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giovedì 28 aprile 2016

Thursday's child

La trama (con parole mie): per una volta, nel corso di questa primavera decisamente scialba per quanto riguarda la settima arte, mi pare di trovarmi di fronte ad una settimana che, almeno in una certa misura, potrebbe regalare qualche soddisfazione.
Quello che, invece, continua a non regalarmene neanche per sbaglio è quello scellerato del mio acerrimo nemico nonchè co-conduttore di rubrica Cannibal Kid, che continua a tormentare i lettori di White Russian con le sue bislacche opinioni legate alla settima arte: uno sporco lavoro, quello di sopportarlo, ma qualcuno deve pur farlo.

"Penso proprio che gli scritti di Cannibal e Ford saranno i primi a venire bruciati dopo il mio ritorno."
La foresta dei sogni

"Così quello è Ford!? E' davvero mostruoso come diceva Cannibal!"
Cannibal dice: Nuovo film di Gus Van Sant con Matthew McConaughey e Naomi Watts. Sembrerebbe un film uscito dai miei sogni, gli stessi in cui quando digito su Google “WhiteRussian” mi escono solo le ricette per preparare il cocktail, e non dei presunti blog cinematografici. Eppure questa pellicola è passata piuttosto inosservata/criticata al Festival di Cannes dell'anno scorso e più che un lavoro da sogno, potrebbe rivelarsi un diludendo da incubo.
Ford dice: tipico film pronto ad alimentare aspettative enormi sulla carta ed altrettanto a fornire su un piatto d'argento la delusione.
Personalmente, spero che possa rivelarsi una gran bella visione, anche se i dubbi sono quasi più di quanti non ne nutra tutti i giorni rispetto alle recensioni di Cannibal Kid.



Lui è tornato

"Eddai, Adolf! Perfino Ford sa cos'è un mouse, ormai!"
Cannibal dice: Film su un cattivone del passato che si trova del tutto spaesato nel mondo del presente...
No, ma che avete capito?
Non sto parlando di James Ford, ma di Adolf Hitler!
Ford dice: un film che racconta il ritorno online del Cannibale dopo l'ennesimo weekend lungo. La storia di un blogger un tempo prolifico ed ormai radical figlio dei fine settimana bene passati al mare o in montagna.



The Dressmaker – Il diavolo è tornato

"Dovevo saperlo che per raggiungere casa Ford non avrei potuto prendere neppure un calesse!"
Cannibal dice: Abbiamo capito che il diavolo è tornato...
Ah, ma qui non si parla più di Hitler, bensì di un'affermata stilista interpretata da Kate Winslet che ritorna nel paesino australiano in cui è cresciuta?
Sembra una vicenda in grado di coniugare un personaggio radical-chic molto Cannibal style con un'ambientazione da bifolchi fordiani. Credo quindi che questo film potrebbe essere apprezzato sia su Pensieri Cannibali che su WhiteRussian, sebbene per motivi opposti.
Ford dice: titolo che potrebbe essere la sorpresa della settimana, accolto molto bene ed in grado, almeno sulla carta, di soddisfare sia i radical che i pane e salame. Sarà davvero così? Personalmente, considerata la carestia dell'ultimo periodo, spero bene.



10 Cloverfield Lane

"Quel mostro di Ford sta di nuovo cercando di abbattere casa nostra: ma per chi ci ha preso, per i Goi!?"
Cannibal dice: Il sequel/prequel/remake/spinoff/nonhocapitocosacazzoè di Cloverfield, una delle pellicole sci-fi più particolari degli ultimi anni. Non sarà ai livelli del primo, ma un'occhiata ci sta.
Ford dice: il primo Cloverfield era stato, a mio parere, una gran bella sorpresa. Questo qualsiasi cosa sia rispetto a Cloverfield non sarà certo ai livelli dell'originale, ma nonostante questo mi metta sulla stessa barca di Peppa Kid, penso che un'occhiata ci stia tutta.



Zeta

"Noi sì che siamo giovani, altro che quel vecchietto di Cannibal Kid!"
Cannibal dice: Film sulla scena hip-hop underground italiana, con protagonista Salvatore Esposito, il Genny di Gomorra – La serie, e con un sacco di rapper nostrani. Il pubblico sarà già pronto a massacrarlo, yo invece non vedo l'ora di vederlo e magari di combattere una nuova rap-battle contro lo scarsissimo James Ford, lo Sceminem della blogosfera.
Ford dice: la scena rap italiana spesso e volentieri mi delude, ma sono quasi curioso di affrontare la visione di questo Zeta. Se non altro per avere le basi per l'ennesima rap-battle che vincerei con Cannibal Creed.



La coppia dei campioni

"Coppia di coglioni! Certo che quel Ford è un comico più bravo di noi!" "Massimo, non ci voleva poi tanto!"
Cannibal dice: La coppia dei campioni siamo io e Ford, che cacchio vogliono Massimo Boldi (perché, esiste ancora?) e Max Tortora (ma chi è?)?.
Ford dice: più che una coppia di campioni, Boldi e Tortora paiono una coppia di coglioni. Meglio pensare ad una coppia decisamente meglio assortita come il sottoscritto ed il Cucciolo Eroico.



Infernet

Un film talmente importante, che più che la locandina non sono riuscito a trovare.
Cannibal dice: Infernet, il titolo del nuovo inquietante blog di James Ford.
Ford dice: Infernet, il titolo del nuovo inquietante blog di Cannibal Kid.



