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martedì 26 novembre 2019

White Russian's Bulletin



Settimana di ritardo e di grande magra al Saloon, complici due serate wrestling ed i crolli da divano sempre più frequenti in casa Ford. Proseguono, invece, i sabati sera Cinema con i Fordini, che paiono apprezzare molto l'iniziativa manifestando curiosità rispetto ai titoli scelti per l'inizio del loro percorso nel fantastico mondo della settima arte: a prescindere dalle novità in sala o sul piccolo schermo, direi che questa è la notizia migliore che questa passione potesse portarmi in dono.


MrFord



THE WAVE (Roar Utahug, Norvegia/Svezia, 2015, 105')


The Wave Poster


Ispirato ad eventi realmente accaduti e pescato a caso dal bacino di Prime in una di quelle serate da rischio tracollo da divano - come ben sottolineato poco sopra -, The Wave è l'interpretazione nordeuropea del disaster movie, la storia di una famiglia legata ai propri luoghi d'origine messa di fronte alla minaccia naturale più pericolosa degli stessi.
Potrebbe essere visto come un lavoro che sfrutta la cornice del disastro per raccontare i rapporti umani e gli equilibri all'interno di un nucleo famigliare, oppure come una versione Vecchio Continente dei tanto gettonati - al botteghino - film fracassoni a stelle e strisce.
In realtà, a mio parere, funziona meglio nella prima veste che nella seconda - che lo rende più prevedibile e retorico -, non rimarrà impresso a vita nella memoria di chi lo guarda e senza dubbio non diverrà un cult per i decenni a venire, ma svolge degnamente il suo lavoro di intrattenimento ed accompagna con una certa scioltezza lo spettatore anche attraverso le minacciose acque di una serata con rischio di tracollo da stanchezza.
Interessante, dal punto di vista culturale e scientifico, l'analisi di un fenomeno che non avevo mai preso in considerazione come quello degli tsunami originati da fenomeni di smottamento delle montagne che rendono così belli i fiordi per i turisti di tutto il mondo.




WILLOW (Ron Howard, USA, 1988, 126')


Willow Poster


I sabati sera Cinema dei Fordini questa settimana sono proseguiti con il recupero di un'altra delle pellicole cult della mia infanzia, Willow, che ai tempi delle elementari divenne fin dalla prima visione un'epopea divertente e coinvolgente condita da citazioni cult - "I topi! I topi! Tu e il tuo stupido incubo dei topi!" -, sequenze che avrei voluto vivere in prima persona - la discesa con lo scudo come slitta dalla montagna -, personaggi temibili ma a livello visivo affascinanti - il generale Kael - ed altri che ai tempi sognavo di diventare - il tamarrissimo Madmartigan -.
Ancora una volta, i piccoli del Saloon hanno manifestato interesse per tutti gli aspetti della vicenda, dall'ormai di moda questione dei "buoni contro cattivi" al gioco - che, ricordo bene, facevo ai tempi anche con mio fratello - del chi sono io e chi sei tu, passando attraverso due ore vissute con curiosità e partecipazione pronte a stimolarmi per la scelta dei prossimi titoli di questa rassegna particolare.
Willow, dal canto suo, con tutto il suo essere naif e semplice se confrontato con molti altri titoli e con il Cinema come lo si intende oggi, resta una piccola gemma, ed un passo che ogni bimbo che si approcci alla settima arte e alla meraviglia che può regalare è quasi tenuto a compiere.
Non sarà il Ron Howard delle grandi occasioni, ma resta una piccola magia.


venerdì 31 agosto 2018

Solo - A Star Wars story (Ron Howard, USA, 2018, 135')





- Dovessi considerare di scegliere il charachter dell'universo di Star Wars che preferisco e più simile a questo vecchio cowboy non ci sarebbero dubbi: Han Solo sarebbe "the man".

- Ho sempre amato il Cinema d'avventura old school, quello con l'antieroe positivo, gli inseguimenti, le lotte, le battute e via discorrendo: in questo senso Ron Howard, che ha esperienza da vendere e tra gli artigiani di Hollywood è uno dei più capaci, è riuscito a portare a casa un lavoro onesto e solido, molto pop ma anche perfetto per i nostalgici.

