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lunedì 27 febbraio 2017

The Great Wall (Zhang Yimou, Cina/USA, 2016, 103')





Quando penso a Zhang Yimou, la mente corre sempre ad uno dei titoli che hanno dato inizio alla grande scoperta del sottoscritto come spettatore rispetto al Cinema orientale, Lanterne rosse: erano gli anni a cavallo dell'inizio del Nuovo Millennio, ed alle spalle l'infanzia passata a macinare un film dopo l'altro con mio fratello cominciavo a cercare un'identità come spettatore partendo dalla scoperta dei Classici e dei film "d'autore", che avrebbero dominato le mie visioni per almeno cinque o sei anni.
Lanterne rosse, per l'appunto, oltre a rivelare al mondo la bellezza straordinaria di Gong Li, portava alla ribalta un autore tra i più influenti del panorama cinese, che nel corso delle stagioni riuscì a raccontare storie molto semplici - da Keep Cool a Mille miglia lontano - ed altre legate alla tradizione, alla magnificenza ed alla meraviglia visiva - Hero, La foresta dei pugnali volanti, La città proibita -: dunque era lecito, nonostante una certa discontinuità venuta a galla negli ultimi anni e malgrado una produzione imponente e senza dubbio "ingombrante", aspettarsi qualcosa di quantomeno interessante da questo The Great Wall, pubblicizzato, va detto, più per la presenza di Matt Damon - con Pedro Pascal a fargli da spalla - che non per quella del cineasta cinese.
Peccato che, visione alle spalle, questo non solo risulti il film peggiore di Zhang tra quelli che ho visto finora, ma anche uno dei più brutti del duemiladiciassette: un'accozzaglia priva di identità subordinata al desiderio - presumo sempre della produzione - di portare in sala un potenziale blockbuster che mostra quanto dannosa può essere l'impronta ammeregana rispetto ad un lavoro che dovrebbe attingere alla tradizione popolare di un altro paese - a prescindere da quale sia -, all'interno della quale un praticamente perfetto, invincibile, infallibile e finto cattivo Matt Damon mostra alla popolazione locale quanto è semplice per lui sgominare un'orda di mostri che paiono un incrocio di tutti i meno riusciti della categoria della Storia recente del Cinema, conquista il cuore - pur non consumando - della generalessa d'acciaio e rinuncia - SPOILER - al bottino per salvare il compagno ed amico.
Una porcata fatta e finita, dunque, dal primo all'ultimo minuto, recitata per piacere del portafoglio - Willem Defoe imbarazzante, ma non fanno tanto meglio i due protagonisti -, pessima dal punto di vista degli effetti e della ricostruzione, scritta da cagnacci maledetti e costruita per giustificare una scena d'azione - prevedibile - dopo l'altra fino ad una battaglia finale che mi ha ricordato World War Z - e non è un bel complimento -.
Sinceramente spero davvero che la responsabilità di questa robaccia sia tutta da imputare alla già citata e bistrattata produzione, perchè in caso contrario significherebbe aggiungere un altro nome alla purtroppo nutrita lista degli ex grandi registi finiti bolliti per scarsità di idee, passione e voglia, e se così fosse sarei davvero dispiaciuto, non fosse altro per l'amore che nutro per il Cinema orientale e per il grande merito che ha avuto Zhang Yimou nel processo che ha portato il suddetto sugli schermi e nel cuore di questo vecchio cowboy.
Nel frattempo, almeno in parte, posso consolarmi: se la Grande Muraglia, infatti, resta una delle opere architettoniche più impressionanti della Storia, destinata ad essere ricordata per sempre, questo The Great Wall finirà nel dimenticatoio in tempi brevissimi, per tornare a mostrarsi giusto in tempo per la classifica del peggio di quest'anno, per fare ritorno poi all'abisso di pochezza dal quale pare essere uscito.




MrFord




 

venerdì 26 settembre 2014

Red Cliff - La battaglia dei tre regni

Regia: John Woo
Origine: Cina, Hong Kong, Giappone, Taiwan, Corea del Sud
Anno: 2009
Durata: 146' (parte prima) e 142' (parte seconda)




La trama (con parole mie): siamo attorno al duecento dopo Cristo nell'antica Cina, quando il primo ministro Cao Cao, portata a termine con successo la campagna contro i signori della guerra e divenuto più temuto e rispettato dell'Imperatore, decide di manipolare quest'ultimo in modo che gli permetta di innescare un conflitto contro i due principali regni del Sud, retti da Liu Bei e Sun Quan, il primo di umili origini ed avanti con gli anni, il secondo giunto sul trono quasi per caso, giovane e senza esperienza. Quando la sconfitta pare inevitabile per il primo, lo stratega Zhuge Liang comincia a lavorare ad un'alleanza tra i regni del Sud che possa significare non solo salvezza, ma anche speranza di sconfiggere l'invincibile Cao Cao.
Stretta una forte amicizia con Zhou Yu, vicino a Sun Quan e considerato da quest'ultimo come un fratello, Liang sfrutterà tutte le sue conoscenze ed abilità per preparare il terreno ai suoi compagni in modo che gli stessi possano vincere la battaglia decisiva: ma sarà davvero una vittoria? 
E Cao Cao si limiterà a soccombere, o rivelerà la sua natura di vincente?