Benvenuti... ma non troppo

"Casa Goi? Ci manda Ford, ha detto che potevate ospitarci per un anno o due."
Cannibal dice: Benvenuto Ford qui su Pensieri Cannibali... ma non troppo. Anzi, per niente. Vattene subito via!
Quanto al film, una commedia francese giocata sul confronto tra ricchi e poveri, e non sto parlando del gruppo preferito dal vecchio Ford, credo che non si rivelerà troppo male.
Ford dice: il Cinema francese è sempre un'incognita, specie da quando ho scoperto la passione per lo stesso del mio rivale Cannibal Chic. Tutto sommato, però, proposte come questa potrebbero essere non del tutto da buttare.



Lo stato contro Fritz Bauer

"Lo stato contro di me, e nessuno contro Cannibal? E' un vero scandalo!"
Cannibal dice: Il cinema tedesco negli ultimi tempi sta offrendo buone cose, ja, però per questa settimana direi che è meglio puntare su Lui è tornato che non su questo, così come se si cerca un bel post è meglio scommettere su Pensieri Cannibali che non su WhiteRussian.
Ford dice: preferirei vedere lo stato contro Cannibal Kid, ma se dovesse capitare, una visione di questo titolo made in Germany potrebbe starci senza problemi.



Sole alto

"Mi pare quasi di essere la protagonista di un film di Malick!"
Cannibal dice: Film croato/serbo/sloveno che riflette sulla guerra nell'ex Jugoslavia. Mi sembra un po' un mattonazzo buono per l'ex Ford, quello che una volta fingeva di guardare pellicole impegnate e ora non finge manco più, troppo impegnato com'è a vedere unicamente delle schifezzone tamarre per gente tutta steroidi e niente cervello.
Ford dice: altra possibile scommessa autoriale della settimana, anche se, dai tempi di Kusturica, non ho più trovato un film o un regista in grado di raccontare con la stessa potenza le vicende dell'ex Jugoslavia. Le riserve restano, ma chissà. Rispetto a Cannibal, invece, nessuna riserva: è senza speranza da fin troppo tempo.



Cavallo denaro

"Non ti avvicinare a Cannibal Kid, è pericoloso!"
Cannibal dice: Lavoro portoghese che mi sa di autorialità eccessiva persino per un radical come me, e pure per il Ford più snob dei tempi migliori.
Ford dice: settimana ad alta concentrazione autoriale, il che non significa necessariamente garanzia di qualità. Un po' come quando si apre Pensieri Cannibali.



Appena apro gli occhi – Canto per la libertà

"Ed ora una ballad che dedico alla mia fan numero uno: Katniss Kid."

Cannibal dice: Ennesimo film impegnato della settimana. Ma i distributori italiani non farebbero meglio ad aprire gli occhi e vedere che sta arrivando la bella stagione e la gggente c'ha voglia di leggerezza?
Ford dice: dopo settimane di nulla assoluto, la settimana del radical chic!? È una congiura orchestrata da Cannibal?






Fuga dal pianeta Terra

"Hey Cannibal, vieni a fare il protagonista di un cartone animato con me?" "Ford, sei forse più ubriaco del solito?"
Cannibal dice: Se non esce almeno una pellicola d'animazione a settimana, la distribuzione italiana e Ford vanno in crisi. Io comunque, che sono più terra terra, mi accontento anche solo di una fuga dal pianeta WhiteRussian.
Ford dice: più che una fuga dal pianeta Terra, io propongo una fuga dal pianeta Cannibal.


domenica 29 dicembre 2013

Ford Awards 2013: i film (N°30-21)

La trama (con parole mie): prosegue la cavalcata inesorabile verso le posizioni più alte della classifica dei migliori film del duemilatredici usciti in sala, con una decina di tutto rispetto che unisce agli effettoni dei grandi blockbuster d'autore più di un'irruzione nel Cinema d'essai più sfrenato. Autori con la A maiuscola che, in passato, sono riusciti ad ottenere anche posizioni decisamente più alte in occasione dei Ford Awards.


N°30: HITCHCOCK di SACHA GERVASI


Cominciamo questa seconda carrellata con una piccola chicca made in UK interpretata benissimo, girata con grande rispetto di un Maestro del Cinema e decisamente interessante nei risvolti umani che porta sullo schermo: un titolo che gli amanti di Hitchcock e della settima arte non possono farsi scappare, ma anche una possibilità per chi non mastica troppa autorialità di confrontarsi con un vero mostro sacro.

N°29: FACCIAMOLA FINITA di EVAN GOLDBERG e SETH ROGEN


Uno dei due grandi cult della commedia passati sul grande schermo nel duemilatredici è un sopra le righe, sguaiatissimo e sboccato calderone di metacinema ed autoironia divertentissimo dall'inizio alla fine, talmente trash da rasentare la genialità - un pò come l'apparizione fugace di Channing Tatum -.
Hollywood prende per il culo Hollywood. E alla grande.

N°28: LO HOBBIT - LA DESOLAZIONE DI SMAUG di PETER JACKSON


Secondo capitolo della trilogia tratta da Lo Hobbit che Peter Jackson sta via via trasformando in un complesso prequel de Il signore degli anelli: essendo, di fatto, una sequenza di raccordo, non raggiunge per me i livelli del primo film, eppure scorre via che è un piacere, regala un cliffhanger da serie tv ed anche un personaggio che resterà a lungo nella memoria, facendo concorrenza all'indimenticato Gollum, un'altra creatura prodigio della tecnica, lo Smaug del titolo.

N°27: COME UN TUONO di DEREK CIANFRANCE


Dopo avermi favorevolmente colpito con Blue Valentine, Cianfrance confeziona un'altra opera intensa e traboccante passione, imperfetta quanto la precedente eppure senza dubbio emozionante dal primo all'ultimo minuto. Qualche lungaggine di troppo - specie nella parte centrale - ma davvero un grande cuore.
Avercene, di film di formazione come questo.

