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giovedì 21 giugno 2018

Thursday's child







Interrompo il flusso del Saloon Mundial per la consueta rubrica del giovedì dedicata alle uscite in sala, e con il ritorno al Cinema sono lieto di ospitare da queste parti uno dei bloggers più fordiani di sempre, Blackswan.
Sarà riuscita la sua presenza a provocare qualche frattura nel recente equilibrio pacifico tra questo vecchio cowboy ed il suo rivale Cannibal Kid?



"Prova ancora una volta a dire che Ford e Cannibal vanno d'accordo e mi ritroverò obbligata a spaccarti la testa!"



Una Vita Spericolata

"E tu volevi far guidare Ford quando a bordo abbiamo la De Angelis!? Sei davvero uno sconsiderato!"

Blackswan: Niente a che vedere con il documentario del 2015 a firma di John McKenna dedicato alla passione del grande Steve McQueen per le auto da corsa. Questa pellicola, la sesta del regista Marco Ponti, di cui qualcuno si ricorderà per l’ottimo Santa Maradona, è una commedia on the road italianissima, condita con un po’ di noir e qualche sfumatura grottesca. Un film che probabilmente metterà d’accordo sia Cannibal Kid che Ford, il primo attratto dal glamour di attori fighetti e colonna sonora fighetta, il secondo eccitato dal testosterone di armi e macchine rombanti. Per quanto mi riguarda, trattandosi di un film italiano, cinema per il quale non nutro alcuna simpatia, lo comprerò in dvd il prossimo anno alla Feltrinelli, prendendolo dallo scatolone delle offerte a Euro 4.99.
Cannibal Kid: Le pellicole con titoli che si ispirano alle canzoni di Vasco non promettono mai niente di buono, come Albakiara - Il film, che non ho mai visto ma pare sia uno dei film peggiori mai girati e su IMDb vanta la poco invidiabile media del 2.2. Vasco sta alla musica che mi piace come Blackswan sta alla musica che mi piace, o come Mr. Ford al cinema che mi piace. Non ci potrebbe quindi essere niente di più distante da me. Solo che in questo film c'è Matilda De Angelis, la Jennifer Lawrence de' noantri, di recente splendida protagonista del video di “Felicità puttana” dei Thegiornalisti. Ecco, loro sì che mi piacciono e pure Matilda e quindi questa pellicola me la guardo per forza, sperando e pregando che quello alla canzone di Vasco sia giusto un vago riferimento.
Ford: Marco Ponti, escluso Santa Maradona, non penso abbia molto da dire ad un avversario del Cinema italiano come il sottoscritto, nonostante l'arma in più Matilda De Angelis. Probabilmente seguirò l'esempio di Blackswan rispetto al film, anche se devo informarlo che i motori con me c'entrano davvero poco e niente.

Obbligo o verità

"Quelli sono i tre bloggers che tengono la rubrica!? La verità è che sono davvero spaventosi!"

Blackswan: Il titolo richiama un giochino molto popolare, che altro non è se non l’innesco per lo sviluppo del più classico dei teen horror americani, con il manifestarsi di una forza oscura ad alzare la posta in gioco e i protagonisti in posa caricaturale, con la bocca a culo di gallina, per manifestare sgomento e terrore. Interpretato da Lucy Hale e Tyler Posey, attoruncoli con un curriculum di puttanate seriali alle spalle, è la classica pellicola che scatena le bottigliate di Ford e la recensione cattivella di Cannibal Kid, che poi, nel buio della sua cameretta, se lo guarda e se lo riguarda, spaventandosi ogni volta come se fosse la prima. Per quanto mi riguarda, passo alla velocità della luce.
Cannibal Kid: La mia recensione magari sarà cattivella, ma non ho nessuna paura ad ammettere la mia verità, ovvero che non vedo l'ora di vedere questo film. Anche perché c'è Lucy Hale, che è stata la protagonista della puttanata seriale più goduriosamente trash degli ultimi anni, Pretty Little Liars, un guilty pleasure fantastico per chiunque non sia un vecchio rancoroso pieno di pregiudizi come Blackswan o Mr. Ford ahahah
Ford: filmetto inutile di quelli che piacciono a Peppa Kid, che arriva nel periodo migliore per questi filmetti inutili, ovvero l'estate. Preferisco pensare a Obbligo e verità come al gioco che, svariati anni fa, permetteva di limonare duro con le ragazze al parchetto. Se poi dovesse passare da queste parti, prevedo bottigliate tonanti.