Ricordo ancora quando vidi per la prima volta la versione cinematografica di Red Cliff, forse l'opera più ambiziosa, costosa e tecnicamente incredibile di John Woo, Maestro indiscusso del Cinema action d'Oriente e non solo: correva l'anno duemilanove, ed attendevo da tempo la trasposizione cinematografica di una delle epopee di guerra più note dellla Storia cinese, che paradossalmente, invece che a scuola - l'Oriente è purtroppo un snobbato ancora oggi - conobbi grazie alle interminabili partite a Dynasty Warriors, videogioco fracassone e di battaglie da ore passate davanti allo schermo grazie alla Playstation 2 di qualche anno fa.
Purtroppo si trattava della versione cinematografica di questo lavoro, ignobilmente tagliata a metà - in tutti i sensi - e così distribuita in tutto il mondo - per una volta, dunque, non fu colpa solo dei nostri distributori -: il risultato, quindi, fu una sorta di mezza delusione, anche perchè la complessità della trama, la varietà ed il numero dei personaggi nonchè la coesione del plot subirono dei pesanti condizionamenti di un montaggio assolutamente da macellai - destino che accomuna quest'opera enorme ad uno dei grandi Capolavori del Cinema tutto, I sette samurai, che ai tempi fu presentato a Venezia vincendo il Leone d'argento con la metà del minutaggio effettivo, portando lo stesso Kurosawa a dichiarare che la Giuria aveva visto, in realtà, solo tre samurai e mezzo -.
Fortunatamente, con l'uscita per home video è giunta anche dalle nostre parti la versione integrale di quello che è, forse, l'affresco più potente che l'autore di filmoni come The killer abbia mai prodotto in carriera: ed il risultato della visione è decisamente differente.
Red cliff, infatti, gustato nella sua interezza, rappresenta, di fatto, l'equivalente epico ed emozionante di quello che fu, da queste parti, Il ritorno del re, ovvero una grande fiera di emozioni e sentimenti da blockbuster orchestrati con mezzi e tecnica da fantascienza, filtrati però attraverso una sensibilità ed una profondità di temi da pellicola d'autore: per quanto, infatti, si tratti di fatto di un film che racconta una delle epopee belliche più note della sua terra - e quella che, di fatto, è l'Iliade cinese -, La battaglia dei tre regni è un accorato atto d'accusa contro la guerra come concetto, portato avanti principalmente dai personaggi dello stratega Liang - un ottimo Takeshi Kaneshiro - e da Zhou Yu - il mitico e decisamente fordiano Tony Leung - e la sua compagna, charachters dai molteplici interessi messi al servizio del conflitto ma dallo stesso clamorosamente lontani - la musica, la conoscenza del territorio, il rispetto della Natura, la cura della forma come della sostanza - e reso ancora più intenso da passaggi quasi bucolici - i generali di Liu Bei intenti ad insegnare ai bambini o ad intrecciare ciabatte di corda, gli intermezzi ironici legati alla figura di Sun Shangxiang ed il suo rapporto con gli uomini - ed altri profondamente commoventi e drammatici - il confronto nel finale tra la stessa Sun ed il giovane conosciuto durante il suo periodo da infiltrata tra le fila dell'esercito di Cao Cao -, concluso con il monito di Zhou Yu e con quel "nessuno ha vinto, oggi" che pare un macigno sul cuore.
Eppure, nonostante lo spirito profondamente antimilitarista che sostiene questa pellicola - sottolineato dalle continue dichiarazione degli alleati del Sud rispetto ad un futuro che potrebbe vederli, invece, avversari - Woo riesce al contempo a mostrare anche i lati più eroici ed onorevoli del combattimento, attraverso figure come i generali di Liu Bei o di Gan Xing, alimentando il coinvolgimento del pubblico - per quanto possa suonare cinico, infatti, difficilmente a smuoverci sono la tranquillità e la pace, ma la lotta ed il ribollire delle passioni -: Red Cliff, dunque, rappresenta in qualche modo lo Yin e lo Yang dell'Uomo, le sue contraddizioni, i suoi lati profondamente malvagi e quelli assolutamente eroici, le bassezze e i colpi d'ala che tutti noi che calpestiamo questa terra viviamo e facciamo vivere da millenni.
Proprio per questo, prima ancora che per i prodigi tecnici - pazzesca la battaglia della testuggine - e la meraviglia visiva, la capacità di avvincere e di narrare una storia lontana secoli e migliaia di chilometri da noi, Red Cliff è indiscutibilmente un titolo destinato a restare nel cuore e negli occhi di chiunque troverà il tempo e la voglia di approcciare il suo intero affresco: non lasciatevi spaventare, dunque, dalla durata, dai nomi o dalle diversità culturali.
Poco importa che sia il wuxia o qualche effetto mirabolante, a raccontare la passionalità umana ed i suoi eccessi: l'importante è che sia raccontata e trasmessa.
Ed è questo che riesce così bene a questa meraviglia.



