sabato 5 aprile 2014

Lovelace

Regia: Rob Epstein, Jeffrey Friedman
Origine: USA
Anno: 2013
Durata: 93'




La trama (con parole mie): la storia del tormentato rapporto tra Linda Lovelace, che all'inizio degli anni settanta divenne la prima, vera, indiscussa regina del porno ed il suo primo marito Chuck, che la lanciò nell'industria per poi sfruttarla ed abusare di lei fino a sfociare nella violenza domestica fisica e psicologica. Dalla ribalta della cronaca ed il rapporto con i grandi nomi del settore come Hugh Hefner fino ai drammi vissuti tra le mura di casa di una ragazza cresciuta troppo in fretta e gettata in pasto ad un sogno trasformatosi giorno dopo giorno in un incubo che finirà per combattere per tutta la sua vita.






Penso che quasi tutti i maschi sopra i trenta conoscano, almeno per sentito dire, Linda Lovelace.
La prima grande superstar femminile del porno - seppur d'autore -, che precorse i tempi delle Jenna Jameson degli anni a venire, infatti, è indissolubilmente legata alla fama di Gola profonda, titolo che nella prima metà degli anni settanta riscosse un successo clamoroso diventando un cult non solo del porno stesso, ma anche del Cinema d'essai, e che con il tempo ha finito per essere spesso e volentieri ripescato ed omaggiato, fino a giungere alla distribuzione nella sua versione integrale non troppe stagioni or sono in occasione dell'uscita del documentario realizzato proprio attorno alla costruzione, per l'appunto, di Deep throat - decisamente più evocativo rispetto alla traduzione italiana -.
Personalmente, ricordando le visioni di quest'ultimo e dell'originale, ero piuttosto curioso in merito al biopic dedicato all'attrice, interpretata per l'occasione da Amanda Seyfried, per la quale ho avuto un debole dai tempi del confronto - per il sottoscritto vinto a mani basse - con Megan Fox in Jennyfer's body - e nonostante il paragone con la Linda Lovelace nel periodo della sua notorietà attoriale non sia neppure da immaginare -.
Purtroppo, però, nonostante ottimi spunti di partenza, un'ambientazione seventies di quelle che piacciono tanto da queste parti e tematiche decisamente importanti - la violenza sulle donne soprattutto tra le mura della propria casa ed il loro sfruttamento all'interno dell'industria del porno, contro cui si battè fino alla morte proprio la fu protagonista di Gola profonda -, Lovelace non riesce ad incidere e fare breccia nel pubblico, complici una sceneggiatura decisamente troppo sbrigativa ed un carattere non pervenuto, che danno il sapore della produzione televisiva - seppure di lusso - più che della grande epopea biografica cinematografica: in questo senso siamo più dalle parti del poco riuscito Jobs piuttosto che dello splendido Behind the candelabra, nonostante le premesse per rendere Lovelace una piccola chicca per appassionati e non solo ci fossero tutte, dal cast - la già citata Seyfried, Peter Sarsgaard, James Franco, il caratterista esperto Robert Patrick ed una quasi irriconoscibile Sharon Stone - al fascino di un'epoca tra le più celebrate dalla settima arte.
Perfino negli States, dove la Lovelace gode di una fama certo maggiore rispetto alla Terra dei cachi, il lavoro firmato da Epstein e Friedman si è rivelato un pesante flop al botteghino, ennesima conferma di una mancanza di spessore incapace di ascriverlo non solo alla lista degli eventuali cult, ma anche a quella dei blockbuster di grana grossa buoni per il grande pubblico, che nel caso dei biopic finiscono per godere di una buona tradizione di successi giocata sulle vicende reali narrate e sul passaparola del pubblico stesso.
Pensando, dunque, al genere di Gola profonda e al mondo che inghiottì e risputò la protagonista, l'associazione più immediata che si possa avere rispetto a questo Lovelace è di un porno da "una sega e via" con l'avanti veloce oppure di un prodotto soft con una storia interessante ma poco coraggioso quando si tratta di "andare al sodo": non un brutto film, o qualcosa che possa davvero far gridare allo scandalo, ma neppure una pellicola in grado di rimanere impressa nella memoria dell'audience, o rendere giustizia alla memoria di Linda Lovelace, sia come simbolo di un genere, sia - e soprattutto - come donna che fu una vittima e che, con grande fatica, finì per lottare in modo che la dignità di altre non subisse lo stesso trattamento della sua, in amore e sullo stage, fino alla morte.



