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mercoledì 7 febbraio 2018

The Post (Steven Spielberg, UK/USA, 2017, 116')




Steven Spielberg è uno dei registi cui ho più voluto bene nel corso degli anni della mia formazione da cinefilo: emblema del Cinema americano nel senso più pieno e "meraviglioso" del termine, dalla fantascienza all'avventura, dalla malinconia alle risate, dal dramma alla commedia, il papà di E.T. è stato una delle certezze sulle quali ho costruito l'amore per la settima arte a stelle e strisce, in barba a tutti i radical che per partito preso ancora oggi la osteggiano.
Peccato che, nel corso degli anni, complici forse il compiacimento ed alcune scelte discutibili, anche lui sia incappato in una serie di pellicole davvero difficili da giudicare per chi l'ha amato: il primo passo lungo questo funesto cammino fu compiuto, per quanto mi riguarda, dal terribile La guerra dei mondi, girato al servizio del divismo di Cruise - che pur è uno dei miei favoriti - nella sua accezione peggiore, per continuare con produzioni di una retorica vomitevole - War Horse -, di una noia mortale - Lincoln - o, più semplicemente, brutte - Il GGG -.
Alle spalle la discreta prova de Il ponte delle spie e con all'orizzonte il potenziale cult che potrebbe essere Ready Player One, lo Stefanone porta in sala una pellicola dal sapore New Hollywood accolta molto bene in patria e pronta a dare battaglia su più di un fronte alla prossima Notte degli Oscar, contando su una solida base tecnica ed un gruppo di veterani decisamente nei favori dell'Academy, da Tom Hanks a Meryl Streep.
Come se non bastasse, sulla carta The Post tocca tematiche molto stimolanti per il sottoscritto, dall'indagine giornalistica alla storia vera, passando per la lotta per la libertà di stampa, uno dei diritti fondamentali della società civile: eppure, lo ammetto, sono uscito dalla visione, purtroppo, frastornato da una freddezza e da una noia di fondo decisamente troppo pesanti per poter considerare questo lavoro come una prosecuzione del cammino del già citato Il ponte delle spie.
Rispetto, infatti, ad un'opera come L'ora più buia - ascrivibile alla stessa tipologia di prodotti quasi pensati per l'Academy -, l'apporto emozionale di The Post è paragonabile a quello di una lastra di ghiaccio sulla quale organizzare un bel giaciglio di fortuna in una serata d'inverno, non proprio il luogo più piacevole in cui si desidererebbe trascorrere una notte in questo periodo dell'anno: senza, dunque, mettere in discussione l'impianto tecnico e scenico, ho finito per considerare The Post come una sorta di versione molto in minore di pellicole di riferimento come Tutti gli uomini del Presidente, un tentativo fuori tempo massimo di presentare un Cinema "di denuncia" che risulta, però, anacronistico rispetto ai tempi e poco simpatico rispetto a tutto il pubblico nato dopo l'epoca in cui si sono svolti i fatti narrati, e forse perfino a quelli che l'hanno vissuta.
Certo, il cast pare un ingranaggio oliato in tutte le sue parti, montaggio, fotografia e ricostruzione sono impeccabili, la forma confezionata nel miglior modo possibile, eppure non solo manca una vera e propria escalation, o una scena madre che rappresenti l'apice della pellicola, ma il tutto assume i connotati della mera operazione stilistica priva di qualsiasi necessità di raccontare una storia che, anche a fronte di spunti interessanti, finisce per ammazzare la storia stessa.
Per essere, dunque, un racconto - o un resoconto, considerato che parliamo di reali accadimenti - costruito per esaltare la libertà di espressione, opinione, stampa e pensiero, l'impressione che ho avuto è stata quella di un esercizio di stile controllato e precisino - non nel senso buono -, di quelli che i secchioni della classe portano a termine per compiacere il professore di turno.
E questo non è certo combattere il Potere come fecero gli uomini e le donne mostrati in questo film.



MrFord



giovedì 1 febbraio 2018

Thursday's child



Nuovo appuntamento con la rubrica a tre più richiesta della blogosfera che ospita, a questo giro, il buon Giuseppe, che si è prodigato in commenti dettagliati e professionali che faranno sembrare quelli di questo vecchio cowboy e del suo antagonista Cannibal Chic dei riempitivi da lavativi quali oggettivamente siamo: ecco dunque quello che ci e vi aspetta nelle sale per questo weekend.


