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giovedì 3 dicembre 2015

Thursday's child

La trama (con parole mie): nuova settimana di uscite in sala, e nuovo terreno di sfida per i vostri bloggers preferiti - !?!? -, il sottoscritto e sempre tosto Ford ed il principe dei pusillanimi Cannibal Kid.
A dispetto di un'apparenza che favorisce nettamente quest'ultimo, la settimana potrebbe riservare cazzutissime pellicole decisamente fordiane ed alcune sorprese che potrebbero addirittura mettere d'accordo i due nemici per eccellenza della blogosfera.
Sarà vero? O chiuderemo l'anno lottando come l'abbiamo iniziato?


"E così questo è il leggendario mostro Ford!"

In the heart of the Sea - Le origini di Moby Dick

"Cannibal, questo bello spiedino ha il tuo nome sopra!"
Cannibal dice: Moby Dick? Chris Hemsworth? Avventura marina? Regia di Ron Howard?
Non c'è davvero niente che mi attiri manco da lontano in questa pellicola pronta a veleggiare tra le onde del cinema fordiano, e a essere fatta naufragare miseramente dai pirati cannibali!
Ford dice: senza ombra di dubbio il film della settimana.
Ispirazioni letterarie, ambiente marinaresco, avventura, richiami alla sfida Uomo/Natura.
Tutte cose che tengono alla larga Peppa Kid ed esaltano il Cinema fordiano. Dunque, grandi cose.



Chiamatemi Francesco - Il Papa della gente

"Proprio uno spasso, la festa di fine anno nello spizio di Ford!"
Cannibal dice: Un film biografico non su Papà Ford, bensì su Papa Francesco. Il risultato temo sia comunque una ruffianata della peggior specie, sebbene il regista Daniele Luchetti abbia assicurato di aver voluto fare qualcosa di lontano dal film-santino. Ci sarà da credergli, oppure la sua parola vale quanto quella di Ford quando sostiene di aver visto una bella pellicola?
Ford dice: come più volte ho sottolineato, mi tengo ben lontano e a distanza di sicurezza dalla Chiesa e dalla religione.
Dunque, anche da questo film e dal cannibalismo. Che non è quello di The Green Inferno ma di Pensieri Cannibali.



Quel fantastico peggior anno della mia vita

"Merda! Questo film scelto da Cannibal è davvero il peggio che potessi immaginare!"
Cannibal dice: Pellicola teen vincitrice dell'ultimo Sundace Film Festival già passata sugli schermi di Pensieri Cannibali. Promossa o bocciata?
Presto lo scoprirete su questo fantastico peggior blog della blogosfera.
Ford dice: incredibilmente, questa pellicola molto indie e molto alternativa è già passata sugli schermi di casa Ford, e a breve avrete il responso del sottoscritto.
Sarà l'inizio di una nuova lotta con il mio rivale, il Cucciolo Eroico, o per una volta ci troveremo d'accordo?



Regression

"Sarà meglio che tu rimanga chiusa qui dentro: non hai idea di cosa voglia farci Cannibal, con quella bocca!"
Cannibal dice: Alejandro Amenábar è un valido regista che, dopo il sottovalutato Agora, era un po' sparito nel nulla. Adesso torna con un thriller che sembra fatto su misura apposta per me, con tanto di ambientazione anni '80 e una Emma Watson che pare qui appaia senza veli...
In pratica sono già pronto a gridare al Capolavoro!
Ford dice: Amenabar è un regista che definire sopravvalutato è riduttivo. Classico prodotto del finto alternativismo a tutti i costi, già con Mare dentro e Agora aveva solleticato le mie bottigliate.
Non penso che in questo caso le cose andranno diversamente.



