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sabato 29 giugno 2019

Saturday's Child



Nuova puntata della rubrica in ritardo dedicata alle uscite in sala, nuova ospite - Stories, da tempo nota soprattutto tra le pagine di Pensieri Cannibali - e nuova intro, scritta proprio da Stories stessa.

MrFord

Intro di Stories: E’ un grandissimo onore essere ospitata sull’iconica rubrica di Cannibal Kid e James Ford, i due amici-nemici più esemplari della blogosfera cinematografica. Insomma, si tratta di due veri monumenti, un po’ come Sandra e Raimondo per il piccolo schermo italiano… okay, forse dopo questa mi odierete! Iniziamo bene!


"Questa cena è una tristezza. Neanche mezzo white russian!"

Toy Story 4

"Eccolo, quello è il Cucciolo Eroico." "E' più spaventoso di quanto pensassi!"
Stories: Il primo film – caposaldo della Pixar – è vecchio quanto me ed è davvero un mio personalissimo cult. I sequel, a dirla tutta, non mi hanno mai davvero appassionato. L’attesa per questo quarto capitolo, quindi, personalmente non è particolarmente fervente. Un’occasione, però, non si nega mai perché l’insolita ma collaudata accoppiata Buzz Lightyear-Woody può comunque regalare sorprese!
Cannibal Kid: Da anti-Disney e anti-Pixar (Inside Out a parte) quale sono, non ho mai capito tutto l'entusiasmo che ha sempre circondato la saga di Toy Story. A partire dal primo film con le fastidiose canzonette di Randy Newman. Sarà che da bambino io stesso immaginavo che i giocattoli prendessero vita quando non ero presente e quindi lo spunto di partenza mi è sempre sembrato molto scontato ed elementare. Lo scontro tra giocattoli nuovi e vecchi mi pare poi abbia stufato quasi quanto quello tra Cannibal Lightyear e lo Sceriffo Fordy, quindi forse sarebbe ora di trovare nuove idee. Sia alla Pixar che qui, ahahah.
Ford: ovviamente i giovani e supergiovani o finti giovani Stories e Cannibal non riescono a percepire il fascino di una saga come quella di Toy Story, che a mio parere è andata assolutamente in crescendo partendo da un primo episodio discreto per arrivare ad un terzo davvero memorabile. Inutile dire che, con i Fordini accanto - anche loro appassionati di Woody e Buzz -, sarà un piacere affrontare il quarto. Alla facciazza di Peppa e soci.

La mia vita con John F. Donovan

"Chiama subito la produzione e pretendi che riprenda Game of thrones: senza Martin la mia carriera è a rischio!"
Stories: Si parla di questo film dal maggio 2018. In Italia arriva solo ora e in buona parte del resto del mondo non ha ancora una distribuzione certa. Insomma, non hanno tutti i torti quello che lo chiamano film maledetto. Gli amichetti d’Oltreoceano l’hanno subito etichettato sbrigativamente come il primo vero flop dell’amatissimo Xavier Dolan. Sarà così? Anche se è difficile perdonare al canadese l’assenza dal cast dell’ultimo minuto della cara Chastain, l’appuntamento al cinema è già fissato. La speranza è di riuscire a sopportare Kit Harington per più della canonica oretta gameofthroniana… Sono convinta che questo film che sa dividere è davvero perfetto per i due rivali più agguerriti della blogosfera. Da che parte si schiereranno Cannibal Kid e Ford?
Cannibal Kid: Finora a sorpresa io e Ford ci siamo schierati entrambi a favore di Xavier Dolan, da altre parti della blogosfera invece inspiegabilmente odiato. C'è però da dire che abbiamo scelte differenti sui suoi film che preferiamo e credo che pure su questo potremmo pensarla in maniera differente. Sulla carta questo sarebbe dovuto essere il capolavorissimo del regista canadese e invece, prima ha eliminato del tutto le scene con Jessica Chastain anziché quelle con Kit Harington, a un certo punto sembrava che il film non avrebbe mai raggiunto le sale e poi sono arrivate le reazioni poco entusiastiche a festival e presentazioni varie. Considerando che neppure Natalie Portman negli ultimi tempi è infallibile (incredibile ma vero), ho paura che mi ritroverò a bastonare il giovane Dolan manco fosse il vecchio Ford.
Ford: Dolan è un talento da preservare e proteggere, considerato che, benchè la cosa mi porti inaspettatamente dalle parti di Cannibal, si tratta di uno dei talenti più importanti che il Cinema abbia sfornato negli ultimi vent'anni. Questo film sarà una scommessa, e se anche portasse in dote una tempesta di bottigliate, occorrerebbe considerare il tutto come una lezione e sperare che il buon Xavier faccia tesoro di tutti e continui a regalarci le emozioni che è in grado senza dubbio di regalare.

Ma

"Questa sì che è una festa, altro che quel mortorio di Dolan!"
Stories: Ricetta del classico thrillerino-horror estivo: prendi una spumeggiante Octavia Spencer, scegli una produzione di culto come quella della Blumhouse e prepara un’atmosfera accogliente ma non troppo. Tutto è pronto per quello che potrebbe essere tranquillamente il guilty pleasure di stagione. Già visto grazie alla distribuzione francese, questo Ma ha la stessa probabilità di essere una piccola sorpresina come una classica ciofeca.
Cannibal Kid: Un thrillerino-horror estivo rinfrescante ci sta sempre bene. Che poi lo si apprezzi è tutta un'altra storia, cara Stories, però lo si vede senza se e senza... ma. Ma si può vedere un film che si chiama Ma senza ma?
Ford: senza se e senza ma, direi che per l'estate una visione di questo genere potrebbe starci tutta. Che si riveli poi una piacevole sorpresa, è tutto da vedere. Un pò come quando si approccia una pellicola consigliata da Cannibal: ci sono ottime probabilità che faccia davvero paura. E non in senso buono.

