martedì 3 aprile 2018

Tonya (Craig Gillespie, USA, 2017, 120')




Nonostante la parentesi delle scuole medie, quando con la classe il sabato pomeriggio si andava a pattinare sul ghiaccio sperando di non farsi troppo male e magari limonare duro con qualcuna e con mio padre mi capitava di seguire qualche incontro di hockey di una delle squadre milanesi, non ho mai avuto grossa dimestichezza con tutta la parte artistica del pattinaggio: del resto, la tecnica e la grazia non hanno mai fatto parte delle mie caratteristiche distintive, e dovendo scegliere, ho sempre trovato più divertenti le mazzate dell'hockey, per l'appunto, ai volteggi delle pattinatrici.
Eppure, questo biopic firmato dal Craig Gillespie di Lars e una ragazza tutta sua mi incuriosiva non solo per i progressi mostrati da Margot Robbie nella recitazione - che le sono valsi la nomination agli Oscar di quest'anno -, ma anche per il controverso personaggio che l'attrice australiana interpretava, Tonya Harding.
Talento atletico e sportivo pazzesco, Tonya fu uno dei personaggi statunitensi più in vista all'inizio degli anni novanta, complici un comportamento non proprio sotto le righe in pista e rispetto agli alti papaveri della sua disciplina ed un caso che sconvolse l'opinione pubblica e che coinvolse il suo ex marito ed un amico dello stesso, pronti a pagare un "collaboratore esterno" affinchè aggredisse la più grande rivale in patria della Harding.
Il processo mediatico ebbe risonanza enorme, e Tonya divenne un personaggio più per la vicenda in cui era coinvolta che non per il suo percorso da atleta.
Gillespie e la Robbie - autrice, va detto, di una performance notevole - cercano di raccontare la donna dietro la figura "pop", che, come troppo spesso accade negli USA quando si tratta di sport, venne demonizzata e punita neanche fosse una criminale - mi ha ricordato, in questo senso, Lance Armstrong, colpevole di aver assunto per anni sostanze dopanti come la maggior parte dei suoi colleghi ma colpito più duro degli altri perchè più in vetrina degli stessi -: la vicenda che ne esce è quella di una ragazza cresciuta nella provincia profonda, dove niente è regalato a nessuno che non sia già benestante o ben collocato, in cui la violenza, fisica e morale, è all'ordine del giorno anche e soprattutto tra le mura di casa, e fin troppo spesso è l'unica risposta che viene cercata e trovata - emblematici gli esempi del marito e complice così come della madre, charachter inquietante interpretato da un'altrettanto inquietante Allison Janney -.
Tonya, dunque, viene ritratta come una combattente che nella lotta ha conosciuto l'unica strada da percorrere, che si trattasse di affetti, di rapporti di coppia o di sport, e che nel corso della sua vita ha imparato a reagire solo ed esclusivamente con la violenza, sia essa espressiva - sono celebri i suoi abbigliamenti e le musiche di accompagnamento alle esibizioni - o assolutamente fisica - il rapporto con il marito Jeff Gillooly è costruito sulle continue risse tra i due -.
Il merito della pellicola, ad ogni modo, è quello di non mostrare Tonya come una vittima degli eventi, quanto come una forte individualità che a causa di circostanze avverse - che stimolano molte giustificazioni ed indulgenze con se stessa della protagonista - si è trovata a dover affrontare ostacoli molto più importanti di gran parte delle sue compagne pattinatrici, viste e celebrate come piccole principesse con la possibilità di allenarsi in strutture private e coccolate in ogni tappa del loro percorso.
Certo, non mancano le occasioni perdute dalla stessa Harding a causa del suo orgoglio e di un carattere spigoloso e difficile, ma così come sottolineato dalla voce narrante della protagonista e dal bellissimo montaggio parallelo dell'epilogo, la verità è una brutta bestia, e le sfumature di ciò che ci accade possono essere percepite diversamente a seconda delle angolazioni dalle quali si guarda una vittoria o una sconfitta, un volo o una caduta.
E a volte, un triplo axel che nessuna pattinatrice aveva mai completato prima di lei può essere una liberazione più costretta e soffocata di un rovinoso knockout di quelli che avrebbero lavato via i peccati al più tosto tra i "tori scatenati".
L'importante, ad ogni modo, sarà allargare le spalle, tornare in piedi ed andare avanti a testa alta.
Vittoria o sconfitta che sia.