"E così questi sarebbero i cosiddetti bloggers? La prima cosa da fare è bandire la rete."


The Post

"L'incontro nella gabbia d'acciaio di Cannibal e Ford è più cruento del previsto!"

Giuseppe: Lo zio Steven è tornato ed è soltanto l’inizio: “The Post” e “Ready Player One” già si preannunciano come due tra i titoli migliori dell’anno. Ma andiamo con ordine e partiamo proprio dal film candidato a due Oscar, ovvero Miglior Film e - chi l’avrebbe mai detto! - Miglior Attrice protagonista per Meryl Streep, alla Nomination numero 21 della carriera. Giustamente Meryl ha precisato di recente che ha vinto solo tre volte o, se preferite, è stata battuta per altre diciassette: come dire, ha ancora ampissimi margini di miglioramento… ma prima che Trump cominci ad applaudire per questa sottile ironia su zia Meryl tengo a precisare che anche per me è un’interprete fenomenale, e che adoro, e questa volta la prova della Streep sembra proprio la sua migliore dai tempi di “The Iron Lady”, il che la renderà uno spauracchio temibile per le altre contendenti all’Oscar, tutte straordinarie (e lo posso confermare avendole già viste in anteprima). Peccato che a rimetterci sia ancora una volta Tom Hanks, che l’Academy non si fila per nulla dal 2001, pure se avrebbe meritato la nomination più di una volta, ad esempio per “Sully” e “Il ponte delle spie”. A questo proposito, sono certo che “The Post” come stile sia molto vicino proprio a quest’ultimo: grande regia (a proposito, membri dell’Academy, ma la candidatura a Spielberg? Ma di certo di voi dopo quelli che avete fatto nel 2017 non ci si può fidare più di tanto…), sceneggiatura intensa (la pubblicazione nel 1971 dei Pentagon Papers sul The Washington Post e le conseguenze politiche che questo provocò negli Stati Uniti) e cast eccezionale. Spero che sia Cannibal Kid che Mr. Ford abbiano la mia stessa fiducia nei confronti di questo film!
Cannibal Kid: Sul serio Giuseppe si aspetta che io possa avere fiducia nei confronti di un nuovo film di Steven Spielberg, regista che non mi convince dal 2005 con La guerra dei mondi e di recente autore di obbrobri come War Horse e Il GGG, e interpretato da quelli che reputo i due attori più sopravvalutati nell'intera storia di Hollywood???
Giuseppe, credici pure! E sì, è vero: Babbo Natale esiste ed è lo stesso Spielberg.

Ford: di Spielberg, ormai, ci si può fidare poco, considerate certe schifezze che ha propinato a noi tutti negli ultimi anni. È pur vero, però, che questo The Post, anticamera del da me attesissimo Ready Player One, mi ricordi come atmosfere i film d'inchiesta anni settanta, e dunque potrebbe essere lecito aspettarsi qualcosa di buono, come per Il ponte delle spie, ad esempio, una delle cose migliori del vecchio Steve del nuovo millennio. Stiamo a vedere.
A proposito della Streep, invece, non mi pronuncio: brava, brava. Ma lei e l'Academy hanno rotto il cazzo, caro Giuseppe.


Sono tornato

"E così è in cima a quella montagna che si è rifugiato Giuseppe dopo aver avuto a che fare con quei due rinnegati. Ha fatto bene!"