Thelma

"Meglio tornare a casa. Non vorrei incontrare uno di quei tre loschi figuri."

Blackswan: Thelma. Pensavo fosse un remake del film datato 1991 a firma Ridley Scott. Poi, mi sono accorto che nel titolo mancava l’altra metà del cielo, Louise. Così ho scoperto, invece, che questo film è una recente produzione europea (Norvegia, Francia, Danimarca, Svezia), che con il capolavoro americano c’entra come i classici cavoli a merenda. Thriller sentimentale con velleità paranormali, sarà la gioia cinematografica dell’anno per Cannibal Kid, capace di trovarvi chissà quale recondito significato sfuggito ai più (sceneggiatore e regista compresi). Difficile che Ford ne possa parlare bene; ma se succederà, ho un amico hacker pronto a resettargli il blog.
Cannibal Kid: Film di gran lunga più interessante di qualunque lavoro del sopravvalutatissimo Ridley Scott, forse giusto ad eccezione di Blade Runner, comunque surclassato dal recente Blade Runner 2049. Non sarà uno dei miei film dell'anno soltanto perché era già presente nella Top 20 dei miei preferiti del 2017 (http://www.pensiericannibali.com/2017/12/i-migliori-film-del-2017-la-top-20-di.html). Thelma è un gioiellino proveniente dalla Norvegia davvero originale, strambo ed emozionante. Si astenga chi cerca banalità e prevedibilità come Blackswan. A sorpresa invece a Ford potrebbe piacere, lui che ama la Norvegia e di recente è stato a Oslo. Come testimoniano le sue Instagram stories che pubblica sui social come fosse un teenager.
Ford: ho in rampa di lancio la visione di Thelma da parecchi mesi, se non fosse che tra lavoro e impegni vari finisco ad arrivare alla sera soltanto con la voglia di una puntata di una serie, una bevuta e un bel sonno riparatore. Essendo in uscita, cercherò di recuperarlo nella speranza che possa farmi lo stesso effetto che di recente mi ha fatto Oslo.
Anche se, considerato che è piaciuto a Cannibal, spero in un rinnovarsi della nostra rivalità da Blog Wars.

Sposami, stupido!

"Vedrai che saremo una bella coppia: meglio anche di Cannibal e Ford!"

Blackswan: I francesi, i film li sanno fare, soprattutto quando si misurano con la pochade, la più classica delle commedie degli equivoci. Il film si preannuncia esilarante e tra una risata e l’altra la sceneggiatura affronta anche temi sociali molto attuali, come l’omosessualità e l’integrazione razziale. Si ride e si pensa, dunque, e sarà interessante leggere cosa ne diranno i miei due ospiti, dal momento che Ford solitamente non ride mai e Cannibal Kid ride di più di quanto pensi.
Cannibal Kid: Sorpresa, sorpresa! Io e Blackswan siamo d'accordo su una cosa, anzi due: i francesi e le commedie francesi. Un evento più raro del trovare me & Ford in sintonia, anche perché ultimamente sta ahinoi capitando troppo spesso. Il protagonista di questo Sposami, stupido! è Philippe Lacheau, che mi sembra un po' la versione cinematografica del calciatore Antoine Griezmann e che di recente ho apprezzato in una minchiatina spassosa come Alibi.com, e penso che anche 'sta volta saprà come farmi divertire. Si astengano i musoni alla Mr. Ford.
Ford: ho visto il trailer di questo film poco tempo fa, e mi è parso una cosetta divertente e potenzialmente spassosa come le meglio riuscite dei nostri cugini d'oltralpe, che sicuramente sanno confezionare commedie molto meglio di noi. E dato che non sono un musone come pensano i miei due compari di questa settimana, spero anche di farmi qualche grassa risata.

The Escape

"Devi assolutamente scordarti di Ford. Quello è un bruto. E anche di Cannibal. E' un pusillanime. Di Blackswan, poi, non parlo neanche."