MrFord



lunedì 2 aprile 2018

Bleed - Più forte del destino (Ben Younger, USA, 2016, 117')





Da sportivo, e a dir la verità fin da bambino grazie ai racconti da sportivo di mio padre, ho sempre avuto un debole per le imprese che, con il tempo, alcuni atleti hanno consegnato non solo alla loro disciplina, ma anche e soprattutto all'immaginario collettivo, pronte ad ispirare spettatori, ascoltatori, futuri nuovi sportivi ed atleti.
Ho inseguito in quest'ottica Bleed - adattato in maniera pessima nella versione italiana -, biopic dedicata al pazzesco comeback del pugile Vinnie Pazienza, che tra gli anni ottanta e novanta fece parlare di sè per lo straordinario recupero dopo un terribile incidente automobilistico che mise in dubbio non tanto il suo ritorno sul ring, quanto la possibilità che potesse camminare di nuovo, per diverso tempo, sperando di poter incontrare un buon prodotto solido e di pancia che rispettasse la tradizione dei grandi film pugilistici che al Saloon sono divenuti colonne portanti della mia formazione cinematografica, da Toro scatenato a Rocky, passando per Alì: pur non arrivando alle vette raggiunte dai Capolavori del genere, il lavoro di Ben Younger si può dire più che degno di rappresentare la categoria, riuscendo a mantenere un buon equilibrio tra la realtà ed il grande schermo - la vicenda di Pazienza è stata sforbiciata e romanzata ad arte considerato quello che voleva essere raccontato -, potendo contare su un cast decisamente in parte - Hinds e Eckart riescono nell'impresa di rubare la scena a Miles Teller - e sull'emozione che questo genere di imprese inevitabilmente suscita nel pubblico.
La grande prova di volontà e determinazione che portò Pazienza a vincere il suo terribile infortunio attraverso il duro lavoro e la grinta fu - ed è, osservando la pellicola - specchio del carattere indomito di questo pugile - unico nel suo genere anche per aver passato tre categorie di peso nel corso della carriera, una cosa davvero incredibile, considerate le difficoltà che negli sport di combattimento sono legate proprio al peso degli atleti - è un esempio di disciplina e decisione che fanno da contraltare ad un personaggio sopra le righe e controverso, una sorta di antesignano di volti notissimi attuali come Floyd Mayweather o Connor McGregor.
Per quanto riguarda l'approccio si guarda senza alcun dubbio al lavoro svolto su pellicole come The Fighter o, ancora di più, sulla saga di Rocky, e quanto lo stesso abbia fatto rispetto all'immaginario collettivo, nonostante la punta di diamante a livello tecnico per questo Bleed è l'uso del sonoro, montato davvero alla grande e con un approccio quasi "jazzistico", per usare un termine sicuramente noto al protagonista, che salì alla ribalta con Whiplash qualche anno fa.
Bleed, oggettivamente, non farà la storia del suo genere o del Cinema in generale, ma ha il grande merito di fare parte della categoria di pellicole in grado di toccare il cuore dell'audience, di coinvolgere anche chi con il pugilato c'entra poco o nulla, o addirittura - come Julez - se ne tiene assolutamente alla larga: questo perchè, principalmente, le imprese umane non possono che stimolare chi, nel suo piccolo, cerca di vivere il più possibile, e dunque osservare un uomo con il collo spezzato incerto perfino di poter camminare tornare a combattere a livello professionale su un ring nello spazio di pochi mesi è ben più che magico, oserei scrivere ispiratore.
E' il bello di vivere. Il bello dello sport. Il bello delle storie, specie se vere, pur se romanzate.
In fondo, siamo fatti per cadere.
E ancora di più per rialzarci.
E ce la facciamo, quando ce la facciamo, proprio perchè profondamente vivi ed imperfetti.
Come Paz-Man.



