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sabato 4 marzo 2017

A spasso con Bob (Roger Spottiswoode, UK, 2016, 103')




Per quanto a mia madre siano sempre piaciuti, per tutta una serie di motivi contingenti - complice una casa che non era propriamente un castello - la prima esperienza del sottoscritto con i gatti risale ai tempi della convivenza con Julez, quando la suocera Ford, nel pieno di una ristrutturazione casalinga, ci "prestò" le sue due gatte per quasi tre mesi: con Maggie - ancora oggi viva e vegeta -, una pacchia, tra fusa e paste e grandi puttaneggiamenti; con Tina, la più vecchia, una lotta all'ultimo sangue. Quest'ultima, dal pessimo carattere, ingaggiò una guerra fatta di pisciate per terra ed ore passate chiusa nel sottotetto dove veniva condotta con l'inganno dal qui presente, finita con una tregua armata che comunque regalò alla già citata suocera Ford il fatto che non si presentasse più a tavola chiedendo cibo ad ogni pasto come aveva sempre fatto.
Considerata l'esperienza intensa ed il fatto che ai tempi non avevamo figli, decidemmo di trovare un felino tutto nostro, e fu così che Diego - anche lui rosso, come Bob - entrò nelle nostre vite: da quel batuffolo dell'estate duemilaotto, una specie di dinamo inesauribile, è rimasto un gattone enorme e sovrappeso dalle tendenze chiaramente gay che oggi si aggira cercando di elemosinare sculaccioni - dev'essere un amante del sadomaso - o carezze partendo con le fusa come fosse un motore, che se non ci fosse Mia - la nostra "secondogenita" a quattro zampe - probabilmente avrebbe la stessa mobilità di un soprammobile.
Senza dubbio vivere praticamente in simbiosi con qualsiasi animale non solo rende quest'ultimo un membro attivo della famiglia, ma anche una personalità con la quale fare i conti, nel bene e nel male: certo, dai tempi in cui Julez mi chiamò al lavoro in lacrime per aver appena terminato la visione di Io e Marley immaginando la morte proprio di Diego ad oggi, quando inevitabilmente i figli portano via molta dell'attenzione e soprattutto dell'affetto destinato ai nostri amici pelosi le cose sono cambiate, e sono sicuro che, per quanto, come ogni genitore, giuriamo che, dopo Diego e Mia, non ci imbarcheremo più in questa fatica almeno fino a quando i Fordini saranno cresciuti e fuori casa - i miei adottarono la loro prima gatta proprio quanto io me ne andai -, qualcosa in noi resterà sempre legato al rapporto che costruiamo con loro come e forse anche meglio rispetto a quanto non capiti con alcune delle persone che popolano la nostra quotidianità.
A spasso con Bob, tratto dalla reale vicenda di James, ex tossico e senzatetto, e del suo compagno felino, è un'espressione dell'importanza che assumono gli animali che vivono al nostro fianco non solo in quanto "di compagnia", ma anche e soprattutto parte della nostra vita: un racconto non privo di momenti di smarrimento e dramma, di altri a rischio retorica, ma anche di tutta quella genuina voglia di raccontare una storia con la passione delle emozioni e dei sentimenti, che colpirà in special modo tutti coloro i quali hanno deciso di aprire la propria casa ed il proprio spazio vitale ad un quadrupede qualsiasi, che si tratti di cani, gatti, cavalli o chissà cos'altro.
Del resto, il rapporto che si crea con un animale è unico e complesso almeno quanto quello con una persona, e può essere diverso da individuo a individuo, da situazione a situazione: in questo senso, il lavoro di Roger Spottiswoode - l'equivalente di un caratterista in regia - è onesto e sincero, probabilmente in grado di far storcere il naso a qualche radical ma non per questo - anzi, lo giudicherei un punto a favore - meno incisivo, in grado di intrattenere ed appassionare e, come nel caso di Cannibal, aiutare chi ha perso un amico a quattro zampe a superare il trauma.
Non sarà una pietra miliare, ma potrebbe risultare una versione easy di Quasi amici in versione gattara, è impreziosita dalla presenza di Ruta Gedmintas - che per un feticista delle mani femminili come il sottoscritto è una manna dal cielo - e non può davvero suscitare antipatia.
Un pò come quando, un giorno dopo l'altro, un gatto che vedevate sempre in giro comincia a frequentare sempre più il vostro cortile, o addirittura - se l'avrete tentato come si deve - casa vostra.
Sarà l'inizio di un'avventura unica, che con ogni probabilità vi cambierà la vita.




MrFord




lunedì 25 aprile 2016

Fermati, o mamma spara!

