sabato 18 agosto 2012

Lionheart - Scommessa vincente

Regia: Sheldon Lettich
Origine: Usa
Anno: 1990
Durata: 105'




La trama (con parole mie): Leon Gaultier, che presta servizio nella Legione Straniera a seguito di problemi con la Giustizia, viene a sapere troppo tardi che il fratello è stato ucciso da una gang di trafficanti di droga a Los Angeles. Fuggito dal forte in cui presta servizio ed imbarcatosi come clandestino su una nave, l'uomo giunge a New York, e per raggiungere la Costa Ovest scopre di poter guadagnare grazie ad un giro di combattimenti illegali organizzati da un gruppo di facoltosi facente capo alla provocante Cynthia.
Raggiunta L. A. spinto dalle sue vittorie, Leon - soprannominato Lionheart dal manager ed amico Joshua - si prende a carico la situazione economica della moglie e della figlia del fratello senza sapere di avere alle calcagna due membri della Legione pronti a riportarlo indietro e che la stessa Cynthia, rifiutata dal lottatore, trama alle sue spalle affinchè possa giungere per lui la sconfitta decisiva per mano del terribile Atilla.




Tra le pietre miliari della filmografia di Jean Claude Van Damme - nonchè del Cinema di botte in toto - mancava ancora all'appello qui al saloon uno dei titoli consumati dal videoregistratore dell'allora casa Ford all'inizio degli anni novanta: ricordo, nello specifico, che le imprese di Leon Gaultier erano il must assoluto di mio fratello, mentre io continuavo a preferire a questa pur memorabile perla due cult assoluti come Senza esclusione di colpi o Kickboxer.
Le scelte di uno o dell'altro, però, non andarono ad intaccare il numero elevatissimo di visioni che queste pellicole toccarono in quel periodo per essere poi clamorosamente dimenticate quando la passione per il Cinema indusse il sottoscritto ad uno sciagurato periodo totalmente radical chic e ad almeno cinque o sei anni concentrato sui soli prodotti d'autore: così, con la riscoperta di questo tipo di titoli giunta a salvarmi con il tempo, anche Lionheart ha avuto modo di tornare alla ribalta nella casa Ford attuale, a distanza di almeno - ma dico almeno - quindici roboanti primavere dall'ultima volta.
Con il senno di poi, posso dunque dire di avere finalmente compreso per quale motivo mio fratello prediligesse le gesta di Gaultier a quelle di Frank Dux o Kurt Sloane, e di essermi goduto appieno un vero e proprio tripudio del settore arti marziali divertendomi come non mi capitava da tempo: certo, rispetto ai miei due già citati capisaldi delle interpretazioni made in JCVDlandia a Lionheart manca quella quasi involontaria ironia in grado di dare spessore e carattere ad ogni perla trash che si rispetti, e le coreografie dei combattimenti non risultano efficaci come quelle che resero l'attore belga un punto di riferimento in quest'ambito, eppure c'è qualcosa, nella pellicola di Sheldon Lettich - scritta, in parte, dallo stesso Van Damme - in grado di renderla quasi più simile ad un raffazzonato omaggio al melò d'azione made in Hong Kong che negli anni ottanta regalò al grande pubblico Capolavori come The killer.
L'amicizia tra Leon e Joshua ed il crescendo legato alla condizione di fuggitivo del protagonista rimanda alla corrente orientale delle amicizie virili forgiate dalle difficoltà, e nel suo quasi patetismo di fondo funziona alla grande anche se ci troviamo in territori ben lontani da quelli dell'autorialità: da questo punto di vista, rivedere Lionheart oggi mi ha illuminato rispetto a quanto questa pellicola apparentemente di poco conto abbia influenzato non soltanto il suo genere, ma anche prodotti decisamente migliori come il decisamente buono Red belt di David Mamet o peggiori - il mediocre Fighting firmato da Dito Montiel - usciti in sale e festival dal duemila in avanti.
A rendere ancora più interessante questo recupero, la presenza di Michel Qissi nel ruolo di uno dei due legionari a caccia di Gaultier negli States: l'uomo, grande amico di Van Damme, è stato per lui allenatore, socio d'affari - in Belgio, neanche ventenni, aprirono una palestra insieme, ed insieme partirono in cerca di fortuna per gli Usa - e partner sulla scena.
I più esperti ed Expendables tra voi lo ricorderanno, infatti, nel ruolo del temibile Tong Po nel già citato Kickboxer: suo fratello, che si ritroverà accanto al buon Jean Claude anche nel successivo La prova ricoprendo il ruolo del letale combattente mongolo, qui interpreta l'avversario finale Atilla, protagonista di una sequenza tra le più esaltanti della carriera di JCVD che non ho davvero resistito dal proporre qui sotto in sostituzione del trailer.
Ma le curiosità sono per gli appassionati persi, così come le troppe parole per i radical chic: con un film come questo, non c'è altra soluzione che sprofondare in poltrona con il ventilatore puntato, un bel cocktail robusto gelato in una mano e uno snack a scelta nell'altra.
E appena finito, via di corsa al sacco a sfogare l'adrenalina accumulata con le gesta di Lionheart.
Perchè ci sono cose che non hanno prezzo, ma per tutto il resto c'è Jean Claude Van Damme.



MrFord


"At the end of the day my momma told me don't let no one break me let no one break me
at end of the day, day, nobody, nobody, ever could stop me ever could stop me
at the end of the day, day you can't regret it if you were trying if you were trying
at the end of the day I'm walking with a heart of a lion yeah."
Kid Cudi - "Heart of a lion" -


8 commenti:

  1. Per la serie "film della mia infanzia": indimenticabile

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  2. Irriverent Escapade18 agosto 2012 15:49

    «via di corsa al sacco...» vuol dire «vomito libero»? No, perche' la cosa e' poco chiara.....

    Trappolone my Brother. E i Mercenari 2??????
    Arrivo sudaticcia al Saloon sperando di rinfrancarmi leggendo delle gesta degli Expendables di Villa Arzilla (sempre escluso Jason) e cosa mi trovo???? il NanoBelga. Noooooo, non si fa cosi. Cicca cicca. ;-)

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    1. Bella quella del sacco, Sorella.
      I mercenari 2 avrà la vetrina del lunedì. Molte più visite del weekend.
      Si deve fare del marketing anche qui, in fondo. ;)
      E comunque Lionheart è un ottimo antipasto!

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    2. Irriverent Escapade18 agosto 2012 22:07

      Take care of business.

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    3. Puoi dirlo forte.
      Comunque domani avrai i tuoi Expendables, non preoccuparti! :)

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    4. Irriverent Escapade19 agosto 2012 13:34

      Era il motto di Elvis....intanto aspetto con ansia i Mercenari ah ah , that's incredible:-)

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    5. Tutti dovrebbero aspettare con ansia I Mercenari! ;)

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