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giovedì 4 giugno 2015

Dead Snow

Regia: Tommy Wirkola
Origine: Norvegia
Anno: 2009
Durata: 90'





La trama (con parole mie): un gruppo di studenti di medicina pronti a sfruttare le vacanze di Pasqua per una gita sulla neve nella baita di proprietà della famiglia di una delle tre ragazze presenti si gode la natura incontaminata e l'idea di qualche giorno passato in compagnia degli amici, con birra e sesso a fare da cornice allo stacco dalla routine.
La visita di un misterioso abitante del luogo accampato poco lontano dall'abitazione, però, unito al ritardo della padrona di casa nel raggiungere i componenti del gruppo, alimenta la tensione di trovarsi in un luogo che si dice sia maledetto, finendo per turbare anche i più tranquilli della compagnia: quando, la prima notte, gli incubi diverranno realtà, ai giovani non resterà che battersi con ogni mezzo possibile per scampare ad un massacro orchestrato da uno squadrone di ex membri delle SS ormai zombies da decenni.








Quando, ormai parecchio tempo fa, il mio fratellino Dembo passò dalle parti di casa Ford dando inizio al consueto scambio di titoli da un hard disk all'altro, consigliandomi una bella visione a neuroni quasi spenti di Dead Snow, ammetto che rimasi piuttosto dubbioso: dopotutto, si trattava del regista dell'obbrobrio Hansel&Gretel, Tommy Wirkola, mio coetaneo norvegese giunto proprio grazie ad un prodotto come questo alle grandi produzioni destinate alla distribuzione su larga scala.
Dunque, le gesta di questi spietati zombies nazisti hanno finito per rimanere a prendere polvere proprio come gli zombies stessi, sepolte da centinaia di titoli pronti a passare avanti nella lista delle visioni senza troppi patimenti: come si direbbe se fossimo in Arma letale, madornale errore.
Questo perchè, per quanto trash e scombinato, chiaramente derivativo - anzi, in parte proprio per il modo assolutamente onesto di omaggiare veri e propri cult di genere come La casa - e risibile dal punto di vista dello script, Dead Snow è divenuto un vero e proprio instant cult al Saloon, una spiritosa dichiarazione d'amore allo slasher anni ottanta che, probabilmente, fa parte dell'immaginario di spettatore di Wirkola almeno quanto di quello del sottoscritto: tutto questo senza contare una buona fotografia ed un utilizzo quasi tarantiniano della violenza, culminato con la battaglia tra i due superstiti del gruppo e lo squadrone nella pianura innevata, impreziosito da chicche come la falce e il martello incrociate per spaventare i nazi-zombi prima di tagliuzzarli come si deve sotto i colpi di una motosega, in pieno stile Leatherface o Ash - e torniamo al già citato supercult totale firmato Sam Raimi -.
Neppure nelle mie più sfrenate speranze di trovarmi di fronte qualcosa di quantomeno decente, dunque, mi sarei aspettato di imbattermi in una sorpresa tanto positiva, quasi come se il ridicolo di Sharknado incontrasse i cult dell'horror che, di fatto, hanno accompagnato la mia infanzia di spettatore e colorato le estati passate con mio fratello a recuperare quanto e più il genere offrisse: averlo, poi, ripescato quasi in contemporanea con il periodo portato sullo schermo - psicosi che ho sempre avuto, rispetto ai film da vedere o rivedere -, quello delle vacanze pasquali, ha reso l'esperienza ancor più positiva, considerato che il punto di partenza era un film il più breve e meno impegnativo possibile giusto per non passare una serata tra Gin Tonic e PES sacrificando la settima arte.
Ovviamente, ora che il primo è stato archiviato con successo, l'hype per il secondo è salito alle stelle - cosa che potrebbe rischiare di comprometterne la resa finale -, e la curiosità di un nuovo scontro tra gli zombies di Herzog - anche questa una citazione? - e la minaccia "rossa" assume proporzioni che da una proposta di nicchia come questa non mi trovavo a considerare davvero da molto tempo: non mi sentirei, comunque, di consigliare Dead Snow a qualsiasi potenziale spettatore, perchè sarebbe come propinare ad un vegetariano un filetto equino al sangue, ma senza dubbio mi sono trovato di fronte ad una delle operazioni "grindhouse" più interessanti che siano passate da queste parti di recente, un b-movie senza pretese ma dalle ottime soluzioni visive e di effetti - malgrado la sua anima profondamente artigianale - che ironizza su una delle più grandi tragedie del ventesimo secolo - la diffusione del nazismo e la crudeltà che ne conseguì - senza per questo svilirsi seguendo finali strappalacrime o sviluppi da classico prodotto che vede il bello e bravo protagonista sgominare i mostri uno per uno.
E considerata l'escalation che regalano Herzog ed il suo piccolo esercito, direi che è giusto così.
Se non altro, perchè altrimenti non avremmo avuto la possibilità di vederli di nuovo in azione.