Wolf Call - Minaccia in alto mare

"Ford sta guidando il sommergibile: meglio mettersi al riparo."
Stories: Dai cugini Oltralpe ha fatto pure furore. Questo dramma action dall’aria vista e rivista, però, non incuriosisce per niente. Preferisco lanciarmi – se così si può dire - sulla minaccia nucleare di Chernobyl proposta da HBO piuttosto che su un inaffidabile sottomarino francese.
Cannibal Kid: Già non m'ha esaltato manco Chernobyl, la serie più sopravvalutata dell'anno e forse di tutti i tempi, tanto adorata dai critici più radical come Ford. Figuriamoci se mi può interessare questa minacciosa tragedia annunciata. In tutti i sensi.
Ford: Chernobyl si è già quasi guadagnata il titolo di serie dell'anno, dunque direi che una visione di questo esperimento francese ci può anche stare. Alla peggio, sarà un naufragio: ma del resto, sono abituato alla situazione da quando seguo Pensieri Cannibali.

mercoledì 27 settembre 2017

E' solo la fine del mondo (Xavier Dolan, Canada/Francia, 2016, 97')




Nel corso della mia vita di spettatore sono state molte le delusioni patite di fronte ad una pellicola, almeno quante le volte in cui, giunto quasi per caso di fronte ad un titolo, ho finito per rimanere a bocca aperta, conquistato, sconvolto da un'immagine, un momento, un'idea: è un pò come accade rispetto ai rapporti umani.
Ormai molti anni fa ricordo di aver deciso di chiedere di uscire ad una delle persone che sentimentalmente ha significato di più nel percorso di formazione che mi ha portato dove sono ora semplicemente perchè, lavorando insieme nello stesso negozio, coprendo lo stesso turno in cassa, senza neppure pensare chi fossi o che ai tempi avevamo scambiato solo poche parole, decise di portarmi una scorta di sacchetti avendo visto che quelli che avevo a disposizione stavano finendo.
I rapporti sono così. Istintivi e complessi.
Un pò come la Famiglia.
Con le immagini di E' solo la fine del mondo, ultimo - cronologicamente - film del giovane fenomeno Xavier Dolan, che passavano davanti agli occhi ho ricordato che il periodo migliore per il rapporto con i miei genitori e mio fratello fu a cavallo della fine del duemilasette e la fine del duemiladieci, i primi anni in cui andai via da casa: perchè la Famiglia può essere tante cose, croce e delizia, guns and roses, e chi più ne ha, più ne metta.
Senza dubbio ne sa qualcosa Dolan, che porta in scena l'adattamento di una piece che potrebbe aver scritto lui stesso, interpretata decisamente molto bene e graziata da un paio di lampi di quelli che solo chi ha la vera magia tra le mani può garantire: personalmente, ad esempio, non avrei mai e poi mai immaginato che qualcuno, un giorno, sarebbe riuscito a regalare una sequenza da commozione e pelle d'oca sulle note di Dragostea Din Tei, o un crescendo conclusivo in grado di riportare a chi ha memoria storica per la settima arte quadri da focolare gridati o sottovoce come quelli che era solito portare in scena un mostro sacro come Bergman, grazie anche ad un lavoro di carisma pazzesco da parte di Vincent Cassel, che credo sia uno dei più fighi in giro per quanto riguarda quantomeno il panorama europeo.
Ma le sfumature, possano piacere oppure no, contano relativamente: il giovane Xavier, per quanto ancora lontano, a mio parere, dall'aver raggiunto il suo pieno potenziale, riesce a mettere mani, pancia, testa e cuore come pochi altri al servizio di quello che è il calderone più ribollente che i sentimenti possano mettere sul fuoco, quello della Famiglia, per l'appunto, e farlo riflettendo sul Tempo neanche fosse un regista giunto per età anagrafica ed esperienza alla fase della maturità della sua carriera. E questo, già di per sè, meriterebbe un plauso.
Ma un lavoro come questo, per quanto non il migliore tra quelli portati sullo schermo dal cineasta canadese, ha il pregio di fornire all'audience un numero di interpretazioni decisamente maggiore di quanto una singola recensione possa fare, filtrate attraverso la sensibilità, le idee, il carattere e le esperienze: ci sono i Cassel, e le Seydoux, e le Cotillard, e così via, ed il bello è che ognuno può percepire un viaggio, un incontro, un sentimento in modo diverso ed unico.
Un pò come il Cinema.
Un pò come la Musica.
Io stesso, ad esempio, ho sempre pensato che Dragostea Din Tei fosse un pezzaccio trash buono per la palestra o l'estate in spiaggia.
E invece qui diventa qualcosa di struggente.
Di magico.
Qualcosa che dall'esterno non si può comprendere, ma una volta provata non si può dimenticare.
Come la Famiglia.




