Visualizzazione post con etichetta Steve Martin. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Steve Martin. Mostra tutti i post

mercoledì 22 marzo 2017

Billy Lynn - Un giorno da eroe (Ang Lee, UK/USA/Cina, 2016, 113')


Risultati immagini per billy lynn locandina




E' curioso quanto la guerra, uno degli atti più terribili che l'Uomo possa concepire eppure, tristemente, anche uno dei più reiterati della Storia, continui a venire sfruttata per manipolare le masse, coprire gli interessi di uno Stato - o più di uno -, alimentare ideali più o meno logici, ispirare canzoni, film, romanzi che si battano a favore o contro la stessa, e ad un tempo provochi l'inevitabile allontanamento dalla società che la genera di coloro che si sono trovati a combatterla, fosse "per un ideale, per una truffa o un amore finito male", come cantava De Andrè.
Da E Johnny prese il fucile, M.A.S.H., Full Metal Jacket a Rambo, Apocalypse Now ed American Sniper, solo per citarne alcuni, il reduce o il soldato spesso e volentieri ha finito per diventare l'outsider di una storia che era la sua, una vicenda di miserie umane senza dubbio più che di eroismi e grandi sogni: perchè un soldato non è un eroe, una figura da stigmatizzare o mitizzare.
E' un uomo che ha scelto -  o è stato portato a scegliere - una strada difficile e terribile, che spesso non ha nulla di meglio in cui credere o sperare, e che ritrova se stesso e la propria condizione di equilibrio - se così si può definire - solo accanto a quella che diviene la sua famiglia, ovvero chi al suo fianco condivide la follia, il rischio, il dolore e l'adrenalina della guerra.
Ang Lee, regista premiatissimo che nel corso della sua carriera ha portato sullo schermo film agli antitesi tra loro, torna in sordina - credo che questo sia stato uno dei suoi lavori meno pubblicizzati in assoluto, almeno qui in Italia, ed un flop devastante negli States, forse lontani ad una logica "contro" come questa - per raccontare con un rigore ed un'asciuttezza che in precedenza avevo visto soltanto nel Cinema di Eastwood un'altra storia in grado di far ripensare all'assurdità non solo - o non tanto, putroppo - della guerra, ma anche e soprattutto di quella che è la percezione della stessa all'esterno, in un mondo lontano da quello che i soldati provano sulla pelle, e che finisce per demonizzarli o idealizzarli senza pensare che loro, come la maggior parte di noi che viviamo in contesti sociali "evoluti", siano solo strumenti, come se non bastasse sacrificabili.
Ang Lee che, da non americano, mostra a partire da un romanzo nato per criticare determinati approcci, contesti e strascichi con grande umanità sia il lato in una certa misura "romantico" della guerra - il rapporto tra il protagonista ed il suo mentore al fronte, quel "è inutile cercare di scappare dai proiettili, perchè quello che ti toccherà è già stato sparato il giorno della tua nascita", il cameratismo con i commilitoni - sia quello tristemente reale, dalla strumentalizzazione dei singoli gesti o atti "eroici" - agghiaccianti i confronti con il magnate interpretato da Steve Martin, o tutta la sequenza del concerto durante l'intervallo della partita di football, dai fuochi d'artificio pronti a sconvolgere i soldati abituati a ben altre esplosioni al ballerino che, sul palco, durante l'esibizione pronuncia quel "vaffanculo" che, più che di lotta per la pace, sa di insulto all'intelligenza -, agli egoismi sentimentali - il rapporto di Billy con la sorella, che lotta più per se stessa che non per lui affinchè richieda il congedo, a quello con la cheerleader conosciuta durante l'evento, che trova spazio nel faccia a faccia prima dell'epilogo per uno dei confronti più terribili che possano essere stati pensati per una storia d'amore, o potenziale tale, in un film -.
Così come per The Hurt Locker o Jarhead, ancora una volta si torna a parlare di quanto incida un atto terribile come la guerra sul corpo, la mente e la socialità di chi l'ha combattuta o la combatte: in un certo senso, viene quasi da pensare che per gente come Billy, che a casa, nella cittadina del Texas dove è cresciuto, era solo un cazzone casinista che al fronte è maturato e cresciuto, fugga a combattere mettendo in gioco la propria vita perchè decisa ad allontanarsi da situazioni che potrebbero rivelarsi decisamente più terribili, perchè legate ad una perdita di libertà che fa impallidire quella che viene usata come scusa per essere mandati al macello.
Dalla guerra, vivi o morti, difficilmente si torna.
E forse c'è chi parte per combatterla perchè sa bene che le probabilità di sopravvivere a quella che lo aspetta a casa sarebbero ancora più scarse.




