Man Tre-mendo. E Ben Kingsley nei panni di Mandarino è uno dei worst villains ever.
(voto 3/10)
Ford: per quanto Cannibal possa affermare il contrario, Tony Stark e Iron Man con questo terzo capitolo si rifanno almeno in parte della debacle del secondo, grazie anche al mordente da buddy movie voluto da Shane Black, regista di Arma Letale, che fa sentire tutta la sua presenza. Divertente e piacevole, intrattenimento come si conviene.
(Voto 6,5/10)

Thor: The Dark World (2013)


Cannibal Kid: Mi sono sforzato di vederlo soltanto per amor di Natalie Portman. Solo che nemmeno lei può salvare una roba del genere. Per non esagerare ed essere considerato più cattivone di Thanos, aggiungo che il personaggio di Loki interpretato da Tom Hiddleston non è così malvagio. Sebbene il suo potenziale non sia sfruttato in pieno.
(voto 4/10)
Ford: e qui il MCU comincia a giocare seriamente. Con questo The Dark World il personaggio di Thor acquista uno spessore che non ricordavo neppure nelle migliori pagine del fumetto a lui dedicato, mescola divertimento e dramma, rende interessante anche un mondo lontano e poco reale come quello di Asgard. Il Dio del Tuono è uno dei cavalli di razza di questo Universo, e pare l'abbiano capito anche gli autori.
(Voto 7/10)

Captain America: The Winter Soldier (2014)


Cannibal Kid: Io con il Capitano non ce la faccio e questo film, soprattutto dopo i pareri di critici strafatti che come al solito ne parlavano bene, non l'ho visto.
(s.v.)
Ford: con ogni probabilità, uno dei film più belli dell'intero progetto MCU. Un Cap inedito, messo all'angolo dal suo stesso governo e costretto a trovare una nuova strada, un modo per conoscere il personaggio che soltanto i lettori dei fumetti avevano potuto assaporare, ed ottimo inserimento del Soldato d'inverno, charachter fondamentale per Cap.
La fuga dallo Shield è un altro gioiellino action.
(Voto 8/10)

Guardiani della Galassia (2014)


Cannibal Kid: Attenzione! Un film della Marvel che non mi ha fatto schifo. Guardiani della Galassia l'ho trovato anzi molto simpatico e divertente. Con un idolesco Rocket Raccoon e una valida colonna sonora vintage come notevoli punti a suo favore.
A sorpresa non è comunque l'unico prodotto Marvel che ho apprezzato. Tra le serie tv che in qualche modo fanno parte dell'MCU mi sono piaciute anche le prime stagioni di Daredevil e Jessica Jones e seguo pure con interesse Runaways. Sarà forse che è molto teen.
(voto 7/10)
Ford: altro grande colpo del progetto MCU. Sfruttando un gruppo di personaggi poco noti James Gunn sfodera un titolo fresco, divertente e cult sotto molti punti di vista, che porta i ragazzacci di Starlord a diventare i favoriti dei fan del mondo cinematografico di Avengers e soci.
(Voto 7,5/10)

Avengers: Age of Ultron (2015)


Cannibal Kid: Questo film è stato accolto in maniera tiepida persino dalle groupie della Marvel come Ford. E in effetti faceva davvero pena.
(Voto 4/10)
Ford: come scrivevo poco sopra, stesso effetto del secondo Iron Man. Grandi aspettative che portarono, purtroppo, a grande noia. Rischiai addirittura una pennica in sala.
(Voto 4,5/10)

Ant-Man (2015)


Cannibal Kid: Ant-Man è probabilmente l'eroe più sfigato dell'MCU. A parte Occhio di falco. Sarà forse per questo che mi ispira più simpatia degli altri. Di sicuro è l'eroe più piccolo. E anche la sua pellicola solista è un filmetto piccolo piccolo. Guardabile, ma comunque modesto.
(voto 6-/10)
Ford: Ant-Man è un outsider, una sorta di Goonie del mondo degli Avengers, e proprio da un'ottica alternativa è stato preso il suo punto di vista, variazioni d'altezza a parte. Una pellicola piacevole e simpatica, che forse non sarà memorabile, ma che porta a casa la pagnotta.
(Voto 6,5/10)

Captain America: Civil War (2016)


Cannibal Kid: Anche questa volta, al Cap ho detto no!
Anzi, a pensarci bene credo di aver provato a guardare i primi minuti, salvo poi rinunciarci al partire dei primi combattimenti e delle prime scene action. Ovvero dopo pochissimo.
(s.v.)
Ford: un passo indietro rispetto a Soldato d'inverno, ma un passo avanti rispetto a Age of Ultron, dato che, pur essendo "intitolato" a Cap, Civil War è di fatto una sorta di costola degli Avengers. Interessante l'esordio di Spider Man così come lo scontro tra le due fazioni di eroi, quelli dalla parte di Cap - per una volta ribelle - e quelli sostenitori di Tony Stark.
(Voto 6,5)

Doctor Strange (2016)


Cannibal Kid: Non malvagissimo, il film sul Doctor Strange. Sarà che questo stregone non ha un granché del supereroe tradizionale. O sarà che sto diventando troppo buono?
Nah! Alla faccia di Thanos, io con uno schioccare delle dita i personaggi dell'MCU li farei fuori tutti, non solo la metà. A parte Vedova Nera e Captain Marvel, ça va sans dire.
(voto 6,5/10)
Ford: altro film che si è rivelato una sorpresa, considerato che a Strange io non avrei dato due lire. Invece i responsabili del progetto MCU trasformano il Mistico della Marvel in una sorta di versione new age di Iron Man, e sfruttando ispirazioni di matrice inceptionesca ed un ottimo Cumberbatch consegnano al pubblico un prodotto più che discreto che fa ben sperare per il destino del suo protagonista.
(Voto 7/10)