Blackswan: I pipponi drammatici, soprattutto se sono concepiti al di là dell’oceano, non fanno per me; se poi sono interpretati da due attori mono faccia come Gemma Arterton e il giulivo Dominic Cooper, li rifuggo come il passato di verdure e la pera cotta. Una donna, apparentemente felice e devota alla famiglia, molla tutto per cercare se stessa. Questa è l’imperdibile trama di questa imperdibile pellicola. Difficile immaginare cosa ne penseranno Ford e Cannibal Kid. Il primo, che è un burbero dal cuore d’oro, potrebbe essere catturato dal tema dell’abbandono e ricordarsi quando da piccolo divorava ripetutamente Incompreso di Florence Montgomery o passava ore a guardare Bambi di Walt Disney. Per quanto riguarda Cannibal Kid, bisogna tener conto del fatto che Gemma Arterton è una bella figa e che, quindi, potrebbero bastare una mezza tetta o una coscia in bell’evidenza, per influenzarne definitivamente il giudizio.
Cannibal Kid: Credo che Blackswan in questo caso c'abbia preso. Su Ford, che ancora non si è ripreso dal trauma della visione di Bambi. E su di me, che difficilmente potrò resistere a una pellicola con Gemma Arterton. Che tra l'altro non è così monoespressiva e come attrice non se la cava niente male. Ma d'altra parte Blackswan se ne intende di recitazione come se ne intende di musica, uahahah!
Ford: Gemma Arterton potrebbe essere l'unico motivo per vedere questa pellicola, che pare davvero una gran rottura di palle.
E' estate, e per quanto mi riguarda voglio solo film ignoranti, sole e grandi bevute, magari in riva al mare.

Sea Sorrow – Il dolore Del Mare

"La rubrica di questa settimana è senza dubbio una violazione dei diritti umani."

Blackswan: Il tema trattato è importante, visto che il film riflette sulla moderna tragedia dei migranti che attraversano il Mediterraneo, e Vanessa Redgrave, straordinaria attrice che alla veneranda età di ottant’anni debutta alla regia, è una garanzia di qualità. Andrò a guardarlo sicuramente, mentre Ford e Cannibal Kid resteranno a casa a disquisire se è più fico Deadpool o Ant-Man. Mangiando pop corn e bevendo Coca Cola, ovviamente.
Cannibal Kid: Blackswan che fa il figo facendo il finto impegnato mi fa sbadigliare quasi quanto un disco consigliato sul suo blog. E comunque non c'è niente da disquisire: Deadpool surclassa nettamente Ant-Man! :)
Ford: Deadpool surclassa decisamente Ant-Man, e per quanto il tema sia importante, l'estate, come scrivevo poco sopra, è la stagione della leggerezza. Quindi, al massimo, rimanderò all'autunno.

Toglimi un dubbio

"Questo è l'unico modo consentito di avvicinarsi a quei tre bloggers mentre discutono."

Blackswan: Film francese (adoro il cinema francese) e attori di alto profilo, Toglimi Un Dubbio è una commedia che racconta di un uomo deciso a ritrovare il proprio padre biologico. Si ride, ci si commuove e si investiga sulla propria identità e i propri affetti. Un film, quindi, dalle mille sfaccettature, che assolutamente non mi perderò. Anzi, porterò a vederlo anche Cannibal Kid e Ford, perché adoro vedere la gente che si addormenta al cinema e a fine pellicola, con la bavetta alla bocca, strabuzza gli occhi ed esclama “Bello, eh?!”.
Cannibal Kid: Certo che questo Blackswan se la canta e se la suona da solo, tirandosela più di una figa francese radical-chic di quelle che piacciono a me. Deve avergli dato alla testa l'ascolto di troppi dischi country e di musica “americana”, genere che in Italia ascoltano giusto lui, Ford e qualche pensionato che ha smarrito i vinili di Claudio Villa.
Quanto al film, non mi sembra uno dei titoli migliori che il cinema d'Oltralpe abbia da offrire, ma comunque anch'io adoro il cinema francese e quindi potrei persino tenere botta con gli occhi aperti fino alla fine. Per Ford invece non garantisco.
Ford: gli occhi aperti fino alla fine dovrei riuscire a tenerli, alla peggio mi infilerò le cuffie e ascolterò un paio di pezzi country di quelli che ascoltiamo solo io, Blackswan e qualche pensionato che ha smarrito i vinili di Claudio Villa.