MrFord



 

sabato 31 marzo 2018

Fordina Unchained - Ti "mamo" due volte






Oggi è uno dei due giorni più speciali dell'anno, per me.
Due anni fa, anche se sono in anticipo rispetto a quel primo pomeriggio, ti affacciavi in questo mondo pronta a sconvolgere il mio mondo: questo perchè, come spesso mi è capitato di affermare, raccontare, scrivere, per uno stronzo come me avere una figlia significa, in quache modo, trovare la donna della propria vita senza tutte le complicazioni che i legami sentimentali comportano.
E' come se tutto l'amore che un uomo possa provare per una donna fosse privato delle dinamiche e dei casini del sesso, delle differenze, di qualsiasi cosa si possa vivere con l'altra metà del cielo: ed eccoci qui, dal mattino quando vuoi che sia io a venirti a prendere nel letto a quando mentre gioco con AleLeo ti siedi tra le mie gambe, come indecisa se seguire in tutto e per tutto tuo fratello o cercare di catturare totalmente la mia attenzione, dai baci mucca a tutti i tuoi no, che sai dire così bene e spero continuerai a rifilare a tutti quelli che vorranno, inevitabilmente, portarti via da me.
E so che un giorno arriverà quel momento, ma fino ad allora continuerò a pensare di essere io l'unico che vorrai vicino, che ti sostiene e sosterrà, ti prenderà in braccio anche solo per un capriccio, ti darà vinta quasi qualsiasi cosa perchè uno sguardo, un tocco della mano, un momento solo nostro è qualcosa che nessuna donna abbia mai conosciuto - neppure la mamma, figurati - riuscirà mai a regalarmi: e se ripenso al novembre scorso a Bologna, quando ti sei addormentata sul mio petto neanche fossi neonata, o alla furbizia che sfrutti per capire tutto e ancora ostinarti a dire solo qualche parola, o agli schiaffi che non esiti a mollare, penso che quello che ci attende sarà difficile e tosto ma anche incredibilmente pieno, e non posso essere altro che grato per quello che mi regali ad ogni sguardo.
Vorrei scrivere ancora, e ancora, ma credo che qualsiasi mia parola perda ogni significato rispetto a quelle che pronunci, pur se grazie ad una suggeritrice unica, in questo filmato.
Ti "mamo" anch'io, non hai davvero idea di quanto.
Buon compleanno, Patatina.



Papà


venerdì 30 marzo 2018

Ray Donovan - Stagione 5 (Showtime, USA, 2017)