Guardiani della Galassia Vol. 2 (2017)


Cannibal Kid: Avevo trovato Guardiani della Galassia divertente e tutto, però il Vol. 2 non l'ho ancora visto. Mi sa che sono stato spaventato dalla presenza dell'idolo di Casa Ford, Sylvester Stallone. La sua recitazione mi fa più paura di qualunque villain.
(s.v.)
Ford: se Soldato d'inverno è uno dei film più belli della struttura MCU, Guardiani della Galassia Vol. 2 è probabilmente il più bello. Personaggi ancora più cult, sequenze spassose ed altre da strappare il cuore, stupendi il piccolo Groot ed i non-villain Yondu e Nebula. Colonna sonora come nel primo episodio perfetta, e due miti della mia infanzia come Kurt Russell e Stallone nel cast. Cosa potrei chiedere di più?
(Voto 8,5/10)

Spider-Man: Homecoming (2017)


Cannibal Kid: Di Spider-Man: Homecoming ho apprezzato l'atmosfera adolescenziale e a tratti pure da comedy, e l'ironia del personaggio della disadattata interpretato da Zendaya. Ciò non toglie che un nuovo reboot dell'Uomo Ragno, a così breve distanza dalla precedente versione con Andrew Garfield e a poi nemmeno così tanta distanza da quella a oggi rimasta insuperata con Tobey Maguire, per quanto mi riguarda era del tutto inutile. Il sequel comunque me lo guarderò, più che altro per vedere Jake Gyllenhaal, in passato vicino a interpretare Spider-Man e pure Batman, nella parte del cattivo di turno, Mysterio. Da non confondere con Rey Mysterio, di professione buffone... volevo dire wrestler. Non è la stessa cosa? :)
(voto 5,5/10)
Ford: carino e a tratti divertente, ma come per una volta giustamente scrive Peppa Kid, incapace di superare i fasti del primo Spider Man di Sam Raimi, che ricordo ancora adesso, a distanza di oltre quindici anni, come una piccola gemma. Resta la curiosità per l'evoluzione di quello che, ai tempi, era il mio charachter preferito, dunque staremo a vedere che combineranno con il sequel.
(Voto 6/10)

Thor: Ragnarok (2017)


Cannibal Kid: Non l'ho visto, ma devo ammettere che un pochino mi incuriosiva, più che altro perché sembrava più cazzaro rispetto agli altri pseudo-ironici, ma in realtà parecchio seriosi, titoli dell'MCU. Alla fine però non l'ho guardato lo stesso.
(s.v.)
Ford: un altro grande esperimento riuscito per il MCU. Cazzaro e autoironico, pronto a giocare ancora una volta sul rapporto tra Thor e Hulk, questo fracassone terzo capitolo della saga del Dio del Tuono pare più un film fantastico anni ottanta filtrato attraverso l'irriverenza di cose come il già citato Deadpool, e questo è solo che un gran bene.
Forse non sarà il più bello tra tutti questi titoli, ma è senza dubbio quello che più mi ha esaltato e divertito.
(Voto 7,5/10)

Black Panther (2018)


Cannibal Kid: Mi fa ridere il fatto che c'è gente che considera Iron Man e The Avengers dei capolavori e poi si è indignata perché Black Panther è stato nominato agli Oscar. A me è sembrato un film mediocre come altri della Marvel, né più né meno. Forse giusto un pochino più interessante, per la sua vaghissima impronta politica, e per un paio di interpretazioni di buon livello come quelle del villain Michael B. Jordan e della rivelazione Letitia Wright.
(voto 5,5/10)
Ford: interessante sotto alcuni aspetti, troppo serioso per altri. È pur vero che il personaggio di T'Challa è più stitico di Cap, ma forse una dose di brio in più avrebbe reso la pellicola, comunque ben realizzata, qualcosa da ricordare davvero. Curiosa la nomination - per motivi politici - agli Oscar, più che altro perchè allora se la sarebbero meritata almeno altri due o tre rappresentanti dell'MCU.
(Voto 6,5/10)

Avengers: Infinity War (2018)


Cannibal Kid: La prima metà del film sorprendentemente non mi ha fatto del tutto schifo. La seconda combattiva parte, che tiene persino troppa fede al suo titolo, mi è sembrata invece estenuante e... infinita.
(voto 5/10)
Ford: gli Avengers in netta ripresa dopo il terribile Age of Ultron. Nonostante una certa staticità, Thanos si rivela un villain filosoficamente interessante, ed il finale molto drammatico alza asticella e tensione in vista di Endgame. Un bel mosaico che abbraccia tutto l'Universo Marvel cinematografico.
(Voto 7/10)

Ant-Man and the Wasp (2018)


Cannibal Kid: Il primo Ant-Man l'avevo trovato decente, ma evidentemente non abbastanza da sorbirmi pure il sequel. Saltato.
(s.v.)
Ford: carino, in grado di intrattenere e piacevole. Nulla di più e nulla di meno del primo capitolo. Ma va bene così.
(Voto 6,5/10)

Captain Marvel (2019)


Cannibal Kid: Questo non l'ho ancora visto, però me lo vedrò. La principessa del cinema indie, e degli unicorni, Brie Larson nelle vesti della supereroina non me la voglio perdere.
Ford: anche il MCU ha la sua Wonder Woman, e tra atmosfera anni novanta, una certa ironia ed un'azione che non guasta, Brie Larson regala un carattere inaspettato ad un charachter che non pensavo sarebbe stata capace di rendere così interessante. Ora resta da vedere che combinerà nei prossimi capitoli.
(Voto 7/10)