Mon Roi - Il mio re

"Ford, ti darò battaglia come miglior padre della blogosfera!"
Cannibal dice: In una settimana che, Moby Dick e Papa a parte, appare troppo bella e cannibale per essere vera, arriva anche una pellicolona super radical-chic francese girata da Maïwenn Le Besco, la promettentissima regista di Polisse. Una cosa che potrebbe rendere questa settimana ancora più speciale sarebbe Ford che mi chiama: “Il mio re”, ma adesso non vorrei esagerare.
Ford dice: qualche anno fa Maiwenn, con Polisse, mi aveva davvero colpito. Dunque, nonostante si parli di Cinema francese profondamente d'essai, sono molto, molto incuriosito da questo Mon Roi. E quasi spero, per dispetto, che possa piacermi più che al mio fastidioso e radical rivale.



La isla mínima

"Se provi a far guidare Ford, ti taglio la gola."
Cannibal dice: Pellicola spagnola trionfatrice ai Premi Goya che ho adocchiato già da parecchio tempo e che presto passerà sui miei schermi. Il mio timore è però duplice: il primo è che possa trattarsi di uno di quei thriller esistenzialisti che su WhiteRussian si prendono inspiegabilmente 3 bicchieri e mezzo o anche 4. Il secondo è che possa rivelarsi una delusione clamorosa, come un altro recente trionfatore dei Goya, il sopravvalutato La vita è facile ad occhi chiusi.
Ford dice: i premi Goya sono una delle incertezze più grandi tra i grandi premi cinematografici stagionali, in grado di consacrare cose decisamente interessanti ed altre assolutamente disastrose.
Per quanto riguarda questo film, attenderò la recensione di Peppa per poter decidere se varrà la pena tentare di stroncarlo o esaltarlo alla facciazza sua.



11 donne a Parigi

"Katniss Kid, sei la nostra guru da salotto!"
Cannibal dice: Belle donne francesi in una commedia radical-chic? Questa settimana continua a migliorare sempre di più. Alla facciazza di Ford, che preferirebbe 11 uomini (possibilmente muscolosi) a Lodi, uahahah!
Ford dice: di commedie transalpine inutili di recente ho già fatto il pieno. Lascio volentieri al mio antagonista la visione, e sentissi il bisogno di 11 donne, ho già un posto in prima fila per qualche porno sicuramente più interessante.



All Night Long

"Vi prego, Ford e Cannibal, non massacrate troppo il nostro filmetto!"
Cannibal dice: Questo weekend esce pure il nuovo film di Sorrentino?
E va beh, ma che settimana è?
Ah, non è Paolo Sorrentino, bensì tale Gianluigi Sorrentino? Sarebbe stato davvero troppo. Considerando però che in questo poliziesco napoletano ci sono nel cast i rapper Guè Pequeno, Clementino e Ntò, si preannuncia una visione hip-hop cannibale al punto giusto.
Ford dice: già il fatto che gente come Clementino e Guè Pequeno incida dischi mi fa inorridire, figuriamoci Cinema.
Non lo guarderei neppure se me lo chiedesse Jennifer Lawrence in ginocchio.



Un posto sicuro

Uno scorcio di Casale Monferrato, misterioso luogo ove si rifugia l'inquietante Marco Goi, alias Cannibal Kid.
Cannibal dice: La settimana più cannibalesca dell'anno, che sembra venuta fuori dritta dal peggior nightmare di Mr. James Ford, non poteva che chiudersi così, con un film ambientato a... Casale Monferrato. Ebbene sì! Una pellicola girata qua da me che però non parla di me - purtroppo - bensì dell'altro grande dramma cittadino: la merdosa fabbrica di amianto Eternit.
Ford dice: finalmente esce in sala un documentario sul pericolo maggiore di Casale Monferrato, Cannibal Kid, al secolo Marco Goi. Come dite!? Il film è incentrato sull'Eternit!?
Allora non vale davvero la pena: Cannibal è molto, molto più dannoso! Ahahahahah!


giovedì 3 gennaio 2013

Ford Awards 2012: i film (N° 20-11)

La trama (con parole mie): se fossimo in un film degli anni ottanta a questo punto si potrebbe dire "ora cominciano gli incontri seri". A ridosso della top ten, infatti, la temperatura si alza, e si cominciano ad incontrare quelli che sono stati i quasi grossi calibri per il sottoscritto nel corso dell'ultima annata del Saloon.
Qui troverete la conferma della grande annata dei nostri cugini transalpini nonchè la seconda presenza italiana dei Ford Awards, ovviamente accompagnate da una nutrita e sempre valida selezione made in USA.