MrFord



"La chiamavano bocca di rosa 
metteva l'amore, metteva l'amore, 
la chiamavano bocca di rosa 
metteva l'amore sopra ogni cosa."

Fabrizio De Andrè - "Bocca di rosa" - 






venerdì 4 aprile 2014

Dieci pensieri per il sesto giro di Pensieri Cannibali

La trama (con parole mie): oggi si celebra un avvenimento importante per la blogosfera. Sei anni fa, infatti, per mia disgrazia - anche se, ai tempi, il Saloon era ancora meno di un'idea - quello scellerato di Marco Goi, meglio noto come Cannibal Kid, dava il via a quello che ora - sempre per mia e anche vostra, cari lettori, disgrazia - è diventato uno dei più importanti blog legati al Cinema - e non solo - in Italia.
Dato che in questi giorni si è parlato di organizzare qualcosa per i festeggiamenti, da buon nemico non potevo tirarmi indietro dalla partecipazione. Ed ecco quello che ne è uscito.





Negli ultimi tempi, al mio storico rivale qui nella blogosfera, nemesi del fordismo e di tutto quello che è pane e salame, è presa la mania delle liste, e dunque abbiamo assistito - e partecipato, in alcuni casi - alle carrellate legate ai titoli che più il delicato Peppa Kid ha amato, odiato, seguito, nascosto per darsi un tono.
Dunque ho deciso, per festeggiare come si deve il suo sesto bloggheranno, di dedicargli una top ten a mia volta, considerato quanto poco "social" è il vecchio cowboy e che non ci sarebbero state possibilità concrete di trasferire i brindisi su Twitter, Facebook e chi più ne ha, più ne metta.
La selezione dei dieci film, però, sarà un pò particolare, dato che, da buon nemico, non potevo certo comporre una "playlist" cinefila con proposte pronte a solleticare il palato da radical chic del mio rivale: dunque, nella speranza di fargli andare di traverso un pezzo di fetta di torta o un sorso di qualsiasi robetta annacquata sia abituato a bere, concentrerò la mia attenzione su una manciata di film pronti a fargli venire la pelle d'oca. E non in senso buono.
Ecco dunque che, con grande gioia, inauguro ufficialmente la lista dei dieci film anti-Cannibal.
Auguri, caro il mio miglior nemico. E cento di questi film.


10. AFTER EARTH di M. Night Shyamalan


Shyamalan, che ai tempi del suo esordio stupì con Il sesto senso e fino a The village parve perfino essere un regista interessante, ha regalato negli ultimi anni più di un titolo finito nella top ten del peggio dell'anno compilata dal mio rivale. Per rincarare la dose, ho deciso di scegliere il suo lavoro più recente, impreziosito dalla presenza della parte maschile della dinastia Smith.

9. COBRA di George P. Cosmatos


Non poteva mancare, in una lista anti-Cannibal, l'idolo fordiano per eccellenza Sylvester Stallone in compagnia del suo labbro mobile: dato che alcuni dei film con protagonista il buon Sly, in realtà, hanno finito per soddisfare anche il mio rivale, ho deciso di optare per uno di quelli che, senza dubbio, lascerebbero sconvolto il suo animo da piccola protagonista di Hunger Games: Cobra.