Avengers: Endgame (2019)


Cannibal Kid: Nonostante Thanos sia un cattivone piuttosto stereotipato e ben poco simpatico, e sia meno minaccioso di questa nuova pellicola della spaventosa durata di ben 3 ore e passa, io faccio il tifo per lui. Daje, Thanos, liberaci da questo Marvel Cinematic Universe una volta per tutte! E, già che ci sei, liberaci pure da Ford!
Ford: a parte la preoccupazione data dalla durata - l'idea è quella di vederlo in sala con i Fordini, entrambi appassionati di Avengers -, Endgame potrebbe essere il punto d'arrivo della seconda parte del progetto MCU ed un ottima base per la terza. Il trailer funziona, l'idea di Cap. Marvel e Nebula accanto ad una formazione inedita degli Avengers ispira, il duello finale con Thanos potrebbe regalare momenti decisamente epici. Qui al Saloon siamo fiduciosi. Anche perché il gioco non è ancora finito.

lunedì 16 aprile 2018

Ready Player One (Steven Spielberg, USA, 2018, 140')





Non è mai facile, per un film, partire dalla base data da un romanzo. Soprattutto quando il romanzo è scritto incredibilmente bene e alla lettura risulta incredibilmente esaltante.
Ho letto Ready Player One di Ernest Cline qualche anno fa, rimanendo incollato alle pagine dall'inizio alla fine. E da mesi, all'idea che Spielberg, nonostante gli ultimi, decisamente discutibili, lavori, potesse metterci mano, alimentava un hype davvero pazzesco.
E senza dubbio, Ready Player One è un gran bel vedere, frutto di una produzione e di mezzi tecnici ineccepibili.
Eppure, soprattutto pensando a quegli anni ottanta che tanto omaggia, e a Spielberg stesso, e alla meraviglia di un Cinema - anche quando nasce dalla Letteratura - che si gioca tutto sulle bocche spalancate del pubblico, questo film scorre senza lasciare il segno in modo piuttosto disarmante: non voglio fare il purista che si schiera a favore della pagina scritta contro l'adattamento cinematografico a tutti i costi, ma anche Julez, che non ha letto il romanzo, ha finito per dover resistere al sonno senza emozionarsi neppure per sbaglio di fronte ad una storia che, letta sulla pagina ed immaginata, aveva qualcosa di davvero magico, quasi come se avessero shakerato un cocktail con tutte le pellicole più significative per il Cinema d'avventura degli anni ottanta, i Fumetti, i giochi di ruolo e tutto quello che, ai tempi, era pane per qualunque ragazzino volesse sognare forte.
Dovendo ammetterlo, a tratti questo giocattolone studiato in tutto e per tutto - e votato al fan service, considerate le innumerevoli citazioni presenti nella pellicola legate alla cultura pop - mi ha addirittura annoiato, edulcorando parti decisamente forti del romanzo e finendo per risultare qualcosa di più simile ad un tentativo da Nuovo Millennio di ripercorrere le orme di un momento magico per il Cinema e non solo che poche opere recenti sono riuscite davvero a replicare.
Curioso, infatti, che uno dei romanzi che più ho amato negli ultimi anni mi abbia portato a questo momento, quando a fatica cerco di abbozzare un post che renda l'idea di qualcosa di divertente e piacevole da guardare ma assolutamente vuoto, o comunque lontano da quello che noi figli degli anni ottanta ci saremmo aspettati da quello che è, in tutto e per tutto, un omaggio a quell'epoca scritto da un autore che fa parte della nostra stessa generazione.
Ed è un dispiacere, anche perchè Spielberg ha significato una fetta importante della mia infanzia, ed affrontare una visione come questa - riuscita a tratti, ma emotivamente equivalente ad un ghiacciolo - potrebbe essere paragonabile al tentativo di giocare alla versione riadattata per Playstation 4 di un titolo amato quando ero bambino, da Double Dragon a Shinobi, passando per Cadillacs&Dinosaurs, e scoprire che la sua versione Nuovo Millennio è in realtà saporita e tosta quanto un cocktail annacquato.
Mi rendo anche conto che questo post sta diventando una sorta di versione da bottigliate di una recensione, quando a conti fatti il film non merita troppa severità, nonostante senza ombra di dubbio si sia decisamente lontani dal cult che in molti si aspettavano di trovare di fronte ai propri occhi quando al romanzo di Cline è stato associato per la prima volta il nome del padre di cose incredibili come E. T. o Incontri ravvicinati del terzo tipo: Ready Player One è semplicemente un prodotto ottimamente realizzato figlio di quest'epoca nonostante i rimandi a Gundam, alla DeLorean e compagnia danzante, e proprio per questo uguale, a conti fatti, a tanti altri che, in un certo senso, risultano più attuali ed emozionanti per chi tutti i dettagli raccontati da questa storia non li ha vissuti sulla pelle rispetto a coloro i quali, al contrario, ne hanno fatta quasi una questione di esperienza e di Fede.
E di fronte a qualcosa in cui è difficile riconoscersi, è meno stimolante cercare nuovi sentieri che partano dai vecchi.
O sperare di trovarsi, a sorpresa, in cima alla classifica.




