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lunedì 16 marzo 2020

White Russian's Bulletin



In diretta dalla quarantena - anche se il lodigiano non è più l'epicentro della pandemia in Italia -, il Saloon continua a lottare contro una condizione che non gli è propria - quella della forzata condizione casalinga - sfruttando il momento per accelerare i tempi dei Sabati Sera Cinema dei Fordini ormai moltiplicati e recuperare visioni e letture neanche si fosse tornati indietro di qualche anno, quando da casalingo - per scelta - mi godevo un altro tipo di libertà.
Ad ogni modo, tra piccolo e "grande" schermo, titoli vecchi e nuovi, gli spunti, per fortuna, non mancano.


MrFord



HOTEL ARTEMIS (Drew Pearce, UK/USA, 2018, 94')

Hotel Artemis Poster


Giunto in casa Ford in una di quelle serate da divano senza pretese che nelle normali condizioni di routine lavorativa avrebbe significato una dormita galattica, Hotel Artemis è stato, principalmente, un intrattenimento derivativo senza troppe pretese che non potrà mai competere con la magia degli action anni ottanta e prima parte dei novanta ma che, quantomeno, finisce per risultare meno indigesto di alcuni dei prodotti troppo seriosi figli degli anni zero. 
Molto sfortunato al botteghino - probabilmente la produzione sperava nell'inizio di un franchise -, pronto a pescare a piene mani dall'immaginario di titoli simili dal buon successo - John Wick in primis - Hotel Artemis è giusto un diversivo buono per gli appassionati del genere e per chiunque non abbia troppe pretese, arricchito da un cast comunque interessante considerata la tipologia di prodotto e quantomeno non noioso da vedere.
Un giocattolino.




SEMPRE AMICI (Neil Burger, USA, 2017, 126')

Sempre amici Poster


Ai tempi della sua uscita, avevo adorato Quasi amici. Uno di quei film che, per quanto a loro modo un pò ruffiani, fanno sempre bene ed è sempre un gran piacere guardare.
Avevo completamente ignorato l'esistenza di questo remake made in USA fin troppo a ridosso della pellicola transalpina fino a quando, considerato il massiccio sfruttamento di Prime dell'ultimo periodo, non è capitato anche da queste parti: a prescindere dal fatto che, senza dubbio, avendo visto l'originale ed essendo da questo punto di vista "fresco" dell'esperienza, l'operazione, il cast e la gestione non mi sono apparsi neppure troppo malvagi, anzi. Sotto molti aspetti funzionano.
La pecca più grande resta quella di non aggiungere nulla rispetto ad un titolo divenuto un instant cult che, forse, necessitava di qualche anno in più prima di essere non solo considerato per un remake, ma tendenzialmente rifatto con variazioni minime.
Una visione ci può stare, ma forse varrebbe quasi più la pena nel caso in cui Quasi amici, incredibilmente, mancasse ancora alla lista delle vostre visioni.




SANGUE E LIMONATA (Joe Lansdale, USA, 2017)

Risultato immagini per sangue e limonata

Joe Lansdale è uno dei fordiani più ad honorem che esistano, un pò come i suoi due protagonisti principi, Hap e Leonard. Scoperti ormai una buona decina di anni fa e recuperati in tutta la loro serie di romanzi, i due improvvisati detectives sono ancora oggi una delle fonti di divertimento letterario più importanti per questo vecchio cowboy, anche se l'accelerazione della produzione dello scrittore texano dedicata loro - conseguenza, probabilmente, della serie televisiva - non ha certo giovato alla freschezza e alla qualità della proposta: passato, infatti, Honky Tonk Samurai, il buon Joe pare essersi messo comodo, e dopo aver sfornato nuove avventure dei due ragazzacci texani ad una velocità mai avuta prima è uscito con un "romanzo a mosaico" che racconta alcuni episodi del loro passato, dall'infanzia all'adolescenza. 
Molto piacevole per i fan di vecchia data, forse troppo "morbido" per chi dovesse approcciarsi al loro mondo ora. Spero solo che con l'ultima fatica, Elefante a sorpresa, prossimo della lista, le cose possano tornare un pò come ai vecchi tempi.




