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lunedì 29 agosto 2016

Saloon's Bullettin #7




Lo dichiaro senza mezzi termini e con grande gioia: Una spia e mezzo è il cult fordiano dell'estate, con un The Rock scatenato - e divertentissimo - ed un Kevin Hart - che non ho mai particolarmente amato - perfettamente in parte, una spy-comedy ritmata, tamarra e sopra le righe di quelle buone per far gioire il popolo dei pane e salame ed imprecare tutti i radical come Cannibal.
Goduto dal primo all'ultimo minuto, questo prodotto chiaramente ad uso e consumo del grande pubblico, con lacune di scrittura evidenti, è una delle cose più spassose che siano capitate da queste parti negli ultimi mesi e nel pieno di un'annata che può dirsi ben lontana dall'essere memorabile.
Personalmente, me ne sbatto di quello che possano pensare i presunti puristi del Cinema: soprattutto in estate, pellicole come questa sono una manna dal cielo, specie quando, per un motivo o per un altro - ed in questo caso quello grosso come una casa si chiama Dwayne Johnson, alias The Rock - risultano particolarmente riuscite (due bicchieri).
In vena di pellicole estive e pronto a stimolare nuove visioni oltre i cartoni animati per il Fordino, ho recuperato in gran freschezza anche Tartarughe Ninja 2 - Fuori dall'ombra, sequel del reboot di un paio d'anni fa che prosegue nel trend positivo - almeno rispetto alle pellicole dedicate ai Teenage Mutant Ninja Turtles che si dovette sorbire la mia generazione - del brand pur non raccontando o aggiungendo nulla di nuovo, lasciandosi dimenticare abbastanza in fretta.
Plauso al regista per non aver quasi mai inquadrato i pollici di Megan Fox ed ai nuovi villains Bebop e Rocksteady - realizzati interamente in digitale come le tartarughe tranne che per la loro parentesi umana, che spicca considerato il volto prestato a Rocksteady dal wrestler WWE Sheamus -, rimandato invece il Casey Jones di Stephen Amell, sequenze spettacolari - la lotta sopra e nella giungla -, buon ritmo e risultato innocuo e leggero.
Quando si dice estate, per l'appunto (un bicchiere e mezzo).
Al centro, invece, di accesissime polemiche tra fan del cult anni ottanta, haters e nuovi sostenitori è giunto sugli schermi di casa Ford anche il nuovo Ghostbusters, che, lo ammetto, ha finito per sembrarmi enormemente inutile: il problema non è tanto la mancanza di rispetto o la differenza di valore rispetto al lavoro di Reitman, quanto la povertà di idee ed una certa superficialità complessiva - lo stesso Hemsworth, tanto celebrato per l'apparente svolta comica, mi è parso forzato e fuori luogo -.
Le menate, dunque, dei supernerdoni sono esagerate, ma di certo chiunque lo veda non si troverà di fronte quello che il Cinema, di norma, consegna alla Storia come un cult: idee riciclate, script scopiazzato - questo occorre ammetterlo - dall'originale, personaggi che non entrano nel cuore e si fanno ricordare soltanto per essere la prima squadra di questo tipo tutta al femminile, un piglio da commedia che rinuncia alla parte più fantasy e quasi spaventosa del film che l'ha ispirato ed un'atmosfera da "tiriamo a campare" che non lascerà segno alcuno, almeno nel sottoscritto.
E le apparizioni a scopo di marketing di Murray, Aykroid, Ernie Hudson e Sigourney Weaver hanno finito per farmi davvero una gran tristezza (un bicchiere e mezzo).
A cercare di far riprendere il sottoscritto è dunque giunto il nuovo Star Trek - Beyond firmato dal Justin Lin di Fast&Furious, senza dubbio il più debole dei tre titoli fino ad ora usciti legati al reboot/prequel del celebre franchise legato alle serie televisive ed ai film dedicati all'equipaggio dell'Enterprise, cui mancano sia l'approfondimento psicologico e di scrittura che l'epicità dei due precedenti firmati da J. J. Abrams, questa volta presente soltanto nella veste di produttore: nulla che non vada, nel mix tra ritmo indiavolato, battute niente male ed omaggi a Leonard Nimoy, eppure tutto è parso piuttosto piatto ed elementare nell'evoluzione, neanche ci trovassimo in una puntata di trenta minuti scarsi di un cartone animato che deve per contratto vedere i buoni essere messi in difficoltà e poi vincere, piuttosto che in un blockbuster intelligente da Nuovo Millennio.
Una mezza occasione sprecata, ma senza dubbio una mezza occasione sprecata che si lascia vedere un gran bene (due bicchieri).
A chiudere la settimana è tornato su questi schermi il sottovalutato Collet-Serra con The Shallows, adattato in maniera indegna dai distributori italiani e sparito nei meandri dell'estate almeno fino al suo recupero post-ferie giunto in tempo per far tornare il sottoscritto con la mente ai giorni passati al mare: Blake Lively, diretta neanche fossimo in una sorta di soft porno, tiene inchiodati alla poltrona per un'ora e venti scarsa raccontando come e meglio di quanto non venne fatto in Open Water l'odissea di una giovane surfista in Messico alla ricerca di se stessa e del ricordo della madre morta da poco costretta a lottare per la sopravvivenza contro uno squalo assetato di sangue.
Assolutamente non perfetto e senza dubbio esagerato sotto molti aspetti, questo The Shallows - o Paradise Beach - Dentro l'incubo, come lo vedrete nelle nostre sale in questi giorni - resta comunque un prodotto d'intrattenimento solido e molto interessante, pronto a rinnovare lo spauracchio che, da Spielberg a Sharknado, hanno rappresentato e rappresentano i predatori numero uno degli oceani.
Anche in questo caso, niente di nuovo sotto il sole, ma un niente di nuovo dai denti molto, molto affilati (due bicchieri).