N°26: PAIN&GAIN - MUSCOLI E DENARO di MICHAEL BAY


Per quanto possa suonare decisamente strano trovare a questo punto della classifica - ed in questa classifica - un film di Michael Bay occorre ammettere che Pain&Gain non solo rappresenta il suo lavoro migliore, ma anche la vera e propria sorpresa dell'estate duemilatredici. Una vicenda nerissima ed assolutamente reale raccontata come una commedia slapstick grondante sangue, con un The Rock mai così bravo.
Già cult fordiano.

N°25: IL PASSATO di ASGHAR FARHADI


Farhadi, autore dello splendido Una separazione, torna sul grande schermo con un'altra opera struggente pronta a raccontare la fine di una storia attraverso una serie di drammatici confronti che rischiano di spezzare due famiglie proprio nel pieno del loro tentativo di diventare una soltanto. Seppur non ai livelli del lavoro precedente ed un pò troppo europeo nello stile, siamo pur sempre dalle parti del grande Cinema.

N°24: PROMISED LAND di GUS VAN SANT


Van Sant, abbandonate le atmosfere algide dell'ottimo Restless, torna al dramma sociale raccontando una vicenda che avrebbe potuto narrare anche un Clint Eastwood, una storia semplice e toccante di quelle che riescono a tenere lontana la retorica di grana grossa per concentrarsi su una grande umanità.
Non sarà il Gus delle grandi occasioni, eppure è proprio quello che piace a me: sincero, diretto, di pancia. 

N°23: CLOUD ATLAS di ANDY e LANA WACHOWSKI e TOM TYKWER


La fantascienza, genere ostico e difficile per ogni autore che abbia una qualche ambizione di trasformarlo in un'esperienza memorabile per lo spettatore, ha regalato ottime sorprese nel corso di questa stagione cinematografica: una di queste è senza dubbio Cloud Atlas, ridondante e strabordante affresco targato Wachowski in grado di strabiliare con effetti meravigliosi ed emozionare neanche si fosse tornati nel pieno degli anni ottanta. Una controversa meraviglia capace di risvegliare le emozioni di un'epoca che fu passando dal futuro.

N°22: STAR TREK - INTO DARKNESS di J.J. ABRAMS


Altro giro, altro regalo per la sci-fi, che grazie a quel geniaccio di J. J. Abrams spolvera la sua componente action con un secondo capitolo del reboot di Star Trek ancora più coinvolgente e tirato del primo, in grado di legarsi a doppio filo alla serie di film originali senza snaturarne spirito e vicende.
Effetti e regia splendidi, ed un cattivo da brividi: il Khan di Benedict Cumberbatch, senza dubbio uno dei villains più interessanti degli ultimi dodici mesi.

N°21: SOLO DIO PERDONA di NICOLAS WINDING REFN




Non poteva mancare, nella classifica del meglio del duemilatredici del Saloon, uno dei registi più fordiani in assoluto, il Refn vincitore del Ford Award per il miglior film due anni or sono con Drive.
Solo dio perdona, accolto tiepidamente da pubblico e critica, è pura poesia per gli occhi, e seppur compiaciuto e decisamente troppo autoriale rispetto al suo illustre precedente, rappresenta una vera manna per chiunque ami il Cinema in una delle sue forme più pure, l'estetica, curata con una perfezione tale da farmi provare ancora una volta il brivido dei miei anni di sole proposte d'essai.


TO BE CONTINUED...


MrFord

giovedì 15 agosto 2013

Da morire

Regia: Gus Van Sant
Origine: USA
Anno: 1995
Durata: 106'




La trama (con parole mie): siamo nel profondo della provincia americana dei borghesi perfetti ed inappuntabili, e la giovane Suzanne Stone, immagine da copertina di un'intera comunità, si ritrova al centro di una torbida vicenda che ha portato alla morte del marito, Larry Maretto, ex "cattivo ragazzo" divenuto esempio di coniuge perfetto nonchè imprenditore di successo alla guida del ristorante di famiglia.
I due, innamoratisi ai tempi della scuola, nascondono però dietro l'apparenza di coppia da favola una serie di conflitti che Larry pare non voler vedere, circuito da Suzanne, pronta a tutto pur di arrivare al successo come giornalista televisiva: sfruttando una sorta di inchiesta che la coinvolge in prima persona, scopriamo quali sono stati gli episodi chiave della vicenda, che legame si è creato tra la Stone ed un gruppo di ragazzini espressione del disagio adolescenziale e all'omicidio di Maretto.
Senza contare le conseguenze dello stesso sulla carriera e la vita di Suzanne.





