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giovedì 26 ottobre 2017

Thursday's child




Prosegue la nuova tradizione delle ospitate nella rubrica settimanale dedicata alle uscite in sala condotta da questo vecchio cowboy ed il suo finto giovane nemico Cannibal Kid: oggi, a fare compagnia con il suo modo un pò sofisticato da quasi radical, Lisa Costa, blogger ormai veterana che sta segretamente tramando per prendere il posto del mio rivale come critica più snob della blogosfera.
Come sarà andato questo incontro?



"FORD SPACCA!"

Thor: Ragnarok

"Merda! Con questa roba tecnologica sono messo peggio di Ford!"

Lisa: Credo che la mia ritrosia verso i film Marvel sia ormai risaputa. Non ne ho visto nemmeno uno. Nemmeno Cumberbatch con Doctor Strange o l’ironia di Deadpool mi hanno spinta in sala. Dubito lo possa fare questo vichingo di cui di sfuggita -a Vienna, un paio d’anni fa- sono incappata nel primo finale chiedendomi cosa diavolo stessi vedendo, come diavolo lavorano i doppiatori austriaci e cosa ci facesse lì in mezzo Natalie Portman.
Sono più snob e radical chic del Cannibale, che so non disdegnerà la visione di questo film, con la scusa di demolirlo.
Cannibal Kid: Io e Lisa potremmo dare vita ai Blogger Avengers uniti contro i film Marvel. Io prendo la parte di Cannibal America, quando è piccolo e rachitico, naturalmente. A lei tocca la parte di Vedova Nera, anche perché è l'unica donna. Ford invece può fare la parte del cattivone di turno, quello che difende a tutti i costi questi cinepanettoni ammeregani, più che cinecomics.
Lisa comunque ha ragione. I primi 2 me li ero visti per Natalie Portman e questo terzo, benché lei saggiamente si sia tirata fuori, lo guarderò per farlo a pezzi. E senza manco bisogno del martello di Thor.
Ford: nonostante la sovraesposizione degli ultimi anni, adoro i film Marvel e sono pronto a schiantare il martello di Ford in testa a Cannibal ed alla sua piccola allieva radical chic Lisa, anche e soprattutto perchè i primi due Thor sono tra i più convincenti prodotti del Cinematic Universe, e dunque da questo terzo capitolo non mi aspetto niente di meno che non una bella lezione a chi continua ad osteggiarli pubblicamente per poi goderseli nel silenzio della cameretta. Vero, Peppa?

Good Time

"Secondo te siamo vestiti più da finti giovani come Cannibal o da finti tamarri come Ford?" "Non saprei, ma mi sa che nessuna delle due cose piacerà a Lisa Costa!"

Lisa: Posso fare la saccentella? (Risposta: sì, che tanto lo so che questa nuova versione a tre della rubrica del giovedì è fatta per andar contro la MIA rubrica)
I fratelli Safdie li ho incrociati nello splendido Heaven Knows What (momento spam: http://incentralperk.blogspot.it/2017/09/heaven-knows-what.html), piccolo film dal sapore davvero indipendente. Ora voglio proprio vedere cos’hanno combinato con una produzione più grande, un attore più conosciuto –quel Robert Pattinson che in quanto a scelta di progetti per smarcarsi da certi ruoli teen è da applaudire- e soprattutto una storia diversa: quella di una rapina in banca finita male, e di un fratello in prigione da salvare e far evadere.
Io me lo segno.
Cannibal Kid: Lisa Costa che fa la saccentella me la immagino con la voce di Lisa Simpson, chissà perché...
Nonostante il suo consiglio di recuperare Heaven Knows What sia ancora rimasto inascoltato, cercherò di guardarlo. Approfittando magari per fare una doppietta di questi promettenti fratelli Safdie, insieme al loro nuovo film interpretato dal vampiro preferito di Ford. A parte forse giusto il Vampiretto del film di cui parliamo sotto.
Ford: questi fratelli Safdie mi puzzano di radical lontano un chilometro, ma dato che non voglio essere tacciato di essere un tipo prevenuto, potrei quasi quasi raccogliere il consiglio di Lisa e seguire i propositi del Cannibale, sfoderando una doppietta che potrebbe anche significare l'ennesimo massacro per titoli solo apparentemente cool di quelli che Lisa e Cannibal sono soliti consigliare.

Terapia di coppia per amanti

"Smettiamo di suonare queste cose da concerto indie lisacostiano, attacca con un pò di rock in stile Ford, per favore!"

Lisa: Ultimamente Pensieri Cannibali si è dato alla strenua difesa del cinema italiano. Io resto titubante, soprattutto di fronte a commedie degli equivoci, romantiche e “psicologiche” che sembrano aver creato un nuovo filone di cui son già stanca. Non me ne voglia Sermonti che sempre mi affascina, ma questa terapia preferisco incontrarla su carta, in quel romanzo omonimo che grida più leggerezza e meno Ambra Angiolini.
Cannibal Kid: La difesa del cinema italiano fa molto Pensieri Cannibali del 2016. Nel 2017 il mio rapporto con le nostre pellicole si è invece un po' incrinato, tanto che sta quasi andando meglio il mio rapporto con Ford...
Nah, non è vero. Volevo solo spaventarvi un po', visto che Halloween si avvicina.
Quanto ad Ambra, ai tempi in cui ero un bimbetto dell'età dei protagonisti di It, Stranger Things e Big Mouth mi piaceva decisamente. Adesso mi sta un po' sulle scatole, anche se mai quanto Ford.
Riguardo al film, mi sembra che c'è poco da stare Allegri... :D
Ford: filmetto italiano che nonostante il simpatico Sermonti si prospetta come una di quelle robette che Cannibal finisce non si sa come per esaltare, forse per l'effetto che hanno avuto su di lui le fiction Rai. Io me ne tengo alla larga, e prenoto una bella seduta di terapia di coppia per me e Peppa tenuta dalla dottoressa Costa.