8. SENZA ESCLUSIONE DI COLPI di Newt Arnold


Altro giro, altro idolo fordiano pronto a rifilare un paio di calci rotanti al Cucciolo Eroico.
Dopo Stallone, anche Van Damme si aggiunge ai festeggiamenti con uno dei suoi film più rappresentativi: botte da orbi, trama risibile, allenamenti buoni giusto per esaltare i tamarri della mia risma. Insomma, tutto confezionato ad arte per irritare il più fighetto tra i blogger cinefili.

7. L'IMPLACABILE di Paul Michael Glaser


Non c'è due, senza tre: Sly e JCVD alle spalle, ecco irrompere alla sua maniera in questa lista Schwarzenegger, simbolo di uno stile di vita - e politico - quanto mai lontano da quello del Cannibale, che ovviamente non poteva mancare nella selezione giusta per annichilirlo. Fino all'ultimo sono stato indeciso se inserire Conan, ma alla fine ho optato per il divertentissimo L'implacabile, che devo aver visto un paio di centinaia di volte e che, se non ricordo male, lui non ha mai visto. Potrebbe rimediare proprio per l'occasione.

6. VALHALLA RISING di Nicolas Winding Refn


Tra i pochi registi in grado di mettere d'accordo il sottoscritto ed il suo rivale numero uno troviamo Nicolas Winding Refn, che solo in un caso riuscì a portare toni degni della miglior Blog War: si trattava di Valhalla rising, applaudito come un cult visionario qui al Saloon e come uno dei film più noiosi della Storia dalle parti del mio antagonista. Inutile dire che Mads Mikkelsen, uno degli idoli fordiani, non poteva mancare per rendere più ricco il piatto odierno.

5. WAR HORSE di Steven Spielberg


Cavallo goloso War horse è senza dubbio - anche per il vecchio Ford, inutile negarlo - uno dei film peggiori mai confezionati da Spielberg: ricordo con enorme piacere la sofferenza che costò al Cannibale scrivere a proposito di questo polpettone, che diviene dunque una delle portate principali di questo banchetto da cerimonia. 

4. LE STREGHE DI SALEM di Rob Zombie


Rob Zombie, idolo di casa - almeno fino a questo film - al Saloon e molto poco digerito su Pensieri Cannibali, ha realizzato il suo Capolavoro - al contrario, ovviamente - con Le streghe di Salem, divenuto immediatamente uno scult vero e proprio agli occhi di Cannibal. Considerato l'effetto prodotto sul mio rivale ai tempi della visione, non potevo non portarlo a ridosso del podio.

3. CLOUD ATLAS di Andy e Lana Wachowsky e Tom Tykwer


Il numero uno del peggio Cannibale 2013, film che da queste parti si è amato molto, per durata, tematiche ed irritazione suscitata nel mio antagonista meriterebbe una reiterata visione dello stesso fino allo sfinimento, con tanto di continue apparizioni di Tom Hanks a rendere la medicina ancora più amara.

2. AVATAR di James Cameron


Probabilmente uno dei registi più detestati dal Kid è James Cameron, pioniere con i suoi Terminator ed affermatosi affondando il Titanic, che con Avatar confezionò il primo, grande evento - in termini di effetti speciali, impatto sul pubblico, sensazioni - della seconda decina degli anni zero.
Ovviamente, io lo adorai, e il Cannibal lo detestò. Parecchio.
Ovviamente, eccolo qui a rendere omaggio al mio rivale.

1. THE TREE OF LIFE di Terrence Malick


Come coniglio preso dal cilindro e numero di prestigio per il finale ho deciso di puntare su The tree of life, cosiddetto Capolavoro di Terrence Malick.
E per quale motivo, voi direte, dato che si tratta di uno dei titoli più amati da Cannibal Kid negli ultimi anni!?
Principalmente perchè è stato uno dei fulcri della nostra rivalità, uno degli spartiacque principali dei conflitti in campo cinematografico che abbiamo portato avanti fin dalla sua uscita, e non ultimo perchè spero, in tutta onestà, che un giorno il mio miglior nemico possa rendersi conto di quale enorme, clamorosa, inequivocabile pippa sia.



