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giovedì 21 luglio 2016

Thursday's child

La trama (con parole mie): prosegue l'estate, ed entrati finalmente in periodo di vacanza, anche i film in sala diminuiscono di numero regalando un pò di riposo al sottoscritto - in totale clima lebowskiano - ed al suo rivale Cannibal Kid, che invece di pensare al mare, all'alcool e alle donne continua ad immaginarsi una sorta di bambino cresciuto.
Speriamo che, prima o poi, possa affrontare la realtà. Nel frattempo, speriamo anche che i film in questione non ci deludano troppo.


"Piuttosto che essere sostenuto da Cannibale, cambio lavoro!"
Star Trek Beyond

"Quella che vedi è la forma di vita aliena che chiamiamo Cannibal Kid." "Ammazza, quanto è terrificante!"
Cannibal dice: Nerdata sci-fi senza speranze per tutti i Ford là fuori nello spazio. Io mi sono visto giusto il primo capitolo del reboot di J.J. Abrams, che non era nemmeno malaccio, però poi non ce l'ho fatta ad andare beyond.
James Ford, tu comunque mi fai schi-fi, mi fai! :)
Ford dice: ficata spaziale tamarra e rispettosa della grande tradizione seventies ed eighties che prosegue il reboot avviato dai due ottimi episodi firmati J. J. Abrams e che, già lo so, sarà detestata da tutti i radical come Cannibal. Ovviamente cercherò di vederlo il prima possibile, nella speranza che possa, chissà, inaugurare il ritorno, alla fine dell'estate, ad un eventuale White Russian di nuovo quotidiano.



Mr. Cobbler e la bottega magica

"Caro Cannibal, sono pronto a farti le scarpe!"
Cannibal dice: Lo spernacchiatissimo Adam Sandler a me sta simpatico e i suoi film, belli o spesso brutti che siano, me li sparo sempre volentieri. Questo non mi ispira troppo, però sempre meglio che vedere l'imminente film “Mr. Ford e la bottega che sta per chiudere”, la storia del suo ormai quasi pensionato saloon WhiteRussian.
Ford dice: Sandler mi sta simpatico, nonostante tutto, eppure la mia voglia di vedere questo film è la stessa che di dare ascolto ai consigli cinematografici del mio rivale, che ad ogni anno che passa si fanno sempre più assurdi.



Quel venerdì 30 dicembre

"Forse truccandoti riesco a farti diventare orribile quanto Katniss Kid!"
Cannibal dice: Che succede venerdì 30 dicembre?
Non mi interessa scoprirlo mai, e di sicuro non in pieno luglio.
Ford dice: il titolo perfetto per un'uscita in piena estate.
Ne riparliamo in inverno.



Top Cat e i gatti combinaguai

"Cannibal, tu sì che mi capisci!"
Cannibal dice: Il sequel, o forse il prequel di Top Cat.
E che catzo è Top Cat?

Ford dice: un film che mi dice ancora meno di quello del trenta dicembre. O di uno qualsiasi tra quelli osannati da Cannibal.


venerdì 27 novembre 2015

Hotel Transylvania 2

Regia: Genndy Tartakovsky
Origine: USA
Anno:
2015
Durata:
89'






La trama (con parole mie): sono passati sette anni da quando Mavis, figlia di Dracula, ed il viaggiatore Jonathan, completamente umano, si sono innamorati, prima di decidere di sposarsi ed avere un bambino, il piccolo Dennis, cresciuto da sempre in una realtà che vede mostri e uomini convivere più o meno pacificamente.
Quando, raggiunto il limite di età secondo il quale è possibile determinare se possa essere un vampiro oppure no, Dennis appare decisamente più simile al padre, il buon Conte decide di dare fondo a tutte le sue possibilità e con l'aiuto degli amici più intimi cercare di stimolare il passaggio tra le fila dei mostri del piccolo, approfittando di una gita della figlia con il genero in California, dove pensano di trasferirsi per agevolare l'esistenza "normale" di Dennis - nonostante lo stesso Jonathan non desideri altro che rimanere accanto al suocero ed in mezzo ai mostri -.
Ovviamente, tutto si complicherà più del previsto, e quando i nodi verranno al pettine, la Famiglia, umana e non, dovrà decidere da che parte stare.