La ragazza nella nebbia

"Vestito come Ford mi sento proprio a mio agio."

Lisa: Un thriller tutto italiano, tratto dal romanzo di Donato Carrisi e da lui diretto al suo esordio dietro la macchina da presa. L’aria rude dei paesi di montagna e l’aspetto cupo dell’agente interpretato da Toni Servillo è quella polverosa che mi fa gridare “film fordiano”. Ma visto il cast che promette bene e la mia vena crime ultimamente rispolverata, credo gli darò una chance.
Sì, per questa settimana il cinema italiano da difendere è proprio quello più “vecchio”.
Cannibal Kid: Lisa me la immagino un po' come una ragazza nella nebbia, misteriosa e affascinante...
Ci sto provando?
No, dai, è andata da un po' a convivere e non mi va di fare il rovinafamiglie. E poi non vorrei passare per l'Harvey Weinstein di turno.
Più che gridare al “film fordiano”, che sarebbe un grido di terrore, mi fa gridare al “film da Mr Ink”, visto che quel topo di biblioteca mi pare abbia già parlato in più di un'occasione di questo Donato Carrisi, che se devo essere sincero non mi ispira troppo, soprattutto come regista. Toni Servillo poi mi gusta solo quando lavora con Sorrentino, quindi mi sa che aspetto di vederlo nei panni del Berlusca. Mi consenta, Signorina Costa.
Ford: più che domandarmi se questo film si rivelerà la solita roba all'italiana wannabe film ammeregano - molto probabile -, mi chiedo se la ragazza nella nebbia sia Lisa circondata dall'atmosfera fumosa del bar in cui è cresciuta o Cannibal che decide di andare a correre nelle prime ore del mattino in barba alle manifestazioni autunnali. E ho paura di scoprire la risposta.

Manifesto

"Ero abituata ai party mosci del Cannibale, non ce la faccio proprio a reggere i ritmi di bevuta di Ford!"

Lisa: Chi glielo dice a Ford e al Cannibale che il film-evento in questione è uscito solo per tre giorni (23-24-25 ottobre) e non c’è già più in sala?
Che poi mi son sempre chiesta, quanto ci vanno loro in sala?
In ogni caso, già li avevo preceduti parlandone la scorsa settimana nella MIA rubrica, e questa installazione con Cate Blanchett protagonista assoluta in 13 monologhi diversi, già la sono andata a vedere e se ne parlerà presto dalle MIE parti.
Cannibal Kid: Io e Ford in sala ci andiamo solo a vedere i film che contano per davvero. Tipo quelli con Boldi e/o De Sica. Non abbiamo tutti 'sti soldi da spendere come Lisa la capitalista. Questo Manifesto del cinema radical-chic mi sa di esperimento sulla carta molto interessante, ma nella pratica potrebbe rivelarsi pesante quanto uno di quei mattonazzi russi che un tempo il Ford si sparava per passare una serata relax leggera leggera. In più Cate Blanchett è sì un'attrice bravissima, però personalmente non è mai stata tra le mie preferite. Con questo tour de force che mette alla prova le sue doti recitative, e pure la pazienza dello spettatore, riuscirà a farmi cambiare idea?
Ford: mi pare che la rubrica di questa settimana stia diventando un manifesto di quella wannabe radical di Lisa, che rischia davvero di dover subire un paio di mosse di wrestling che il sottoscritto di norma riserva a Cannibal. Solo, saranno eseguite per l'occasione da Cate Blanchett in tredici modi diversi.

La forma della voce

"Ciao, mi chiamo Lisa, e sono una giovane e timida studentessa: non farete i bulli con me, vero signori Ford e Cannibal?"

Lisa: Ma chi l’ha fatto il calendario di questa rubrica? Altro film evento già passato in sala, quei film evento che si fanno pagare il doppio rispetto al solito e che però tra fan dell’anime fan faville. Io lo sono in parte, e prima o poi potrei anche vedermelo, visto il tema del bullismo mai così attuale.
Cannibal Kid: C'è il tema del bullismo, c'è un alone di romanticismo teen tipo versione anime di Colpa delle stelle, e c'è pure aria di piccolo grande cult. Credo che questo film, in modi e per ragioni diverse, potrebbe piacere a tutti e tre. L'unico di questa settimana.
Ford: il film pare interessante. Meno interessante il fatto che sia Cannibal a curare il calendario di questa rubrica. E ancora meno che la piccola Lisa venga qui come ospite a bullizzarlo. L'unico che ha questo dovere, diritto e piacere resto io.

Vittoria e Abdul

La versione da film in costume delle chiacchierate da radical di Lisa e Cannibal.

