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lunedì 24 agosto 2015

Spy

Regia: Paul Feig
Origine: USA
Anno: 2015
Durata: 120'





La trama (con parole mie): Susan Cooper, corpulenta ed impacciata specialista della CIA diplomatasi in accademia come agente segreto con il massimo dei voti e rifugiatasi poi dietro una scrivania con il ruolo di assistente per il pressochè infallibile Bradley Fine, si ritrova di colpo al centro dell'azione quando lo stesso Fine perde la vita in azione e Susan si offre, per onorarne la memoria, di indagare a proposito dell'organizzazione dietro il complotto che è costato la vita alla sua metà lavorativa.
Affiancata al rude e decisamente sopra le righe Ford, che non la vede di buon'occhio, la Cooper riuscirà a trovare il suo spazio anche sul campo, mostrando abilità che nessuno avrebbe sospettato, e che potrebbero portarla non solo alla risoluzione del caso, ma anche e soprattutto ad una nuova carriera da operativa.








I blockbuster senza alcuna pretesa, specie se realizzati con una certa ironia ed un piglio pane e salame, sono di fatto l'unica cosa che il sottoscritto finisce per chiedere all'estate in termini cinematografici: con l'autunno ed il freddo ancora lontani, approcciare Classici o titoli d'Autore sotto la cappa del caldone o durante le vacanze non è consigliabile, e prodotti come sono stati Jurassic World o Terminator Genisys, passando per San Andreas e questo Spy hanno reso giustizia alla stagione estiva di questo duemilaquindici.
Il lavoro di Paul Feig, seppur non strabiliandomi come è accaduto per alcuni colleghi qui nella blogosfera è stato un ottimo riempitivo vacanziero reso godibile e spassoso più che grazie all'azione o alla trama, alla presenza di una straripante Melissa McCarthy - che, al contrario di Rebel Wilson, nel ruolo della oversize casinista e simpatica sta a pennello - spalleggiata da un Jude Law tornato "ripulito" dopo i recenti Black sea e Dom Hemingway ed un Jason Statham pronto a prendersi e prendere per il culo il ruolo dell'action hero tutto d'un pezzo - divertentissimi i momenti in cui l'agente Ford, neanche l'avessero fatto apposta, propone aneddoti a dir poco improbabili sulle sue imprese -.
Non mancano, dunque, momenti da risate piene da commedia pura - la doppia gag dei tovaglioli per lavarsi le mani al ristorante - in grado di portare sulle spalle da soli l'intera pellicola, alla quale avrei volentieri tolto una mezzora di minutaggio - ma per quale motivo non sono più di moda i cari, vecchi film da novanta minuti secchi, soprattutto per questo tipo di prodotti? - e risparmiato i ralenti nelle parti action, inutili a mio parere all'economia del lavoro finito.
Ad ogni modo, l'operato del mestierante Feig - che aveva già diretto la McCarthy in Corpi da reato - è più che discreto, l'atmosfera fracassona e senza pretese, il ritmo tutto sommato sostenuto, esempio di quello che avrebbe voluto essere l'obbrobrio che si è invece rivelato il pacchiano Mortdecai: e tra una città e l'altra, un'uscita stilosa di Jude Law ed una sbracata della stessa McCarthy o di Statham, si viaggia in gran scioltezza verso un finale che, pur essendo chiuso, strizza l'occhio ad un eventuale sequel che, a giudicare dalle prime settimane di incassi, non appare neppure così improbabile.
Per conto mio, se con la prossima estate dovesse ripresentarsi Susan Cooper con le sue improbabili identità di copertura, lo stile arrembante, la personalità divenuta decisa e, chissà, magari anche i suoi "valletti" Law e Statham, non sarei affatto dispiaciuto, pur essendo ben conscio di non essere certo di fronte al film dell'anno: in fondo, i popcorn movies servono proprio a distendere il cervello quando lo stesso finisce per essere concentrato solo ed esclusivamente sul momento in cui si spiaggerà assieme al resto del corpo di fronte al mare, quasi come se la quotidianità, il lavoro e la routine non esistessero, o a immaginare di non dover più tornare a quella stessa quotidianità.
Un pò come passare da dietro una scrivania ad inseguimenti mozzafiato da spia provetta.
E poco importa se invece di gadget fantascientifici alla James Bond dovremo accontentarci di finti rimedi per le emorroidi.