Giuseppe: Non so se in questo caso invece Cannibal e Mr. Ford siano sulla mia stessa lunghezza d’onda poiché ritengo che Luca Miniero sia un regista dotato di ottimo talento, che però viene puntualmente sprecato con delle sceneggiature non all’altezza come accade per la maggior parte delle produzioni attuali del cinema italiano. Così come fece per “Benvenuti al Sud” e “Benvenuti al Nord”, Miniero si cimenta nuovamente in un remake di un film europeo, in questo caso tedesco. In “Lui è tornato” del 2015 era Hitler che riemergeva prepotentemente nella Germania di oggi, mentre in “Sono tornato” è la volta – e non poteva essere altrimenti – di Benito Mussolini, interpretato da Massimo Popolizio. Ho già avuto da un caro amico un parere positivo sul questo film e potrebbe essere una delle rivelazioni della stagione. La trama è semplice quanto assurda: il Duce ricompare all’improvviso nell’Italia odierna e si accorge che può fare ancora leva sulla rabbia del popolo, sull’ignoranza dilagante e su una certa tendenza degli italiani a dare fiducia “all’uomo solo al comando”. La cosa che preoccupa è che alcune forze politiche in campo oggi vorrebbero far leva sulle stesse cose…
Cannibal Kid: Benvenuti al Sud non mi era dispiaciuto troppo, mentre Benvenuti al Nord m'era sembrato un sequel del tutto inutile. Un po' come l'opinione stereotipata e banale di Mr. Ford sul cinema italiano, o come questo film, remake italico di un film tedesco che partiva da uno spunto interessante, ma lo sviluppava in maniera così così. A quanto pare per la versione nostrana si sono limitati a fare un copia/incolla di quello, cancellando il nome di Hitler e inserendo quello di Mussolini. Rimanendo in tema di crimini contro l'umanità, il fatto che nel cast ci sia Frank Matano, braccio destro di Paolo “peggior regista del mondo” Ruffini, non gioca poi molto a suo favore. Mi spiace Giuseppe, ma mi sa che Ford sul cinema italiano almeno 'sta volta non ha poi così torto...
Ford: la sensazione che una visione del genere potrebbe provocarmi - come fu per Lui è tornato, film dal quale è stato tratto/copiaincollato -, è che purtroppo, fosse vero, potrebbe essere che il ritorno di certi personaggi finirebbe addirittura per convincere. In fondo, viviamo in un mondo dove c'è gente come Trump al potere.
Per questo e per i numerosi dubbi che mi assalgono quando mi avvicino ad un certo Cinema italiano, credo passerò.


Maze Runner – La rivelazione

"Questo è tutto quello che resta di Cannibal dopo lo scontro con Ford!? Ci è andato giù pesante quel wrestler da strapazzo!"

Giuseppe: Terzo capitolo (e a quanto pare conclusivo) della saga distopica tratta dai romanzi di James Dashner, per la regia di Wes Ball. Sul film direi che non c’è molto altro da aggiungere poiché i fan sapranno già tutto mentre ai nuovi appassionati inutile rovinare la sorpresa. Ciò che mi preme sottolineare è che l’unico vero valido motivo per il quale andrei a vedere “Maze Runner – La rivelazione”, che è probabilmente l’unico vero valido motivo per il quale sono andato a vedere “Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar”: Kaya Scodelario. Dopo quell’obbrobrio di “Oltre i confini del mare” avevo giurato a me stesso che mai e poi mai la Disney mi avrebbe nuovamente trascinato in sala per un film dei Pirati ma, con una mossa molto furba, hanno scelto la meravigliosa Kaya per il ruolo di Carina Smith. Ma l’attrice britannica è molto più che solo Carina, e non dimentico che Cannibal la mise anche tra le sue cotte adolescenziali di qualche tempo fa: nel frattempo direi che la nostra Scodelario è cresciuta davvero benissimo. Ah, le inglesi! Speriamo che la mia fidanzata – che, per chi di voi non lo sapesse, è Jennifer Lawrence – non legga questa parte dell’articolo, o la sua gelosia diventerà irrefrenabile…
Cannibal Kid: Ah, ricordo i tempi di Skins in cui feci da talent scout di Kaya Scodelario... Negli ultimi tempi invece è finita a girare 'ste scemate hollywoodiane che manco lei mi convincerebbe a guardarle. Quanto a Maze Runner, m'è bastato e avanzato il primo episodio. E se una saga young adult non piace nemmeno a me, vuol dire che c'è sicuramente qualcosa che non va. Nella saga, o in me. O in entrambe.
Quanto a Jennifer Lawrence, apprendo ora che a quanto pare è il buon Giuseppe la causa della rottura tra lei e Darren “Genio” Aronofsky. Il mio amore per lei però credo sia più forte sia di quello di Giuseppe, che di quello di Ford, visto che io sono arrivato ad adorare persino Madre!. E voi nooo, e voi nooo.
E comunque credo che Jennifer Lawrence sia l'unica cosa su cui possiamo essere d'accordo noi tre...
Ford: ah, Jennifer Lawrence. Per me potremmo anche schiaffarci una maratona dei suoi film sbattendocene allegramente di Maze Runner e compagnia bella.


C’est la vie – Prendila come viene

"E anche per questa settimana la rubrica sta giungendo al termine! Festeggiamo!"

