mercoledì 21 marzo 2018

Frontiera - Stagione 1 (Netflix, Canada, 2016)





Con ogni probabilità verrà fuori un post strano, questo dedicato alla prima stagione di Frontiera, serial che avrebbe tutte le carte in regola per conquistarmi, dalla cornice western o quasi all'ambientazione tra Stati Uniti e Canada, un protagonista fuorilegge fordiano al massimo come il Declan Harp di Jason Momoa, tutta quella ruvidità che tanto piace da queste parti: eppure.
A volte si incappa in un eppure di troppo.
Come in quelle serate in cui speri che le cose si mettano bene, e sogni dalla mattina il momento del divano e di pace domestica, cocktail alla mano, piedi che si sfiorano, tranquillità: e invece sono proprio quelle serate in cui tutto, dalle casualità alle intemperanze dei bambini, alla stanchezza, pare puntare a fare il possibile affinchè la tue belle prospettive accarezzate, inseguite finiscano dritte dritte nel cesso. Senza contare che, come un fulmine a ciel sereno, ti ritrovi a ricordare che si tratta anche di uno dei due fatidici giorni di detox alcolico che da più di un anno ti concedi ogni settimana, e tutto quello che vorresti fare - oddio, non proprio tutto, ma sicuramente una delle cose più immediate - sarebbe preparare un white russian di dimensioni titaniche per consegnarti al piacevole oblio del bicchiere. E invece eccoti lì, seduto al computer come uno stronzo dopo aver inutilmente cercato alternative che potessero far scattare la scintilla, con una bottiglia di chinotto accanto a scrivere di un serial che aveva tutte le carte in regola per piacerti, eppure.
Eppure.
Eppure Frontiera ha un potenziale main charachter da urlo, un paio di cattivi stronzi abbastanza, violenza, nativi americani, crimine, un'eminenza grigia femminile che ricorda un paio delle protagoniste più riuscite di Black Sails, la Natura crudele e sconfinata dell'estremo Nord, un pacchetto completo fordiano come non potrei chiederne di più azzeccati.
Eppure pecca anche di un certo pressapochismo in fase di scrittura, è schiacciata almeno in parte da un casting ed un crescendo di tensione poco incisivi, lascia l'amaro in bocca come il chinotto che ora dovrebbe essere un gran bel white russian, ed il monitor del computer il mio bel plasma pronto a trasmettere il film che avrebbe permesso alla serata di prendere un altro binario.
E invece eccomi qui. Alla tastiera. Con il chinotto. A scrivere di Frontiera.
Probabilmente questa proposta resterà una di quelle destinate ai momenti in cui, solo in casa, affronto titoli che non riscuotono successo con Julez - come il già citato Black Sails, o BoJack Horseman - e più per affezione al genere e curiosità rispetto ad un season finale decisamente troppo aperto ed anticlimatico che non alla qualità complessiva, senza sperare troppo in una svolta che, come un miracolo alcolico, cinematografico o di natura prettamente bestiale dovrebbe venirmi a salvare ora, da un post che non avrei voglia di scrivere rispetto ad una serie che mi aspettavo potesse stuzzicare le mie corde, e invece ha finito per essere soltanto un riempitivo e poco più.
Del resto, per citare il Drugo, "a volte sei tu che mangi l'orso, e a volte è l'orso che mangia te".
Ci vorrebbe proprio il Drugo, ora. Per salvarmi da una Frontiera che non è riuscita a regalarmi la magia di quelle lungo le quali ho cavalcato fin da bambino, quando con mio nonno guardavo i film con John Wayne.
Oppure ci vorrebbero un white russian, un bel sonno riparatore, e tanti saluti.
La Frontiera, in quel caso, si oltrepasserebbe molto piacevolmente.