MrFord




mercoledì 24 maggio 2017

La bella e la bestia (Bill Condon, USA/UK, 2017, 139')




Se esistesse una classifica dedicata ai film più inutili mai realizzati, o dei quali non si sentiva certo il bisogno, con ogni probabilità questa versione live action di La bella e la bestia - splendido film d'animazione Disney che segnò il cambio di marcia del colosso fondato dal vecchio Walt negli anni novanta - si batterebbe con le unghie e con i denti - da vera bestia, per l'appunto - in modo da conquistare una posizione di rilievo: del resto, quando dietro la macchina da presa c'è Bill Condon - che molti ricorderanno per il suo "esemplare" operato nel corso della saga di Twilight - una certa garanzia pare evidente, e se a questo aggiungiamo una Emma Watson più cagna maledetta del solito, un Dan Stevens che fa rimpiangere a tutti i suoi fan dei tempi di The guest ed un Ian McKellen pagato per cinque minuti di faccette neanche fosse Depp in Alice in Wonderland, il gioco è fatto.
Certo, quasi nulla è stato modificato rispetto all'originale, ma questo non fa che rendere il paragone ancora più impietoso: questa noiosissima versione, infatti, pare essere stata totalmente privata della magia che il buon, vecchio cartone animato riesce a regalare ancora oggi, esempio lampante di quanto importante sia il cuore in qualsiasi produzione, a prescindere dagli scopi commerciali per i quali è stata biecamente e banalmente creata a tavolino - come questa -.
Un fallimento su tutta la linea che mi è costato un paio delle ore più noiose di visione degli ultimi mesi, nel corso delle quali con Julez abbiamo sfiorato più volte l'idea di premere stop e porre fine alle nostre sofferenze e di cercare di restare svegli stando dietro ai Fordini sempre più scatenati ed alla giostra delle faccende di casa nel momento più caotico della giornata, quello della preparazione della cena.
Una produzione inutile, finta e posticcia, trionfo di effetti creati ad uso e consumo del 3D e della retorica senza alcuna scintilla che rende un film ancora peggiore di quanto in realtà non possa essere.
Ed affidandomi al nuovo corso del Saloon più spiccio e senza troppi giri di parole, mi pare di avere già scritto fin troppo.




MrFord




lunedì 19 dicembre 2016

Miss Peregrine - La casa dei ragazzi speciali (Tim Burton, UK/Belgio/USA, 2016, 127')




Se guardo indietro ai tempi in cui il mio rapporto con il Cinema era solo ed esclusivamente quello definito dall'intrattenimento, sono pochi i registi che, in tempi non sospetti in cui la passione da cinefilo non era ancora esplosa, già riuscivano a colpire il mio immaginario di spettatore: Kubrick a parte, uno di questi era senza dubbio Tim Burton.
Vissuto con grande emozione come penso molti degli adolescenti degli anni novanta tra Edward mani di forbice e Beetlejuice, ho (quasi) sempre finito per amare i lavori del buon Tim, fatta eccezione, forse, per Sleepy Hollow e il pessimo Planet of the apes: ripensando, poi, a quando confezionò quello che a mio parere è il suo lavoro più maturo, splendido e completo, Big Fish, non posso che provare un brivido lungo la schiena e nel cuore.
Peccato che, come molti altri mostri sacri, con l'età Burton abbia deciso di tornare su binari decisamente più commerciali e biechi di quanto non avesse mai fatto - e che, probabilmente, ai tempi della sua giovinezza lo portarono ad allontanarsi dalla Disney, dove mosse i primi passi -, inanellando una serie di opere di poco conto ed uno degli abomini d'autore più clamorosi dell'ultimo decennio, Alice in Wonderland.
Proprio a causa delle ultime fatiche del regista di Burbank, le mie aspettative per questo nuovo Miss Peregrine erano piuttosto basse, senza contare una durata sulla carta decisamente importante - quasi due ore e dieci - ed un target che, ormai, mi vede inevitabilmente troppo vecchio, così come i Fordini troppo giovani: visione alle spalle, purtroppo, non posso che trovarmi a confermare i timori della vigilia.
Non che, rispetto al già citato scempio in Wonderland, Miss Peregrine sia mal realizzato, ed ammetto che per i primi venti minuti ho finito addirittura per essere sorpreso in positivo: peccato che, di contro, risulti smaccatamente derivativo - Del Toro e tutti gli Orphanage del mondo dovrebbero ricordare a Burton che è sempre meglio avere idee proprie piuttosto che pescarle a piene mani da altri -, decisamente e come già anticipato troppo lungo, per nulla riconducibile allo stile del suo autore - fatta eccezione per le smorfiette di Eva Green, che fa di tutto per rendersi odiosa come l'ultimo Depp - ed incapace di smuovere qualsiasi emozione in uno spettatore, a prescindere dall'età.
Un vero peccato, perchè almeno per quanto riguarda i giovani protetti della "protagonista" gli spunti per fare bene non mancavano di certo, nonostante alla fine rimangano seppelliti sotto una quantità esagerata di compromessi con la grande distribuzione ed attori consumati pronti a pensare, ormai, solo ed esclusivamente al portafoglio - Samuel Jackson, meriteresti il famoso discorsetto dell'Ezechiele -.
Un film, dunque, che non lascia nulla, perde nettamente il confronto con il suo diretto concorrente del periodo - che pur non è niente di trascendentale - Animali fantastici e si inserisce a pieno titolo nel filone dei film teen di questi ultimi anni - da Hunger Games a Percy Jackson, passando per Il mondo di Jonas - abbracciando senza neppure opporre resistenza la loro inutilità, almeno per chi, come il sottoscritto, è stato abituato a pellicole di formazione di ben altro spessore e, soprattutto, ad un Burton che ora pare la pallida, pallidissima copia di se stesso.