MrFord






martedì 25 settembre 2012

Roxanne

Regia: Fred Schepisi
Origine: USA
Anno: 1987
Durata: 107'




La trama (con parole mie): in una piccola cittadina di montagna in cui l'emergenza più grande pare essere quella dei gatti sugli alberi, il capo dei pompieri locali C.D.Bales, un uomo brillante, colto, dalla battuta pronta, temibile nel corpo a corpo ma con un naso di dimensioni spropositate, si innamora dell'astronoma Roxanne, giunta in loco per trascorrere l'estate studiando quella che potrebbe rivelarsi una cometa.
Quando viene arruolato il giovane ed aitante Chris come addestratore degli uomini di Bales, la ragazza si scopre attratta da quest'ultimo, che bloccato dalla timidezza e da una piuttosto evidente mancanza di profondità chiederà a C.D. di intercedere per lui grazie a lettere e convincenti serenate di parole.
Quando Roxanne, però, scoprirà la vera natura di Chris e l'inganno orchestrato da Bales, i due si troveranno faccia a faccia per un chiarimento che potrebbe cambiare la vita di entrambi.




Spesso e volentieri capita, in casa Ford, che sia io a proporre a Julez film che lei non ha visto, altrettanto spesso e volentieri suscitando ira funesta o più facilmente sonno profondo.
Molto più raramente, invece, accade il contrario, con il recupero di titoli ancora assenti dalla lista delle visioni del sottoscritto: Roxanne è stato uno di questi casi.
Modellato sul Cirano de Bergerac di Rostand e diretto dal Fred Schepisi di Sei gradi di separazione - che, al contrario, è passato sui miei schermi almeno in un paio di occasioni e che la signora Ford non ha ancora visto -, Roxanne è una commedia leggera poggiata quasi interamente sulle spalle di uno scatenato Steve Martin, che oltre a custodire un segreto che gli permette di essere pressochè identico da trent'anni a questa parte si rivela come un insolito e buon Cirano, guidato da ingegno e prontezza verso il cuore dell'amata, interpretata in questo caso da un'altra beniamina di casa Ford, Daryl Hannah.
La cosa più interessante ed anche il limite più evidente di questo classico del Cinema "da coppia" è data dalla volontà di infondere al personaggio di C.D./Cirano un'energia decisamente più comica che tragica, al contrario di quanto fece Rappeneau nella sua rappresentazione dell'opera originale portata in scena magistralmente da un Depardieu indimenticabile pochi anni dopo: in questo senso, la mano del protagonista - anche produttore - si fa sentire, e come per la versione "tengo core italiano" tende a perdere nel passaggio tra lingua originale e adattamento, che non permette di avere il polso di tutte le battute ed i giochi di parole messi in scena dall'eroe dal lungo naso.
Sequenze come quella del pub - con uno Steve Martin davvero in stato di grazia -, comunque, riescono a rompere lo schermo e risultare irresistibili anche in italiano, evidenziando quello che è il vero, incredibile e più magico talento del personaggio: l'oratoria.
Lo stesso messo al servizio del giovane Chris, timido e stupido pretendente di Roxanne cui C.D. apre le porte della camera dal letto della donna grazie ad una serie di passaggi in bilico tra romanticismo e gioco, che fanno seguito alla divertentissima stesura della prima lettera d'amore del giovane pompiere, con il progressivo modellare degli stati d'animo di quest'ultimo da parte del suo capo - un'ottima lezione sulla traduzione degli istinti primari tutti maschili in modo che possano essere compresi da una donna e sfruttati per conquistarla -.
Peccato che la natura in qualche modo dualistica del film non permetta a nessuno dei suoi caratteri di liberare completamente il proprio potenziale, quasi la sceneggiatura fosse indecisa sulla strada da prendere - commedia leggera o film romantico in tutto e per tutto? -, limitando di conseguenza anche le scelte registiche di Schepisi, certamente non ardite o interessanti come quelle del già citato Sei gradi di separazione.
Il risultato è comunque piacevole e leggero, si lascia guardare con quel misto di malinconia per i tempi andati - un film come questo, ora, non sarebbe davvero più possibile realizzarlo - e l'interesse per l'approccio colto alla materia dell'amore, regala alcuni passaggi effettivamente divertentissimi e, andando a spulciare nella memoria, permette di scoprire anche i volti di numerosi caratteristi che ognuno di noi avrà visto almeno un centinaio di volte tra una pellicola e l'altra di quel periodo - c'è spazio anche per un giovane Damon Wayans, che molti di noi conoscono per i suoi ruoli nella serie Tutto in famiglia e soprattutto L'ultimo boy scout -.
Una proposta di quelle che mettono d'accordo un pò tutti, perfetta per le serate di coppia che periodicamente giungono in soccorso della metà in rosa normalmente allucinata dalle scelte di noi dall'altra parte della barricata e per i momenti da famiglia, di quelli con il camino accesso e il cenone in tavola o una grigliata in giardino e poi tutti in piscina.
Ovviamente in senso positivo.
E nonostante si trovi sempre chi nega certi piaceri, tutti noi continueremo ad essere sensibili - chi più, chi meno - al romanticismo.
Anche quando lo stesso nasconde più semplicemente un desiderio inespresso.