MrFord



 

martedì 20 marzo 2018

Ore 15:17 - Attacco al treno (Clint Eastwood, USA, 2018, 94')




Non è stato facile approcciare l'ultimo lavoro di Clint Eastwood, mio nonno cinematografico nonchè quello che considero il John Ford della nostra epoca: senza girarci troppo intorno, penso infatti che 15:17 - Attacco al treno, ispirato al tentativo di attentato sul convoglio che da Amsterdam viaggiava verso Parigi il ventuno agosto duemilaquindici impedito principalmente dall'intervento di tre ragazzi americani in viaggio attraverso l'Europa, due dei quali legati ad esperienze militari negli States - e che lo stesso Clint ha voluto, con tutti i rischi e le conseguenze del caso, come interpreti di se stessi sul grande schermo -, abbia deluso praticamente tutti.
Ha deluso il grande pubblico che ne ha dichiarato un successo molto limitato al botteghino - complici, probabilmente, la campagna pubblicitaria che l'ha presentato come un film d'azione serrata quando la descrizione degli eventi è mio parere giustamente collocata nel solo quarto d'ora conclusivo e la presenza di attori chiaramente non professionisti -, i fan Dem del Clint impegnato ed autoriale - pronti a prendere posizioni estreme e quasi radicali contro il loro ex idolo -, i fan decisamente meno Dem - che probabilmente si aspettavano una versione antiterrorismo di Terminator, o cose simili -: in pratica, il vecchio Eastwood ha finito per ritrovarsi con più nemici di quanti se ne sarebbe trovati girando un documentario che esaltasse la figura di Donald Trump.
Ora, io non ho mai fatto mistero delle mie posizioni politiche - decisamente lontane da quelle del Nostro Dirty Harry -, non ho mai sognato di arruolarmi, o di pensare che i miei figli possano avere fin da piccoli familiarità con le armi - pur se giocattolo -, non ho mai sentito vicini i valori di Dio e Patria tipici di un certo approccio, non ho mai giustificato la guerra come atto umano - in termini di etica ed intelligenza -, ho vissuto i racconti dei miei nonni - uno reduce della Campagna d'Africa, l'altro partigiano - e negli occhi di nessuno ho visto esaltazione, o attorno ai loro corpi un'aura mitica da supereroi. Si trattava - e si tratta - di persone normali, con i loro limiti, il loro modo di intendere e vedere le cose ed il mondo, i loro difetti, i loro pregi, alle prese con eventi decisamente oltre l'ordinario.
Ed è questa, a mio parere, l'idea più importante dietro questo film.
Che non sarà certo il migliore di Clint, non tira fuori emozioni o grandi storie, non coinvolge o sconvolge - se non chi va alla ricerca della polemica politica a tutti i costi -, ma fotografa bene la realtà.
La realtà che dice che siamo persone normali. Lo siamo quando crediamo di essere nel giusto, quando facciamo del bene e quando, al contrario, facciamo del male, quando lottiamo e quando cerchiamo semplicemente di vivere la vita.
Attacco al treno, a ben guardare, racconta il viaggio in Europa di tre amici d'infanzia che vogliono divertirsi e vedere il mondo prima di diventare troppo grandi per rimorchiare a caso e sbronzarsi in discoteca neanche stessimo guardando il filmino delle vacanze di un nostro conoscente in una qualsiasi serata in compagnia. Può apparire banale, inutile, poco rilevante rispetto all'evento che, dal titolo al trailer, dovrebbe raccontare.
Ma è proprio questo il segreto. La normalità. Skarlatos, Stone e Sadler sono ragazzi normali.
Potranno avere valori di riferimento diversi dai miei, ma in fondo girano in Europa come tutti fanno a vent'anni pensando solo a scoprire nuovi posti, bere e trovare più ragazze possibili.
E sinceramente, da non sostenitore della guerra, delle armi e di tutto il resto, mi sta discretamente sul cazzo il fatto che possano rischiare di essere fatti fuori da qualcuno che, a sua volta, è cresciuto con valori di riferimento diversi dai miei.
Perchè al posto loro potrei esserci io quindici anni fa, o i miei figli tra quindici anni.
Personalmente spero che ai Fordini non venga mai l'idea di arruolarsi ed andare a combattere da qualche parte nel mondo rischiando di non tornare a casa, continuerò a mantenere le mie posizioni politiche - assolutamente diverse da quelle di Clint - per tutta la vita, a pensare che non è un arma a rendere più sicuro il mondo, ma uno stato mentale così come uno sociale.
Eppure, fossi stato su quel treno, sarei stato felice che Skarlatos, Stone e Garland fossero lì con me.
E lo sono anche se su quel treno non c'ero.
Sono anche felice di aver visto questo film, perchè se è ovvio che non sia il migliore di uno dei registi migliori degli ultimi quarant'anni - forse, addirittura, uno dei suoi peggiori -, è chiaramente il segno della grande intelligenza dell'uomo dietro la macchina da presa.
Che sarà pure un vecchio repubblicano senza ritegno con il quale, probabilmente, politicamente non riuscirei ad andare d'accordo neppure dopo esserci bevuti una ventina di birre a testa con qualche shot di Jack Daniels in mezzo senza capire più neppure dove ci si trovi, ma da uomo d'esperienza e testa pensante ha mostrato la normalità e, ammettiamolo, la banalità del Male.
Ma fortunatamente, anche del Bene.



