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venerdì 6 dicembre 2013

Facciamola finita

 Regia: Evan Goldberg, Seth Rogen
Origine: USA
Anno: 2013
Durata: 107'



La trama (con parole mie): Jay Baruchel vola a Los Angeles - città che non ama particolarmente - per passare un weekend in compagnia dell'amico Seth Rogen, lontani dagli eccessi dello stardom hollywoodiano. Quando il buon Seth, dopo una giornata passata davanti alla tv tra cannoni e videogiochi, propone a Jay di trascorrere la nottata a casa di James Franco, che pare abbia dato una festa destinata a restare negli annali, il secondo accetta a denti stretti solo per ritrovarsi catapultato, insieme a tutti i suoi colleghi attori, in una sorta di Inferno in Terra scatenato da quella che pare proprio essere l'Apocalisse.
E mentre i giusti vengono risucchiati nel cielo dalla luce divina, i nostri si ritrovano a dover lottare per la sopravvivenza proprio nella villa di James Franco, in attesa di scoprire quello che sarà il loro destino eterno.





Finalmente, dopo un'attesa decisamente troppo lunga - avrei voluto vederlo già in sala - è approdato al Saloon Facciamola finita, fatica divertita e divertentissima firmata da Evan Goldberg e Seth Rogen che riunisce sotto un unico cielo - decisamente apocalittico - tutta la banda che, negli ultimi dieci anni, ha reso grande il cosiddetto Apatow-style sfoderando chicche di genere come Funny people, Strafumati o SuXbad, cultissimi assoluti di casa Ford.
Chiusa la meravigliosa Trilogia del Cornetto di Edgar Wright in casa Ford si sentiva il bisogno di respirare un'atmosfera simile - pur se sguaiata come solo gli americani sanno renderla - per colmare il vuoto lasciato nei nostri cuori dalla straordinaria saga inglese, ed occorre ammettere che Rogen e soci riescono nella non facile impresa di consegnare al pubblico una piccola bomba destinata a rimanere impressa nella memoria di chiunque sarà in grado di accoglierla a braccia aperte, senza scandalizzarsi troppo per linguaggio o battutacce e godendosi tutta l'autoironia messa in campo dagli attori chiamati ad interpretare loro stessi - dal divismo "cool" di James Franco alla supponenza di Baruchel, dal finto buonismo di Jonah Hill al meraviglioso e cocainomane Michael Cera, senza contare le fugaci apparizioni di Paul Rudd, Rihanna ed Emma Watson, che con l'accetta in mano fa davvero una porchissima figura - in questo survival da fine dei giorni infarcito di citazioni mai invasive - bellissimi i richiami a Rosemary's baby e L'esorcista - ed alcune trovate assolutamente geniali - il sequel fatto in casa del già citato Strafumati su tutti -.
Considerato l'intento principalmente ludico dell'intera operazione, nata da un'idea dello stesso Rogen, direi che Facciamola finita riesce nell'impresa di imporsi come commedia dell'anno made in USA, colpendo molto basso lo stardom hollywoodiano - letteralmente stupefacente la fugace apparizione di Channing Tatum - così come la fragilità umana pronta ad esplodere in situazioni estreme che comportano la sopravvivenza propria posta spesso e volentieri innanzi a quella altrui: in questo senso, l'escalation finale con i nostri alle prese con il giudizio divino è praticamente perfetta, tanto quanto risultano divertenti le sequenze all'interno della casa - la discussione a proposito dell'eventualità di stupro di Emma Watson, il razionamento del cibo e delle bevande, la pistola di James Franco - e l'inseguimento a montaggio alternato tra Jay Baruchel, Craig Robinson ed un demone da una parte e la premiata ditta Rogen/Franco in fuga dal posseduto Jonah Hill dall'altra, un vero e proprio gioiellino che ha riportato alla mente i fasti di Shaun of the dead.
Ma assolutamente nulla, e proprio nulla, di quello che potrà avervi divertito potrà dare l'idea dell'effettiva portata della chiusura, una delle più divertenti, assurde, sopra le righe e geniali cui abbia assistito quest'anno, impreziosita da una chicca che riporta l'orologio indietro alla metà o poco più degli anni novanta, e rende l'apoteosi della vicenda da Armageddon di Rogen e soci un vero e proprio trionfo, un colpo di coda al limite del trash che è quasi poesia, e finisce per oscurare anche perle come l'erba in Paradiso - "Ma in Paradiso c'è l'erba?" "Certo, altrimenti che Paradiso sarebbe!" - o il desiderio di possedere un sigway.
Voi tenetevi forte, godetevi le risate, il rutto libero, ed aprite le porte del regno dei cieli.
Ad attendervi ci sarà una sorpresa che andrà ben oltre il Giorno del Giudizio.
Roba che ancora adesso sento dentro il desiderio di ritrovarmi di colpo a ballare completamente vestito di bianco.


