giovedì 10 ottobre 2013

Thursday's child


La trama (con parole mie): come se non bastasse il rientro dalla trasferta tedesca del Cannibale a funestare il nuovo weekend di uscite in sala, ecco profilarsi all'orizzonte una serie di titoli da fine settimana del terrore, con neppure uno straccio - o quasi - di proposta interessante, per quello che è senza dubbio uno degli "episodi" più drammatici di questa rubrica fin dai tempi della sua creazione.
Fortunatamente, per risollevare gli animi, all'orizzonte si prospetta una Blog War vecchio stile che dovrebbe ravvivare almeno in parte la scialba atmosfera di questo spento autunno.

"Hey Ford, quest'autunno mi pare molto poco cattivo!" "Tranquillo Peppa, con la Blog War cambieranno le cose!"
Cattivissimo me 2 di Pierre Coffin, Chris Renaud


Il consiglio di Cannibal: Ford, torna cattivissimo!
Il primo Cattivissimo me, di cui parlerò a breve visto che l’ho recuperato solo di recente, non m’ha certo entusiasmato. Guardabile e tutto, per carità del cielo, ma è anche una pellicola che, a dispetto del titolo, è fondamentalmente buonista, quasi quanto il re di questa specialità, MrFord, finto macho super villain e poi in realtà uno zuccherino sentimentale e sdolcinato come pochi. Se Gru e i divertenti Minion resteranno sempre dei teneroni, speriamo che almeno lui torni cattivissimo. Se mai lo è stato…
Il consiglio di Ford: cattivissimo Ford, pusillanime Cannibal.
Qualche anno fa storsi il naso all'uscita del primo capitolo di questo brand, che risultò comunque più guardabile di quanto non avessi previsto: lo stesso è stato per il secondo capitolo, che punta molto sull'ironia del rapporto tra il protagonista e le sue figlie adottive, nonchè rispetto al gentil sesso. Divertente per qualche serata in famiglia con prole, quelle che il mio rivale tanto detesta.
Recensione fordiana a brevissimo.

Ford nella sua nuova tenuta da wrestler nell'attesissimo sequel di Sharknado.

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Oltre i confini del male – Insidious 2 di James Wan


Il consiglio di Cannibal: i sequel sono sempre insidious
Certo che l’originalità va proprio forte di questi tempi, a Hollywood. Nonostante il primo Insidious mi sia anche piaciuto parecchio, mi oppongo a questo riciclo costante di idee. Anche perché, al di là dei facili introiti economici che già ha generato negli USA e che potrebbe ripetere pure da noi, non vedo l’utilità di un’operazione del genere. Ben che vada, sarà un filmetto a mala pena decente. Mal che vada, farà sbiadire pure il ricordo positivo del primo Insidious. Ford invece, che spesso si esalta più con i sequel che con i primi capitoli, dopo aver detestato il precedente questo potrebbe persino apprezzarlo.
Il consiglio di Ford: senza dubbio i consigli di Peppa Kid sono molto insidiousi
James Wan, volto dell'horror che mi sono trovato a rivalutare relativamente grazie al recente Conjuring, torna sul grande schermo con il sequel di Insidious, che se per una prima metà era riuscito a convincermi ai tempi dell'uscita aveva finito per crollare quasi miseramente con una seconda parte ai limiti del comico.
Speriamo che il secondo capitolo possa rivelarsi più simile al suo lavoro più recente che non al passato di uno di quei registi buoni giusto giusto per far cagare sotto i pusillanimi come il mio rivale.

"Cucciolo, fai silenzio, o mando Ford a prenderti nel mezzo della notte!"
L’amore in valigia di David E. Talbert


Il consiglio di Cannibal: Ford, fai la valigia e vai a quel paese
Strano che una commedia black come questa, con protagonisti che da noi non sono certo popolarissimi, esca in quasi contemporanea con gli USA. Sarebbe una cosa positiva, peccato che la pellicola si preannunci come tutt’altro che imperdibile. Come al solito, la distribuzione italiana non ne azzecca una. Che a capo di tutto, come sospetto ormai da tempo, ci sia il solito Ford?
Il consiglio di Ford: meglio fare le valige e partire, piuttosto che andare al cinema in questi giorni.
Commedia romantica della peggior specie - snobbata anche dai distributori, a quanto pare - che non mi sognerei di vedere neppure se fossi esiliato su un'isola deserta con un unico dvd a disposizione ed il Cannibale come sgradito compagno di sventura.
Piuttosto, preferirei dedicarmi alla caccia.
Del mio antagonista, ovviamente.