Ricordo bene il periodo in cui rimasi piacevolmente sorpreso dal primo Hotel Transylvania: era l'estate del duemilatredici, stavo superando uno dei periodi peggiori - lavorativamente parlando - della mia vita ed iniziavo a godere della paternità e di uno dei periodi di vacanza migliori che possa ricordare, con il Fordino ancora piccolo ed uno stacco come fossi ancora a scuola.
Le aspettative rispetto al lavoro ti Tartakovsky erano davvero basse, ed il risultato finì per sorprendermi in positivo, nonostante si fosse di fronte senza dubbio al classico blockbuster d'animazione per famiglie: al secondo giro di giostra dedicato alla famiglia di Vlad, alle prese con l'arrivo del suo primo nipotino, in un certo senso si è ripetuta la stessa storia senza che, fortunatamente, alle spalle vi fossero tormenti di alcun genere.
Hotel Transylvania 2, di fatto, riprende pari pari il discorso iniziato con il primo titolo di quello che, a giudicare dagli incassi in tutto il mondo, diventerà un franchise, presentando una formula già rodata che risulta godibile e divertente per grandi e piccoli, non si limita - fortunatamente - alle gag presentate dal trailer e pecca soltanto rispetto al fatto di non inventare nulla di nuovo ed essere, di fatto, una versione meno sorprendente - sempre in positivo - del predecessore.
Certo, non stiamo parlando di Studio Ghibli o della Pixar, quanto di un giocattolone che allinea momenti divertenti uno dopo l'altro e tocca un nervo scoperto per il pubblico per il quale è pensato: la Famiglia. Considerato che, di norma, prodotti di questo tipo finiscono per essere la tipica scelta del sabato o domenica pomeriggio con bimbi al seguito e cena fuori dopo la visione l'idea di sviluppare il concetto di focolare domestico mescolando il mondo umano e quello dei mostri funziona anche come specchio di una società fortunatamente sempre più multietnica, ripescando nell'immaginario dei più vecchi di noi che, da bambini, avevano adorato cose come Carletto il principe dei mostri.
In questo senso i siparietti forniti da Frankenstein, la Mummia, l'Uomo lupo, l'Uomo invisibile - fantastico nel fingere di avere una fidanzata, ovviamente invisibile anch'ella - e lo stesso Vlad, che nel ruolo di nonno speranzoso di vedere il proprio primo nipote rivelarsi come lui un vampiro regala chicche a profusione e rende bene la figura dell'adulto di un'altra epoca che si confronta con l'era "smart" dei bambini di oggi.
A questa galleria molto azzeccata di personaggi si aggiungono il valore del piccolo Dennis - che mi ha riportato alla mente Gli incredibili, in quanto a caratterizzazione - e di Mavis, figlia di Vlad già protagonista del primo film, che nel doppio ruolo di madre e figlia rende il doppio, un ritmo sostenuto da road movie ed un minutaggio che, ancora una volta, è assolutamente approvato dal sottoscritto.
Unica, vera pecca l'adattamento italiano, culminato con la resa pessima fornita dal doppiaggio del padre di Vlad affidato ad un impastatissimo ed inascoltabile Paolo Villaggio.
Come già scritto, non aspettatevi di trovarvi di fronte la sorpresa del mese: parliamo, senza ombra di dubbio, di un film costruito ad uso e consumo dei guadagni al botteghino ed assolutamente ed inequivocabilmente indirizzato ad uno specifico target di pubblico, eppure nel suo assolutamente dignitoso e certo più studiato di cose come Minions: insomma, per dirla come si direbbe dalle mie parti, "Piuttosto che niente, meglio piuttosto".