MrFord




giovedì 3 aprile 2014

Thursday's child


La trama (con parole mie): finalmente ci siamo. Dopo un inizio duemilaquattordici all'insegna di un'insolita serie di titoli in grado di metterci d'accordo, io ed il mio rivale Cannibal Kid siamo giunti al giro di boa dell'anno, il momento che ci permetterà di tornare agli antichi fasti e sfoderare una nuova serie di sanguinose Blog Wars. Di cosa stiamo parlando? Ma dell'uscita del nuovo film di Lars Von Trier, ovviamente!ù


"Un altro film di Von Trier non lo voglio vedere! Neanche se mi leghi al divano, Cannibal!"

Nymphomaniac di Lars von Trier


Il consiglio di Cannibal: io sono un Larsmaniac, Ford è solo un maniac
Nymphomaniac è uno dei film evento dell’anno. Perché?
Perché è il nuovo lavoro di Lars von Trier? Perché è una pellicola doppia? Perché è un film sul sesso che farà discutere parecchio?
Per tutti questi motivi, certo, ma soprattutto perché è la pellicola destinata a far riesplodere, più feroce che mai, la rivalità tra me e Ford. Una rivalità sopita negli ultimi tempi. Ce la farà a dividerci nuovamente?
Per seguire l’evento non è necessario essere iscritti a Facebook, basta guardare il doppio film e rimanere sintonizzati sui nostri blog. A Nymphomaniac Pensieri Cannibali dedicherà ben 3 post, ma non ne escludo un quarto soltanto per ribattere a tutte le strunzate che saranno probabilmente scritte su di esso da WhiteRussian.
Il consiglio di Ford: Cannibal è delicato come una ninfa, mentre Von Trier è senza dubbio un maniac.
Nymphomaniac è uno dei film evento dell'anno. Senza ombra di dubbio.
E lo attendo, probabilmente, con la stessa esaltazione del mio rivale.
Questo perché, probabilmente, con l'ultimo doppio lavoro di Von Trier la rivalità messa a tacere in questi mesi dal Wolf, Her, True detective e Snowpiercer - solo per citarne alcuni - troverà di nuovo una sua prepotente voce, e tutti voi potrete gioire mentre torneremo a scannarci selvaggiamente.
Senza contare che non vedo l'ora di massacrare quello che si prospetta come un gran, bel cumulo di merda.

"Un altro film di Von Trier!? Nooooo!"
Divergent di Neil Burger


Il consiglio di Cannibal: scommetto che il parere mio e quello di Ford saranno divergenti
Divergent è il nuovo Hunger Games?
Speriamo di sì, anche perché così, oltre a Nymphomaniac, questa settimana ci potremmo ritrovare con un altro film in grado di dividere alla grande la mia opinione da quella di Ford. Finalmente!
Divergent ha tutte le carte in regola per essere una roba teen fantasy di buon livello, negli USA questa nuova saga è già partita con ottimi incassi, la colonna sonora electro hip-hop è decisamente cool e il cast capitanato dalla promettente Shailene Woodley ma in cui si segnala pure la veterana Kate Winslet è di buon livello. Gli ingredienti per una cannibalata clamorosa in arrivo sembrano quindi esserci tutti, alla faccia di Ford. Però certo, lo si può capire: lui che va ad Amici di Maria de Filippi è troppo grande per queste robe teen uahahah!
Il consiglio di Ford: divergent, ovvero il ritorno dell'antica rivalità tra Ford e Cannibal.
Questa settimana ci sarebbero da fare salti di gioia.
Non tanto per i film proposti, che probabilmente regaleranno alcuni dei momenti peggiori per il sottoscritto di questa prima parte dell'anno, quanto per la quasi certa divergenza d'opinioni che investirà me e Peppa Kid non solo per quanto riguarda Von Trier, ma anche per l'ennesima robetta teen che dopo Hunger games, Shadowhunters e Cucciolo eroico alla riscossa probabilmente metterà alla prova la mia pazienza.
Meglio così. Almeno non dovrò essere più d'accordo con il mio acerrimo nemico.