N° 20: Young adult di Jason Reitman


Il regista di Juno, dopo la parziale delusione che fu per il sottoscritto Tra le nuvole, torna alla ribalta con una commedia poco dolce e molto amara scritta per una superlativa Charlize Theron e legata a doppio filo ai concetti di famiglia, solitudine, crescita ed accettazione di se stessi.
Storie di provincia che diventano solitudini di città, amori idealizzati ed alcool a fiumi a soffocare i silenzi per uno dei personaggi più interessanti della scena quasi indipendente americana degli ultimi anni.


N° 19: Millennium - Uomini che odiano le donne di David Fincher


La saga di Stieg Larrson che ha conquistato gli appassionati di thriller di tutto il mondo, dopo essere stata portata sullo schermo “in casa” torna alla ribalta con una versione made in USA glaciale e tecnicamente stupefacente, decisamente più fedele al romanzo rispetto a quella nordeuropea ed assolutamente più credibile nella narrazione.
Fotografia pazzesca, montaggio da urlo ed una protagonista che è una meraviglia per gli occhi ed il cuore.



N° 18: J. Edgar di Clint Eastwood


Non può esistere classifica fordiana senza la presenza dell’inossidabile Clint, che dopo il meraviglioso Hereafter torna sullo schermo con un film inizialmente sottovalutato dal sottoscritto rivelatosi al contrario una fotografia del logorio del potere da brividi.
J. Edgar Hoover, eminenza grigia della Storia recente americana, rappresentato in tutti i suoi squilibri pubblici e privati – quelli più incisivi -: straordinario DiCaprio – ancora una volta ignorato dall’Academy -, dritta al cuore la parte finale. Eastwood è sempre Eastwood.


N° 17: Polisse di Maiwenn

 
Che il Cinema francese stesse trascorrendo una delle sue annate migliori si era capito fin dai Globes, e per il resto dell’anno non abbiamo fatto altro che assistere a proposte di altissima qualità e ben pochi scivoloni – al contrario di quanto accade di norma qui nella Terra dei cachi -.
Il lavoro i Maiwenn cucito attorno ai membri di una squadra della polizia parigina al lavoro sui crimini subiti dai minori riesce a mantenersi in perfetto equilibrio senza mai uscire dal seminato scivolando nella retorica o nel finto alternativismo, e a momenti leggeri alterna altri che colpiscono come un pugno in faccia. Chapeau.


N° 16: Cesare deve morire di Paolo e Vittorio Taviani


Trionfatrice al Festival di Berlino, l’ultima pellicola dei fratelli Taviani è un omaggio allo sceneggiatore più grande della Storia del Cinema – il buon, vecchio Bill “Il bardo” Shakespeare – portato in scena dai detenuti di Rebibbia, che rileggono nelle storie del Giulio Cesare i loro drammi personali ed i guai con la legge.
Realismo estremo e poesia pura per la migliore pellicola italiana non soltanto dell’anno appena trascorso.


N° 15: Moonrise kingdom di Wes Anderson


Curioso destino, quello dell’ultima fatica del regista di Rushmore e I Tenenbaum: odiato moltissimo nel corso della visione, è diventato con il post a lei dedicato una delle scoperte più belle della seconda parte del 2012, fiaba magica in grado di raccontare l’incomunicabilità tra il mondo degli adulti e quello dei bambini nonchè l’amore che sopraggiunge e ti cambia la vita.
Messa in scena come al solito impeccabile, fotografia splendida, ottima la colonna sonora.
Forse un po’ troppo radical chic, ma per una volta va bene così.


N° 14: Lawless di John Hillcoat


Sulla scia del Nemico pubblico di Michael Mann, una pellicola che pare costruita per la goduria del vecchio Ford: fuorilegge, whisky, sparatorie ed un ritratto di tre fratelli che fa venire i brividi soprattutto a chi vive in prima persona un legame di sangue di questo genere.
Intenso ed emozionante, impreziosito da un Tom Hardy roccioso e da un cast tutto in parte, è un viaggio ruvido e tosto nella vita che passa dall’essere selvaggia al godersi le cose semplici del quotidiano.