MrFord




lunedì 19 marzo 2018

Jumanji - Benvenuti nella giungla (Jake Kasdan, USA, 2017, 119')




Penso che chiunque sia stato adolescente o pre adolescente negli anni novanta conosca Jumanji, popcorn movie ludico che divenne, grazie anche al compianto Robin Williams, un piccolo cult generazionale: alla notizia di un recupero del brand in una sorta di reboot, ammetto che l'unica cosa in grado di tenere a galla le speranze per qualcosa che non si rivelasse uno spreco di tempo e di energie degli spettatori risultò essere Dwayne Johnson, al secolo The Rock, ex wrestler ormai lanciatissimo attore che da sempre è considerato uno dei fordiani più fordiani che si potrebbero incrociare al Saloon.
Lui e l'entusiasmo di Julez, che non vedeva l'ora di cimentarsi nella visione.
Pur se con colpevole ritardo rispetto all'uscita in sala - inaugurò il nuovo anno lo scorso primo gennaio -, era dunque un dovere per gli occupanti del Saloon affrontare la visione sperando in leggerezza, divertimento, neuroni in vacanza e via discorrendo: ebbene, il Jumanji versione millenial di Jake Kasdan ha rispettato in tutto e per tutto le attese, rivelandosi godurioso, divertente e senza pretese come un film anni ottanta conscio del tempo che è trascorso e pronto ad ironizzare sulle differenze evidenti che passano dai tempi della mia infanzia a quella di chi è nato e cresce nel Nuovo Millennio.
Senza darsi arie o alcuna pretesa, gli autori azzeccano un'idea dopo l'altra, dall'adattamento a videogame del Jumanji versione gioco da tavolo al ribaltamento dei ruoli dato dalla scelta dei personaggi, ben resi dai protagonisti pronti a prendersi in giro vestendo panni inconsueti - almeno al principio -, dal già citato Dwayne Johnson a Jack Black e Kevin Hart: in questo modo l'audience, che si tratti di vecchi nostalgici o di nuove leve, trova tutti gli elementi necessari per godersi una serata in gran scioltezza in grado di unire spiriti di epoche diverse prendendo il meglio da entrambe, forse non brillando per originalità di svolgimento - è ovvio fin dall'inizio che non si assisterà a colpi di scena inaspettati, e con il crescendo finale si perde una fetta della freschezza della prima parte di pellicola - ma affrontando le prove una dopo l'altra senza paura e con tutto l'entusiasmo di chi ha voglia di raccontare e vivere una storia, piuttosto che di proporla come fosse un compitino svolto per gonfiare il portafoglio dei produttori.
Questo Jumanji - Benvenuti nella giungla, dunque, un pò come fu qualche tempo fa per Piccoli brividi, riesce nella non facile impresa di portare l'innocenza che regnava sovrana all'interno delle proposte d'avventura dei tempi in cui ero bambino nel panorama attuale senza che questo possa far apparire il tutto come un'operazione nostalgia o una ruffianata, incontrando al contempo il gusto di chi visse i tempi dei controller con il cavo e le "cassette" e chi, oggi, non concepisce un'esistenza senza internet o lo smartphone, buttando nel calderone riflessioni divertenti ed interessanti a proposito del rapporto con se stessi ed il proprio aspetto ed elementi esotici come ambientazioni da Indiana Jones e animali a profusione - sono sicuro che, dovessi far vedere questo film al Fordino, potrebbe impazzire grazie a coccodrilli, ippopotami, rinoceronti e giaguari, in barba a tutte le sfumature che, per età, ancora non afferrerebbe -.
Un'operazione, dunque, promossa su tutta la linea, in grado di alimentare la voglia di spassarsela a qualsiasi età, e cogliere lo spirito di quelli che, ai tempi, erano i giochi da tavolo - o di ruolo -, e che ora sono i videogames e, in una certa misura, i social: in fondo, proiettare un'immagine ideale di se stessi - o forse, non così ideale - a volte aiuta a comprendere meglio quello che ci portiamo dentro.
E affrontare la bestia, in un certo senso, è un pò come guardare oltre l'immagine che osserviamo ogni giorno allo specchio, prima di uscire di casa ed avventurarci nella giungla.