- Sarà ormai sempre un pò uguale a se stesso, ma Woody Harrelson, per quanto mi riguarda, è uno di quei fattori che contano se si deve innalzare la qualità media di una produzione: il suo Beckett è uno spasso dalla prima all'ultima scena.

- Per un vecchio appassionato del brand di Star Wars è stato senza dubbio godurioso scoprire l'origine dell'amicizia tra Solo e Chewbecca, suo storico compagno, nonchè tornare su un episodio mitico come quello del passaggio di consegne del Falcon tra Lando e Han.

- Sicuramente gli appassionati più radical troveranno questo film assolutamente disneyano nell'approccio e nello svolgimento, lontano dall'oscurità di filmoni come L'impero colpisce ancora, eppure ritengo non ci fosse bisogno di sovraccaricare la storia, perchè charachters come questi, nati come i primi di un genere, sono ormai a loro volta divenuti classici, e dunque cosa potrebbe esserci meglio di una bella avventura per l'appunto classica per definirli?

- Curioso come un lavoro forse non originalissimo ma ben confezionato e pensato come questo riesca a non far pesare minimamente una durata comunque importante rispetto ad altri titoli, e non parlo solo di roba pretenziosa o d'autore, che con una quarantina di minuti in meno riescono ad apparire mattonazzi di quattro ore e mezza.

- Qualcuno storcerà sempre e comunque il naso, ma non sono il tipo che si preoccupa troppo per queste cose: per me Solo è un film riuscito e divertente, pop come è giusto che questo tipo di proposte siano, con la dose di amarcord che conviene, un ritmo sostenuto ed il mix di emozioni in grado di toccare chiunque. Anche chi farà finta di no.



MrFord



giovedì 15 settembre 2016

Thursday's child


Nuova settimana - l'ultima dell'estate, per essere precisi - di uscite, e nuova occasione per il sottoscritto ed il suo antagonista Cannibal Kid per darsi addosso a partire dai titoli offerti con più o meno puntualità dai distributori italiani: tra Pixar e recuperi d'autore, comunque, le proposte non mancheranno.
Se poi saranno valide oppure no, è tutto da scoprire.

"Cannibal ne sa di Cinema!?" "Questa sì che è bella!"
Alla ricerca di Dory

"Se fossimo in un action fordiano, sarei uno squalo assetato di sangue, ma purtroppo siamo nel fatato mondo cannibale."
Cannibal dice: Alla ricerca di Nemo mi era piaciuto. Un film caruccio, ma non il capolavoro che alcuni fan maniacali della Pixar e delle disneyate come Ford hanno cercato di spacciare. Questo sequel già super successo negli Usa non mi attira molto, ma considerando il fatto che la protagonista è una tipa smemorata mi sa che mi ci potrei ritrovare parecchio...
Di cosa stavo parlando?
Ford dice: Alla ricerca di Nemo, visto in sala ai tempi e adorato dal Fordino, è un buon prodotto, ma senz'altro lontano dai migliori realizzati dalla Pixar. Certo, rispetto ai "titoloni" che propone Cannibal, si tratta di un Capolavoro, ma questo è un altro discorso.
Da queste parti, si attende questo sequel anche perchè si tratterà di una nuova avventura sempre in sala del Fordino, che, chissà, potrebbe giustificare uno di quei post paterni tanto osteggiati dal mio rivale.



L'estate addosso

"Ragazzi, vi rendete conto che se avesse guidato Ford a quest'ora saremmo tutti morti?"
Cannibal dice: Con un tempismo degno del Ford dei tempi peggiori, anche perché un Ford dei tempi migliori non ricordo sia mai esistito, Muccino senior tira fuori il suo film estivo proprio quando l'estate sta finendo e un anno se ne va e James Ford e Muccino invece quando se ne vanno? Eh, quand'è che se ne vanno?
Ford dice: Muccino senior è bollito praticamente da appena dopo i suoi esordi, e questo L'estate addosso, nonostante abbia adorato la canzone omonima di Jovanotti, che firma la colonna sonora, mi sa di cannibalata da gettare senza ritegno.
Potrei comunque pensare di darci un'occhiata giusto per avere un altro candidato al film peggiore dell'anno.



