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domenica 30 dicembre 2018

Ford Awards 2018 - I film (N°20-11)


L'ultima parte delle classifiche e dei Ford Awards è ovviamente quella dedicata ai migliori film dell'anno, quest'anno ridotta a causa di un numero limitato di visioni rispetto al solito, ad una qualità media decisamente più bassa e alla consacrazione delle piattaforme come Netflix, che fino all'ultimo mi hanno fatto meditare rispetto all'idea di considerare un'unica classifica dedicata ai film al posto di quelle separate tra distribuiti in sala e non. 
Alla fine sono rimasto fedele alla tradizione - anche perchè nel duemilaventi, per i dieci anni del Saloon, ho in mente qualcosa rispetto ai vincitori delle singole categorie -, e dunque ecco la prima delle due decine dedicate alle pellicole uscite in sala che hanno maggiormente colpito questo vecchio cowboy.


N°20: SEVEN SISTERS

Seven Sisters Poster

Spernacchiato spesso e volentieri, per me un ottimo intrattenimento, apre la classifica il lavoro di Tommy Wirkola, che già avevo apprezzato in passato, dal sapore vagamente blackmirroriano legato ad identità ed affermazione di se stessi: imperfetto, sicuramente non sarebbe entrato in una classifica di questo tipo qualche anno fa, o quantomeno sarebbe stato più in basso, ma i tempi cambiano e questo è quanto mi ha portato il duemiladiciotto. Che nel caso di Lunedì e delle sue sorelle, non è stato poi così male.


N°19: RED ZONE - 22 MIGLIA DI FUOCO

Red Zone - 22 miglia di fuoco Poster

Peter Berg è un altro fordiano ad honorem che, da americano a stelle e strisce tamarro al cento per cento, si affida spesso a prodotti che sono quanto di più lontano esista dal radicalchicchismo. Red Zone ne è il perfetto esempio: azione serrata, sparatorie, morti come se piovesse, patriottismo ed una serie di sequenze d'azione pazzesche - un plauso al mitico Iko Uwais, già protagonista di The Raid - che unite ad un paio di twist ben sviluppati hanno portato ad una delle sorprese più inaspettate della seconda parte dell'anno.


N°18: ANNIENTAMENTO

Annientamento Poster

Un cast pazzesco tutto al femminile, il regista dell'ottimo Ex Machina, tematiche profonde ed importanti: Annientamento poteva essere un supercult e invece è solo un buon film pronto a toccare corde intime presenti in ognuno di noi, ma avercene di "solo un buon film" come questo.
Esteticamente molto interessante, splendida la metafora che muove l'intera pellicola, ha forse il limite di essere troppo teoria e poca pratica, eppure mi è servito per riflettere su un periodo che mi ha visto a confronto con la malattia di mio padre.


N°17: L'ORA PIU' BUIA

L'ora più buia Poster

Ho sempre apprezzato i biopic storici ben realizzati, e la figura di Winston Churchill è per me una delle più sfaccettate ed interessanti del Novecento: grazie ad un'interpretazione pazzesca di Gary Oldman e ad una narrazione avvincente ho riscoperto il piacere di godermi i film di stampo classico, hollywoodiani e "da Oscar" da un lato ma sempre in grado di catturare dal primo all'ultimo fotogramma dall'altro. 


N°16: GLI INCREDIBILI 2

Gli Incredibili 2 Poster

Quattordici anni fa avevo amato Gli Incredibili, visto in un periodo della mia vita in cui non avrei mai immaginato, un giorno, di amarne anche il seguito visto con la mia Famiglia accanto, Fordini esaltati compresi: Brad Bird, mantenendo lo standard qualitativo come di consueto altissimo della Pixar, attualizza alcuni temi - il ruolo di Elastigirl -, si affida alle gag di Jack Jack - irresistibile - e consolida quella che era stata l'ossatura del primo film. La trama resta forse prevedibile, ma il risultato è senza dubbio una certezza.