Dei


Blackswan: Uno dei weekend con la programmazione più sfigata dell’anno, si conclude con un altro film italiano, Dei, per la regia di Cosimo Terlizzi. Film di formazione che racconta la storia di un adolescente pugliese che dalla campagna scappa verso la rutilante e tentacolare Bari. Immagino sia l’ennesima pellicola nazionale che promette tanto e mantiene pochissimo e, quindi, dubito che andrò a guardarlo: sono film che mi producono lo stesso abbiocco che viene a Cannibal Kid durante la visione di una pellicola di Kim Ki Duk in lingua originale e sottotitolata in bulgaro. E a tal proposito: vi ringrazio per l’ospitata e la simpatia, ma la prossima volta, mi raccomando, solo film russi o iraniani. Se no, non mi diverto.
Cannibal Kid: Il rischio che sia uno di quei film che promettono tanto e mantengono pochissimo in effetti è alto, però questo Dei è una pellicola adolescenziale italiana su cui mi sento di puntare abbastanza. Tanto, mal che vada, più noioso di un film di Kim Ki-duk o di un disco di Bruce Springsteen non può essere.
Ford: dai film adolescenziali finto impegnati italiani mi tengo alla larga. Vado ad ascoltarmi un pò di rock anni ottanta tamarro con una birra gelata ed il pensiero di una spiaggia di L. A., e senza muso.

venerdì 14 marzo 2014

The butler - Un maggiordomo alla Casa Bianca

Regia: Lee Daniels
Origine: USA
Anno: 2013
Durata: 132'





La trama (con parole mie): Cecil Gaines, cresciuto tra le piantagioni segnate dalle ingiustizie negli anni venti, attraversa quasi un secolo di Storia americana prestando servizio come maggiordomo alla Casa Bianca, in equilibrio tra Presidenti ed amministrazioni dal piglio a volte assolutamente agli antipodi e la crescita dei due figli, provando sulla pelle non solo il percorso del movimento dei Diritti civili ma anche le speranze degli anni cinquanta, la rottura dei sessanta, la morte di Kennedy, il Vietnam, l'altro lato della medaglia durante l'amministrazione Reagan e, per finire, ormai vecchio, l'elezione di Obama.
Il pubblico si mescola al privato quando la neutralità per professione di Cecil verrà messa a dura prova dal rapporto con la moglie e specialmente con il figlio maggiore Louis, fin dai tempi dell'Università affiliato ai movimenti più estremi legati alla lotta affinchè gli afroamericani potessero finalmente ottenere gli stessi diritti dei bianchi.