MrFord





"My beloved monster and me
we go everywhere together
wearing a raincoat that has four sleeves
gets us through all kinds of weather."
Eels - "My beloved monster" - 





mercoledì 23 settembre 2015

Pixels

Regia: Chris Columbus
Origine: USA, Cina, Canada
Anno: 2015
Durata: 106'





La trama (con parole mie): Brenner, Eddie e Ludlow sono tre bambini prodigio dei videogames protagonisti del primo campionato mondiale dedicato agli stessi svoltosi nell'estate dell'ottantadue. Più di trent'anni dopo, l'inseparabile amico di Brenner, finito nel frattempo a fare l'installatore di sistemi audio video, Cooper, divenuto Presidente degli Stati Uniti, è costretto a fronteggiare una crisi senza precedenti: una razza aliena, infatti, venuta a contatto con la videocassetta del campionato di cui furono protagonisti gli allora ragazzini, lanciata ai tempi nello spazio dalla NASA e ritenuta una dichiarazione di guerra, sfida la Terra ad una vera e propria lotta ispirata ai titoli più importanti che le sale giochi offrivano agli utenti, da Pac-Man a Donkey Kong.
Messi all'angolo dagli invasori, Cooper e gli alti papaveri dell'esercito dovranno tornare a rivolgersi a quegli ex bambini prodigio finiti tra i losers della società: riusciranno dunque i nerd a sconfiggere gli agguerritissimi alieni?








Gli anni ottanta, senza alcuna ombra di dubbio, devono avere lo spirito dei maratoneti, nonostante un'apparenza da centometristi da una botta e via: di fatto, hanno vissuto alla grande il loro momento, come una partenza a razzo, prima di scomparire - apparentemente - inghiottiti dal buco nero della Grande Depressione dei novanta, riguadagnandosi poi, passo dopo passo, un posto in primo piano con il Nuovo Millennio.
Per chi, come il sottoscritto, di fatto si è formato in quel decennio - o ci è cresciuto -, ora che i nostri novanta e zero sono alle spalle e ci ritroviamo in prossimità o appena oltre la quarantina, spesso e volentieri con figli al seguito, finiamo per guardare a quel periodo con la nostalgia che si prova rispetto all'infanzia, simile a quella che ci prende gli ultimi giorni delle vacanze estive, togliendoci almeno un pò il respiro: Pixels, in un certo senso e seppur ben lontano dalla perfezione, incarna benissimo quella sensazione, lo spirito e la meraviglia che in quella che può tranquillamente essere definita un'altra vita ci contraddistinse nel corso degli eighties.
Personalmente ricordo bene la sensazione magica dell'ingresso in una sala giochi in tempi in cui nessuno o quasi aveva un computer a casa e non esisteva internet, gli smartphone con i loro giochini virali non abitavano i vagoni delle metropolitane e per i bambini l'unico modo per assaporare l'ebbrezza delle partite con i videogiochi era quello: ricordo il Commodore 64 con le cassette che impiegavano ore a caricarsi, l'Amiga, i primi Sega Master System e dunque Mega Drive, i giochi da Donkey Kong a Tetris, passando per titoli dei quali ho impresse in mente le immagini ma non i nomi, le prime partite con mio fratello accanto che doveva mettersi in piedi su una sedia chiesta in prestito ai gestori della sala giochi a quella volta ad Ascea, dove i gettoni costavano un quinto rispetto a Milano o alla Romagna, e dunque sessioni a Rampage da fantascienza rispetto a quelle cui ero abituato, o il gioco del calcio al bar in montagna, dove una volta presa la mano si cercava di vincere il Mondiale con qualsiasi squadra.
Pixels mi ha riportato alla mente con un eccezionale effetto amarcord queste sensazioni, che unite ad un'idea - quella di proporre un'invasione aliena originata da una videocassetta tratta da un torneo di videogames dell'ottantadue - decisamente originale ed a suo modo geniale ha reso la visione piacevole e simpatica, come quando si incontra un vecchio amico e si scopre che le cose ancora funzionano, e si finisce a ridere come pazzi in nome dei vecchi tempi e forse anche dei nuovi.
Certo, non tutto funziona, di fatto ci si trova di fronte al tipico giocattolone che si spera sempre possa sfondare al botteghino - e non è stato questo il caso - dal finale buonista e telefonato, il cast è tutto pesantemente sopra le righe, eppure la resa è piacevole, a suo modo genuina e senza pretese, pronta a fare breccia nei sentimenti e nei ricordi di chi ha potuto giocare Pac-Man o il già citato Donkey Kong almeno una volta dal vivo, ai tempi dei tempi.
Spassoso anche l'inserimento di icone anni ottanta sfruttate come mezzo di comunicazione con i terrestri da parte degli alieni - mitici Hall&Oates -, giustamente sfruttato il vecchio adagio dell'outsider che, a scapito delle difficoltà, finisce per dimostrarsi più efficace degli apparentemente invincibili - molto bella, e tendenzialmente vera, la battuta sul bacio: chi non ha mai dovuto farsi un pò di culo per rimorchiare difficilmente vi darà grandi soddisfazioni tra le lenzuola - e divertente trovarsi davanti ad uno schermo cercando di individuare e riconoscere vecchi eroi da sala giochi che credevamo sepolti nei meandri più oscuri della memoria.
Un'operazione nostalgia, dunque, che senza dubbio il pubblico più stagionato apprezzerà in misura maggiore rispetto a quello supergiovane, che pur non brillando per tecnica o resa complessiva rafforza la posizione di idolo degli anni ottanta di Chris Columbus e, a conti fatti, finisce per risultare come una sorta di fratellino minore - e non di poco - dell'ottimo The Lego Movie.
Se, dunque, almeno una volta vi è capitato di dover prendere fiato pensando a quelle apparentemente interminabili partite in sala giochi, ai sapori, agli odori, alle sensazioni di quell'epoca, lasciate da parte le velleità da Grande Cinema e godetevi questo divertissement per quello che è: un omaggio ad un periodo cui non saremo mai abbastanza grati.