MrFord




lunedì 16 maggio 2016

Captain America - Civil War

Regia: Anthony Russo, Joe Russo
Origine: USA, Germania
Anno:
2016
Durata:
147'








La trama (con parole mie): a seguito degli incidenti in Sokovia e di uno scontro in Nigeria che provoca la morte accidentale di alcuni volontari del Wakanda innescando un incidente diplomatico proprio con i regnanti del piccolo Stato fornitore del prezioso vibranio, il Segretario americano Ross intima a Tony Stark e Steve Rogers di firmare un patto con le Nazioni Unite che prevede un controllo molto stretto delle attività superumane, che il primo abbraccia in modo da poter tutelare il numero più alto possibile di innocenti ed evitare le morti collaterali ed il secondo rifiuta per evitare di rinunciare al valore che ha difeso per tutta la vita, prima e dopo il suo ritorno, la libertà.
La frattura all'interno degli Avengers vede dunque nascere due schieramenti definiti, il primo a favore del nuovo status quo, guidato da Iron Man e comprendente War Machine, Visione, il principe di Wakanda Pantera Nera, la Vedova Nera ed il giovanissimo Spider Man, ed il secondo che, al contrario, non intende rinunciare al proprio libero arbitrio, legato a Captain America e composto da Falcon, Hawkeye, Scarlet, Ant Man ed il Soldato d'inverno, pietra angolare della disputa.
Cosa accadrà quando i più grandi eroi del pianeta finiranno a combattere gli uni contro gli altri?
E quale si rivelerà essere la verità dietro questo stesso scontro?











Ai tempi della versione cartacea di Civil War avevo già abbandonato la lettura dei fumetti Marvel, eppure, per quello che venni a sapere, l'idea mi parve davvero interessante: proporre i principali eroi divisi in due fazioni, una a favore di un maggiore controllo dei superumani ed una contraria, guidate rispettivamente da Iron Man e Captain America, aveva diversi assi nella manica.
Primo fra tutti, il fatto che un bad guy come Tony Stark diventasse il paladino dell'Ordine mentre, dall'altra parte, il boy scout per eccellenza, Steve Rogers, si ergesse come baluardo per la rivolta: una cosa intrigante, anche perchè fan di uno o dell'altro avrebbero finito per "tifare contro" il proprio beniamino, in caso di disaccordo ideologico.
Personalmente, non ho mai amato Iron Man o il vecchio Cap - i miei favoriti sono e resteranno sempre gli eroi urbani come Daredevil e Spider Man -, e agli Avengers ho sempre preferito gli X-Men, considerate le mie simpatie per gli outsiders, ma tra i due leader degli Eroi più potenti della Terra senza dubbio è Stark a somigliare più al sottoscritto: imperfetto, casinista, pronto a sfruttare i propri difetti e a trasformarli in punti di forza.
Eppure, in Civil War come al Cinema - considerati i tre film dedicati ad ognuno -, mi sono trovato nettamente dalla parte del buon Capitano: a prescindere, comunque, dalle riflessioni che mi porterebbero, nella situazione dei protagonisti, a schierarmi senza alcun dubbio dalla parte del vecchio Steve, posso solo essere felice del fatto che Anthony e Joe Russo, dopo l'ottimo lavoro svolto sul precedente Winter Soldier, abbiano confezionato uno dei migliori prodotti del Cinematic Universe targato Marvel insieme al primo Avengers, al secondo Thor e a Guardiani della Galassia, una pellicola ritmata, divertente, ironica ed esaltante di quelle perfette per ogni amante del Fumetto così come del pubblico occasionale, che in un prodotto di questo genere può ritrovare l'intrattenimento fracassone ma intelligente che tanto ha fatto per noi ragazzi cresciuti negli anni ottanta.
A prescindere, infatti, dalla costruzione forse a tratti un pò macchinosa e ad un villain probabilmente non all'altezza - un riadattato Arnim Zola -, Civil War è tutto quello che avrebbe dovuto essere Age of Ultron e che, a questo punto, considerata la regia affidata proprio ai Russo, spero sarà la doppia uscita Infinity War, che dovrebbe rappresentare il culmine delle proposte Marvel in sala degli ultimi anni: introduzione di nuovi ed interessanti charachters - Pantera Nera è reso davvero molto bene, nonostante i pochi minuti on screen, ed il rinnovato Spider Man aumenta già l'hype per la pellicola a lui dedicata -, giusto spazio costruito per i personaggi secondari - Ant Man, già protagonista di una pellicola più che discreta, regala uno dei passaggi di maggior esaltazione dello scontro tra i due Team rivali, Falcon acquista uno spessore che non ha mai avuto neppure sulla pagina, Visione, se trattato nel modo giusto, potrebbe finire per risultare una delle scommesse vincenti dei Vendicatori on screen -, un crescendo che unisce ironia, parti epiche - il duello tra Cap e Iron Man - e sequenze di puro godimento come lo scontro con tanto di esibizione dei poteri di ogni partecipante allo stesso dei due schieramenti.
L'unica, forse, a patire nonostante il ruolo per certi versi determinante nella lotta è la Scarlet di Elizabeth Olsen, che soffre della stessa sindrome che pesò sul personaggio anche negli albi per anni: la figlia di Magneto, infatti, in termini di poteri, è uno dei charachters più temibili e potenti dell'Universo Marvel, eppure pochi autori hanno saputo renderla al meglio.
Diciamo che al Cinema manca ancora questo salto, ma non è detto che in futuro non possa avvenire.
Nel frattempo, che si scelga di stare dalla parte di Stark o da quella di Rogers, Civil War rappresenta un intrattenimento come raramente se ne vedono, che personalmente mi sono goduto dal primo all'ultimo minuto fino ai due brevi filmati nel corso dei titoli di coda che mettono ulteriore carne al fuoco rispetto al Cinematic Universe, uno dei progetti più ambiziosi e goduriosi - se si è abbastanza pane e salame - che il Cinema abbia regalato al pubblico negli ultimi vent'anni.