Demolition

"So che è brutto essere un favorito del Cannibale, ma sorridi un pò alla vita!"
Cannibal dice: Il nuovo film di Jean-Marc Vallée, il regista di C.R.A.Z.Y., Dallas Buyers Club e Wild, con protagonisti Jake Gyllenhaal e Naomi Watts. Se non diventa un cult cannibale questo, Ford potrebbe diventare uno che se ne intende di bel cinema!
Ford dice: Vallèe, che con Dallas Buyers Club ha fatto un gran lavoro in particolare sugli interpreti, non mi dispiace affatto, e considerato il cast spero di incontrare la sorpresa della settimana e del mese, a dimostrare ancora una volta che qui al Saloon non ci sono gli stessi pregiudizi che su Pensieri Cannibali.



Trafficanti

"Per il nostro volo ho prenotato un pilota d'eccezione: Ford."
Cannibal dice: Nuova commedia action di Todd Phillips, il regista di Road Trip e della saga di Una notte da leoni, con protagonista una coppia comica da verificare ma comunque promettente formata da Miles Teller e Jonah Hill. Un film cazzaro che a sorpresa potrebbe mettere d'accordo quei due trafficanti di brutti film di Cannibal e Ford.
Ford dice: film cazzarissimo che promette di essere perfetto per chiudere l'estate, e perfino di riuscire a mettere d'accordo Cannibal e Ford.
Sarà così, o tutto finirà con Ford pronto a trafficare gli organi di Peppa?



Questi giorni

"Potevamo andare a Lodi, invece siamo dirette a Casale: che tristezza!"
Cannibal dice: Uno dei film italiani presentati in concorso all'ultimo Festival di Venezia. Nonostante il mio ammore per il cinema nostrano scoppiato nell'ultimo periodo, Questi giorni mi attirano quanto un post di Ford che parla delle fantastiche gioie della maternità.
Ford dice: considerato il mio rapporto con il Cinema italiano degli ultimi anni, questo Questi giorni sarà saltato a piè pari come se fosse un titolo radical consigliato da Cannibal.



Fuck you, Prof 2!

"Quello è Cannibal!? E che ci fa ancora alle superiori!?"
Cannibal dice: Sequel della commedia tedesca Fuck you, Ford... scusate Fuck You, Prof, che aveva avuto un grande successo, almeno in quel di Cruccolandia. Il primo l'avevo trovato molto simpatico e divertente, questo secondo episodio magari me lo vedo adesso che la scuola è ricominciata e, nel mio caso, è ripartito pure l'asilo.
Ford dice: così come avevo evitato il primo film di questo "franchise" tedesco, penso salterò il numero due, anche perché io, a differenza di Cannibal, la scuola l'ho finita da un pezzo e non la rimpiango per nulla.



Figli dell'uragano

"L'avevamo detto, a Ford, che non si poteva parcheggiare la nave lì, ma ha proprio insistito."
Cannibal dice: Mentre il suo ultimo film The Woman Who Left ha appena vinto l'ultimo Festival di Venezia – e che sia una vittoria meritata è ancora tutto da verificare – ecco che nei cinema italiani approda un lavoro precedente del filippino Lav Diaz. Un documentario del 2014 che sembra proprio un mattonazzo, quindi la visione ideale per Ford.
Ford dice: non conosco il lavoro di Lav Diaz, così come il film The woman who left fresco trionfatore del Festival di Venezia, ma questo documentario, amando molto il genere, mi ispira non poco, e so già che irriterà tantissimo il mio antagonista, quindi sono pronto ad accoglierlo a braccia aperte.



The Beatles – Eight Days a Week

"Dedichiamo il prossimo brano ai due bloggers più bromantici della rete, Ford e Cannibal: I wanna hold your hand."
Cannibal dice: Altro documentario, questa volta firmato da Ron Howard, su un gruppo di giovani emergenti di cui persino uno fuori dal mondo come James Ford avrà già sentito parlare una volta o due: i Beatles.

