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lunedì 19 novembre 2012

Six Ford Under

La trama (con parole mie): ebbene sì, tornano dopo una pausa fin troppo lunga le famigerate Blog Wars che ormai da parecchio tempo periodicamente scoppiano e che vedono opposti il sottoscritto e l'eterno adolescente mio rivale Cannibal Kid.
Questa volta ci - e vi, speriamo ovviamente - divertiremo sfruttando uno dei fenomeni che negli ultimi anni ha, di fatto, cambiato la geografia dell'entertainment: le serie tv.
Oggi tocca al sottoscritto, quindi avrete l'occasione di rifarvi gli occhi con proposte bomba, domani, purtroppo per tutti noi, toccherà anche al mio avversario: e allora non andrà così di lusso!


"Forza, ragazzi! Ancora un piccolo sforzo e il Cannibale è sistemato!"

Nuova Blog War tra me e il mio blogger rivale, tale Mr. James Ford.
Dopo esserci dedicati ai peggiori film della storia del cinema, abbiamo saggiamente deciso di cambiare del tutto genere, spostandoci dal grande al piccolo schermo. La nuova Battaglia Bloggara è infatti dedicata alle nostre 10 serie tv preferite di tutti i tempi.
Ladies first, prima le signore. E allora, da vero gentle(mad)man d’altri tempi, concedo il primo turno di questa sfida a lei, Mrs. Fordero, e alle sue discutibili, discutibilissime scelte.
Tanto per ribadire che non solo ha dei pessimi gusti cinematografici, non solo ha degli ancora più pessimi gusti musicali, ma oggi scopriremo che pure di televisione non ne capisce un’H.
Ecco a voi le 10 serie preferite da Ford, di cui molte parecchio trascurabili. Noi giovani cannibali ci diamo appuntamento per domani, con la mia spettacolare e più variegata decina.
Cannibal Kid

Dall'ultima Blog War dedicata ai film più brutti della nostra storia di spettatori, io e il mio sempre bollito antagonista Cannibal Kid abbiamo lasciato insolitamente passare parecchio tempo, presi dalla nostra rubrica settimanale sulle uscite in sala e convinti che una pausa avrebbe dato fuoco alle polveri all'annuncio della nuova battaglia: e così, in effetti, è stato.
Questa volta l'accelerante per l'incendio destinato a scoppiare nel confronto è dato dalle serie tv, universo letteralmente esploso negli ultimi dieci anni ed in grado, ormai, di regalare al pubblico prodotti di qualità talmente alta da non avere nulla da invidiare alle opere destinate al grande schermo. Oggi avrete la fortuna di rifarvi gli occhi con una selezione con gli attributi, che spazia dal terrore puro all'emozione, passando per
parecchi morti ammazzati, prima di ritrovarvi, domani, a dover fare i conti con le turbe adolescenziali del Peter Pan rinconiglito che mi ritrovo come avversario.
Mr. James Ford

"Non preoccuparti troppo, Cucciolo. Un colpo secco, ed è tutto finito."
1) Twin Peaks (1990-1991) Creata da: David Lynch, Mark Frost


MrJamesFord Se esiste o è mai esistita una serie cui è possibile assegnare l'appellativo di Capolavoro, è senza dubbio Twin Peaks. Vertice massimo del mio terrore durante tutta l'infanzia e l'adolescenza grazie alle atmosfere inquietanti e al terrificante Bob, questo complicato thriller onirico creato da David Lynch, seppur caotico e nella seconda stagione troppo dispersivo, tocca vette ancora insuperate di magnetismo nel suo fotografare la vita della provincia "dorata" di un'America che non è mai esistita, non esiste e non
esisterà. La fine dell'innocenza e dell'epoca della meraviglia passa tutta attraverso il telo di plastica che avvolge il corpo di Laura Palmer.
Cannibal Kid Twin Peaks svetterà naturalmente anche sui picchi ben più interessanti e innevati della mia Twin Kid lista di domani. Una decina talmente tanto potente, che a finire nel telo di plastica non sarà Laura Palmer, ma il povero vecchio Ford.
Oddio, che spettacolo inquietante. Peggio di qualunque visione immaginata da Lynch!

"!eccangerf eus el noc itacnats aveva ic: amic ni àl elabinnaC oseppa omaibbA"
2) Lost (2004-2010) Creata da: J.J. Abrams, Jeffrey Lieber, Damon Lindelof



MrJamesFord Così come Twin Peaks può essere riconosciuta come la serie più clamorosa mai creata, Lost è senza dubbio quella ad aver meglio rappresentato il concetto di esperienza, non soltanto come audience ma anche, e soprattutto, come persone. Un viaggio emotivo accanto ad una serie di personaggi indimenticabili - su tutti il Sawyer cui devo il nickname da blogosfera - che è impossibile dimenticare: e come per la creatura di Lynch e Frost, anche l'opera di Abrams e soci è qualcosa di talmente grande da
riuscire a mettere d'accordo perfino Ford e Cannibale, che se finissero soli su un'isola (quasi) deserta rischierebbero di farla saltare in aria. Sempre che il sottoscritto non decida di dare in pasto il suo antagonista agli orsi polari la prima notte di pernottamento.
Cannibal Kid Piuttosto che finire su un’isola deserta insieme a Ford, preferirei finire con Tom Hanks versione Cast Away. E chi legge abitualmente il mio blog (ovvero persone di un’intelligenza e di un gusto sopraffini) sa che odio Tom Hanks…
Finire con Ford che se ne va in giro per l’isola mascherato da wrestler a cacciare teneri scoiattoli e altre spaventose creature a mani nude (uh, che coraggioso!) è un’esperienza che proprio non mi va di vivere. Un po’ come non rivivrei quei minuti in Chiesa nel finale di Lost. Il punto più basso di una serie altrimenti (quasi) sempre grande.