MrFord




"With a thrill in my head and a pill on my tongue
dissolve the nerves that have just begun
listening to Marvin (All night long)
this is the sound of my soul
this is the sound."
Spandau Ballet - "True" - 





giovedì 3 luglio 2014

Thursday's child


La trama (con parole mie): nel pieno di questo break da Mondiale, torna la rubrica più appassionante della blogosfera dedicata alle uscite in sala, decisamente meno appassionanti degli scontri tra il sottoscritto e Cannibal Kid.
La triste consuetudine che ci accompagna da mesi, infatti, porta l'ennesima settimana di depressione cinefila, ed uscite che si potrebbero recuperare giusto per qualche serata di stanca pesante.


Una foto recente di Peppa Kid nella sua cameretta, dopo una maratona di film fordiani.
 
Insieme per forza


Cannibal dice: Un titolo che riassume bene il rapporto tra me e Ford. Insieme per forza. E insieme purtroppo, aggiungerei.
Quanto al film, sarà di sicuro una goiata… ehm una boiata, ma una nuova collaborazione tra Adam Sandler e Drew Barrymore, benché questo sembri un remake americano di Natale in Sudafrica, non me la posso comunque perdere.
Ford dice: purtroppo per tutti noi non si tratta della pellicola che racconta la genesi della collaborazione tra il sottoscritto e Peppa Kid, ma un’inutile stronzata wannabe blockbuster della quale farò volentieri a meno.

"O mio dio, non dirmi che hai deciso di pagare una spesa alcoolica a Ford! Andremo in bancarotta!"
Le origini del male


Cannibal dice: Le origini del male da adesso non potete cercarle soltanto sul blog WhiteRussian, ma anche al cinema, con questo nuovo horror che cercherà di risollevare le sorti di un genere ultimamente sempre più in crisi, proprio come il mio blogger rivale. Ce la farà?
Lo scoprirete presto con la recensione cannibale. E con cannibale intendo mia, non di Suárez.
Ford dice: l'horror se la sta passando peggio dell'Italia in mano a Paletta e Thiago Motta, tanto per rendere l'idea.
Questo Le origini del male, che vorrebbe mescolare le atmosfere anni settanta al mockumentary mi sa tanto di stronzata numero due della settimana. Non che, in questo periodo, ci si possa aspettare nulla di meglio.