"Sei sicura di voler entrare in quella sala? Proiettano il nuovo film di Lars Von Trier!"
Ti ricordi di me? di Rolando Ravello


Il consiglio di Cannibal: no, non mi ricordo di te
Un altro film con Ambra Angiolini?
Ma basta! In Italia c’è davvero gente convinta che sia una brava attrice?
Mi correggo: c’è davvero gente convinta che sia un’attrice?
Al massimo può ambire al ruolo di parodia di un’attrice seria, un po’ come io sono la parodia di un blogger cinematografico serioso alla MrFord.
Il consiglio di Ford: spero di non avere motivo per ricordarmene.
Ancora Ambra? Sul serio?
A questo punto ci manca solo di ritrovarla nel secondo capitolo di Nymphomaniac per girare il coltello nella piaga!

"Ma tu ci hai capito qualcosa di 'sto film di Von Trier!?" "No, ma non preoccuparti. Non ci capisce nulla neanche lui!"
Nottetempo di Francesco Prisco


Il consiglio di Cannibal: potrei vederlo, ma giusto durante una notte insonne
Problemi di insonnia?
WhiteRussian e i suoi soporiferi consigli cinematografici non vi bastano più?
In vostro soccorso arriva il prezioso cinema italiano, capace di sfornare pellicole utili sempre utili. Almeno per chi vuole farsi una bella dormita. Tra le uscite nostrane della settimana, questo notturno Nottetempo comunque non sembra nemmeno tanto malvagio e poi è un’occasione per rivedere la promettente Nina Torresi, attrice rivelazione de La bellezza del somaro. Nonostante la sua presenza, non posso però escludere che il film sia a rischio sbadiglio.
Il consiglio di Ford: nottetempo, ormai, preferisco dormire. Il Fordino si alza presto.
Come se non bastasse Maniac Von Trier condito da robette teen, ecco che il Cinema italiano, dopo Ambra, piazza un grosso calibro da sonno profondo, che non credo proprio mi disturberò a guardare, considerati i recuperi ed il tempo da dedicare all'amichetto danese del Cucciolo.

"Quello laggiù che si tocca di continuo è Lars Von Trier. Stagli alla larga, è un vero maniac!"

Il pretore di Giulio Base


Il consiglio di Cannibal: Ford, il pretone
Per quanto possa provare simpatia per Francesco “dai dai dai” Pannofino, per un film del genere difficilmente potrei provare simpatia. Già dal trailer sembra una commedia fatta con l’unico scopo di non far ridere. Come le battute di Ford. L’unica che mi ha fatto ridere è quando ha detto che partecipava ad Amici di Maria de Filippi.
Ah, quella non era battuta?
Il consiglio di Ford: Cannibal, il pirlone.
Non c'è due senza tre, per la settima arte nostrana. E non c'è due senza tre neanche per me. Nonostante il simpatico Pannofino, non perderò neanche tempo a parlare troppo male di un film che non mi sognerò neppure di far guardare al mio acerrimo e ritrovato nemico.

"Von Trier mi aveva chiesto di recitare completamente nudo con il ventaglio in mano, così gli ho suggerito dove poteva andare a cercare conforto."
Father and Son di Hirokazu Koreeda

Il consiglio di Cannibal: attenti che sta per arrivare Ford and Son, il primo blog scritto dal Fordino
È da un po’ che su Pensieri Cannibali non si parla di cinema giapponese, ma tranquilli perché nei prossimi giorni vi segnalerò un nippo-movie come si deve, a cui a breve si potrebbe aggiungere magari pure questo Father and Son. Sperando sia un drammone intimista di quelli belli, e non una roba stracciapalle di quelle che piacciono tanto a MrJamesLacrimaFacileFord.
Il consiglio di Ford: Cannibal and Ford, di nuovo nemici.
Il Cinema giapponese, nel corso degli anni, è stato uno tra i più amati dal sottoscritto, dai tempi di Kurosawa fino a Kitano, senza dimenticare l'animazione. Onestamente nutro qualche dubbio a proposito di questo Father and son, che comunque potrebbe rivelarsi come la rivelazione d'autore della settimana.
La certezza, invece, è che ci sarà da ridere confrontando le recensioni di White Russian e Pensieri cannibali di Nymphomaniac.