"Hey Ben, che stai facendo?" "Sai com'è, il cast di Six Feet Under mi ha chiesto di scavare una fossa per il Cucciolo Eroico!"
3) Six Feet Under (2001-2005) Creata da: Alan Ball


MrJamesFord E' difficile descrivere in maniera equilibrata una serie come questa, creata con uno stile impeccabile dall'Alan Ball di American Beauty attorno alla famiglia Fisher, proprietaria di un'attività di pompe funebri. Se esiste un'opera perfetta per comprendere, più che il significato di Famiglia, quello del rapporto tra fratelli e/o sorelle, è questa. Non a caso il suo autore ha deciso di mettere la parola fine sulle
vicende di questo insolito focolare domestico proprio a seguito della perdita della sorella, nonostante non fosse ancora prevista un'ultima stagione. E se non bastassero i personaggi, gli interpreti - Michael C. Hall,
amato da tutti per Dexter, nel corso delle cinque stagioni di Six feet under è riuscito anche a fare meglio -, le vicende profondamente realistiche ed al contempo quasi "ultraterrene", sappiate che, una volta giunti alla conclusione, vi troverete di fronte il miglior finale mai scritto per una serie tv. Nonchè una delle rarissime visioni che è stata in grado di portarmi alle lacrime. E immagino già che quell'imbalsamato di Mummia Kid avrà già la battuta pronta su questo.
Cannibal Kid Ford che piange come una femminuccia…
UAAHAHAHHAHAHAHAHAHH
UAAAAAAAAAAAHAAAAAAH
UAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAHAAAAAAAAAAAAAAAAAAAH
No, davvero. Non ce la faccio a continuare. Blog War sospesa.
UAAHAHAHAHAAAH UAAAAAAAAAAAAAAAAAAAHAAAAAAAHAAAAAAH
MrJamesFord Come avete visto ormai posso tranquillamente prevedere tutte le mosse del mio avversario, che finge di darsi un'aria distaccata senza pensare di aver palesemente ammesso di essere stato commosso più di una volta dai suoi filmetti da scolaretta. Voi non siate prevedibili come lui, che all'ora della programmazione di Six Feet Under ai tempi era già nel suo lettuccio con le coperte rimboccate ed i peluche dei coniglioni, e lasciatevi sedurre da una delle proposte più incredibili che il piccolo schermo abbia conosciuto, nonchè al finale per eccellenza di un serial - cosa, peraltro, quasi universalmente riconosciuta -.
Cannibal Kid Scusate, ho immaginato Ford che piange come una donzeletta che vien dalla campagna mentre fa la calzamaglia…
UAAHAHAHHAHAHAHAHAHH
UAAAAAAAAAAAHAAAAAAAAH
No, non riesco a proseguire! Blog War cancellata!
JF Quindi, se non sbaglio, questo è un forfait! Ennesima vittoria! Ahahahahahah!

"Fratellino, te l'ho detto che ci saremmo divertiti, alle esequie del Cannibale!"
4) Romanzo criminale (2008-2010) Creata da: Stefano Sollima



MrJamesFord Come ormai tristemente tutti noi sappiamo, gli ultimi anni non sono stati propriamente i migliori della nostrana storia cinematografica. Per quanto riguarda le serie tv, ci va anche peggio, dato che qui nella Terra dei cachi si continua ad essere intrappolati nell'orripilante meccanismo delle fiction. Fortunatamente qualche anno fa è accaduto un piccolo miracolo, e dall'ottimo romanzo di De Cataldo è nato l'unico, vero, incredibile prodotto per piccolo schermo che potremmo mai sperare di esportare,
ispirato dalle vicende della nota Banda della Magliana. Un affresco violento ed emozionante come pochi se ne sono visti e vissuti anche tra le serie made in Usa, con una manciata di sequenze da capogiro - il Bufalo con la bara del Libanese e la morte di quest'ultimo su tutte - ed una galleria di personaggi de paura. Un
prodotto profondamente italiano che andrebbe mostrato con orgoglio, e che invece i pariolini come il Cannibale continuano a snobbare. In questi casi, resta solo una cosa da fare: pijamose Roma! E già che
ci siamo, pure Casale Monferrato!
Cannibal Kid Se lo consideriamo all’interno del panorama italiano, va bene, è un prodotto accettabile. Sebbene a dover proprio scegliere una serie nostrana, avrei preferito nettamente inserire Boris. Romanzo criminale è meglio di Carabinieri e Don Matteo, wow, che impresa! Ma se lo consideriamo all’interno del panorama tv americano o britannico, questo romanzetto criminale sparisce del tutto.
Vogliamo mettere la grandiosità dei Mad Men con questa burinata girata dal regista del modestissimo ACAB? Inserire ‘sta robetta porella tra le migliori serie di sempre è davvero una Fordianata tra le peggiori mai viste!
Per fortuna che grazie a me hai scoperto la prossima serie (Friday Night Lights), Ford, se no eri capace di inserire pure I Cesaroni vendendocelo come “un affresco violento ed emozionante” della famiglia italiana di oggi hahaha.
MrJamesFord Ovviamente un esterofilo radical chic come il Cannibale non poteva che snobbare un prodotto che stilisticamente non ha nulla da invidiare ad alcuna serie prodotta oltreoceano - anzi, è superiore a molte di loro - ed emotivamente travolge lo spettatore fornendo una serie di ritratti spettacolari di ragazzi che non hanno fatto nient'altro se non vendicarsi di un mondo che li aveva buttati al
fondo della catena alimentare. Ma che ve lo dico a fare!? In fondo il Cannibale sarebbe giusto un Ranocchia qualsiasi, in una banda di Bufali fordiani! Ahahahahahah!
Cannibal Kid La prossima sparata fordiana qual è? A questo punto non mi sorprendrebbe che definisse Elisa di Rivombrosa il più grande capolavoro della serialità mondiale…

"A Libano, sò annati tutti al funerale del Canibbale, qui semo rimasti solo io e te!"
5) Friday night lights (2006-2011) Creata da: Peter Berg


MrJamesFord Curioso che nella lista delle dieci serie migliori made in Saloon spicchi un titolo scoperto proprio grazie al mio antagonista, che ne aveva parlato in modo lusinghiero rispetto all'ultima stagione. Al momento in casa Ford stiamo concludendo la quarta, ma posso assolutamente affermare che abbiamo di fronte uno dei migliori ritratti dell'american way of life mai realizzato: nel Texas profondo dei bovari e dei rednecks, la famiglia del coach Taylor vive la sua quotidianità scandendola con le partite dei Dillon Panthers prima e degli East Dillon Lions poi, facendo del football un metronomo per amori, litigi, nuovi nati e drammatiche morti. Ovviamente il Cannibale c'entra poco e nulla con sbronze, risse, fango, rodei, football e vita di provincia, così il sottoscritto, approfittando dell'esca data dall'ambiente del liceo, lo metterà sottotorchio a suon di giri di campo ed allenamenti selvaggi anche nei giorni di hangover.
Cannibal Kid Ecco una serie che Ford aveva snobbato per i suoi soliti enormi pregiudizi, probabilmente considerandola come una trascurabile serie teen. E invece, spesso le cose più interessanti e fresche vengono proprio dalle serie a prima vista adolescenziali. Per fortuna, grazie a me persino il milanese da aperitivo fighetto Ford che pure lui con risse, fango, rodei, football e vita di provincia non c’entra proprio nulla è riuscito a scoprire questa piccola chicca della serialità.
Dimostrando che Pensieri Cannibali è utile a tutti, anche a Ford. L’utilità di WhiteRussian invece devo ancora scoprirla, visto che da quando ahimé frequento codesto blog non ho ancora trovato una dritta interessante. Ultimamente ad esempio sto rivalutando Modern Family, ma il merito non è certo del poco modern Ford che ne aveva parlato bene, bensì di Mtv che finalmente l’ha inserito in programmazione.
MrJamesFord Una vera chicca, questo Friday night lights che stagione dopo stagione stupisce ed emoziona. Peccato per il Cannibale che non l'abbia snobbato bollandolo come una delle serie teen che lui tanto adora, quanto per il fatto che tra le mille visioni mi era semplicemente sfuggito, essendo tra l'altro qui da noi (purtroppo) poco noto e mai uscito (purtroppo) sul mercato home video. Ad ogni modo, grazie al coach Taylor, anche il molto più milanese fighetto di me Kid ha trovato una sua utilità in casa Ford a parte quella del sacco da boxe.

