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giovedì 2 novembre 2017

Annabelle: Creation (David F. Sandberg, USA, 2017, 109')





Credo piuttosto fermamente che, se non si fosse intromesso il progetto di rendere la settimana di Halloween - e forse qualcosa in più - del blog tutta horrorcentrica, non mi sarei mai neppure sognato di recuperare il prequel del terribile Annabelle, uscito qualche anno fa in sala ed inutilmente riesumato grazie al regista dell'altrettanto inutile Lights out - e non parlo del corto -: eppure, per dovere di cronaca, ho deciso di affrontare la visione privo di qualsiasi aspettativa e pronto a distruggere nel più breve tempo possibile il prodotto.
La realtà dei fatti, a film terminato, si è però rivelata differente: questo secondo Annabelle, infatti, non è inguardabile quanto il primo, e quantomeno nella sua parte iniziale riesce a costruire una base discreta partendo da archetipi tipici del genere, in attesa dell'escalation e di quello che dovrebbe essere il climax per afflosciarsi e, in maniera assolutamente innocua, finire ad ingrassare le fila del già nutrito esercito degli horror inutili, incapaci di far paura o di segnare in qualche modo il pubblico.
L'idea di una possessione sfruttata da un'entità maligna a seguito di una tragedia è interessante, ma sfruttata nel peggiore dei modi dagli autori - per quale motivo rivelare la storia di Annabelle, peraltro telefonatissima, a tre quarti di pellicola? -, l'evoluzione ovvia, i jump scare assolutamente innocui e perfino le sequenze oltre i titoli di coda quantomeno ipotizzabili, a fronte al contrario di una costruzione senza dubbio sensata nella prima metà, legata alla storia della famiglia Mullins ed alla scoperta progressiva della casa di questi ultimi delle orfane ospitate dai coniugi "per penitenza" - anche questa, a dire il vero, una scelta logica davvero assurda considerato il loro segreto -.
Un film, dunque, ben lontano dal poter essere considerato un horror con le palle, colpevole tra le altre cose anche di avermi costretto ad un post più lungo e discorsivo legato al suo essere piuttosto anonimo quando avrei preferito - e di gran lunga - una merda colossale pronta ad essere liquidata in due righe: Sanders si ascrive - come se ce ne fosse bisogno - alla lunga lista dei registi sopravvalutati che questo tipo di pellicole offre, nonostante il successo al botteghino che questo prequel di Annabelle ha di fatto raggiunto aprendo la strada non solo ad un eventuale terzo capitolo ma anche allo spin off The Nun, che dovrebbe essere ambientato nel convento in Romania citato dalla suora accompagnatrice delle ragazze protagoniste.
Se, dunque, vi trovaste nella stessa situazione in cui mi sono trovato io avendo deciso di regalare al blog un periodo dedicato esclusivamente ai film cosiddetti "di paura", ricordate di mantenere Annabelle: Creation come riempitivo e poco più, senza aspettarvi nulla di troppo negativo o positivo, e anzi, conservandolo se potete per una serata in cui vi ritrovate sulle spalle un pò di stanchezza.
Del resto, penso che pur visto con un occhio chiuso ed uno aperto non abbia davvero nulla che possa sfuggire ad una mente almeno in minima parte attenta.
Dal canto mio, penso che abbandonerò senza eccessive remore il brand, e se proprio dovessi provare nostalgia per una bambola spaventosa, dedicherò le mie attenzioni a Chucky.
In quel caso avrei almeno qualche soddisfazione dal punto di vista dell'ironia e delle parolacce.




MrFord




mercoledì 5 novembre 2014

Annabelle


 Regia: John R. Leonetti
Origine: USA
Anno: 2014
Durata: 99'