Lisa: Li sento già lamentarsi entrambi: un altro film di e per vecchini secondo il Cannibale, un altro film di Frears uguale a se stesso e che ha perso lo smalto per Ford.
Arrivo prima di loro anche in questo caso –ve l’ho detto, io, che nemmeno in due mi battono- e visto a Venezia posso dire che sì è un film con e di vecchini e che è sempre lo stesso Frears ironico e leggero, ma è come sempre capace di commuovere e smuovere gli animi. E mica e poco. Se volete saperne di più spammo la mia recensione qui: http://incentralperk.blogspot.it/2017/09/venezia-74-victoria-e-abdul.html
Cannibal Kid: Ford, uniamo le forze contro Lisa e contro il suo tentativo, destinato a fallire miseramente, di convincerci a vedere questo classico film da “matinée fra carampane” [WhiteRussian cit.].
Ford: per una volta le unisco volentieri, anche perché occorre che Lisa abbassi un po' questa cresta da radical, prima che piovano su di lei bottigliate a cascata. Il ruolo da snob poco sopportabile di questa rubrica è già stato assegnato da tempo.

Vampiretto

"E' inutile che ti vesti come fossi un ragazzino, sei un vampiro, hai settecento anni: non vorrai mica fare la figura del Cannibale!"

Lisa: Sarò anche la più accanita fan dell’animazione fra i tre, ma certi filmetti di serie B fatico a mandarli giù.
La presenza di Max Gazzé e Carmen Consoli tra i doppiatori dovrebbe farmi pensare a un film più profondo di quello che sembra –ovvero l’inutile e ripetitivo film a tema mostri per Halloween. Lascio però il campo ai fordini.
Cannibal Kid: Lisa, tra te e Ford non so chi sia più fan dell'animazione. Quando si tratte di bambinate assurde, di certo lui. Se però questa roba che sta al dark come i Tokio Hotel stanno ai Cure non la vai a vedere manco te, io mi tengo al largo come i vampiretti dai crocifissi.
Ford: ho visto il trailer di questa roba. E ho pensato che non l'augurerei neanche a Lisa e Cannibal. Che è tutto dire.

Cure a domicilio

"La prossima volta a portare le scorte di bottiglie a Ford ci mando Lisa Costa!"

Lisa: Sarò anche votata allo snobismo, ma quando un film arriva dall’Europa dell’est alzo lo sguardo al cielo. Mi aspetta un mattonazzo o una sorpresa di quelle da vera radical-chic? In questo caso –visto il trailer- il dubbio è lecito, e mando in avanscoperta gli altri due.
Cannibal Kid: Dal trailer 'sto film sembra uno di quei lavori del Dogma 95 girati dall'amico di Ford Lars Von Trier. Solo che siamo nel 2017 e ciò non fa più nemmeno radical-chic. Fa solo schifo. Le cure a domicilio comunque le manderei a Ford. Cure a opera di un certo Pennywise.
Ford: Pennywise manda a dirvi che la prossima volta che lo mandate a casa di Ford ci pensa due volte. L'ho chiuso nello sgabuzzino e costretto a leggere entrambi i vostri blog. Non l'ha presa troppo bene.

Il Vangelo secondo Mattei

"Certo che questi Ford e Cannibal sono davvero due tipi inquietanti. E non oso neppure immaginare quella Lisa Costa."

Lisa: Va bene il cinema italiano leggero e divertente, va bene quello più serio e di genere, ma quello intellettualoide e serioso no. Proprio no. Nel trailer si citano in ordine sparso Pasolini, la parola iconoclasta, e si legge Il Quotidiano. Cos’altro aspettarsi se non la pesantezza da un film simile?
Cannibal Kid: Cos'è 'sta roba? L'adattamento di Secondo Matteo, il libro capolavoro “scritto” da Matteo Salvini, in realtà opera del suo ghost-writer Ford?
A quanto pare no. Questo potrebbe essere persino peggio.
Oddio, peggio no, dai.
Ford: questa roba da salottino finto ribelle e tanto radical se la schiaffino pure i miei due compari qui presenti. Penso potrebbe rendere il loro Halloween decisamente spaventoso.

sabato 25 febbraio 2017

Florence (Stephen Frears, UK, 2016, 111')