N°15: AVENGERS - INFINITY WAR

Avengers: Infinity War Poster

I supereroi al Cinema avranno anche cominciato a stancare, ma il Cinematic Universe targato Marvel continua a presentare spettacoli d'intrattenimento di livello altissimo: a riscattarsi dal passo falso di Age of Ultron, gli Avengers tornano con il cupissimo Infinity War, che traghetta il pubblico in quello che dovrebbe essere il terzo blocco di uscite legate al progetto di questo universo e lo fa nel modo più drammatico possibile, portando in campo, tra l'altro, l'intero gruppo di personaggi protagonisti delle pellicole Marvel degli ultimi anni, dai Guardiani della galassia a Thor e Capitan America. 


N°14: DEADPOOL 2

Deadpool 2 Poster

Altro film, altro "supereroe". Certo, Deadpool non è un supereroe come gli altri.
Anzi, non lo è affatto. Ed è proprio questo il bello.
Si è perso l'effetto novità del primo capitolo, ma anche questo numero due è fracassone, sboccato, sfacciato, divertente e chi più ne ha, più ne metta. Senza contare il debutto "mortale" di X-Force.


N°13: LADY BIRD

Lady Bird Poster

Il titolo più indie e se vogliamo radical di questa prima decina porta la firma di Greta Gerwig ed è rappresentato dal volto di Saoirse Ronan, e come gli altri che l'hanno preceduto è tutto fuorchè un film perfetto. Eppure, nella sua imperfezione, rappresenta benissimo proprio l'imperfezione dell'adolescenza, uno dei periodi più assurdi, scombinati e caotici, nel bene o nel male, che ognuno di noi vive prima di diventare adulto. O quantomeno di provarci. 
La Lady Bird della Gerwig di sicuro ci prova.


N°12: BOHEMIAN RHAPSODY

Bohemian Rhapsody Poster

E se questo è l'anno delle imperfezioni, Bohemian Rhapsody rende benissimo l'idea: un film "pilotato", giocato in tutto e per tutto sulla grande prestazione di Rami Malek nel ruolo di Freddy Mercury e sulle canzoni dei Queen, retorico per certi versi e troppo pop per altri, eppure profondamente trascinante ed emozionante, che mi ha ricordato il periodo delle medie, quando vissi non solo la morte del frontman del gruppo inglese, ma anche una delle mie prime, vere passioni rock.
Ed il concerto al Live Aid, replicato praticamente alla perfezione, è da brividi.


N°11: FABRIZIO DE ANDRE' - PRINCIPE LIBERO

Fabrizio De André: Principe libero Poster

Potrebbe valere per questo film - che fino all'ultimo ho avuto dubbi rispetto a dove inserire, se tra i non distribuiti o qui - lo stesso discorso fatto per Bohemian Rhapsody: pilotato, imperfetto, incapace di mostrare al cento per cento le sfaccettature di un mito della Musica italiana e non solo come Fabrizio De Andrè, eppure in grado di trasmettere almeno in parte le emozioni che solo le sue canzoni sanno trasmettere, oltre ad evidenziare aspetti meno noti ma molto interessanti della vita del cantautore genovese - l'amicizia con Paolo Villaggio in particolare -.



giovedì 4 gennaio 2018

Seven Sisters (Tommy Wirkola, UK/Francia/Belgio, 2017, 123')