Esistono alcuni casi in cui un film, un libro o una serie, più che dalle storie che raccontano, vengono resi quello che sono grazie ad un personaggio: ad esempio, se la saga di Rocky non fosse stata poggiata sulle spalle del mitico Balboa e di uno Stallone che aveva scritto il personaggio sulla propria pelle probabilmente nessuno la ricorderebbe se non come l'ennesimo racconto del comeback del loser, e difficilmente lavori come Aguirre furore di dio o Fitzcarraldo avrebbero assunto le dimensioni che hanno ora agli occhi di molti appassionati se non fosse stato Kinski ad interpretare i due protagonisti.
Ray Donovan può tranquillamente essere ascritto a questa categoria.
Fatta eccezione, infatti, per il padre e rivale di Ray, il mitico Mickey dell'altrettanto mitico Jon Voight - che continua a gareggiare con Frank Gallagher per il titolo di peggior genitore del piccolo schermo -, tutti i personaggi e le storie raccontate anno dopo anno in questa produzione paiono infrangersi sull'ostinata graniticità del problem solver cui presta gran presenza Liev Schrieber, e perfino in una stagione come questa, segnata dal "lungo addio" al personaggio di Abbie, moglie di Ray, ogni tentativo di far prendere il volo a qualcosa o qualcuno che non sia lui continua a scomparire nel momento in cui il roccioso main characther entra in campo anche in punta di piedi.
Una premessa come questa - specie se legata alla quinta stagione di una serie - potrebbe suonare come negativa, e invece mi ritrovo per l'ennesima volta ad applaudire una qualità che continua a mantenersi costante e alta nonostante inesorabilmente Raycentrica e con qualche sbavatura in fase di scrittura - ho trovato, ad esempio, piuttosto vergognosa la gestione della figlia di pochi mesi di Bunchy, comparsa solo quando le esigenze di copione prevedevano e dimenticata neanche fosse una borsa il resto del tempo -, lasciando gli spettatori con un finale apparentemente "definitivo" - ma tutti sappiamo che non sarà così, essendo appena iniziata la sesta negli States - e la promessa di un rinverdirsi della faida tra Ray e suo padre, unico a tenere testa, in termini di carisma e magnetismo, al protagonista, riportando indietro l'orologio agli esordi di questo titolo, quando tra i due infuriava la tempesta.
La scelta, ad ogni modo, di chiudere la quinta stagione come è stata chiusa rappresenta anche una discreta scommessa per gli autori, che a questo punto potrebbero decidere di rilanciare il prodotto salutando alcune storylines e personaggi secondari e concentrarsi su un nuovo corso per Ray Donovan, che potrebbe portare l'intero prodotto ad un livello ancora più alto o far capire a spettatori e sceneggiatori che, come tutte le ottime serie, andrebbe salutata quando ancora si trova in cima.
In casa Ford, comunque, rimaniamo sintonizzati ed in attesa di scoprire che ne sarà della banda dei Donovan, considerato che il personaggio di Ray ed i suoi "sogni ad occhi aperti" - riferimento alle apparizioni della moglie defunta - sono riusciti nell'impresa di colpire anche il Fordino nonostante questo titolo non possa contare su una sigla accattivante - fattore molto importante per il piccolo Ford - ed i suoi due preferiti continuino ad essere House e, neanche a dirlo, Frank Gallagher.
Alzo dunque i calici neppure appartenessi alla scombinata e combattente famiglia Donovan - e ne scorre di alcool, da quelle parti -, e spero che il futuro, per loro, pur tra sangue e battaglie reiterate, continui ad essere potente come il personaggio cardine della storia.



MrFord



 

giovedì 29 marzo 2018

Thursday's child



Nuovo episodio della rubrica a tre più scoppiettante della rete e nuovo ospite che, complice il nome, giunge per tentare di arbitrare il duello che ormai da anni si perpetua tra questo vecchio cowboy ed il suo rivale Cannibal Kid, ideatori e co-conduttori di questo spazio ormai da tempo immemore o quasi: Marco Grande Arbitro.
Sarà riuscito questo imparziale terzo conduttore a tenere a bada i contendenti? E ce ne sarà stato davvero bisogno?

"E secondo te questo Marco Grande Arbitro dovrebbe essere buono a giudicarmi!?"


Ready Player One

"All'attacco! Sgominiamo tutti i robottoni made by Del Toro!"

