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venerdì 23 dicembre 2016

Ford Awards 2016: del peggio del nostro peggio






La seconda giornata ufficiale dedicata ai Ford Awards passa attraverso una delle classifiche più combattute dei premi, quella dedicata ai dieci titoli peggiori usciti in sala nel corso dell'anno.
Quest'anno si sono dati battaglia prodotti d'autore risultati assolutamente inguardabili e deludenti e schifezze atomiche mainstream degne di essere estromesse dalle sale: una lotta all'ultimo fotogramma che mi ha visto combattuto fino alla fine.
Chi l'avrà spuntata?




N°10: THE VATICAN TAPES di MARK NEVELDINE

 

Quando è stato il momento di redigere la classifica dedicata al peggio dell'anno, il terribile lavoro del pur interessante e tamarrissimo Mark Neveldine è stato fin da subito tra i nomi prescelti per la decina del non ritorno: a rendere meno pesante la sua presenza e, dunque, propiziare la decima posizione, il fatto che, a prescindere dal valore, non ricordi assolutamente nulla della visione.
Il che, a volte, è un gran bene.

N°9: LIGHTS OUT - TERRORE NEL BUIO di DAVID F. SANDBERG

 

Preceduto da un corto dal grande effetto fenomeno di Youtube, Lights out rappresenta il tipico horror privo di logica e totalmente inutile che ad un vecchio fan del genere come il sottoscritto finisce per far incazzare non poco.
A parte il minutaggio user friendly, una pellicola inutile ed inesorabilmente brutta, che si guadagna il titolo di peggior film "di paura" dell'anno: l'unica cosa che può vantare, è di trovarsi alle spalle di produzioni che, per un motivo o per un altro, hanno finito per farmi decisamente più cagare.

N°8: TROLLS di WALT DOHRN e MIKE MITCHELL

 

Bambinata buonista, colorata e caramellosa della peggior specie, tipico esempio di produzione Dreamworks che si esaurisce con il trailer, colonna sonora inflazionatissima ed un plot che, a prescindere dai protagonisti, è già visto e rivisto.
L'animazione, a conti fatti, che da queste parti, visto l'amore per Pixar e Studio Ghibli, non ci si augura mai e poi mai di affrontare, anche quando si tratta del blockbuster per tutta la famiglia.
Pessimo.

N°7: POINT BREAK di ERICSON CORE


Basterebbe pensare all'originale che ha ispirato questo abominevole remake, per dire tutto.
Ma purtroppo, la visione finisce per essere addirittura più agghiacciante del previsto.
Se, malauguratamente per lei, la Bigelow - autrice del supercult con Keanu Reeves e Patrick Swayze - dovesse incrociarne il cammino, finirebbe per desiderare di essere morta per rivoltarsi nella tomba.


N°6: ZOOLANDER 2 di BEN STILLER

 

Ho sempre voluto un gran bene al primo, mitico Zoolander.
Peccato che questo sequel fosse assolutamente inutile.
Stiller, forse attratto da un portafoglio più gonfio, porta infatti in scena uno spettacolo triste e volgare, che ribattezzai ai tempi del post il Mortdecai di questa stagione.
Fatta eccezione per le geniali apparizioni di Sting e Kiefer Sutherland, un ritorno completamente da buttare.


N°5: KNIGHT OF CUPS di TERRENCE MALICK

 

L'ex grande guru del sottoscritto per quanto riguarda il Cinema americano Terrence Malick aveva già dato segni di cedimento con The tree of life, che qualche anno fa vinse questo Ford Award sbaragliando ogni concorrenza.
Vennero poi To the wonder e dunque Knight of cups, fratellini minori di quel primo, assurdo, inconcepibile delirio di onnipotenza. E' dunque normale che si vada ad occupare una posizione meno alta in classifica.


N°4: THE NEON DEMON di NICOLAS WINDING REFN

 

Refn è sempre stato uno dei favoriti del Saloon dai tempi della mitica trilogia di Pusher.
Anche a fronte delle critiche, ho sempre difeso, infatti, il cineasta danese, una delle certezze del panorama mondiale che si parlasse di tecnica o di potenza.
Con quest'ultimo The neon demon, purtroppo, il buon Nicolas pare essersi perso negli stessi meandri di autoreferenzialità di Malick, finendo per sfornare una specie di pallida, orrenda imitazione - per quanto esteticamente bella - di Lynch.
Una tortura. Specie considerato che vidi questo film lo stesso giorno di Knight of cups.