"Scusatemi, Ford e Cannibal vorrebbero che abbandonaste le sale!"
Emperor di Peter Webber


Il consiglio di Cannibal: l’emperor non colpisce ancora
E a proposito di scelte senza senso della distribuzione italiana, che è sta roba?
Una pellicola storica che fin dal trailer puzza di fordianata pseudo impegnata e invece si rivelerà una cosa al massimo ai livelli di una fiction Rai.
Ci sarà anche Matthew Fox, ma ormai gli ex naufraghi di Lost non ne fanno più una giusta. Mi sa che qui c’è qualcuno che porta sfiga… Da quale serie guarda caso ha preso il nome il nostro caro Mr. James Ford?
Il consiglio di Ford: un weekend molto poco imperiale
Come se non bastassero le proposte italiote a lasciarci a bocca asciutta di novità interessanti, ecco servito il tipico polpettone all'ammmeregana della peggior specie, con tanto di guerra, grandi amori, retorica e chi più ne ha, più ne metta.
E se il vecchio leone Tommy Lee Jones potrebbe valere la visione, ecco Matthew Fox, che dai tempi di Lost non ne ha più azzeccata una, pronto ad abbassare ulteriormente l'indicatore della qualità di questo titolo.
Per questa settimana, ho come l'impressione che il Cinema si sia arreso.

Ford e Cannibal perplessi dalle discutibili uscite della settimana.
Il ragioniere della mafia di Federico Rizzo


Il consiglio di Cannibal: se andate a vederlo siete peggio dei mafiosi
Federico Rizzo chi è? Il figlio raccomandato di Jessica Rizzo?
E Lorenzo Flaherty chi è? Quello delle fiction Mediaset senza fine?
E il ragioniere della mafia chi è, o cos’è? Un film?
E il trailer? Che ridicolo è?
E MrFord chi è? Un blogger? Per di più cinematografico? Really?
Il consiglio di Ford: ogni volta che sento avvicinarsi un'uscita made in Italy, non ragiono più.
Ennesimo film denuncia sulla mafia giunto fuori tempo massimo che, come sempre più spesso e tristemente ormai capita, finisce per convincermi che il Cinema nostrano sta attraversando una delle sue fasi più basse ed oscure.
Passo oltre e cerco di non pensarci, come quando leggo qualche sproloquio di stampo malickiano tra le pagine del blog del mio rivale.

"Ford, non bottigliarmi troppo: io sono un tipo da peace&love!"
Aspirante vedovo di Massimo Venier


Il consiglio di Cannibal: Julez (attuale moglie di Ford nda), aspirante vedova
Fabio De Luigi + Luciana Littizzetto. Non ho niente contro di loro e mi stanno pure moderatamente simpatici. Diciamo che ai tempi di Mai dire gol mi stavano simpatici, poi via via hanno cominciato a stufarmi sempre di più, però dai, a piccole dosi li trovo ancora simpa. Come attori però no, non si possono vedere. Così come tutte le volte che capito sul blog WhiteRussian, mi viene da gridare: “Questo non è cinema!”.
Il consiglio di Ford: aspirante suicida, lo spettatore medio.
Film italiano? Fabio De Luigi? Luciana Littizzetto?
Come recitava un vecchio spot anni ottanta: ahi ahi ahi ahi ahi ahi!

"Piuttosto che leggere le recensioni di Ford e Cannibal sul nostro film, la faccio finita!"
Per altri occhi di Silvio Soldini, Giorgio Garini


Il consiglio di Cannibal: un film non per i miei occhi
Un documentario incentrato su un gruppo di persone accomunate dalla cecità. Tra loro Mr. Ford, un giovane (si fa per dire) blogger che commenta i film senza poterli vedere. E si vede.
Il consiglio di Ford: il Cinema è per occhi che non sono quelli di Cannibal Kid.
Docufilm di matrice clamorosamente radical chic sulla carta che mi attira più o meno quanto le esaltatissime opinioni del mio rivale in materia di giovani topi d'appartamento VIP.
Se pensavate che la situazione per noi spettatori sarebbe cambiata con il sopraggiungere dell'autunno, vi sbagliavate di grosso.