"Arbitro, chiedo un time out anticipato per la lista del Cannibale di domani!"
6) OZ (1997-2003) Creata da: Tom Fontana


MrJamesFord Ed ecco il tipico prodotto duro, crudo e potente che Bimbominkia Kid farà fatica anche soltanto a guardare coprendosi gli occhi con quelle sue ossute manine ancora appiccicose per le caramelle
che gli ha dato la mammina. Quasi sconosciuta al pubblico italiano, questa serie firmata Tom Fontana ci va talmente pesante da far apparire cose come I Soprano o The Shield come prodotti nel pieno rispetto del PG: la storia del Paradiso - un angolo a statuto speciale di una prigione di massima sicurezza - è una sequela di morti, stupri, violenze, protagonisti fatti secchi ad ogni episodio come mai era accaduto prima. Non mancano i charachters cult come il malvagio Adebisi - il futuro Mr. Eko lostiano -, il nazista Schillinger e gli impagabili fratelli O'Reilly. Ma è solo la punta dell'iceberg per un viaggio nell'inferno del carcere duro: più o meno lo stesso cui destinerei il Cucciolo Eroico, che in caso di sopravvivenza, forse, potrebbe uscirne finalmente ometto.
Cannibal Kid Bimbominkia Kid fa fatica a considerare memorabile una serie trascurabile e per nulla appassionante che giusto Ford poteva inserire tra le sue preferite. In ambito carcerario, risulta più interessante ad esempio un Prison Break, che pure non ho mai amato particolarmente. Questo poco magico Oz è una serie sì pesante, ma solo per la pazienza dello spettatore. D’altra parte a uno come Ford abituato alle favolette di Aki Kaurismaki o alle bambinate della Disney, basta poco per apparire come una cosa “dura, cruda e potente”.
E, a proposito di serie “dure, crude e potenti”, mi sorprende che tu non abbia inserito la serie dei tuoi veri eroi: i Power Rangers! E Walker Texas Ranger? Come ha potuto uno pseudo expendable come te lasciare fuori quell’attorone di Chuck Norris?
MrJamesFord Ovviamente al Bimbominkia Kid attento alla confezione e alla moda non poteva che piacere quella robetta sciapa di Prison break - che abbandonai schifato dopo il pilota - invece della bomba buttata
in faccia a noi tutti da Tom Fontana. Per il resto, sarebbe divertente scoprire cosa accadrebbe a Mingherlino Kid una volta caduto nelle mani dell'Adebisi di turno: forse la favoletta finirebbe piuttosto male, un pò come il mio rivale che, spaventato dall'eccessivo realismo, finge di fare lo snob rispetto a quella che è senza dubbio la serie più violenta mai trasmessa in tv.
Cannibal Kid Come ho scritto, Ford se non vedi mettiti gli occhiali oppure se non sai leggere segui un corso per imparare, Prison Break non mi ha mai entusiasmato. In confronto a ‘sta roba però fa ancora la figura della seriona.
MrJamesFord Prison break può fare la figura della seriona solo rispetto alla robetta che proporrai tu domani!

"Non c'è verso, Kareem! In cella a spassarmela con il Cucciolo eroico vado io: ho fatto anche il bidet per l'occasione!"
7) The Shield (2002-2008) Creata da: Shawn Ryan


MrJamesFord Ecco un'altra delle serie fordiane per eccellenza: già dal pilota, con l'omicidio dell'informatore degli Affari interni sulle note di Bawitaba di Kid Rock per mano di Vic Mackie sapevo che le vicende della Squadra d'assalto avrebbero avuto un posto speciale nel mio cuore, e gli anni successivi non hanno fatto che confermare la prima impressione. Le vicende di questo manipolo di poliziotti molto oltre il limite della legge e del loro distretto - il mitico Ovile - riuscirono ad unire il poliziesco, l'hard boiled, il noir, il thriller ed una dose di adrenalina in continua crescita fino al climax a dir poco incredibile dell'ultima stagione.
Non vedo l'ora di sentire le lamentele di quel Wagonbach Kid del mio antagonista, che in una Squadra d'assalto che si rispetti non troverebbe spazio neanche come portaborse!
Cannibal Kid Già una serie che usa il fake kid, ovvero Kid Rock, in colonna sonora, merita di non essere seguita. Eppure c’ho anche provato a farmela piacere, però niente. The Shield è una serie apprezzabile per lo stile, grazie alle riprese a mano, peccato che a breve facciano venire il mal di mare. Per il resto, giusto un Cucciolo Non Eroico come Mitt Fordey può trovare un posto speciale nel suo cuoricino (ma quanto ca**o sei smielato, Ford?) per una serie così fredda ed emotivamente poco coinvolgente. Oltre che talmente adrenalinica che la guardavo giusto per prendere sonno.
Persino all’interno del suo limitatissimo mondo “fordiano”, Ford è riuscito a fare scelte assai discutibili, lasciando fuori I Soprano, di cui pure non sono un fan, per serie nettamente inferiori come Oz o questa. Insomma, Ford riesce a deludere persino come fordiano. Solo lui riesce in imprese del genere. Chapeau.
MrJamesFord Evidentemente il piccolo Cannibale è talmente abituato a stare chiuso nella sua cameretta in totale solitudine da non cogliere le sfumature di un personaggio come Vic Mackie, capace di uccidere a sangue freddo così come a fare qualsiasi cosa per proteggere la sua famiglia, o, in qualche modo, gli indifesi. Un codice etico deviato che, nonostante tutto, riesce ad emozionare almeno quanto le vicende
dei membri della Squadra d'assalto, che anche nel poco sopportabile Shane trovano nel finale un ruolo quasi da tragedia shakespeariana. Ma forse Pattinson Kid troverà smielate anche quelle.

