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lunedì 26 gennaio 2015

John Wick

Regia: Chad Stahelski
Origine:
USA, Canada, Cina
Anno: 2014
Durata: 101'




La trama (con parole mie): John Wick è un ex sicario, forse il più letale che si possa immaginare e sperare di non trovare mai dall'altra parte della propria barricata.
Ma i tempi in cui il terrificante "Baba Yaga" era in servizio attivo sono ormai lontani, e lo stesso John si dedica con tutto l'amore possibile a sua moglie ed alla sua macchina: quando la malattia finisce per portargli via la prima, e la donna prepara il terreno al superamento del dolore facendogli recapitare un cucciolo, un gruppo di piccoli malviventi - tra i quali il figlio di un boss che Wick conosce molto bene - rompono l'equilibrio facendo irruzione nella sua casa e compiendo un atto del quale non immaginano neppure le conseguenze.
Spinto dal desiderio di vendetta, John riprenderà in mano le armi in modo da ricordare a chi l'ha provocato che non si deve, mai e poi mai, svegliare il can che dorme.
Specialmente se si chiama John Wick.








In un mondo perfetto, avrei bisogno quantomeno un giorno sì ed uno no di titoli come John Wick.
Il fatto che io sia cresciuto a pane ed action movies e che, dopo anni di radicalchicchismo cinematografico abbia riscoperto e di nuovo nutrito quel lato della mia natura di spettatore è ormai noto a chiunque sia capitato da queste parti, che, dunque, non resterà certo stupito di fronte all'esaltazione espressa senza se e senza ma rispetto a titoli come questo.
Certo, parliamo di opere assolutamente senza pretese, tagliate con l'accetta ed assolutamente implausibili, eppure guidate - come nel caso del lavoro di Chad Stahelski - da una passione ed una dose di pane e salame a dir poco inaudite, di quelle che, nel passato recente, ha saputo regalare soltanto il vecchio Denzellone grazie a titoli come Cani sciolti o The equalizer.
John Wick, fumettone sopra le righe dal primo all'ultimo minuto nonchè prodotto che, fosse uscito nell'ottantasei, non avrebbe sfigurato accanto ai suoi colleghi del tempo, sancisce il ritorno alle atmosfere di Speed per un Keanu Reeves in spolvero totale nonostante i cinquanta già suonati, nonchè la garanzia di divertimento assicurato per chiunque abbia voglia di un'ora e mezza abbondante di sparatorie, botte da orbi, un antieroe solitario e vincente pronto a sbaragliare un'infinità di nemici già dalla prima - beh, facciamo la seconda - inquadratura assolutamente non alla sua altezza ed un pò di sfogo per il cervello alla fine di una giornata - o di una settimana - lavorativa particolarmente stressanti.
Senza dubbio i fighettini in stile Cannibal e tutti i puristi - almeno dichiarati - della settima arte dalla puzza sotto il naso si divertiranno a stroncare e snobbare questo titolo come fosse il peggiore dei mali, ma sinceramente poco mi importa: io adoro divertirmi, e so bene che prodotti di questo genere hanno il potere di regalarmi proprio il tipo di svago selvaggio, disimpegnato ed implausibile, fracassone e ovvio nella sua evoluzione già dal primo minuto, a prescindere dagli escamotage - o presunti tali - di sceneggiatura.
Del resto tutti noi sappiamo che, nonostante l'impegno, nessuno dei criminali di turno riuscirà neppure lontanamente a mettere in crisi il protagonista, ed allo stesso modo finiamo per restare in attesa soltanto del compimento della vendetta che si presagisce fin dall'incontro con il gruppetto di scellerati ed incauti bulli di mezza tacca al distributore di benzina.
Ed il bello è proprio questo.
Film - e charachters - come John Wick sono la gioia dell'action e dei suoi fan, uno spettacolo per gli occhi, l'adrenalina e l'esaltazione da neuroni staccati che a volte sono necessarie come l'aria per poter dare respiro ad una vita fin troppo reale ed incasinata: forse cose come l'hotel esclusivo per sicari all'interno del quale vige una non belligeranza degna di Highlander sono un pò eccessive, eppure il divertimento è assicurato, il tifo spudorato per il protagonista certo, il finale open mitico.
Poco importa, poi, che Willem Defoe e John Leguizamo facciano sostanzialmente da tappezzeria, che Michael Nyqvist ed Alfie Allen propongano il loro solito personaggio, che Adrianne Palicki appaia fin troppo poco con un look dark che aumenta il fascino che aveva fin dai tempi di Friday night lights: alla fine dei conti, sarà come salire su quel bus dei primi anni novanta, pensando ancora di essere nel pieno degli ottanta.
E al sottoscritto va benissimo così.




MrFord




"Think of me, I'll never break your heart.
Think of me, you're always in the dark.
I hate your love, your love, your love.
Think of me, you're never in the dark."
Kaleida - "Think" -




domenica 28 aprile 2013

G. I. Joe - La vendetta

Regia: John M. Chu
Origine: USA
Anno: 2013
Durata: 110'




La trama (con parole mie): Duke, protagonista della sconfitta del neonato gruppo terroristico Cobra, guida ormai saldamente i G. I. Joe supportato dal suo braccio destro Roadblock, continuando a compiere missioni segrete e quasi impossibili per conto della NATO e del Presidente degli Stati Uniti. Quest'ultimo, in realtà sostituito dal trasformista Zartan, ordisce un piano affinchè i Joe cadano in disgrazia e vengano progressivamente eliminati, liberando al contempo dalla prigionia Cobra Commander: nel corso di uno degli attacchi proprio Duke perde la vita, e tocca a Roadblock, affiancato da Jaye, Flint, Jinx e Snake Eyes togliere le castagne dal fuoco scoprendo una nuova alleanza con l'ex nemico Storm Shadow e chiedendo aiuto al Generale Joe Colton, fondatore dei G. I. Joe.




