mercoledì 7 febbraio 2018

The Post (Steven Spielberg, UK/USA, 2017, 116')




Steven Spielberg è uno dei registi cui ho più voluto bene nel corso degli anni della mia formazione da cinefilo: emblema del Cinema americano nel senso più pieno e "meraviglioso" del termine, dalla fantascienza all'avventura, dalla malinconia alle risate, dal dramma alla commedia, il papà di E.T. è stato una delle certezze sulle quali ho costruito l'amore per la settima arte a stelle e strisce, in barba a tutti i radical che per partito preso ancora oggi la osteggiano.
Peccato che, nel corso degli anni, complici forse il compiacimento ed alcune scelte discutibili, anche lui sia incappato in una serie di pellicole davvero difficili da giudicare per chi l'ha amato: il primo passo lungo questo funesto cammino fu compiuto, per quanto mi riguarda, dal terribile La guerra dei mondi, girato al servizio del divismo di Cruise - che pur è uno dei miei favoriti - nella sua accezione peggiore, per continuare con produzioni di una retorica vomitevole - War Horse -, di una noia mortale - Lincoln - o, più semplicemente, brutte - Il GGG -.
Alle spalle la discreta prova de Il ponte delle spie e con all'orizzonte il potenziale cult che potrebbe essere Ready Player One, lo Stefanone porta in sala una pellicola dal sapore New Hollywood accolta molto bene in patria e pronta a dare battaglia su più di un fronte alla prossima Notte degli Oscar, contando su una solida base tecnica ed un gruppo di veterani decisamente nei favori dell'Academy, da Tom Hanks a Meryl Streep.
Come se non bastasse, sulla carta The Post tocca tematiche molto stimolanti per il sottoscritto, dall'indagine giornalistica alla storia vera, passando per la lotta per la libertà di stampa, uno dei diritti fondamentali della società civile: eppure, lo ammetto, sono uscito dalla visione, purtroppo, frastornato da una freddezza e da una noia di fondo decisamente troppo pesanti per poter considerare questo lavoro come una prosecuzione del cammino del già citato Il ponte delle spie.
Rispetto, infatti, ad un'opera come L'ora più buia - ascrivibile alla stessa tipologia di prodotti quasi pensati per l'Academy -, l'apporto emozionale di The Post è paragonabile a quello di una lastra di ghiaccio sulla quale organizzare un bel giaciglio di fortuna in una serata d'inverno, non proprio il luogo più piacevole in cui si desidererebbe trascorrere una notte in questo periodo dell'anno: senza, dunque, mettere in discussione l'impianto tecnico e scenico, ho finito per considerare The Post come una sorta di versione molto in minore di pellicole di riferimento come Tutti gli uomini del Presidente, un tentativo fuori tempo massimo di presentare un Cinema "di denuncia" che risulta, però, anacronistico rispetto ai tempi e poco simpatico rispetto a tutto il pubblico nato dopo l'epoca in cui si sono svolti i fatti narrati, e forse perfino a quelli che l'hanno vissuta.
Certo, il cast pare un ingranaggio oliato in tutte le sue parti, montaggio, fotografia e ricostruzione sono impeccabili, la forma confezionata nel miglior modo possibile, eppure non solo manca una vera e propria escalation, o una scena madre che rappresenti l'apice della pellicola, ma il tutto assume i connotati della mera operazione stilistica priva di qualsiasi necessità di raccontare una storia che, anche a fronte di spunti interessanti, finisce per ammazzare la storia stessa.
Per essere, dunque, un racconto - o un resoconto, considerato che parliamo di reali accadimenti - costruito per esaltare la libertà di espressione, opinione, stampa e pensiero, l'impressione che ho avuto è stata quella di un esercizio di stile controllato e precisino - non nel senso buono -, di quelli che i secchioni della classe portano a termine per compiacere il professore di turno.
E questo non è certo combattere il Potere come fecero gli uomini e le donne mostrati in questo film.