Lo sci-fi distopico, prima ancora di quello cosmico diviso tra astronavi e viaggi interstellari, è da sempre il mio favorito quando si parla di questo genere: da Blade Runner a Predestination, passando per Arancia meccanica, quando il Futuro appare più vicino del Presente nonchè specchio dei problemi dello stesso, è sempre interessante riflettere su quello che siamo e quale direzione potrebbe prendere - se non l'ha già fatto - il mondo.
Tommy Wirkola, autore che avrà sempre un giro gratis al Saloon grazie ai due spassosissimi Dead Snow ma anche un paio di bottigliate nella nuca per quella schifezza atomica di Hansel e Gretel, supportato da Netflix e da una Noomi Rapace nella sua personale versione di Orphan Black, regala una delle chicche più interessanti di questo periodo a cavallo tra la fine e l'inizio dell'anno, assolutamente non perfetto soprattutto nel corso dell'evoluzione della trama ma interessante, avvincente e ben ritmato, un giocattolone più profondo di quanto non si pensi di quelli che, giunti al termine della visione, si finisce per ringraziare quantomeno per aver ricordato quanto sia bello perdersi in una pellicola senza pensare al prima o al dopo, neanche ci si ritrovasse proiettati al suo interno.
What happened to Monday - adattato non si sa per quale assurdo motivo come Seven Sisters - è un viaggio non solo in un futuro spaventoso almeno quanto quello mostrato in cose come The Handmaid's Tale, ma anche nelle speranze di sette donne costrette a vivere una accanto all'altra e una come l'altra per oltre trent'anni, impossibilitate ad essere loro stesse se non all'interno di una casa che sarebbe quasi più facile identificare come prigione fino a quando il destino di una di loro non catapulta le altre al centro di una vera e propria lotta per la sopravvivenza che ha il sapore dell'inizio di una rivoluzione: Wirkola, che sotto sotto è un tamarro all'ennesima potenza, mescola con sapienza parti assolutamente action ad altre più intimiste - che, fatta eccezione per le rivelazioni nel finale, va detto, a mio parere funzionano solo parzialmente - e per quanto non destinato a lasciare davvero il segno nella Storia della Settima Arte, consegna al pubblico un gran bel prodotto d'intrattenimento, che non ha pretese ma guadagna punti, non si presenta come fosse un wannabe cult ma finisce, a modo suo, quasi per diventarlo.
Certo, la caratterizzazione delle sette sorelle è piuttosto tagliata con l'accetta e la Rapace non è un fenomeno, eppure tutto funziona e nel finale assistiamo ad un paio di twist decisamente interessanti, pronti ad offrire, oltre all'intrattenimento, spunti di riflessioni non indifferenti rispetto a quanto siamo o saremmo disposti a fare nel momento in cui si scontrano Amore e Famiglia, o ancora peggio, combaciano.
Il risultato è una sorta di versione tamarra di cose come Minority Report, tirata quanto basta per far vincere anche la stanchezza e godere dell'evoluzione della storia, che dalla sua ha il merito di aver tenuto inchiodata al divano anche Julez che non è particolarmente amante del genere ed ancor meno dell'attrice protagonista qui presente: merito senza dubbio di Wirkola, che vorrei vedere più spesso e con la possibilità di osare, senza essere imbrigliato da regole commerciali o trappole come il già citato Hansel e Gretel - del quale pare sia in lavorazione, purtroppo, un secondo capitolo -.
Per un titolo che doveva essere semplicemente una visione da decompressione da Feste e che ha finito per mancare la Top 30 dei Ford Awards praticamente solo per una questione di tempistiche, direi che è un risultato più che dignitoso.
Se consideriamo, poi, che gran parte dello stesso è merito di un(a) Lunedì, direi che il valore potrebbe addirittura raddoppiarsi.



MrFord



 

venerdì 5 giugno 2015

Dead Snow 2 - Red VS Dead

Regia: Tommy Wirkola
Origine: Norvegia
Anno:
2014
Durata: 100'