Passata la consueta ed annuale sbornia da Oscar, ed approcciato The butler con un discreto ritardo rispetto alle uscite in sala, mi sono chiesto come possa essere stato possibile che, a rappresentare il classico stile all'ammmeregana di grana grossa fosse Capitan Findus, piuttosto che questo drammone firmato da Lee Daniels, regista afroamericano che già non aveva convinto il sottoscritto ai tempi di Precious.
The butler, infatti, porta in dote quelli che sono tutti i valori - in positivo e in negativo - che di norma richiede l'Academy, rappresentando di fatto il classico filmone hollywoodiano in grado di unire impegno civile e lacrima facile cercando di apparire decisamente più autoriale di quanto non sia in realtà: forse la presenza del ben più solido 12 anni schiavo - in più di un senso legato a questo film - ha finito per penalizzare il lavoro di Daniels, che pure, con tutti i suoi limiti, non avrebbe sfigurato tra i candidati, soprattutto se paragonato alle già citate avventure in mare aperto di Tom Hanks o anche al sopravvalutato Gravity.
Devo dire, infatti, di essere uscito dalla visione decisamente più sorpreso in positivo che non in negativo - come mi aspettavo -, e di non aver avuto particolari istinti bottigliatori osservando il ritratto degli States in black visti attraverso gli occhi del Cecil Gaines di Forest Whitaker - che sfodera, tra le altre cose, una signora interpretazione - neppure nei suoi momenti più retorici o negli spot pro-Obama da piena campagna elettorale fuori tempo massimo del finale, godendomi questa pellicola per quello che è, ovvero il più classico dei classici blockbuster sociali che tanto piacciono ai nostri cugini a stelle e strisce, specie quando si tratta di lavarsi la coscienza da porcate di più o meno grosso calibro - e la storia dei conflitti razziali trabocca delle suddette, dagli episodi di Selma, in Alabama, citati anche nella splendida Eve of destruction di Barry McGuire, alle morti di Malcolm X e Kennedy -.
Del resto, la confezione è ottima - pur se oltremodo patinata -, la sceneggiatura regge - nonostante alcune parti ed amministrazioni siano soltanto sfiorate e perdano dunque di fascino - ed il cast conferma di essere da grandi occasioni, a partire dal protagonista passando per sorprese in positivo - Lenny Kravitz, sempre più lanciato nella sua nuova veste di attore -, conferme - ottimo Alan Rickman nel ruolo di Reagan, il più interessante tra i Presidenti portati sullo schermo - e piccoli piaceri - Yaya Alafia, che fa passare in secondo piano le questioni prettamente tecniche della recitazione -: la cosa migliore, comunque, del lavoro di Daniels resta l'analisi del rapporto tra Cecil e suo figlio Louis, in grado di mostrare il conflitto di due generazioni vissute in epoche decisamente diverse ed il loro modo di reagire di fronte ad un problema che tocca entrambe.
In questo senso, il passaggio migliore della visione lo riserva il confronto nel corso della cena che vede Cecil scoprire l'emancipazione della donna del figlio e l'affiliazione dello stesso alle neonate Black Panthers, in completa opposizione rispetto al regime di silenzio e tacito accordo per la sopravvivenza che, di fatto, lui stesso ha mantenuto per tutta la vita, che si trattasse della sua professione o del rapporto con i bianchi in generale: è interessante così notare lo scontro tra la passione tipica della giovinezza e l'importanza del sacrificio della maturità, pronte a darsi battaglia per poi avvicinarsi con il passare del Tempo, fino ad arrivare ad una comunione d'intenti insperata in grado di superare anche grandi drammi - il destino del figlio minore di Cecil -.
Non saremo di fronte, certo, al film dell'anno, o a qualcosa che si discosti dal più scontato dei melodrammi made in USA, eppure tutto funziona, e seppur lontano da cose più riuscite come The help, anche The butler porta a casa la pagnotta con mestiere ed un pizzico di furbizia, e si lascia guardare dando il suo contributo rispetto alla memoria di eventi che sarebbe decisamente meglio per tutti non si ripetessero in futuro, nonostante ciò che i detti sanciscono a proposito della Storia.




MrFord




"Mother, mother (hoo-ooo)
there's too many of you crying
brother, brother, brother (hoo-ooo)
there's far too many of you dying
you know we've got to find a way
to bring some lovin' here today
(God don't feel your lovin' today)
yeah."
Marvin Gaye - "What's going on" - 




venerdì 27 luglio 2012

Mission impossible

Regia: Brian De Palma
Origine: Usa
Anno: 1996
Durata:
110'




La trama (con parole mie): Ethan Hunt, membro del nucleo "missioni impossibili", è a Praga con la sua squadra per intercettare l'uomo che dovrebbe trafugare la lista di tutti gli agenti sotto copertura in Europa per conto del misterioso trafficante Max.
Nel corso dell'operazione, i componenti del team vengono eliminati, e Hunt, unico superstite, finisce sulla lista nera dal Governo Usa come sospetta talpa: rimasto solo ed in fuga, dovrà rimettersi in piedi ed organizzare una complessa operazione che vedrà coinvolti Max, i vertici della sua ex agenzia, i vecchi colleghi ed una squadra d'azione costituita interamente da elementi allontanati dagli incarichi, le cosiddette "mele marce", almeno per gli organismi ufficiali.
Il suo scopo è individuare il vero traditore e vendicare, in qualche modo, i compagni d'armi perduti sul campo.