N° 13: Quasi amici di Eric Toledano e Olivier Nakache


Uno dei successi più clamorosi dell’anno ed ennesima zampata piazzata dai nostri cugini d’oltralpe: una commedia mai scontata, divertente ed assolutamente lontana dalla retorica nonostante i temi trattati che ha conquistato pubblico e critica ed è stata, almeno a mia memoria, forse l’unica in grado di mettere d’accordo tutti – ma proprio tutti, anche me e il Cannibale – i recensori della blogosfera.
Un film in grado di parlare sia al pubblico d’essai che agli spettatori occasionali, che tocca nel profondo, diverte ed avvince con una storia di straordinaria ordinarietà. Imperdibile.


N° 11: I colori della passione di Lech Majevski


Nonostante il Saloon sia un luogo da vecchi lupi di mare e cowboys allo sbando, trova spazio al limitare dei piani più alti della classifica una proposta assolutamente autoriale: il lavoro di Majewski, splendido visivamente ed ingegnoso nella narrazione, parte dalla rappresentazione di un quadro di Pieter Bruegel per fotografare i drammi di un’epoca – ma non solo – legati a società, religione, politica e miseria umana.
Un film dal ritmo russo – per non dire sovietico -, faticoso e poco accessibile, eppure in grado di schiudersi in una vera gioia non solo per gli occhi con un finale semplicemente perfetto.


N° 11: Quella casa nel bosco di Drew Goddard


Chiudo la serie di titoli che precede la top ten dei Ford Awards con il più sorprendente horror dell’anno e non solo: scritto dal regista e da quel geniaccio di Josh Whedon, è il titolo che più rappresenta l’omaggio e la decostruzione dello slasher che tra gli anni settanta ed ottanta impazzava dando un senso a tutte le estati degli adolescenti a qualsiasi latitudine.
Partenza da versione nuovo millennio di Scream, crescendo quasi metafisico che è un tripudio di effetti, mostri stupefacenti, chiusura “divina” da pelle d’oca.
Un gioiellino.


MrFord

martedì 20 marzo 2012

Polisse

Regia: Maiwenn
Origine: Francia
Anno: 2011
Durata: 127'



La trama (con parole mie): una giovane fotografa incaricata di realizzare un reportage viene assegnata alla squadra della polizia parigina che si occupa dei reati di violenza commessi sui minori, scoprendone il variegato mondo, le storie dei suoi componenti e le situazioni che gli stessi si trovano ad affrontare ogni giorno.
Dai drammi profondi di stupri e sfruttamenti alle ragazzine disposte a tutto per riavere il proprio smartphone, un tema delicatissimo e profondo esplorato con un occhio quasi neorealista attraverso un film corale in cui i veri protatonisti sono i bambini, specchio delle esistenze spesso caotiche e scombinate degli adulti.
Siano essi quelli che li perseguitano o quelli che li proteggono.