MrFord



"Dark is the light,
the man you fight,
with all your prayers, incantations,
running away, a trivial day,
of judgement and deliverance,
to whom was sold, this bounty soul,
a gentile or a priest?"
System of a down - "War?" -




domenica 11 maggio 2014

La congiura della pietra nera

Regia: Chao Bin Su, John Woo
Origine: Cina
Anno:
2010
Durata:
108'




La trama (con parole mie): la famigerata setta di assassini denominata Pietra nera è in cerca da tempo dei resti del leggendario monaco Bodhi, giunto dall'India in Cina secoli addietro, che si dice possano trasformare chi li possiede nel definitivo punto di riferimento del kung fu, oltre che in grado di curare qualsiasi malanno di natura fisica.
Ucciso il ministro che ne custodiva una parte insieme al figlio, i membri più importanti della Pietra nera vengono però spiazzati dalla fuga della loro più esperta killer, che messa al sicuro la parte di resti in suo possesso decide di cambiare volto ed identità per rifugiarsi nella capitale e vivere una vita normale.
Il tempo passa, e la stessa donna trova marito in un corriere onesto e gentile, conducendo un'esistenza assolutamente ordinaria: ma la Pietra nera è sempre in agguato, e quando anche la seconda parte delle spoglie di Bodhi tornerà alla luce proprio nella stessa città, il destino farà il suo corso per tutti i protagonisti della vicenda.








In casa Ford il wuxia è sempre stato un genere molto apprezzato fin dai tempi in cui, travolto - fortunatamente solo per poco - dal radicalchicchismo, mossi i primi passi nel Cinema d'autore a tutti i costi: il cappa e spada cinese, infatti, non solo è da sempre tra i più importanti esempi di utilizzo di tecnica e gusto estetico al servizio della vicenda narrata che la settima arte possa offrire, ma anche uno dei generi maggiormente ricco di proposte sconosciute quanto interessanti, senza contare blockbuster come La tigre e il dragone, Hero o La foresta dei pugnali volanti, divenuti veri e propri must anche in occidente.
Probabilmente l'origine del mio amore per questo tipo di prodotti va ricercata in Ashes of time firmato da Wong Kar Wai e Dynasty Warriors 2, che non c'entra assolutamente nulla con il Cinema - trattasi, infatti, del secondo capitolo di una serie di videogiochi uscito, ai tempi, per Playstation 2 - che fu veicolo di battaglie epiche giocate nell'allora camera del giovane Ford ignaro del fatto che più di dieci anni dopo avrebbe ritrovato sul grande schermo proprio la storia portata in scena dal videogame suddetto trasposta in una grandiosa epopea da uno dei più grandi registi che la Cina abbia negli ultimi trent'anni regalato al mondo, John Woo.
Il lavoro in questione è Red Cliff - La battaglia dei tre regni, che spero di poter rivedere nella sua versione integrale e recensire da queste parti una volta o l'altra, ma ora come ora poco importa: quello che importa è il nome del suo narratore, l'appena citato Woo, accreditato come co-regista di questo interessante La congiura della pietra nera, uscito ovviamente in ritardo nelle nostre sale un paio d'anni or sono e recuperato con piacere qui al Saloon.
Sfruttando un intreccio che mescola il cambio d'identità che fu alla base del più riuscito lavoro a stelle e strisce di Woo, Face/Off, al romanticismo alla base di must del wuxia come il già citato La tigre e il dragone, il regista Chao Bin Su racconta una struggente storia di sentimenti, sangue e vendetta costruita su duelli coreografati con precisione millimetrica - e che ricordano più la grande tradizione delle arti marziali, che non il cappa e spada tradizionale - ed una fotografia di eleganza sopraffina, che ha il suo apice nel meraviglioso confronto tra la protagonista ed il monaco che lei stessa ha amato prima del duello che sarà fatale proprio a quest'ultimo: elementi quasi shakespeariani si mescolano ad un'ironia di fondo mai dimenticata - il personaggio scanzonato del corriere pare quasi figlio della tradizione dell'eroe "underdog" dei manga giapponesi - per completare un cocktail decisamente interessante, sia dal punto di vista tecnico, che emozionale.
Certo, a remare contro il risultato finale c'è sempre l'impressione di assistere ad una versione montata ad uso e consumo del pubblico occidentale, una sorta di riassunto di quella che potrebbe essere la vicenda nella sua interezza - come fu per il già citato Red Cliff, uscito in Italia in un'edizione di poco superiore alle due ore ed in Cina in quella originale da sei - che a tratti trasmette la spiacevole sensazione di essere entrati in sala a spettacolo già iniziato, e che soprattutto nelle sequenze di raccordo manifesta un uso decisamente eccessivo dell'accetta in fase di montaggio, ma purtroppo è una realtà con la quale dovremo continuare a misurarci almeno fino a quando i distributori - questa volta non solo nostrani - si convinceranno che il pubblico è abbastanza intelligente per digerire anche prodotti impegnativi provenienti da culture molto diverse dalla propria.
Nell'attesa che quel momento giunga, il sottoscritto si gode con grande piacere titoli eleganti, ben girati ed interessanti come questo, in bilico tra la spettacolarità dei calci rotanti ed il romanticismo di un matrimonio costruito su una doppia menzogna e divenuto focolare di un amore più forte perfino del Destino.