MrFord



martedì 6 febbraio 2018

L'ora più buia (Joe Wright, USA/UK, 2017, 125')




La Storia, come qualsiasi materia di studio, ha il potere di risultare agli occhi di chi ne affronta i libri come qualcosa di estremamente noioso o clamorosamente avvincente: merito, senza dubbio, di come viene raccontata - ho avuto insegnanti che sviolinavano una data dietro l'altra senza chiedersi o farci chiedere un solo perchè, ma anche quello che ritengo il migliore tra quelli che ho incontrato nel mio percorso scolastico, che sceglieva un argomento per ogni lezione e attorno allo stesso costruiva veri e propri "voli" che spaziavano dall'attualità al resoconto dei fatti - e dei personaggi che l'hanno resa tale. Winston Churchill è senza dubbio uno di questi.
Nel corso della Seconda Guerra Mondiale, in particolare nel periodo che precedette l'ingresso nel conflitto degli States, il Primo Ministro inglese fu uno degli assoluti protagonisti della lotta a Hitler e al Terzo Reich, che osteggiò fin dai tempi della sua ascesa nel corso degli anni trenta, e con determinazione e palle non da poco, pur prendendosi responsabilità decisamente grosse in quanto a "sacrifici necessari" nel corso del conflitto, fu uno dei principali responsabili della resistenza che l'Europa oppose all'ascesa del nazismo.
Bevitore incallito, figlio dell'aristocrazia dell'impero britannico ottocentesco, legato a fallimenti politici, Churchill contro ogni pronostico divenne il simbolo di un Inghilterra pronta a non abbassare la testa e a battersi fino alla fine: L'ora più buia, girato da Joe Wright - che, lo ammetto, ho sempre trovato efficace e davvero notevole in termini tecnici - e sorretto da un'interpretazione da manuale di Gary Oldman - che farà la parte dell'avversario di tutti i sostenitori del "nuovo" ai prossimi Oscar rispetto a Timothée Chalamet - è un film di quelli che ci si aspetta nel periodo dell'anno che precede la consegna delle ambite statuette, formalmente ineccepibile e pronto a solleticare le corde emozionali giuste per rimanere nel cuore dell'audience.
Una cosa che, di norma, finisce per irritare la critica radical chic così come i vecchi tamarri della mia risma, quasi fosse una furbata degli autori per avere la botte piena e la moglie ubriaca, con tutti i rischi del caso: Wright, dal canto suo, deve conoscere bene la materia umana, perchè il suo lavoro risulta, a conti fatti, sentito e coinvolgente, pronto a concentrare l'attenzione su un protagonista difficilmente dimenticabile fino al momento più alto della pellicola, la sequenza in cui Churchill decide di prendere la metropolitana per dirigersi al Parlamento confrontandosi, di fatto, con la gente della strada.
Non sono mai stato, dal canto mio, un fervente sostenitore delle guerre o del patriottismo, ai tempi scelsi di fare il Servizio Civile non tanto per la questione delle armi e della non violenza, quanto perchè poco incline al militarismo, agli ordini gridati dei Sergenti Hartman del mondo, all'assurdità del concetto di Guerra su scala mondiale: eppure, dentro di me, vive un'anima da ribelle, da persona pronta a battersi fino alla fine nel momento in cui ritiene che qualcosa sia stato violato.
L'ora più buia, il Winston Churchill che affronta i suoi avversari e connazionali, o scambia telefonate al limite del grottesco con il Presidente degli USA ancora lontani dal conflitto, il pensiero di una minaccia come quella che fu Hitler per l'Europa ed il mondo di allora, hanno stimolato quell'anima.
Non sono mai stato il tipo da fascino della divisa, e ancora - e soprattutto - oggi i proclami nazionalistici finiscono spesso e volentieri per farmi sorridere tristemente, ma sono un forte sostenitore dell'umanità, della vita e della libertà: tre cose che ho l'impressione Churchill avesse molto a cuore in quei giorni, al contrario di Hitler.
E se Churchill fosse salito in metropolitana accanto a me per chiedere come mi sarei comportato, avrei risposto allo stesso modo dei cittadini inglesi.
E avrei combattuto fino alla fine. Sacrifici compresi.