MrFord

giovedì 21 luglio 2016

Thursday's child

La trama (con parole mie): prosegue l'estate, ed entrati finalmente in periodo di vacanza, anche i film in sala diminuiscono di numero regalando un pò di riposo al sottoscritto - in totale clima lebowskiano - ed al suo rivale Cannibal Kid, che invece di pensare al mare, all'alcool e alle donne continua ad immaginarsi una sorta di bambino cresciuto.
Speriamo che, prima o poi, possa affrontare la realtà. Nel frattempo, speriamo anche che i film in questione non ci deludano troppo.


"Piuttosto che essere sostenuto da Cannibale, cambio lavoro!"
Star Trek Beyond

"Quella che vedi è la forma di vita aliena che chiamiamo Cannibal Kid." "Ammazza, quanto è terrificante!"
Cannibal dice: Nerdata sci-fi senza speranze per tutti i Ford là fuori nello spazio. Io mi sono visto giusto il primo capitolo del reboot di J.J. Abrams, che non era nemmeno malaccio, però poi non ce l'ho fatta ad andare beyond.
James Ford, tu comunque mi fai schi-fi, mi fai! :)
Ford dice: ficata spaziale tamarra e rispettosa della grande tradizione seventies ed eighties che prosegue il reboot avviato dai due ottimi episodi firmati J. J. Abrams e che, già lo so, sarà detestata da tutti i radical come Cannibal. Ovviamente cercherò di vederlo il prima possibile, nella speranza che possa, chissà, inaugurare il ritorno, alla fine dell'estate, ad un eventuale White Russian di nuovo quotidiano.



Mr. Cobbler e la bottega magica

"Caro Cannibal, sono pronto a farti le scarpe!"
Cannibal dice: Lo spernacchiatissimo Adam Sandler a me sta simpatico e i suoi film, belli o spesso brutti che siano, me li sparo sempre volentieri. Questo non mi ispira troppo, però sempre meglio che vedere l'imminente film “Mr. Ford e la bottega che sta per chiudere”, la storia del suo ormai quasi pensionato saloon WhiteRussian.
Ford dice: Sandler mi sta simpatico, nonostante tutto, eppure la mia voglia di vedere questo film è la stessa che di dare ascolto ai consigli cinematografici del mio rivale, che ad ogni anno che passa si fanno sempre più assurdi.



Quel venerdì 30 dicembre

"Forse truccandoti riesco a farti diventare orribile quanto Katniss Kid!"
Cannibal dice: Che succede venerdì 30 dicembre?
Non mi interessa scoprirlo mai, e di sicuro non in pieno luglio.
Ford dice: il titolo perfetto per un'uscita in piena estate.
Ne riparliamo in inverno.



Top Cat e i gatti combinaguai

"Cannibal, tu sì che mi capisci!"
Cannibal dice: Il sequel, o forse il prequel di Top Cat.
E che catzo è Top Cat?

Ford dice: un film che mi dice ancora meno di quello del trenta dicembre. O di uno qualsiasi tra quelli osannati da Cannibal.


venerdì 7 giugno 2013

Fast and furious 6

Regia: Justin Lin
Origine: USA
Anno: 2013
Durata: 130'




La trama (con parole mie): l'agente speciale Hobbs, supportato dalla nuova collega Riley, è alle calcagna di una banda dalle capacità incredibili che pare stia mettendo insieme un pezzo alla volta un'arma che potrebbe valere miliardi sul mercato nero e mettere in ginocchio un intero Paese capeggiata da un ex dei servizi segreti britannici di nome Shaw.
Per poter colpire il bersaglio grosso, però, Hobbs sa bene di doversi rivolgere ai migliori sulla piazza, ovvero Dom Toretto e la sua squadra, ormai in pensione a godersi i proventi dell'ultimo colpo brasiliano: per poter essere sicuro della loro partecipazione all'operazione, oltre all'amnistia e la possibilità di tornare negli States da uomini liberi, il mastodontico ufficiale è pronto a mettere sul piatto un'offerta che la famiglia Toretto non potrà rifiutare.
Tra le fila della banda di Shaw, infatti, figura anche Lettie, ex fidanzata di Dom creduta morta tempo prima nel corso di una missione d'infiltrazione.





