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sabato 25 gennaio 2014

Byzantium

 Regia: Neil Jordan
Origine: UK, USA, Irlanda
Anno: 2012
Durata: 118'




La trama (con parole mie): Eleanor e Clara sono due vampiri, esseri immortali che vivono lottando per mantenere il loro segreto muovendosi di città in città. Giunte sulla costa a seguito della fuga di Clara da un misterioso individuo che pare conoscere la loro vera identità, le due donne giungeranno ad un confronto con il loro passato, i ricordi, la Natura di predatrici ed il futuro. La strada per giungere allo stesso, però, pare essere lastricata di sangue e dolore.
Quale sarà il legame che le due cercano così attentamente di celare? Quali segreti vengono custoditi dai succhiasangue e dalla misteriosa Fratellanza che pare governarli? Come reagiranno i mortali venuti a scoprire risvolti di questo universo che mai nessuno prima aveva potuto condividere con il mondo da vivo?
Dietro le mura dell'albergo in rovina chiamato Byzantium si celano tutte le risposte.






Stando a quello che si dice quando si parla di mitologia vampirica, il Tempo finisce per passare per tutti, tranne per i figli di Caino.
Correva l'ormai lontano novantaquattro quando Neil Jordan firmò Intervista col vampiro, supercult dell'epoca che lo portò alla ribalta della cronaca, titolo ancora oggi in grado di ammaliare come gli esseri immortali di cui narra le gesta: sono passati quasi vent'anni, ed effettivamente, nonostante il 3D, gli effetti, le evoluzioni tecnologiche e le stagioni che scorrono i cari, vecchi fratelli di Dracula sono ancora sulla cresta dell'onda, spinti da opere discutibili - vedasi la saga di Twilight - come dal fascino che, immutato, continua a legarli all'immaginario collettivo dal Classico al profondo Pop.
Quello che, però, è cambiato, è il risultato: Byzantium, versione al femminile di quello che fu il già citato Intervista col vampiro, malgrado l'ottima cornice, il fascino delle sue protagoniste - quello algido e distaccato di Saoirse Ronan e quello dirompente e caldo di Gemma Arterton - ed alcune idee di base interessanti, non risulta altro se non una sbiaditissima copia dell'originale, una versione inutilmente melò, poco coinvolgente e decisamente lontana dal romanticismo del suo predecessore intenta a dibattersi nel corso di tutta la sua durata alla ricerca di un'identità mai davvero trovata.
Perchè Neil Jordan, per quanto si sforzi, non riuscirà mai ad essere "femminista" quanto Kathryn Bigelow riesce ad essere "maschilista", Eleanor e Clara mancano del carisma di Lestat e Louis, l'innesto del character di Frank - interpretato dalla pseudo rivelazione Caleb Landry Jones - non raggiunge neppure lontanamente le vette cui aveva abituato il pubblico la Claudia di Kirsten Dunst, e Byzantium non arriva mai al cuore dello spettatore, quanto più all'occhio, ormai abituato a sempre più sperimentazioni per così dire artistiche.
Ma non voglio che la mia visione di Byzantium passi come una sorta di obbligatorio e forzato confronto con quella di Intervista col vampiro.
Onestamente, al momento della sua uscita, l'emozione di potermi confrontare con un nuovo capitolo del rapporto tra Jordan ed i succhiasangue finì per alzare notevolmente l'asticella delle aspettative per questo film: e forse è stato proprio questo, a condannarlo alle bottigliate destinate alle grandi delusioni, alle incompiute che, da potenziali visioni destinate a perdurare nella memoria, finiscono per essere riempitivi forzati per serate senza nulla di meglio da guardare, seconde scelte da panchina della settima arte.
Per quanto, dunque, la tecnica sia assolutamente presente all'appello - la fuga iniziale di Clara è impreziosita da carrelli laterali da brividi - e gli ingredienti per il successo ci siano tutti, il risultato finale risulta assolutamente insipido, se non a tratti addirittura involontariamente ridicolo - terribili i flashback, così come la fantomatica Fratellanza "noi siamo uomini, al bando le donne" che dovrebbe dare spessore al significato "morale" del film -: un inutile sfoggio di padronanza del mezzo cui non solo manca l'anima - concetto quasi vampiresco, del resto - ma anche il ritmo necessario per imporsi sull'attenzione e l'emozione dell'audience.
Meglio, dunque, tornare al passato e sperare che, prima o poi, in questo nuovo millennio così privo di soddisfazioni, anche i vampiri possano trovare davvero il posto che spetta loro di diritto nell'immaginario della settima arte.