"Cannibal Kid? In sala ci vede meno di me!"
Black Star – Nati sotto una stella nera di Francesco Castellani


Il consiglio di Cannibal: Ford star? Ma in che pianeta?
4 film italiani in una sola settimana sono una mazzata pesante solo da commentare. Figuriamoci da vedere. La storia di immigrazione e intregrazione qui raccontata sarebbe anche interessante e, se fosse una produzione francese, potremmo trovarci di fronte a un gioiellino. Invece no. Invece è una pellicola italica. Certo che nel nostro paese siamo nati tutti sotto una stella nera. Quella di Ford poi non parliamone, un nero pece.
Il consiglio di Ford: questo weekend è nato sotto una cattivissima stella.
In un weekend che vede letteralmente scatenarsi il peggio del Cinema made in Italy non poteva mancare la pellicola di denuncia che sensibilizzi alle problematiche sociali, all'integrazione e alla collaborazione.
Nulla che mi disturbi, sulla carta: quando, però, diventa il pretesto per un titolo assolutamente trascurabile, ecco che le bottiglie finiscono per scaldarsi neanche si trovassero di fronte a Sofia Coppola, pronte a menare fendenti di quelli che spesso e volentieri colpiscono in pieno il grugno del mio rivale.

"Giocare contro Ford? Io non me la sento proprio!"
Gloria di Sebastian Leilo


Il consiglio di Cannibal: gloria a chi mi libererà dalla presenza di Ford
Pellicola cileno-spagnola appartenente a quel filone anti-teen dedicato a protagonisti della terza età o giù di lì.
Ford, ho trovato il tuo film della settimana!
Il solito altruista. Peccato che non ne abbia trovato manco mezzo per me…
Il consiglio di Ford: di glorioso, a questo giro, vedo proprio ben poco.
Pellicola sentimentale drammatica spagnolo/cilena che potrebbe attrarre qualche nugolo di radical chic in sale d'essai estremo e che finisce quasi per rischiare di essere la scommessa più interessante della settimana, giusto per farvi capire in quali sabbie mobili siamo costretti a muoverci di questi tempi.
Sinceramente, con tutti i recuperi che ho da fare, penso mi dedicherò ad altro.

"Brava, così: voglio che prendi il Cannibale dritto in mezzo agli occhi!"

mercoledì 9 ottobre 2013

Mud

 Regia: Jeff Nichols 
Origine: USA
Anno: 2012
Durata: 130'



La trama (con parole mie): siamo nel cuore dell'Arkansas, ed Ellis e Neckbone, due ragazzini cresciuti lungo il fiume, fanno una scoperta che cambia le loro vite di adolescenti. Le conseguenze di un violento alluvione, infatti, hanno finito per portare in secco - e sopra un albero - una barca strappata dalle acque: i ragazzi vorrebbero farne il loro rifugio segreto, ma quando scoprono che l'imbarcazione è abitata dal vagabondo Mud finiscono per entrare in una storia più grande di loro.
L'uomo, cresciuto in quegli stessi luoghi, infatti, è ricercato dalla polizia per omicidio, e vorrebbe rimettere in sesto il natante per fuggire verso la libertà con l'amore della sua vita: Juniper.
Proprio Juniper, un tempo compagna dell'uomo che Mud ha ucciso, pare essere una tempesta di guai pronta ad abbattersi non solo sul suo innamorato, ma anche sui due giovani pronti ad aiutarlo.