Lo ammetto, se non ci fossero stati di mezzo gli Oscar e le candidature, ed il tentativo, come ogni anno, di essere aggiornato rispetto alle visioni quantomeno dei titoli principali tra i nominati, avrei snobbato Florence senza pensarci due volte.
Non per Steven Frears, che resta un signor artigiano della macchina da presa, e che negli anni ha realizzato molti titoli degni di nota, compreso uno dei miei piccoli cult inossidabili, Alta fedeltà.
Non per la storia narrata, tratta dalle vicende di Florence Foster Jenkins, che, a dispetto delle discutibili attitudini artistiche, dedicò la sua vita alla musica e "cantò quando molti non tentano neppure".
Non per Hugh Grant, che nonostante lo stile profondamente british e le vicissitudini personali non lineari mi ha sempre dato l'idea di una certa guasconità di fondo che apprezzo sempre.
Semplicemente, non mi pareva cosa destinata a lasciare il segno da queste parti, se non per il rischio di un'incazzatura rispetto all'ennesima candidatura per una Meryl Streep sempre più uguale a se stessa e sempre più sopra le righe.
Purtroppo, ed oggettivamente, è stato così.
Florence non è un brutto film, è evidentemente realizzato con perizia in ogni dettaglio, scorre bene e finisce volenti o nolenti per coinvolgere, a prescindere dal fatto che si tratti di qualcosa di ispirazione reale: eppure, sa di vecchio.
Sa di vecchio come una Florence che, terminata l'esibizione, torna nei suoi appartamenti spogliandosi di vestiti, trucchi, parrucchi e lustrini e crolla come una balena spiaggiata, coccolata da tutti quelli che stanno al suo fianco per amore o per denaro.
Sa di vecchio, inesorabilmente.
Come un salottino delle cinque con the, biscotti e chiacchiere da comari, un banchetto formale che non si vede l'ora di lasciarsi alle spalle, un appuntamento con una tipa che, lo scoprite entro la prima mezzora, vi farà pensare a tutto quello che vi aspetta a casa, e senza di lei.
Nel corso della visione di Florence, ho avuto l'impressione che l'unica chance che qui al Saloon avrebbe potuto avere questo film si sarebbe giocata nel caso in cui fossi stato una vecchia zitella che, con le amiche più colte, invece che al bingo nel weekend punta dritta alla sala ed ai film che possono essere considerati adatti ad una certa età. E non in senso positivo.
Certo, non ho perso le staffe come con altri titoli deludenti del passato remoto o recente, eppure l'impressione che ho avuto affrontando questo film è stata la stessa che avrei mantenuto nel corso di una visita ad un museo delle cere, o a una chiesa: tutti in silenzio e pronti a buttarsi in applausi di circostanza una volta giunti alla conclusione.
Ma se da un lato apprezzo lo sforzo di una Florence Foster Jenkins, ed in più di una misura il suo coraggio - e, ancor più, quello di chi la sostenne ed amò incondizionatamente -, dall'altro mi rendo conto di non essere fatto - almeno per ora, e prima dei settanta quantomeno - per produzioni da pomeridiana prima della cena alle sei e del letto alle otto come questa.
Non importa quanto bene siano confezionate.
La puzza di stantìo resta.




MrFord



 

sabato 8 ottobre 2016

Alta fedeltà (Stephen Frears, UK/USA, 2000, 113')



Ricordo benissimo l'istante in cui per la prima volta incrociai il mio cammino con quello del romanzo di Nick Hornby, Alta fedeltà: ai tempi ero solo un ragazzo un pò troppo stronzo più alle prese con se stesso che con l'esterno e le ragazze che frequentava, e l'ex fidanzata - se così si può chiamare - che me lo regalò disse che il personaggio di Rob le aveva fatto pensare a me.
Per curiosità, aprii il libro che mi era stato appena dato e lessi una frase utilizzata anche per la sua trasposizione cinematografica - una delle più azzeccate e brillanti degli Anni Duemila, devo dire -, legata al desiderio proprio del protagonista di liberarsi di "tutti i dischi dalla A alla K, mollare tutto ed andare a lavorare in un Virgin Megastore": non so se perchè in quel periodo cominciò a decollare la mia passione per la Musica o perchè lavoravo effettivamente in uno dei negozi di proprietà di Richard Branson, ma mi ritrovai subito nel buon Rob Gordon, anche se, devo ammetterlo, per background ho sempre finito per rivedermi più nella versione americana di John Cusack che nella cornice di Chicago cita Johnny Cash e Bruce Springsteen che non in quella decisamente più british dell'originale cartaceo.
Con gli anni, e giunto a quella che è effettivamente l'età del main charachter, ammetto di avere poco - se non la passione per le sette note e le donne - del protagonista, eppure ho sempre voluto un gran bene ad una delle commedie romantiche "al maschile" più riuscite della Storia recente della settima arte, che ha fatto parte della mia vita dalle visioni innumerevoli accanto a mio fratello ed al mio amico Emiliano - che era a tutti gli effetti un personaggio da Championship Vinyl - alle sensazioni lasciate dalle prime storie serie ed importanti della mia vita, fino ad arrivare ad oggi, quando guardo Rob e mi pare quasi di vedere un fratello minore, qualcuno che ancora si culla in uno stato di sicurezza apparente tipico dell'adolescenza e degli anni appena successivi e non ha ancora trovato lo stimolo giusto per muovere oltre, a prescindere da quelle che siano le convenzioni sociali e le aspettative di genitori, datori di lavoro e simili.
In questo senso, l'utilizzo delle "top five" e delle compilation per descrivere stati d'animo, aspirazioni e volontà di uscire dal ristagno che a volte ci soffoca nel quotidiano funziona alla grande proprio per la sua semplicità, e per un appassionato di Musica - ma varrebbe assolutamente anche per il Cinema - è un veicolo perfetto per mettere alla prova da un lato la propria conoscenza - meglio se enciclopedica - della materia e dall'altro la creatività di creare le proprie liste o riorganizzazioni dell'ordine dei dischi - o dei film - nel modo più "confortevole" possibile - l'idea dell'ordine autobiografico scelta da Rob è folle, ma incredibilmente affascinante -.
Se, a questo cocktail, aggiungiamo una colonna sonora pazzesca, protagonisti perfetti - quando Jack Black risultava semplicemente irresistibile e non l'ennesima versione fotocopia di Jack Black - ed una scrittura fresca, ironica ed arguta - il passaggio in cui Rob, venuto a sapere che Laura non ha ancora fatto sesso con il suo nuovo compagno, decide felice di correre a scopare con la musicista conosciuta da poco, è fantastica ed assolutamente indicativa del comportamento maschile -, il gioco è fatto.
Per quanto mi riguarda, infatti, continua ad essere impensabile non considerare Marvin Gaye una delle Leggende assolute del soul, e non solo non trovare spazio in una top five delle commedie romantiche per i ragazzi del Championship Vinyl.
Virgin Megastore o no.