MrFord




 

lunedì 24 luglio 2017

Mommy (Xavier Dolan, Canada, 2014, 139')





Si può dire che Mommy, in un certo senso, rappresentasse in qualche modo la Moby Dick di Dolan, giovanissimo e fenomenale regista incensato dalla critica di tutto il mondo, e la mia come spettatore dei suoi lavori, quando tempo fa ho dato inizio al recupero della sua filmografia in ordine cronologico.
Se, dunque, potevo aver paura in una certa misura di approcciare il suo lavoro al principio, Mommy rappresentava quella stessa paura nella sua versione più mostruosa e titanica, considerato il suo status sin dai tempi dell’uscita in sala ed ai riconoscimenti a Cannes.
Dunque, considerato tutto, devo togliermi questo peso dal cuore: Mommy è un film strepitoso, realizzato con un talento visivo pazzesco, emotivamente d’impatto, come sempre per i lavori del giovane Xavier costruito in modo sublime attorno alla Musica – la scena cult sulle note di Wonderwall, ma anche i passaggi su Colorblind dei Counting Crows o Celine Dion sono da brividi -, destinato a rappresentare uno standard difficilmente superabile dai cineasti delle prossime generazioni, iniziato prendendosi il tempo e chiuso in modo pazzesco, quasi fosse una versione del Nuovo Millennio del fu I 400 colpi.
Eppure, lo ammetto, non è e non sarà il preferito, il film del cuore di Dolan, per quanto mi riguarda.
Forse, il fatto di esserci arrivato un gradino alla volta, ed avendo visto a breve distanza anche i quattro film precedenti del ragazzo, ha tolto in parte l’entusiasmo che una visione così sconvolgente provocherebbe a mente sgombra, senza sapere che Mommy è in realtà il culmine di un percorso iniziato con J'ai tuè ma mere, proseguito con Les amours imaginaires, LawrenceAnyways e Tom a la ferme.
In Mommy tutti i temi cari al regista canadese trovano forma e perfezione – forse perfino troppa -, e così come fu per quello che io considero il Maestro dei Maestri – il signor Kubrick, per intenderci – quello che è oggettivamente il suo film migliore ha finito per segnarmi dentro in misura minore rispetto ad altri meno potenti e perfetti ma più spontanei.
Certo, sto fancendo le pulci a quello che, con ogni probabilità sarà ricordato come uno dei film simbolo di questa seconda decina degli Anni Zero, dall’uso del formato – che potrà apparire un po’ pretenzioso, ma che risulta perfetto se applicato alle emozioni dei personaggi – ad un protagonista sopra le righe, rabbioso e commovente, un “rebel without a cause” che raccoglie il testimone dei Jimmy Dean e lo porta ad un livello ancora più alto, alimentando il fuoco di quello che è uno dei rapporti più complicati e profondi che ognuno di noi vive nel corso dell’intera esistenza: quello con la propria madre.
I conflitti, i momenti d’amore e confidenza, la sensazione di dipendenza ed allo stesso modo la necessità del distacco, l’escalation di un legame che finisce per influenzare chiunque in positivo come in negativo, nella formazione e nella crescita, in amore ed una volta ritrovatisi genitori: il rapporto di Steve con Die è senza dubbio uno dei più intensi e complessi passati sul grande schermo, erede della tradizione che va da Psyco a Tutto su mia madre, ed indaga senza snaturare nulla, dagli insulti agli abbracci, dalla posizione egoistica di Die a quella di Steve, dai piccoli gesti di generosità di una e dell’altro in un mare in tempesta come è giusto che la vita sia.
In un certo senso, Mommy è un film di guerra, il fratello maggiore e cresciuto di J'ai tuè ma mere, la lotta di due entità indivisibili che iniziano la loro esistenza insieme, in simbiosi, la proseguono in battaglie alternate da periodi di pace vissuti con trasporto e tornano a combattersi pur sapendo che fughe, tradimenti, ferite e lacrime non potranno mai intaccare il nodo che tiene insieme i reciproci cuori.
Come ogni guerra che si rispetti, non ci sono veri vincitori, né vinti.
E forse, solo un ultimo salto potrà liberare davvero tutti.
E portarli dove nessun muro, interno ed esterno, potrà più separare quegli stessi cuori.




MrFord




 

venerdì 21 luglio 2017

Tom à la ferme (Xavier Dolan, Francia/Canada, 2013, 102')