MrFord


"Ma dentro di me sento che il grande amore esiste,
amo senza peccato, amo, ma sono triste
perchè Rossana è bella, siamo così diversi,
a parlarle non riesco: le parlerò coi versi, le parlerò coi versi!"
Francesco Guccini - "Cirano" -


sabato 4 agosto 2012

The big year - Un anno da leoni

Regia: David Frankel
Origine: Usa
Anno: 2011
Durata: 100'




La trama (con parole mie): ogni anno gli appassionati di birdwatching degli States si concentrano su quella che è la loro più importante sfida e competizione, la Grande Annata.
Basandosi sulla fiducia e sulla parola senza una documentazione obbligatoria gli osservatori, viaggiando da una parte all'altra degli Usa, collezionano avvistamenti delle più disparate specie di pennuti segnalandole agli organi ufficiali in modo che possa essere così redatta una classifica finale.
Il vincitore della gara sarà l'osservatore con il numero più elevato di avvistamenti contati.
Kenny Bostick, ossessionato e decisamente borioso detentore del record - con più di settecento specie in lista -, decide di ritentare l'impresa compiuta qualche anno prima ovviamente senza dichiarare il suo interesse nella competizione.
Stu Preissler, capitano d'industria fresco di pensione, si imbarca nella Grande Annata ed in quello che, di fatto, è il sogno della sua vita da tanto, troppo tempo, cercando di lasciarsi alle spalle il lavoro.
Brad Harris, che del birdwatching ha fatto una passione nonostante il lavoro full time ed un rapporto non semplice con il padre, investirà risparmi ed energie cercando di battere il record apparentemente inarrivabile di Bostick.
Al termine della competizione tutti e tre avranno guadagnato o perso qualcosa.