MrFord



"Come to decide that the things that I tried were in my life just to get high on.
when I sit alone, come get a little known
but I need more than myself this time.
step from the road to the sea to the sky, and I do believe that we rely on
when I lay it on, come get to play it on
all my life to sacrifice."
Red Hot Chili Peppers - "Snow (hey oh)" -




domenica 7 aprile 2013

Nanga Parbat - La montagna del destino

Regia: Joseph Vilsmaier
Origine: Germania
Anno: 2010
Durata: 104'




La trama (con parole mie): nell'estate del 1970 Karl Herligkoffer organizzò una spedizione volta a conquistare la parete più difficile del mondo per ogni scalatore, il volto più terribile del Nanga Parbat, una delle cime più temute ed ostili agli alpinisti, costata la vita in numerose occasioni a chi tentava l'impresa.
Al gruppo si aggregano i due fratelli Messner, Reinhold e Gunther, spiriti ribelli e veri e propri artisti dell'arrampicata cresciuti in Sud Tirolo: i rapporti complicati con lo stesso organizzatore ed i compagni non mineranno l'intraprendenza dei due, che saranno i primi a raggiungere l'obiettivo ignorando le regole e rischiando così tanto da ritrovarsi a lottare con la morte nel corso della discesa.
La cronaca drammatica dei fatti che videro un'impresa di successo divenire la cornice di una tragedia umana che nessuno dei suoi protagonisti avrebbe più dimenticato.




Al grande pubblico televisivo e forse anche cinematografico Reinhold Messner è noto principalmente per lo spot divenuto tormentone qualche anno fa di una certa quale nota acqua altissima e purissima, nonostante si tratti di fatto di uno dei grandi pionieri - se non il più grande - dell'alpinismo mondiale: lo scalatore sud tirolese, infatti, è stato uno dei padri fondatori delle imprese in quota senza l'ausilio di ossigeno e con un'attrezzatura più leggera, spesso e volentieri in solitaria, un esploratore delle vette come raramente sono vissuti, soprannominato "il re degli ottomila" per le sue numerose spedizioni sull'Himalaya, il tetto del mondo.
Nel 1970 Reinhold era giovane e poco conosciuto anche nel suo ambiente, e con il fratello Gunther sognava, un giorno, di poter vivere conquistando una vetta dopo l'altra, perfino la più terribile al mondo, quella del Nanga Parbat, una delle due peggiori sul pianeta per quanto riguarda la percentuale di mortalità rispetto ai tentativi di ascensione effettuati: la pellicola firmata da Joseph Vilsmaier ripercorre proprio gli eventi che condussero i fratelli Messner sulla vetta del Nanga dopo una scalata estenuante e rischiosa giocata sul metodo di "stile alpino" introdotto dal primo uomo ad averla conquistata un ventennio prima, l'austriaco Hermann Buhl, e alla discesa che costò la vita proprio a Gunther.
Onestamente, pur non essendo un appassionato di arrampicata, sono sempre stato affascinato dal confronto Uomo/Natura legato a questo tipo di impresa - mi accade lo stesso rispetto alle grandi traversate nautiche -, e nonostante in questo caso non ci si trovi al cospetto di un'opera solida come La morte sospesa, ma di un prodotto decisamente più televisivo nel taglio e nel target, devo dire di essermi decisamente goduto il racconto della sfida raccolta dagli uomini della spedizione organizzata da Karl Herlingkoffer e di aver affrontato il suo svolgimento senza patire troppo la mancanza di spettacolarizzazione che sarebbe stata tipica di un prodotto ad alto budget o una regia più "artistica".
Inoltre, il fatto che il fulcro della narrazione risieda nel rapporto tra i fratelli Messner ha reso il coinvolgimento del sottoscritto più intenso, considerata la familiarità con i sentimenti che si vivono rispetto a fratelli e sorelle ed ai legami di sangue che, spesso e volentieri, possono essere davvero compresi solo ed esclusivamente da chi sente pulsare quello stesso sangue nelle vene.
All'ossessione che Reinhold sviluppò per il Nanga Parbat e la volontà di ritrovare il corpo di suo fratello - perduto sotto una valanga sul ghiacciaio della parete Diamir e resistuito soltanto nel 2005 al mondo dopo almeno una dozzina di spedizioni di ricerca condotte da Reinhold stesso nel corso degli anni settanta - evidenziate dal finale si unisce un ritratto ottimo delle rivalità e delle dinamiche di potere all'interno del gruppo di alpinisti, diretti troppo rigidamente da Herlingkoffer e preda della sete di gloria per la conquista dell'ambita vetta - fratelli Messner inclusi, ovviamente -.
Certo, non è possibile parlare di pietra miliare del Cinema - il taglio è decisamente più adatto al piccolo schermo, una sorta di fiction di lusso -, eppure gli appassionati di questo sport troveranno sicuramente pane per i loro denti, ed anche il grande pubblico potrebbe apprezzare se non altro per la cronaca di eventi sicuramente emozionanti ed un ritmo che non lascia troppo spazio a pause che avrebbero minato la resa finale dell'opera: un lavoro da artigiani ben congeniato, assolutamente lontano da ogni velleità artistica eppure godibile e coinvolgente, e soprattutto in grado di mostrare un altro lato dell'eterna volontà dell'Uomo di superare continuamente i propri limiti pur giocandosi la vita in un duello estremo con la Natura.
Certo non sarà per tutti, ma del resto neppure scalare una cima di più di ottomila metri lo è.


MrFord


"That either way he turns - I'll be there
open up your skull - I'll be there
climbing up the walls."
Radiohead - "Climbing up the walls" -


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