"Mud è un bugiardo nato. Piace a tutti perchè con le sue bugie fa stare bene le persone con se stesse."
A volte è curioso quanto la vita assuma dei connotati quasi lostiani, per coincidenze e vicissitudini.
Più o meno due anni or sono, venni fulminato da Drive, forse l'apice della carriera di Refn, che mi travolse e permise di trasformare in parole quello che penso della mia Natura di scorpione.
Dodici mesi fa fu la volta di Killer Joe, che il personaggio interpretato magistralmente da Matthew McConaughney riuscì a trasformare in una sorta di lato oscuro di quella stessa indole.
Dev'essere in qualche modo destino, che il mio film dell'anno arrivi in prossimità dei festeggiamenti per la ricorrenza della nascita del sottoscritto: perchè Mud è, senza dubbio, il film dell'anno, da queste parti.
Nichols, in grado di lasciare a bocca aperta con Take shelter e mostrare tutte le sue potenzialità con Shotgun stories, film d'esordio, sancisce definitivamente il suo ingresso nella ristretta cerchia dei più amati dal Saloon diventando, a conti fatti, il nuovo Malick: e non sto parlando dei pipponi cui il bollito Terrence ha abituato l'audience di recente, quanto alle meraviglie dei tempi de La rabbia giovane, alla Frontiera, a quei confini che oltrepassare è sempre un rischio.
Per se stessi e per gli altri.
"Tu credi che Mud sia un duro? Non lo è. Tutto quello che gli è capitato, gli è capitato per lei."
Dal primo all'ultimo momento della visione, la mia testa ha rimbalzato tra Noi siamo infinito, Stand by me e Un mondo perfetto.
La formazione passa inevitabilmente, per ognuno di noi, dall'amore: l'amore che si sogna, l'amore che ferisce, l'amore che rende adulti, e quello che sappiamo seguire solo ed esclusivamente a modo nostro. Un modo che non sarà mai il meglio, o il peggio, ma che senza dubbio riuscirà a tirare fuori il meglio ed il peggio di noi.
L'amore è un serpente, un predatore.
Come lo scorpione di Drive. Come Killer Joe.
E una volta preso l'antidoto, sei fatto.
Non avrai un'altra occasione, nella vita.
"Neck ti ammira. Non portarlo dentro a qualcosa dalla quale non sapresti tirarlo fuori."
E poi c'è la Famiglia. Quella che ci ha generato, che fa parte di noi, in un modo o nell'altro.
Se c'è un tema portante della poetica di Nichols è proprio questo.
Tutto e il contrario di tutto.
Dal sangue di Shotgun stories alla Fede di Take shelter.
La Famiglia è il nostro bene ed il nostro male.
La madre dell'amore.
E' protezione, ma anche ferite che restano. Cicatrici rituali.
Passa da chi non ha avuto la fortuna di averla, e finisce per dannarsi a trovarne una, fino a chi se la vede scivolare tra le dita, perchè la vita è anche ammettere che non ci possa essere altra strada che due binari separati.
A volte occorre ammettere anche le cose più dolorose.
E Mud è un film doloroso. Senza dubbio.
Ma non senza speranza.
La fine di qualcosa non significa necessariamente la fine di tutto.
"Mud, anche tu sei un bravo ragazzo."
"No, non lo sono."
Ed io comprendo Mud, con la sua camicia, e la pistola senza proiettili, ed il serpente.
E quella corsa in moto che è pura poesia.
Non sempre essere una brutta persona significa essere necessariamente una persona cattiva.
Anche io porto sulle spalle la Natura del bugiardo e del serpente.
E forse anche io piaccio alle persone perchè le mie bugie le fanno sentire bene.
Ma non per questo non potrò essere un buon maestro.
E gli Ellis che verranno - primo fra tutti mio figlio - avranno tutto quello che posso offrire.
Tutto. Nel bene e nel male.
Perchè l'amore è luci e ombre, ed è preferibile finire nel fango pur di poterlo provare almeno una volta nella vita.
Come una perla.
Come il morso di un serpente.
L'unica differenza sta nel fatto che per l'amore non c'è antidoto.
E cazzo, meno male che è così.
Sprofondare, per riemergere.
Per vedere il fiume ricongiungersi al mare.


MrFord


"Don't wait for me
sleepin' in the summer sun
don't wait for me
with my pillow lies my gun
don't wait for me
I'm gonna finish last
don't wait for me
I'm mending fences of my past."