Da tempo, ormai, si combatte contro i mulini a vento di una distribuzione italiana completamente scriteriata nell'assegnare titoli in grado di fuorviare il pubblico minando la credibilità di film che potrebbero, al contrario, risultare interessanti: Un anno da leoni è soltanto l'ultima di una lunga serie di vittime che, a causa dei suddetti adattamenti, hanno rischiato di passare completamente inosservate in casa Ford, un pò come capitò con Se mi lasci ti cancello, Quando l'amore brucia l'anima o Strafumati - per citare solo alcuni esempi a dir poco eclatanti -.
Fortunatamente per il sottoscritto, la consueta rubrica sulle uscite settimanali che condivido con quello scellerato del mio antagonista Cannibale ha portato alla visione del trailer di The big year, con conseguente curiosità rispetto a ciò che un regista avrebbe potuto tirare fuori da quello che è notoriamente uno degli argomenti più noiosi del mondo per i non appassionati: il birdwatching.
E qui, dopo l'agghiacciante titolo italiano, c'è stata la seconda sorpresa: perchè nonostante la presenza di Jack Black, Steve Martin e Owen Wilson e l'aria da commedia leggera, il lavoro di David Frankel - che firmò Il diavolo veste Prada ed il sottovalutato e da me decisamente gradito Io e Marley - ha più lo spirito della malinconia agrodolce tipico del Sundance, e gioca le sue carte migliori raccontando, di fatto, la storia di tre passioni - e tre solitudini - profondamente diverse tra loro ma che hanno nel birdwatching lo stesso canale di sfogo.
Interessante, in questo senso, il piglio di regista e sceneggiatori rispetto ai protagonisti, descritti con grande equilibrio e mostrati nei loro lati migliori e peggiori con un'affezione insolita, quasi più simile a quella di un romanzo che non al classico lungometraggio senza impegno che si pensa di incontrare nove volte su dieci in sala in questo periodo dell'anno.
Ma oltre alla cura sentimentale dei protagonisti, Frankel e i suoi confezionano un'opera decisamente più che discreta anche rispetto alle ambientazioni - varie e ben fotografate, ottime le sequenze in Alaska - senza mai risultare spocchiosi - del resto, le premesse potevano esserci senza neppure troppa fatica - o tremendamente noiosi - il birdwatching, almeno sulla carta, non pare essere qualcosa in grado di tenere inchiodati alla poltrona per la tensione, per intenderci -: al contrario, invece, The big year riesce a mostrare il lato passionale e decisamente "adrenalinico" di questo curioso passatempo mostrandone anche l'aspetto più antico ed "onorato" - clamoroso, in un'epoca segnata da illeciti sportivi di tutti i generi, che possa esistere una competizione basata tutta sulla parola data, senza obbligo di prove certe degli avvistamenti -, fungendo al contempo da terreno di crescita per i suoi tre curiosi paladini.
Così, mentre Bostick conserverà l'enigmatico approccio in bilico tra l'egoista approfittatore e borioso e l'appasionato all'ultimo stadio disposto a sacrificare tutto - ma proprio tutto - per raggiungere la meta, Preissler sarà in grado di riscoprire la gioia di una vita che gli ha dato ogni cosa - fortuna negli affari, ricchezza, una famiglia numerosa - ma solo in cambio del sacrificio di ogni briciolo del tempo da dedicare ai propri reali interessi, mentre Harris vivrà un nuovo e decisivo confronto con il padre - perfetto il momento nella foresta che vede per la prima volta il genitore prendere coscienza della passione e del talento del figlio - riscoprendosi vincente nonostante premesse assolutamente opposte - trentasei anni, divorziato, tornato sotto il tetto di mamma e papà, legato ad un lavoro che non sarà mai quello della vita -.
Tre realtà differenti per tre crescite differenti eppure ugualmente intense e funzionali, pronte a giocarsi le preferenze del pubblico e la vittoria finale con la consapevolezza di chi, in cuor suo, già sa che potrebbe esserci qualcosa di molto, molto più grande in palio, che non il titolo di miglior birdwatcher degli Usa.
Una quasi fiaba sentimentale ed intelligente, un film onesto e semplice di quelli che si torna sempre volentieri a vedere, un pò come fossero dei vecchi amici, forse troppo lineare per i palati più fini dei circoli radical chic eppure assolutamente efficace e ben più profondo di quanto non si sarebbe portati a credere.
Un film per sognatori, di quelli che da bambini sperano, in cuor loro, di trovare un bel paio d'ali grazie alle quali prendere il volo e sentirsi liberi.
Ma anche per tornare a casa e riscoprire il piacere di essere se stessi.


MrFord


"Like a bird on the wire,
like a drunk in a midnight choir
I have tried in my way to be free.
Like a worm on a hook,
like a knight from some old fashioned book
I have saved all my ribbons for thee."
Leonard Cohen - "Bird on a wire" -



 

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...