MrFord


"In the temple of love you hide together
believing pain and fear outside
but someone near you rides the weather
and the tears he cried will rain on walls
as wide as lovers eyes."
Sisters of mercy - "Temple of love" -


lunedì 19 agosto 2013

Intervista col vampiro

Regia: Neil Jordan
Origine: USA, Irlanda
Anno: 1994
Durata:
123'




La trama (con parole mie): Louis è il proprietario di una grande piantagione in Louisiana sul finire del settecento, distrutto dal dolore per la morte della moglie e del figlioletto. Alla ricerca di un modo per raggiungerli, il giovane incrocia il cammino del vampiro Lestat, proveniente dal Vecchio Continente, che gli fa dono della vita eterna.
Il rapporto tra i due è però molto conflittuale: Lestat, infatti, è assolutamente indifferente rispetto alla vita umana e da libero sfogo alla sua natura predatoria, mentre Louis convive ogni giorno con sensi di colpa e profonda tristezza. L'arrivo di Claudia, bambina salvata dalla peste trasformata come loro in vampiro, manterrà l'equilibrio tra i due fino a quando i "figli" si ribelleranno al "padre" lasciandolo al suo destino prima di mettersi alla ricerca di loro simili in Europa.
Il viaggio, però, finirà per rivelarsi più traumatico del previsto, e Louis finirà, solo, per raccontare la sua vicenda ad un incredulo cronista alle porte del nuovo millennio una volta tornato negli States.





Ricordo i tempi in cui per la prima volta Intervista col vampiro fece capolino sugli schermi dell'allora casa Ford: ero nel pieno dell'adolescenza, all'apice del mio potenziale di stronzo nonchè travolto dal periodo emotivamente più difficile che noi tutti attraversiamo nel corso della vita.
Ricordo anche che, da giocatore di ruolo, rimasi molto affascinato dal modo in cui i vampiri - personaggi dal fascino quasi irresistibile - erano stati rappresentati da Ann Rice nel suo romanzo e ripresi da Neil Jordan nella pellicola, così come mi colpì vedere un Tom Cruise insolitamente biondo portare a casa una delle sue migliori interpretazioni di sempre accanto ad una sorprendente - ed allora giovanissima - Kirsten Dunst, che qualche anno dopo sarebbe diventata l'idolo del grande pubblico con la trilogia di Spider Man e di quello di nicchia a seguito del sodalizio con Lars Von Trier.
Qualche tempo prima era stato il Dracula di Coppola a dare inizio ad una vera e propria rivoluzione nell'intendere la figura dei succhiasangue - decisamente più efficace e potente di quella che si sarebbe verificata nel nuovo millennio con l'agghiacciante saga di Twilight -, ma soltanto con Intervista col vampiro si ebbe un salto di qualità ed un'esplorazione effettiva del carisma intriso di malinconia di questi predatori passionali e terribili: dunque, attraverso i sensi di colpa e l'umanità di Louis, la feroce "innocenza" di Claudia e lo sprezzante tono di Lestat assistiamo all'ascesa e alla caduta di una razza di esseri immortali dominati dagli stessi desideri di noi mortali, spesso amplificati da un potere in grado di andare ben oltre l'immaginazione.
Onestamente, con tutta la voglia che ho di godere di questa palla di fango dal primo all'ultimo secondo della mia esistenza, ho sempre pensato che non sarebbe affatto male prendere in considerazione l'idea di essere come loro - anche se rinunciare a cibo e bevute sarebbe davvero terribile -, ed ammetto il fascino che un "bad guy" come Lestat ha sempre esercitato sul sottoscritto - perfino ai tempi, quando ero certamente più vicino all'approccio di Louis -: a distanza di anni, rivedere quello che continua ad essere uno dei prodotti migliori del regista anglosassone riesce ancora ad emozionare e coinvolgere come allora, consolidando la qualità di un film che senza dubbio perde qualcosa rispetto al romanzo - alcuni passaggi, come la resa dei conti di Louis e la vendetta nei confronti dei vampiri parigini, paiono decisamente frettolosi e poco chiari - ma che, ad oggi, resta uno dei titoli di riferimento per quanto riguarda la figura del vampiro nella settima arte, passando attraverso oltre due secoli in bilico tra il Vecchio Mondo e quello Nuovo.
La "nuova visione della realtà" di Louis dopo il suo passaggio tra le fila dei succhiasangue, la progressiva scoperta dei poteri, il ritorno di Lestat dopo il tentativo di uccisione orchestrato da Claudia sulle note di Beethoven, la splendida sequenza con la riscoperta dell'alba sul grande schermo - il potere del Cinema, grande intuizione - sono tessere magiche di un affresco in grado di colpire l'immaginario dall'adolescenza all'età adulta, fornendo un ritratto di "mostri" che altro non sono se non una versione notturna dell'Uomo.
Poco importa che, dalla loro prima apparizione letteraria o nei racconti di saggezza popolare, siano entrati sempre più a fondo nel concetto di Mito: l'ispirazione che ha guidato ogni opera a loro ispirata deve chiaramente le sue origini all'abisso che noi, predatori quanto loro, ci portiamo dentro.
In qualche modo, siamo soltanto un pò più bravi a nascondere l'oscurità alla luce del sole.


MrFord


"How strong a will
how long to kill
the vampire's out to play
he's going for his prey
how wise the decisions
how clear of a mind with perfect precision
the aim it will find
removing a tyrant
the vampire on its track."
Rammstein - "Vampire" - 


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