MrFord



lunedì 5 febbraio 2018

Jean Claude Van Johnson - Stagione 1 (Amazon, USA, 2016/2017)




I miti e gli eroi, neanche avessero superpoteri e potessero cambiare il mondo, che ci consegna l'infanzia - soprattutto se si è cresciuti negli anni ottanta - influenzano il corso della vita di ognuno di noi quasi quanto finiscono per fare le persone in carne ed ossa che ci stanno accanto e davvero si prendono cura di noi: ai tempi delle elementari e delle medie, quando lottavo contro la timidezza che mi divorava e sembravo perennemente almeno tre o quattro anni più piccolo dell'età che avevo, poche cose finivano per farmi sentire tranquillo e sicuro più degli action movies.
Da Schwarzenegger a Stallone, passando per Van Damme, ho vissuto alcuni dei momenti più belli, innocenti e magici di quell'epoca al ritmo delle botte che rifilavano al cattivo di turno, prima di dimenticarli come un figlio adolescente che non vuole immischiarsi con i propri vecchi e tornare a rivalutarli e comprendere la loro importanza nell'età adulta: nel corso degli ultimi dieci anni, inoltre, grazie ad una carica enorme di autoironia, consapevolezza e metacinema, tutti questi ex eroi indistruttibili, messi di fronte all'inesorabile progredire del Tempo, hanno saputo reinventarsi nel modo migliore, finendo per appassionare anche un pubblico che, forse, ai loro tempi non era neppure nato.
Van Damme, che già qualche anno fa stupì pubblico e critica - sì, avete letto bene - con il bellissimo JCVD, una sorta di revisione della propria vita in chiave ugualmente comica e drammatica, grazie ad Amazon ed alle nuove realtà dei network di streaming torna protagonista con questa miniserie - o serie? Io già spero nella seconda stagione - che lo vede di nuovo nella parte di se stesso affrontare non solo l'idea del mito originato proprio dalle pellicole che lo resero famoso ai tempi, ma anche di un genere - quello dello spionaggio - divenuto un classico del Cinema e mostrando un lato decisamente autoironico che al culmine della carriera, considerati gli eccessi, la fama ed alcune sue intemperanze sarebbe parso fantascienza non solo a lui stesso, ma anche alla maggior parte del pubblico che lo seguiva.
A partire dal geniale pilota fino alla spaccata della resa dei conti, passando per la gara di drifting neanche fossimo dalle parti di Fast and Furious e per le sue due spalle interpretate da Kat Foster - una vera e piacevolissima sorpresa, in tutti i sensi - e Moises Arias, che mi hanno riportato alla mente un'altra serie che ha avuto il merito di sottolineare l'importanza di un attore ed un personaggio mitici, Ash vs Evil Dead, posso dichiarare senza ritegno alcuno di aver amato ogni secondo di ognuno dei sei episodi, pronti a contagiare con il loro delirio, le botte e le risate perfino il Fordino, che ancora non ha assolutamente idea di chi sia Van Damme e che ha identificato il tutto con il personaggio del sosia di JCVD interpretato dallo stesso attore belga ed accreditato come fosse il fratello di quest'ultimo, innalzandolo immediatamente a volto di riferimento delle serie che guardiamo al Saloon insieme a Frank Gallagher, "l'altro Frank" (Underwood) e il buon vecchio House.
Un plebiscito, dunque, per una proposta freschissima ed intelligente, oltre che tamarra oltre misura e divertentissima, già destinata a diventare un cult di questo duemiladiciotto sul piccolo schermo e della carriera del mitico Jean Claude che, vorrà perdonarmi, nel corso dell'adolescenza ho snobbato tanto da non affrontare mai la visione di quello che è stato il suo film di maggior successo, Timecop, che a suo dire dovrebbe essere la versione bella di Looper.
A questo punto, come fosse un fioretto nella speranza di vedere una season two di Jean Claude Van Johnson, prometto che rimedierò il più presto possibile.
O comunque, prima che qualcuno venga a prendermi da un futuro che potrebbe non essere così roseo.
O ricco di spaccate e calci rotanti.




MrFord




 

venerdì 2 febbraio 2018

Billions - Stagione 2 (Showtime, USA, 2017)





