venerdì 3 dicembre 2010

Blunotte

Con la fine del vecchio millennio, una qualche sera d'estate di ritorno dal parco con mio fratello, ricordo di aver incrociato per sbaglio, in seconda serata sui Raitre, diciamo in un contesto appena precedente a Ghezzi e Fuori orario, una trasmissione che mi inquietò fin dal principio, ideata, condotta e narrata da un figuro un pò bonario e un pò oscuro che rispondeva - e risponde - al nome di Carlo Lucarelli.
Giallista, conduttore tv e radio, personaggio ormai arcinoto anche nella sua esilarante imitazione sfoderata qualche anno fa da Fabio DeLuigi, il buon emiliano Carlo non ha mai brillato per talento selvaggio o inventiva, eppure è sempre riuscito, seppur con una capacità di narrazione sicuramente non eccelsa, ad intrigare e conquistarsi grandi fette di pubblico senza troppa fatica, complice, forse, il suo non essere assolutamente elitario o radical chic.
Blunotte nella sua prima incarnazione - che ancora oggi preferisco alla successiva, dedicata ai misteri italiani - si dedicava alla ricostruzione ed al racconto di alcuni omicidi insoluti avvenuti in tutta Italia nel corso del novecento, con particolare attenzione ai casi del ventennio che parte dal finire degli anni settanta per giungere a ridosso della produzione della trasmissione stessa: la regia non è particolarmente brillante, e dopo una ventina di episodi la struttura patisce le stesse problematiche della scrittura di Lucarelli, a volte troppo semplice e tendente alla ripetizione ad effetto, eppure, anche di fronte ad episodi e racconti già sentiti, riesce a turbarmi ancora quasi fossi un ragazzino in campeggio durante un racconto del terrore o, anche peggio, me stesso undicenne, alla vista di Bob in Twin Peaks.
Quello che inquieta davvero, delle storie drammatiche ed agghiaccianti analizzate da Lucarelli e dai suoi fidi collaboratori Alessandro Riva, Lorenzo Viganò e Silio Bozzi - ormai uno dei miei miti televisivi -, è la sconcertante presenza del Male nelle nostre vite di tutti i giorni: gli assassini di tutti questi omicidi sono persone come noi, che vivono nelle nostre case, prendono il treno che la mattina ci porta al lavoro, ci passano accanto, e se ci urtano, chiedono scusa prima di proseguire.
Sono mostri invisibili, covati all'interno delle parti più oscure delle passioni e dei sentimenti umani, che si liberano come in un lampo, e al contrario dei serial killer americani, quelli che hanno una firma, una "missione", un percorso, uccidono chi incrocia la loro strada e poi scompaiono, come ombre, proseguendo nella loro esistenza come nulla fosse accaduto.
Eppure, come spesso e volentieri tiene a ricordare lo stesso Lucarelli, "qui non siamo in un romanzo giallo, in cui alla fine l'omicida viene smascherato, ha un nome e un volto: qui siamo nella cronaca, dove i morti, a volte, restano gli unici a conoscere la verità".
Così sfilano, nel corso delle puntate, storie terribili di solitudine e dolore, di vendetta, soldi o sesso, storie d'amore ed esplosioni di collera, alcune - ed è agghiacciante pensarlo - più "noiose" di altre, altre così terrificanti da provocare brividi anche solo al pensiero, qui, di fronte alla tastiera, nel buio della sala illuminata fiocamente dallo schermo del Mac.
Storie come quella di Elisa e Patrizio, fidanzati ventenni uccisi da più di duecento coltellate, o di una famiglia napoletana sterminata da uno stesso aguzzino, capace di lasciare soltanto le impronte delle sue mani insanguinate sul davanzale di una finestra, di Roberta, partita pochi minuti prima dei suoi in motorino per raggiungere la casa al mare e finita violentata ed uccisa sul ciglio della strada, proprio mentre il padre tornava indietro a cercarla: storie vere, crudeli, accadute, che richiamano alla cronaca recente, a quella passata e che verrà.
Perchè l'Uomo è un animale complesso, e ci sono individui che, prima ancora della Legge, non conoscono un limite che anche a chi la Legge infrange è ben noto.
Un limite che non sta nell'atto, ma nella pulsione che spinge a commetterlo.
Un limite che è rotto, violato, soffocato nel sangue delle vittime.
E nel silenzio di chi riesce a portarselo dentro, per mesi, anni, decenni.
I pensieri scorrono, di fronte ad atti come quelli descritti nei casi di Blunotte, e portano in campo tematiche importanti, e non sempre facili, delle quali non sarebbe giusto discutere qui, ora, mosso dalla passione che questi avvenimenti possono suscitare.
Mi passano per la testa Dexter - quanto è grande anche questa quinta stagione! -, le discussioni di allora con mio padre, da obiettore alla ricerca del modo più giusto per guardare le cose, Hap&Leonard, Clint Eastwood, il fatto che, come dicevo a Julez questa sera, la sensazione di certe cose non ce l'hai fino a quando, per la prima volta, non ti innamori di qualcuno per davvero.
Ed ora, di fronte a Blunotte, e agli abissi di cui è capace l'Uomo, anche nel suo piccolo, nel quotidiano, nel caso, non riesco a non pensare che se fossi dalla parte di chi ha potuto soltanto arrivare troppo tardi, e perdere una persona cara per mano di un fantasma che fantasma non è, vorrei soltanto una cosa, e la vorrei tutta per me.
Unforgiven, recita il titolo di uno dei miei film del cuore.
Senza perdono.
Onestamente, prego di non scoprire mai se sono Kid o William Munny.