Giuseppe: I registi di “Quasi amici” tornano con una nuova commedia, questa volta corale, e dallo stile molto leggero e divertente, con i protagonisti alle prese con l’organizzazione di un matrimonio per una coppia di giovani sposi: tutto dovrebbe essere perfetto, ma resterà soltanto nelle intenzioni. La commedia francese sta vivendo una nuova primavera e Eric Toledano e Olivier Nakache sono tra i maggiori esponenti: incassi quasi sempre eccezionali anche in Italia, dove quasi ogni settimana ne arriva una tra le uscite. Ho saputo che un|tipetto|impertinente la scorsa volta voleva far coniugare Cannibal Kid e Mr. Ford, ma certo mi auguro non volesse affidare l’evento allo staff di Max/Jean-Pierre Bacri… dovrebbe essere sempre disponibile quello del matrimonio tra la Sposa e Bill, che attende ancora un rimborso spese da quest’ultimo.
Cannibal Kid: Questo matrimonio tra me e Ford non s'ha da fare, né domani, né mai. Né con lo staff di Kill Bill, né con quello di Max... chiii?
Jean-Pierre Bacri?
Ah, ma qua allora il Giuse se ne intende di cinema francesone ancor più del sottoscritto?
Bien. Allora forse abbiamo trovato – miracolo! – un film che può piacere a entrambi, e pure al Ford, che con Quasi amici si era esaltato quasi quanto i radical-chic patiti di Francia come moi.
Ford: Quasi amici fu una sorpresa davvero ottima, anche se il rischio, per registi saliti alla ribalta per una "one hit wonder", è di ripetersi in peggio per tutto il resto della carriera. Sarei lieto di essere smentito, ma non ho troppa fiducia in Toledano e Nakache. Non sarebbe male, però, che Giuseppe e Cannibal preparassero un bel party per festeggiare me e Jennifer Lawrence.


Slumber – Il demone del sonno

"Cosa stai leggendo?" "Pensieri Cannibali." "Per quello ho bisogno di un white russian doppio."

Giuseppe: In “Slumber” la protagonista Alice (interpretata da Maggie Q) è una specialista dei disturbi del sonno, ma porta con sé un trauma dal passato con il quale dovrà fare i conti quando riceve l’incarico di occuparsi di un’intera famiglia afflitta da gravi problemi notturni. Uno dei componenti soffre addirittura di un disturbo che porta a vivere, da svegli, i propri incubi. Insomma si parla di sonno ma da qui il collegamento coi sogni è praticamente immediato, e di conseguenza quello con un film come “Inception” e Christopher Nolan. Ma io voglio andare oltre e utilizzare questo spazio per interesse personale, ebbene sì. No, tranquilli, nessuna proposta elettorale: ma è giusto ricordare a voi, cari lettori, che sia Cannibal che Mr. Ford non hanno esaltato a sufficienza un capolavoro come “Dunkirk”, e anzi il signor Cannibal lo ha addirittura disintegrato suscitando tutta la mia indignata reazione. Come si può, dico io? Pentitevi, infedeli! Il comitato per la difesa del cinema di Nolan, del quale sono il presidente, vi osserva, sempre!
Cannibal Kid: Se apriamo il capitolo Dunkirk, qua ne esce un dibattito degno del processo del fu Biscardi. Ribadisco solo che quello di Nolan, regista che un tempo apprezzai e ora non penso proprio, è un film senza personaggi, senz'anima, senza emozioni, senza un punto di vista personale e senza Storia. A parte questi piccoli dettagli, non gli manca davvero nulla ahahah
E poi ammettilo Giuseppe, che di Nolan sei in love ancor più che di JLaw, che dopo filmoni come Memento, The Prestige o Inception, anche tu da questo Dunkirk ti aspettavi qualcosa in più...
Ford: il demone del sonno è quello che fanno venire film senz'anima pur se dalla grande tecnica come Dunkirk, che considero riuscito dal punto di vista tecnico ma davvero poco coinvolgente per tutto quello che riguarda il fascino ed il cuore, che a produzioni come Memento, Inception e soprattutto il mio favorito The Prestige non manca affatto. Un altro in grado di evocare il demone del sonno è Cannibal quando parte con i suoi pipponi in difesa dei suoi favoriti, un po' come il tuo qui sopra, Giuseppe. E non prendertela come Doc Manhattan, mi raccomando!


L’incantesimo del drago

Ford e Cannibal in attesa dell'arrivo di Giuseppe per la compilazione della rubrica.