MrFord




 

venerdì 1 aprile 2016

The program

Regia: Stephen Frears
Origine: UK, Francia
Anno: 2015
Durata: 103'







La trama (con parole mie): David Walsh, giornalista sportivo del Sunday Times che intervistò Armstrong ai tempi dei suoi esordi e si convinse del suo talento, nel corso del primo Tour vinto dal ciclista americano tornato alle corse dopo la battaglia vinta contro il cancro comincia a coltivare il sospetto che, dietro l'incredibile successo di quello che è destinato a diventare uno degli sportivi più famosi e rispettati al mondo in realtà si celi l'utilizzo di sostanze illecite.
Inizia così per Walsh una sorta di sotterranea battaglia con Armstrong fatta di supposizioni, articoli, sospetti e lotte legali, che pare definitivamente perduta nel momento in cui viene effettivamente riconosciuto il fatto che il vincitore di sette Tour non sia mai risultato positivo ad un controllo ed imposto un risarcimento da parte del Sunday Times ed il ritiro dello stesso Armstrong.
Al ritorno alle competizioni di quest'ultimo nel duemilanove, però, la partita si riapre.







Considerati lo stretto contatto del sottoscritto con il ciclismo - che assocerò per sempre alla figura di mio padre -, la visione del documentario The Armstrong lie e l'opinione comune, avevo davvero molta paura di affrontare in maniera equilibrata la visione di The program: il rischio, infatti, che fosse un film con un'unica direzione pronto a ritrarre il ciclista texano come una sorta di diavolo in Terra, considerato il fatto che è stato tratto dal libro inchiesta realizzato da uno dei primi e suoi più grandi detrattori - il David Walsh che è anche narratore della vicenda -, era piuttosto alto, così come probabile, in quel caso, sarebbe stata l'ipotesi delle bottigliate.
Stephen Frears, invece, pur non realizzando il film sportivo del secolo, porta sullo schermo un prodotto solido ed in grado di raccontare la vicenda che ha visto trionfare prima e dunque cadere rovinosamente uno degli sportivi più idolatrati ed idealizzati di sempre, Lance Armstrong, senza per questo indulgere nella faziosità da un lato o nella retorica dall'altro: il campione texano è riportato fedelmente per quello che è - un drogato di vittorie e di potere, a prescindere dall'assunzione di farmaci proibiti, che avrebbe fatto qualsiasi cosa per difendere la sua posizione ed il suo status, ma anche un lottatore estremo, in grado di fronteggiare il cancro ed uno scadalo che avrebbe seppellito molti altri ed uscirne tutto sommato indenne -, interpretato benissimo dal sempre troppo sottovalutato Ben Foster pronto a capitanare un cast ben assortito ed in parte, dall'ottimo Guillame Canet nel ruolo del medico italiano Michele Ferrari, per anni preparatore di Armstrong e del suo team a Jesse Plemons, quasi irriconoscibile rispetto alla seconda stagione di Fargo nel ruolo della "nemesi" di Armstrong Floyd Landis, tra i responsabili, con le loro testimonianze, della revoca delle vittorie al Tour dell'ex iridato statunitense.
Di fatto, Frears e gli autori riescono nell'intento di mostrare senza perdere troppo l'equilibrio i lati umani - in senso sia positivo che negativo - del loro protagonista e degli uomini che attorno a lui hanno ruotato in quegli anni, sfruttando l'onda del suo successo o, in alternativa, la mano pesante di un certo suo dispotismo - ottima la scelta di riportare fedelmente il faccia a faccia in corsa tra Armstrong e Simeoni, concluso con la quasi inquietante espressione dello stesso Armstrong che a favore di camera fece il gesto di chiudersi la bocca con una cerniera -: con questo The program, pur se in misura minore rispetto al già citato The Armstrong lie, è interessante notare come, a prescindere dalle colpe dell'egotico Lance, in conclusione risulti essere più forte la critica ad un sistema - quello del ciclismo - da sempre probabilmente segnato dalla questione doping che, di fatto, fino a quando continuerà a funzionare basandosi sulla spettacolarizzazione sempre maggiore dei grandi giri ed alla durezza di alcune competizioni - come il Tour -, difficilmente riuscirà a cambiare davvero strada, Armstrong squalificato a vita oppure no.
Senza dubbio, comunque, quella dell'ex sette volte trionfatore degli Champs Elysees è una vicenda clamorosamente cinematografica e vissuta al massimo dal suo protagonista: da giovane promessa pronta a gettarsi nel doping pur di colmare il gap con gli avversari che già ne facevano uso a vittima di un cancro terminale sconfitto quasi a sorpresa, dal ritorno in bicicletta ai trionfi al Tour, che mai nessuno aveva dominato in quel modo netto e perentorio, dal ritiro al secondo ritorno, dettato dall'ingordigia e dalla voglia di primeggiare sempre e comunque, che gli costò tutto quello che aveva costruito, fino alla confessione in diretta tv da Ophra - curioso, in questo senso, che con il documentario Alex Gibney decise di aprire il film proprio con l'appena citato faccia a faccia, mentre Frears sceglie, al contrario, di chiudere il suo lavoro con lo stesso passaggio - .
Probabilmente molti, nel mondo dello sport - anzi, forse quasi tutti - potranno solo sognare, nel corso di un'intera carriera, una serie di vittorie così clamorose ed una sconfitta senza appelli e su tutta la linea, eclatante quanto l'insieme di tutti i trionfi: ma del resto, doping o no, i migliori, i sopra le righe, quelli destinati a lasciare un segno, finiscono per lasciarlo.
Sempre e comunque.