Quando, sfruttando un regalo di Julez, decisi di affrontare finalmente Xavier Dolan, giovane regista canadese considerato un vero e proprio fenomeno da molta della critica radical del mondo, che già ai tempi di questo Tom à la ferme, suo quarto lungometraggio, e dunque a venticinque anni, aveva già fatto incetta di premi nei Festival più noti - Cannes in particolare -, ammetto di aver avuto una certa paura.
Ai tempi del mio personale periodo radical, infatti, un percorso di questo tipo avrebbe assunto le dimensioni di una sorta di manna dal cielo, ma considerati gli anticorpi sui "falsi miti" cinematografici cresciuti sani e forti nel sottoscritto nel corso degli ultimi anni, il rischio di una tempesta di bottigliate era davvero alto: fortunatamente, con la parte "storica" del suo percorso alle spalle, posso affermare che effettivamente, età o no, Xavier Dolan è un talento puro, forse incontrollato ed imperfetto - a ben guardare, fino ad ora nessuno dei suoi film è davvero ineccepibile - ma assolutamente impossibile da ignorare e dimenticare, che riesce a colpire a fondo neanche - come mi è già capitato di scrivere - portasse dentro la "furia" della giovinezza e la saggezza di qualcuno che la vita l'ha vissuta e provata sulla pelle per molto, molto tempo - è uno dei pochi autori "da grandi" che ho visto in qualche modo catturare, anche se principalmente per l'uso straordinario della musica, perfino i Fordini nel corso delle nostre sessioni di gioco pomeridiane, quando a prescindere dal film che metto mentre sono con loro ignorano tranquillamente quello che passa sulla tv, non rientrando nella categoria "animazione" o supereroi che spaccano tutto -.
Tom à la ferme, prima vera e propria variazione - nonostante i temi trattati restino simili a quelli dei tre film precedenti - del cineasta canadese rispetto al melò "anni novanta" che l'aveva lanciato è un esperimento curioso e a tratti molto disturbante, un thriller che, fosse uscito nel corso dei settanta, avrebbe fatto il paio con i lavori di Polanski, o nei primi ottanta, con l'Almodovàr nella sua versione più "oscura": il ruolo della madre - centrale nella poetica dell'autore -, quello della società con le sue variabili, del confronto tra città e campagna, la risoluzione - o tentativo di risoluzione - della propria sessualità, la ricerca di identità e libertà accompagnano in un viaggio a tratti quasi horror - l'inseguimento nei campi di granoturco, il racconto della rissa nel locale notturno - ma assolutamente passionale e magico - la strepitosa sequenza del tango, un pezzo di Cinema con due palle grandi come granai, roba da brividi veri - lo spettatore, che pur nella messa in scena decisamente semplice e scarna si ritroverà avvinto da una vicenda torbida ed inquietante dal primo all'ultimo minuto, complice il triangolo formato dalle figure di Tom e della madre e del fratello del suo amato, che nel proprio paese nascondeva le sue inclinazioni omosessuali.
Senza dubbio quello di Dolan è un Cinema che può spiazzare o destabilizzare - e subito torna prepotente alla mente l'immagine di chiusura dello sfregiato, che quasi ha riportato alla mente nel sottoscritto il miglior Lynch -, eppure solo apparentemente ostico, difficile ed "alto": in fondo, questo giovane autore porta sullo schermo passioni e pulsioni che vivono ed esplodono nel cervello come sotto l'ombelico di tutti noi, filtrandole attraverso la propria esperienza e sensibilità senza per questo privarle di una notevole universalità, proprio quello che un narratore non dovrebbe mai dimenticare.
Ed è questa, finora, la cosa che più mi ha colpito e conquistato di Xavier Dolan.
La necessità di raccontare storie.
La necessità di essere presente nel raccontarle.
Nel viverle.
Un pò come Tom, che prima di trovare la forza e la volontà di una fuga, del superamento di un dolore profondo, dovrà provare sulla pelle ogni singolo atomo delle sue prigioni, dei suoi sentimenti.
E farlo con la coscienza, stabile o no che sia, di essere lì per sua volontà.
E per sua volontà muoversi oltre.
Con lo stesso spirito resto in attesa di Mommy: per scoprire se, come in molti hanno scritto, detto, dichiarato, Dolan ed il suo Cinema possano compiere un ulteriore passo.
Perchè se così fosse, voglio compierlo al suo fianco.




MrFord




mercoledì 19 luglio 2017

Laurence anyways (Xavier Dolan, Canada/Francia, 2012, 168')




Nel corso di questo personale recupero della filmografia di Xavier Dolan mi è capitato di ripensare ai commenti decisamente prevenuti lasciati in altri blog nel corso di questi anni così come a quanto sia stato curioso ignorare il giovane canadese per timore e poca voglia ed energie mentali per poi recuperare i suoi lavori nell'arco di poco più di un mese: ed è capitato di pensare a quanto sia bello, a volte, essere smentiti.
Laurence anyways, a mio parere e fino a questo momento, è in qualche modo il titolo più debole della filmografia del regista: troppo lungo e dilatato, clamorosamente bello e lirico in alcune sequenze ed assolutamente insistito e posticcio in altre.
Ma poco importa.
Perchè Dolan si fa amare ugualmente, anche quando un suo lavoro - e parliamo di qualcuno che, ai tempi dell'uscita di questo film, aveva ventiquattro anni scarsi - riesce soltanto ad essere imperfetto e tra il discreto ed il quasi buono, piuttosto che una vera e propria bomba.
Perchè Dolan, in barba all'età e neanche fosse il vampiro di una qualsiasi intervista, mostra la sensibilità di una persona che conosce i sentimenti e la vita ben oltre quello che si potrebbe conoscere nel periodo dell'esistenza in cui lui scrisse e diresse questo lavoro.
Laurence anyways, infatti, e come fino ad ora ogni pellicola firmata dal cineasta, a prescindere dalle tematiche legate alla sessualità ed all'importanza della diversità e dell'identità che ci definisce - protagonista di una delle sequenze più clamorose che abbia visto negli ultimi mesi, quella del momento "di gloria" di Laurence dopo la prima lezione a scuola vestito da donna, che ancora una volta dimostra che, Tarantino e Wong Kar Wai esclusi, il giovane Xavier è il più grande regista vivente a saper unire immagini e colonna sonora - è la cronaca di una storia d'amore portata sullo schermo con la passione di un ventenne e la consapevolezza di chi potrebbe avere sessant'anni oppure trecento, in grado di definire le stagioni dell'esistenza e dell'amore stesso con partecipazione e distacco ad un tempo.
Pensare che a produrre tutto questo - e le mie parole sono solo la punta di un enorme iceberg, in questo senso è assolutamente evocativa e potente a recensione di Caden - sia stato qualcuno che era - ed è, a conti fatti - poco più che un ragazzo è clamoroso ed incredibile, nonchè specchio di un talento di quelli destinati a segnare un'epoca, che magari ad oggi non avrà ancora realizzato il suo vero Capolavoro - anche se, nel momento in cui scrivo, non ho ancora terminato il mio percorso di scoperta - ma che è senza dubbio destinato a diventare un riferimento non solo per gli spettatori o per chiunque si trovi travolto - ed è letteralmente così - dai suoi lavori, ma anche per un'epoca priva o quasi di riferimenti che saranno i Maestri del futuro.
La diversità, intellettuale e sessuale, che difende a spada tratta Dolan, probabilmente ben conscio dei limiti di una società comunque ben più elastica di quella vissuta dai suoi protagonisti in questo film, e che riesce ad unire il background dei cult del Vecchio Continente e dei mostri sacri asiatici all'irruenza del nuovo, sono i cardini di una pellicola che metterà alla prova gran parte del pubblico ma che, una volta conclusa, non potrà lasciare altro, nel bene o nel male, che bellezza.
Perchè quando si vive se stessi e chi ci sta intorno così a fondo, anche quando le cose finiscono per andare male e trasformarsi in autunno - si veda il dialogo nel locale, molto simile per tematiche a quello delle protagoniste dell'indimenticabile Vita di Adele, e la strepitosa scena a seguito dello stesso -, non si può che considerare che la salvezza stia proprio lì.
Nella nostra unicità, diversità, vita senza confini.
Nella bellezza.
Poco importano nomi e cognomi.
Ci siamo noi.
E basta.
Anyways.