MrFord





"Guerra civile famigliare
guerra civile intima
guerra civile famigliare
guerra civile famigliare
guerra civile intima
guerra civile famigliare
guerra civile intima."
Tre Allegri Ragazzi Morti - "Guerra civile" - 






mercoledì 20 aprile 2016

Il libro della giungla

Regia: Jon Favreau
Origine: USA
Anno: 2016
Durata:
105'







La trama (con parole mie): il cucciolo d'uomo Mowgli, trovato solo nella giungla ed affidato ai lupi guidati da Akela dalla pantera Bagheera, è costretto ad abbandonare la sua famiglia adottiva a causa della minaccia rappresentata dalla tigre Shere Khan, predatore conscio della natura umana del bambino e deciso ad ucciderlo prima che possa crescere e diventare quello che lo stesso felino si aspetta.
Scortato proprio da Bagheera, Mowgli scoprirà, nel corso del suo viaggio attraverso la giungla, quanto le sue radici umane saranno fondamentali non solo per affrontare la nemesi felina, ma per guadagnare un posto unico all'interno del mondo animale una volta superate le difficoltà rappresentate dall'infido Kaa e del dispotico ed ambizioso re delle scimmie.
Le Legge della giungla, dunque, varrà anche per chi alla giungla, per natura, non appartiene?













Ai tempi delle scuole elementari e della mitica videoteca dell'altrettanto mitico Paolo, due Classici Disney si contendevano il primato delle visioni nell'allora casa Ford e la preferenza assoluta del sottoscritto: Robin Hood ed Il libro della giungla.
Alla notizia di una trasposizione cinematografica tutta effetti ed "umanizzazione" di quest'ultimo, ammetto di avere storto il naso - e non poco -, all'idea che i ricordi e l'affetto per quello stesso Classico potessero essere in qualche misura intaccati da questo esperimento, tra l'altro targato Jon Favreau, un mestierante di Hollywood che personalmente ho sempre particolarmente apprezzato, con le dovute proporzioni.
Devo ammettere, in questo senso, di aver recuperato il titolo in prima istanza solo ed esclusivamente in favore del Fordino, che con la sua fervente passione per gli animali sta di fatto definendo la direzione delle visioni pomeridiane di casa Ford quando sono lontano dal lavoro, tra documentari, cartoni animati o pellicole che richiamino in qualche modo la fauna terrestre, senza troppi pensieri a proposito di quello che potrebbe apparire ai miei occhi: il risultato, invece, occorre ammetterlo, è stato decisamente meno peggio del previsto, con una trasposizione dell'opera di Rudyard Kipling più adulta e meno effervescente del cult animato - che, musicalmente, continua a fare la differenza -, quasi "dark" - per quanto il termine possa passare, in questo contesto -, un buon ritmo ed una caratterizzazione da film di formazione quasi pre adolescenziale in grado quantomeno di tentare un difficile aggancio tra l'epoca in cui si è ancora bambini e quella in cui si pensa di essere già adulti.
Del resto, Il libro della giungla è, di fatto, un lavoro di costruzione, la descrizione del percorso di emancipazione di Mowgli che può essere considerato una rappresentazione di quello che ognuno di noi vive proprio a cavallo dell'adolescenza, e che ha ispirato altri cult di tempi recenti come Vita di Pi, a prescindere dalla questione "felina" del racconto.
Favreau, dal canto suo, conosce bene il mestiere ed i segreti grazie ai quali unire l'approccio mainsteam a quello più ricercato, di fatto limitando quello che l'egida Disney pone rispetto al pubblico più esigente - ed inutilmente pretenzioso, occorre dirlo - senza dimenticare l'impatto empatico sul pubblico che, al contrario, una pellicola finisce per volersela vivere, più giovani in primis - la lotta con Shere Khan in chiusura di pellicola richiama a gran voce l'ottima parte finale di Kung Fu Panda 3, amatissimo da queste parti -: per il resto, è una caccia alla citazione del film d'ispirazione ed alle differenze dallo stesso - ottima l'idea di sostituire il Kaa maschile alla versione femminile doppiata in originale da Scarlett Johansson - così come una cavalcata accanto ad un Mowgli irriverente ed istintivo ma non bambinesco, sostenuto da un mondo animale molto più umano di quanto potremo mai essere noi custodi e fruitori del rosso arbitro del destino della fauna del pianeta.
L'ideale approccio per questo Il libro della giungla è quello di un prodotto d'intrattenimento in grado di smuovere istinti primordiali in ciascuno di noi grazie ad una galleria di personaggi indimenticabili - e non parlo di influenze hollywoodiane, quando di Letteratura - sfruttati ottimamente, ed in grado di reggere il confronto con un precedente che ha fatto la Storia di almeno un paio di generazioni: forse non si tratterà della visione del periodo, o tantomeno dell'anno, ma di una più che discreta lezione su quello che può diventare il Cinema mainstream se poggiato su basi solide e portato in scena con grande professionalità ed empatia.
Onestamente, non saprei se la parte autoriale a tutti i costi della settima arte saprebbe fare altrettanto.