La trama (con parole mie): Martin, reduce dal peggior weekend della sua vita, nel corso del quale ha visto i suoi amici morire uno dopo l'altro per mano di un manipolo di zombies nazisti capitanati dal perfido Herzog, è stato costretto ad amputarsi un braccio con una sega elettrica ed ha erroneamente ucciso la sua fidanzata con un colpo d'ascia, si ritrova in fuga a bordo di una macchina nel tentativo di lasciarsi alle spalle proprio la malefica orda.
Quando, a seguito di un incidente, si ritrova in ospedale il giorno successivo, e scopre con orrore di aver subito il trapianto del braccio dello stesso Herzog in sostituzione del suo, capisce che i guai sono appena cominciati: l'ex battaglione delle SS, infatti, è intenzionato a portare a termine la missione che interruppe nel corso della Seconda Guerra Mondiale marciando sulla più vicina cittadina per compiere un massacro, e toccherà proprio al giovane, considerato il responsabile dell'eccidio dei suoi compagni di viaggio, non solo fermare la folle corsa di Herzog e soci, ma anche trovare alleati validi per poterlo fare.
E chi meglio di un manipolo di zombies sovietici e di una squadra di nerd specializzati in materia giunta dagli States?








Dovrò ricordarmi, alla prossima bevuta - perchè ormai i nostri incontri sono intervallati anche da bellissime parentesi da padri al parco -, di offrirne uno in più al mio fratellino Dembo, responsabile della scoperta che sono stati Dead Snow e questo Dead Snow 2 qui al Saloon.
Considerati questi ultimi anni poveri di soddisfazioni particolarmente goduriose per uno storico amante dell'horror in tutte le sue forme come il sottoscritto, i due lavori di Tommy Wirkola sono stati una vera e propria manna dal cielo in grado di rinverdire i fasti del primo Peter Jackson e dei due clamorosi cult firmati Raimi, La casa e La casa 2, che lanciarono quest'ultimo nell'Olimpo non solo del genere per gli appassionati della settima arte.
Il merito di Wirkola, infatti, è assolutamente associabile a quello che fu di Raimi stesso, passato dalle atmosfere slasher del primo capitolo del suo franchise più noto a quelle quasi scanzonate - pur ammettendo litri e litri di sangue - del secondo, senza dimenticare la lezione di pietre miliari dello splatter come Bad Taste: sequenze come quella che vedono protagonisti Martin ed il ragazzino pronto a rivelare al main charachter dell'esistenza di una Zombie Squad negli USA sono senza dubbio alcuno da antologia del genere, in grado di strappare risate che vanno ben oltre lo humour nero e rivelano una grande intelligenza critica, senza contare la componente prettamente action di un prodotto realizzato con lo stesso piglio artigianale del suo predecessore ma impreziosito da effetti sicuramente meglio riusciti - e finanziati -, che uniti all'evoluzione della storia, dei suoi protagonisti e del piacevole - per una volta - citazionismo sfrenato rendono Dead Snow 2 un piccolo cult all'altezza dell'originale, ed alimentano nei fan di questo neonato franchise il desiderio di veder tornare Herzog ed i suoi uomini per un terzo e conclusivo capitolo, per quanto possa suonare sacrilego, in questo senso, agganciarsi allo splendido finale orchestrato sulle note di Total eclipse of the heart con tanto di richiamo al Titanic di James Cameron, geniale chiusura assolutamente romantica per uno dei titoli più politicamente scorretti, sguaiati e divertenti che non solo il Cinema d'orrore ha prodotto nel corso delle ultime stagioni.
Senza dubbio, e nonostante i meriti e l'inequivocabile valore, Dead Snow 2 resta comunque un prodotto per cultori, una scheggia impazzita di nicchia per nulla radical - anzi, oserei dire perfino il contrario - perfetto esempio della grande intelligenza ed ironia che porta i paesi nordici ad essere anni luce avanti rispetto alla Terra dei cachi e non solo: in questo senso risultano spassosi sia i due schieramenti di zombies sia i nerdissimi ed all'apparenza usciti da un episodio di troppo di The Big Bang Theory membri della Zombie Squad, utili per mostrare anche il punto di vista americano rispetto alla realtà europea - ed il riferimento alle armi è soltanto la punta dell'iceberg -.
Nel corso di questo duemilaquindici, alle spalle una "carriera" ormai quasi trentennale di cinefilo, mi sono reso conto di quanto importante stia diventando per il sottoscritto il fatto che un film possa essere raccontato, vissuto e proposto "di pancia" pur non rinunciando ad un certo stile, ad un'idea, alla tecnica - grossolana o raffinata che sia -: nel momento in cui la passione conquista prima la pellicola e dunque lo schermo quando mi ci ritrovo di fronte, la geografia del suo valore muta, ed accresce non solo una valutazione in termini di voto, ma anche la percezione di quello che la pellicola in questione è in grado di fare.
Questo è il Cinema che cerco: quello senza mediazioni o mezze misure, che si concede senza troppi giri di parole, godendosi l'attimo evitando di tirarsela come una figa di legno alla quale piace farla annusare senza mai aprire le gambe.
Wirkola, che nel suo grande assalto alla distribuzione su larga scala ha fallito miseramente - il terribile Hansel&Gretel già citato ieri - con i due Dead Snow è riuscito nella non facile impresa di rinverdire i fasti di un Cinema profondamente gore che pareva morto e sepolto, neanche fosse uno degli zombies che tornano alla vita grazie al tocco di Martin.