Ford dice: Ron Howard, documentario, Beatles. Direi che siamo di fronte al film che più, questa settimana, può mettere d'accordo il Saloon e l'asilo cannibale.


lunedì 4 gennaio 2016

Heart of the sea - Le origini di Moby Dick

Regia: Ron Howard
Origine:
USA, Australia, Canada, UK, Spagna
Anno: 2015
Durata: 122'






La trama (con parole mie): lo scrittore Herman Melville, dando fondo a tutti i suoi risparmi, rintraccia il vecchio marinaio Tom Nickerson, che decenni prima era stato tra i pochissimi superstiti di una spedizione che vide un intero equipaggio decimato da una leggendaria balena bianca, enorme e pronta a tutto per difendere il suo territorio.
Superate le divergenze iniziali con la sua fonte, Melville si immerge nei ricordi e nella storia dell'uomo che ha di fronte, ancora memore delle imprese che condussero il Capitano Pollard, il suo secondo Owen Chase ed il vecchio compagno di quest'ultimo Matthew Joy a lottare con tutte le forze dapprima per catturare ed uccidere il gigantesco mammifero acquatico, dunque per la sopravvivenza e la speranza di poter tornare, un giorno o l'altro, ad abbracciare i propri cari.
Quale sarà, dunque, la verità dietro la leggenda?












Per quanto non sia propriamente un asso di stile quando nuoto, o un portento della respirazione - chiedete pure a Julez le desolanti imprese del sottoscritto nei tentativi di snorkeling australiano - ho sempre amato il mare, e ormai dai tempi dell'adolescenza sogno, un giorno spero non troppo lontano, di potermi trasferire proprio in una località che permetta di goderselo ogni giorno, per tutto l'anno.
Accanto all'amore per il mare stesso, i suoi confini ed i suoi misteri, ho sempre coltivato un legame speciale con tutte le opere che fossero legate alla sua esplorazione, alle grandi avventure, alla magia del confronto con la Natura, e con qualcosa che trascende la nostra condizione di piccoli uomini di fronte ad una meraviglia ancora più grande: dunque, da Kon-Tiki a Master and commander, passando per L'isola del tesoro e La vera storia del pirata Long John Silver, si può dire che, se ancora non fisicamente, con il cuore e la mente io sia già, di fatto, un "vecchio marinaio", e non solo un cowboy.
Proprio per questo attendevo con una certa trepidazione Heart of the sea, complici l'ottimo lavoro che Ron Howard aveva fatto con il precedente Rush, un cast che mi pareva davvero in parte ed un'ambientazione perfetta - grandi velieri, scorci spettacolari, cornice ottocentesca -: con mio parziale disappunto, devo però ammettere che l'impresa sia riuscita all'ex bravo ragazzo di Happy Days solo in parte, perchè se da un lato Heart of the sea rappresenta alla grande tutti i richiami classici di questo tipo di prodotto, dalla sfida all'ignoto alla Fede - in se stessi ed in qualcosa che trascenda il tutto -, dal coraggio alla quasi follia, dall'altro finisce per risultare schiacciato dalle sue stesse ambizioni.
Perchè, e mi dispiace ammetterlo, dal punto di vista "filosofico", questo Le origini di Moby Dick - agghiacciante come sempre l'adattamento italiano - non riesce neppure nei suoi momenti più riusciti a raggiungere le vette di prodotti come Vita di Pi o, pur se meno riuscito per molti versi, All is lost, da quello prettamente marinaro, e quindi tosto, cazzuto e chi più ne ha, più ne metta, non regge il confronto con produzioni adulte in termini di contenuti in stile Black Sails e da quello epico ed affascinante legato all'etica di chi il mare l'ha esplorato e vissuto sulla pelle, con il già citato Master and commander, pur essendo, di fatto, una sorta di cocktail di tutti i suddetti titoli.
La stessa cornice del racconto nel racconto, sfruttata per introdurre il personaggio di Melville, funziona poco, e riduce l'autore del celebre classico della Letteratura Moby Dick ad una sorta di nerd dei tempi alla ricerca del brivido da raccontare per sentito dire, incapace di alimentare il pathos della storia, o renderne più magnetica l'attrazione.
Non voglio però sminuire troppo l'intera operazione, già non graziata dagli incassi - che, a quanto leggo, sono stati disastrosi se rapportati al budget speso per la realizzazione -, quanto sottolinearne i limiti in modo che altri appassionati di questo genere di produzioni non restino delusi come il sottoscritto a causa dell'hype creatosi alla vigilia: di fatto Heart of the sea è un prodotto onesto, artigianale, figlio di un regista che, con i suoi alti ed i suoi bassi, non ha quasi mai davvero mancato il bersaglio - non contano, o almeno non voglio contare, Il codice DaVinci e Angeli e demoni -: dunque, per evitare delusioni cocenti o critiche che potrebbero risultare fin troppo severe, l'ideale per chiunque subisca il fascino di questo tipo di Cinema sarebbe quello di sedersi sul divano e cercare di tornare bambino, immaginandosi un'impresa quasi impossibile pronta a diventare leggenda vissuta accanto ad un eroe romantico di quelli che, sempre da bambini, tutti noi sognavamo di essere.
Come Owen Chase.
O la stessa Moby Dick.