Katniss Kid con il pupazzo regalatole da Ford.

Babysitting


Cannibal dice: Commedia francese in stile mockumentary che sembra una versione transalpina di Project X – Una festa che spacca. Sarà una porcatona di sicuro, ma chi sono io per tirarmi indietro davanti a una porcatona?
Ford dice: purtroppo per tutti noi non si tratta della pellicola che racconta una giornata di Ford intento a badare al Cucciolo Eroico, bensì di una seconda - forse anche terza - schifezza trascurabile pronta ad invadere le sale questo weekend.

Una foto recente di Peppa Kid prima della maratona di film fordiani.

The Best Man Holiday



Cannibal dice: Commedia natalizia che da noi esce in piena estate. Una idea di marketing tanto geniale manco la mente deviata di Mr. Ford sarebbe riuscita a partorirla.
Ford dice: i distributori italiani ne sanno una più del demonio. E anche del riporto di Paletta, l'unico al mondo a fare paura a quello di Nicholas Cage.

Hai preso quel vestito dall'armadio di Cannibal Kid!? E' davvero terribile! Cannibal Kid, non il vestito!"

Rio 2096 – Una storia d’amore e furia


Cannibal dice: Dopo la pessima figura mondiale, per quest’anno noi italiani dal Brasile siamo banditi. Cinema compreso. Ne riparliamo eventualmente il prossimo anno.
Ford dice: direi che, piuttosto che concedermi questa visione, continuerò a dilettarmi nel resoconto del Mondiale, che ha preso felicemente possesso del Saloon nel corso dell'ultimo mese, e lascerò l'incombenza al mio rivale, che tanto con lo sport c'entra quanto il vecchio Ford con la guida.

Rio come apparirà dopo l'uscita dal Mondiale del Brasile.

Surrounded


Cannibal dice: Thriller-horror made in Italy, ma con chiare ambizioni internazionali.
Ho già paura!
Meglio, molto meglio seguire la Notte Horror appena iniziata nel mondo dei blog…
Ford dice: purtroppo i tempi di Notte Horror - per fortuna riportati in auge da noi sciagurati della blogosfera cinefila - sono alle spalle, e temo che questo Surrounded non sarà materia in grado di non farne sentire la mancanza.
A meno che non decidiate di passare una nottata in compagnia dei due rivali più scombinati della rete.

"Quelli sono Ford e Cannibal!? Sono assolutamente terrificanti!"

venerdì 17 febbraio 2012

Last friday night

La trama (con parole mie): dopo la catastrofe della scorsa settimana, io ed il mio scomodo antagonista Cannibale torniamo alla carica per affrontare un weekend piuttosto curioso, in quanto privo di pellicole italiane e caratterizzato da almeno un paio di titoli che potrebbero anche regalare qualche soddisfazione.
Certo, ci sono anche le schifezze. Ma quelle non mancano mai.
Sarebbe come chiedere al mio rivale di ridimensionare il suo ego: un miracolo irrealizzabile.


"Forza, Cucciolo Eroico! Andiamo alla carica insieme!"