"Voglio sapere dove si è rifugiata quella fighetta di Katniss Kid, o ti faccio un buco in testa!"
8) Dexter (2006-?) Creata da: James Manos Jr


MrJamesFord Nonostante una sesta stagione enormemente deludente, non potevo non includere nella lista uno dei serial che per anni ho più amato: il serial killer interpretato da Michael C. Hall è uno degli alter ego che sento di più sul piccolo schermo, tanto da provare una profonda empatia con le riflessioni scaturite dal bisogno di controllare il suo "passeggero oscuro" del protagonista. Inoltre, dopo due ottime stagioni, con la terza il titolo ha cambiato definitivamente marcia, regalando una tripletta da paura al suo pubblico grazie ad annate pressochè perfette rappresentate al meglio dalla saga di Trinity, scritta e realizzata con una classe così cristallina che neppure il mio antagonista potrà avere nulla da obiettare. Anche perchè se così fosse impiegherei ben poco a farlo finire sul mio tavolo, legato ben stretto e pronto a propinargli una maratona di film russi alternati con titoli tratti dalle filmografie di Van Damme, Stallone e Schwarzenegger.
Cannibal Kid Dexter è una delle serie più discontinue di sempre, che ha realizzato in pieno il suo potenziale soltanto nella quarta stagione, quella con Trinity. Dimostrando come la forza della serie sia proporzionale a quella del cattivone di turno e mostrando così la debolezza di un protagonista che a me è sempre sembrato una versione senza ironia (oltre che privo della stessa critica sociale) dell’American Psycho Patrick Bateman, tra l’altro apertamente citato.
Riguardo alla qualità delle sceneggiature di Dexter poi ho parecchi dubbi, visto che alcuni degli episodi migliori sono stati scritti da Melissa Rosenberg, l’autrice degli script della saga di Twilight! Potete quindi immaginarvi la qualità degli altri…
Già la seconda stagione era davvero modesta, ma con la ridicola sesta e l’attuale settima si sta davvero toccando il fondo. Peccato, perché poteva essere davvero una grande serie e, invece, ha avuto soltanto una sola grande stagione. Comunque è già tanto, visto che molte delle altre proposte fordiane non hanno mai avuto manco quella. Alcune dubito persino che abbiano mai avuto un solo episodio decente.
MrJamesFord Curioso che il Bateman Kid faccia finta di nulla quando soltanto un paio d'anni fa rimase stupito - e più che in positivo - dalla quinta stagione del buon Dex, che oltre al cattivone di turno sfoderò una magnifica spalla nella Lumen di Julia Stiles. Ad ogni modo, continuerò sempre a preferire una serie umana ed imperfetta al fighettume sempre uguale a se stesso pur se ad alti livelli di proposte come Mad men.
Cannibal Kid La quinta stagione di Dexter non era male, ma come al solito proseguiva tra alti e bassi.
Su Mad Men cosa mi tocca sentire, da uno che ha visto appena le prime due stagioni? La quarta e la quinta cambiano tutte le carte in tavola, altroché sempre uguale a se stesso. Quello semmai è Dexter: dopo 7 anni sono ancora andati a ripescare le storie della prima stagione…

"Cannibal, stai tranquillo: se usiamo il mio metodo Vic Mackie non ti troverà mai!"
9) Breaking Bad (2008-2013) Creata da: Vince Gilligan


MrJamesFord Terza perla assoluta nonchè serie in grado di mettere d'accordo addirittura Ford White e Pinkman Kid, il Maestro e l'allievo, la forza bruta e il semolino, il cuore e l'egomaniacalità. La creatura di Vince Gilligan è un crescendo irresistibile, un mix perfetto, un cocktail che, una volta sorseggiato, diviene praticamente irrinunciabile: registicamente perfetto, scritto alla grande, fotografato da leccarsi i baffi, violentissimo, noir nel senso più oscuro del termine e dalle venature grottesche, è tutto quello che si
potrebbe chiedere da un prodotto televisivo. E anche di più. Nessuna descrizione o parola varrà sequenze come il confronto con i killer messicani della terza stagione o personaggi come Gus Frings. Sarebbe come provare ad ingabbiare in regole scolastiche una formula perfetta. O paragonare il Cannibale a Ford. Ahahahahahahahah!
Cannibal Kid Ingabbiata appare una serie geniale come questa all’interno della per il resto parecchio modesta e limitata decina fordiana.
Finalmente una ottima scelta, perché quelle precedenti più che da breaking bad erano davvero serie da breaking balls. Uahahah

Ed ecco Cannibal Kid e MrJames Ford paparazzati nel corso di uno dei loro romantici weekend.
10) Californication (2007-?) Creata da: Tom Kapinos


MrJamesFord Chiudo la mia lista con una serie che ha bruciato la concorrenza de I Soprano, non eclatante eppure ironica, intelligente, strabordante di alcool, sesso e musica come piace al vecchio Ford. Una serie rock, oserei dire. Il protagonista, Hank Moody, è poi uno di quegli incorreggibili bastardi con i quali passerei intere serate in giro a bere, senza contare che in qualche modo ha molto in comune con il sottoscritto, dalla passione per la scrittura a quella per l'alcool e le donne. Ma non è soltanto caos, Californication: perchè pur se dietro una montagna di stronzate e casini combinati a nastro, è chiara e ben definita la Natura di padre del personaggio che ha rilanciato David Duchovny, ormai uno dei fordiani ad honorem del Saloon. Ovviamente il Cuccioletto non potrà cogliere lo spirito bohemienne di Moody, perchè abituato a stare ben chiuso nella sua stanzetta fantasticando sui poster dei pollici di Megan Fox: mi sa tanto che noi vecchi pirati dovremo andare a rapirlo per concedergli una vera e propria rivoluzione di californicazione.
Cannibal Kid Non sapevo della passione di Ford per la scrittura (cosa c’entra con lui?), per l’alcool (ma se non beve manco la birra…) e per le donne (e io che ero certo gli piacessero solo gli uomini muscolosi).
Comunque, Hank Moody è sicuramente uno dei personaggi da lui proposti che apprezzo di più. Sarà perché il resto della concorrenza è davvero modesta. Peccato che a un ottimo personaggio corrisponda una serie guardabile come passatempo, ma non straordinaria. Dopo averla seguita per un po’ con piacere, l’ho abbandonata, così come ho fatto con l’omonimo album dei Red Hot Chili Peppers. Bel disco, però in giro c’è di molto meglio.
E poi per quanto idolo, Hank Moody rimane pur sempre una copia in tono minore del mitico Dr. Troy di Nip/Tuck. Quanto a David Duchovny, lui sarà sempre ricordato come Fox Mulder di X-Files, più che per Califordication.
Però non lamentiamoci troppo: finalmente almeno Ford ha proposto una serie (ma possiamo estendere il discorso anche ai film) in cui almeno c’è un po’ di figa e non solo degli uomini che si fanno la ceretta a vicenda per mettere meglio in mostra i muscoli!
MrJamesFord Sentire rimproveri a proposito dell'alcool da uno che beve quasi solo birra e che al primo Wild Turkey finirebbe sdraiato sul pavimento del cesso di uno qualsiasi dei peggiori bar di Milano è esilarante almeno quanto il pensiero che Duchovny possa essere rimasto legato a Mulder dopo anni alla ribalta con quel soggetto di Hank Moody. Tra l'altro, se non avesse paura di essere picchiato prima e dopo la sbronza, vorrei proprio vedere cosa sarebbe capace di fare Donnie Kid se uscisse in compagnia del vecchio Ford Moody. Ho come l'impressione che gli uomini muscolosi sarebbero tutti per lui! Ahahahahahahah!