MrFord





"Mondo di uomini,
fatto di uomini
pronti a rincorrere il vento.
Partono deboli,
tornano uomini;
erano mille e son cento.
Mondo di uomini,
fatto di uomini soli.
Dimmi la bianca balena stasera dov'è;
nella tempesta infinita non c'è.
Mondo di uomini
fatto di uomini soli."
Enrico Ruggeri - "Bianca balena" - 






giovedì 3 dicembre 2015

Thursday's child

La trama (con parole mie): nuova settimana di uscite in sala, e nuovo terreno di sfida per i vostri bloggers preferiti - !?!? -, il sottoscritto e sempre tosto Ford ed il principe dei pusillanimi Cannibal Kid.
A dispetto di un'apparenza che favorisce nettamente quest'ultimo, la settimana potrebbe riservare cazzutissime pellicole decisamente fordiane ed alcune sorprese che potrebbero addirittura mettere d'accordo i due nemici per eccellenza della blogosfera.
Sarà vero? O chiuderemo l'anno lottando come l'abbiamo iniziato?


"E così questo è il leggendario mostro Ford!"

In the heart of the Sea - Le origini di Moby Dick

"Cannibal, questo bello spiedino ha il tuo nome sopra!"
Cannibal dice: Moby Dick? Chris Hemsworth? Avventura marina? Regia di Ron Howard?
Non c'è davvero niente che mi attiri manco da lontano in questa pellicola pronta a veleggiare tra le onde del cinema fordiano, e a essere fatta naufragare miseramente dai pirati cannibali!
Ford dice: senza ombra di dubbio il film della settimana.
Ispirazioni letterarie, ambiente marinaresco, avventura, richiami alla sfida Uomo/Natura.
Tutte cose che tengono alla larga Peppa Kid ed esaltano il Cinema fordiano. Dunque, grandi cose.



Chiamatemi Francesco - Il Papa della gente

"Proprio uno spasso, la festa di fine anno nello spizio di Ford!"
Cannibal dice: Un film biografico non su Papà Ford, bensì su Papa Francesco. Il risultato temo sia comunque una ruffianata della peggior specie, sebbene il regista Daniele Luchetti abbia assicurato di aver voluto fare qualcosa di lontano dal film-santino. Ci sarà da credergli, oppure la sua parola vale quanto quella di Ford quando sostiene di aver visto una bella pellicola?
Ford dice: come più volte ho sottolineato, mi tengo ben lontano e a distanza di sicurezza dalla Chiesa e dalla religione.
Dunque, anche da questo film e dal cannibalismo. Che non è quello di The Green Inferno ma di Pensieri Cannibali.



Quel fantastico peggior anno della mia vita

"Merda! Questo film scelto da Cannibal è davvero il peggio che potessi immaginare!"
Cannibal dice: Pellicola teen vincitrice dell'ultimo Sundace Film Festival già passata sugli schermi di Pensieri Cannibali. Promossa o bocciata?
Presto lo scoprirete su questo fantastico peggior blog della blogosfera.
Ford dice: incredibilmente, questa pellicola molto indie e molto alternativa è già passata sugli schermi di casa Ford, e a breve avrete il responso del sottoscritto.
Sarà l'inizio di una nuova lotta con il mio rivale, il Cucciolo Eroico, o per una volta ci troveremo d'accordo?