L'impressione che ho avuto trovandomi quasi per caso a rispolverare il primo capitolo della fortunata serie di Mission impossible è stata quella di essere proiettato nel pieno di una di quelle feste vintage in cui non si capisce bene se ci si stia divertendo oppure sprofondando in un amarcord triste nel vero senso della parola - un pò come quando, per caso, finisco per imbattermi in una puntata di Friends data in tv -: il taglio profondamente anni novanta che avvolge la pellicola di De Palma, infatti, pare essere rimasto come congelato quindici anni fa - e oltre - dall'approccio allo stile, tanto da rendere decisamente pesante anche la mano del regista - che resta, di fatto e nonostante questa impressione, uno dei virtuosi dei movimenti della mdp più eleganti del panorama statunitense - e decisamente meno scorrevole di allora questo divertissement d'azione che pare decisamente invecchiato maluccio - al contrario del suo protagonista, un Tom Cruise che, fresco cinquantenne, è ancora in forma come ai tempi della sua prima scorribanda nei panni di Ethan Hunt -.
Nonostante tutto ammetto di essermi comunque divertito, nel giro su questa insolita macchina del tempo in grado di stupire in un paio di sequenze - l'apertura con l'eliminazione dei membri della squadra di Hunt dal sapore hitchcockiano così come la parte dedicata alla camera di sicurezza di Langley, costruita ottimamente sia dal punto di vista tecnico che di coinvolgimento -, riuscendo addirittura a dribblare l'inespressività del già allora bollitissimo Jean Reno - che pare rimasto ai bei tempi di Leon, a proposito di cristallizzazioni - e godendomi la versione reloaded del Marcellus Wallace di Pulp fiction di Ving Rhames quasi come fosse un vecchio amico ritrovato.
Certo, l'ultimo capitolo del franchise firmato Brad Bird fresco di visione finisce per eclissare anche il lavoro di un veterano come il buon De Palma, eppure rispetto alla tamarrata di John Woo ed al fiacco numero tre targato J.J. Abrams questo primo capitolo funziona ed avvince, confermandosi come uno dei migliori prodotti action d'intrattenimento dei novanta dimentichi delle atmosfere fracassone degli eighties e spesso e volentieri tormentati e cupi quanto e più dei precedenti seventies.
Hunt, in effetti, non ha nulla - se non una robusta dose di ego decisamente sopra le righe, eredità del suo interprete - degli eroi del decennio a lui precedente, uomini tutti d'un pezzo e dalla battuta pronta usciti dal trash con la prepotenza di chi si sente sempre a proprio agio, e trova i suoi avversari più ostici nel senso di colpa e nella ricerca di un brivido che, probabilmente, non riuscirà mai a raggiungere divenendo, di fatto, una sorta di "cercatore" di un'onda perfetta che, quando verrà il momento, non sarà pronta a nient'altro che a spazzarlo via: una filosofia spericolata ed in una certa misura autodistruttiva che rende l'agente Ethan nella versione Cruise lo specchio convincente di un decennio in cui anche l'action pagò il suo tributo ad una realtà che aveva smesso con i luccichii delle illusioni reaganiane.
Niente male davvero per un prodotto dalle poche pretese in cui lo stesso regista pare non mettere troppa anima, che nel suo essere prigioniero di un momento ben definito, finisce per esserne, in qualche modo, un'immagine decisamente profonda in cui tuffarsi alla ricerca delle proprie origini o di una visione che appare più solida di un ricordo.


MrFord


"I've been waiting my life
and I stayed on my grind
now I made up my mind
it's been way too much time
that's why
(it's just impossible)
it's impossible
and you know that
(it's impossible)"
Kanye West - "Impossible" -


mercoledì 25 aprile 2012

Coriolanus

Regia: Ralph Fiennes
Origine: Uk
Anno: 2011
Durata: 122'



La trama (con parole mie): Caio Marzio, generale romano inviso al popolo per aver ordinato la chiusura dei magazzini con le scorte di grano, fronteggia fieramente le contestazioni prima di partire alla volta di Corioli, cuore del territorio in mano ai Volsgi guidati dal suo acerrimo rivale Aufidio, che Marzio ha già più volte in passato affrontato e vinto.
Nel pieno di quello che dovrebbe essere il loro ultimo duello, i due vengono separati, ed il generale romano, pur provato, riesce a portare a compimento la vittoria sui nemici guadagnandosi l'appellativo di Coriolano. Al suo rientro a Roma, sfruttando i successi militari, verrà spinto dalla madre a tentare la carriera politica: osteggiato dal popolo ed esiliato, Caio Marzio tornerà dalla sua nemesi per schierarsi al suo fianco e marciare insieme verso la città che gli ha voltato le spalle.