Gus Van Sant è da sempre uno dei registi nordamericani favoriti del sottoscritto, uno di quelli che, dal blockbuster a larga diffusione - Milk - ai film Sundance Style - Will Hunting, Restless - fino ai supercult destinati a diventare pietre miliari - Elephant, Drugstore cowboy - difficilmente delude, e che soltanto in un'occasione ho trovato davvero tronfio e fuori luogo - il troppo autoreferenziale Paranoid Park -.
Recentemente, spinto dalla curiosità di recuperare anche gli ultimi suoi titoli non ancora passati dalle parti del Saloon, ho rispolverato Da morire, commedia nera uscita nel pieno degli anni novanta che, ai tempi, consolidò la fama di Nicole Kidman - probabilmente nel suo periodo migliore - e lanciò i giovani Casey Affleck e soprattutto Joaquin Phoenix, fratello del compianto River nonchè volto destinato a segnare produzioni importantissime di inizio nuovo millennio, da Il gladiatore al recente The master.
Considerata la fama che circondava questa pellicola, ammetto di essere rimasto - anche se solo in parte - deluso da una vicenda sviluppata quasi come fosse una sorta di incrocio tra due classici del periodo come Edward mani di forbice e Velluto blu, entrambi ritratti a metà tra la fiaba e l'agghiacciante realtà dela provincia americana tutta costruita attorno all'apparenza, rivelandosi, di fatto, inferiore ad entrambi: la vicenda di Suzanne e Larry - un Matt Dillon forse un pò in ombra, ma che resta indiscutibilmente uno dei volti più importanti dei "rebels without a cause" cresciuti tra gli anni ottanta e novanta -, comunque, avvince e colpisce soprattutto grazie alla scelta di regia di Van Sant di raccontare la vicenda quasi come se si trattasse di un reportage giornalistico, con tanto di interviste e punti di vista anche diametralmente opposti presentati a fare da raccordo ai flashback sulla vicenda che ha portato alla morte del succitato Larry, irretito e manovrato dalla sua illusoria principessa come una marionetta fino alla fine.
E attorno a questa presunta coppia perfetta, un mondo che passa quasi senza accorgersene dalla borghesia benestante al disagio sociale profondo del quale fanno esperienza sulla pelle proprio i ragazzi che si legano a Suzanne sognando, di fatto, qualcosa di molto simile a quello che ha portato Larry ad un destino infausto e sfortunato: la promessa di un'oasi che altro non è se non un colorato e sgargiante miraggio, simbolo di un sogno americano andato in rovina che cela dietro una maschera di buone maniere la realtà di un oceano di squali tra le acque del quale vige ancora la legge del più forte, e soltanto chi ha i denti abbastanza affilati può sperare di addentare una preda buona per avere le energie necessarie a cavalcare la corrente fino alla successiva.
E così è per Suzanne, pronta ad imporsi su Larry, i giovani Russell e Jimmy, i superiori al lavoro, la società, il mondo dello spettacolo: la principessa di provincia pronta a tutto per entrare nelle case di qualsiasi americano attraverso il mezzo che più permette questa sorta di magia, l'esperienza di quel sogno accessibile a lei e soltanto promesso a tutti gli altri, la televisione.
Allo stesso modo Van Sant ci irretisce grazie alla sua protagonista fino a condurre l'audience intera a pensare a quale direzione possa aver preso la sua durissima critica sociale fino a ribaltare le carte in tavola mostrando quanto quella stessa middle class che porta a difendersi principalmente e solo dalle dicerie si possa rivelare esattamente quello che cerca di nascondere: un predatore ancora più vorace di quello che muove Suzanne con il suo desiderio di successo.
Ma non spargete troppo la voce: in fondo al lago c'è sempre spazio per chi esce dal seminato.


MrFord


"You're bringin' on the heartbreak
bringin' on the heartache
you're bringin' on the heartbreak
bringin' on the heartache
can't you see?"
Def Leppard - "Bringin' on the heartbreak" - 


martedì 28 maggio 2013

Scoprendo Forrester

Regia: Gus Van Sant
Origine: USA
Anno: 2000
Durata: 136'




La trama (con parole mie): Jamal Wallace, un sedicenne afroamericano cresciuto nel Bronx, ha due grandi talenti: il basket e la scrittura. Nella sua scuola e nel quartiere, però, nessuno è al corrente al di fuori della famiglia della passione segreta del ragazzo per autori e poeti fino a quando un test non lo porta all'attenzione degli scout di un prestigioso istituto privato che offre a Jamal una borsa di studio per completare il liceo in un ambiente esclusivo ed altolocato.
Intanto il giovane aspirante scrittore conosce William Forrester, autore leggendario con all'attivo un solo romanzo diventato un cult assoluto quasi cinquant'anni prima che vive da recluso a poca distanza da lui: tra i due nascerà un'amicizia che porterà il primo a farsi le ossa e a porre le basi per il suo futuro sulla pagina e nella vita e al secondo una nuova occasione di mettersi in gioco.
Perchè non è mai troppo tardi per ricominciare, e non è mai troppo presto per buttarsi.