Giuseppe: Il coraggioso figlio di un eroe cacciatore di draghi, con l’aiuto di un pipistrello aspirante drago e un altro giovane amico, si lancia alla salvezza disperata del mondo degli umani e del mondo della magia. Film d’animazione di produzione ucraina che avrà purtroppo una programmazione cinematografica risicata (a cura di Twelve Entertainment) ma sia queste piccole opere che le case di distribuzione che le acquistano meritano tantissimo appoggio e sostegno.
Cannibal Kid: Purtroppo una programmazione risicata? Piccole perle?
Ford, in che modo sei riuscito a corrompere l'onesto Giuseppe per fargli pronunziare codeste assurdità su una tale bambinata? Coi soldi, oppure con la vagina fatata di Jennifer Lawrence?
Ford: nessuna vagina fatata. Forse Giuseppe dall'Ucraina ha importato anche parecchia vodka - e su questo non si può certo dargli torto -, perché una sparata così non me l'aspettavo neanche io!

sabato 25 febbraio 2017

Florence (Stephen Frears, UK, 2016, 111')




Lo ammetto, se non ci fossero stati di mezzo gli Oscar e le candidature, ed il tentativo, come ogni anno, di essere aggiornato rispetto alle visioni quantomeno dei titoli principali tra i nominati, avrei snobbato Florence senza pensarci due volte.
Non per Steven Frears, che resta un signor artigiano della macchina da presa, e che negli anni ha realizzato molti titoli degni di nota, compreso uno dei miei piccoli cult inossidabili, Alta fedeltà.
Non per la storia narrata, tratta dalle vicende di Florence Foster Jenkins, che, a dispetto delle discutibili attitudini artistiche, dedicò la sua vita alla musica e "cantò quando molti non tentano neppure".
Non per Hugh Grant, che nonostante lo stile profondamente british e le vicissitudini personali non lineari mi ha sempre dato l'idea di una certa guasconità di fondo che apprezzo sempre.
Semplicemente, non mi pareva cosa destinata a lasciare il segno da queste parti, se non per il rischio di un'incazzatura rispetto all'ennesima candidatura per una Meryl Streep sempre più uguale a se stessa e sempre più sopra le righe.
Purtroppo, ed oggettivamente, è stato così.
Florence non è un brutto film, è evidentemente realizzato con perizia in ogni dettaglio, scorre bene e finisce volenti o nolenti per coinvolgere, a prescindere dal fatto che si tratti di qualcosa di ispirazione reale: eppure, sa di vecchio.
Sa di vecchio come una Florence che, terminata l'esibizione, torna nei suoi appartamenti spogliandosi di vestiti, trucchi, parrucchi e lustrini e crolla come una balena spiaggiata, coccolata da tutti quelli che stanno al suo fianco per amore o per denaro.
Sa di vecchio, inesorabilmente.
Come un salottino delle cinque con the, biscotti e chiacchiere da comari, un banchetto formale che non si vede l'ora di lasciarsi alle spalle, un appuntamento con una tipa che, lo scoprite entro la prima mezzora, vi farà pensare a tutto quello che vi aspetta a casa, e senza di lei.
Nel corso della visione di Florence, ho avuto l'impressione che l'unica chance che qui al Saloon avrebbe potuto avere questo film si sarebbe giocata nel caso in cui fossi stato una vecchia zitella che, con le amiche più colte, invece che al bingo nel weekend punta dritta alla sala ed ai film che possono essere considerati adatti ad una certa età. E non in senso positivo.
Certo, non ho perso le staffe come con altri titoli deludenti del passato remoto o recente, eppure l'impressione che ho avuto affrontando questo film è stata la stessa che avrei mantenuto nel corso di una visita ad un museo delle cere, o a una chiesa: tutti in silenzio e pronti a buttarsi in applausi di circostanza una volta giunti alla conclusione.
Ma se da un lato apprezzo lo sforzo di una Florence Foster Jenkins, ed in più di una misura il suo coraggio - e, ancor più, quello di chi la sostenne ed amò incondizionatamente -, dall'altro mi rendo conto di non essere fatto - almeno per ora, e prima dei settanta quantomeno - per produzioni da pomeridiana prima della cena alle sei e del letto alle otto come questa.
Non importa quanto bene siano confezionate.
La puzza di stantìo resta.