In tutta onestà, in termini pratici credo ci siano davvero poche cose lontane dalla mia essenza come l'economia e la finanza: per dirla in toni da Saloon, non mi è mai fregato e non ci ho mai capito un gran bel cazzo di niente.
Eppure, nel corso degli anni, alcuni titoli - film o serie, poco importa - sono riusciti nella non facile impresa non solo di farmi apparire questo mondo così lontano come comprensibile ed affascinante, ma anche di seguire gli stessi con un'intensità da thriller da fiato sospeso: uno di questi è senza dubbio Billions, proposta sorretta dalle performance notevoli dei due protagonisti e rivali Damian Lewis e Paul Giamatti - il primo nei panni di Bob Axelrod, giocatore d'azzardo della borsa multimiliardario nato povero e divenuto squalo, ed il secondo di Chuck Rhoades, procuratore newyorkese di famiglia altolocata che dello squalo aveva il corredo genetico - che trasforma il mondo dell'alta finanza e delle scorrettezze ad esso annesse in una quasi tragedia shakespeariana senza morti ammazzati all'interno della quale non si risparmiano colpi bassi, vendette, giochi di potere e voltafaccia, mentre i due protagonisti si convincono passo dopo passo ad essere disposti a sacrificare qualsiasi cosa pur di avere l'ultima parola in una rivalità che li rende ad un tempo uguali ed agli antipodi.
Proprio considerata la materia trattata, era davvero un'impresa non da poco pensare di riuscire a bissare la qualità della prima stagione, una delle sorprese positive del Saloon a cavallo tra duemilasedici e diciassette, e sono contento di affermare che la produzione Showtime ci è riuscita, e alla grande: tensione mai calante, ritmo serrato, ottimi comprimari, un nuovo charachter perfetto e potenzialmente esplosivo per il futuro - la giovane ed androgina Taylor, spettacolare protegè di Axelrod - ed un episodio, per l'esattezza l'undicesimo, tra i meglio scritti che abbia incontrato sul piccolo schermo negli ultimi anni, pronto ad incastrare e far specchiare i due nemici giurati uno nelle azioni dell'altro, e a prepararli ad un faccia a faccia che prosegue il discorso rimasto in sospeso al termine della prima stagione e proietta dritti dritti alla terza, consapevoli che nessuno dei due mollerà mai davvero la presa fino ad aver raggiunto la totale distruzione dell'avversario, o la propria.
In questo senso, una delle riflessioni più importanti legati alle vicende di Bob e Chuck è proprio questa: vale davvero la pena, in nome della vittoria su un nemico, sacrificare tutto quello che è possibile immaginare, posizione, carriera, potere, denaro e soprattutto di rimanere soli soltanto per il gusto di godersi una risata da soli, in un appartamento in affitto vuoto di qualsiasi affetto? Vale la pena continuare a scommettere anche quando si hanno le tasche piene, soltanto per il gusto di vincere una mano in più?
In questo senso, sarebbe molto interessante poter entrare ancora più a fondo nelle teste di Axelrod e Rhoades, e cercare di comprendere quanto sottile sia il confine tra ossessione e rivalità, tra l'importanza di una battaglia ed il gusto quasi ossessivo di fare la guerra, tra esercizio di potere ed esibizione di potere: confini che tutti noi, in quanto umani, conosciamo bene, a prescindere dal fatto che tutto si giochi in campi ed ambiti che, come per me la finanza e l'economia, appaiano lontani anni luce dal proprio piccolo pianeta.



MrFord



 

giovedì 1 febbraio 2018

Thursday's child



Nuovo appuntamento con la rubrica a tre più richiesta della blogosfera che ospita, a questo giro, il buon Giuseppe, che si è prodigato in commenti dettagliati e professionali che faranno sembrare quelli di questo vecchio cowboy e del suo antagonista Cannibal Chic dei riempitivi da lavativi quali oggettivamente siamo: ecco dunque quello che ci e vi aspetta nelle sale per questo weekend.


"E così questi sarebbero i cosiddetti bloggers? La prima cosa da fare è bandire la rete."


The Post

"L'incontro nella gabbia d'acciaio di Cannibal e Ford è più cruento del previsto!"