MrFord




venerdì 16 marzo 2018

Big (Penny Marshall, USA, 1988, 104')




Il bello di amare il Cinema e di avere ormai alle spalle una carriera di spettatore piuttosto lunga sta anche nel farsi coccolare, al bisogno, da titoli che hanno fatto parte di quella stessa carriera, che sia per affetto, meriti artistici o ricordi risvegliati in chi è seduto comodamente sul divano e si perde nelle immagini: Big pesca molto da quest'ultimo bacino, un pò per l'associazione con l'amatissimo Da grande con Pozzetto, un pò perchè, ai tempi in cui uscì in sala, mi vedeva quasi nella stessa età del suo protagonista.
In modo molto sincero, di pancia e semplice, Big rappresenta, prima ancora del trampolino di lancio della futura star Tom Hanks, tutta la magia, l'innocenza e la voglia di stupirsi tipico degli anni ottanta, e tutti quei film "di formazione" senza grosse pretese se non la voglia di meravigliarsi e di godersi una leggerezza che non significa sguaiatezza, quanto il desiderio di avere fiducia nel modo di vedere il mondo e, forse, il Cinema stesso.
Da almeno una ventina d'anni non mi capitava di rivederlo, e devo ammettere di essermelo goduto parecchio, dalle sequenze cult che ricordavo - la più nota, il piano gigante suonato da Hanks e Robert Loggia, ma anche tutte quelle che vedono il primo divertirsi in giro con il suo migliore amico rimasto dodicenne, che se pensate in un'epoca come la nostra provocherebbero più che altro sospetti e malelingue - al pensiero legato al fatto che, specialmente pensando ai giocattoli - o, più in generale, al fatto di godersi la vita - un bambino divenuto adulto in una notte potrebbe vivere l'attimo molto più di qualcuno ormai condizionato, consciamente oppure no, dalla crescita, dal mondo del lavoro o dall'esperienza in generale.
E in bilico tra i passaggi da commedia e le immagini quasi da film d'avventura come l'inquietante Zoltar il film scorre ancora oggi, in tempi certo meno ingenui di quelli, in gran scioltezza, associa ricordi ad intrattenimento, risate e riflessioni rispetto a quello che avremmo immaginato di fare da grandi all'età del protagonista e cosa faremmo ora, se avessimo la possibilità, al contrario, di tornare indietro: del resto, come Joshua scopre sulla sua pelle, avere fretta di crescere non porta troppo di buono, anche perchè l'infanzia regalerà pure delusioni e sofferenze che parranno sempre più grandi di quelle che si pensano possano vivere gli adulti, ma è senza dubbio il periodo più magico e divertente di tutta la vita, quello in cui la meraviglia esiste davvero, neanche si fosse al Cinema.
Inoltre, e non lo ricordavo da spettatore "stagionato", ho apprezzato davvero tantissimo il tono dato alla storia d'amore, non banale considerato che si tratta del confronto tra una donna adulta ed un poco più di bambino, che giustifica il finale e la scelta rispetto al fatto che le cose debbano restare come sono - quel "ci sono già passata" è un piccolo colpo magico di chi ha messo mano alla macchina da scrivere -, così come il fatto che la miccia pronta ad accendere il desiderio di tornare indietro del protagonista sia data dalla consapevolezza di stare diventando adulto, difetti che fino a poco tempo prima detestava compresi.
Una sorta di ricomposizione del puzzle che, giustamente, rimette tutti al loro posto.
Un pò come i Ford ora, sul divano, a godersi un piccolo cult come questo.



MrFord



 

giovedì 15 marzo 2018

Thursday's child



A distanza di un paio di settimane dagli Oscar, a fare da terzo attaccante nella rubrica più temuta della rete quando si parla di uscite cinematografiche accanto a questo vecchio cowboy e all'ormai quasi altrettanto vecchio Cannibal Kid troviamo Simone, l'altra metà dell'ottimo Awards Today: quest'ultimo, che abbraccia uno stile minimalista anche più del mio, renderà la rubrica e perfino il mio prolisso antagonista ad una decisa riduzione di parole. E meno male.



"E il primo che osa alzare la cresta quanto quei due miscredenti di Ford e Cannibal verrà crocefisso in mia vece, assieme a loro, ovviamente!"