MrFord





"You are the one that's creeping,
you are the one that's cheating,
but if your heart is beating,
bring it on, bring it to me."
John Newman - "Cheating" - 




martedì 18 febbraio 2014

Philomena

 Regia: Stephen Frears
Origine: UK, USA, Francia
Anno: 2013
Durata: 98'



La trama (con parole mie): Philomena è un'anziana donna irlandese che, da mezzo secolo, rimugina sul destino del bambino che partorì quando era ancora una ragazza, considerato un peccato da scontare dalle suore presso le quali viveva e venduto come figlio adottivo ad una coppia di coniugi statunitensi. Venuta casualmente in contatto con Martin Sixsmith, ex capo ufficio stampa del Labour Party caduto in disgrazia presso i colleghi nonchè esperto giornalista, la vecchia signora finisce per ispirare lo stesso nella stesura di un libro verità sulla sua vicenda.
Supportata dalla figlia - avuta successivamente rispetto alla permanenza nel convento - e da una fede ed un ottimismo incrollabili, la donna si metterà in viaggio con il disilluso ed ateo Martin nella speranza di ritrovare il figlio ormai adulto negli States.







All'uscita in sala di Philomena, nuova pellicola firmata dal veterano Stephen Frears, ammetto di aver storto il naso all'idea dell'ennesima proposta da signore attempate da the delle cinque finto radical chic buone giusto per la pomeridiana all'Anteo - sala milanese tanto bella quanto inesorabilmente destinata ad un pubblico da sonore bottigliate -.
Tutto questo perchè, per dirla come la direbbe Philomena - la piccola, grande protagonista del qui presente sorprendente prodotto, interpretata ottimamente da Judi Dench -, non sono altro che un "ateo babbeo": lontano, infatti, dalla fede e dalla forza d'animo di questo charachter decisamente più complesso di quanto non appaia, avevo bollato l'opera di Frears come qualcosa di altamente trascurabile, da rimandare ad un'eventuale visione riempitivo futura, in barba alla nomination all'Oscar che, a visione dei candidati al titolo di miglior film avvenuta, risulta decisamente più meritata rispetto a quelle di Gravity e Captain Phillips - non che ci volesse molto, direte voi: ma lo scrivo come un complimento -.
Come si sarà dunque intuito, mi trovo a dover rivedere la posizione a proposito di un titolo che non sarà la scossa definitiva concepibile da uno spettatore o il riferimento assoluto per questo inizio duemilaquattordici - in questo senso soltanto un film è riuscito quasi ad affiancare lo strepitoso The wolf of Wall Street -, ma che è senza dubbio onesto, diretto ed efficace, pur non contando su una trama particolarmente innovativa o un ritmo da cardiopalma.
La perfetta sinergia che si crea tra la Dench e la sua spalla Steve Coogan - in questo caso presente anche in veste di produttore e sceneggiatore - sopperisce infatti ad una prima parte fin troppo lenta ad ingranare spingendo l'audience verso una conclusione al contrario efficace e toccante, in grado di colpire dal momento della rivelazione sull'identità ed il destino del figlio perduto di Philomena al confronto finale che vede coinvolta l'insolita coppia di viaggiatori ed improvvisati investigatori e la Superiora responsabile della vendita del bambino della protagonista, separato dalla madre all'età di tre anni. Rispetto a questo stesso confronto, e cercando con tutte le forze di non spoilerare troppo, inutile per me non prendere le parti - e la posizione più decisa - di Martin, scettico rispetto alla Fede ed ancor più riguardo le istituzioni religiose, pronto a gridare contro un'ingiustizia tra le tante commesse dalla Chiesa nel corso dei secoli e come tante lasciate ben nascoste sotto il pesante tappeto del timore reverenziale che in troppi, ancora, dimostrano di avere quando si tratta di confrontarsi con i galoppini dell'Altissimo, a prescindere dalla provenienza geografica e culturale degli stessi.
Una cosa, però, c'è da dire in favore delle conseguenze di questo incontro tra uno scettico convinto ed una vera credente: così come fu per Vita di Pi, non è detto che il faccia a faccia tra due opposti, quando è costruttivo e votato alla scoperta sincera dell'altro, non sia utile ad entrambi per guadagnare qualcosa in termini umani ed emotivi.
E la sensazione che io stesso ho provato nell'osservare lo sforzo ed il coraggio di Philomena nell'approcciare il perdono è stata quella di una più che sentita ammirazione, perchè neppure con tutte le buone intenzioni riuscirei a giustificare una scelta così forte e pura.
Se non l'amore per un figlio, sia esso perduto, o ritrovato.
Ed in questo senso, al termine del loro viaggio, Martin e Philomena finiscono per ritrovarsi entrambi nel ruolo che, forse, hanno inseguito per tutta una vita.