Regression

"Sarà meglio che tu rimanga chiusa qui dentro: non hai idea di cosa voglia farci Cannibal, con quella bocca!"
Cannibal dice: Alejandro Amenábar è un valido regista che, dopo il sottovalutato Agora, era un po' sparito nel nulla. Adesso torna con un thriller che sembra fatto su misura apposta per me, con tanto di ambientazione anni '80 e una Emma Watson che pare qui appaia senza veli...
In pratica sono già pronto a gridare al Capolavoro!
Ford dice: Amenabar è un regista che definire sopravvalutato è riduttivo. Classico prodotto del finto alternativismo a tutti i costi, già con Mare dentro e Agora aveva solleticato le mie bottigliate.
Non penso che in questo caso le cose andranno diversamente.



Mon Roi - Il mio re

"Ford, ti darò battaglia come miglior padre della blogosfera!"
Cannibal dice: In una settimana che, Moby Dick e Papa a parte, appare troppo bella e cannibale per essere vera, arriva anche una pellicolona super radical-chic francese girata da Maïwenn Le Besco, la promettentissima regista di Polisse. Una cosa che potrebbe rendere questa settimana ancora più speciale sarebbe Ford che mi chiama: “Il mio re”, ma adesso non vorrei esagerare.
Ford dice: qualche anno fa Maiwenn, con Polisse, mi aveva davvero colpito. Dunque, nonostante si parli di Cinema francese profondamente d'essai, sono molto, molto incuriosito da questo Mon Roi. E quasi spero, per dispetto, che possa piacermi più che al mio fastidioso e radical rivale.



La isla mínima

"Se provi a far guidare Ford, ti taglio la gola."
Cannibal dice: Pellicola spagnola trionfatrice ai Premi Goya che ho adocchiato già da parecchio tempo e che presto passerà sui miei schermi. Il mio timore è però duplice: il primo è che possa trattarsi di uno di quei thriller esistenzialisti che su WhiteRussian si prendono inspiegabilmente 3 bicchieri e mezzo o anche 4. Il secondo è che possa rivelarsi una delusione clamorosa, come un altro recente trionfatore dei Goya, il sopravvalutato La vita è facile ad occhi chiusi.
Ford dice: i premi Goya sono una delle incertezze più grandi tra i grandi premi cinematografici stagionali, in grado di consacrare cose decisamente interessanti ed altre assolutamente disastrose.
Per quanto riguarda questo film, attenderò la recensione di Peppa per poter decidere se varrà la pena tentare di stroncarlo o esaltarlo alla facciazza sua.



11 donne a Parigi

"Katniss Kid, sei la nostra guru da salotto!"
Cannibal dice: Belle donne francesi in una commedia radical-chic? Questa settimana continua a migliorare sempre di più. Alla facciazza di Ford, che preferirebbe 11 uomini (possibilmente muscolosi) a Lodi, uahahah!
Ford dice: di commedie transalpine inutili di recente ho già fatto il pieno. Lascio volentieri al mio antagonista la visione, e sentissi il bisogno di 11 donne, ho già un posto in prima fila per qualche porno sicuramente più interessante.



All Night Long

"Vi prego, Ford e Cannibal, non massacrate troppo il nostro filmetto!"
Cannibal dice: Questo weekend esce pure il nuovo film di Sorrentino?
E va beh, ma che settimana è?
Ah, non è Paolo Sorrentino, bensì tale Gianluigi Sorrentino? Sarebbe stato davvero troppo. Considerando però che in questo poliziesco napoletano ci sono nel cast i rapper Guè Pequeno, Clementino e Ntò, si preannuncia una visione hip-hop cannibale al punto giusto.
Ford dice: già il fatto che gente come Clementino e Guè Pequeno incida dischi mi fa inorridire, figuriamoci Cinema.
Non lo guarderei neppure se me lo chiedesse Jennifer Lawrence in ginocchio.



Un posto sicuro

Uno scorcio di Casale Monferrato, misterioso luogo ove si rifugia l'inquietante Marco Goi, alias Cannibal Kid.
Cannibal dice: La settimana più cannibalesca dell'anno, che sembra venuta fuori dritta dal peggior nightmare di Mr. James Ford, non poteva che chiudersi così, con un film ambientato a... Casale Monferrato. Ebbene sì! Una pellicola girata qua da me che però non parla di me - purtroppo - bensì dell'altro grande dramma cittadino: la merdosa fabbrica di amianto Eternit.
Ford dice: finalmente esce in sala un documentario sul pericolo maggiore di Casale Monferrato, Cannibal Kid, al secolo Marco Goi. Come dite!? Il film è incentrato sull'Eternit!?
Allora non vale davvero la pena: Cannibal è molto, molto più dannoso! Ahahahahah!