Il mio uomo perfetto

"Che noia! In questo bar non viene nessuno ad ordinare un bel White Russian!"

Simone: Un film di Lino Sciarrone con Nancy Coppola, Francesco Testi, Antonio Palmiere e il premio Oscar Eva Grimaldi. Non vorrete mica perdervelo dico io?
Cannibal Kid: Ah, ma questa è la pellicola con cui Eva Grimaldi ha soffiato la statuetta a Frances McDormand, giusto? E Nancy Coppola è la cuginetta neomelodica di Sofia?
Non so Ford, ma io questo film perfetto non ho proprio intenzione di perderlo per niente al mondo.
Ford: penso che se esiste qualcosa potenzialmente più lontano dalla perfezione di questo film, possa essere solo in stile Il mercante di pietre di Martinelli. Giro bene al largo.

Maria Maddalena

"Ho buttato la rete in rete nel giorno nella rubrica di quei tre bloggers, e cazzo se ne ho pescate, di stronzate!"

Simone: E anche quest’anno ci siamo portati a casa il film per le festività pasquali, su! Nota positiva: il film è diretto da Garth Davis (il regista di Lion – La strada verso casa) e ci sono la coppia di fatto Rooney Mara e Joaquin Phoenix nei panni di Gesù e consorte. Brutto brutto non può essere!
Cannibal Kid: Lion è uno dei film più ruffiani che abbia visto di recente, quindi questo Garth Davis alle prese con una storia religiosa mi fa venire un'enorme preoccupazione. La divina coppia Rooney + Joaquin together forever potrebbe essere l'unica cosa a farmi trattenere le bestemmie.
Ford: considerati il regista e i suoi trascorsi, il timore di una ruffianata pasquale c'è tutto, e di norma tendo a stare lontano dalle cose religiose quasi quanto dai film caldamente consigliati da Cannibal. Potrebbe fare qualche differenza la coppia di protagonisti, ma non abbastanza da farmi pensare di correre in sala.

Metti la nonna in freezer

"La prossima volta che Cannibal mi si avvicina, si becca una bella dose di spray al peperoncino."

Fabrizio: Qui mi sento di spezzare una lancia a favore di Fabio De Luigi, Myriam Leone e Barbara Bouchet: non è facile sapresi prendere un po' in giro nel cinema italiano odierno, e sono sicuro che se questo tipo di commedia fosse stata realizzata in Usa non ci staremmo qui a lamentare. E poi Barbara Bouchet congelata è sogno bagnato di Quentin Tarantino since forever!
Cannibal Kid: Pure io spezzo una lancia, ma anche 1000, in favore di Miriam Leone, che si preannuncia meravigliosa protagonista assoluta di questa piacevole commedia dark italiana non troppo all'italiana. Una lancia la posso invece tirare contro De Luigi che, dopo le risate regalatemi ai tempi di Mai dire gol, da quando è passato al cinema ha cominciato a farmi abbastanza pena – ricordo ancora l'abominevole La peggior settimana della mia vita – e anche contro Barbara Bouchet, che di recente ha osato bestemmiare contro Dio Quentin, un po' come farò io contro il film Maria Maddalena questa settimana. O contro Ford ogni settimana della mia vita.
Ford: io, che bestemmio contro il Cinema italiano sempre più allo sbando, metto in freezer questa roba e preferisco farmi una bella battuta al coltello di Cannibal. In fondo, è una tradizione che lui conosce bene!

Oltre la notte

"L'idea di un matrimonio in stile Ford è stata proprio perfetta, tesoro."

Simone: Golden Globe e Critics’ Choice Award per il miglior film straniero, in competizione a Cannes lo scorso anno e premio a Diane Kruger come miglior attrice. Il film tedesco di Fatih Akin lo si vede a prescindere!
Cannibal Kid: Il fordiano Fatih Akin finora non mi ha ancora convinto, però questo Oltre la notte tra trailer, premi vari e la sua storia di una donna che medita vendetta dopo la morte del marito e del figlio in un attentato dinamitardo promette di essere letteralmente esplosivo.
Non è che avanzata della dinamite da mettere su White Russian, e magari pure su Awards Today, che negli ultimi tempi sta facendo un po' troppa concorrenza agli altri blog cinematografici?
Ford: Fatih Akin da queste parti è sempre benvoluto, e nonostante negli ultimi anni me lo sia un pò perso per strada, questo Oltre la notte promette davvero bene, complice un'atmosfera che mi riporta ai suoi primi lavori. Probabilmente, il film della settimana a mani basse in barba a Cannibal.