MrFord



"Mother, you had me, but I never had you
I wanted you, you didn't want me
so I, I just got to tell you
goodbye, goodbye."

John Lennon - "Mother" - 



 

giovedì 19 dicembre 2013

Thursday's child


La trama (con parole mie): e dunque siamo giunti ancora una volta alla fine dell'anno, con le classifiche dei Ford Awards ad incombere ed i bilanci del duemilatredici pronti ad essere redatti. Con loro giunge anche l'ultima tornata di uscite in sala prima del giro di boa del nuovo anno, quando ritroverete, botti permettendo, sia il vecchio cowboy che il finto giovane Cannibale alle prese con i titoli che inaugureranno - e speriamo bene - il duemilaquattordici.
Nel frattempo, buone feste anche dalla rubrica dei due nemici più acerrimi della blogosfera!


"Ammazza! Ford e Cannibal dal vivo sono anche peggio che virtuali!"

Frozen – Il regno di ghiaccio di Chris Buck, Jennifer Lee


Il consiglio di Cannibal: Forden – Il regno del tamarro
Il Natale va diventare tutti più buoni?
Ma col ca##o!
Frozen – Il regno di ghiaccio promette di essere la disneyata più disneyata nella storia della Disney. Ho dato un ascolto alla colonna sonora e m’è venuta voglia di chiamare Van Damme, Stallone, Chuck Norris e tutti gli altri amichetti di Ford e andare a casa di Topolino a fare una strage. Qualcosa di talmente zuccheroso e inascoltabile, da musical vecchissimo stile, che se vado a vedere un film del genere non so davvero quale potrebbe essere la mia reazione. Meglio evitare, che se no va a finire davvero che rivaluto gli eroi (?) action degli anni ’80.
Il consiglio di Ford: bastava anche solo l'Era glaciale.
Quest'anno si conferma davvero poco felice per il settore dell'animazione, e dopo il recente Planes ecco un altro "regalo" disneyano per la felicità di grandi e piccini: peccato solo che, invece di una cosa pixariana ed interessante, si tratti dell'ennesima robetta buonista sfruttata per cavalcare il periodo e piazzare la vendita di qualche milione di pupazzetti, astucci, videogiochi e chi più ne ha, più ne metta.
I vecchi cartoni animati paiono aver perso il cuore. O averlo messo dritto nel congelatore dove pensano si trovi anche il cervello degli spettatori.
E non so come è messo il Cannibale in questo senso, ma io non ci sto.


"Katniss Kid, mi concedi questo ballo?" "Neanche per sogno, Ford, sei un bruto!"

Colpi di fortuna di Neri Parenti


Il consiglio di Cannibal: un vero colpo di fortuna sarebbe se a Ford venisse un colpo uahahah
Non chiamatelo Cinepanettone, per favore. Questo non è un Cinepanettone. Questo è peggio. Questo è un Cinemerdone. Diretto da quel fenomeno di Neri Parenti, è un film a episodi sul tema della sfiga che fin dal trailer lascia sconvolti per la sua bruttezza e che se riesce a strappare 1 risata 1, quello sì sarebbe un colpo di fortuna.
Parafrasando gli Hunger Games: felice Natale, Ford, e possa la sfiga essere sempre a tuo favore.
Il consiglio di Ford: colpi di bottiglie, il regalo di Ford a Peppa Kid.
La settimana di natale è da sempre la peggiore per il Cinema, dunque non mi sforzo neppure di commentare questa merda gigante e spero che, almeno per quanto riguarda le uscite in sala, finiscano presto le feste in modo da ricominciare ad avere tra le mani almeno qualche titolo interessante.


"Ford e Cannibal la coppia di Natale!? Ma non fateci ridere!"
Indovina chi viene a Natale? di Fausto Brizzi


Il consiglio di Cannibal: indovina chi non viene al cinema a Natale?
Certo che c’è davvero una grande sfiga, volevo dire grande sfida quest’anno nei cinema italiani.
Sarà peggio Colpi di fortuna o Indovina chi viene a Natale?
Quasi quasi li vorrei guardare entrambi per scoprirlo.
Sì, certo, è una cosa molto probabile, che io li veda. E poi magari mi travesto da Babbo Natale e vado a trovare Ford portandogli un sacco di meravigliosi regali.
A Natale puoi…
Ma anche no.
Il consiglio di Ford: Certo non il sottoscritto!
Seconda merda galattica sfornata ancora calda e fumante per tutti noi dai distributori italiani, che continuano a sperare in incassi milionari di schifezze che, fortunatamente, paiono essere almeno in parte passate di moda.
Quello che invece non tramonta mai è il desiderio del sottoscritto di rivelarsi la versione del Grinch di Cannibal Kid, presentandomi felice la notte della vigilia nella sua cameretta seppellendolo sotto una montagna di carbone. Ardente.