Ryan Bingham - "Don't you wait for me" -




martedì 8 ottobre 2013

The bling ring

Regia: Sofia Coppola
Origine: USA
Anno: 2013
Durata: 90'



La trama (con parole mie): Rebecca e Marc sono due figli delle famiglie bene delle colline di L. A., patiti di moda e gossip, alla ricerca di un qualche brivido che la vita agiata e le feste non riescono più a dare. Così, sfruttando internet e le notizie sui divi, accompagnati dalle amiche Nicky, Chloe e Sam, cominciano a prendere di mira le ville vuote di personaggi come Paris Hilton, Lindsay Lohan e Orlando Bloom, compiendo furti di denaro, vestiti, oggetti e gioielli che verranno stimati attorno ad un totale di tre milioni di dollari.
Quando, grazie ai video della sorveglianza delle abitazioni VIP e all'ingenuità delle foto postate su Facebook dai rapinatori, le forze dell'ordine giungeranno a prelevarli uno per uno, il gruppo del Bling ring, fino a quel momento estremamente affiatato, si disgregherà sotto il peso della responsabilità di fronte alla Legge.





Finalmente. 
Dopo la parentesi azzeccata di Marie Antoinette e quella ancora più efficace del tanto osteggiato Somewhere, dal sottoscritto personalmente molto, molto apprezzato, Sofia Coppola torna ai suoi peggiori standard, gli stessi che, all'epoca della sua uscita, mi permisero - tra i pochissimi, tra l'altro - di massacrare con grande piacere Lost in translation, uno dei film più spocchiosi, inutili e radical chic del decennio scorso.
Questo The bling ring, ispirato da fatti di cronaca - anche se, forse, sarebbe più corretto scrivere gossip - ed incentrato su una giovane banda di topi d'appartamento costituita principalmente da figli dell'alta borghesia delle colline di Los Angeles dediti a ripulire i guardaroba di VIP modaioli e spesso impegnati in lunghe trasferte lontani da casa, alfiere della rappresentazione del "vuoto" delle nuove generazioni almeno quanto è stato accusato di essere lo splendido Spring breakers - che sprizza da tutti i pori una poesia lontana anni luce dal lavoro della Coppola - nonchè di un impietoso ritratto delle "strade perdute" imboccate da giovani ormai privi di riferimenti e stimoli, persi nella logica dell'apparenza e del consumo, è infatti, e purtroppo, un film vuoto quasi più dei suoi protagonisti, lento, abulico, e cosa assai più grave, totalmente privo di qualsiasi passione.
E attenzione: non parliamo della freddezza di un Haneke o di un Herzog, che spesso e volentieri prendono volontariamente le distanze in modo da fungere da arbitri imparziali delle storie che scelgono di raccontare, quanto di una svogliatezza tale da far pensare che la Sofia figlia di tanto padre, ritrovatasi con un pò di tempo libero, si sia divertita - e neppure troppo - a portare sullo schermo una vicenda dalla quale era attratta ed intrigata quanto lo si può essere, più o meno, da una bella badilata di sabbia negli occhi.
Senza dubbio il lavoro rientra perfettamente nei canoni della poetica della regista, e all'apparenza si inserisce alla perfezione nel percorso intrapreso dalla stessa fin dagli esordi, eppure manca qualcosa, a The bling ring, che ai tempi era presente perfino nel già citato - ed osteggiato apertamente - Lost in translation: una necessità, il desiderio di dare voce a qualcosa che, pur non avendone, resta tra le tematiche più interessanti del dibattito generazionale attuale, figlio delle grandi marche, della comunicazione globale e dei reality show.
Quello che traspare, invece, è la totale mancanza di un qualunque sentimento anche da parte di chi ha lavorato alla pellicola, attori e regista su tutti, incapaci sia di porre l'accento su una sorta di "denuncia sociale" che sul grido d'aiuto che, spesso e volentieri, giustifica anche le azioni più insensate e stupide che un adolescente può portare a compimento.
Come se non bastasse tutto questo, e la lentezza soporifera non fosse il punto più basso dell'opera, contribuiscono alla debacle della Coppola anche le inutili sequenze festaiole dei giovani protagonisti - su tutte l'ormai famoso passaggio della lingua di Emma Watson, sfruttato come traino pubblicitario principale del titolo -, decisamente più volgari e pronte alla strizzata d'occhio al pubblico - o almeno, alla parte di pubblico disposta a cascarci - di quanto non fossero quelle del già citato - e di ben altro valore - Spring breakers.
Un vero spreco, specie considerate l'antipatia dei protagonisti e la possibilità di sfruttare questo elemento per sensibilizzare l'audience, invece che allontanarla, e l'attualità del problema: in questo modo si ha l'impressione, infatti, di assistere ad un inutile sfilata di giovani attori decisamente irritanti svogliatamente occupati a portare sullo schermo un racconto decisamente irritante.
Poca roba davvero, per chi, come la Coppola, ha sempre avuto e continua ad avere ambizioni autoriali.
Qui quello che resta è la promessa di diventare una leader mondiale di Nicky.
Una promessa che suona decisamente vana.