Marco Grande Arbitro: Ringrazio il duo Cannibal & Ford per questa ospitata, ma devo mettere le cose in chiaro: oggi non mi metterò a fare il nerd del cinema. Toh, ma guarda un po'; iniziamo con il film più nerd e citazionistico degli ultimi 8 anni! Bravo Spielberg e complimenti a Ernest Cline, ma diciamolo: questo revival nostalgico degli anni '80 e '90 ha rotto i coglio... NO! OK... LA SMETTO DI FARE IL FINTO RADICAL CHIC: QUESTO È IL FILM CHE TUTTI I NERD VOGLIONO VEDERE! È uscito quasi in sordina, ma già dal trailer si vede che trasuda di tutte quelle cose che piacciono a noi amanti della cultura pop. Sono sicuro che ci sarà almeno una scena/situazione/personaggio che toccherà la sfera geek dello spettatore. Sarà il film manifesto della retronostalgia? Staremo a vedere... Intanto, possiamo dire senza problemi che questo è il blockbuster perfetto per questa Pasqua 2018!
Cannibal Kid: Steven Spielberg è uno dei registi più massacrati da Pensieri Cannibali degli ultimi anni, si vedano gli spernacchiati War Horse, The Post, Il ponte delle spie e Il GGG. Quello che molti non sanno è che c'è anche uno Spielberg che amo, o meglio ho amato. Quello più fantascientifico, quello più 80s, quello di E.T.. Il suo nuovo Ready Player One sembra quindi avere tutte le carte in regole per tornare a conquistare il mio cuore, soprattutto per quella patina da revival di 80s e 90s che a me personalmente non ha ancora stufato. Figuriamoci a quel vecchio nostalgico di Ford e a quel geek di Marco 2...
Ford: Spielberg negli ultimi anni ha infilato una serie di pacchi davvero niente male, ma l'hype per Ready Player One è altissimo. Il romanzo di Cline è una bomba, e se Spielberg fosse riuscito a mantenerne lo spirito buttandoci dentro effettoni e visionarietà - oltre alle citazioni a pacchi - potrebbe rivelarsi uno dei cult dell'anno. O almeno, lo spero: anche perchè se il vecchio Steven fallisce su questo, per me può essere considerato bollito senza ritorno.

Tonya

"Tranquilla, poteva andarti peggio: Ford avrebbe potuto darti uno strappo in macchina!"

Marco Grande Arbitro: Gli americani sono bravi a raccontare le vite bizzarre di gente eccentrica. Tonya Harding è stata una pattinatrice incazzosa, circondata da gente altrettanto teste di ca...spita! Solo Margot Robbie e Allison Janney valgono la visione del film. Da vedere!
Cannibal Kid: E che aspetti ancora a vederlo, Grande Arbitro chiamato quest'oggi al difficile per non dire impossibile compito di arbitrare l'ennesimo scontro dell'eterna sfida tra me e Ford? Io l'ho già guardato, recensito (http://www.pensiericannibali.com/2018/02/i-tonya-and-you-you-suck.html) e adorato. Perché ai film con gente incazzosa e teste di ca... è difficile che non voglia bene. A Ford però, che pure risponde alla descrizione, col ca... che gli voglio bene.
Ford: anche io l'ho già visto, e purtroppo per tutti noi l'ho trovato decisamente valido, proprio come Cannibal. Niente match, dunque, almeno per ora: aspetto però di pubblicare il post la settimana prossima in modo che Peppa Kid trovi comunque qualcosa da criticare del mio punto di vista.

Nelle pieghe del tempo

"Ma dove siamo finiti!? In un incrocio tra un film di Malick e Annientamento!?"

Marco Grande Arbitro: Film Disney tratto da un libro che non conosco. Mi hanno detto che è davvero un bel romanzo per ragazzi! Nonostante parli di distorsioni spazio-temporali, la pellicola mi interessa davvero poco... Ma dico: avete visto come hanno truccato Oprah Winfrey? Sembra un lampadario! Dopo la visione esclameremo il classico: "Era meglio libro"? Staremo a vedere...
Cannibal Kid: L'unico motivo per cui potrei vedere 'sta disneyata clamorosa persino per gli standard Disney è la mia adorata Reese Witherspoon. Per il resto è una di quelle bambinate che Ford fingerà di schifare per darsi un contegno, ma poi in gran segreto amerà. Come tutto ciò che proviene dalla casa di Topolino.
Ford: nonostante Cannibal continui a pensare che io sia un fan sfegatato di tutto ciò che è Disney, sarà lui il primo a correre a vedere questa roba, perchè quando qualche suo protetto dirige o recita in qualche nuovo titolo diventa più groupie di me rispetto a Clint e Sly.