MrFord




"(Turn around)
every now and then I get a little bit terrified
and then I see the look in your eyes
(turn Around, bright eyes)
every now and then I fall apart
(turn Around, bright eyes)
every now and then
I fall apart."
Bonnie Tyler - "Total eclipse of the heart" - 




giovedì 4 giugno 2015

Dead Snow

Regia: Tommy Wirkola
Origine: Norvegia
Anno: 2009
Durata: 90'





La trama (con parole mie): un gruppo di studenti di medicina pronti a sfruttare le vacanze di Pasqua per una gita sulla neve nella baita di proprietà della famiglia di una delle tre ragazze presenti si gode la natura incontaminata e l'idea di qualche giorno passato in compagnia degli amici, con birra e sesso a fare da cornice allo stacco dalla routine.
La visita di un misterioso abitante del luogo accampato poco lontano dall'abitazione, però, unito al ritardo della padrona di casa nel raggiungere i componenti del gruppo, alimenta la tensione di trovarsi in un luogo che si dice sia maledetto, finendo per turbare anche i più tranquilli della compagnia: quando, la prima notte, gli incubi diverranno realtà, ai giovani non resterà che battersi con ogni mezzo possibile per scampare ad un massacro orchestrato da uno squadrone di ex membri delle SS ormai zombies da decenni.