N°3: WARCRAFT di DUNCAN JONES
 


L'ex bambino prodigio Duncan Jones - che anni fa stupì con il bellissimo Moon -, ostacolato da una produzione soffocante, confeziona uno dei blockbuster più brutti che abbia mai visto, ispirandosi ad un noto videogioco e cercando di portare in sala tutti i nerd orfani de Il signore degli anelli pronti a passare le loro nottate in campagne online nel tentativo di sostituire i vecchi, cari, giochi di ruolo.
Una vera merda galattica che ho faticato, malgrado la sua natura totalmente ludica, a terminare.


N°2: NOW YOU SEE ME 2 di JON M. CHU

 

Ai tempi della sua uscita, ero stato uno degli strenui difensori di Now you see me, che in casa Ford ci godemmo davvero parecchio nonostante le molte critiche estremamente negative.
Questo sequel è talmente brutto da avermi fatto rivalutare in peggio perfino il primo film.


N°1: BAD MOMS - MAMME MOLTO CATTIVE di JON LUCAS e SCOTT MOORE

 

Volgare, priva di idee, sessista.
Quella che, sulla carta, sarebbe dovuta diventare una delle commedie dell'anno, si è rivelata la visione indiscutibilmente peggiore dell'anno.
Dipendesse da me, roba come questa non verrebbe neanche distribuita.



 I PREMI

Peggior regista: Jon Lucas e Scott Moore per Bad Moms
Peggior attore: Jesse Eisenberg per Now you see me 2
Peggior attrice: Lizzy Caplan per Now you see me 2
Premio "parrucchino di Nicholas Cage" per il personaggio trash: Zoolander per Zoolander 2
Effetti "discount": Warcraft
Premio "dolcetto o scherzetto" per il costume più agghiacciante: i tattoos finti dei protagonisti di Point Break
Stile de paura: Terrence Malick per Knight of cups
Premio "veline": tutte le mamme di Bad moms
Peggior scena d'amore: uno qualsiasi dei pipponi di Knight of cups
Premio "pizza, spaghetti e mandolino": le sequenze girate in Italia di Zoolander 2



MrFord

martedì 22 novembre 2016

The neon demon (Nicolas Winding Refn, Francia/Danimarca/USA, 2016, 118')





Caro Nicolas Winding Refn, io ti ho sempre voluto bene, ho amato tantissimo molti - quasi tutti, a dire il vero - tuoi film, ma te lo devo proprio dire: se fossi la Liv cui è dedicato in chiusura The neon demon, ti manderei affanculo così tanto che dovresti ringraziare di non vederti rifatti i connotati a suon di parolacce.
Certo, la colpa è anche mia, che ho deciso in un giorno solo di farmi del male e vedere questo film dopo aver subito la tortura di Knight of cups, che conosco bene il Cinema di Lynch - cui questa roba deve molto, se non tutto - e spero sempre, una volta stabilito un certo legame con un Autore, di partire in vantaggio.
Certo, The neon demon è diretto e fotografato impeccabilmente, ma questo l'avrebbero saputo dire anche gli spettatori da centro commerciale la domenica.
Certo, è la prima volta che in cui mi tocca stroncarti, dunque avrei potuto anche essere più indulgente.
Ma proprio non ce la faccio.
Perchè The neon demon non solo è una merda fumante ben impacchettata, due ore di noia ed autoreferenzialità, ma un vero insulto - neanche l'avesse girato una delle mie nemesi come Lars Von Trier - a quelli che sono stati i veri Maestri della settima arte - resto convinto che se uno come Kubrick avesse visto la sequenza della tomba aperta con la truccatrice psicopatica all'interno nel mezzo del campo di fiori neanche fosse un quadro avrebbe preso Refn a calci in culo fino a fargli desiderare di essere sottoposto alla Cura Ludovico -: ho detestato questo film pur avendolo approcciato nella speranza di sbugiardare tutti quei critici che l'avevano fischiato a Cannes e dunque bersagliato all'uscita in sala, ne ho patito il ritmo, l'inutile scabrosità - che poi, a dirla tutta è un prodotto "scandaloso" solo sulla carta -, la vuotezza, la totale mancanza di empatia e passionalità, la voglia di raccontare una storia al pubblico o anche solo rapirlo, proprio come capita con le pellicole anche più ostiche del già citato Lynch - il paragone con un cult del livello di Mulholland Drive è impietoso -.
The neon demon è tutto quello contro cui lotto del Cinema da quando ho aperto il blog, il simbolo del ciarpame che mi sono lasciato faticosamente alle spalle dopo gli anni di formazione in cui più un lavoro era (apparentemente) complesso ed "artistico", meglio era, l'alternativismo spocchioso ed arricchito di registi ormai intossicati dalla tecnica e totalmente privi di idee interessanti e soprattutto della voglia di trasformarle in immagini.
Caro Nicolas, da queste parti non avrai i cuoricini della tua dedica.
E sappi che faccio questo anche per Liv, chiunque sia.
The neon demon,  per parafrasare un noto personaggio del Cinema nostrano, è una cagata pazzesca.
Considerato, però, che siamo al cospetto di un grande artista, cercherò di usare termini più adeguati: Refn, vaffanculo.
Con il cuore.
Tu e il tuo demone.
Nel caso ne sentissi il bisogno, qui c'è un esorcista pronto a prendere a calci rotanti entrambi.