Paradiso amaro di Alexander Payne


Il consiglio di Ford: un amaro? Ben volentieri!
La mia scelta della settimana senza ombra di dubbio.
Dal regista di Sideways e da un Clooney in cerca di rivincita dopo l'esclusione del suo ottimo Le idi di marzo dai candidati alle statuette più importanti non può che venire fuori una di quelle commedie tinte di dramma in stile indipendente che mi piacciono tanto, un pò road movies e un pò film di formazione.
Sarà un pò come immaginarmi in viaggio per capire le ragioni che muovono Cannibale mentre lui giace in un letto sbattendo una sola palpebra ed io me ne sto in spiaggia tra surf e mojito. Ahahahahahahah! Honululu, arrivo!
Il consiglio di Cannibal: guardatelo, non ne resterete amareggiati
Ho già visto The Descendants, arrivato in Italia con il fantasioso titolo di Paradiso amaro, e lo consiglio.
Tra Golden Globe, nomination agli Oscar e premi vari credo sia stato sopravvalutato un attimino: si tratta infatti di una visione piacevole, ma a livello cinematografico non è poi niente di così memorabile. Comunque si tratta di un bel film, drammatico eppure divertente, dolce e anche amaro. Proprio come quel finto duro di Mr. Ford buahahahah!
Recensione prossimamente...

"Oh, cazzo! Ti avevo detto che non dovevamo caricare il Cannibale, anche se ti faceva pena!"
War Horse di Steven Spielberg

Il consiglio di Ford: il cavallo sarà pure goloso, ma il film molto meno
Questo è uno dei tre candidati come miglior film di quest'anno che ancora non ho visto, ma già dal trailer posso dire che pare proprio una delle cose peggiori mai partorite dalla mente di Spielberg, che continua nel suo trend di alternare cose assolutamente interessanti ad altre clamorosamente inguardabili.
Sinceramente, le mie aspettative sono bassissime, più o meno le stesse di vedere Cannibale proporre ogni tanto dei buoni film nelle sue liste da Blog Wars! Ahahahahah!
Il consiglio di Cannibal: NON andate a vederlo!
La mia recensione arriverà nei prossimi giorni, nel frattempo non posso che consigliare di galoppare al largo da questo film.
Se nella tua futura rece oserai parlarne bene, Ford, giuro che vengo a bruciarti il sito. E pure la stalla coi cavalli da guerra in cui abiti!
Recensione prossimamente…

"Sono proprio felice: ho trovato l'erede del Piccolo Cucciolo Eroico!"
In Time di Andrew Niccol

Il consiglio di Ford: time out!?
Niccol è un altro di quei registi assolutamente imprevedibili ed incostanti in grado di stupire o scatenare le bottigliate più selvagge.
Personalmente non so che pensare di questo film: certo non sarà il primo della mia lista, ma può anche essere che, prima o poi, mi decida a vederlo.
E se alla fine si rivelerà una sòla, tanto meglio: le bottigliate sono sempre pronte a scattare.
Il consiglio di Cannibal: time is never time at all
Filmetto fantascientifico che ho già avuto modo di vedere. Nonostante parta da uno spunto interessante e la regia sia firmata da Andrew Niccol, un tempo grande regista di Gattaca, la storia si risolve in una pellicola poco eccezionale, ma comunque un gradino sopra rispetto a robe assurde con Will Smith. Rispetto a War Horse poi, questo è un autentico capolavoro. Si lascia guardare, insomma, però non aspettatevi un cult.
Curiosa l’idea di partenza del film: una volta arrivate a 25 anni, le persone smettono di invecchiare.
A Ford è invece successa tutt’altra cosa: arrivato a 25 anni, ha cominciato a invecchiare d’un colpo e a pensare come un 80enne. Dalla sua storia dovrebbero girarne un film: Il curioso caso di Ford Button.
Recensione prossimamente… (di In Time, non di Ford Button!)

"Diamocela a gambe! Non vorrei che Cannibale si imbucasse come al solito ad una delle nostre feste!"
 ... E ora parliamo di Kevin di Lynne Ramsay

Il consiglio di Ford: e ora parliamo d'altro.
Altro titolo assolutamente enigmatico rispetto a quello che potrebbe essere il suo destino in casa Ford: sorpresa inaspettata o schifezza galattica?
I rischi ci sono, ma, forse, anche le potenzialità.
Almeno non si rischia, come la scorsa settimana, di avere la certezza di andare a sciropparsi schifezze senza speranza.
Il consiglio di Cannibal: …e ora parliamo di un film interessante (forse)
Pellicola che ha avuto buone critiche e qualche nomination assortita in giro, soprattutto per l’interpretazione di Tilda Swinton, una che non mi piace particolarmente però è brava. Magari non da correre a vederlo, ma di certo da tenere in considerazione.
…E ora parliamo di Ford. Ma anche no dai, che mi sto già deprimendo abbastanza a parlare di Sanremo…