INDIANA JONES E IL TEMPIO MALEDETTO (S. Spielberg, USA, 1984, 118')

Indiana Jones e il tempio maledetto Poster

Le "serate Cinema" dei Fordini proseguono con la riscoperta di uno dei più grandi miti degli anni ottanta e non solo, quell'Indiana Jones che fece la fortuna di Harrison Ford e consegnò al pubblico uno degli eroi più noti ed apprezzati anche al di fuori della cerchia degli appassionati di settima arte.
Spinti dalla curiosità per il ribattezzato "stregone pazzo", i Fordini hanno approcciato questa seconda avventura del vecchio Indy - paradossalmente a livello qualitativo inferiore alla precedente - con un entusiasmo maggiore, lo stesso che ai tempi avevo avuto io.
Del resto, Il tempio maledetto è un vero e proprio circo di inseguimenti, trappole, situazioni ben oltre la fantascienza che resero il franchise dell'archeologo più famoso del grande schermo un vero e proprio cult del genere e non solo, tra cuori estirpati a mani nude e cene a base di serpenti e cervelli di scimmia. 
Il ritmo è serratissimo, il divertimento assicurato, e il Tempo pare non pesare troppo. Almeno a giudicare dalla partecipazione dei Fordini, che non immaginano neppure lontanamente com'era l'epoca in cui il loro vecchio si entusiasmava per le gesta di Indy impegnato contro lo "stregone pazzo".




INDIANA JONES E L'ULTIMA CROCIATA (S. Spielberg, USA, 1989, 127')

Indiana Jones e l'ultima crociata Poster


L'ultima tappa - per ora Il teschio di cristallo resta in stand by - del percorso dei Fordini nel mondo di Indiana Jones è stata L'ultima crociata, probabilmente il titolo più amato e divertente della saga, grazie anche al fondamentale contributo di uno degli Sean Connery più in forma di sempre.
Nonostante il tracollo della Fordina - che aveva insistito a tutti i costi per vederlo, ma era visibilmente provata dalla giornata - la cosa più bella è stata la partecipazione del Fordino, che non solo ha dichiarato di sentirsi a suo agio immedesimandosi con la figura di Jones Senior, ma ha chiesto delucidazioni sui nazisti, il graal, l'esistenza oppure no di alcuni riferimenti.
A prescindere dalle valutazioni e dalla critica cinematografica vera e propria, queste sono le cose che rendono il passaggio di testimone un vero piacere, e lasciano il gusto unico dell'esperienza e dell'emozione trasportate a chi viene dopo di noi.
Un pò come i Jones, anche se, effettivamente, a conti fatti, io e il Fordino la viviamo un pò alla rovescia.




HUNTERS - STAGIONE 1 (Prime Video, USA, 2020)

Hunters Poster


Alle spalle Narcos, che aveva riportato un entusiasmo da piccolo schermo nel sottoscritto che quest'anno ho potuto vivere prima solo grazie a The Witcher, in casa Ford si è cercato, in questo periodo di quarantena, un titolo che potesse venire buono per i momenti "da aperitivo" in cui i Fordini si dilettano con il loro film o cartone animato. 
Hunters, produzione Prime di grande impatto dal sapore tarantiniano, ha colmato abbastanza bene il vuoto, portando in scena dramma, pulp e ironia con il giusto tocco, forse un pò prevedibile ma ben orchestrato e gestito: l'epopea del giovane Jonah, che si ritrova dall'essere outsider di quartiere a pedina fondamentale nella caccia ai nazisti ospitati segretamente dal governo USA è coinvolgente e ricca di situazioni e personaggi interessanti, a tratti commovente e a tratti furba.
Sarà interessante, considerate le evoluzioni della trama, come verrà deciso di gestire la seconda stagione, se preferendo una svolta completamente fuori dai binari della Storia o una gestione più realistica: a prescindere dalla scelta, gli ingredienti per tirare fuori qualcosa di valido ci sono in una direzione o nell'altra.




