
Finiscono le Feste, e si torna alla quotidianità anche qui al Saloon: fortunatamente i giorni passati tra mangiate, bevute e Fordini scatenati hanno anche permesso un recupero importante rispetto alla media delle settimane precedenti al Natale, tale da permettermi addirittura di "scomporre" le visioni e le letture in due puntate del Bulletin, concedendomi ancora questa settimana e la prossima per andare a tamponare rispetto ad alcuni dei titoli più attesi mancati clamorosamente sul finire del duemiladiciotto.
CARGO (Ben Howling&Yolanda Ramke, Australia, 2017, 105')

Recuperato dal bacino di Netflix, questo survival padre/figlia con un Martin Freeman inedito - personalmente non gli darei mezza possibilità di cavarsela in situazioni estreme - si lascia guardare senza infamia e senza lode, porta sullo schermo qualche idea interessante ed il paesaggio sempre emozionante dell'outback australiano, che porto sempre nel cuore.
Resta una pellicola ad uso e consumo quasi esclusivo degli appassionati del genere, ma porta onestamente la pagnotta a casa ed intrattiene il giusto, soprattutto se si è genitori.
ULTIMATE BEASTMASTER - STAGIONE 3 (Netflix, USA, 2018)

Si è chiusa - spero solo per il momento - l'esperienza dei Ford con Ultimate Beastmaster, il programma che ha intrattenuto i grandi del Saloon ed ispirato ed esaltato i piccoli: con la terza stagione - nonostante la magrissima figura dei partecipanti italiani - si ha un'ulteriore evoluzione del sistema della gara ed il divertimento, se si è tamarri abbastanza, è sempre assicurato.
Personalmente, oltre a non vedere l'ora di confrontarmi con i Titan Games di The Rock, sarei molto curioso di testare un percorso di questo tipo, per quanto duro potrebbe essere.
Da segnalare, per me un valore aggiunto, la presenza al tavolo di commento statunitense per questa stagione l'ex wrestler ed idolo del sottoscritto CM Punk.
MARVEL'S DAREDEVIL - STAGIONE 3 (Netflix, USA, 2018)

A fare capolino - purtroppo per l'ultima volta, data la cancellazione di tutto il progetto Marvel Knights firmato da Netflix - al Saloon in queste Feste è giunto anche il titolo meglio gestito e realizzato della costola metropolitana del Cinematic Universe, Daredevil.
Dopo due stagioni decisamente convincenti a questo terzo giro di giostra l'attenzione torna a portarsi sull'aspetto meno mistico e da "periferia" del Diavolo Rosso, con il ritorno di Kingpin - un sempre ottimo Vincent D'Onofrio -, l'abbandono del costume da "supereroe" e l'introduzione di quello che avrebbe avuto tutte le potenzialità per diventare una nemesi importante per l'alter ego di Matt Murdock, Bullseye.
Peccato davvero per la decisione "dall'alto" di interromperla, perchè senza dubbio questa serie avrebbe avuto ancora molto da dire.
SABRINA (Billy Wilder, USA, 1954, 113')

Incrociato per caso in televisione la sera della Vigilia e rispolverato dopo anni dall'ultimo passaggio sugli schermi del Saloon, Sabrina di Billy Wilder mantiene e conserva la sua classe e quella di uno dei più grandi del Cinema made in USA di tutti i tempi.
Il triangolo amoroso costruito sulla leggiadra bellezza della Hepburn, sulla guasconeria di William Holden e sulla spigolosità di Humphrey Bogart è vincente sotto tutti i punti di vista, e riesce a mantenersi in equilibrio perfetto sia nei momenti più drammatici che in quelli più leggeri di un vero e proprio Classico che tutti dovrebbero godersi almeno una volta nella vita.
Certo, ora come ora potrà apparire come un film d'altri tempi, ma dal bianco e nero perfetto allo stile non c'è davvero nulla, in questa macchina, che non funzioni.
IL SORRISO DI JACKRABBIT (Joe R. Lansdale, USA, 2018)

E dopo anni passati ad attendere spasmodicamente le loro avventure, nel giro di dodici mesi Hap e Leonard, due dei personaggi letterari che più ho amato nella vita, tornano nelle librerie per ben due volte: purtroppo, però, con l'età i due improvvisati detectives paiono avere perso molto dello smalto delle prime avventure, e se Bastardi in salsa rossa, lo scorso gennaio, mi aveva permesso di evadere il giorno dell'intervento di mio padre mentre attendevo in ospedale, questo Il sorriso di Jackrabbit pare uno di quei dischi in cui l'artista affermato non fa che riproporre vecchie versioni di se stesso con molto meno mordente.
Un vero peccato, anche per chi, come me, amerà sempre leggere di Hap e Leonard e ad ogni avventura sarà sempre al loro fianco.