"Figliolo, non accettare mai le caramelle da Lars Von Trier."

mercoledì 2 aprile 2014

Snowpiercer

Regia: Joon Ho Bong
Origine: Corea del Sud, USA, Francia, Rep. Ceca
Anno: 2013
Durata: 126'




La trama (con parole mie): in un prossimo futuro i governi del mondo, messi in ginocchio dal riscaldamento globale, appoggiano un piano di raffreddamento della Terra che provoca una catastrofe climatica degenerando in una sorta di nuova era glaciale, uccidendo la maggior parte degli abitanti del pianeta. I sopravvissuti, riparatisi all'interno di un treno speciale in viaggio continuo attraverso il mondo intero, sono divisi in classi sociali ben definite legate alla posizione dei vagoni: dalla locomotiva abitata dal dominatore assoluto Wilford alla coda con i reietti della società, costretti a vivere al servizio dei potenti e cibarsi di sole gelatine proteiche ricavate dagli insetti.
Curtis, a capo di un gruppo di ribelli dell'ultima vettura, a seguito dell'ennesimo sopruso decide così di dare il via ad una rivolta che dovrebbe riportare l'equilibrio all'interno del convoglio.







E così, anche Joon Ho Bong, probabilmente il più grande regista sudcoreano vivente, in grado di superare ben più noti colleghi come Park Chan Wook e Kim Ki Duk ed autore di perle assolute come The host, Memories of murder e Mother, è caduto.
Qui al Saloon, fin dalla sua apertura, non si sono risparmiate bottigliate neppure per gli idoli, quando è stato il tempo di sfoderare i colpi più duri che il bancone richiedeva, ma mai e poi mai mi sarei aspettato che a tradire gli ideali fordiani sarebbe stato uno dei cineasti più interessanti e di talento che mi sia capitato di seguire nel corso delle ultime stagioni, il cui ultimo lavoro, questo Snowpiercer, era tra i più attesi dal sottoscritto per la prima parte dell'anno: dunque, dopo i già citati Kim Ki Duk - preso dai suoi deliri di onnipotenza - e Park - snaturato definitivamente e perduta tutta la forza degli inizi con l'ultimo, radical e freddo Stoker - anche Bong segna il passo, schiacciato da una produzione colossale che porta l'uomo dietro la macchina da presa dalle parti del già visto e sentito, sfornando un blockbusterone che sarà pure d'autore a livello tecnico ma che, oltre a non inventare nulla, risulta noioso, decisamente troppo lungo ed appesantito da parentesi al limite del grottesco - la sequenza nella scuola del treno - ed un finale che potrei addirittura definire ridicolo.
Pescando, dunque, da un immaginario distopico già noto sia in Letteratura che al Cinema, da 1984 a V per vendetta, si finisce purtroppo per sfociare in una sorta di versione molto action e videoludica - la struttura a vagoni ricorda quella a quadri dei games anni ottanta - del bolsissimo Cosmopolis targato Cronenberg, mostrando quella che dovrebbe essere una critica sociale feroce come fosse la più banale delle epopee tipiche degli eroi Expendables del sottoscritto ai loro tempi d'oro.
Gli spunti non mancano, eppure tutta la meraviglia e l'aspettativa costruita da una campagna pubblicitaria che addirittura accostava questo Snowpiercer a cose come Blade runner - e bisogna proprio averne, di fantasia, oltre che di coraggio! - finisce per spegnersi in un susseguirsi di scontri che paiono decisamente slegati l'uno dall'altro e sfruttati soltanto per portare in scena l'ottima fotografia e l'occhio esperto dell'autore culminati con uno spiegone da trituramento di cosiddetti del "bad guy" Ed Harris che dovrebbe essere il fulcro della riflessione sulla decadenza dei governi e dei cosiddetti rivoluzionari e ben rappresentato dalla statica inespressività di Chris Evans, che mostra le stesse doti attoriali di una parete di cemento armato.
Non combina tanto di più il resto del cast, da una troppo gigioneggiante Octavia Spencer all'anonimo Jamie Bell, senza dimenticare John Hurt ridotto ad una macchietta insieme alla componente coreana del gruppo di ribelli protagonisti e all'insopportabile Tilda Swinton, che vorrebbe passare per cattiva cult ma finisce per suonare più come una caricatura involontaria: un esperimento fallito su tutti i fronti, che senza dubbio, per il momento, guadagna la posizione di titolo più deludente di questa prima parte di duemilaquattordici, tanto da farmi rimpiangere quello che è il film "a livelli" più importante del passato recente - quel gioiellino di The Raid: redemption, pronto al solo pensiero ad alimentare l'attesa per l'imminente sequel - e classici sulle rotaie come A trenta secondi dalla fine, decisamente più interessanti sia per costruzione che per tensione mantenuta ad un livello decisamente più alto di quello proposto da Bong in questo caso.
Una ferita destinata a lasciare il segno nella mia memoria di spettatore per molto tempo, ennesima conferma del male che la majors e le grandi produzioni riescono a fare all'opera di registi abituati ad avere completa libertà espressiva, letteralmente masticati e risputati dalla grande macchina del blockbuster multimilionario: mi dispiace davvero per Bong, che spero torni presto nella più accogliente Corea per realizzare qualcosa dallo spirito più vicino ai suoi precedenti lavori, evitando così di deragliare in un mondo dal bagliore accecante ma dominato dalla prospettiva non proprio da sogno di finire sbranato dai predatori di turno.
E non me ne vogliano gli orsi polari.