MrFord


"A che ora è la fine del Mondo? 
A che ora è la fine del Mondo? 
A che ora è la fine del Mondo, che rete è? 
Destra, sinistra, su, giù, centro, fine del Mondo con palle in giramento 
che chi è fuori è fuori e chi è dentro è dentro, e fuori TV non sei niente."
Ligabue - "A che ora è la fine del mondo?"



giovedì 18 luglio 2013

Thursday's child


La trama (con parole mie): settimana stranamente "ristretta", quella che ci aspetta in sala, già in completo assetto estivo e priva di bislacche proposte italiote in grado di porre sullo stesso fronte - contrario ad esse, ovviamente - il sottoscritto ed il suo rivale nonchè compare di rubrica Cannibal Kid.
Come se non bastasse, inoltre, i titoli proposti potrebbero rivelarsi quasi tutti interessanti, sempre che si sia pronti ad accoglierli nel pieno spirito della stagione più "leggera" dell'anno.

"Hey Ford, qua la mano! Sei venuto anche tu a dare un paio di legnate a Peppa Kid!?"
 
Pain & Gain - Muscoli e denaro di Michael Bay


Il consiglio di Cannibal: ecco a voi la fordianata DEFINITIVA
Pain & Gain - Muscoli e denaro, un film di Michael Bay con Mark Wahlberg e soprattutto Dwayne “The Rock” Johnson?
Ma questo non è un film. È un sogno di Ford che si materializza davanti a noi. Già super floppone dell’estate americana, si prepara a passare pure in Italia senza lasciare alcun segno. Se non per Ford che è già pronto a eleggerlo come suo film dell’anno, forse a nominarlo anche suo film preferito di tutti i tempi, nonché modello esistenziale assoluto.
Per tutti noi persone (più o meno) normali, meglio invece girare al largo da questa orripilante parata tutta muscoli e zero cervello. E zero cinema.
Il consiglio di Ford: ecco a voi la tamarrata dell'estate!
Ogni estate che si rispetti ha la sua porcata musicale o cinematografica tamarra oltre misura che non riusciamo proprio a detestare, pronta ad insinuarsi nelle nostre vite e a diventare una sorta di istantanea di ricordi pronti a nascere e morire su una spiaggia.
Una specie di Danza Kuduro, insomma, che in questo caso mi regala la presenza in stereo di Marc Wahlberg e The Rock, due dei bistecconi più amati al Saloon.
Inutile dire che sarò in prima fila per schiaffarmelo il prima possibile, con il cervello spento ed il testosterone a mille alla facciazza di quel pusillanime di Peppa Kid.

"Guida Ford!? Ma non fatemi ridere!"

Facciamola finita di Evan Goldberg, Seth Rogen


Il consiglio di Cannibal: Ford, falla finita!
Se tutti i film fossero delle robe come Pain & Gain, uno spot al fordismo più sfrenato, ci sarebbe davvero da farla finita. Per fortuna così non è e qualche piacevole sorpresa ogni tanto arriva anche. Una di queste potrebbe essere Facciamola finita, esordio alla regia in co-abitazione con Evan Goldberg per lo spassoso Seth Rogen, un comico americano snobbatissimo in Italia ma che incredibilmente riesce a far ridere sia il sottoscritto Cannibal che quel musone di Ford. L’apocalittica pellicola comedy è la storia di un gruppo di VIPs nella parte di loro stessi (tra cui Rihanna, Emma Watson, Channing Tatum, lo stesso Seth Rogen e molti altri) che, durante un party a casa di James Franco, si ritrovano nel bel mezzo della fine del mondo…
Facciamola finita con le schifezze sponsorizzate da Ford e godiamoci questa spassosa apocalisse!
Il consiglio di Ford: la faccio finita con il Cannibale, a suon di bottigliate!
Film che promette di essere un vero spasso, una cosa a metà tra l'approccio di Edgar Wright e Judd Apatow che ho come l'impressione riuscirà a mettere d'accordo perfino lo scatenato Ford ed il fighetto Cannibal, quasi riuscisse a concentrare le loro opposte visioni del mondo in un'unica, grande, mitica festa da apocalisse globale totale.
Dunque, per una volta, apriamo i cancelli e buttiamoci senza ritegno!