MrFord




 

mercoledì 8 giugno 2016

Wednesday's child

La trama (con parole mie): passata una primavera in gran parte deludente dal punto di vista delle uscite in sala, con l'avvicinarsi dell'estate pare che perfino la pessima distribuzione italiana si sia decisa a proporre titoli che, quantomeno, potrebbero risultare scommesse interessanti.
Riusciranno queste stesse scommesse, capeggiate dal Refn fresco di delusione a Cannes, a mettere d'accordo perfino il sottoscritto e la sua nemesi per eccellenza, Cannibal Kid, nel bene o nel male?
O assisteremo all'ennesimo scontro tra i due bloggers più rivali della blogosfera?



"E come per magia, ora farò in modo che Cannibal capisca qualcosa di Cinema!"



The Neon Demon

"La prossima volta prima di vedere un film di Von Trier leggo le avvertenze."

Cannibal dice: Cult dell'anno o diludendo dell'anno?
Il nuovo film del fenomeno danese Nicolas Winding Refn, talento visivo purissimo ma più discontinuo come sceneggiatore, sembra una cannibalata coi fiocchi. Un thriller horror stile Il cigno nero/Mulholland Drive ambientato nel patinatissimo mondo della moda. All'ultimo Festival di Cannes è stato però accolto tra i fischi dai critici...
Ma mai fidarsi dei critici. Prendete Ford, ad esempio.
Ford dice: Refn è uno dei pochi registi in grado di mettere quasi sempre d'accordo perfino il sottoscritto e Peppa Kid, seppur per motivi diversi. Quest'ultimo Neon Demon, fischiatissimo a Cannes, appare come un rischio per il sottoscritto ed una conferma per il mio antagonista. Sarà davvero così? Solo le rispettive recensioni potranno svelare l'arcano.




Now You See Me 2 – I maghi del crimine

"E come per magia, sono di nuovo qui: questa volta cercherò di fare in modo che Ford non pesti Cannibal come un sacco da boxe!"

Cannibal dice: Il primo Now You See Me mi era sembrato un prodotto d'intrattenimento valido e molto piacevole (http://www.pensiericannibali.com/2013/09/now-you-see-me-i-maghi-di-napoli.html). Di un secondo capitolo non sentivo tutto questo bisogno, ma comunque credo lo vedrò. E chissà che la mossa di prendere l'ex Harry Potter Daniel Radcliffe per contrastare i maghi del crimine non si possa rivelare azzeccata quanto quella di prendere uno che non capisce nulla di cinema come Ford per contrastare un cineincompetente come me.
Ford dice: il primo Now you see me si era rivelato, ai tempi, un buon intrattenimento, conquistando soprattutto Julez. Questo sequel non appariva davvero necessario, ma chissà che non abbia le potenzialità di stupire quasi quanto una promozione di Cannibal rispetto ad un film Disney. Staremo a vedere.



Frend Request – La morte ha il tuo profilo

"Altro che pazzi maniaci horror: il vero terrore è essere followers di Pensieri Cannibali!"