MrFord


"Io nel vedere quest'uomo che muore,
madre, io provo dolore.
Nella pietà che non cede al rancore,
madre, ho imparato l'amore."
Fabrizio DeAndrè - "Il testamento di Tito" -

9 commenti:

  1. Il delitto che mi ha inquietato di più in questi ultimi anni è stato quello di Erba, Olindo e Rosa. Da allora sto attento ai vicini di casa....

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  2. Ogni tanto tornando a casa nella nebbia mi sembra che viviamo in una Blunotte...

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  3. maddai ford, così mi deludi. carlo lucarelli è ROMAGNOLO di lugo di romagna (15 km da casa mia) e non emiliano, la differenza è tangibile!!!
    a tua discolpa, l'hai chiamato "figuro", gran bel termine che potrei fregarti.

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  4. Harmonica: più che stare attenti ai vicini, dovremmo prestare attenzione al genere umano. Ma visto che non si può vivere sempre sul chi vive, godiamoci quello che abbiamo, ma stiamo sempre pronti a difenderci e difendere chi amiamo.

    Julez: a volte ho anche io quell'impressione. In fondo Lodi è una città strana, strana e bellissima...

    Polly: ho sempre fatto confusione fra emiliani e romagnoli, anche se le mie origini sono di quelle parti - forse proprio emiliane, boh!? -.
    Comunque grande Lucarelli, veramente un losco figuro!

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  5. dai, ma come fai a far confusione? da imola in su è emilia, da castelbolognese in giù è romagna. qui ci sono il mare, le colline, le balere, le dicoteche, la piadina, il pd; loro hanno le fabbriche, le pianura, i tortellini, il pd. più chiaro di così! ma le tue origini, di preciso, dove sono ubicate?

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  6. Polly, mi sa che io, allora, sono emiliano: le mie origini stanno a S. Vincenzo, piccolo paesino frazione di Borgovalditaro, che è in provincia di Parma ma è in linea d'aria più vicino a Liguria e Toscana, non troppo distante da Pontremoli.
    Tortellini, fiume - fatti raccontare da Julez il bagno con vestiti di quest'estate - e partigiani.

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  7. la Povera Mildred3 dicembre 2010 15:27

    Noooo! Sono arrivata troppo tardi e con la risposta al commento della tua consorte mi hai tolto le parole di bocca...anzi di tastiera!
    Cmq la prima serie di "Blunotte" rimane un mito...la mia puntata preferita è quella dell'omicidio all'università Cattolica,che paura se ci ripenso! Complimenti per come hai saputo descrivere le sensazioni e le riflessioni che provoca questo bel programma!
    Come dice il mio Byron, la nostra Lodi ricorda un po' "Hot Fuzz" ma a pensarci bene tutte le città possono essere strane, strane e bellissime...

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  8. Effettivamente, Mildred, Lodi è un pò Hot fuzz!
    E non vedo l'ora di sparare qualche bel calcione ad una qualsiasi vecchia chiesotta!

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  9. la Povera Mildred4 dicembre 2010 14:17

    E figurati se non saltava fuori Alex...

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