Gus Van Sant è tra i pochi registi figli del panorama statunitense a mostrare una doppia anima, all'interno della quale riescono a coesistere pacificamente autorialità sfrenata e necessità di dialogare con un pubblico d'ampio respiro: un esempio perfetto è la sua filmografia, all'interno della quale brillano perle come Elephant, Restless o Drugstore Cowboy ed emozionano lavori sinceri e pane e salame come Will Hunting, il recente Promised Land o questo Scoprendo Forrester, fino a poco tempo fa tra i pochi a mancare ancora all'appello della visione fordiana.
Proprio con Will Hunting - di tre anni precedente - questo film pare avere un legame profondo, inserendosi alla perfezione nello stesso discorso di formazione e rapporto tra i protagonisti simile a quello che intercorre tra un padre ed un figlio: costruito sulle ottime interpretazioni del sempre mitico Sean Connery e dell'allora esordiente Rob Brown e su uno script che ricorda i crescendo emotivi di titoli più che noti come L'attimo fuggente o Scent of a woman, Scoprendo Forrester gioca le sue carte migliori sull'attesa e il non detto, mostrando la costruzione di un legame e la spinta a confrontarsi con il mondo esterno senza mai alzare la voce - si potrebbe addirittura definire un approccio eastwoodiano, quello del regista di Portland in questo caso - e da due angolazioni differenti, quella del giovane e talentuoso allievo per la prima volta faccia a faccia con un mondo che non sia il suo quartiere - e all'interno del quale non debba celare la sua attitudine per la scrittura dietro quella per il basket - e del vecchio maestro ormai lontano dal mondo stesso e dalle sue dinamiche giudicate inutili e sciocche, poco meritevoli di un qualsiasi sforzo della sua penna e, soprattutto, di un cuore che nasconde già troppe cicatrici.
Le scelte di Van Sant, solo apparentemente conformi a quello che è un genere ormai consolidato e senza dubbio figlio del gusto da grande pubblico, conducono in realtà ad un risultato più vicino a quello delle pellicole indie, dosando alla perfezione la componente retorica - la rivalità con il professore frustrato interpretato da Murray Abraham, le competizioni sul parquet dei campi di pallacanestro e quella legata alla scrittura ed al concorso scolastico - e portando colpi decisamente ben riusciti - e per nulla consolatori - come il rapporto sentimentale non esploso tra Jamal e Claire, il ruolo positivo del fratello del ragazzo Terrell - interpretato dal rapper Busta Rhymes - e l'ottimo finale, reso famoso ai tempi dell'uscita dalla ormai mitica versione di Over the rainbow cantata da Israel Kamakawiwo'ole, che rese la colonna sonora del film un disco da classifica.
Una di quelle pellicole da godersi a fondo e con lo stomaco, proprio come il vecchio Forrester consiglia di fare a Jamal rispetto alla scrittura: "La prima stesura è di getto, con il cuore, la seconda con la testa", afferma infatti il burbero romanziere, che regala perle come la sua opinione a proposito dei reading - "Servono solo per trovare da scopare" - e pone lo spettatore di fronte alla questione legata all'importanza di un'opera artistica e del suo ruolo.
Dove, infatti, l'autore oltrepassa il confine che distingue la necessità di creare qualcosa per se stessi dal bisogno di comunicare con gli altri? Ed esiste davvero, questo confine?
Personalmente - e da supposto scribacchino -, penso che le due cose non esistano singolarmente: di solito, quando uno scrittore afferma di buttare energie e sentimenti sulla carta solo ed esclusivamente per se stesso è troppo scarso, vigliacco o falsamente modesto per affermare che, al contrario, l'arte in genere nasce come un linguaggio, e da buoni - o cattivi - animali sociali quali siamo il bisogno quasi fisico di esternare anche le più basilari e selvagge emozioni raggiungendo quante più persone possibili è paragonabile ad un istinto innato.
In questo senso trova una dimensione l'educazione che i due protagonisti regalano l'uno all'altro, in modo che il mondo non sia più un luogo soltanto da combattere - come per Jamal - o da cui scappare - come per William -: e se un insegnante frustrato può essere "utile come estremamente dannoso" per i suoi studenti, pellicole come questa mostrano il lato migliore e più importante dell'insegnamento stesso, di fatto un'eredità che ogni professore, maestro, mentore o genitore lascia a chi viene dopo di lui, e che dovrebbe sempre girare attorno alla questione secondo la quale l'allievo ha il diritto ed il dovere di superare il maestro. Sempre.
Peccato che di norma, a scuola e fuori, esempi di questo genere siano rari, e che l'ego - o la rivalsa - prendano troppo spesso il sopravvento sul vero valore dell'insegnamento: quello dato dalle possibilità passate come un testimone alle generazioni oltre la nostra.
Il testimone che è il romanzo di William, quello giunto cinquant'anni dopo il titolo che lo rese leggenda.
Il romanzo nato nel momento in cui Jamal, per scommessa con gli amici del campetto, decide di entrare di soppiatto in casa dell'anziano autore.
Il romanzo che solo il ragazzo potrà portare a termine.
Quello della vita, che passa da una penna, e da una mano all'altra.
E non ha bisogno di fermarsi dalle parti di chi è troppo scarso, vigliacco o falsamente modesto.
Perchè è meglio "sbagliare", che sbagliare.


MrFord


"Somewhere over the rainbow
way up high
and the dreams that you dream of
once in a lullaby
Somewhere over the rainbow
bluebirds fly
and the dreams that you dream of
dreams really do come true."
Israel Kamakawiwo'ole - "Over the rainbow" -


martedì 19 febbraio 2013

Promised land

Regia: Gus Van Sant
Origine: USA
Anno: 2012
Durata: 106'



La trama (con parole mie): Steve Butler e Sue Thomason lavorano per un colosso della lavorazione dei gas naturali, e si occupano di "conquistare" le aree rurali ancora potenzialmente sfruttabili offrendo ai proprietari una percentuale - irrisoria - sui futuri milionari introiti senza alzare troppo la voce a proposito degli effetti che le trivellazioni possono avere rispetto all'equilibrio ambientale del luogo.
Steve è in rampa di lancio per un salto di qualità nella sua carriera, e pare che anche questo incarico si risolverà con un successo facile facile: ma l'intervento di un ex professore mette in crisi gli abitanti del piccolo centro, e l'arrivo di un ambientalista particolarmente deciso a mettere i bastoni tra le ruote ai due venditori complica ancor più le cose.
Riuscirà Steve a completare l'ennesima "missione" per la Global? O è forse giunto il momento per lui di aprire gli occhi?