Giuseppe: Lo zio Steven è tornato ed è soltanto l’inizio: “The Post” e “Ready Player One” già si preannunciano come due tra i titoli migliori dell’anno. Ma andiamo con ordine e partiamo proprio dal film candidato a due Oscar, ovvero Miglior Film e - chi l’avrebbe mai detto! - Miglior Attrice protagonista per Meryl Streep, alla Nomination numero 21 della carriera. Giustamente Meryl ha precisato di recente che ha vinto solo tre volte o, se preferite, è stata battuta per altre diciassette: come dire, ha ancora ampissimi margini di miglioramento… ma prima che Trump cominci ad applaudire per questa sottile ironia su zia Meryl tengo a precisare che anche per me è un’interprete fenomenale, e che adoro, e questa volta la prova della Streep sembra proprio la sua migliore dai tempi di “The Iron Lady”, il che la renderà uno spauracchio temibile per le altre contendenti all’Oscar, tutte straordinarie (e lo posso confermare avendole già viste in anteprima). Peccato che a rimetterci sia ancora una volta Tom Hanks, che l’Academy non si fila per nulla dal 2001, pure se avrebbe meritato la nomination più di una volta, ad esempio per “Sully” e “Il ponte delle spie”. A questo proposito, sono certo che “The Post” come stile sia molto vicino proprio a quest’ultimo: grande regia (a proposito, membri dell’Academy, ma la candidatura a Spielberg? Ma di certo di voi dopo quelli che avete fatto nel 2017 non ci si può fidare più di tanto…), sceneggiatura intensa (la pubblicazione nel 1971 dei Pentagon Papers sul The Washington Post e le conseguenze politiche che questo provocò negli Stati Uniti) e cast eccezionale. Spero che sia Cannibal Kid che Mr. Ford abbiano la mia stessa fiducia nei confronti di questo film!
Cannibal Kid: Sul serio Giuseppe si aspetta che io possa avere fiducia nei confronti di un nuovo film di Steven Spielberg, regista che non mi convince dal 2005 con La guerra dei mondi e di recente autore di obbrobri come War Horse e Il GGG, e interpretato da quelli che reputo i due attori più sopravvalutati nell'intera storia di Hollywood???
Giuseppe, credici pure! E sì, è vero: Babbo Natale esiste ed è lo stesso Spielberg.

Ford: di Spielberg, ormai, ci si può fidare poco, considerate certe schifezze che ha propinato a noi tutti negli ultimi anni. È pur vero, però, che questo The Post, anticamera del da me attesissimo Ready Player One, mi ricordi come atmosfere i film d'inchiesta anni settanta, e dunque potrebbe essere lecito aspettarsi qualcosa di buono, come per Il ponte delle spie, ad esempio, una delle cose migliori del vecchio Steve del nuovo millennio. Stiamo a vedere.
A proposito della Streep, invece, non mi pronuncio: brava, brava. Ma lei e l'Academy hanno rotto il cazzo, caro Giuseppe.


Sono tornato

"E così è in cima a quella montagna che si è rifugiato Giuseppe dopo aver avuto a che fare con quei due rinnegati. Ha fatto bene!"

Giuseppe: Non so se in questo caso invece Cannibal e Mr. Ford siano sulla mia stessa lunghezza d’onda poiché ritengo che Luca Miniero sia un regista dotato di ottimo talento, che però viene puntualmente sprecato con delle sceneggiature non all’altezza come accade per la maggior parte delle produzioni attuali del cinema italiano. Così come fece per “Benvenuti al Sud” e “Benvenuti al Nord”, Miniero si cimenta nuovamente in un remake di un film europeo, in questo caso tedesco. In “Lui è tornato” del 2015 era Hitler che riemergeva prepotentemente nella Germania di oggi, mentre in “Sono tornato” è la volta – e non poteva essere altrimenti – di Benito Mussolini, interpretato da Massimo Popolizio. Ho già avuto da un caro amico un parere positivo sul questo film e potrebbe essere una delle rivelazioni della stagione. La trama è semplice quanto assurda: il Duce ricompare all’improvviso nell’Italia odierna e si accorge che può fare ancora leva sulla rabbia del popolo, sull’ignoranza dilagante e su una certa tendenza degli italiani a dare fiducia “all’uomo solo al comando”. La cosa che preoccupa è che alcune forze politiche in campo oggi vorrebbero far leva sulle stesse cose…
Cannibal Kid: Benvenuti al Sud non mi era dispiaciuto troppo, mentre Benvenuti al Nord m'era sembrato un sequel del tutto inutile. Un po' come l'opinione stereotipata e banale di Mr. Ford sul cinema italiano, o come questo film, remake italico di un film tedesco che partiva da uno spunto interessante, ma lo sviluppava in maniera così così. A quanto pare per la versione nostrana si sono limitati a fare un copia/incolla di quello, cancellando il nome di Hitler e inserendo quello di Mussolini. Rimanendo in tema di crimini contro l'umanità, il fatto che nel cast ci sia Frank Matano, braccio destro di Paolo “peggior regista del mondo” Ruffini, non gioca poi molto a suo favore. Mi spiace Giuseppe, ma mi sa che Ford sul cinema italiano almeno 'sta volta non ha poi così torto...
Ford: la sensazione che una visione del genere potrebbe provocarmi - come fu per Lui è tornato, film dal quale è stato tratto/copiaincollato -, è che purtroppo, fosse vero, potrebbe essere che il ritorno di certi personaggi finirebbe addirittura per convincere. In fondo, viviamo in un mondo dove c'è gente come Trump al potere.
Per questo e per i numerosi dubbi che mi assalgono quando mi avvicino ad un certo Cinema italiano, credo passerò.