"Cannibal Kid? E' il peggio allievo di scrittura creativa che abbia mai avuto. E anche come seduttore lascia molto a desiderare!"

domenica 20 maggio 2012

Once upon a time Stagione 1

Produzione: Abc
Origine: Usa
Anno: 2011/2012
Episodi: 22



La trama (con parole mie):  Emma Swan, donna tosta e sola che vive alla giornata, viene raggiunta e convinta dal piccolo Henry a seguirlo nella cittadina di Storybrook, Maine. Qui scoprirà non soltanto che il bambino è suo figlio naturale - che diede in adozione anni prima -, ma che lo stesso crede fermamente che proprio Emma sia la salvatrice destinata a liberare dal giogo di una potentissima maledizione i personaggi delle fiabe che noi tutti conosciamo, intrappolati nella nostra realtà.
Regina Mills, sindaco di Storybrook e madre adottiva di Henry, infatti, altri non è se non la Regina Cattiva che avvelenò Biancaneve, unica - o quasi - in città a ricordare il passato degli abitanti nel mondo della magia.
Emma si troverà combattuta tra il rimanere e fuggire, riscoprirsi madre o lasciare che Henry superi quelle che lei ritiene fantasie grazie alla crescita: nel frattempo imparerà a conoscere gli strani abitanti della città, da Tremotino ai Sette Nani.




Raramente capita che una serie riesca a rompere gli schemi ed affermarsi da subito come una delle visioni imprescindibili di casa Ford. Ovvero: per i film è più semplice, per durata ed immediatezza, fare breccia ed indurre il sottoscritto a recuperare al più presto il dvd o il bluray del titolo che è stato in grado di rompere il muro del file sull'hard disk esterno per finire all'interno della collezione a parete, mentre per i serial, opere più complesse, strutturate su numerose puntate - non sempre all'altezza di uno stesso standard - o stagioni, il processo è più complicato.
Once upon a time può essere considerata, di fatto, parte di quel ristretto circolo che, negli anni, ha accolto tra le sue fila titoli del calibro di Lost, Dexter, Six feet under e pochissimi altri: ma allora, vi starete chiedendo, come mai un voto solo discreto per un titolo apparentemente folgorante?
Perchè Once upon a time è stata clamorosamente adorata da Julez, ma a parere del sottoscritto ha espresso soltanto in parte le sue potenzialità, che spero davvero di poter vedere esplodere completamente il prossimo anno, data la recente conferma del titolo da parte della Abc, dato il successo riscontrato da questo esordio.
Certo, la struttura e l'approccio ricordano molto quelli che fecero di Lost la serie che più ho amato in assoluto, con continui salti dal passato al presente ed episodi incentrati sui singoli personaggi - ottimi i cambi nella schermata del titolo, a seconda del protagonista della puntata -, una trama complessa che ricorda un vero e proprio mosaico ed una varietà che permette ad ogni tipo di spettatore di trovare il suo - o i suoi - preferiti tra i charachters principali: eppure qualcosa, nella resa complessiva, non è riuscito a conquistarmi come avrebbe dovuto.
Sarà che la potenza e la qualità registica del prodotto non sono minimamente paragonabili a quelli di Game of thrones - altra recentissima serie di culto -, che l'uso degli effetti non riesce ad essere tamarro quanto in Spartacus e l'ironia non raggiunge i livelli delle prime due folgoranti stagioni di Misfits, o forse, semplicemente, che l'insieme del prodotto appare forse decisamente femminile per arrivare a toccare corde troppo fordiane per la delicata - e più di legno di Pinocchio, senza dubbio - Biancaneve, ma purtroppo non sono riuscito ad avvertire il tipico crescendo di tensione ed affezione che normalmente risulta travolgente per le serie destinate a rimanere nella Storia del piccolo schermo.
D'altra parte, sarei decisamente spocchioso e poco sincero a non affermare che a tratti le trovate degli autori sono state decisamente ottime - dal ruolo di Cappuccetto Rosso a quello dei Nani -, e che il parallelo tra le fiabe e la realtà risulta efficace, divertente e decisamente affascinante: inoltre, personaggi come il clamoroso Tremotino di Robert Carlyle - gigantesco - o lo Specchio interpretato da Giancarlo Esposito riescono a supplire anche alle carenze evidenti di protagonisti decisamente poco convincenti - Il Principe Azzurro su tutti -.
Tremotino stesso, per il suo spessore ed ambiguità, meriterebbe una serie dedicata, e si pone di gran lunga rispetto ad Emma, Biancaneve o il Principe come il vero cardine dell'intero prodotto, anche e più della vera "villain" Regina, spesso e volentieri messa all'angolo dall'enigmatico Gold/Rumplestiltskin con i suoi melliflui "please": fortunatamente l'ottimo season finale pare aver spostato la sua attenzione proprio sul personaggio interpretato da Carlyle - quelli a lui dedicati restano tra le altre cose gli episodi più riusciti della serie, a mio parere -, che a questo punto si suppone avrà un ruolo ancora più importante nel corso della prossima annata.
Dunque definirei Once upon a time come un tentativo ancora non espresso al massimo di andare a creare un nuovo standard di riferimento per i titoli caotici - dei quali Lost fu il capostipite - in grado di coinvolgere un bacino di pubblico ampio e diversificato, sognatori e pragmatici frequentatori della quotidianità, sentimentali in cerca di magia e amore o stronzi fatti e finiti sempre dalla parte dei "cattivi".
Resta da vedere se il secondo giro di giostra sarà un passo avanti verso la sua affermazione o una rovinosa caduta.
Dal canto nostro, non possiamo che associarci ad Emma e buttarci a capofitto: avere fede, a volte, può portare un caos che non sempre viene per nuocere.
Almeno, non del tutto.