Era la seconda metà degli anni ottanta quando un allora mini Ford frequentava le scuole elementari, ai tempi in cui c'era una sola maestra che seguiva tutte le materie.
Tranne una. Educazione fisica.
Per quelle ore - in genere posizionate il sabato mattina, per la gioia di tutti gli alunni, che così vivevano una sorta di weekend allungato - era chiamato un insegnante esterno amatissimo da tutti i genitori e dagli studenti, perchè per almeno una di quelle due ore concesse faceva sempre giocare, spesso sponsorizzando le gare a squadre e stimolando il confronto. Ricordo che faceva Marani di cognome.
Ai tempi della quinta elementare, il sempre mini Ford scoprì le prime gioie della masturbazione, che veniva felicemente riproposta più volte al giorno, con grande godimento nella scoperta di un piacere fisico come mai ne aveva sentiti fino a quel momento.
Una domenica pomeriggio i miei mi dissero che sarei andato a fare un giro proprio con Marani, e ricordo che mi sentii felicissimo di farmi un giro con un adulto che era l'idolo della scuola.
Niente di che. Andammo al parco, ascoltammo alla radio la partita del Milan, e poi mi riportò a casa.
Tutto normale.
Se non fosse che il suddetto, per buona parte della conversazione nel corso del viaggio di ritorno, cominciò a chiedermi cose del tipo se i peli pubici mi fossero già spuntati, se erano biondi o scuri e cose del genere: nella mia innocenza di allora, pensai che i miei, avendomi beccato nel corso del mio "momento del gentiluomo" altresì noto come sega, avessero scelto di farmi rimproverare dall'insegnante.
Dopo quella volta non uscii più con lui, e rimossi l'episodio.
Quasi dieci anni dopo, quando mio nonno morì, mia madre mi raccontò di quella volta in cui suo padre si era incazzato come una furia una volta venuto a sapere che ero stato fatto uscire con l'uomo della ginnastica, perchè credeva fosse uno a cui piacevano i bambini, e le proibì di farmelo incontrare di nuovo.
Oltre a ringraziare mio nonno per qualcosa di ben più importante della sua cultura in merito al western, devo dire che ancora oggi mantengo la curiosità di rintracciare il signor Marani - sempre che sia ancora vivo -, e fargli sentire a suon di botte cosa significa approfittarsi del proprio potere su una persona indifesa.
Tutto questo, per dire che mi sono sentito molto coinvolto dalle tematiche espresse da questo solidissimo e tosto film d'oltralpe, premiato dalla Giuria dell'ultimo Festival di Cannes e giunto a confermare l'ottimo momento vissuto dalla settima arte dei nostri cugini francesi.
La regista Maiwenn - anche interprete -, che rischia di candidarsi come concretissima risposta europea alla cazzuta Bigelow, costruisce un racconto corale di rara potenza sfruttando uno stile che ricorda il documentaristico - e ottimo - La classe, puntando, più che sulla tecnica, su un registro assolutamente realistico in grado di rendere anche e soprattutto nel ritratto dei difetti dei membri della squadra - matrimoni falliti, tradimenti, amicizie soffocanti, invidie, senza comunque dimenticare la spontaneità ed uno spirito di fratellanza che pare simile a quello che lega normalmente le vittime di un abuso -, contando su un rigore tecnico notevole che trova un'esplosione vera e propria soltanto nel clamoroso finale, una pagina d'antologia di montaggio alternato che regala ben più di un brivido, e più che chiudere una storia, lascia aperto un mondo in cui il punto di vista importante è quello dei bambini, letteralmente in balìa dell'universo adulto perchè costretti - per amore o paura - a riporre tutto quello che hanno nelle mani di chi li protegge così come di chi, al contrario, finisce per distruggere inesorabilmente le loro vite.
Il tutto dimenticandosi facili retoriche e menate scandalistiche mostrando anche il lato ironico della vicenda - splendida la sequenza della ragazzina andata a denunciare i ragazzi cui aveva gentilmente offerto un pompino di gruppo per riavere il suo telefono, e di fronte agli agenti stupiti per tanta generosità capace di rispondere "in fondo è uno smartphone!" -, e soprattutto un'umanità che passa dal coraggio di mostrare un tema scomodo anche nel suo lato "burocratico", senza cimentarsi in inutili sequenze scioccanti buone giusto per scandalizzare l'audience.
Come se non bastasse, merita un plauso anche Riccardo Scamarcio, che si cimenta in un ruolo marginale ma ugualmente degno di nota, e che in casa Ford abbiamo sperato fino all'ultimo scoprire colpevole: sarebbe stato un atto di coraggio che decisamente manca al Cinema italiano da troppo tempo, e che, tra le altre cose, porta ad un inaridimento che è ben lontano da questa grande stagione per la settima arte in terra di Francia. 


MrFord


"Tu no me dejas ni respirar
tu me estas dando mala vida
cada dia se la traga mi corazon
dime tu porque te trato yo tan bien
cuando tu me hablas como a on cabron."
Mano Negra - "Mala vida" -


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