Maze Runner – La rivelazione

"Questo è tutto quello che resta di Cannibal dopo lo scontro con Ford!? Ci è andato giù pesante quel wrestler da strapazzo!"

Giuseppe: Terzo capitolo (e a quanto pare conclusivo) della saga distopica tratta dai romanzi di James Dashner, per la regia di Wes Ball. Sul film direi che non c’è molto altro da aggiungere poiché i fan sapranno già tutto mentre ai nuovi appassionati inutile rovinare la sorpresa. Ciò che mi preme sottolineare è che l’unico vero valido motivo per il quale andrei a vedere “Maze Runner – La rivelazione”, che è probabilmente l’unico vero valido motivo per il quale sono andato a vedere “Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar”: Kaya Scodelario. Dopo quell’obbrobrio di “Oltre i confini del mare” avevo giurato a me stesso che mai e poi mai la Disney mi avrebbe nuovamente trascinato in sala per un film dei Pirati ma, con una mossa molto furba, hanno scelto la meravigliosa Kaya per il ruolo di Carina Smith. Ma l’attrice britannica è molto più che solo Carina, e non dimentico che Cannibal la mise anche tra le sue cotte adolescenziali di qualche tempo fa: nel frattempo direi che la nostra Scodelario è cresciuta davvero benissimo. Ah, le inglesi! Speriamo che la mia fidanzata – che, per chi di voi non lo sapesse, è Jennifer Lawrence – non legga questa parte dell’articolo, o la sua gelosia diventerà irrefrenabile…
Cannibal Kid: Ah, ricordo i tempi di Skins in cui feci da talent scout di Kaya Scodelario... Negli ultimi tempi invece è finita a girare 'ste scemate hollywoodiane che manco lei mi convincerebbe a guardarle. Quanto a Maze Runner, m'è bastato e avanzato il primo episodio. E se una saga young adult non piace nemmeno a me, vuol dire che c'è sicuramente qualcosa che non va. Nella saga, o in me. O in entrambe.
Quanto a Jennifer Lawrence, apprendo ora che a quanto pare è il buon Giuseppe la causa della rottura tra lei e Darren “Genio” Aronofsky. Il mio amore per lei però credo sia più forte sia di quello di Giuseppe, che di quello di Ford, visto che io sono arrivato ad adorare persino Madre!. E voi nooo, e voi nooo.
E comunque credo che Jennifer Lawrence sia l'unica cosa su cui possiamo essere d'accordo noi tre...
Ford: ah, Jennifer Lawrence. Per me potremmo anche schiaffarci una maratona dei suoi film sbattendocene allegramente di Maze Runner e compagnia bella.


C’est la vie – Prendila come viene

"E anche per questa settimana la rubrica sta giungendo al termine! Festeggiamo!"

Giuseppe: I registi di “Quasi amici” tornano con una nuova commedia, questa volta corale, e dallo stile molto leggero e divertente, con i protagonisti alle prese con l’organizzazione di un matrimonio per una coppia di giovani sposi: tutto dovrebbe essere perfetto, ma resterà soltanto nelle intenzioni. La commedia francese sta vivendo una nuova primavera e Eric Toledano e Olivier Nakache sono tra i maggiori esponenti: incassi quasi sempre eccezionali anche in Italia, dove quasi ogni settimana ne arriva una tra le uscite. Ho saputo che un|tipetto|impertinente la scorsa volta voleva far coniugare Cannibal Kid e Mr. Ford, ma certo mi auguro non volesse affidare l’evento allo staff di Max/Jean-Pierre Bacri… dovrebbe essere sempre disponibile quello del matrimonio tra la Sposa e Bill, che attende ancora un rimborso spese da quest’ultimo.
Cannibal Kid: Questo matrimonio tra me e Ford non s'ha da fare, né domani, né mai. Né con lo staff di Kill Bill, né con quello di Max... chiii?
Jean-Pierre Bacri?
Ah, ma qua allora il Giuse se ne intende di cinema francesone ancor più del sottoscritto?
Bien. Allora forse abbiamo trovato – miracolo! – un film che può piacere a entrambi, e pure al Ford, che con Quasi amici si era esaltato quasi quanto i radical-chic patiti di Francia come moi.
Ford: Quasi amici fu una sorpresa davvero ottima, anche se il rischio, per registi saliti alla ribalta per una "one hit wonder", è di ripetersi in peggio per tutto il resto della carriera. Sarei lieto di essere smentito, ma non ho troppa fiducia in Toledano e Nakache. Non sarebbe male, però, che Giuseppe e Cannibal preparassero un bel party per festeggiare me e Jennifer Lawrence.