Ricordo che vidi Will Hunting in sala, ai tempi dei tempi, in compagnia di due dei folli che riuscivano a sopportare la presenza del Ford adolescente senza dare troppi segni di squilibrio - in fondo, erano molto poco equilibrati anche loro -.
E ricordo quanto bene mi fece quel film apparentemente "minore" di Van Sant, un Autore di quelli con la a maiuscola che era già riuscito a conquistarmi con il magnifico Drugstore cowboy - ancora oggi, forse, la sua pellicola che preferisco -, pur non avendo ancora tutti gli strumenti e le esperienze per apprezzarlo fino in fondo.
A distanza di sedici anni - e quasi mi pare incredibile anche solo pensarlo - il regista di Louisville torna ad unire le forze con Matt Damon, protagonista e sceneggiatore allora come ora con questo Promised land che pare un fratello maggiore e più maturo proprio di Will Hunting, pur non avendo, a livello di storia, nulla in comune se non una sorta di progressivo e prevedibile riscatto emotivo del suo main charachter.
Curioso quanto la critica non stia accogliendo con particolare entusiasmo questo titolo che, per quanto telefonato possa apparire nella sua evoluzione, ha invece il grande merito non solo di unire l'autorialità sfrenata del buon Gus - e limarla in positivo -, il gusto per il Cinema indie e quello dei titoli conciliatori in grado di dialogare con il grande pubblico, ma soprattutto di fornire una fotografia assolutamente vivida di questi tempi di crisi che attanagliano l'ex mondo "da bere" occidentale creando una frattura tra le classi sociali e tra le grandi multinazionali del profitto e la realtà di provincia profonda come mai prima.
Esempi clamorosi e da brividi di questi opposti punti di vista sono proprio Steve e la sua collega Sue, il primo in rampa di lancio per una carriera brillante al soldo della Global e la seconda che vive come eminenza grigia del più giovane e di successo partner lavorativo: Steve che dalla presentazione di sé all'incontro con gli ostacoli che si materializzano nei volti dell'anziano professore in pensione e dell'ambientalista arrembante ha come prima preoccupazione quella di confermarsi come "una brava persona", mentre Sue porta avanti una filosofia certamente più realistica e funzionale ma che lascia scoperti nervi come il rapporto con il figlio o quello che potrebbe nascere con Rob, mitico negoziante locale che vende "chitarre e pistole" oltre a tutto il resto, e che viene riassunta dal quasi drammatico confronto finale tra i due e da quel "è solo un lavoro" che pesa come un macigno da qualunque parte lo si voglia guardare.
Perchè, almeno per quanto mi riguarda, Steve, Sue e tutti gli abitanti delle cittadine perdute tra il nulla e l'addio che visitano in cerca di nuovi, milionari affari - tristi e limitati uomini di provincia, gente di cuore o sognatori delusi in fuga dalle città soffocanti - non sono "solo un lavoro": ma del resto, il sottoscritto è sempre stato dell'idea che si debba lavorare per vivere, e non vivere per lavorare.
Certo, forse non ho mai trovato l'impiego dei sogni, o forse ho coscienza del fatto che non riuscirei a sacrificare le mie passioni per qualcosa che possa essere tradotto in un ruolo, una promozione o un titolo, eppure un film a tratti decisamente amaro come Promised land è riuscito a farmi guardare attorno con la testa un pò più alta, non fosse altro che per l'illusione di chi vuole credere che ogni tanto le cose possano andare diversamente, senza che valgano necessariamente le regole del profitto e dell'apparenza che rendono quel lavoro "solo un lavoro", passando sopra a tutto e a tutti, anche a se stessi.
Da esseri umani abbiamo già tanta merda da ingoiare, e come improvvisati cantanti mezzi sbronzi impegnati in una serata del dilettante lottiamo ogni giorno affinchè si possa trovare un senso nel nostro passaggio su quella grande palla di terra, e perdere tempo con qualcosa che finisce per soffocarci un pò di più è davvero un'inusitata violenza allo specchio.
Così, per una volta, lascio che mi conquisti la telefonata speranza di una Terra promessa che forse non sarà il Paradiso che tanti si aspettano, ma sarà il mio fottuto Paradiso, la porta aperta dalla proprietaria della mia felicità.
O, per dirla come potrebbe Van Sant, My own private Paradise.


MrFord


"The dogs on main street howl, 
'cause they understand, 
If I could take one moment into my hands 
Mister, I ain't a boy, no, I'm a man, 
And I believe in a promised land."

Bruce Springsteen - "Promised land" -



giovedì 14 febbraio 2013

Thurday's child

La trama (con parole mie): come di consueto, ad una settimana ricca di uscite clamorose come la scorsa succede una decisamente più povera, all'interno della quale troveremo film italiani inutili e film inutili e basta.
Fortunatamente, però, non tutto il male viene per nuocere, e addirittura per il secondo weekend di seguito troverete un film talmente ben fatto da riuscire a mettere d'accordo perfino il sottoscritto e Peppa Kid.
Roba da non crederci.
Tant'è che perfino Ratzi ha deciso, a seguito di questo miracolo, di dare le dimissioni da Papa.

"Cannibal, oggi è un buon giorno per morire."

Noi siamo infinito di Stephen Chbosky


Il consiglio di Cannibal: noi siamo infinito, Ford tu sei finito
Papa Ratzinger ha annunciato le sue dimissioni da pontefice. Forse ha saputo che ultimamente Padre Ford si è dedicato sempre di più alla religione e vuole lasciargli spazio?
Anche se così fosse, spero che la nostra rivalità possa continuare. In fondo, se Natzi, ehm Ratzi ha lasciato per dedicarsi all’attività di twittatore a tempo pieno, anche Papa Ford potrà tenere il suo blog, no?
Noi siamo infinito e un film che a noi, dove con noi per la prima e spero ultima volta nella mia vita intendo me & Ford, è piaciuto e pure parecchio. E a voi?
Film già inserito nella top 10 dei miei preferiti del 2012 (http://pensiericannibali.blogspot.it/2013/01/cannibal-movie-awards-2012.html) e recensione cannibale coming very soon…
Il consiglio di Ford: Ford è infinito, il Cannibale un po’ meno.
Per la seconda settimana di seguito, e per l'ennesima volta quest'anno - ma cosa sta succedendo all'ordine delle cose? - giunge nelle sale un film che riesce nell'impresa di mettere d'accordo perfino il blasfemo Ford ed il Papa Boy Cannibale, una pellicola di formazione con uno sguardo sull'adolescenza e gli anni del liceo di una bellezza da brividi e disarmante. Inutile dire che questo è il film della settimana, e forse anche uno di quelli dell'anno.