MrFord




 

martedì 18 luglio 2017

Les amours imaginaires (Xavier Dolan, Canada, 2010, 101')




Sono davvero contento che Les amours imaginaires sia stato il secondo lavoro del giovane fenomeno Xavier Dolan, e di stare seguendo il suo percorso artistico cronologicamente, colmando una lacuna che cominciava a farsi davvero troppo pesante: perchè se fosse stato il primo, senza dubbio io e lui saremmo partiti con il piede sbagliato.
Non che si tratti di un film deludente, o brutto, o talmente radical da solleticare le peggiori bottigliate del sottoscritto, ma senza dubbio, alle spalle il fulminante esordio di J'ai tué ma mére, tutto emozioni e nessuna spocchia, probabilmente a seguito dei primi riconoscimenti, il "Prescelto" della settima arte cede in questa sede almeno in parte al desiderio ed alla voglia di mostrare e mostrarsi prima che all'esigenza di raccontare una storia, un sentimento, uno stato d'animo.
In Les amours imaginaires, infatti, oltre ad una grande cultura cinematografica ed echi che fanno pensare ad Almodovar e Wong Kar Wai, scene musicate che farebbero invidia a Tarantino - ed allo stesso Wong - ed una riflessione sui triangoli d'amore e sull'amore non corrisposto senza dubbio profonda e coinvolgente, si nota un certo autocompiacimento del quale era privo l'esordio del canadese, che non inficia il risultato finale in termini tecnici e cinematografici ma, senza dubbio, almeno ai miei occhi, mostra il fianco ad una critica che non ero riuscito neppure ad immaginare con la pellicola precedente.
Una cosa buona, sotto molti punti di vista, considerato che parliamo di un regista spaventosamente giovane e con margini di miglioramento ancora enormi, e che nonostante non mi abbia convinto agli stessi esaltanti livelli del lavoro precedente alimenta comunque l'hype rispetto alla cavalcata che mi sono prefissato di compiere rispetto alla sua opera grazie ad un approccio che non mi aspettavo, legato a doppio filo all'amore ed al modo di vivere lo stesso ed alle figure che, maggiormente, lo influenzano nel corso della nostra vita.
E' interessante notare, rispetto a Les amours imaginaires, quanto i suoi protagonisti, per quanto odiosi e poco sopportabili nel loro battagliarsi per un amore non corrisposto, abbiano suscitato più la mia tenerezza che non un'incazzatura, quasi fossero figli adolescenti cui dare una pacca sulla spalla ed augurarsi si facciano meno male possibile, e che le sequenze - tutte splendide, occorre ammetterlo - giostrate e girate con l'ossatura della Bang bang di Nancy Sinatra riproposta in italiano da Dalida sono risultate ipnotiche anche per i Fordini, colpiti sia dal brano - ballo selvaggio di lei, domande sul significato del "bang bang" di lui - che dalle immagini, quasi danze di colori sullo schermo per uno di quei film "di papà" a proposito dei quali non si fanno troppe riflessioni, neppure "ma è buono o cattivo?", tipico interrogativo di questi tempi di AleLeo.
Ad ogni modo, Dolan può anche aver compiuto un leggero passo indietro, ma resta come uno di quegli allievi eccezionalmente talentuosi che un insegnante che si rispetti ha quasi il dovere di tartassare in modo che possano davvero tirare fuori tutto il mondo che hanno dentro: non posso pensare o presumere di essere suo insegnante - non saprei girare una sola scena con questo stile, e forse girarla in generale -, ma in qualità di fratello maggiore, mi riservo di marcarlo stretto e, se necessario, picchiare duro in modo che tutto possa davvero uscire fuori ed esplodere.
Tutto, ma proprio tutto l'amore - per il Cinema e per l'Amore - che il giovane Xavier mostra di avere.
Soprattutto quello non immaginario.




MrFord




lunedì 17 luglio 2017

J'ai tué ma mère (Xavier Dolan, Canada, 2009, 96')