MrFord


"Once upon a time I could control myself
ooh, once upon a time I could lose myself, yeah...
Oh, try and mimic what's insane...ooh, yeah...
I am in it...where do I stand?"
Pearl Jam - "Once" -

domenica 19 febbraio 2012

30 days of White Russian series

La trama (con parole mie): e dopo musica, libri e film è giunto il momento delle serie tv, a chiudere un weekend in casa Ford completamente dedicato alle catene che hanno percorso l'intera blogosfera nell'ultimo periodo.
Ecco, dunque, i consigli del sottoscritto per 30 giorni in compagnia delle serie più toste, accattivanti o semplicemente amate alla follia che ho scoperto, vissuto ed esplorato dalla prima all'ultima puntata dai tempi in cui, da bambino, lo spauracchio Bob infestava i miei incubi peggiori.


Giorno 1 - Il primo telefilm che hai visto: Dynasty e Dallas, che seguiva mia madre. Mi ricordo che impazzivo quando Krystle e Alexis se le davano di santa ragione.
Giorno 2 - Il tuo telefilm preferito: Lost. Niente è stato più lo stesso, dopo.
Giorno 3 - Il telefilm che non ti piace: Sex and the city o Desperate housewives. Le cose troppo da donna, insomma.
Giorno 4 - Il telefilm più divertente: concordo con il Cannibale, le prime due stagioni di Misfits sono inarrivabili.



Giorno 5 - Il telefilm che guardi sempre con piacere: Californication. Quel vecchio marpione di Moody mi diverte sempre.
Giorno 6 - Il telefilm con la migliore sigla iniziale: True blood.
Giorno 7 - Il telefilm che ti ricorda qualcuno: Alias. Mi ricorda mio padre che da anni dice di volerlo vedere tutto dall'inizio alla fine, e poi i cofanetti restano lì dove sono.
Giorno 8 - Il telefilm della tua adolescenza: Beverly Hills 90210, quando iniziò il mio legame con i personaggi dei "finti cattivi" - Dylan, il più fordiano dei fighetti  - e provai la prima cotta per un personaggio di fiction - Brenda Walsh -.



Giorno 9 - Il telefilm con i migliori dialoghi: I Soprano.
Giorno 10 - Il telefilm con il tuo attore preferito: Dexter con Michael C. Hall.
Giorno 11 - Il telefilm con la tua attrice preferita: Friday night lights con Connie Britton.
Giorno 12 - Il telefilm con il tuo regista preferito: Twin Peaks con David Lynch.


Giorno 13 - Il telefilm che non hai mai concluso: Heroes, dalla seconda stagione ha avuto un crollo di qualità pazzesco.
Giorno 14 - Il telefilm attuale che meriterebbe l'Emmy Award: Game of thrones, stupendo.
Giorno 15 - Il telefilm con la migliore trama: più che migliore trama, è il telefilm che ha il miglior senso complessivo. Six feet under.
Giorno 16 - Il telefilm che vorresti vivere in prima persona: Lost. Senza alcun dubbio.


Giorno 17 - Il telefilm che vorresti iniziare a vedere: vorrei provare Hawaii Five-O.
Giorno 18 - Il miglior telefilm drammatico: The Shield.
Giorno 19 - Il miglior telefilm commedia: Boris. Gli occhi del cuore rules.
Giorno 20 - ll telefilm con le tue scene preferite: Romanzo criminale. Daje Bufalè!



Giorno 21 - Il telefilm visto di recente: Homeland, lo stiamo ancora finendo. Niente male.
Giorno 22 - Il telefilm con il miglior finale: Six feet under. Sfido chiunque a non piangere su quell'ultima puntata.
Giorno 23 - Il telefilm di cui vorresti riscrivere il finale: Flashforward. E' vero che ormai era andato a rotoli, ma avrebbe comunque meritato una conclusione migliore.
Giorno 24 - Il telefilm con il miglior cast: Mad men.


Giorno 25 - Il telefilm più sottovalutato: Sons of anarchy. E' l'erede di The Shield. Con due palle così.
Giorno 26 - Il telefilm con le migliori coppie: Oz, anche se forse non sono proprio le coppie che ci si aspetterebbe.
Giorno 27 - Il telefilm con il tuo personaggio preferito: c'è da chiederlo? Lost. Un nome, una garanzia: James "Sawyer" Ford.


Giorno 28 - Il telefilm con il miglior antagonista: 24 a mani basse. Grandissimo Habib Marwan!
Giorno 29 - Il telefilm con la migliore guest star: Peter Criss dei Kiss in Oz!
Giorno 30 - Consiglia un telefilm a qualcuno: Breaking bad. L'ho scoperto da poco, ma merita alla grandissima.


MrFord

sabato 11 febbraio 2012

The Event - Stagione 1

Produzione: Nbs
Origine: Usa
Anno: 2010/2011
Episodi: 22



La trama (con parole mie): gli States nascondono un segreto piuttosto importante, celato da oltre cinquant'anni. Nella prigione di Inostranka sono infatti tenuti in custodia alieni dalle fattezze perfettamente umane - uniche differenze fisiche sono un maggiore utilizzo delle potenzialità cerebrali ed un invecchiamento decisamente più rallentato - giunti sulla Terra a seguito di un'avaria della loro nave.
Ma anche i suddetti nascondono un segreto niente male: una parte di loro, infatti, riuscita a sfuggire alla cattura, avvalendosi della proprie competenze tecniche, si è infiltrata a tutti i livelli della società umana, preparando il terreno per il momento della resa dei conti.
Momento che giunge nel corso del mandato presidenziale di Elias Martinez, che si troverà a giocare una partita a scacchi con la leader aliena Sophia, con il nostro pianeta sul piatto.
Nel frattempo, il giovane Sean Walker scopre che la sua promessa sposa Leila è in realtà figlia di uno degli extraterresti integrati nella società, e da quel momento inizieranno per lui i guai.