MrFord



 

giovedì 22 dicembre 2016

Thursday's child - Christmas Holidays Edition

 


Ultimo appuntamento dell'anno con la rubrica delle uscite in sala condotta da questo vecchio cowboy e dal suo acerrimo nemico Cannibal Kid, che eccezionalmente racchiuderà tutti i titoli distribuiti da qui alla fine dell'anno.
Non resta dunque che augurare a tutti - tranne al mio rivale, ovviamente - Buone Feste e darvi l'appuntamento al duemiladiciassette, che speriamo possa iniziare cinematograficamente con il botto.


"Certo che l'autore di Pensieri Cannibali è davvero un tipo inquietante."

Oceania
(dal 22 dicembre)

 
In esclusiva per le Feste, Katniss Kid e Ford posano insieme.
Cannibal dice: Bambinata Disney spacciata per storia di formazione adatta anche a un pubblico adulto, ma sempre di bambinata Disney si tratta. Cosa che significa che probabilmente White Russian lo esalterà e Pensieri Cannibali lo massacrerà. O forse ci saranno delle sorprese?
Ford dice: Disneyata totale che sta riscontrando un successo clamoroso un pò ovunque, e che per ambientazione ed ispirazione potrebbe senza dubbio piacermi. Se poi la cosa dovesse irritare Cannibal, tanto meglio.



Lion – La strada verso casa
(dal 22 dicembre)

"Caro Ford, un brindisi alle tue esaltanti classifiche di fine anno!"
Cannibal dice: Edificante storia buonista in odore di Oscar, oppure un film realmente interessante? In altre parole: solita pappetta riscaldata fordiana, o intrigante e sorprendente visione cannibale?
Ford dice: robetta che mi sa tanto di film da Oscar che penso eviterò volentieri a meno di nomination e dunque visione da dovere di cronaca. Il Natale impazza.


Florence
(dal 22 dicembre)

"Hai sentito questo? E' più stonato di te!" "Come si chiama?" "Cannibal Kid."
Cannibal dice: La storia curiosa di una donna stonata come una campana che si mette in testa di fare la cantante lirica. È un po' come se un tipo che non ne capisce niente di cinema aprisse un blog di cinema... oops, ma è già successo!
Questa vicenda per altro è stata raccontata pure in un film francese carino ma non fenomenale, Marguerite (http://www.pensiericannibali.com/2016/02/marguerite-la-cantante-che-spaccava-piu.html), e quindi della versione britannica con protagonista la solita irritante prima della classe Meryl Streep mi sa che ne posso anche fare a meno.
Ford dice: la lotta contro Meryl Streep è, purtoppo, uno dei pochi punti in comune che White Russian e Pensieri Cannibali hanno.
E non penso che questo film farà la differenza, in questo senso.

 
 
Il medico di campagna
(dal 22 dicembre)

"Mi dispiace, amica mia: non c'è cura, per la cannibalite."
Cannibal dice: Pellicola francese con il quasi amico François Cluzet che, come un po' tutte le uscite di questo periodo, puzza un po' di roba ruffianotta, ma che potrebbe anche essere la sorpresa di una settimana altrimenti troppo natalizia e troppo da Mr. Ford per essere adatta ai Mr. Grinch come me.
Ford dice: Cinema francese? Odore di ruffianata? La lascio a quel radical finto cattivo del mio rivale!

 


Le stagioni di Louise
(dal 22 dicembre)

"Certo che Ford consiglia sempre delle mete da vacanza divertentissime!"
Cannibal dice: Dalla Francia questa settimana arriva un altro regalo, solo che questa volta è indirizzato unicamente a Ford, visto che è una pellicola d'animazione e ha pure come protagonista una vecchina. Cosa può chiedere di più il mio blogger rivale a Babbo Natale? Che sia diretto da Clint Eastwood?

Ford dice: pellicola d'animazione che, oltre ad essere francese, non presenta alcun animale, e dunque rischia di essere ignorata dal Fordino. Dunque, a meno di qualche miracolo, penso la ignorerò anch'io.


Paterson
(dal 29 dicembre)

"Una sequela infinita di classifiche di Pensieri Cannibali? Mi scende già la tristezza!"
Cannibal dice: Jim Jarmusch è uno dei registi più discontinui di sempre. Un'incognita capace di realizzare dei cult cannibali assoluti come Ghost Dog, ma anche delle palle allucinanti che sembrano uscite da un cineforum organizzato da Ford come The Limits of Control. Questo nuovo Paterson sembra possa essere tra i suoi film buoni, ma è una cosa che si diceva anche di quella noia di Solo gli amanti sopravvivono, quindi c'è da stare attenti...
Ford dice: Jarmusch è uno di quei registi potenzialmente radical del quale, incredibilmente, io e Cannibal pensiamo le stesse cose, dal mitico Ghost Dog al pallosissimo Solo gli amanti sopravvivono.
Quello che posso sperare, prima ancora che il mio rivale cominci davvero a mostrare di capire qualcosa di Cinema, è che questo Paterson possa rivelarsi davvero interessante.


