Esistono alcuni casi di film, romanzi o canzoni oggettivamente e tecnicamente non perfetti, lontani per tutta una serie di motivi da quelli che sono gli standard "alti" delle rispettive forme d'arte, in grado comunque, per merito della storia che raccontano e dei loro protagonisti, di colpire al cuore chi ne incrocia il cammino: Free State of Jones, ultimo lavoro di Gary Ross, rientra alla perfezione nella categoria.
Rientra nella categoria perchè spezzettato, troppo dilatato nella prima ora e concentrato nella seconda, disequilibrato nella scrittura, non risollevato neppure da un sempre convincente Matthew McConaughey - che, nonostante tutto, non riesce a colpire come in altre prove strepitose degli ultimi anni -.
Eppure, Free State of Jones è riuscito ad emozionarmi a più riprese, e nel profondo.
Sarà che, fin da bambino, ho sempre trovato assurdo pensare che si potesse pensare come legittime differenze di razza e provenienza tra noi che popoliamo questa terra se non quella tra i clamorosi sacchi di merda e gli uomini e donne illuminati o semplicemente normali, o che qualcuno potesse decidere della vita e della morte di altri sulla base di diritti campati in aria o scritti solo per i propri benefici, o che non si potesse essere liberi di esprimere il proprio voto, o credo, o qualsiasi cosa purchè non fosse, per l'appunto, imposta.
Burn one down, una delle canzoni simbolo di uno dei miei idoli, Ben Harper, gira tutta attorno a questo concetto, e potrei dire di averlo abbracciato da sempre, anche prima di sapere quale sarebbe stata la mia formazione culturale o politica.
La vicenda di Newton Knight, che visse sulla pelle l'assurdità della Guerra di Secessione e si battè dapprima per l'indipendenza mai riconosciuta, dal Nord come dal Sud, di uno "Stato Libero" all'interno degli States, dunque per l'uguaglianza sociale e politica degli afroamericani, e visse fino ad ottenere, forse tra i primi della Storia, una sepoltura accanto alla sua seconda moglie, creola, purtroppo poco conosciuta dalle parti del Vecchio Continente, è un esempio di umanità, passione, voglia di sentirsi vivi e farsi sentire vivi, anche a fronte di imposizioni che non vorrebbero.
Guardando una pellicola come questa, pur in circostanze ben differenti rispetto a quelle narrate da Ross, mi indigno al pensiero dell'ennesimo governo imposto a noi cittadini della Terra dei cachi, sostengo ancora una volta la Libertà di voto e pensiero, preferisco considerare colmabili le distanze culturali e mi sento fiero di fronte a chi, di contro, continua a sostenere violenza ed ignoranza, due delle armi migliori del Potere per soggiogare la gente comune, vero e proprio motore di qualsiasi carriera o decisione politica.
Free State of Jones non è retorico, non è perfetto, non è illuminato - perchè il buon Knight, cavaliere con chi ama e chi comprende, non esita, come non esiterei io stesso in quelle situazioni, ad abbracciare metodi più radicali con i suoi avversari -, eppure esprime talmente tanta umanità che quasi ho avuto voglia di alzarmi dal divano e correre in strada, e tentare di iniziare qualcosa di nuovo, che possa portare un beneficio a chi amo, a chi mi è vicino, al luogo in cui sono nato ed alle persone che lo abitano.
Perchè in fondo siamo tutti uomini e donne semplici, che desiderano godere di quello che hanno e che si sono guadagnati e guadagnano ogni giorno, e che vogliono vivere il più a lungo possibile con i frutti del loro lavoro.
E dell'espressione di loro stessi.
In un modo o nell'altro, credo non smetterò mai di esprimere me stesso, il mio modo di vivere e le mie idee. A prescindere dal prezzo da pagare.
Sarà per quello che per quanto imperfetti possano essere, film come Free State of Jones, da queste parti, avranno sempre un posto speciale.
MrFord