Per uno che mangia pane e Cinema tutti i giorni come il sottoscritto, considerata la sua fama soprattutto rispetto agli appassionati, pare assurdo pensare che non avessi mai visto un solo film firmato da Xavier Dolan: un fenomeno a detta praticamente di tutti, un giovane talento pronto a ribaltare il mondo della settima arte, qualcuno con il potere di fare la differenza come capita un paio di volte ogni cinquantennio, e che a vent'anni si ritrova a suo agio con la macchina da presa come ne avesse cinquanta.
Quello che, per citarne uno non proprio da poco, fu Orson Welles.
Grazie ad un regalo apprezzatissimo ricevuto da Julez, un cofanetto che racchiude i primi film firmati dal giovane cineasta, ho deciso di iniziare finalmente un percorso cronologico mettendo da parte la paura di restare deluso dalla fama che precedeva il ragazzo e di essere troppo duro nel giudicarlo: ad accogliermi, dunque, nel mondo e nell'arte di Dolan, è stato J'ai tué ma mère, non solo diretto, ma anche scritto ed interpretato dal nativo di Montreal.
"Tu non puoi morire, Narciso, senza una Madre: senza Madre non si può amare, senza Madre non si può morire": recita più o meno così uno dei passaggi conclusivi di Narciso e Boccadoro, uno dei romanzi più importanti della mia formazione umana e letteraria.
Del resto, a prescindere da quanto accadrà dopo, alle nostre Madri dobbiamo la vita, senza dubbio in gran parte, e soltanto per questo dovremmo amarle incondizionatamente qualsiasi cosa accada.
Ognuno di noi, però, è ben cosciente di essere umano, e dunque non necessariamente simile a chi ci ha dati alla luce e cresciuti.
Se penso a mia madre, che ancora oggi combatte per nascondere le parti più intime di se stessa o mostrarsi sempre e comunque provocatoria e dura a tutti i costi, che è astemia, penso non abbia letto - al pari di mio padre e mio fratello, del resto - niente di mio a parte qualche recensione, critica il fatto che la superficie del mio corpo dedicata ai tatuaggi sia sempre maggiore o che quando mi chiede un regalo la mia risposta sia sempre riferita ad alcool, film o inchiostro sulla pelle, vedo una persona che ha permesso a me di essere come sono oggi anche quando, come spesso capita in questi casi, si pensa a quanta differenza ci sia tra la Famiglia che si sceglie di costruire e quella che vive nel nostro sangue, e che Dolan descrive alla grande quando afferma "se qualcuno facesse male a mia madre penso che lo ucciderei, anche se lei è quanto di più diverso da me possa esistere".
E vivendo sulla pelle le immagini di questo film, ho pensato a quanto sarebbe bello se, un giorno, il Fordino e Julez potessero godere di questo film insieme, gioie e soprattutto dolori.
Perchè quella tra i figli e le madri - come tra le figlie ed i padri - è una lotta ancestrale che prescinde e segna molti dei legami che le nuove generazioni costruiranno per le loro vite: io stesso lo vedo e vivo quando guardo mio fratello, molto più simile a nostra madre - alcool a parte - di me, che sono decisamente più vicino a nostro padre, e lo noto di riflesso nelle vicende che legano Julez, sua madre ed i suoi tre cugini, la cui storia potrebbe valere un film e che, un giorno, senza dubbio uscirà in qualche racconto di vita vissuta attraverso una visione ed un post.
Quello che posso dire, però, a parte tutto questo, è che il film di Dolan è assolutamente straordinario.
E' figlio di una grande cultura cinematografica - soprattutto europea -, di un enorme talento - che non appare mai, nonostante la collocazione, spocchioso -, di un bisogno impellente di raccontare una serie di emozioni incontrollabili, se lasciate dentro.
E' un film che, senza fronzoli, movimenti di macchina o pipponi di vario genere, è riuscito a lasciarmi senza parole, e che in almeno due sequenze ha rischiato di portarsi via, con le lacrime, un pezzo di cuore: "Se io dovessi morire oggi, mamma, cosa faresti?", chiede il giovane protagonista all'amata e soprattutto odiata genitrice.
"Morirei domani".
A vent'anni, credo sia un'impresa quasi impossibile riuscire a convogliare la rabbia fremente dell'adolescenza e la rassegnata consapevolezza dell'età adulta.
Eppure, Dolan ci è riuscito.
Mi aspettavo un ragazzino troppo osannato dalla critica, ed ho scoperto un giovane narratore mosso da quello che, per me, è il cuore di qualsiasi Arte: il bisogno di raccontare. La necessità di raccontare.
Se questo è il primo Dolan, si potrebbe quasi affermare che ha fatto più lui con un film che molti registi in una carriera.
E se questo è Dolan, non solo ne vorrò di più.
Ma ancora, ed ancora.
Perchè questa è la vita che sento, di cui voglio godere, per la quale voglio soffrire e gioire fino all'ultimo secondo.
Questo è il Cinema.
E da oggi, per me, ha un nuovo volto.




MrFord




 

mercoledì 7 dicembre 2016

Wednesday's Child



Si avvicina la fine dell'anno con i suoi bilanci e le sue classifiche: riusciranno queste ultime settimane di uscite a piazzare qualche zampata memorabile che possa sconvolgere le graduatorie?
Speriamo davvero di sì, così come speriamo che con il nuovo anno il mio collega, nemico e co-conduttore di rubrica Cannibal Kid cominci a capire qualcosa di Cinema.



"Dunque Cannibal è il co-conduttore di questa rubrica? Questa sì che è una notizia ferale!"


Captain Fantastic

Viggo Mortensen nel ruolo di James Ford nel film in uscita "Captain Fordastic".

Cannibal dice: Film che ho già visto, ma di cui non ho ancora parlato. Considerando che tra poco sarà tempo di concentrarsi sulle classifiche di fine 2016, potrei anche non riuscire a scrivere mai un post al riguardo. Dopo che il poco fantastic Ford ne ha già parlato molto bene, inoltre, mi è passata del tutto la voglia di prepararlo, visto che è piaciuto pure a me. Purtroppo.

Ford dice: film che ho già visto e postato, molto fordiano e molto indie - nel senso buono del termine - che è stato anche ospitato come header del Saloon il mese scorso. Inutile dire che, oltre a mettere d'accordo il sottoscritto e Cannibal - cosa più unica che rara -, si tratta di uno dei film più belli dell'anno, dunque va visto e rivisto.




È solo la fine del mondo

"Cannibal Kid il co-conduttore della rubrica? Ma è una tragedia!"