martedì 31 dicembre 2013

Ford Awards 2013: i film (N°10-1)

La trama (con parole mie): finalmente ci siamo. La top 10 del Saloon riferita ai titoli usciti in sala nel corso di questo ormai agli sgoccioli duemilatredici è qui, pronta a fare bella mostra di sè: come di consueto mancano alcuni film che purtroppo non sono ancora riuscito a recuperare - Blue Jasmine e La vita di Adele su tutti -, e la scelta è stata decisamente più ardua rispetto agli anni scorsi, considerato che il mio vero favorito, Mud, non è uscito dalle parti della Terra dei cachi, limitandosi dunque a vincere il premio come miglior film non distribuito.
Ma ora bando alle ciance e via all'ultima decina, che rivelerà l'erede di Killer Joe, Drive ed Inception, i vincitori degli ultimi anni.


N°10: SEARCHING FOR SUGAR MAN di MALIK BENJELLOUL


Il documentario numero uno del duemilatredici ed il primo film della top ten fordiana è un viaggio nel cuore e nella musica di uno dei più incredibili songwriters che gli USA abbiano regalato al rock, nonchè uno dei meno conosciuti: leggenda o realtà, la vicenda di Sixto Rodriguez è qualcosa che va oltre la Frontiera, il Tempo ed il Cinema, e rappresenta al meglio la più grande sfida di sempre.
Quella della vita.

N°9: LA FINE DEL MONDO di EDGAR WRIGHT


La spettacolare chiusura dell'altrettanto spettacolare Trilogia del Cornetto è un cocktail esplosivo di ironia, azione, ritmo ed una malinconia da fine delle vacanze e tempo che passa al limite dello struggente.
Edgar Wright ed i suoi fidi Simon Pegg e Nick Frost non potevano confezionare un addio migliore, lasciando un vuoto forse incolmabile nel cuore dei fan che continueranno a volerli insieme come fu per questi tre film uno più straordinario dell'altro.

N°8: RUSH di RON HOWARD


Come Moneyball lo scorso anno, anche a questo giro di giostra una pellicola a sfondo sportivo giunge fino alla top ten: firmato dall'artigiano Ron Howard, Rush riesce nella non facile impresa di trasformare la Formula Uno - uno degli sporti più amati ed al contempo detestati di sempre - in un'epica sfida tra uomini pronti a correre sul sottile filo che passa tra la vita e la morte ispirandosi ad una delle sue sfide più intense, che vide contrapposti il calcolatore Lauda e l'arrembante Hunt.
Riprese da manuale, un crescendo tesissimo ed un finale da fare invidia a Michael Mann.
Dritto al massimo senza voltarsi indietro.
 
N°7: PRISONERS di DENIS VILLENEUVE


Villeneuve, che nel corso delle ultime stagioni era riuscito a stupirmi in più di un'occasione, non perde il suo smalto neppure con la prima volta tra le fauci di una produzione da grandi studios ed attori più che noti: trasformando Wolverine Jackman in un cavallo di razza e stimolando Jake Gyllenhaal a compiere un'ulteriore evoluzione il regista canadese confeziona il thriller dell'anno ed una delle pellicole più toste dai tempi di Mystic river, un concentrato di violenza, amarezza e, paradossalmente, speranza, come raramente il Cinema ha saputo raccontare.

N°6: IL LATO POSITIVO di DAVID O. RUSSELL


Giunto in sordina sugli schermi del Saloon, l'ultimo lavoro di David O. Russell si è rivelato, di fatto, il titolo indie del duemilatredici, nonchè definitivo trampolino di lancio per la splendida e bravissima Jennifer Lawrence, sempre più la numero uno tra le preferite fordiane.
La storia d'amore scombinata e disfunzionale tra i due protagonisti, in bilico tra scontri e passione, cervello e pancia, è senza dubbio la più interessante che abbia potuto vivere su uno schermo nel passato recente, e le cicatrici di questi due ragazzi feriti dalla vita pronti a curarsi l'un l'altro senza risparmiarsi un colpo hanno riportato alla mente del sottoscritto le origini della storia con Julez.
Che vuol dire aver fatto centro.