In principio fu Lost.
La creatura di Abrams, già nel corso della sua programmazione, cominciò a sconvolgere i suoi fan ed il mondo del piccolo schermo rispetto a quello che sarebbe accaduto una volta che la parola fine sarebbe stata scritta sulle avventure dei naufraghi più famosi nell'universo delle serie televisive.
Dunque cominciarono a nascere proposte che, di fatto, si proponevano come l'alternativa - presente e futura - a Jack, Sawyer, Locke e soci: si cominciò con Heroes, partito discretamente e finito per diventare la caricatura di se stesso, dunque venne Flashforward, che dichiaratamente si presentava come, per l'appunto, il nuovo Lost, chiuso ingloriosamente dopo un'unica stagione fatta più di bassi che di alti, e infine, proprio in sostituzione di quest'ultimo, The Event.
Presentato in pompa magna grazie ad una campagna promozionale massiccia, già dai primi episodi questo poco incisivo prodotto mostrava il fianco ad un'impietosa comparazione con l'opera del mitico J. J. e della sua squadra e, a tratti, addirittura rispetto all'appena citato Flashforward.
Una trama trita e ritrita frutto di un mix non troppo riuscito dei vecchi Visitors e delle teorie della cospirazione e fobia del terrorismo figlie dell'undici settembre, un cast poco convincente fatto di ripescaggi dal mondo del piccolo schermo - interessante soltanto il lavoro di Zeljko Ivanek, caratterista già sfruttato in 24 e True blood -ed uno script progressivamente ridotto ad un caos disorganizzato frutto, probabilmente, di idee che fin dal principio risultavano poche e molto confuse.
Come se tutto questo non bastasse, ad aggravare la situazione troviamo il pessimo personaggio di Sean Walker, perfetto protagonista all-american style che da universitario qualunque riesce a trasformarsi in una sorta di agente segreto praticamente senza battere ciglio, passando dal panico per la sua ragazza scomparsa durante una crociera al sangue freddo di un killer in stile Jason Bourne con la stessa facilità con cui, dopo il primo cocktail, si passa irrimediabilmente al secondo - e così via -, la portatrice di contraddizioni Sophia - "dobbiamo uccidere questi umani, ma non dobbiamo rallegrarcene, è una questione di sopravvivenza della nostra specie", che mi sa tanto di scusa da gerarca nazista in versione radical chic - ed un plot che con il suo evolversi incappa in un difetto che, in genere, non affligge neppure le peggiori tra le serie tv: la noia.
Posso affermare con certezza, infatti, che The Event è stato uno dei rarissimi casi in cui neppure il crescendo comune per prodotti di questo tipo che conduce al sempre famigerato season finale è riuscito a catturare almeno quel minimo di curiosità che permette di seguire gli ultimi episodi senza dover fronteggiare palpebre calanti o il desiderio che possa arrivare il prima possibile l'ultimo episodio: testimone chiave del tedio suscitato da questo prodotto negli occupanti di casa Ford è la tempistica con la quale è stato portato a termine.
Iniziato parallelamente alla messa in onda nell'autunno 2010 ed abbandonato ripetutamente nel corso del 2011 - sfruttando blocchi di due/tre puntate per arginare i periodi di magra nell'ambito del resto dei serial tv - ha visto la sua fine giungere di fronte al divano fordiano soltanto in questo inizio 2012.
Nessuna singola stagione era mai riuscita in un'impresa di questo genere.
Flashforward o prodotti pessimi che fossero.
Non nego che il rischio di "cancellazione" sia stato assolutamente concreto, e direi che il fatto di essere giunti alla conclusione è legato principalmente alla struttura ridotta ad una singola annata: se la serie fosse stata confermata, probabilmente, a quest'ora sarebbe già caduta nel dimenticatoio degli abbandoni, come già fu per il succitato Heroes.
Tirando le somme, direi che l'unico a salvarsi e suscitare un minimo interesse potrebbe essere il reietto agente Lee, unico personaggio con una dimensione più sfaccettata rispetto alla monotonia che caratterizza il resto del cast.
Troppo, troppo poco per una proposta che avrebbe dovuto imporsi in un panorama ormai variegato e sempre più spesso supportato da qualità quasi cinematografiche come quello delle serie tv.


MrFord


"Up all night long
and there's something very wrong
and I know it must be late
been gone since yesterday
I'm not like you guys
I'm not like you."
Blink 182 - "Aliens exist" -


sabato 22 ottobre 2011

Prospettive di un delitto

Regia: Pete Travis
Origine: Usa
Anno: 2008
Durata: 90'



La trama (con parole mie): a Salamanca, in Spagna, si tiene una grande manifestazione che è il culmine della collaborazione tra il governo americano e quelli europei per arginare la minaccia del terrorismo internazionale. Durante la cerimonia, un misterioso cecchino fa fuoco sul Presidente degli Usa, scoppiano due bombe e con loro il panico. Chi si cela dietro il complotto?
Attraverso le prospettive del capitano di Ogni maledetta domenica reinventatosi Jack Bauer per l'occasione, un turista buono e caro come solo gli ammmeregani sanno essere, i giornalisti cinici che si sciolgono di fronte all'evento traumatico, Said giunto dalle strade de L'odio, il bolsissimo William Hurt ed un altro Jack, quello di Lost, assistiamo ad una sarabanda di eventi che vorrebbero essere sorprendenti e tesissimi, eppure appaiono come una clamorosa sagra del telefonato.



A volte capita di incrociare film per i quali scrivere un post anche minimamente interessante e che vada oltre le cinque/dieci righe dell'introduzione risulta essere un'impresa a dir poco titanica: sono le cosiddette sòle, roba giusto buona per riempire casualmente un pomeriggio di goduriosissimo relax casalingo dopo una settimana di lavoro non sempre piacevole, assolutamente innocua - e meno male! - ma altrettanto clamorosamente inutile rispetto alla nostra vita di spettatori.
Da tempo - esattamente dai giorni migliori di Lost - io e Julez pensavamo di regalare almeno una visione a questa facilmente dimenticabile pellicola, e quasi per caso finiti davanti ad un suo passaggio nella programmazione tv - altro miracolo, che veda qualcosa inserito nei comuni palinsesti - abbiamo deciso di approfittare dell'ozio domenicale per scoprire se il gioco del rewind poteva valere la candela e rendere la visione qualcosa in più del semplice blockbuster che il vostro collega non proprio a suo agio con il grande schermo sarà sempre pronto a definirvi un filmone il lunedì mattina, quando non vorreste nient'altro che essere stesi al sole su una spiaggia tropicale con un bel cocktail e la vostra dolce metà.
Ma cosa non va, per l'esattezza, in Prospettive di un delitto?
Per prima cosa, la patinatissima regia di Pete Travis, anonima quanto più non si potrebbe, seguita a ruota dal consueto cast all stars presenti giusto per il lauto compenso e neppure lontanamente sfiorati dal pensiero di sprecarsi troppo per fornire un'interpretazione non dico memorabile, ma almeno degna dei loro nomi.
Lo stesso script, inoltre, in bilico tra il Cinema action della peggior specie ed una sorta di pallida imitazione della già citata 24, non ha un solo spunto particolarmente sorprendente, ed il gioco - peraltro arcinoto - del continuo ripetersi della singola scena sfruttando i diversi punti di vista dei protagonisti rischia di stancare già al terzo passaggio - e sono otto! -, senza contare che nel momento della vera deflagrazione della storia l'effetto sorpresa è talmente poco sorprendente da lasciare sorpresi al contrario.
Ad aggravare ulteriormente una situazione già delicata, il pessimo personaggio interpretato da Forrest Whitaker, che pare uscito dritto dritto da un film Disney diretto da Muccino o, al limite, da Michael Bay: la sua presenza nel centro del climax conclusivo che porta alla risoluzione della vicenda è in armonia con il resto almeno quanto la scomposta ed involontariamente ridicola corsa dello stesso Whitaker in pieno delirio da eroe del momento.
Se non avete mai provato, nel corso di una visione, il vero terrore, riservatevi di dedicare almeno un rewind - tanto per non andare fuori tema - al bolso Forrest - corri, Forrest, corri! - all'inseguimento dei cattivi, cattivissimi terroristi che non hanno alcun problema, ovviamente, a far saltare una bomba in una piazza gremita all'inverosimile uccidendo decine di persone ma al momento giusto sono pronti a mettere a repentaglio il piano e le loro stesse vite per non investire una bambina.
Bravi.
Benvenuti nel mondo della magia dove tutti siamo amici e amati e felici.
Una sveglia ottima è pensare lucidamente a questo film: che tolto il puro e semplice intrattenimento - molto, molto semplice - non ha assolutamente nient'altro da offrire.
Figuriamoci il realismo.