Regia: Roger Spottiswoode
Origine: USA
Anno: 1992
Durata:
87'






La trama (con parole mie): Joe Bomowski, poliziotto allergico alle regole ed alla manifestazione dei propri sentimenti di servizio a Los Angeles, abituato a sparatorie e scontri a viso aperto con i criminali per le strade della metropoli, appare molto più in difficoltà quando finisce per dover fare i conti con il rapporto agli sgoccioli con la sua superiore Gwen, che vorrebbe l'uomo deciso a compiere il fatidico passo piuttosto che rimanere un apparente scapolo a vita.
Quando la madre di Joe decide di volare dal New Jersey in California per passare qualche giorno con il figlio, la situazione del detective si complica ulteriormente: preso in una vera e propria morsa da madre e quasi ex compagna ed alle prese con un caso di traffico di armi e truffe assicurative che vede come testimone proprio la genitrice, dovrà fare appello a tutta la sua pazienza e volontà per risolvere ogni cosa, portare a casa la pelle e, chissà, anche la sanità mentale.












Prima di iniziare un nuovo e come sempre graditissimo viaggio nel passato di uno dei simboli del Saloon, Sylvester Stallone, occorre che lo ammetta: non ho mai particolarmente amato, neppure e soprattutto ai tempi della sua uscita, Fermati o mamma spara!, titolo troppo virato alla commedia per un action hero tutto d'un pezzo come lo Stallone Italiano, paragonabile a Un poliziotto alle elementari con Arnold Schwarzenegger, giusto per rendere l'idea di quelli che erano i miei due indiscutibili riferimenti per il genere all'epoca: non ricordo, infatti, di aver più rivisto questa commedia giocata sul rapporto tra madri e figli - specie troppo cresciuti - da allora - un caso più unico che raro, quando si tratta di un film con protagonista Sly, considerato che i vari Rambo, Rocky, Cobra, Tango e Cash, Sorvegliato speciale e Over the top finiscono puntualmente per tornare a fare capolino nel lettore bluray del sottoscritto almeno una volta l'anno -, timoroso di trovarmi nella posizione di dover criticare troppo aspramente il titolo stesso.
Affrontarlo, invece, oggi, è stato quantomeno - e ben conscio della pochezza della pellicola, davvero una produzione di stampo televisivo - divertente e spassoso se non altro nell'ottica del tema trattato, in grado di farmi pensare ad un paio di amici e colleghi "prigionieri" della propria madre anche a quasi quarant'anni suonati: i duetti tra il sempre mitico Sly - che, inconsapevolmente, stava di fatto entrando nel suo decennio più buio - e l'assolutamente sopra le righe e macchiettistica Estelle Getty hanno infatti fatto il loro dovere regalando le risate ed i rutti liberi necessari di quando in quando per rilassare il cervello o accompagnare uno dei tanti pomeriggi di gioco accanto al Fordino, che crescendo ed arricchendo la costruzione delle vicende che vedono protagonisti i suoi giocattoli sta richiedendo sempre più attenzione del sottoscritto rispetto ai tempi in cui bastavano un paio di lanci di palla o un paio di giri di pista con le macchine per portare a casa il risultato.
Personalmente, dunque, mi sarei aspettato molto di peggio dal recupero di uno dei titoli della filmografia stalloniana che ancora mancavano all'appello qui al Saloon, e devo ammettere di aver raggiunto i titoli di coda contento di essermela spassata senza troppe pretese con il lavoro dell'improbabile Roger Spottiswoode, che i nostalgici più irriducibili degli anni ottanta ricorderanno dietro la macchina da presa in Turner e il casinaro o Air America, le tipiche battute e situazioni legate al rapporto madre/figlio - che, a volte, soprattutto con l'età adulta, assume connotati effettivamente grotteschi rispetto al modo in cui le nostre mamme continueranno a vederci sempre e comunque - e le espressioni imbarazzate di Sly, che doveva aver cominciato a fare grande scorta dell'ironia che l'avrebbe rilanciato in un'epoca più recente per noi rinunciando all'aura di uomo d'azione tutto d'un pezzo e spaccaculi per passare per un bamboccione in balia dell'anziana, furbissima ed assolutamente sopra le righe madre in visita - la scena del sogno con il pannolone gigante deve essere ancora impressa a fuoco nella memoria del nostro amico Silvestrone -.
Come di consueto in questi casi, evito a priori di consigliare la visione ai critici più hardcore di Sly, che troverebbero cinematograficamente soltanto conferme ai loro dubbi, quantopiù al pubblico pane e salame come il sottoscritto alla ricerca dei brividi di un'epoca ormai putroppo tramontata o a chi non ha paura di ammettere che il Cinema serve anche - e, a tratti, soprattutto - per rilassare anima e corpo sul divano, lontani da una realtà che, vista attraverso la sua lente deformante, passa dall'essere drammatica al diventare divertente.
Chiedetelo pure ad un qualsiasi vostro amico che ancora condivide il tetto con la madre.






MrFord





"Hush now, baby, baby, don't you cry
mama's gonna make all of your nightmares come true
mama's gonna put all of her fears into you
mama's gonna keep you right here under her wing
she won't let you fly but she might let you sing
mama's gonna keep baby cosy and warm."
Pink Floyd - "Mother" - 





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