MrFord



"Ma a noi piace pensarlo ancora dietro al motore 
mentre fa correr via la macchina a vapore 
e che ci giunga un giorno ancora la notizia 
di una locomotiva, come una cosa viva, 
lanciata a bomba contro l' ingiustizia, 
lanciata a bomba contro l' ingiustizia, 
lanciata a bomba contro l' ingiustizia!"

Francesco Guccini - "La locomotiva" -





martedì 1 aprile 2014

Prova a prendermi

Regia: Steven Spielberg
Origine: USA
Anno: 2002
Durata: 141'




La trama (con parole mie): siamo sul finire degli anni sessanta in una cittadina dello Stato di New York, quando Frank Abagnale Jr, ad appena sedici anni, fugge di casa sconvolto per la separazione dei suoi genitori. Sfruttando un talento ed una prontezza di spirito fuori dal comune, il ragazzo viaggerà negli States e in tutto il mondo per quasi quattro anni, fingendosi un pilota di linea, un medico ed un avvocato, affinando l'abilità di emettere assegni fasulli arrivando a truffare il governo USA per una cifra superiore ai quattro milioni di dollari. Carl Hanratty, un agente dell'FBI al lavoro nella sezione antifrode, assume l'incarico di catturarlo, iniziando di fatto una sfida a due che renderà il loro rapporto più simile a quello che è mancato ad entrambi tra padre e figlio.






Questo post partecipa alla giornata della truffa organizzata dai cinefili della blogosfera per festeggiare il pesce d'aprile.