"Parliamo di Cannibal?" "No, mi viene la depressione solo a pensarci."
Jack and Jill di Dennis Dugan

Il consiglio di Ford: meglio Ford&Cannibal.
Commediola assolutamente evitabile con un Adam Sandler in versione bollito cui rinuncio senza alcun patema, consigliandovi, al contrario, le sempre frizzanti sfide tra me e quel Piccolo Cucciolo Eroico del Cannibale che, se non altro, sprizzano energia che film come questo ha già perso con i titoli di testa.
E forse anche con il trailer.
Il consiglio di Cannibal: meglio Jack&Coca
Adam Sandler mi sta simpatico. Non mi strappo la pelle dall’emozione se lo vedo, però mi fa moderatamente ridere. I suoi film invece spesso sono ben poca cosa e negli ultimi tempi stanno peggiorando sempre più. Questo Jack and Jill negli Usa è finito in parecchie classifiche dei peggiori film del 2011, quindi non credo si rivelerà un capolavorone.
La domanda però è: riuscirà ad essere peggiore persino di Mr. Ford? Io non credo!
E peggio di War Horse? Questo è davvero impossibile…

"Come sto?"  "Lasciatelo dire: stai messo peggio del Cannibale!"
ATM - Trappola mortale di David Brooks

Il consiglio di Ford: più che trappola, film mortale!
In una settimana insolitamente priva di schifezze made in Italy, ci pensano gli Usa a fornire l'ultimo della lista, con l'ennesimo pseudo horror che punta a stimolare l'atavico terrore dell'uomo nero pronto a spiarti mentre digiti il pin del tuo bancomat.
Cannibale, tu che sei ossessionato dall'essere intercettato, visto, incontrato e chi più ne ha più ne metta, non è che sei lo sceneggiatore!?!? Ahahahahahah!
Il consiglio di Cannibal: attenti al Ford!
Ford, più che altro sono spaventato da te. E dai mostri come te buahaahh!
Vedendo il trailer, che sembra la puntata di Dawson’s Creek con Joey Potter fermata da un criminale in un Bancomat, credo di non avere nemmeno tutti i torti: diffidate sempre dai Ford maniaci di turno!
Al filmetto invece una mezza possibilità la darei...

Con la crisi di questi tempi, non si sa mai dove si può andare a finire...

venerdì 23 settembre 2011

Funny people

Regia: Judd Apatow
Origine: Usa
Anno: 2009
Durata: 146'







La trama (con parole mie): George Simmons è un comico all'apice del successo, protagonista di film demenziali dagli incassi record ed idolo delle folle. Soffre anche di una rarissima forma di leucemia che lo rende un malato terminale all'ultima spiaggia, costretto a tentare la via delle medicine sperimentali.
Ira Wright è un giovane comico in erba che divide l'appartamento con i due aspiranti attori Leo e Mark, lavora in una rosticceria e si accontenta di qualche serata di cabaret per pochi spiccioli se va bene.
Quando, proprio in una di queste occasioni, i due si incontrano, George comincia a mostrare interesse per Ira, che di colpo si ritrova assistente ed unico confessore della star, che pare quasi prepararlo a raccogliere il testimone: ma proprio quando le speranze paiono affievolirsi, la malattia regredisce, e George, da uomo alla fine del suo spettacolo pronto ad aprirsi ai sentimenti torna ad essere lo squalo di sempre. O quasi.