"Peppa Kid, sei proprio un pupazzo!"
I sogni segreti di Walter Mitty di Ben Stiller


Il consiglio di Cannibal: il mio sogno non tanto segreto è noto a tutti e ha a che fare con Ford e un martello, ma Miley Cyrus non c’entra niente.
I sogni segreti di Walter Mitty è il film più promettente di questo Natale cinematografico italiano. E ciò la dice lunga. Ben Stiller in veste di regista è sempre una grandissima incognita, visto che in passato ci ha regalato cult come Zoolander e Giovani, carini e disoccupati ma pure porcatone come Il rompiscatole e Tropic Thunder. Questo suo nuovo potrebbe essere una commedia un pochino indie molto piacevole, così come affondare nella melassa come la definizione nel trailer di “Nuovo Forrest Gump” lascia immaginare. E il mio sogno più o meno segreto, oltre all’eliminazione totale di Ford, è l’eliminazione di tutte le pellicolette buoniste che spero Walter Mitty non finisca per essere.
Il consiglio di Ford: il mio sogno non tanto segreto è di poter incontrare il Cannibale di persona almeno una volta. Anche perché dopo del Cannibale non resterà abbastanza per un secondo round.
Ben Stiller mi è sempre stato discretamente antipatico, eppure sia come attore che come regista è riuscito negli anni a regalarmi pellicole piacevoli ed ottimi cult: per quanto il trailer di questo Mitty non mi ispiri particolarmente, non è detto che possa rivelarsi la sorpresa della settimana, riuscendo a far salire l'interesse per un weekend molto lungo - dato che prima del nuovo anno in sala non arriverà nient'altro - per ogni spettatore degno di questo nome. Speriamo dunque che il buon Ben non si faccia prendere troppo dalla bontà e confezioni per noi qualcosa che possa mettere d'accordo tutti, pubblico e critica, chi capisce di Cinema e chi no, Ford e il Cannibale.


"Speriamo che non ci sia Ford alla guida dell'aereo!"
Philomena di Stephen Frears


Il consiglio di Cannibal: attenzione, Ford mena
Oltre a Walter Mitty, l’altra pellicola di queste feste che potrebbe salvarsi è Philomena, firmata da un altro regista piuttosto discontinuo come Stephen Frears. Il drammone interpretato da Judi Dench rischia però di essere una di quelle visioni da sala del tè che Ford finge tanto di disprezzare, ma in realtà adooooora tanto gustarsi. Potrebbe anche non essere malaccio, ma mi puzza di ruffianata bella e buona. Un film bello cattivo questo Natalie proprio non lo fanno uscire?
Il consiglio di Ford: in men che non si dica, cercherò di svicolare!
Questo mi pare proprio uno di quei film sopravvalutati e un po’ spocchiosi che tanto piacciono ai finti radical chic neppure degni di essere veri come il mio antagonista, e nonostante ne abbia sentito parlare discretamente bene la mia curiosità di vederlo è più o meno la stessa di sperimentare lo champagne al posto del bourbon.
Considerato, inoltre, quanto era stato bastonato il recente A late quartet da Julez ai tempi del suo passaggio al Saloon, direi che questo Philomena potrebbe venire buono solo per un ritorno della signora Ford al timone della recensione.

"Io più vecchia di Ford!? Ma che cazzo vai dicendo!?"
Piovono polpette 2 – La rivincita degli avanzi di Cody Cameron, Kris Pearn


(esce il 25 dicembre)
Il consiglio di Cannibal: piovono bottigliate sulla testa di Ford
Il primo Piovono polpette era un filmuccio carino caruccio che si lasciava vedere senza infastidire troppo, ma senza nemmeno lasciare un ricordo così indelebile. Anzi, chi se lo ricorda? Un sequel direi che non lo desideravano in molti, a parte forse i bimbetti più disperati come Ford, e quindi potevamo anche farne a meno. In confronto alle altre moltissime uscite disprezzabili del periodo, questa comunque la si può semplicemente ignorare. Dopo tutto si tratta pur sempre di avanzi.
E qui vi aspettate che faccia una battuta perfida contro Ford?
Ma no. È pur sempre quasi Natale e anch’io divento più buono, quindi colgo l’occasione per fare gli auguri al mio rivale: buone feste, dannatissimo Ford!
Il consiglio di Ford: piovono bottigliate sulla testa del Cannibale.
Piovono polpette è un film che, ai tempi della sua uscita, trovai enormemente sopravvalutato, scontrandomi anche con alcuni amici che lo paragonavano a cose ben più valide che ora non sono più qui per raccontarlo.
Onestamente, di un sequel mi fregava meno di zero, ma dato che in due settimane il tempo da dedicare alle visioni è molto, potrebbe anche passare da queste parti giusto per essere quasi immediatamente dimenticato, un po’ come un piatto non troppo soddisfacente del cenone.

E proprio quando poteva cadere alla perfezione una battuta sul coniglione arrosto, ecco che lo spirito natalizio ha finito per impadronirsi perfino del vecchio cowboy: dunque mi risparmio, e auguro buone feste perfino a quel pusillanime del Cannibale!

Katniss Kid fiera del suo cenone di Natale.

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