Cannibal dice: Xavier Dolan è il giovane regista più interessante oggi in circolazione e ha firmato un paio di miei cult personali assoluti come Mommy e Les amours imaginaires. Va anche detto che è un po' discontinuo e forse persino troppo prolifico, però il suo nuovo film promette parecchio bene. Giusto uno zozzone del cinema come Ford può ancora ignorare un autore del genere. Ma d'altra parte dove ci sono dei giovani, e per di più di talento, è normale che lui sia assente.
Ford dice: Dolan, celebrato in tutto il mondo ed in tutta la blogosfera, è a detta di chiunque il giovane fenomeno del Cinema mondiale. Un po' per timore di rimanere deluso, un pò per caso, non ho ancora visto neanche un film del ragazzo. Che sia questa la prima volta? Staremo a vedere.



Una vita da gatto

"Smettila di protestare: ora fili dritto a Casale, a casa Goi!"

Cannibal dice: Film che da bravo gattaro che si rispetti, mica come quel finto animalista e in realtà solo animale di Ford, ho già visto. A breve il miao... volevo dire il mio parere.
Ford dice: nonostante viva ogni giorno con quelle due bestie dei miei gatti, quasi più rompipalle di Cannibal Kid, la voglia di buttarmi in questa visione è assolutamente sotto zero, considerati gli ultimi recuperi che vorrei fare in vista delle classifiche di fine anno. Salto agile e felino e senza voltarmi indietro.



Babbo bastardo 2

"Prova di nuovo a consigliarmi un film che è piaciuto a Cannibal, e ti faccio saltare la testa!"
Cannibal dice: Pur essendo un fan delle pellicole poco politically correct, il primo Babbo bastardo, anche se mi aveva strappato qualche risata, non si era trasformato in un mio cult come avrei sperato. Chissà se questo sequel era davvero necessario, soprattutto ora che, dopo la doppia paternità, c'è in giro un altro e ben più temibile Babbo bastardo, ovvero Babbo Ford?
Ford dice: stranamente, nonostante avesse tutte le carte in tavola per conquistarmi, il primo Babbo Bastardo non mi aveva particolarmente colpito. La mia necessità, dunque, di un sequel è la stessa che ho di leggere ogni giorno un nuovo sproloquio del mio rivale. Molto, molto bassa.



La festa prima delle feste

"Ford scrive di non presentarsi a casa sua per il cenone senza un paio di damigiane di White Russian" "Perchè, Ford sa inviare messaggi con lo smartphone!?"

Cannibal dice: Commedia con Jennifer Aniston che dal trailer promette di essere una cacchiata enorme, per non dire di peggio, ma una cacchiata stupidamente divertente. Più che Babbo bastardo 2 o qualche smielato film bambinaro consigliato da White Russian, quest'anno la mia commedia natalizia, se proprio devo averne una, mi sa che potrebbe rivelarsi questa.
Ford dice: commediola da due soldi per le feste comunque preferibile ai nostri Cinepanettoni, che comunque non penso prenderò in considerazione, in vista dei già citati recuperi da classificoni. Lascio il pacco volentieri insieme al carbone a Bambino Kid.



Shut In

"Ebbene sì, piccolo Cannibal. Quello è il mostruoso Ford."

Cannibal dice: Thriller-horrorino con Naomi Watts e il giovanissimo Jacob Tremblay che pare più un fondo di magazzino, che un nuovo potenziale cult alla The Ring. Una visione comunque non mi sento di escluderla. A Ford invece, più che Shut In, consiglio: Shut Up!
Ford dice: horror che si rivelerà di fattura non proprio esaltante ripescato, a mio parere, grazie alla presenza di Jacob Tremblay, che ormai sta diventando il nuovo riferimento per i ruoli da bambino inquietante.
Cercherò di evitarlo, e come regalo di natale di rinchiudere Cannibal da qualche parte. Come in un baule da gettare sul fondo dell'oceano.



Robinù

"E così sto sul cazzo a questo Ford, eh!? Sarà senz'altro un eastwoodiano repubblicano reazionario!"

Cannibal dice: Ecco il docufilm diretto da Michele Santoro sui baby-boss della camorra. Potrebbe essere una specie di versione più documentaristica di Gomorra? E, nel caso Ford lo bocciasse, potrebbe essere una visione davvero interessante?
Ford dice: documentario che sulla carta potrebbe anche essere interessante, se solo non detestassi Santoro e non avessi l'impressione che si tratti solo di una cosa "troppo italiana". Settimana grama, questa. Pare quasi abbia messo mano alla distribuzione Cannibal.



Non c'è più religione

"Davvero in questo posto c'è ancora qualcuno che crede in Malick!? Ma dove siamo, a Casale Monferrato!?"

Cannibal dice: Purtroppo per Padre Ford, amante delle pellicole su preti & suore, non c'è più religione. Non sarebbe male se non ci fossero più anche film con Claudio Bisio sull'Italia di oggi, ma adesso non è che si possa chiedere troppo. A Dio, Babbo Natale, al genio della lampada o a chiunque altro esprimiate i vostri desideri.
Ford dice: e in tema di cose "troppo italiane", ecco l'ennesima pellicola che snobberò questa settimana. Deve esserci per forza lo zampino di Cannibal.


giovedì 7 luglio 2016

Thursday's child

La trama (con parole mie): la distribuzione italiana, come tutti noi sappiamo, pare un mondo a parte rispetto a quelle del resto del mondo. Per questa settimana di piena estate, infatti, nelle nostre sale arriveranno in blocco titoli risalenti ad almeno un anno fa, che molti di noi della blogosfera abbiamo in qualche altro modo già visto.
Purtroppo da queste parti si è già visto anche Cannibal Kid, che continua ad infestare la qui presente rubrica con i suoi commenti radical e poco graditi.