Cannibal dice: Stalker-thriller-horrorino tedesco a tematica informatica con protagonista la bella Alycia Debnam-Carey di Fear the Walking Dead?
Probabilmente sarà una boiata, ma come fresca e disimpegnata visione estiva ci sta tutta!
Ford dice: merdina horror degna del mio rivale che mi risparmio volentieri. Estate sì, ma non così.



L'uomo che vide l'infinito

"Ecco, con un'equazione ho descritto l'infinito: l'infinito vuoto presente nella testa di Cannibal Kid."

Cannibal dice: Io sono l'uomo che vide l'infinita mancanza di buon gusto in Ford. Quanto al film L'uomo che vide l'infinito, nonostante la presenza del da me odiato Jeremy Irons e una regia di quelle che dal trailer sembrano da fiction tv, è una di quelle pellicole su un matematico geniale tra A Beautiful Mind e La teoria del tutto che una visione dalle mie parti dovrebbero riuscire a guadagnarsela.
Ford dice: prodotto che pare assolutamente trascurabile nonostante il suo protagonista, degno giusto di un passaggio su Pensieri Cannibali non tanto per affinità di geni quanto per affinità di squilibri.



Cristian e Palletta contro tutti

"Ho provato ad andare a correre con Cannibal, ma quello pensa sempre di avere Ford alle calcagna e scanna come un dannato!"

Cannibal dice: Dal titolo e dalla locandina sembrerebbe una poracciata... Eppure la presenza del sempre ottimo Libero De Rienzo e di Pietro Sermonti from Boris come protagonisti mi fa ben sperare. Così come l'assenza di James Ford.
Ford dice: se fosse per il titolo o per l'apparenza diffiderei di questa roba tanto quanto dei pareri di Cannibal. De Rienzo e Sermonti, però, inaspettatamente incuriosiscono. Staremo a vedere.



In nome di mia figlia

"Non disperarti: la prossima volta non ti porto più a vedere un film suggerito da Cannibal!"

Cannibal dice: La storia di un padre disperato ma no, non si tratta di Puff Daddy Fordy. È una pellicola francese con Daniel Auteuil e io al cinema francese faccio fatica a dire no. Ma com'è che i film di questa settimana me li vorrei vedere tutti?
Ford dice: Autil non mi dispiace, la tematica neppure. Ma il Cinema francese, soprattutto in vista dell'estate, è lontano da me quasi più delle opinioni di Cannibal Kid. Rimandato a settembre.



Ciao Brother

"Ho visto un film suggerito da Cannibal che mi ha fatto venire due palle così!"

Cannibal dice: I film di questa settimana me li vorrei vedere tutti... tranne questo. Una pseudo pellicola con due tizi che a quanto pare provengono da Zelig, il programma meno divertente nella storia degli show comici. Più che Ciao Brother, Goodbye Brother. E, già che ci siamo, Goodbye Ford!
Ford dice: mi sarei stupito se, in una settimana di programmazione in sala, non si fosse fatta sentire la solita stronzata made in Italy con presunti comici presi a caso come protagonisti. Senza dubbio facciamo più ridere io e Cannibal.



domenica 29 dicembre 2013

Ford Awards 2013: i film (N°30-21)

La trama (con parole mie): prosegue la cavalcata inesorabile verso le posizioni più alte della classifica dei migliori film del duemilatredici usciti in sala, con una decina di tutto rispetto che unisce agli effettoni dei grandi blockbuster d'autore più di un'irruzione nel Cinema d'essai più sfrenato. Autori con la A maiuscola che, in passato, sono riusciti ad ottenere anche posizioni decisamente più alte in occasione dei Ford Awards.


N°30: HITCHCOCK di SACHA GERVASI


Cominciamo questa seconda carrellata con una piccola chicca made in UK interpretata benissimo, girata con grande rispetto di un Maestro del Cinema e decisamente interessante nei risvolti umani che porta sullo schermo: un titolo che gli amanti di Hitchcock e della settima arte non possono farsi scappare, ma anche una possibilità per chi non mastica troppa autorialità di confrontarsi con un vero mostro sacro.

N°29: FACCIAMOLA FINITA di EVAN GOLDBERG e SETH ROGEN


Uno dei due grandi cult della commedia passati sul grande schermo nel duemilatredici è un sopra le righe, sguaiatissimo e sboccato calderone di metacinema ed autoironia divertentissimo dall'inizio alla fine, talmente trash da rasentare la genialità - un pò come l'apparizione fugace di Channing Tatum -.
Hollywood prende per il culo Hollywood. E alla grande.