Contromano

"Queste calze urticanti sono giuste giuste della taglia di Salvini, ma se vuoi puoi sempre rifilarle a Cannibal Kid."

Marco Grande Arbitro: Ma quanti film di Antonio Albanese stanno uscendo negli ultimi mesi? Almeno è una comicità intelligente, non volgare da cinepanettone, che ti lascia anche da pensare. Il tema dell'immigrazione è molto serio, spero solo che non la butti in buonismo.
Cannibal Kid: Io sento la puzza di buonismo lontano un miglio. Anche se Albanese un tempo era uno imprevedibile e fuori dagli schemi. Un tempo però... Adesso è solo uno qualunque, anzi qualunquemente.
Ford: ancora una volta, purtroppo, mi trovo dalla parte del Cannibale. Marco, ma che combini!? Vuoi proprio fare il ruolo dell'arbitro osteggiato da tutti i giocatori in campo!?

Io c'è

"Fidati, piccoletto: a casa Ford si beve di più e meglio."

Marco Grande Arbitro: Una commedia che fa ironia sul concetto di religione. Dopo questo film l'Ionismo diventerà culto professato in Italia? Oppure se non se lo filerà nessuno? Staremo a vedere... In ogni caso, complimenti per la scelta d'uscita: farlo uscire qualche giorno prima di Pasqua è una bella sfida!
Cannibal Kid: Un film che sembra più antireligioso che religioso a Pasqua ci sta. Il protagonista poi è Edoardo Leo, attore che a me sta simpatico e che Ford invece considera sopravvalutato, quindi mi sembra una doppia ragione per accettare la sfida!
Ford: l'idea di ironizzare sulla religione per Pasqua è assolutamente valida, peccato che questa robetta si rivelerà la classica commediola italiana inutile portata alla ribalta dall'altrettanto inutile Edoardo Leo.

Era giovane e aveva gli occhi chiari

"Questa robetta mi pare uno di quei cocktail sciapi che si beve Peppa Kid!"

Marco Grande Arbitro: Non sono un'amante del cinema romantico, specialmente se è indipendente come questo. Non capisco se sia un drammone o una commediona... Questo è un film che lascio volentieri Cannibal Kid!
Cannibal Kid: Grande incognita della settimana. Potrebbe essere una cannibalata teen made in Italy coi fiocchi, di quelle che fanno rivoltare lo stomaco a Ford, e di cui quindi c'è sempre un gran bisogno. Potrebbe però essere anche una robina semi-amatoriale di quelle inguardabili persino per me. E ho detto tutto.
Ford: sugli occhi chiari ci siamo - almeno per quanto mi riguarda - ma giovane, di noi tre, non è rimasto nessuno. Dunque meglio saltare a piè pari l'ennesima robetta italiana senza senso.

L'ultimo viaggio

"Porca puttana, sono più vecchio di Ford!"

Marco Grande Arbitro: Un film tedesco che rievoca emozioni passate, incentrate nel tema del viaggio. Ma è Il Posto delle Fragole? Lo lascio a Ford, che saprà parlarne meglio di me :P!
Cannibal Kid: Tipica pellicola finto autoriale di quelle che una volta Ford si sparava giusto per darsi un tono da intellettuale. Adesso che nemmeno lui, resosi conto che tanto 'sta cosa tanto non se la beveva nessuno, li guarda più, ma chi diavolo se li fila 'sti film? Chi?
Ford: effettivamente, come giustamente dice Marco, pare quasi una versione in minore de Il posto delle fragole, Capolavorone di Bergman che non credo proprio verrà eguagliato da questo film da pomeriana per vecchie signore radical in stile Cannibal Kid. Direi che viaggerò molto volentieri verso altri lidi.
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