Passengers
(dal 30 dicembre)

"Ti prego, Jennifer, non uscire con Ford, esci con me!" "Te lo puoi proprio scordare, Chris: e cancellami pure da tutte le tue foto su Instagram!"
Cannibal dice: Sono la coppia più cool del mondo e no, sorprendentemente non sto parlando di Cannibal Kid e James Ford. Mi riferisco a Jennifer Lawrence e Chris Pratt, i due fighissimi protagonisti di Passengers. Filmone a metà strada tra lo sci-fi e la romcom che potrebbe essere una porcata commerciale della peggior specie, oppure un interessante ibrido. Comunque da vedere, per il simpatico Chris Pratt, ma soprattutto per JLaw!
Ford dice: Jennifer Lawrence è Jennifer Lawrence. Chris Pratt mi sta simpatico. Julez non vede l'ora di vedere questo film. Direi che sono a cavallo per il mio titolo delle Feste.


Il GGG – Il grande gigante gentile
(dal 30 dicembre)

"Cavoli, GGG, sei quasi vecchio quanto Ford!"
Cannibal dice: Una bambinata targata Steven Spielberg? Se fossimo negli anni '80, ai tempi del mitico E.T., ci sarebbe da andare al cinema con la BMX a vederlo di corsa. Adesso è invece meglio restarsene a casa, lontani da questo grande gigante gentile che sembra un alter ego di Mr. Ford, il gigante muscoloso e dal cuore tenero della blogosfera.
Ford dice: non ho mai amato il GGG, libro che ricordo fu imposto a mio fratello ai tempi delle elementari e mi sorbii per osmosi. Dunque non amo neppure l'idea di una sua buonista trasposizione cinematografica, che lascio volentieri al mio rivale in modo che possa alimentare il suo odio per lo Spielberg recente.


Mister Felicità
(dall'1 gennaio 2017)

"Cannibal ha apprezzato un mio film? L'ho sempre detto, che di Cinema non capisce un cazzo!"
Cannibal dice: Alessandro Siani non mi fa certo impazzire, però quando per caso ho visto Il principe abusivo non mi è sembrato nemmeno così terribile. Se, sempre per caso, mi capiterà di vedere pure questo nuovo Mister felicità, potrei non tirarmi indietro. Sempre meglio Mister Felicità di Mister Infelicità Ford, dopo tutto.
Ford dice: Siani mi pare la tipica macchietta all'italiana. E questo film la tipica merdina all'italiana. Salto con più piacere di quanto non avrei a stroncare qualche cult cannibale.

 


martedì 8 marzo 2016

Suffragette

Regia: Sarah Gavron
Origine: UK
Anno: 2015
Durata: 106'






La trama (con parole mie): siamo nel millenovecentododici in Inghilterra, e Maud Watts, madre di un figlio, donna da sempre attenta ad obbedire alle regole - anche scomode - ed abituata al lavoro in lavanderia fin dalla tenera età, viene a contatto casualmente con un'azione sovversiva organizzata dalle Suffragette, attiviste del movimento femminista pronte a lottare con tutte le forze affinchè il voto venga garantito alle donne ed una retribuzione equa possa essere una realtà a parità di sforzo e di lavoro.
Presa coscienza della condizione che lei stessa e molte nella sua situazione vivono ogni giorno in fabbrica o a casa, Maud decide di avvicinarsi alle sue colleghe che già militano nel movimento, dapprima come spettatrice, dunque come parte attiva alla causa: la nuova direzione politica presa dalla giovane costerà a quest'ultima la tranquillità in famiglia, il posto di lavoro e sacrifici inimmaginabili per una madre, ma tenendo fede al motto della fondatrice delle Suffragette, Emmeline Pankhurst, "mai arrendersi", la "nuova" Watts lotterà fino in fondo per i suoi diritti e quelli di milioni di donne come lei.