N°28: LO HOBBIT - LA DESOLAZIONE DI SMAUG di PETER JACKSON


Secondo capitolo della trilogia tratta da Lo Hobbit che Peter Jackson sta via via trasformando in un complesso prequel de Il signore degli anelli: essendo, di fatto, una sequenza di raccordo, non raggiunge per me i livelli del primo film, eppure scorre via che è un piacere, regala un cliffhanger da serie tv ed anche un personaggio che resterà a lungo nella memoria, facendo concorrenza all'indimenticato Gollum, un'altra creatura prodigio della tecnica, lo Smaug del titolo.

N°27: COME UN TUONO di DEREK CIANFRANCE


Dopo avermi favorevolmente colpito con Blue Valentine, Cianfrance confeziona un'altra opera intensa e traboccante passione, imperfetta quanto la precedente eppure senza dubbio emozionante dal primo all'ultimo minuto. Qualche lungaggine di troppo - specie nella parte centrale - ma davvero un grande cuore.
Avercene, di film di formazione come questo.

N°26: PAIN&GAIN - MUSCOLI E DENARO di MICHAEL BAY


Per quanto possa suonare decisamente strano trovare a questo punto della classifica - ed in questa classifica - un film di Michael Bay occorre ammettere che Pain&Gain non solo rappresenta il suo lavoro migliore, ma anche la vera e propria sorpresa dell'estate duemilatredici. Una vicenda nerissima ed assolutamente reale raccontata come una commedia slapstick grondante sangue, con un The Rock mai così bravo.
Già cult fordiano.

N°25: IL PASSATO di ASGHAR FARHADI


Farhadi, autore dello splendido Una separazione, torna sul grande schermo con un'altra opera struggente pronta a raccontare la fine di una storia attraverso una serie di drammatici confronti che rischiano di spezzare due famiglie proprio nel pieno del loro tentativo di diventare una soltanto. Seppur non ai livelli del lavoro precedente ed un pò troppo europeo nello stile, siamo pur sempre dalle parti del grande Cinema.

N°24: PROMISED LAND di GUS VAN SANT


Van Sant, abbandonate le atmosfere algide dell'ottimo Restless, torna al dramma sociale raccontando una vicenda che avrebbe potuto narrare anche un Clint Eastwood, una storia semplice e toccante di quelle che riescono a tenere lontana la retorica di grana grossa per concentrarsi su una grande umanità.
Non sarà il Gus delle grandi occasioni, eppure è proprio quello che piace a me: sincero, diretto, di pancia. 

N°23: CLOUD ATLAS di ANDY e LANA WACHOWSKI e TOM TYKWER


La fantascienza, genere ostico e difficile per ogni autore che abbia una qualche ambizione di trasformarlo in un'esperienza memorabile per lo spettatore, ha regalato ottime sorprese nel corso di questa stagione cinematografica: una di queste è senza dubbio Cloud Atlas, ridondante e strabordante affresco targato Wachowski in grado di strabiliare con effetti meravigliosi ed emozionare neanche si fosse tornati nel pieno degli anni ottanta. Una controversa meraviglia capace di risvegliare le emozioni di un'epoca che fu passando dal futuro.

N°22: STAR TREK - INTO DARKNESS di J.J. ABRAMS


Altro giro, altro regalo per la sci-fi, che grazie a quel geniaccio di J. J. Abrams spolvera la sua componente action con un secondo capitolo del reboot di Star Trek ancora più coinvolgente e tirato del primo, in grado di legarsi a doppio filo alla serie di film originali senza snaturarne spirito e vicende.
Effetti e regia splendidi, ed un cattivo da brividi: il Khan di Benedict Cumberbatch, senza dubbio uno dei villains più interessanti degli ultimi dodici mesi.

N°21: SOLO DIO PERDONA di NICOLAS WINDING REFN




Non poteva mancare, nella classifica del meglio del duemilatredici del Saloon, uno dei registi più fordiani in assoluto, il Refn vincitore del Ford Award per il miglior film due anni or sono con Drive.
Solo dio perdona, accolto tiepidamente da pubblico e critica, è pura poesia per gli occhi, e seppur compiaciuto e decisamente troppo autoriale rispetto al suo illustre precedente, rappresenta una vera manna per chiunque ami il Cinema in una delle sue forme più pure, l'estetica, curata con una perfezione tale da farmi provare ancora una volta il brivido dei miei anni di sole proposte d'essai.