"Ragazzi, festeggiamo! Il nostro film è piaciuto sia a Ford che a Peppa Kid!"

Die Hard - Un buon giorno per morire di John Moore


Il consiglio di Cannibal: Die Ford, volevo dire… Dai Ford!
Sono secoli ormai che l’idolo Bruce Willis non azzecca più un action davvero degno di nota, forse dalle precedenti dimissioni di un Papa, e dubito che questo ennesimo remake possa cambiare la tendenza.
Il precedente Die Hard - Vivere o morire era anche guardabile, però era del tutto inutile e non aggiungeva nulla alle avventure di John McClane. Se in quello c’era la figlia, in questo nuovo (?) capitolo hanno tirato fuori il figlio di McClane. Certo che questi sceneggiatoroni di Hollywood ne hanno davvero tanta di fantasia.
Quasi quanta Ford: dopo Beasts of the Southern Wild, anche il suo prossimo header sarà dedicato a Zero Dark Thirty? ;)
Il consiglio di Ford: un buon giorno per il Cannibale per morire potrebbe essere quello di decidersi ad incontrare Ford di persona!
Ennesimo capitolo delle avventure dell'inossidabile McClane, che ormai pare effettivamente aver dato tutto quello che poteva al Cinema. Da queste parti, però, si vuole un gran bene sia a Bruce Willis che alla saga, quindi ce ne fregheremo bellamente e saremo in prima linea per goderci qualche sana esplosione nonchè sparatoria nonchè action movie in barba a tutti i Peppa Kid del mondo.
Ce n'è uno solo? E meno male! ;)

"Hey Ford, ma non mi avevi detto che sarebbe stata una serata tranquilla?" "Cannibal, questa è una serata tranquilla! Vuoi o non vuoi diventare un Expendable!?"
Promised Land di Gus Van Sant


Il consiglio di Cannibal: un bel film, promesso
Grazie. Per una volta grazie alla distribuzione italiana, per non aver tradotto il titolo di questo film con qualcosa che avrebbe potuto far affiorare inquietanti ramazzottiani ricordi…
Ho già visto questo film e devo dire che mi è piaciuto. Qualcuno lo potrà accusare di buonismo o altro, ma per me raccontare bene una bella storia non significa per forza buonismo. Certo, non aspettatevi un capolavoro di originalità o qualcosa di rivoluzionario, ma un solido film diretto dalla garanzia Gus Van Sant che unisce impegno con una buona dose di intrattenimento. Questo ve lo posso promettere.
Una cosa che non vi posso promettere è che io e Ford ci daremo battaglia su questo film. Anche se, considerati i suoi gusti mistico-spirituali degli ultimi tempi, il Ford Sant potrebbe arrivare persino a rinnegare Van Sant.
Recensione cannibale prossimamente.
Il consiglio di Ford: ve lo prometto, lo guardo e cerco di fare la guerra al Cannibale!
Il buon Gus, che mi pareva alla canna del gas dopo aver realizzato quella robetta radical chic tutta forma e niente sostanza di Paranoid Park potrebbe riscattarsi con un titolo che mi ricorda in qualche modo il buon Will Hunting - sarà per Matt Damon? -. Al Saloon non è ancora arrivato, ma vedremo di provvedere a breve in modo da contrastare la presenza in rete della recensione cannibalesca, che sarà come di consueto frutto dei deliri egomaniaci del mio antagonista.

"Abbiamo fatto proprio bene a venire al Saloon da Ford! Stare con il Cannibale è una rottura di palle infinita!"
Blue Valentine di Derek Cianfrance


Il consiglio di Cannibal: Blue Ford
Davvero ironica la scelta di far uscire un film così disperato e così poco romantico proprio a San Valentino. Peccato solo che probabilmente non si è trattata di una scelta ironica…
I distributori nostrani hanno portato nel nostro Belpaese questo film con un ritardo fordiano di giusto qualche anno, ma se non altro può essere l’occasione buona per ripescare il lavoro dell’interessante regista Derek Cianfrance prima dell’uscita di Come un tuono (The Place Beyond the Pines), ancora con l’ottimo Ryan Gosling. Blue Valentine è una perfetta visione per un San Valentino alternativo, mentre se siete dei romanticoni smielati come Mr. Ford, è meglio se girate al largo.
La mia recensione, vecchia di ormai due anni ma non ancora andata a male, la potete recuperare qui
Il consiglio di Ford: volete un San Valentino da incubo che vi permetta di liberarvi di una metà sconveniente? Scegliete un film consigliato dal Cannibale!
Tralasciando i consueti commenti a proposito della distribuzione italiana, devo ammettere che questo film ormai piuttosto datato non è mai riuscito ad incuriosirmi abbastanza da affrontarne la visione: può essere, però, che l'imminente uscita di The place beyond the pines possa farmi cambiare idea e mettermi nell'ottica di una doppietta dedicata a Cianfrance. Staremo a vedere. Nel frattempo, io salto a piè pari S. Valentino e continuo a consigliarvi di essere a breve tutti infinito.

"Katniss Kid, mi dispiace, ma devo proprio mollarti. Non sopporto più quel coniglio che sta in camera nostra tutto il giorno!"