MrFord




"What am I supposed to do after we done everything that we've done?
Who is your replacement?
Are we still good? Are we still good?
Are we still good? Are we still good?"
Drake - "Jungle"- 





lunedì 4 gennaio 2016

Heart of the sea - Le origini di Moby Dick

Regia: Ron Howard
Origine:
USA, Australia, Canada, UK, Spagna
Anno: 2015
Durata: 122'






La trama (con parole mie): lo scrittore Herman Melville, dando fondo a tutti i suoi risparmi, rintraccia il vecchio marinaio Tom Nickerson, che decenni prima era stato tra i pochissimi superstiti di una spedizione che vide un intero equipaggio decimato da una leggendaria balena bianca, enorme e pronta a tutto per difendere il suo territorio.
Superate le divergenze iniziali con la sua fonte, Melville si immerge nei ricordi e nella storia dell'uomo che ha di fronte, ancora memore delle imprese che condussero il Capitano Pollard, il suo secondo Owen Chase ed il vecchio compagno di quest'ultimo Matthew Joy a lottare con tutte le forze dapprima per catturare ed uccidere il gigantesco mammifero acquatico, dunque per la sopravvivenza e la speranza di poter tornare, un giorno o l'altro, ad abbracciare i propri cari.
Quale sarà, dunque, la verità dietro la leggenda?












Per quanto non sia propriamente un asso di stile quando nuoto, o un portento della respirazione - chiedete pure a Julez le desolanti imprese del sottoscritto nei tentativi di snorkeling australiano - ho sempre amato il mare, e ormai dai tempi dell'adolescenza sogno, un giorno spero non troppo lontano, di potermi trasferire proprio in una località che permetta di goderselo ogni giorno, per tutto l'anno.
Accanto all'amore per il mare stesso, i suoi confini ed i suoi misteri, ho sempre coltivato un legame speciale con tutte le opere che fossero legate alla sua esplorazione, alle grandi avventure, alla magia del confronto con la Natura, e con qualcosa che trascende la nostra condizione di piccoli uomini di fronte ad una meraviglia ancora più grande: dunque, da Kon-Tiki a Master and commander, passando per L'isola del tesoro e La vera storia del pirata Long John Silver, si può dire che, se ancora non fisicamente, con il cuore e la mente io sia già, di fatto, un "vecchio marinaio", e non solo un cowboy.
Proprio per questo attendevo con una certa trepidazione Heart of the sea, complici l'ottimo lavoro che Ron Howard aveva fatto con il precedente Rush, un cast che mi pareva davvero in parte ed un'ambientazione perfetta - grandi velieri, scorci spettacolari, cornice ottocentesca -: con mio parziale disappunto, devo però ammettere che l'impresa sia riuscita all'ex bravo ragazzo di Happy Days solo in parte, perchè se da un lato Heart of the sea rappresenta alla grande tutti i richiami classici di questo tipo di prodotto, dalla sfida all'ignoto alla Fede - in se stessi ed in qualcosa che trascenda il tutto -, dal coraggio alla quasi follia, dall'altro finisce per risultare schiacciato dalle sue stesse ambizioni.
Perchè, e mi dispiace ammetterlo, dal punto di vista "filosofico", questo Le origini di Moby Dick - agghiacciante come sempre l'adattamento italiano - non riesce neppure nei suoi momenti più riusciti a raggiungere le vette di prodotti come Vita di Pi o, pur se meno riuscito per molti versi, All is lost, da quello prettamente marinaro, e quindi tosto, cazzuto e chi più ne ha, più ne metta, non regge il confronto con produzioni adulte in termini di contenuti in stile Black Sails e da quello epico ed affascinante legato all'etica di chi il mare l'ha esplorato e vissuto sulla pelle, con il già citato Master and commander, pur essendo, di fatto, una sorta di cocktail di tutti i suddetti titoli.
La stessa cornice del racconto nel racconto, sfruttata per introdurre il personaggio di Melville, funziona poco, e riduce l'autore del celebre classico della Letteratura Moby Dick ad una sorta di nerd dei tempi alla ricerca del brivido da raccontare per sentito dire, incapace di alimentare il pathos della storia, o renderne più magnetica l'attrazione.
Non voglio però sminuire troppo l'intera operazione, già non graziata dagli incassi - che, a quanto leggo, sono stati disastrosi se rapportati al budget speso per la realizzazione -, quanto sottolinearne i limiti in modo che altri appassionati di questo genere di produzioni non restino delusi come il sottoscritto a causa dell'hype creatosi alla vigilia: di fatto Heart of the sea è un prodotto onesto, artigianale, figlio di un regista che, con i suoi alti ed i suoi bassi, non ha quasi mai davvero mancato il bersaglio - non contano, o almeno non voglio contare, Il codice DaVinci e Angeli e demoni -: dunque, per evitare delusioni cocenti o critiche che potrebbero risultare fin troppo severe, l'ideale per chiunque subisca il fascino di questo tipo di Cinema sarebbe quello di sedersi sul divano e cercare di tornare bambino, immaginandosi un'impresa quasi impossibile pronta a diventare leggenda vissuta accanto ad un eroe romantico di quelli che, sempre da bambini, tutti noi sognavamo di essere.
Come Owen Chase.
O la stessa Moby Dick.





MrFord





"Mondo di uomini,
fatto di uomini
pronti a rincorrere il vento.
Partono deboli,
tornano uomini;
erano mille e son cento.
Mondo di uomini,
fatto di uomini soli.
Dimmi la bianca balena stasera dov'è;
nella tempesta infinita non c'è.
Mondo di uomini
fatto di uomini soli."
Enrico Ruggeri - "Bianca balena" - 






mercoledì 23 settembre 2015

Pixels

Regia: Chris Columbus
Origine: USA, Cina, Canada
Anno: 2015
Durata: 106'





La trama (con parole mie): Brenner, Eddie e Ludlow sono tre bambini prodigio dei videogames protagonisti del primo campionato mondiale dedicato agli stessi svoltosi nell'estate dell'ottantadue. Più di trent'anni dopo, l'inseparabile amico di Brenner, finito nel frattempo a fare l'installatore di sistemi audio video, Cooper, divenuto Presidente degli Stati Uniti, è costretto a fronteggiare una crisi senza precedenti: una razza aliena, infatti, venuta a contatto con la videocassetta del campionato di cui furono protagonisti gli allora ragazzini, lanciata ai tempi nello spazio dalla NASA e ritenuta una dichiarazione di guerra, sfida la Terra ad una vera e propria lotta ispirata ai titoli più importanti che le sale giochi offrivano agli utenti, da Pac-Man a Donkey Kong.
Messi all'angolo dagli invasori, Cooper e gli alti papaveri dell'esercito dovranno tornare a rivolgersi a quegli ex bambini prodigio finiti tra i losers della società: riusciranno dunque i nerd a sconfiggere gli agguerritissimi alieni?