TO BE CONTINUED...


MrFord

sabato 14 settembre 2013

Holydays movies - Part 3

La trama (con parole mie): terzo ed ultimo post dedicato ai film passati sugli schermi di casa Ford in trasferta durante il mese di agosto, all'interno del quale troverete quelli che, indiscutibilmente, sono stati i titoli che hanno letteralmente conquistato il sottoscritto, complici genialità, sorpresa, tecnica ed intensità di emozioni e capacità di narrare una storia.
Tre titoli indispensabili, che sono stati, di fatto, i pilastri dell'estate ormai sul viale del tramonto.


SHARKNADO di ANTHONY C. FERRANTE (USA, 2013)


Vi starete chiedendo per quale motivo, dopo un'introduzione che parlava di film memorabili e visioni indispensabili, ad aprire il post si trovi una delle porcate più colossali mai realizzate da un regista - o presunto tale - ed interpretata da attori ed attrici - o presunti tali -.
La risposta è semplice: Sharknado è una genialata assoluta, che merita una visione da parte di ogni appassionato - e non - di Cinema.
Il lavoro di Anthony C. Ferrante - che probabilmente intendeva vendicarsi di Ian Ziering dai tempi di Beverly Hills scegliendolo come protagonista di una delle pellicole più trash e brutte mai girate -, infatti, è una meraviglia anti-settima arte degli stessi livelli di Killing point, perla con protagonista Steven Seagal che ho avuto l'onore ed il privilegio di recensire qualche mese fa.
Scene cult a profusione, logica gettata alle ortiche, effetti dalla bruttezza inenarrabile: non credo di aver mai riso così tanto davanti ad un film. Magnifico.


SOLO DIO PERDONA di NICOLAS WINDING REFN (Francia/Thailandia/USA/Danimarca/Svezia, 2013)


Finalmente sugli schermi del Saloon trova spazio l'ultima fatica di uno dei registi cult fordiani, Nicolas Winding Refn, chiacchieratissima sin dai tempi della sua partecipazione all'ultimo Festival di Cannes: in molti hanno accusato Refn di essersi lasciato andare all'autoreferenzialità nel narrare questa torbida vicenda di crimine e morte ambientata a Bangkok, eppure tutto quello che mi è parso trasparisse da questa ostica ma meravigliosa pellicola è l'amore che il cineasta danese pare provare per il melò action orientale che da John Woo a Jonnie To abbiamo imparato ad amare - ed acclamare - anche noi occidentali.
Una vicenda tragica e sconvolgente, senza dubbio eccessivamente autoriale ma ipnotica e travolgente, con due protagonisti perfetti, una villain d'eccezione - la spietata Kristal interpretata da Kristin Scott Thomas - ed una figura "divina" che è già entrata nel mito, il poliziotto/giustiziere Chang.
Il tutto senza contare che, una volta ancora, fotografia e colonna sonora lasciano a bocca aperta.
Solo dio perdona. Refn neanche per scherzo.


HARA KIRI - DEATH OF A SAMURAI di TAKASHI MIIKE (Giappone/UK, 2011)


Takashi Miike, regista prolifico quanto incostante, dopo l'incredibile 13 assassini sfodera la katana per un altra vera e propria pietra miliare legata al mondo del Giappone feudale e dei samurai inspiegabilmente passata inosservata ai distributori nostrani.
Hara Kiri - Death of a samurai rappresenta l'eredità che il Maestro Kurosawa ha lasciato non soltanto al Cinema nipponico, ma alla settima arte tutta: lo stesso, indimenticabile Akira si sarebbe complimentato con Miike, in grado di portare sullo schermo un dramma ad incastro che dalla lezione di Rashomon porta in dono al pubblico un fardello emotivo enorme, nonchè una nuova sfida lanciata al Potere in tutte le sue forme per un film forse addirittura più politico e profondo del già citato 13 assassini.
Nel climax conclusivo e nel dramma che si consuma in seno alla famiglia del protagonista c'è tutta la magia del Cinema, che porta questo titolo tra i dieci migliori visti al Saloon nel corso di questo duemilatredici.
Prendete e guardatene tutti. Impossibile pentirsene.
Un colpo al cuore.


MrFord
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