"Stiamo attenti, quello è il Cannibale, mica una persona normale!"

The Lost Dinosaurs di Sid Bennett


Il consiglio di Cannibal: Ford l’abbiamo perso già da un pezzo…
The Lost Dinosaurs?
Cos’è? Un documentario su Ford e sui suoi artisti preferiti, quei dinosauri di Bruce Springsteen e dei Kiss?
Pare di no, per fortuna, però potrebbe essere qualcosa di quasi ugualmente inquietante. Un nuovo film avventuroso alla Jurassic Park di cui non si sentiva (non io, almeno) un gran bisogno. Unico elemento che potrebbe rappresentare una variante positiva rispetto al solito è il fatto che provenga dalla Gran Bretagna, e quindi non è la solita americanata. Anche se lo sembra…
Il consiglio di Ford: dopo la lezione che riceverà dal sottoscritto alla prossima Blog War, sarà difficile ritrovare il Cannibale...
Onestamente non ho mai amato il genere dinosauri, nonostante consideri Jurassic Park ed i suoi sequel un buon giocattolone d'intrattenimento: dunque questa sorta di sua versione anglosassone non mi ispira granché, a meno che tra i protagonisti non vi sia un certo Marco Goi destinato a venire braccato da un qualche mostro pronto a trasformarlo nella portata principale della sua cena.
Ma non credo che un prodotto così interessante esista, purtroppo.

Un'istantanea di Peppa Kid con due coetanei di Ford.

Alex Cross di Rob Cohen


Il consiglio di Cannibal: meglio Alex Del Piero, vero Ford?
Ed ecco un’altra americanata. Visto che Michael Bay non bastava, ritorna anche Rob Cohen, il regista del primo Fast & Furious, di xXx e di altre tamarrate. Pur essendo incentrato sulla figura del detective Alex Cross, già portato sullo schermo da Morgan Freeman ne Il collezionista e Nella morsa del ragno, qui mi sa che più che di fronte a un thriller ci troveremo davanti un action trash di quelli perfetti per il mio blogger rivale. Ovvero: si rivelerà una porcheria. Ma che dico? Una forderia!
Il consiglio di Ford: meglio l'uccellino, vero Cucciolo Eroico?
Filmaccio action mascherato da thriller che si prospetta come una vera e propria tamarrata di quelle che al Saloon vengono sempre buone, soprattutto in questa stagione da neuroni - e non solo - in vacanza.
Peccato che venga in una settimana insolitamente ricca di proposte, e dunque scenda al terzo posto: ma certo non me lo farò mancare, da buon, vecchio Expendable.

"E va bene, mi arrendo: Lost è finito e non cercherò più di tornare a forza sull'isola!"

mercoledì 9 gennaio 2013

Goon

Regia: Michael Dowse
Origine: USA, Canada
Anno: 2011
Durata: 92'




La trama (con parole mie): Doug Glatt, da sempre e per vocazione un buttafuori pronto a menare le mani per proteggere chi ne ha bisogno considerato alla stregua di un illegittimo dai genitori che lo vorrebbero medico come il fratello, dopo aver messo KO un giocatore di hockey nel corso di una partita - e da spettatore - viene ingaggiato dalla squadra della sua cittadina nel ruolo di picchiatore sul campo in difesa dei compagni più esposti ai duri colpi degli avversari.
La sua abilità lo porta ad un cambio di team e all'arrivo nella squadra degli Halifax Highlanders, compagine canadese che ha nel fuoriclasse Xavier LaFlamme il suo asso, rimasto così sconvolto da un colpo proibito subito in partita tre anni prima da essersi completamente perso in se stesso.
L'arrivo di Doug tra gli Highlanders riuscirà a scatenare di nuovo il furore agonistico dei suoi componenti, pronti a lottare in tutti i modi per raggiungere i playoff del campionato: Glatt scoprirà così che il suo talento nel rifilare cazzotti così forti da far sembrare i pugili professionisti dei bambini dell'asilo può davvero cambiare le cose, anche quando di fronte si troverà Ross Rhea, responsabile del crollo di LaFlamme.