MrFord




"I'm a spy in the house of love 
I know the dream, that you're dreamin' of 
I know the word that you long to hear 
I know your deepest, secret fear 
I know your deepest, secret fear 
I know your deepest, secret fear 
I'm a spy, I can see 
what you do 
and I know."
The Doors - "The spy" -





domenica 27 ottobre 2013

Corpi da reato

Regia: Paul Feig
Origine: USA
Anno: 2013
Durata: 117'




La trama (con parole mie): Ashburn, un'agente dell'FBI osteggiata per la sua spiccata antipatia e l'eccessiva applicazione di norme e regole dalla maggior parte dei colleghi, è inviata a Boston per investigare sull'identità di un pericoloso ed ancora senza volto boss della droga.
Mullins, una detective della polizia di Boston, è osteggiata per la sua volgarità, i modi spicci e rudi e la totale noncuranza rispetto alle regole e alle norme dalla maggior parte dei colleghi, conosce le strade della sua città e deve far fronte ai guai che il fratello ha con la Legge a causa dei trascorsi di quest'ultimo legati allo spaccio.
Quando le due si incontrano unendo le forze, nonostante le prime scaramucce e le diversità, per la criminalità organizzata i guai subiranno un'impennata da record.




Un paio d'anni or sono, il territorio della commedia sguaiata e sopra le righe da decenni saldamente in mano alla metà maschile del cielo è stato sconvolto dall'arrivo di uno dei titoli di genere più apprezzati degli ultimi anni, Le amiche della sposa, che riscosse un discreto successo anche qui nella blogosfera, raccogliendo i consensi soprattutto del pubblico non in rosa, piacevolmente sorpreso delle affinità nascoste che si è trovato in grado di (ri)scoprire nel cosiddetto - ed assurdamente così definito - sesso debole.
Paul Feig, regista di quel riuscito esperimento, ritenta dunque sfruttando il traino del suo pezzo da novanta, Melissa McCarthy, esplorando la parte femminile del buddy movie di stampo poliziesco grazie ad una vicenda che ricorda il recente 21 Jump Street: il risultato, come fu per il già citato Le amiche della sposa, è forse al di sotto delle aspettative - e senza dubbio del lavoro precedente del regista - ma ugualmente in grado di intrattenere senza grosse pretese, seppur appesantito da un minutaggio decisamente troppo generoso e da due personaggi destinati a diventare presto macchiette - anche se alcuni siparietti come quello che vede protagoniste le due agenti ed il capo del distretto di Mullins, il fu Biff di Ritorno al futuro, riconosciuto al volo da Julez, è davvero niente male -.
Dunque, passando da una McCarthy che parla come Hancock - devo aver perso il conto delle minacce di schiaffare qualcosa nel culo di qualcuno - ad una Sandra Bullock come spesso e volentieri accade a ricoprire il ruolo della precisina rompipalle, si arriva tutto sommato indenni al termine della visione consci di non essere stati presi troppo per il culo - per l'appunto -, senza aver impegnato troppo il cervello e reduci da un'esperienza da spettatori che riesce a strappare anche qualche onesta risata di grana grossa.
In un periodo certamente non memorabile per le commedie - fatta eccezione per il già mitico La fine del mondo ed il quasi mitico e prossimamente su questi schermi Facciamola finita - made in USA e non solo Corpi da reato finisce per rientrare nella stessa categoria di Come ti spaccio la famiglia, ovvero di quelle pellicole innocue e solo apparentemente "di rottura" per nulla destinate a lasciare il segno ma senza dubbio in grado di compiere il loro dovere al botteghino così come agli occhi degli spettatori: nessuna incazzatura, buon umore, pacche sulle spalle, una volgarità giustificata da un finale che vede i buoni trionfare sempre e comunque, e tutti a casa.
Certo, per questa stessa serie di motivi titoli come questo potrebbero perfino essere odiati da una certa frangia radical chic estrema di spettatori, ma dato che qui al Saloon vige un eloquio McCarthiano direi che me ne sbatterò bellamente, e seppur non soddisfatto dalla visione come se avessi incrociato i bicipiti con i miei fidi Expendables o le bottiglie per un party selvaggio animato da McLovin e la sua cricca, mi godrò il pensiero di essermi concesso una gita in un territorio prevalentemente macho per una volta conquistato da due protagoniste femminili senza alcun impegno ed accompagnandola con una montagna di salatini e rigoroso rutto libero.
Mullins, altrimenti, potrebbe offendersi e dire in giro che da queste parti le palle sono delle stesse dimensioni delle mentine.