Gli anni ottanta, senza alcuna ombra di dubbio, devono avere lo spirito dei maratoneti, nonostante un'apparenza da centometristi da una botta e via: di fatto, hanno vissuto alla grande il loro momento, come una partenza a razzo, prima di scomparire - apparentemente - inghiottiti dal buco nero della Grande Depressione dei novanta, riguadagnandosi poi, passo dopo passo, un posto in primo piano con il Nuovo Millennio.
Per chi, come il sottoscritto, di fatto si è formato in quel decennio - o ci è cresciuto -, ora che i nostri novanta e zero sono alle spalle e ci ritroviamo in prossimità o appena oltre la quarantina, spesso e volentieri con figli al seguito, finiamo per guardare a quel periodo con la nostalgia che si prova rispetto all'infanzia, simile a quella che ci prende gli ultimi giorni delle vacanze estive, togliendoci almeno un pò il respiro: Pixels, in un certo senso e seppur ben lontano dalla perfezione, incarna benissimo quella sensazione, lo spirito e la meraviglia che in quella che può tranquillamente essere definita un'altra vita ci contraddistinse nel corso degli eighties.
Personalmente ricordo bene la sensazione magica dell'ingresso in una sala giochi in tempi in cui nessuno o quasi aveva un computer a casa e non esisteva internet, gli smartphone con i loro giochini virali non abitavano i vagoni delle metropolitane e per i bambini l'unico modo per assaporare l'ebbrezza delle partite con i videogiochi era quello: ricordo il Commodore 64 con le cassette che impiegavano ore a caricarsi, l'Amiga, i primi Sega Master System e dunque Mega Drive, i giochi da Donkey Kong a Tetris, passando per titoli dei quali ho impresse in mente le immagini ma non i nomi, le prime partite con mio fratello accanto che doveva mettersi in piedi su una sedia chiesta in prestito ai gestori della sala giochi a quella volta ad Ascea, dove i gettoni costavano un quinto rispetto a Milano o alla Romagna, e dunque sessioni a Rampage da fantascienza rispetto a quelle cui ero abituato, o il gioco del calcio al bar in montagna, dove una volta presa la mano si cercava di vincere il Mondiale con qualsiasi squadra.
Pixels mi ha riportato alla mente con un eccezionale effetto amarcord queste sensazioni, che unite ad un'idea - quella di proporre un'invasione aliena originata da una videocassetta tratta da un torneo di videogames dell'ottantadue - decisamente originale ed a suo modo geniale ha reso la visione piacevole e simpatica, come quando si incontra un vecchio amico e si scopre che le cose ancora funzionano, e si finisce a ridere come pazzi in nome dei vecchi tempi e forse anche dei nuovi.
Certo, non tutto funziona, di fatto ci si trova di fronte al tipico giocattolone che si spera sempre possa sfondare al botteghino - e non è stato questo il caso - dal finale buonista e telefonato, il cast è tutto pesantemente sopra le righe, eppure la resa è piacevole, a suo modo genuina e senza pretese, pronta a fare breccia nei sentimenti e nei ricordi di chi ha potuto giocare Pac-Man o il già citato Donkey Kong almeno una volta dal vivo, ai tempi dei tempi.
Spassoso anche l'inserimento di icone anni ottanta sfruttate come mezzo di comunicazione con i terrestri da parte degli alieni - mitici Hall&Oates -, giustamente sfruttato il vecchio adagio dell'outsider che, a scapito delle difficoltà, finisce per dimostrarsi più efficace degli apparentemente invincibili - molto bella, e tendenzialmente vera, la battuta sul bacio: chi non ha mai dovuto farsi un pò di culo per rimorchiare difficilmente vi darà grandi soddisfazioni tra le lenzuola - e divertente trovarsi davanti ad uno schermo cercando di individuare e riconoscere vecchi eroi da sala giochi che credevamo sepolti nei meandri più oscuri della memoria.
Un'operazione nostalgia, dunque, che senza dubbio il pubblico più stagionato apprezzerà in misura maggiore rispetto a quello supergiovane, che pur non brillando per tecnica o resa complessiva rafforza la posizione di idolo degli anni ottanta di Chris Columbus e, a conti fatti, finisce per risultare come una sorta di fratellino minore - e non di poco - dell'ottimo The Lego Movie.
Se, dunque, almeno una volta vi è capitato di dover prendere fiato pensando a quelle apparentemente interminabili partite in sala giochi, ai sapori, agli odori, alle sensazioni di quell'epoca, lasciate da parte le velleità da Grande Cinema e godetevi questo divertissement per quello che è: un omaggio ad un periodo cui non saremo mai abbastanza grati.




MrFord




"With a thrill in my head and a pill on my tongue
dissolve the nerves that have just begun
listening to Marvin (All night long)
this is the sound of my soul
this is the sound."
Spandau Ballet - "True" - 





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