MrFord


I'm smoking dope, I'm on my cell phone
I'm selling dope, straight off the iPhone
he wanna quote, he talking 9 zones
he bought four, I front him 5 more
Rick Ross - "9 piece" - 



lunedì 7 ottobre 2013

The frozen ground - Il cacciatore di donne

Regia: Scott Walker
Origine: USA
Anno: 2013
Durata:
105'




La trama (con parole mie): siamo nei primi anni ottanta ad Anchorage, in Alaska, quando una giovane prostituta denuncia uno stupro avvenuto per mano di un membro apparentemente rispettabile della comunità, tale Robert Hansen. Quando gli agenti non le credono e la sua deposizione viene archiviata, tutto pare passare sotto silenzio, fino al momento in cui, a seguito del ritrovamento del cadavere di una ragazza, un sergente della Polizia di Stato sul punto di cambiare lavoro decide che forse è il caso di battere quella stessa pista abbandonata.
E' l'inizio di un'indagine che vedrà le forze dell'ordine della città coinvolte dai piani più bassi a quelli più alti, e che opporrà il sergente Jack Halcombe allo stesso Hansen, in una sorta di partita a scacchi che avrà nella testimonianza della giovane e nella ricerca delle prove i cardini di una scoperta agghiacciante e terribile: quella del serial killer più prolifico della storia di quei territori innevati per gran parte dell'anno.