MrFord


"Donne
in cerca di guai 
donne a un telefono che non suona mai 
donne 
in mezzo a una via 
donne allo sbando senza compagnia 
negli occhi hanno dei consigli 
e tanta voglia di avventure 
e se hanno fatto molti sbagli 
sono piene di paure."
Zucchero - "Donne" - 


venerdì 9 settembre 2011

Le amiche della sposa

Regia: Paul Feig
Origine: Usa
Anno: 2011
Durata: 125'



La trama (con parole mie): Annie e Lillian sono amiche per la pelle fin dall'infanzia, da sempre pronte a vivere insieme le proprie vite, confrontando esperienze e sensazioni da vere "compagne di viaggio". 
Ma mentre la prima galleggia in un periodo no della sua vita - un uomo che la usa e getta, un lavoro che non le piace dopo il fallimento della sua pasticceria, un appartamento diviso con un'improbabile coppia fratello/sorella -, la seconda si prepara a vivere il percorso verso il grande passo che sarà il matrimonio.
Annie è scelta dall'amica per ricoprire il ruolo della damigella d'onore, ma quando iniziano i preparativi per l'evento si scontra con l'apparentemente perfetta e super-competitiva Helen, che aspira a ricoprire il ruolo di Annie nella vita di Lillian e non risparmierà colpi bassi per ottenere ciò che desidera.
Inizierà così un vero e proprio duello che porterà Annie sempre più in basso, ma che darà alla giovane donna la possibilità di ripartire da zero e dare un nuovo indirizzo alla sua esistenza.



Onestamente, non sono mai stato un grande sostenitore delle commedie in pieno Apatow-style nella loro versione "in rosa", complice anche una serie agghiacciante di visioni di bruttezza cosmica che si sono susseguite nel corso degli anni, dal terrificante Bride wars al meno interessante dei lavori del suddetto Apatow, Molto incinta, per non parlare del pessimo 27 volte in bianco e dei due abomini cinematografici legati a Sex and the city, serie dalla quale mi sono sempre tenuto - felicemente - ben lontano.
Fortunatamente, questo clamoroso filotto in negativo è stato almeno parzialmente interrotto da Le amiche della sposa, che nonostante alcuni palesi limiti - soprattutto in fase di scrittura - abbandona la veste da signorinetta per tirare fuori un pò di sano panesalamismo dalle sue protagoniste, tanto da risultare divertente anche e soprattutto per il pubblico maschile, normalmente quasi allergico a questo tipo di visione, in genere esito di una contrattazione con mogli o fidanzate per avere la possibilità, il mercoledì successivo, di godersi sul plasma la partita di Champions League.
Via, dunque, l'aura da milf prede delle voglie continue ed i modi da aristocratiche - sfruttati solo in chiave ironica grazie all'ispiratissimo personaggio di Helen, interpretato alla perfezione da Rose Byrne - e largo a crisi di amicizia ed esistenza traboccanti di situazioni imbarazzanti e al limite del grottesco, sguaiate ma mai clamorosamente volgari - neppure la sequenza della prova degli abiti dopo il ristorante brasiliano, degna del miglior Kevin Smith - ed arricchite da un gruppo di protagoniste che ognuna delle attrici pare nata per interpretare: dall'arrembante - a tutti gli effetti - Megan alla già citata perfezionista Helen, dalla timida e repressa Becca alla navigata Rita - "ieri ho cucinato per tutto il giorno, e quando mio figlio è tornato e ha detto di volere la pizza gli ho detto che se la poteva scordare. Mi ha mandata affanculo. Ha nove anni.", mitica - fino a Lillian e all'incontenibile Annie, tutte appaiono pronte a ritagliarsi il proprio spazio e a conquistare lo spettatore in un modo o nell'altro, sia esso un maschilista senza alcun interesse per sentimenti e decenza come Ted - un Jon Hamm agghiacciante completamente privo della classe del "suo" Don Draper - o un ragazzone dal cuore d'oro in cerca di quella giusta come Nathan.
Dunque, una discreta visione da weekend che riuscirà a non impegnare troppo, strappare qualche sonora risata, sorprendere - considerata la tradizione del genere - in positivo, e soprattutto mettere d'accordo le metà del cielo casalingo senza che vengano considerati accordi di qualsiasi genere a proposito dei diritti sulle visioni, il televisore della sala ed il divano.
Certo, non staremo parlando del nuovo Colazione da Tiffany, di Sabrina o Thelma e Louise: eppure questa grintosissima, incasinata Annie, riesce a ritagliarsi una fetta tutta sua del cuore dell'audience e di Lillian lottando, mostrando le unghie e facendosi un gran culo, almeno quanto la stragrande maggioranza delle donne si fa tutti i giorni in un mondo che, nonostante tutto, vive ancora in una direzione opposta alla loro anche quando finge di darla vinta con un anello e qualche episodio di Sex and the city.

MrFord

"Did I sleep? 'cause I musta been dreamin'
did I weep, 'cause I cried like hell
all's I want is your fortress of tears to crumble
and oh girl, I'd tear 'em down myself
and oh girl, the stories they could tell
but I'm just saying hi."
Ryan Adams - "Answering bell" -

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