 
La trama (con parole mie): Mia e John, freschi sposini ed in attesa di una bambina nella California di fine anni sessanta stanno iniziando a costruire il proprio futuro. 
Quando la figlia scomparsa dei loro vicini fa ritorno rivelandosi adepta di una setta satanica uccidendo i genitori ed assalendo anche la giovane coppia, tutto cambia. 
L’anima dell’assassina, infatti, toltasi la vita prima dell’intervento dei poliziotti, trasmigra in una bambola regalata a Mia da John, infestando di fatto non solo la loro casa, ma anche le loro esistenze.
Trasferitisi a Pasadena e passato un periodo tranquillo dopo il parto, i coniugi tornano ad essere spaventati da fenomeni inspiegabili legati soprattutto a madre e figlia, che paiono essere diventate oggetto delle attenzioni non solo dello spirito di Annabelle, ma del demone che la guida, pronto a richiedere un’anima come tributo al suo passaggio.
Aiutati dall'anziana proprietaria di una libreria locale, i due genitori novelli dovranno sostenersi l’un l’altra per cercare non solo di salvare loro stessi, ma anche e soprattutto la figlia.







Negli ultimi anni pare essere diventata una rarità sempre maggiore trovare, appassionati o no, un horror in grado non solo di spaventare davvero, ma anche in grado di funzionare a livello cinematografico, di logica e capace di catturare come si deve l’attenzione dello spettatore dal primo all’ultimo minuto: uno degli esempi migliori fu The conjuring, che la scorsa stagione raccolse consensi un po’ ovunque nella blogosfera e non grazie ad atmosfere tese ed un plot ben congeniato, guadagnandosi lo status di esperimento riuscito – pur non perfetto, sia chiaro – e generando una sorta di spin off, questo Annabelle, che in qualche modo ne avrebbe dovuto raccogliere il testimone.
Peccato che, a seguito del cambio del regista e di una serie di scelte che sono parse più commerciali che altro, il risultato porti senza dubbio ad uno dei titoli più scontati, meno interessanti ed inequivocabilmente meno spaventosi - a meno che non si parli di qualità – dell’anno, una pellicola prevedibile che pesca a piene mani da un bacino ormai piuttosto ampio – su tutti, Rosemary’s baby – senza riuscire per questo a risultare quantomeno interessante o a proporre soluzioni alternative ad un pubblico che, con ogni probabilità, finirà per irritarsi quanto più navigato sia rispetto al genere.
In particolare, credo sia stata la prima volta – almeno che ricordi – in cui ho finito per assopirmi nel corso di un film d’orrore, vinto dalla stanchezza più che dalla tensione generata dalla pellicola, annoiato dal consueto ruolo del prete o della presunta esperta di turno destinata all’inevitabile sacrificio finale – e perdonatemi lo spoiler -, dalla caratterizzazione del charachter di una bambola che non ha minimamente lo spessore di mostri sacri come Chucky o la capacità di inquietare se non – e, in questo, è clamorosamente simile alla pellicola – rispetto alla sua bruttezza.
Poco interessanti e banali anche gli stessi protagonisti, così come la scelta di concentrare le attenzioni del demone di turno sulla bambina: onestamente, per una volta mi piacerebbe assistere ad una pellicola legata alle possessioni in cui il bersaglio possa essere un vecchio alla Clint, piuttosto che l’ormai inflazionato innocente. 
Ed effettivamente, fossi un esponente della squadra del Diavolo, cercherei di farmi largo in qualcuno già corrotto in modo da poterlo portare oltre ogni limite, piuttosto che sbattermi come un disperato per corrompere qualcuno che di corruzione non saprebbe neppure definire il significato.
Ad ogni modo, messe da parte le mie potenziali scelte da potenziale emissario luciferino, resta una visione più che evitabile e l’ennesimo fallimento dell’horror in toto, che fatta eccezione per qualche spunto di tanto in tanto, pare essere giunto pericolosamente vicino all’abisso, che si parli di resa qualitativa o di ispirazione: Annabelle è l’ennesimo film inutile sfruttato solo per le sue apparenti potenzialità commerciali – che, in fondo, non mi pare si siano tradotte in un successo da blockbuster globale – buono giusto per far saltare sulla sedia qualche ragazzino alla sua prima esperienza con questo tipo di pellicola, e poco altro.
Il terrore vero è ben altro, così come il Cinema.
Qui ci sono solo pupazzi. In tutti i sensi.
E non dico spaventosi, ma neppure divertenti.
E non è certo una buona cosa.
 


MrFord



"I wish I never had taken this dare
I wasn't quite prepared
doll me up in my bad luck
I'll meet you there." 
Foo Fighters - "Doll" - 



 
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