Chiunque mi conosca abbastanza bene, sa quanto le donne siano da sempre una delle debolezze principali del sottoscritto.
Ho sempre considerato l'altra metà del cielo decisamente più sveglia di quella dove sto io, più sfaccettata e complessa, più affascinante, senza dubbio più rompipalle ed in grado di gestire il rapporto tra ragione ed istinto meglio di quanto non si sia in grado di fare noi maschietti.
Un'altra cosa che ritengo sia sacra - e lo ritengo ancora di più da quando l'ho potuto vivere con i miei occhi ed i miei sensi dal giorno della nascita del Fordino - è il loro ruolo di madri: un ruolo che non ho mai considerato come "stai a casa e bada ai figli e se non mi stiri bene la camicia sono schiaffi che volano", quanto come un privilegio che a noi primati sarà sempre, purtroppo, negato.
Non mi è mai capitato, anche tornando indietro nel tempo, di pensare che le donne avessero qualcosa meno degli uomini, dai tempi dell'asilo - ricordo la guerra tra i maschi della classe rossa, quella del sottoscritto, e la gialla, dalla quale rimasi saggiamente fuori, unico tra gli aspiranti "gladiatori", e guadagnai una settimana di giardino circondato dalle fanciulle, in barba ai miei amici tutti confinati in castigo in classe - alle esperienze lavorative, dagli scontri ideologici a quelli verbali, dal conquistare all'essere conquistato.
Con questo non mi voglio certo ergere a paladino del mondo in rosa, che fin dall'alba dei tempi, pur messo sempre alle strette dai tentativi maschili, è riuscito non solo a tenere alta la testa, ma a cambiare la Storia e la società con le sue sole forze: una delle realtà più solide in grado di mostrare questo spirito indomito è senza dubbio quella delle Suffragette, che agli inizi del Novecento lottarono con tutti i mezzi in loro possesso in modo da spingere la società anglosassone verso decisioni epocali - e sacrosante - come il voto alle donne ed il riconoscimento dei loro diritti sui figli - emblematico il caso del bambino della protagonista di questo film, pur se solo accennato rispetto all'economia della trama principale -.
Il merito del lavoro di Sarah Gavron è proprio quello di testimoniare, attraverso fatti locali parte di un confronto e di un insieme più ampi, il coraggio e la passione che queste tostissime signorine mostrarono a tutti coloro i quali non le credevano non solo abbastanza stabili per poter votare, ma anche e soprattutto abbastanza per comparire da pari in società: Suffragette non sarà comunque un film destinato a fare la Storia della settima arte - per certi versi, resta molto convenzionale e dal taglio quasi televisivo -, ma a volte sono le piccole cose e gli avvenimenti casuali - si veda la sequenza più importante e ben riuscita della pellicola, l'incidente al Derby del giugno del millenovecentotredici, destinato a cambiare radicalmente gli equilibri in campo rispetto al voto alle donne - a dare inizio a qualcosa di molto più grande ed importante.
Dunque ben vengano lavori come questo, resi più forti dall'impegno e dalla partecipazione delle attrici - molto brava la Mulligan, e perfino meno fastidiose del solito la Bonham Carter e la Streep - e necessari come ogni pellicola ben costruita e legata ad una delle colonne portanti della società: i diritti civili.
E pensare alle Suffragette, alle mie colleghe, alle madri, a Julez - che, ai tempi, sarei sicuramente dovuto andare a recuperare in carcere più e più volte, e sarei stato fiero di farlo -, alle realtà che conosciamo anche quando la nostra predatoria ed istintiva natura di uomini non prende il sopravvento, alle signore ucraine responsabili delle pulizie del mio posto di lavoro che hanno promesso vodka per festeggiare oggi con noi e si stupiscono di ogni piccolo aiuto e gentilezza ricevuta qui quando la maggior parte dei loro stipendi finisce per mantenere mariti nullafacenti in patria, mi fa sperare che il percorso delle donne sia soltanto all'inizio.
E me lo fa sperare anche e soprattutto il fatto che il loro percorso è anche il nostro.
Perchè senza madri, senza mogli, o amiche, o amanti, non saremmo altro che un gruppo di scimmioni alla ricerca di un qualsiasi buco in un albero.
E non sarebbe una vita altrettanto bella.




MrFord




"Oh don't lean on me man
cause you can't afford the ticket
I'm back on Suffragette City
oh don't lean on me man
cause you ain't got time to check it
you know my Suffragette City
is outta sight... She's all right."
David Bowie - "Suffragette city" -






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