Che Apatow ci sapesse fare è stato chiaro, dalle parti di casa Ford, fin dalla mitica prima visione di Suxbad - muchas gracias, Dembo! -: il buon Judd, che non è un regista o uno sceneggiatore da strapparsi i capelli, è riuscito, nel tempo, non solo a reinventare in una certa forma la commedia in pieno stile anni ottanta mixando alla perfezione volgarità e sentimenti, ma ha contribuito a creare un vero e proprio genere, uno stile, una scuderia di attori ormai indissolubilmente legati al suo nome e all'approccio ad un tempo scanzonato e malinconico dei suoi lavori.
Funny people danzava da un pò di tempo nella cartella dei film in attesa di visione ma, complice una durata insolita per il genere e pellicole più recenti passate avanti nella lista delle visioni spinte dalla curiosità, non aveva avuto troppa fortuna nello sgomitare per uno dei posti più al sole: eppure, posso senza indugi affermare che si tratti di uno dei lavori senz'altro più maturi del regista/sceneggiatore/produttore, che diverte e si diverte senza rinunciare ad un certa dose di coraggio - temi come la malattia ed il rapporto con la famiglia, un protagonista per nulla positivo, o almeno non del tutto, e non ultima la suddetta durata potevano minare la fiducia del suo pubblico di affezionatissimi cazzoni pronti a godersi l'ennesima sequela di risate senza troppi pensieri - e costruendo quella che, a tutti gli effetti, può essere considerata la sua pellicola più "classica".
Il rapporto tra Ira e George, fatto di vicinanza e sopportazione, amicizia e colpi bassi, è descritto quanto più umanamente possibile, ed appare realistico in quasi tutta la sua evoluzione, legandosi a doppio filo al tema della "fratellanza" tanto caro ad Apatow e al suo entourage: la visione di Ira del mondo dorato della star, inoltre, risulta credibile ed assolutamente empatica con il pubblico "normale", di pancia quanto basta per compensare qualche sbaglio e tremendamente sincera nel rispetto dei punti di vista che assumono le persone comuni rispetto a chi è stato investito dal successo - a prescindere dal talento o dalle vicissitudini personali -.
Questione di invidia? Sicuramente in parte.
Di capacità di gestire i sentimenti? Senza dubbio.
Di soldi? Non c'è neppure da chiederlo.
Eppure, a fronte di roba grossa come la malattia o l'amore, la famiglia o la responsabilità, il divario sociale ed economico scompare, e ci ricorda di quanto, in realtà, si sia tutti clamorosamente simili, con i nostri piccoli e grandi egoismi, le colpe, i difetti, la voglia di riscatto e redenzione che finisce nel momento stesso in cui le cose si mettono bene, ma anche la presenza, lo stare ad aspettare che una persona si addormenti, il fatto di essere sempre al proprio posto, anche quando si vorrebbe prendere a bottigliate chi abbiamo di fronte, anche e soprattutto perchè gli vogliamo bene.
Dunque forse le star resteranno le star, i George continueranno a scopare ragazze soltanto perchè le stesse possano raccontare alle amiche di averlo fatto e gli Ira resteranno gli Ira, dietro il bancone di una rosticceria sempre in attesa di una grande occasione che non arriverà, almeno non nella forma che si aspetterebbero: eppure, di fronte alle questioni importanti della vita - e ridere lo è di certo -, ci si ritroverà sempre uno di fronte all'altro, inesorabilmente sullo stesso piano di Uomini.
Apatow, questo, pare saperlo bene, ed applicarlo altrettanto al suo modo di fare Cinema, e Adam Sandler - ottimo, curiosamente -, Seth Rogen - che continuo a preferire nella versione grassoccia di Zack&Miri - ed Eric Bana - esilarante il suo ruolo di marito australiano pronto a sfoderare i muscoli per difendere il suo rapporto di coppia - traducono al meglio questa sorta di stato di coscienza.
Per essere una semplice commedia da cazzoni, direi che non è niente affatto male.

MrFord

"Funny the way it is 
if you think about it
somebody’s going hungry and someone else is eating out
funny the way it is
not right or wrong
somebody’s heart is broken and it becomes your favorite song."
Dave Matthews Band - "Funny the way it is" -

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