Negli ultimi anni, il nome di Nicholas Cage - senza contare, ovviamente, il suo mitico e leggendario parrucchino, spalla ormai consolidata dell'attore - si era aggrappato con forza, qui al Saloon, al Cinema trash e tamarro ben lontano dalle proposte autoriali che avevano caratterizzato la carriera del buon Coppola nel corso degli anni ottanta, quasi stesse preparando il terreno per la sua tanto vociferata partecipazione all'attesissimo Expendables 3, dunque immaginatevi la sorpresa del sottoscritto nel vederlo impegnato nella realizzazione di questo piacevolmente sorprendente thriller realizzato da un regista non più giovanissimo - classe millenovecentosettantuno - eppure praticamente esordiente nel mondo della distribuzione che conta dalle atmosfere così ben congeniate da ricordare - e non soltanto per la cornice geografica - Insomnia di Christopher Nolan.
Inutile dire che, di fronte ad una sorpresa gradita - che certo non fa il paio con l'agghiacciante titolo italiano dell'originale The frozen ground - questo vecchio cowboy si ritrova sempre e comunque a gondolare, godendosi il ritmo teso ed il brivido di una sorta di "doppia caccia" nonostante non sia in discussione neppure per un momento la questione legata all'identità di quello che è ormai considerato come il serial killer più prolifico della storia dell'Alaska - perchè la vicenda è tratta da fatti realmente accaduti -: da un lato il sergente Halcombe, uomo tutto d'un pezzo dalle cicatrici lasciate a macerare in profondità, dai tempi della morte della sorella, e dall'altro Bob Hansen, membro della comunità con qualche segreto un pò troppo ingombrante nonchè predatore dedito all'uccisione di giovani donne provenienti dagli ambienti più a rischio della città.
In mezzo a loro, una mancata vittima che finì per diventare l'ago della bilancia dell'intera vicenda, la poco più che adolescente Cindy Paulson, cui presta volto e corpo una sorprendente Vanessa Hudgens - che si era già distinta, pur se per questioni decisamente più fisiche che attoriali, nel già cult Spring Breakers -, bravissima nel mostrare il disagio di una vita passata lungo un confine sociale che neppure quando si finisce per essere dalla parte della ragione riesce ad essere valicato, la cui richiesta d'aiuto rimane inespressa ed inascoltata per un tempo che pare infinito, seppur ristretto ad una vita ancora agli inizi.
La storia narrata in The frozen ground passa, dunque, principalmente da lei: qualche anno fa, quando lessi Mind hunter di John Douglas, uno di primi profiler dell'F.B.I., pioniere assoluto della ricerca dei serial killers, il capitolo che mi colpì maggiormente era intitolato "Ognuno ha la sua pietra".
L'ormai ex agente sottolineava, con quelle righe, quanto ognuno di noi - quindi non soltanto gli assassini seriali - avesse un punto debole pronto per essere sfruttato, e più o meno nascosto: a dare credito alla sua ipotesi, due racconti pronti a colpire l'immaginario del lettore.
Nel primo quello di un collega, un uomo d'acciaio, tutto d'un pezzo, freddo e preciso, incapace però di controllarsi nel momento in cui veniva toccato un qualsiasi argomento riguardasse la moglie; nel secondo, il resoconto di indagine a proposito di un omicida che operava nei dintorni di un grande parco, pronto ad aggredire donne sole, spesso durante passeggiate o sessioni di jogging.
Per quanto la sua indagine non fosse in dubbio per le autorità, nessuna prova, di fatto, avrebbe potuto inchiodare il sospettato, data la sua attenzione nel non lasciare tracce evidenti del suo coinvolgimento: ad un passo dal doverlo rilasciare, il team di Douglas tentò il tutto per tutto portando nella stanza dell'interrogatorio la pietra usata dall'omicida per commettere uno dei suoi delitti, posta su un tavolo accanto a quello che, di fatto, ospitava il confronto.
Entrato nella stanza e vista la pietra, il killer, incalzato dagli agenti, finì per confessare.
Ognuno ha la sua pietra, per l'appunto.
La forza di quel racconto, che difficilmente queste poche righe saranno riuscite a rendere, pare la stessa che guida la mano di Walker, che dedica il suo lavoro alle vittime "conosciute e sconosciute" di un mostro di quelli che paiono poter esistere soltanto nei film, e che invece, dai tempi di M - Il mostro di Dusseldorf, altro non sono che la rappresentazione neppure troppo distorta o ingigantita dell'orrore che, purtroppo, a volte nasconde il nostro mondo.
Figure oscure che spesso e volentieri affascinano chi ne legge, o vede rappresentate le imprese - sottoscritto incluso -, ma che, di fatto, più passa il tempo e più i sentimenti di padre si consolidano, finiscono per rappresentare uno dei buchi neri più terrificanti che la nostra società abbia prodotto.


MrFord


"If travel is searching
and home what's been found
I'm not stopping
I'm going hunting
I'm the hunter
I'll bring back the goods
but I don't know when."
Bjork - "Hunter" - 


domenica 6 ottobre 2013

Europa Report

Regia: Sebastiàn Cordero
Origine: USA
Anno: 2013
Durata:
90'
 



La trama (con parole mie): un gruppo di astronauti, scelti e selezionati per una missione unica ed ambiziosa - investigare a proposito della natura di Europa, satellite di Giove che si sospetta possa ospitare acqua ed un ecosistema di batteri che dimostrerebbe l'esistenza di vita nell'universo -, partono alla volta della loro destinazione consci di dover affrontare mesi nello spazio mai attraversato da alcun essere umano.
Perso il contatto con il campo base, l'equipaggio di Europa One - questo il nome della nave - si ritroverà ad affrontare la parte cruciale della missione senza il supporto della Terra, nonchè i drammatici sviluppi che i rilevamenti sul suolo - e soprattutto sotto il suolo - di Europa porteranno per tutti loro.
I ricercatori responsabili della missione stessa, dal nostro pianeta, scopriranno soltanto una volta ripristinato il collegamento e grazie alle riprese delle videocamere della navetta cosa è accaduto ai protagonisti dell'impresa.