Steven Spielberg, uno dei registi simbolo del Cinema made in USA, responsabile, di fatto, di aver influenzato almeno una generazione di spettatori e cineasti, ha avuto fortune alterne - soprattutto ultimamente - qui al Saloon, passando dalle celebrazioni per classici intramontabili come Lo squalo alle bottigliate per i recenti War horse e Lincoln: da tempo, però, aspettavo l'occasione giusta per scrivere la mia a proposito di quello che ritengo sia il suo miglior lavoro, considerando gli ultimi quindici anni di produzione circa, Prova a prendermi.
Occasione giunta prontamente grazie a questo primo aprile festeggiato da noi cinefili della blogosfera.
Tratto dall'autobiografia del protagonista Frank Abagnale Jr, uno dei più dotati e talentuosi truffatori della Storia americana, e presentato con l'eleganza ed il ritmo dei classici anni cinquanta e sessanta - a partire dai fenomenali titoli di testa -, il lavoro del buon Steven è un esempio perfetto di tecnica e voglia di raccontare una storia, in grado di tirare fuori il meglio sia dal come sempre ottimo Leonardo Di Caprio che dall'altrettanto spesso e volentieri detestato Tom Hanks.
La cosa più interessante, però, di questo gioiellino, andando oltre al cast - curiose le presenze delle allora semisconosciute Amy Adams ed Ellen Pompeo -, la fotografia da manuale, la sceneggiatura ad orologeria, il ritmo trascinante, è legata alla "truffa" presente dietro l'ossatura dell'opera, mascherata da crime movie d'inseguimento quasi slapstick eppure legata ad una delle tematiche più care al sottoscritto: il rapporto tra padri e figli.
Dall'ammirazione che lega il giovanissimo Frank - un talento puro come ne nascono pochi ogni secolo, per quanto lo stesso fosse indirizzato, ai tempi delle vicende narrate, ad attività non propriamente legali - al padre - un Christopher Walken marginale, eppure straordinario - a quello che porta "l'uomo del cielo" a sviluppare un rapporto unico con il suo persecutore, agente dell'FBI ligio alle regole che, negli anni della loro sfida a distanza, porta sullo schermo tutte le difficoltà di una vita normale al confronto degli agi e dei lussi che si concede il rivale sfruttando le sue abilità: il loro primo faccia a faccia - con tanto di riferimento a Barry Allen, che un fumettaro come il sottoscritto colse alla prima visione - e le telefonate divenute rito della vigilia di natale assumono una valenza decisamente più profonda di quella che potrebbe apparire ad un'occhiata superficiale, e trovano il loro compimento nel faccia a faccia che precede la conclusione della pellicola nel tunnel dell'aeroporto e in quello che, di fatto, è l'incontro di due solitudini che, negli anni di inseguimenti e lotta tra loro, finiscono per ritrovarsi non più sole proprio grazie alla presenza dell'altra.
E la rivincita dell'uomo comune che finisce per mettere in scacco il genio in nome del sistema diviene veicolo di una rinascita dello stesso genio, che arriva a sfruttare la Legge che lo aveva messo in ginocchio finendo per ricevere un riconoscimento perfettamente entro i limiti della stessa, traformandolo in un riconoscimento anche economico delle sue abilità straordinarie: in questo senso, pare di assistere al passaggio di testimone tra due generazioni - e di nuovo si torna al rapporto tra padri e figli - e ad una delle lezioni più importanti che la cultura a stelle e strisce si preoccupa di trasmettere, legata alla meritocrazia e alla fiducia nelle proprie capacità e nella strada che le stesse possono lastricare per noi.
A prescindere, comunque, dalle apparenze e dai temi più o meno legati ai massimi sistemi, dalla tecnica e dalla messa in scena, la grandezza di Prova a prendermi sta tutta e principalmente nella passione espressa nel raccontare questa storia appassionante, divertente, drammatica, capace di portare da una parte e dall'altra della barricata e mostrare che, a volte, tenere aperti gli occhi e pronto il cervello può valere più di titoli e posizioni sociali.
Anche quando, a spiegare il mistero più grande, basta la risposta più semplice.
"Il genio è fantasia, colpo d'occhio, intuizione e velocità d'esecuzione", affermavano i cari, vecchi, Amici miei.
Credo proprio che Frank Abagnale Jr non potrebbe essere più d'accordo.



MrFord



Partecipano all'iniziativa - ma sarà davvero così!? - anche i colleghi: 


"I got you 
I got everything 
I’ve got you 
I don’t need nothing 
more than you 
I got everything 
I’ve got you."
Jack Johnson - "I got you" - 




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