SCRUBS - STAGIONE 8 (ABC, USA, 2009)

Scrubs: Medici ai primi ferri Poster

La cavalcata di Scrubs, serie amatissima dai Fordini e compagnia per pranzi e cene degli ultimi mesi, giunge ormai quasi al termine con quella che è stata la sua vera stagione conclusiva - bellissimo il finale, assurdo pensare di prolungare con un altro anno, ma se ne parlerà quando scriverò della nove - salutando un cast che è riuscito a fare il verso e ad un tempo fare amare il cosiddetto "medical drama" da un punto di vista più leggero - ma non sempre - e confidenziale, sfornando idoli assoluti come Cox e Kelso ed una galleria di personaggi nei quali chiunque ha la possibilità di trovare un favorito, o quantomeno qualcuno in cui immedesimarsi.
L'inventiva ovviamente non è più quella delle prime stagioni, ma il crescendo che conduce al commiato porta questa ottava stagione ad essere una delle meglio riuscite della produzione, carica dello spirito che, probabilmente, aveva spinto Bill Lawrence a crearla.


venerdì 5 giugno 2015

Dead Snow 2 - Red VS Dead

Regia: Tommy Wirkola
Origine: Norvegia
Anno:
2014
Durata: 100'





La trama (con parole mie): Martin, reduce dal peggior weekend della sua vita, nel corso del quale ha visto i suoi amici morire uno dopo l'altro per mano di un manipolo di zombies nazisti capitanati dal perfido Herzog, è stato costretto ad amputarsi un braccio con una sega elettrica ed ha erroneamente ucciso la sua fidanzata con un colpo d'ascia, si ritrova in fuga a bordo di una macchina nel tentativo di lasciarsi alle spalle proprio la malefica orda.
Quando, a seguito di un incidente, si ritrova in ospedale il giorno successivo, e scopre con orrore di aver subito il trapianto del braccio dello stesso Herzog in sostituzione del suo, capisce che i guai sono appena cominciati: l'ex battaglione delle SS, infatti, è intenzionato a portare a termine la missione che interruppe nel corso della Seconda Guerra Mondiale marciando sulla più vicina cittadina per compiere un massacro, e toccherà proprio al giovane, considerato il responsabile dell'eccidio dei suoi compagni di viaggio, non solo fermare la folle corsa di Herzog e soci, ma anche trovare alleati validi per poterlo fare.
E chi meglio di un manipolo di zombies sovietici e di una squadra di nerd specializzati in materia giunta dagli States?