Il principe abusivo di Alessandro Siani


Il consiglio di Cannibal: il film abusivo
Alessandro Siani non è che non lo sopporto. Non capisco quello che dice. Non so quindi dire se faccia ridere o meno, so solo che io non lo capisco.
Qui, oltre ad essere protagonista, esordice alla regia e naturalmente, per non farci mancare nulla, firma pure la sceneggiatura. Ho come l’impressione quindi che questo film… non lo capirò. Almeno so che visione recuperarmi quando vorrò davvero farmi del male. Altrimenti un’alternativa valida è sempre quella di guardare qualche pellicola caldamente consigliata da UaitRascian.
Il consiglio di Ford: dovrebbero essere abusivi i consigli di Principino Kid!
Trovo che Alessandro Siani sia uno dei fenomeni televisivi e cinematografici made in Terra dei cachi più sopravvalutati ed inutili degli ultimi anni. Dunque, quanto pensate possa interessarmi un film scritto, diretto ed interpretato da lui?
Avete indovinato.
Meno di un titolo consigliato da Peppa Kid.
E ho detto tutto.

"Katniss Kid, ora che Ryan Gosling ti ha mollato puoi uscire con me!"
La mia mamma suona il rock di Massimo Ceccherini

Il co
nsiglio di Cannibal: la mia mamma le suona al Ford
Il consiglio di Cannibal: Come se Siani non fosse già abbastanza, ecco arrivare anche un film diretto e interpretato da un altro comico (?) nostrano, Massimo Ceccherini. Non ho visto i suoi filmoni precedenti, e non credo che vedrò nemmeno questa perla, che vanta nel cast Cristina Del Basso, la tettona del Grande Fratello. E se fa l’attrice lei, vuol dire che in Italia chiunque può fare qualsiasi cosa. Non so, a spararla grossa, a questo punto oserei dire che Ford potrebbe persino proporsi come autorevole blogger cinematografico!
Il consiglio di Ford: io le suonerei volentieri a Ceccherini. E non solo.
E' il momento di una confessione.
Il mio acerrimo nemico, il personaggio che più odio e trovo discutibile al mondo non è il Cannibale. Neppure Lars Von Trier. O Silvio Berlusconi. E' Massimo Ceccherini.
L'ho sempre, sempre, sempre detestato.
Non fa ridere, è brutto da vedere, mi pare sinceramente anche un coglione.
Guardate un pò a cosa mi portano certi film distribuiti.
A proposito, se lo andate a vedere vi pesto con le mie mani. E le bottiglie, ovviamente.

"Cristina, meglio se beviamo, così quando Ford ci prende a bottigliate siamo già anestetizzati!"

Viva la libertà di Roberto Andò

Il consiglio di Cannibal: viva la libertà, abbasso Ford (troppo scontata questa, lo so, lo so)
Film su una campagna elettorale che per una volta dunque esce in maniera sensata nel momento giusto. Peccato solo che siamo già talmente spompati dalla campagna elettorale vera che non credo in molti vogliamo vederne una pure al cinema.
Viva comunque la libertà di scelta, che può portare qualcuno a sorbirsi questo film anziché un gioiellino assicurato come Noi siamo infinito, oppure a perdere tempo su WhiteRussian anziché su Pensieri Cannibali.
Il consiglio di Ford: ben venga la libertà. Quella di evitare certi film.
Come già ampiamente espresso la settimana scorsa, temo di averne le palle piene di elezioni politiche, presunti politici e presunti nani maledetti. A parte il momento in cui sarò solo con me stesso nella cabina per il voto, non voglio sentire nulla che riguardi lo scempio ed il teatrino che siamo costretti a sorbirci qui.
Soprattutto al Cinema.
Che se lo sciroppi il Cannibale, che tanto è abituato all'immondizia televisiva.

"Dovessi essere eletto, vi restituirò l'Imu... E abolirò Pensieri Cannibali!"

Quattro notti di uno straniero di Fabrizio Ferraro

Il consiglio di Cannibal: meglio quattro notti con uno straniero, o possibilmente una straniera, che con Ford
Pellicola che puzza di radical-chicchismo lontano un miglio persino al mio naso.
Figuriamoci a quello di Ford…
Il consiglio di Ford: meglio quattro notti da straniero in vacanza, che qui in Italia con film come questi.
Pellicola che puzza di radical-chicchismo lontano un miglio al naso del Coniglione.
Figuratevi al mio.

"Lo confesso, ero un radical chic: poi Ford mi ha guarito a suon di bottigliate."

Notre-Dame De Paris di (regista non pervenuto)


Il consiglio di Cannibal: ma basta con ‘sti film sulla danza
Ormai ogni settimana escono regolamente non solo dei filmetti italiani distribuiti in 2 o 3 sale, non solo dei filmetti di animazione che persino Ford è in grado di creare al computer, ma pure dei filmetti sulla danza che credo/spero nessuno vada a vedere. Se volete assistere a un’opera teatrale, andate a teatro, no?
Il consiglio di Ford: non voglio vederli danzare.
Ma con tutte le buone cose che escono ai quattro angoli del globo, è possibile che qui si sia ridotti così male da proporre in sala spettacoli teatrali riciclati!?
Sapete cosa dice il vecchio Jack Burton in situazioni come questa?
Il vecchio Jack dice "basta, adesso".

"Basta, adesso."
Vietato morire di Teo Takahashi


Il consiglio di Cannibal: oddio, a Ford non lo vieterei buahah
Documentario ambientato in un centro di recupero per tossicodipendenti.
Buone le intenzioni, lascio a voi il piacere o dispiacere di scoprire il risultato.
Io, sinceramente, c’ho meno voglia di vederlo di un film scritto, diretto e interpretato da Mr. James Ford con la partecipazione straordinaria di Alessandro Siani e Massimo Ceccherini.
Il consiglio di Ford: vietato vivere (chiusi in una stanza infestata da conigli giganti a Casale Monferrato).
E pensare che questa settimana era partita bene.
Ora mi sento così depresso che quasi quasi corro a guardarmi qualche
film consigliato da Katniss Kid.
Che è tutto dire.

"Ogni volta che Ford e Cannibal si incontrano, mi tocca portare il Kid al pronto soccorso!"
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