"Scusa, Ford, non volevo followare Cannibal Kid. Perdonami!"


It Follows

"Non lo vedo un film suggerito da Cannibal, neanche se mi legate!"
Cannibal dice: Uno degli horror più affascinanti degli ultimi anni, checché ne dica quel fifone di Mr. Ford, arriva finalmente nei cinema italiani. Se ancora non l'avete visto, fatelo! E intanto followate pure la mia recensione, vecchia ma non ancora andata in malora come quella del mio rivale: http://www.pensiericannibali.com/2015/05/it-follows-ce-una-roba-che-mi-segue.html
Ford dice: uno degli horror più sopravvalutati degli ultimi anni, tecnicamente ineccepibile ma freddo ed assolutamente lontano dal fare qualsiasi paura.
Dunque, prima di followare esaltati radical come Cannibal, leggete pure la mia recensione decisamente più equilibrata: http://whiterussiancinema.blogspot.it/2015/06/it-follows.html




Tom à la ferme

"Che birra sciapa! Era meglio se ordinavo un White Russian!"

Cannibal dice: E a proposito di filmoni che nelle nostre sale arrivano con un “leggero” ritardo, e che difficilmente Ford può capire, ecco un nuovo lavoro del giovane fenomeno Xavier Dolan. Non il suo top, però una pellicola singolare e da non perdere. Spazio rece: http://www.pensiericannibali.com/2014/06/tom-la-ferme-e-statte-un-po-ferm.html
Ford dice: colpevolmente, e per timore di incontrare delusioni terribili, non ho ancora visto alcun film del giovane fenomeno Dolan. Senza dubbio presto rimedierò, nel frattempo vado con i piedi di piombo considerata l'esaltazione del mio rivale per il buon Xavier.



The Zero Theorem

"Vai in vacanza come Ford!?" "Certo, non ho alcuna intenzione di scrivere alcun post!"

Cannibal dice: Non c'è due senza tre. Così come non c'è post riuscito di Ford senza il contributo di Cannibal. Oltre a It Follows e a Tom à la ferme arriva un'altra pellicola originale, in uscita in Italia in clamoroso ritardo e poco adatta ai Ford: The Zero Theorem di Terry Gilliam. Pure questa già recensita da Pensieri Cannibali, che d'altra parte è troppo più avanti di WhiteRussian: http://www.pensiericannibali.com/2014/08/the-zero-theorem-il-teorema-di-renato.html
Ford dice: io adoro Terry Gilliam. Dai tempi dei Monty Python. Quando ebbi oltretutto l'occasione di stringergli la mano fu davvero easy e pane e salame. Eppure la delusione per quella schifezza abominevole di Tideland è ancora una ferita aperta.
Per questo ho titubato all'idea di guardare The Zero Theorem, che però a questo punto mi toccherà recuperare per dovere di cronaca.



Tartarughe Ninja – Fuori dall'ombra

"Quello è Cannibal!? Per gonfiarlo bastava anche solo uno di noi!"

Cannibal dice: Il precedente film sui Turtles a sorpresa non mi era spiaciuto (http://www.pensiericannibali.com/2014/11/quattro-tartarughe-ninja-e-una-topa.html). Considerata la presenza di Megan Fox, nemmeno troppo a sorpresa...
Nonostante ciò, la voglia di vedere un suo sequel è estremamente bassa ma, per Megan e i suoi folgoranti pollici, uno sforzo lo potrei anche fare.
Ford dice: il primo reboot dedicato alla nuova versione delle Tartarughe Ninja non mi parve affatto male, ed in pieno spirito estivo spero presto di schiaffarmi questo sequel che mi pare sia abbastanza tamarro e sopra le righe da piacermi. Del resto, nel cast figura anche il wrestler WWE Sheamus.



Press – Storie di false verità

"Quei due blogger non sono ancora arrivati: e io chi intervisto adesso!?!?"

Cannibal dice: Pellicola italiana ambientata nel mondo dei media con protagonisti un giornalista e un cameraman. L'avrei vista, se solo avesse parlato di due blogger...
Ford dice: la falsa verità è che Cannibal sia un kid. Svelata questa, non mi pare ci sia altra materia per film di questo tipo.



Solo per il weekend

"Posso garantirlo: Cannibal Kid, in quanto a Cinema, è una capra!"

Cannibal dice: Uno di quei film amatorialeggianti che cercano di far credere che il cinema italiano se la passa male. Per fortuna, se ci si concentra sui titoli che meritano, il suo stato di salute è più che buono. Al contrario di quello di Ford, ormai sempre più perso nella sua demenza senile.
Ford dice: il Cinema italiano mi lascia quasi più dubbi di Cannibal Kid, dunque questo film verrà rimandato a quando sarò libero da impegni, lavoro e vacanze anche solo per un weekend. Cosa abbastanza improbabile, considerato tutto.



Toxic Jungle

"E quello sarebbe Cannibal? E chi lo vuole nella band!?!?"

Cannibal dice: Film argentino che sembra abbastanza rock'n'roll da meritarsi una visione. Alla faccia di Ford, un tempo tossico metallaro e groupie degli Iron Maiden che oggi invece considera un concerto dei noiosi Lukas Graham il massimo della trasgressione.
Ford dice: film che parrebbe interessante - come spesso accade con il Cinema argentino - ma che attenderò a vedere fino alla recensione del mio rivale, che potrebbe decidere le sorti dello stesso.
In caso di esaltazione da groupie di Peppa Kid, finirei per essere indeciso rispetto al vederlo per stroncarlo o fuggire a gambe levate.

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