Dovrò ricordarmi, alla prossima bevuta - perchè ormai i nostri incontri sono intervallati anche da bellissime parentesi da padri al parco -, di offrirne uno in più al mio fratellino Dembo, responsabile della scoperta che sono stati Dead Snow e questo Dead Snow 2 qui al Saloon.
Considerati questi ultimi anni poveri di soddisfazioni particolarmente goduriose per uno storico amante dell'horror in tutte le sue forme come il sottoscritto, i due lavori di Tommy Wirkola sono stati una vera e propria manna dal cielo in grado di rinverdire i fasti del primo Peter Jackson e dei due clamorosi cult firmati Raimi, La casa e La casa 2, che lanciarono quest'ultimo nell'Olimpo non solo del genere per gli appassionati della settima arte.
Il merito di Wirkola, infatti, è assolutamente associabile a quello che fu di Raimi stesso, passato dalle atmosfere slasher del primo capitolo del suo franchise più noto a quelle quasi scanzonate - pur ammettendo litri e litri di sangue - del secondo, senza dimenticare la lezione di pietre miliari dello splatter come Bad Taste: sequenze come quella che vedono protagonisti Martin ed il ragazzino pronto a rivelare al main charachter dell'esistenza di una Zombie Squad negli USA sono senza dubbio alcuno da antologia del genere, in grado di strappare risate che vanno ben oltre lo humour nero e rivelano una grande intelligenza critica, senza contare la componente prettamente action di un prodotto realizzato con lo stesso piglio artigianale del suo predecessore ma impreziosito da effetti sicuramente meglio riusciti - e finanziati -, che uniti all'evoluzione della storia, dei suoi protagonisti e del piacevole - per una volta - citazionismo sfrenato rendono Dead Snow 2 un piccolo cult all'altezza dell'originale, ed alimentano nei fan di questo neonato franchise il desiderio di veder tornare Herzog ed i suoi uomini per un terzo e conclusivo capitolo, per quanto possa suonare sacrilego, in questo senso, agganciarsi allo splendido finale orchestrato sulle note di Total eclipse of the heart con tanto di richiamo al Titanic di James Cameron, geniale chiusura assolutamente romantica per uno dei titoli più politicamente scorretti, sguaiati e divertenti che non solo il Cinema d'orrore ha prodotto nel corso delle ultime stagioni.
Senza dubbio, e nonostante i meriti e l'inequivocabile valore, Dead Snow 2 resta comunque un prodotto per cultori, una scheggia impazzita di nicchia per nulla radical - anzi, oserei dire perfino il contrario - perfetto esempio della grande intelligenza ed ironia che porta i paesi nordici ad essere anni luce avanti rispetto alla Terra dei cachi e non solo: in questo senso risultano spassosi sia i due schieramenti di zombies sia i nerdissimi ed all'apparenza usciti da un episodio di troppo di The Big Bang Theory membri della Zombie Squad, utili per mostrare anche il punto di vista americano rispetto alla realtà europea - ed il riferimento alle armi è soltanto la punta dell'iceberg -.
Nel corso di questo duemilaquindici, alle spalle una "carriera" ormai quasi trentennale di cinefilo, mi sono reso conto di quanto importante stia diventando per il sottoscritto il fatto che un film possa essere raccontato, vissuto e proposto "di pancia" pur non rinunciando ad un certo stile, ad un'idea, alla tecnica - grossolana o raffinata che sia -: nel momento in cui la passione conquista prima la pellicola e dunque lo schermo quando mi ci ritrovo di fronte, la geografia del suo valore muta, ed accresce non solo una valutazione in termini di voto, ma anche la percezione di quello che la pellicola in questione è in grado di fare.
Questo è il Cinema che cerco: quello senza mediazioni o mezze misure, che si concede senza troppi giri di parole, godendosi l'attimo evitando di tirarsela come una figa di legno alla quale piace farla annusare senza mai aprire le gambe.
Wirkola, che nel suo grande assalto alla distribuzione su larga scala ha fallito miseramente - il terribile Hansel&Gretel già citato ieri - con i due Dead Snow è riuscito nella non facile impresa di rinverdire i fasti di un Cinema profondamente gore che pareva morto e sepolto, neanche fosse uno degli zombies che tornano alla vita grazie al tocco di Martin.




MrFord




"(Turn around)
every now and then I get a little bit terrified
and then I see the look in your eyes
(turn Around, bright eyes)
every now and then I fall apart
(turn Around, bright eyes)
every now and then
I fall apart."
Bonnie Tyler - "Total eclipse of the heart" - 




giovedì 4 giugno 2015

Dead Snow

Regia: Tommy Wirkola
Origine: Norvegia
Anno: 2009
Durata: 90'





La trama (con parole mie): un gruppo di studenti di medicina pronti a sfruttare le vacanze di Pasqua per una gita sulla neve nella baita di proprietà della famiglia di una delle tre ragazze presenti si gode la natura incontaminata e l'idea di qualche giorno passato in compagnia degli amici, con birra e sesso a fare da cornice allo stacco dalla routine.
La visita di un misterioso abitante del luogo accampato poco lontano dall'abitazione, però, unito al ritardo della padrona di casa nel raggiungere i componenti del gruppo, alimenta la tensione di trovarsi in un luogo che si dice sia maledetto, finendo per turbare anche i più tranquilli della compagnia: quando, la prima notte, gli incubi diverranno realtà, ai giovani non resterà che battersi con ogni mezzo possibile per scampare ad un massacro orchestrato da uno squadrone di ex membri delle SS ormai zombies da decenni.