Ai tempi del suo esordio cinematografico e dei primi capitoli, detestavo non troppo cordialmente il franchise di Fast&furious: troppo tamarro nel senso brutto degli anni zero e troppo poco rispetto a quello davvero divertente degli eighties, completamente - o quasi - legato alle corse d'auto clandestine - che per uno che ha preso la patente ad oltre trent'anni soltanto nell'estate duemilaundici non sono proprio come il miele per le api - ed affidato ad una coppia di protagonisti uno più cane maledetto dell'altro, Vin Diesel e Paul Walker.
Poi venne l'epoca dei Free drink del Saloon, e a seguito di una richiesta del mio antagonista Cannibale, finii per recuperare l'intera saga, dal pessimo capitolo ambientato a Tokyo fino ad arrivare in contemporanea all'uscita del quinto in sala: il risultato fu una parziale rivalutazione di situazioni e personaggi, certo non all'altezza degli action heroes che avevo amato alla follia nel corso dell'infanzia ma comunque in grado di garantirmi un pò di sano divertimento da neurone spento e quell'ironia da amicizia virile che tanto fa bene a noi maschietti che vorremmo sempre atteggiarci a duri, vissuti o entrambe le cose.
E' stato però solo con l'entrata di The Rock - alias Dwayne Johnson - nel cast che le cose hanno cominciato a prendere effettivamente un'altra piega: il quinto capitolo, infatti, è un vero tripudio di sequenze talmente ridicole da risultare divertentissime, un sacco di botte ed un'atmosfera finalmente degna di quelli che sono state le pellicole cult della mia giovinezza.
Il tutto senza contare una discreta perizia nel portare in dono allo spettatore un giocattolone da leccarsi i baffi, con tanto di finale con il botto che apriva la strada a questo sesto giro di giostra: questo - probabilmente non ultimo - film dedicato alle gesta di Toretto e soci, come di consueto - e nello spirito dei primi capitoli - legato a doppio fila ai temi della Famiglia e dei legami di sangue, amicizia ed amore - nonchè quel senso dell'onore da machos esibizionisti - riprende quasi dallo stesso punto in cui avevamo lasciato i protagonisti, gettandoli nella mischia per una sfida che, più che correre in macchina, li vedrà mettersi in qualche modo a nudo rispetto al pericolo, al desiderio di rimanere uniti - e di nuovo torna la Famiglia - ed al ritorno di Lettie, che sconvolgerà e non poco i nostri, finendo per metterli alla prova anche e più della lotta senza quartiere con Shaw ed i suoi, sorta di "gemelli cattivi" del Team Toretto neanche ci trovassimo in un cartone animato giapponese figlio degli ormai stracitati eighties.
Rispetto al precedente, si possono notare però due grandi differenze - evoluzioni o involuzioni, a seconda dei punti di vista - che pongono questo numero sei leggermente più indietro nella mia personale classifica di gradimento del brand: minutaggio a parte - centotrenta minuti sono decisamente troppi per un prodotto di questo tipo -, infatti, si notano da un lato la volontà del regista di cercare qualche spunto insolitamente profondo - i legami, per l'appunto, ma anche i rapporti che alcuni charachters hanno sviluppato tra loro, come Han e Gisele o la paternità di Brian - e dall'altro un aumento esponenziale dei numeri da fantascienza che i protagonisti riservano al pubblico più scatenato, dai carri armati in autostrada ai voli da un ponte all'altro, senza contare un The Rock talmente pompato da far apparire Vin Diesel - che non è esattamente Luigi il pugilista campione dei pesi paglia - come un ragazzino rachitico, sempre pronto a scagliare gente in giro per le sale interrogatori neanche si trattasse di bambole di pezza - ed è proprio questo il The Rock che vogliamo al Saloon, certo non la sua versione tiepida ed edulcorata di Snitch -.
Inutile che stia qui a sottolineare quale sia stata la parte che ho preferito: spero, con il settimo film che presto o tardi arriverà, di poter godere di uno spettacolo magari più breve ma completamente concentrato sull'aspetto più scanzonato, roboante e tamarro, senza regalare neppure un pensiero all'idea che, con un pò di profondità in più, si potrebbe portare questo tipo di blockbuster ignorantone ad un altro livello.
Non ce n'è bisogno: Fast&furious è Fast&furious.
Ci vogliono macchine veloci, gusto kitsch, inseguimenti, gran belle signorine ed un sacco di esplosioni e cazzotti pronti a riempire lo schermo: il resto - preghierine buoniste conclusive comprese - lo lasciamo volentieri al Cinema d'autore o ai successi per famiglie.
Qui si spinge sull'acceleratore. E non serve nient'altro.


MrFord


"Oh I'm begging Lord to save me and let me go,
to see my family,
and keep it inside,
dry eyes, while my brother weeps."
Ed Sheeran - "Family" -


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