Quando, ormai parecchio tempo fa, il mio fratellino Dembo passò dalle parti di casa Ford dando inizio al consueto scambio di titoli da un hard disk all'altro, consigliandomi una bella visione a neuroni quasi spenti di Dead Snow, ammetto che rimasi piuttosto dubbioso: dopotutto, si trattava del regista dell'obbrobrio Hansel&Gretel, Tommy Wirkola, mio coetaneo norvegese giunto proprio grazie ad un prodotto come questo alle grandi produzioni destinate alla distribuzione su larga scala.
Dunque, le gesta di questi spietati zombies nazisti hanno finito per rimanere a prendere polvere proprio come gli zombies stessi, sepolte da centinaia di titoli pronti a passare avanti nella lista delle visioni senza troppi patimenti: come si direbbe se fossimo in Arma letale, madornale errore.
Questo perchè, per quanto trash e scombinato, chiaramente derivativo - anzi, in parte proprio per il modo assolutamente onesto di omaggiare veri e propri cult di genere come La casa - e risibile dal punto di vista dello script, Dead Snow è divenuto un vero e proprio instant cult al Saloon, una spiritosa dichiarazione d'amore allo slasher anni ottanta che, probabilmente, fa parte dell'immaginario di spettatore di Wirkola almeno quanto di quello del sottoscritto: tutto questo senza contare una buona fotografia ed un utilizzo quasi tarantiniano della violenza, culminato con la battaglia tra i due superstiti del gruppo e lo squadrone nella pianura innevata, impreziosito da chicche come la falce e il martello incrociate per spaventare i nazi-zombi prima di tagliuzzarli come si deve sotto i colpi di una motosega, in pieno stile Leatherface o Ash - e torniamo al già citato supercult totale firmato Sam Raimi -.
Neppure nelle mie più sfrenate speranze di trovarmi di fronte qualcosa di quantomeno decente, dunque, mi sarei aspettato di imbattermi in una sorpresa tanto positiva, quasi come se il ridicolo di Sharknado incontrasse i cult dell'horror che, di fatto, hanno accompagnato la mia infanzia di spettatore e colorato le estati passate con mio fratello a recuperare quanto e più il genere offrisse: averlo, poi, ripescato quasi in contemporanea con il periodo portato sullo schermo - psicosi che ho sempre avuto, rispetto ai film da vedere o rivedere -, quello delle vacanze pasquali, ha reso l'esperienza ancor più positiva, considerato che il punto di partenza era un film il più breve e meno impegnativo possibile giusto per non passare una serata tra Gin Tonic e PES sacrificando la settima arte.
Ovviamente, ora che il primo è stato archiviato con successo, l'hype per il secondo è salito alle stelle - cosa che potrebbe rischiare di comprometterne la resa finale -, e la curiosità di un nuovo scontro tra gli zombies di Herzog - anche questa una citazione? - e la minaccia "rossa" assume proporzioni che da una proposta di nicchia come questa non mi trovavo a considerare davvero da molto tempo: non mi sentirei, comunque, di consigliare Dead Snow a qualsiasi potenziale spettatore, perchè sarebbe come propinare ad un vegetariano un filetto equino al sangue, ma senza dubbio mi sono trovato di fronte ad una delle operazioni "grindhouse" più interessanti che siano passate da queste parti di recente, un b-movie senza pretese ma dalle ottime soluzioni visive e di effetti - malgrado la sua anima profondamente artigianale - che ironizza su una delle più grandi tragedie del ventesimo secolo - la diffusione del nazismo e la crudeltà che ne conseguì - senza per questo svilirsi seguendo finali strappalacrime o sviluppi da classico prodotto che vede il bello e bravo protagonista sgominare i mostri uno per uno.
E considerata l'escalation che regalano Herzog ed il suo piccolo esercito, direi che è giusto così.
Se non altro, perchè altrimenti non avremmo avuto la possibilità di vederli di nuovo in azione.



MrFord



"Come to decide that the things that I tried were in my life just to get high on.
when I sit alone, come get a little known
but I need more than myself this time.
step from the road to the sea to the sky, and I do believe that we rely on
when I lay it on, come get to play it on
all my life to sacrifice."
Red Hot Chili Peppers - "Snow (hey oh)" -




venerdì 3 maggio 2013

Hansel e Gretel

Regia: Tommy Wirkola
Origine: Germania, USA
Anno: 2013
Durata:
88'




La trama (con parole mie): Hansel e Gretel, abbandonati dai genitori in un bosco ancora bambini e sopravvissuti alle mire alimentari di una vecchia strega, crescendo sono divenuti i due più temuti cacciatori di megere del continente, sempre intenti a riportare l'ordine dove le malefiche donne si prodigano perchè dilaghi il caos.
Ingaggiati dal sindaco di un piccolo paese, fratello e sorella si troveranno a dover fare i conti con il passato e l'eredità dei genitori, un'agguerritissima nemica ed insoliti alleati facendo al contempo fronte rispetto al bigottismo che, spesso, finisce per aiutare le serve del male.
E detto così suona quasi come se si trattasse almeno di un film d'intrattenimento decente.