Rachel

"Ma perchè ci siamo vestiti così?" "Vogliamo ricordare a Ford e Cannibal gli anni in cui sono cresciuti."

Simone: Ecco, questo l’ho visto, e se non fosse per un inaspettato Pierfrancesco Favino (si, Picchio assieme a Rachel Weisz e Sam Claflin), quasi quasi vi consiglierei di rivedervi il film omonimo del 1952 con Richard Burton e Olivia de Havilland o di leggervi il romanzo di Daphne Du Maurier. Fatto?
Cannibal Kid: Le brave ragazze vanno in Paradiso, Favino va... dappertutto. Dopo Sanremo e l'ultimo Muccino, ce lo troviamo pure in questa produzione internazionale. Non so, se gli avanza del tempo vuole pure aprire un blog di cinema e fotterci il lavoro?
Quanto al film, è già da un po' che si trova in rete ma mi ispira noia a pelle quasi quanto un entusiasmante lavoro austro-ungarico consigliato da Ford, e non so se approfittando dell'uscita italiana mi verrà voglia di recuperarlo.
Ford: Favino è ovunque peggio di quanto fosse stato profetizzato dalla serie Boris qualche anno fa, e questo non è quasi mai un bene. Sinceramente, piuttosto che guardarmi questa roba, potrei addirittura concedermi una visione teen sponsorizzata da Peppa Kid.

Rudolph alla ricerca della felicità

Il Fordone, il Cucciolo Eroico e, defilato, Simone il gatto sornione.


Simone: Di cosa stiamo parlando? Ripeto, di cosa stiamo parlando? Non pervenuto.
Cannibal Kid: Simone, stiamo parlando della consueta uscita settimanale per far contento il pubblico dei più piccoli. Cioè Ford che ha il suo posto fisso al cinema accanto ai bimbi. No, non i suoi figli. Mi riferisco ai suoi compagnucci di asilo.
Ford: io vado con i miei compagnucci d'asilo a vedere film d'animazione di qualità. Di certo non questa roba peraltro fuori stagione.

Tomb Raider

"Alicia, ti vedo molto giù di forma: quelli sono gli stessi pesi che usa Peppa Kid."

Simone: Io non sono un fan dei videogiochi, dunque men che meno delle avventure archeologiche di Lara Croft, però Alicia Vikander è bassina, quindi viva Angelina Jolie! Amen!
Cannibal Kid: Questa settimana mi volete proprio far bestemmiare?!? Se non è per il film Maria Maddalena, se non è per le cose che dice Ford, è per questo. Va bene tutto. Va bene la libertà d'espressione. Va bene la libertà di pensiero, ma preferire la mostruosa Scheletrina Jolie alla meravigliosa Dea norrena Alicia Vikander non lo posso davvero tollerare, Dio Kanye!
Ford: gli ultimi videogiochi di Tomb Rider mi hanno molto esaltato, dunque sono curioso di scoprire se questo film riuscirà a mantenersi ad un livello quantomeno decente. Per quanto riguarda il dibattito sulla protagonista, io mal sopporto sia la Vikander - che di dea norrena non ha proprio niente -, sia la Jolie, e avrei visto molto meglio, chessò, la b(u)ona Rita Ora.

Un amore sopra le righe

"Certo che questi tre sono più forti come comici che come bloggers!"

Simone: La storia dello scrittore francese Victor de Richermont e della donna dietro il suo successo. L’ennesimo, (im)perdibile film sentimentale d’oltralpe che a noi italiane non fa ridere, non commuove, non eccita. Italia 1- Francia 0
Cannibal Kid: In genere le pellicole d'Oltralpe a me fanno ridere, commuovono ed eccitano persino. Questa però dal trailer mi semba una porcheria sopra le righe, quindi almeno in questo caso mi tocca dare ragione a Simone. Questa settimana grazie a Miriam Leone l'Italia a sorpresa batte la Francia. Pardon, mes amis.
Ford: di norma il Cinema francese se la gioca con quello italiano partendo da uno standard più alto, ma questa settimana pare che i nostri cugini d'oltralpe abbiano voluto imitarci in quanto a potenziali schifezze. Preferisco recuperare un bell'action sopra le righe dei miei.
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