Quando, ormai parecchio tempo fa, il mio fratellino Dembo passò dalle parti di casa Ford dando inizio al consueto scambio di titoli da un hard disk all'altro, consigliandomi una bella visione a neuroni quasi spenti di Dead Snow, ammetto che rimasi piuttosto dubbioso: dopotutto, si trattava del regista dell'obbrobrio Hansel&Gretel, Tommy Wirkola, mio coetaneo norvegese giunto proprio grazie ad un prodotto come questo alle grandi produzioni destinate alla distribuzione su larga scala.
Dunque, le gesta di questi spietati zombies nazisti hanno finito per rimanere a prendere polvere proprio come gli zombies stessi, sepolte da centinaia di titoli pronti a passare avanti nella lista delle visioni senza troppi patimenti: come si direbbe se fossimo in Arma letale, madornale errore.
Questo perchè, per quanto trash e scombinato, chiaramente derivativo - anzi, in parte proprio per il modo assolutamente onesto di omaggiare veri e propri cult di genere come La casa - e risibile dal punto di vista dello script, Dead Snow è divenuto un vero e proprio instant cult al Saloon, una spiritosa dichiarazione d'amore allo slasher anni ottanta che, probabilmente, fa parte dell'immaginario di spettatore di Wirkola almeno quanto di quello del sottoscritto: tutto questo senza contare una buona fotografia ed un utilizzo quasi tarantiniano della violenza, culminato con la battaglia tra i due superstiti del gruppo e lo squadrone nella pianura innevata, impreziosito da chicche come la falce e il martello incrociate per spaventare i nazi-zombi prima di tagliuzzarli come si deve sotto i colpi di una motosega, in pieno stile Leatherface o Ash - e torniamo al già citato supercult totale firmato Sam Raimi -.
Neppure nelle mie più sfrenate speranze di trovarmi di fronte qualcosa di quantomeno decente, dunque, mi sarei aspettato di imbattermi in una sorpresa tanto positiva, quasi come se il ridicolo di Sharknado incontrasse i cult dell'horror che, di fatto, hanno accompagnato la mia infanzia di spettatore e colorato le estati passate con mio fratello a recuperare quanto e più il genere offrisse: averlo, poi, ripescato quasi in contemporanea con il periodo portato sullo schermo - psicosi che ho sempre avuto, rispetto ai film da vedere o rivedere -, quello delle vacanze pasquali, ha reso l'esperienza ancor più positiva, considerato che il punto di partenza era un film il più breve e meno impegnativo possibile giusto per non passare una serata tra Gin Tonic e PES sacrificando la settima arte.
Ovviamente, ora che il primo è stato archiviato con successo, l'hype per il secondo è salito alle stelle - cosa che potrebbe rischiare di comprometterne la resa finale -, e la curiosità di un nuovo scontro tra gli zombies di Herzog - anche questa una citazione? - e la minaccia "rossa" assume proporzioni che da una proposta di nicchia come questa non mi trovavo a considerare davvero da molto tempo: non mi sentirei, comunque, di consigliare Dead Snow a qualsiasi potenziale spettatore, perchè sarebbe come propinare ad un vegetariano un filetto equino al sangue, ma senza dubbio mi sono trovato di fronte ad una delle operazioni "grindhouse" più interessanti che siano passate da queste parti di recente, un b-movie senza pretese ma dalle ottime soluzioni visive e di effetti - malgrado la sua anima profondamente artigianale - che ironizza su una delle più grandi tragedie del ventesimo secolo - la diffusione del nazismo e la crudeltà che ne conseguì - senza per questo svilirsi seguendo finali strappalacrime o sviluppi da classico prodotto che vede il bello e bravo protagonista sgominare i mostri uno per uno.
E considerata l'escalation che regalano Herzog ed il suo piccolo esercito, direi che è giusto così.
Se non altro, perchè altrimenti non avremmo avuto la possibilità di vederli di nuovo in azione.



MrFord



"Come to decide that the things that I tried were in my life just to get high on.
when I sit alone, come get a little known
but I need more than myself this time.
step from the road to the sea to the sky, and I do believe that we rely on
when I lay it on, come get to play it on
all my life to sacrifice."
Red Hot Chili Peppers - "Snow (hey oh)" -




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