Slumber – Il demone del sonno

"Cosa stai leggendo?" "Pensieri Cannibali." "Per quello ho bisogno di un white russian doppio."

Giuseppe: In “Slumber” la protagonista Alice (interpretata da Maggie Q) è una specialista dei disturbi del sonno, ma porta con sé un trauma dal passato con il quale dovrà fare i conti quando riceve l’incarico di occuparsi di un’intera famiglia afflitta da gravi problemi notturni. Uno dei componenti soffre addirittura di un disturbo che porta a vivere, da svegli, i propri incubi. Insomma si parla di sonno ma da qui il collegamento coi sogni è praticamente immediato, e di conseguenza quello con un film come “Inception” e Christopher Nolan. Ma io voglio andare oltre e utilizzare questo spazio per interesse personale, ebbene sì. No, tranquilli, nessuna proposta elettorale: ma è giusto ricordare a voi, cari lettori, che sia Cannibal che Mr. Ford non hanno esaltato a sufficienza un capolavoro come “Dunkirk”, e anzi il signor Cannibal lo ha addirittura disintegrato suscitando tutta la mia indignata reazione. Come si può, dico io? Pentitevi, infedeli! Il comitato per la difesa del cinema di Nolan, del quale sono il presidente, vi osserva, sempre!
Cannibal Kid: Se apriamo il capitolo Dunkirk, qua ne esce un dibattito degno del processo del fu Biscardi. Ribadisco solo che quello di Nolan, regista che un tempo apprezzai e ora non penso proprio, è un film senza personaggi, senz'anima, senza emozioni, senza un punto di vista personale e senza Storia. A parte questi piccoli dettagli, non gli manca davvero nulla ahahah
E poi ammettilo Giuseppe, che di Nolan sei in love ancor più che di JLaw, che dopo filmoni come Memento, The Prestige o Inception, anche tu da questo Dunkirk ti aspettavi qualcosa in più...
Ford: il demone del sonno è quello che fanno venire film senz'anima pur se dalla grande tecnica come Dunkirk, che considero riuscito dal punto di vista tecnico ma davvero poco coinvolgente per tutto quello che riguarda il fascino ed il cuore, che a produzioni come Memento, Inception e soprattutto il mio favorito The Prestige non manca affatto. Un altro in grado di evocare il demone del sonno è Cannibal quando parte con i suoi pipponi in difesa dei suoi favoriti, un po' come il tuo qui sopra, Giuseppe. E non prendertela come Doc Manhattan, mi raccomando!


L’incantesimo del drago

Ford e Cannibal in attesa dell'arrivo di Giuseppe per la compilazione della rubrica.

Giuseppe: Il coraggioso figlio di un eroe cacciatore di draghi, con l’aiuto di un pipistrello aspirante drago e un altro giovane amico, si lancia alla salvezza disperata del mondo degli umani e del mondo della magia. Film d’animazione di produzione ucraina che avrà purtroppo una programmazione cinematografica risicata (a cura di Twelve Entertainment) ma sia queste piccole opere che le case di distribuzione che le acquistano meritano tantissimo appoggio e sostegno.
Cannibal Kid: Purtroppo una programmazione risicata? Piccole perle?
Ford, in che modo sei riuscito a corrompere l'onesto Giuseppe per fargli pronunziare codeste assurdità su una tale bambinata? Coi soldi, oppure con la vagina fatata di Jennifer Lawrence?
Ford: nessuna vagina fatata. Forse Giuseppe dall'Ucraina ha importato anche parecchia vodka - e su questo non si può certo dargli torto -, perché una sparata così non me l'aspettavo neanche io!
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