Neanche il tempo di godermi la piacevole sorpresa della divertentissima tamarrata che è stata G. I. Joe - La nascita dei Cobra, e subito il Cinema, probabilmente offeso per il valore attribuito dal sottoscritto al lavoro di Stephen Sommers, si vendica consegnando agli occupanti di casa Ford una parziale delusione con quella che avrebbe dovuto essere al contrario la conferma di un brand fracassone e godurioso come quello legato ai mitici pupazzetti targati Hasbro: perchè nonostante la presenza di un The Rock in forma strepitosa - neanche a Wrestlemania l'ho visto così pompato - e del sempre mitico Brus Willis, questo sequel giunto probabilmente a troppi anni di distanza dal primo capitolo perde moltissimo rispetto allo stesso sia in termini di regia - pur parlando, di fatto, di semplici mestieranti, Sommers è decisamente più abile di Chu nella costruzione delle scene - che di resa complessiva del cast - quasi completamente rivoluzionato anche a scapito del buonsenso della sceneggiatura e, tolti i due grossi nomi già citati e le conferme dell'accoppiata ninja Snake Eyes/Storm Shadow, decisamente deludente e sotto la media -, cercando di sopperire a limiti fin troppo evidenti con una carica di ironia che - almeno quella -  non manca ma che poco può rispetto alla scarsa sostanza dell'intera produzione.
Un vero peccato, ed un esempio di quella che, senza se e senza ma, è la differenza fondamentale che passa tra gli action che imperavano negli anni ottanta ed i pochi che attualmente riescono a coglierne lo spirito ed i prodotti costruiti sulle esigenze di mercato della generazione dei Transformers: da un lato la coscienza di una Natura da baracconata che possa divertire senza ritegno e dall'altra un tentativo di replicare lo stesso effetto reso - volontariamente o no - più pesante da una sorta di presunzione di fondo, quasi ci si prendesse sempre troppo sul serio.
In qualche modo, una visione di questo genere finisce per avere lo stesso effetto di uno di quei discorsi chilometrici che, nel mondo del fumetto, dell'animazione e dei film action è legato alla figura dei "cattivi" e che, alla fine dei giochi, costituisce la causa principale della loro stessa sconfitta.
Certo, non voglio comunque soltanto denigrare il lavoro di Chu, che dal punto di vista degli effetti è sicuramente superiore al primo capitolo della saga e tiene aperte le porte per un eventuale terzo episodio - "Io e lei saremmo proprio una bella squadra", afferma The Rock stuzzicando Bruce Willis in chiusura -, ha un'affinità maggiore de La nascita dei Cobra rispetto a quelli che erano i giocattoli cui questi due film sono ispirati - meno armi in stile fantascienza, più sparatorie e scazzottate old school, un look soldatesco più che supereroistico - e regala almeno una perla catastrofica in pieno stile 2012 con la distruzione di Londra per mano dei Cobra, pur relegando il Commander ad un ruolo di fatto marginale rispetto a Zartan ed il nuovo volto Firefly - interpretato da Ray Stevenson, già visto in Thor e nell'ultima stagione di Dexter nel ruolo di Isaak Sirko -.
L'approfondimento dei personaggi, inoltre, segue l'esempio tracciato dal lavoro di Sommers, e con tutti i limiti del caso si preoccupa di fornire un background ai charachters che possa evitare l'appiattimento tipico delle proposte meno riuscite di questo genere - la famiglia di Roadblock, le nuove rivelazioni sul passato di Snake Eyes e Storm Shadow -: il difetto maggiore, dunque - limiti del regista e degli attori a parte, ovviamente - resta il fatto di aver perso l'ingenuità mostrata nel primo film pur guadagnando smalto ed una patina che possa ricordare più le vere produzioni da grande schermo rispetto ai b-movies nati per finire senza passare dal via al mercato per l'home video - quando va bene -.
La speranza è che per l'eventuale numero tre della serie l'attesa non sia lunga come quella intercorsa tra i due precedenti - anche perchè sono più che sicuro che defezioni come quella di Joseph Gordon Levitt, nel frattempo giunto alla consacrazione o, seppur parziale, di Channing Tatum, siano legate agli impegni e ad altri tipi di scelte artistiche - e che si punti più sull'aspetto sguaiato che non sulle pretese di diventare un riferimento del genere, che contribuirebbero ad accrescere le aspettative degli autori di portare sullo schermo qualcosa di unico o mai visto prima finendo inesorabilmente per fallire neanche fossero un Cobra Commander qualsiasi.
Il pane e salame deve rimanere pane e salame, per soddisfare come si deve palati voraci ma senza grosse pretese come quelli che passano al Saloon: e un brand come quello dei G. I. Joe ne dovrebbe sempre essere il portabandiera.


MrFord


"Here we go; we gonna send this one out to the old school
all these motherfuckers in the Bronx, and Brooklyn, and Staten Island
Queens, and all the motherfuckers that laid it down, the foundation
yaknowhatI'msayin? Nuttin but love for the old school
That's who we gonna do this one for, ya feel me?"
2Pac - "Old school" -


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