A volte capita che film senza alcuna pretesa o velleità artistica riescano a riscaldare i cuori del pubblico come mai sarebbero capaci di fare pellicole d'autore dai significati profondi e dalla tecnica sopraffina: credo che l'origine di questo fenomeno sia da ricercare principalmente nel fatto che il mio tanto amato panesalamismo, a volte, diviene un vero e proprio toccasana quando si ha voglia di perdersi dietro a vicende che, in un modo o nell'altro - e anche per la loro casereccia realizzazione - finiscono per diventare assolutamente più verosimili di episodi sicuramente più eclatanti rispetto alla Storia della settima arte.
E' il caso di Goon, film firmato da Michael Dowse - già passato dalle parti del Saloon con Take me home tonight - che mescola gli elementi tipici della pellicola di matrice sportiva - cameratismo, spirito di squadra, voglia di vincere nel senso positivo del termine - al Cinema di botte tamarro figlio degli eighties, senza dimenticare un'altra grande eredità di un decennio decisamente caro al regista - così come al sottoscritto -, l'elogio degli outsiders e dei potenziali perdenti, dei losers carichi dello spirito dei Goonies o del Daniel-san di Karate kid.
Il tutto inserito nella cornice certo non morbida dell'hockey, uno sport con i controcazzi in cui ci si picchia effettivamente come fabbri - nonostante l'ovvia esagerazione mostrata nel corso della pellicola - e che ricordo con piacere fin dai tempi delle medie, quando mi capitava di andare con i compagni di scuola il sabato pomeriggio a pattinare sul ghiaccio e qualche volta a metà settimana con mio padre a seguire le partite dei Devils - se non sbaglio si chiamavano così - di Milano.
L'approccio della sceneggiatura - scritta, tra gli altri, anche dal coprotagonista Jay Baruchel - è invece quello della commedia in pieno Apatow-style, sboccata e tamarra, in grado di toccare temi assolutamente profondi come la Famiglia, l'Amore e l'Amicizia senza mai dimenticare quel sano carico di volgarità mai davvero volgare buona giusto a scandalizzare i consueti spettatori dalla puzza sotto il naso e una bella scopa lunga infilata su per il culo: per il resto tutto il peso della vicenda poggia sulle spalle di un sempre approvatissimo  - nonchè fordiano onorario - Seann William Scott, che sfodera uno dei suoi personaggi migliori dai tempi de Il tesoro dell'Amazzonia ed almeno un paio di perle stratosferiche sul campo di gioco - il disco da hockey preso di faccia, pura fantascienza, è già un piccolo cult della tamarrata -, un combattente assolutamente privo di talento ma irresistibile per quanto riguarda il carisma "buono" in grado di cambiare volto ai suoi compagni negli Highlanders, spinto anche dalla verve quasi grottesca del suo migliore amico Pat - il Jay Baruchel citato poco sopra -. Ad aiutarlo nell'impresa un rivale destinato a diventare il suo "gemello" - l'asso in declino Xavier Laflamme - ed una nemesi che rappresenta, in qualche modo, un involontario mentore dello stile di gioco di Doug "il teppista", il cazzutissimo Ross Rhea - cui presta volto e massa un Liev Schreiber che pare finalmente aver trovato la sua dimensione migliore con charachters massicci e tendenzialmente minacciosi -, primo a concedere al nostro protagonista l'onore ed il riconoscimento che di fatto non aveva mai avuto così come ad indicargli la via per il suo futuro da combattente, più che da giocatore di hockey.
Certo, non aspettatevi chissà quale visione rivoluzionaria: la sceneggiatura è telefonatissima fin dal principio, le evoluzioni prevedibili, i sentimenti ed il messaggio assolutamente di grana grossa: eppure - e parlo soprattutto per il pubblico maschile o per chi ha una certa familiarità con lo spirito da tifoso - sarà impossibile non esaltarsi con le imprese di Doug Glatt, gladiatore sui pattini da ghiaccio e cuore di una squadra persa dietro a problemi personali ed individualità, simbolo di quanto, a volte, in una squadra sia fondamentale lo spirito di chi non avrà i numeri, ma un ideale puro, due palle d'acciaio e pugni che fanno proprio male.
Onestamente, a vedere Doug schizzare sul campo pronto a togliersi le protezioni e cominciare una bella, robusta e sana scazzottata, viene proprio voglia di dare una pacca sulla spalla a questo ragazzone nato per menare le mani e sorridere di fronte alla sua purezza d'animo, decisamente più coinvolgente, umana e rassicurante dei cervelli allenati a suon di nozioni dei suoi stessi miopi genitori.
Caro Glatt, qui al Saloon siamo tutti orgogliosi di te.


MrFord


"Sempre lì
lì nel mezzo
finchè ce n'hai stai lì
una vita da mediano
da chi segna sempre poco
che il pallone devi darlo
a chi finalizza il gioco
una vita da mediano
che natura non ti ha dato
nè lo spunto della punta
nè del 10 che peccato."
Ligabue - "Una vita da mediano" -



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