N°5: LA GRANDE BELLEZZA di PAOLO SORRENTINO


Il Cinema italiano, ormai è cosa risaputa, non gode affatto di buona salute. Le proposte davvero interessanti latitano, soffocate da un oceano di merda molto poco d'autore che invade le sale settimane dopo settimana.
Eppure, nel pieno di questa desolazione, assistiamo anche a miracoli come La grande bellezza, titolo che riporta Sorrentino non solo entro i confini nazionali, ma anche alla potenza delle sue opere migliori, nonchè ad una surreale atmosfera che soltanto i grandi riescono a non rendere ridicola.
La dolce vita incontra il nuovo millennio tra le rovine dell'impero che fu.

N°4: SPRING BREAKERS di HARMONY KORINE


Contestato, odiato, detestato, il film forse più controverso della blogosfera di questo duemilatredici arriva davvero ad un soffio dalla top three: l'opera di Korine, a metà tra la visionarietà del Malick buono e la voglia di osare del Van Sant di Drugstore cowboy è un ritratto delle generazioni che, una dopo l'altra, si succedono lottando inevitabilmente l'una contro l'altra, così come dei destini diversi che le diverse classi sociali riserveranno ai loro figli.
Un film assolutamente cult, che non mi stancherò mai e poi mai di difendere e del quale continuerò a ribadire la grandezza, a costo di schierarmi fianco a fianco con il Cannibale.

N°3: DJANGO UNCHAINED di QUENTIN TARANTINO


Tarantino è sempre Tarantino.
Non c'è verso, il ragazzaccio di Knoxville, forte del grandissimo lavoro fatto con Bastardi senza gloria, torna a mostrare tutto il suo citazionista, folle, ridondante fascino rileggendo da par suo il Western e la drammatica storia della schiavitù negli USA.
In un certo senso, Il colore viola in versione pulp.
Sangue, violenza, ironia, sequenze da antologia ed uno dei Di Caprio più grandi di tutta la carriera, sua e di numerosi altri attori.
Definitivo.

N°2: ZERO DARK THIRTY di KATHRYN BIGELOW


Kathryn Bigelow, la regista più cazzuta del panorama mondiale, confeziona la sua opera più complessa e matura, un saggio di tecnica, sangue freddo, capacità di narrazione e respiro ampio come se Robert Altman incontrasse Michael Mann.
Personaggi gestiti come pedine su una scacchiera, passaggi da bocca aperta - l'attentato all'abergo -, una protagonista memorabile ed un finale da fiato sospeso, quaranta minuti in apnea tra il verde incantesimo dei visori notturni e la pancia di una balena dell'aria rimasta vuota anche di fronte ad una "vittoria".

N°1: RE DELLA TERRA SELVAGGIA di BENH ZEITLIN


Ed eccolo, il trionfatore dei Ford Awards 2013.
Pur se di pochissimo su Zero Dark Thirty, Re della terra selvaggia guadagna il gradino più alto del podio grazie alla magia della sua piccola, incredibile protagonista, della poesia nascosta tra le pieghe della Realtà e nell'immaginario da favola che vede un mondo sull'orlo dell'inabissamento ritrovare se stesso - forse - nel coraggio di una bimba pronta ad affrontare le bestie più antiche del mondo.
Re della terra selvaggia è un incantesimo, ed il vecchio cowboy ci è caduto con tutti gli stivali.
Ed è stato davvero un meraviglioso precipitare. Neanche fossi una cometa tra le mani di Hushpuppy.


MrFord


I PREMI


Miglior regia: Kathryn Bigelow per Zero Dark Thirty

Miglior attore: Leonardo Di Caprio per Django Unchained

Miglior attrice: Jennifer Lawrence per Il lato positivo

Scena cult: Hushpuppy che fronteggia gli Aurochs, Re della terra selvaggia

Miglior colonna sonora: Searching for Sugar Man

Premio "leggenda fordiana": Sixto Rodriguez, Searching for Sugar Man

Oggetto di culto: il Cornetto, La fine del mondo

Premio metamorfosi: Hugh Jackman da Wolverine ad attore consumato, Prisoners

Premio "start the party": l'infarto del cinese, La grande bellezza

Premio "be there": i sogni estatici e dai colori saturi, Spring Breakers


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