MrFord

"It's a different point of view to you
you cannot see things that are different to me
and I can't understand why you cannot see
the things that I cannot see."
Blink 182 - "Point of view" -

giovedì 1 settembre 2011

Cast away

Regia: Robert Zemeckis
Origine: Usa
Anno: 2000
Durata: 143'
La trama (con parole mie): Chuck Noland, uomo di punta della FedEx, a seguito di un incidente durante una consegna sopravvive all'ammaraggio dell'aereo sul quale viaggiava e finisce per ritrovarsi solo su un'isola deserta del Pacifico fuori dalle grandi rotte marittime. Creduto morto dal mondo, l'uomo passa quattro anni lottando per sopravvivere, e soltanto spinto dalla speranza di una vela improvvisata portata per caso dalle onde e da un pallone divenuto quasi umano, decide di tentare un improbabile viaggio di ritorno verso la civiltà.
Recuperato da una nave, scoprirà di doversi reinventare una vita di cui lui non fa più parte, a partire dal rapporto con la sua ex fidanzata, ormai sposata e madre di una bambina.



Il Cinema americano, soprattutto tra i "palati fini" che si dedicano tendenzialmente alla sola autorialità sfrenata, è spesso e volentieri osteggiato, a partire dal suo essere così clamorosamente "larger than life" per giungere alla consueta tendenza all'accomodamento finale spesso infarcito di retorica che i nostri amici a stelle e strisce difficilmente disdegnano.
Eppure, accanto alle molte produzioni rese irritanti dai limiti appena citati, ne esistono altrettante in grado di emozionare il pubblico come pochi approcci alla settima arte riescono a fare al mondo: Robert Zemeckis, ben più che un onesto mestierante - al suo attivo troviamo l'indimenticabile trilogia di Ritorno al futuro, Chi ha incastrato Roger Rabbit? e Forrest Gump - questo pare averlo saputo (quasi) sempre bene, e affidandosi al collaudatissimo Tom Hanks confeziona una pellicola che ha tutto il sapore del Cinema classico mescolato abilmente con l'avventura, una certa quale critica sociale ed i sentimenti tipici delle grandi storie d'amore.
Cast away - che ricordo, ai tempi, di aver evitato per almeno due o tre anni temendo per il risultato della visione - è in in realtà un ottimo prodotto in grado di soddisfare spettatori dai gusti diametralmente opposti, grazie ad un ottimo ritmo - nonostante i tre quarti della narrazione siano ambientati sull'isola ed incentrati sul solo Hanks - effetti strabilianti - la sequenza dell'incidente aereo è una delle più spaventose del Cinema recente - ed un'interpretazione ottima del suo protagonista, supportato, grazie ad una sapiente regia, dall'isola stessa, che diviene una spalla indispensabile per la riuscita dell'intera produzione.
La sensazione di straniamento e solitudine che attanaglia il disperato Chuck Noland e che, ad un tempo, lo spinge a "continuare a respirare" per poter sopravvivere ad uno degli incubi più terrificanti che possano realizzarsi per un animale sociale come l'Uomo, diviene il contrappeso all'elemento avventuroso e a tratti divertente della scoperta di una vita completamente selvaggia, presa a modello qualche anno dopo soprattutto nel corso delle prime due stagioni dell'indimenticabile Lost
L'inserimento, inoltre, di Wilson nella formula si rivela la carta vincente del lavoro di Zemeckis: l'utilizzo di una sorta di idolo che possa rappresentare per il novello Robinson Crusoe il compagno Venerdì, e che al contempo ricordi al protagonista quello che è una vita civile, fino ad arrivare ad assumere i connotati di una vera e propria ancora di salvezza e speranza, diviene a tutti gli effetti il catalizzatore delle emozioni dello spettatore, che sperimenta sulla pelle le sequenze più toccanti della pellicola proprio grazie a quella palla da volley dipinta dal sangue e progressivamente divenuta viva e partecipe, fino alle grida disperate e a quel "Mi dispiace, Wilson!" urlato in faccia alla scelta di continuare a lottare o lasciarsi andare, per la sequenza più intensa dell'intera opera.
E come la quiete dopo la più terrificante delle tempeste tropicali, il ritorno al mondo civile significherà, per Chuck, un isolamento a tratti quasi peggiore di quello vissuto in mezzo al Pacifico, dalla scoperta di essere rimasto indietro, chiuso in un cassetto come un ricordo scomodo, alla sensazione di essere divenuto un animale raro, qualcuno da mettere a proprio agio offrendo probabilmente costosissimi buffet a base di sushi e granchio, ricordi vividi - all'opposto di quanto non potrebbe sembrare - dei primi, drammatici giorni dopo l'incidente.
Ma Chuck è un sopravvissuto: l'attesa e la lotta hanno significato, per lui, una nuova vita, e quel "continuare a respirare" potrà condurlo verso nuovi orizzonti senza farsi travolgere dai perchè, proprio come un viaggio che conta, e conterà sempre più di qualsiasi destinazione ci stia aspettando.

MrFord

"Castaway - goin' at it alone
castaway - now I'm on my own
castaway - goin' at it alone
castaway - now I'm on my own
lost and found, trouble bound
castaway."
Green Day - "Castaway" -


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