Era già da parecchio tempo che circolava la voce di una versione "aggiornata" ed action di Hansel e Gretel pronta a sbarcare sul grande schermo sulla scia del successo di proposte come Once upon e time e Biancaneve e il cacciatore, pronte a sfruttare la seconda giovinezza delle fiabe classiche riadattate secondo i gusti - spesso non troppo sofisticati - di autori attuali.
Con la visione alle spalle, posso affermare senza alcun patema d'animo che, se anche Wirkola non avesse portato in sala questa roba, il mondo del Cinema non avrebbe perso proprio nulla, e al contrario forse avrebbe guadagnato qualcosa in quanto a credibilità: era dai tempi dell'agghiacciante Alice burtoniana e dell'orripilante Biancaneve - di nuovo lei - di Singh che non mi imbattevo in una baracconata di cattivo gusto di queste proporzioni, dozzinale nella realizzazione, imbarazzante nello script e neppure particolarmente interessante dal punto di vista degli effetti speciali, assolutamente dimenticabili - su tutti, l'agghiacciante resa dell'orco Edward, che pare un pupazzone da luna park mal riuscito -.
E come se non bastassero l'inconsistente regia e la vuota sceneggiatura, anche i protagonisti mettono del loro per abbassare ulteriormente il livello del prodotto: Jeremy Renner, già parodia di se stesso, tenta di ripercorrere i fasti dell'Hawkeye di The Avengers finendo per risultare quantomeno imbarazzante, Gemma Arterton, già protagonista di quell'altra schifezza monumentale di Scontro tra titani, non riesce a distrarre il pubblico con le due doti "nascoste" come fu per l'appena citata occasione, per non parlare di Peter Stormare, che dai tempi di Fargo e Il grande Lebowski sembra ormai aver preso nel peggiore dei modi il suo personale viale del tramonto.
L'unica cosa per cui posso essere contento di aver incrociato il cammino di punto e Wirkola e del suo discutibile lavoro è che senza dubbio avrò una posizione per la top ten del peggio dell'anno già virtualmente occupata dalle streghe e dai loro cacciatori, che sul campo cercano - apparendone come una davvero poco divertente parodia - di ricreare la magia delle battaglie di capisaldi del fantasy come la trilogia dedicata a Il signore degli anelli o ai primi episodi della saga di Star Wars facendone solamente rimpiangere i fasti.
Una bieca operazione commerciale, dunque, che si rivela anche un insulto alla settima arte e ad una sua componente certamente affascinante, che nel corso degli ultimi decenni - ed in particolare negli anni ottanta - aveva prodotto alcuni tra i cult assoluti del genere come Legend, Willow, La storia fantastica, La storia infinita e più di recente il bellissimo Un ponte per Terabithia.
Il timore è che un eventuale successo al botteghino possa aprire le porte ad un sequel che pare praticamente telefonato dal finale, una versione molto, molto, molto peggiore di quello che è stato il decisamente riuscito Hellboy di Guillermo Del Toro: spero onestamente che possa non essere così, e che per una volta anche il grande pubblico riconosca di essere stato palesemente preso per il culo con un prodotto che pare aver riciclato i materiali di scarto del fantasy confezionando una sorta di vomitevole collage, e rispedisca al mittente l'idea di una nuova saga che - seppur nel peggio e dunque facendo in qualche modo il gioco di noi blogger cattivi ed ipercritici - potrebbe idealmente andare a riempire in parte il vuoto "incolmabile" lasciato da Twilight e dal suo fenomeno.
Vorrei poter scrivere di più, e farmi anche quattro risate in proposito, ma siamo davvero di fronte ad uno di quei film talmente brutti da risultare ostici anche da recensire in più di una parola, e ringrazierò per sempre il Capitano Keating pronto ad accorrere in soccorso in occasioni come questa: escrementi.
Ecco cosa penso di Hansel e Gretel e della loro inedita versione di cacciatori di streghe.


MrFord


"Mm, must be the season of the witch,
must be the season of the witch, yeah,
must be the season of the witch.
When I look over my shoulder,
what do you think I see ?"
Donovan - "Season of the witch" -


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