Probabilmente, da quando l'Uomo ha iniziato a sviluppare una coscienza sociale, e probabilmente anche prima, l'esigenza dello stesso di confrontarsi con l'ignoto e la tentazione di fissare sempre nuovi confini è divenuta parte integrante della Natura di questa controversa forma di vita di cui tutti noi facciamo parte.
Le grandi scoperte - che si parli di scienza, medicina, esplorazione o quant'altro - sono passate, passano e passeranno tutte attraverso quella sottilissima linea che separa follia da coraggio, curiosità ed ossessione, ego e generosità: per il Cinema, una materia come questa, animata da folli sogni e grandi imprese, è sempre stata un bacino cui attingere per poter realizzare pellicole in grado di emozionare e coinvolgere il pubblico, stuzzicando il senso di meraviglia dello stesso in modo da rendere possibile, fosse anche su uno schermo, per un paio d'ore e forse meno l'immedesimazione dell'uomo comune con quegli uomini comuni che furono protagonisti di imprese straordinarie.
Nel caso di Europa Report non parliamo di resoconti o ricostruzioni di fatti realmente accaduti, eppure lo spirito che pare aver animato Sebastiàn Cordero pare essere proprio questo: a partire da uno straordinario utilizzo della tecnica del found footage - di gran lunga il migliore passato qui al Saloon nel passato recente -, degli effetti - rustici e dosati benissimo -, dall'influenza dei Classici del genere - su tutti Alien e 2001: odissea nello spazio - e dalla suggestione sottilmente imposta allo spettatore fin dal principio a proposito del destino che attende l'equipaggio dell'Europa One, tutto contribuisce a rendere questo lavoro non soltanto la migliore proposta sci-fi dell'anno - pronta a fare polpette di tutti gli Elysium figli delle grandi case distributrici -, ma, in una certa misura, addirittura degli ultimi cinque.
Dall'umanità - espressa attraverso pregi e difetti - mai portata sopra le righe dei protagonisti alla straordinaria suggestione che Giove ed Europa riescono ad esercitare sullo spettatore, quella che, di fatto, sarebbe la cronaca di un'eventuale nuova frontiera scientifica e non solo diviene una cavalcata emotiva straordinaria, dal primo incidente occorso a James Corrigan alla meraviglia provata da Katya, prima fra tutti a poggiare il piede sul suolo di Europa, combattendo la tentazione di togliersi il guanto della tuta per sentire il ghiaccio di quella luna così lontana, con il gigantesco Giove all'orizzonte, direttamente sulla pelle, fino alla strepitosa sequenza che chiude il diario video dell'Europa One e lo stesso film, una lezione perfetta su come andrebbe sfruttato il potere dell'attesa e della meraviglia in un pubblico.
Siamo di fronte ad un gioiellino assoluto e nascosto, dunque, quasi ignorato dalla grande distribuzione internazionale e totalmente dimenticato da quella nostrana, ma che meriterebbe una visione a prescindere dalla confidenza dello spettatore con i mezzi del mockumentary - anche se non è propriamente definibile in questo modo - o il fascino della fantascienza: Europa Report, infatti, è un coraggiosissimo titolo che parla del desiderio umano di varcare inevitabilmente uno o più confini, e confrontarsi a qualsiasi costo - per quanto drammatica questa scelta sia - con la tentazione mitica di "rubare il fuoco agli dei".
Di fronte ad una scoperta senza precedenti, non si pensa più ad una singola vita: più o meno in questi termini si sviluppa la riflessione che, uno ad uno, mette a nudo i protagonisti della pellicola, ed in qualche modo l'audience stessa.
Fino a che punto saremmo disposti ad arrivare, per arrivare dove nessuno prima di noi era mai giunto?
Saremmo davvero disposti a rinunciare a muovere un passo oltre per rimanere nell'oscurità?
O, come falene, siamo predisposti per tuffarci inevitabilmente verso quella luce all'orizzonte?
Nessuno può, probabilmente, scrivere un'ultima parola rispetto a questo argomento, soprattutto considerato quanto possiamo perdere, dall'altra parte.
Terra contro spazio profondo. Conosciuto contro ignoto.
Nessuno sa.
Eppure, dentro, finiamo per saperlo tutti.


MrFord


"La fantasia dei popoli che è giunta fino a noi
non viene dalle stelle...
Alla riscossa stupidi che i fiumi sono in piena
potete stare a galla."
Subsonica - "Up patriots to arms" -


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