Avere il Bardo dalla propria è sempre un gran bel pezzo di vantaggio.
In fondo, Storia e Teatro a parte, parliamo del più grande sceneggiatore per il Cinema mai esistito.
In passato Maestri della settima arte hanno confezionato i loro più grandi Capolavori proprio a partire dalle tragedie del mitico Bill - su tutti, due signori chiamati Orson Welles e Akira Kurosawa, tra i più grandi di tutti i tempi -, e anche in tempi più prossimi ai nostri e seppur non portando a casa pellicole immortali, registi come Baz Luhrmann sono riusciti a trasmettere l'energia e l'universalità del messaggio di Shakespeare attualizzandolo visivamente senza che lo stesso perdesse nulla del suo fascino, rischiando addirittura di accrescerlo.
Ralph Fiennes - un attore che, nonostante la bravura, ho sempre poco sopportato - raccoglie con perizia il testimone e sfrutta una delle tragedie meno note al grande pubblico del buon Will trasformando l'ambientazione del primo periodo romano - non siamo tanto lontani da Romolo e Remo, e l'Impero è un futuro ancora a venire - in un mix efficace di The hurt locker e Alexandra, ricordando all'audience quanto conflitti repressivi di questo genere siano comuni a qualsiasi epoca e popolo: personalmente, nel corso della visione, ho associato la parte della battaglia a Corioli, oltre ad un gusto vagamente splatter di sapore quasi videoludico - qualcuno ha detto Call of duty? - ad un ritratto dei drammi che spesso e volentieri vengono riproposti dai notiziari rispetto all'Afghanistan, l'Iraq o la Cecenia - quest'ultima in particolare -.
Del resto, l'Uomo è sempre stato vittima del fascino primordiale ed insano della guerra, probabilmente intendendo la stessa come Shakespeare riusciva a renderla attraverso le sue parole, ovvero un'espressione di una passionalità incontrollata e cieca, che amore o no ci porta inevitabilmente a tirare fuori il peggio della nostra natura per continuare a fronteggiarci l'un l'altro fino all'inevitabile fine.
Caio Marzio detto Coriolano, personaggio ambiguo e tragico, nato come un vero e proprio dittatore e finito come il più fragile degli uomini comuni, affascina e lega il pubblico alla sua vicenda, impreziosita da un'interpretazione ottima dello stesso Fiennes, che si avvale di un cast di prim'ordine per portare in scena questa sua efficace versione del dramma: dal solido Gerard Butler - forse messo in ombra dall'ex Voldemort, eppure duro e roccioso nel ruolo di Aufidio - alla garanzia Brian Cox - un attore troppo sottovalutato e certamente di livello superiore ad alcuni suoi colleghi più blasonati come Anthony Hopkins -, tutto funziona, e ha come vertice le due ottime interpretazioni di Jessica Chastain e soprattutto Vanessa Redgrave, fenomenale volto di Volumnia, madre di Coriolano e vera e propria anima nera dell'intera vicenda.
Il resto, pur se con qualche sbavatura, completa un quadro decisamente interessante per questo esordio come regista del noto attore, che mi ha ricordato - pur se con un piglio decisamente più realistico, meno sfarzoso ed estremo - le atmosfere che resero un cult Romeo+Giulietta: evidentemente la potenza del nostro Bardo e delle sue parole riesce ad andare ben oltre frontiere, ambientazioni, epoche e chi più ne ha più ne metta, grazie alla portata dei messaggi che dallo scritto al rappresentato arrivano quasi a travolgere - e sempre a coinvolgere - il pubblico. 
Certo, non tutti i registi - e non tutti gli attori - sono in grado di riproporre degnamente le sue opere, ma Ralph Fiennes non è tra questi, ed il suo Coriolanus è senza dubbio uno dei film sulla guerra - e non "di" - più interessanti degli ultimi mesi, nonchè una riflessione sull'Uomo in grado di mettere in luce contenuti profondi ed interpretazioni importanti.
Teniamolo d'occhio, e attendiamo di scoprire cosa avrà in servo per noi in futuro: del resto - e questa vicenda lo insegna - cacciare qualcuno potrebbe non portare all'esito sperato della storia.
Se poi c'è di mezzo lo zampino del misterioso William, allora, state all'erta: perchè la tragedia calerà sopra di voi con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno.
Neanche fossimo sotto la Spada di Damocle di Ezechiele 25:17.
O nel pieno dell'hybris nella più spietata delle sue accezioni.


MrFord


"A warning to the prophet, the liar, the honest
this is war
oh, to the leader, the pariah, the victim, the messiah
this is war 
it's the moment of truth and the moment to lie
the moment to live and the moment to die
the moment to fight, the moment to fight
to fight, to fight, to fight."
30 seconds to Mars - "This is war" -


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