MrFord



"Black pearl - my kinda girl
just the kind of thing to rock my world
black pearl - she's my kinda girl."
Bryan Adams - "Black pearl" - 



venerdì 3 agosto 2012

Last friday night

La trama (con parole mie): l'estate incede a passi sempre più decisi, e alla vigilia delle ferie della maggior parte degli abitanti della Terra dei Cachi - Cannibale incluso - anche il Cinema pare prendersi una settimana di relax con neppure una manciata di uscite decisamente poco allettanti.
I due antagonisti per antonomasia della blogosfera, comunque, continuano a non demordere, e rispondono pronti alla chiamata con i loro consueti - ed illuminati, almeno per un buon cinquanta per cento - pareri.

"Ommmioddio! Ma quello è Katniss Kid venuto a propinarci qualcuno dei suoi radicalchicchissimi filmacci pseudo d'autore!"
Dream House di Jim Sheridan


Il consiglio di Cannibal: fa dormire. Chi, Ford? Sì lui, ma anche questo film!
Film già visto. E com’è, com’è?
È come potete immaginare dal trailer. È la solita storiellina thriller di fantasmi con poca tensione e tanto sapore di già visto. Niente di nuovo sotto al sole e Daniel Craig come protagonista è davvero pessimo. Pessimo a livelli di Stallone o Schwarzy, per dire.
Perché li attacco così, gratuitamente? Innanzitutto perché se lo meritano sempre, e poi perché sta per arrivare I Mercenari 2, il film più atteso di sempre nella Nightmare House di Ford. Uno dei meno attesi di sempre, invece, nella Dream House cannibale.
Tornando al Dream House film poco da sogno, come visione estiva ci sta anche. Però non aspettatevi grandi cose. Ciò che dovete aspettarvi per i prossimi giorni è invece la mia recensione.
Il consiglio di Ford: I had a dream, a blogosphere without Cannibals around!
Il vecchio Jim Sheridan non azzecca un film da un pò, e questo tentativo di abbracciare un filone che ormai pare bollito da tempo non mi ispira niente di buono, un pò come quando apro ogni mattina Pensieri Cannibali per leggere le consuete baggianate scritte dal mio antagonista.
Fortunatamente l'uscita di Expendables 2 si avvicina, così non ci penso troppo e dormo sonni tranquilli, anche perchè il Cucciolo Eroico che tanto finge disinteresse aveva parlato del primo assai bene, ai tempi!
Potere di Sly!

"Cucciolo Eroico, stiamo arrivando!"

La congiura della pietra nera di Chao-Bin Su, John Woo


Il consiglio di Cannibal: la congiura di Cannibal contro Ford e contro i film action
Un film di cappa e spada? Scusate ma non c’ho voglia.
Sì, ci sarà la co-regia di John Woo e sì, ci sarà protagonista Michelle Yeoh, però mi sembra la solita roba in stile La tigre e il dragone e in questo momento non mi pare la visione estiva ideale. A meno che non sia proprio considerato un capolavoro nel suo genere, mi sa che lo passo al mio blogger rivale Ford. Approfittandone, già che ci sono, per fare a brandelli la sua dignità con le mie parole più affilate delle spade di questo film. Come? Consigliando caldamente ai lettori di saltare a piè pari i suoi commenti inutili, e già che ci sono, saltargli in testa nello stile dei guerrieri della pellicola.
Il consiglio di Ford: l'unica congiura è quella dei Boiardi. Ma è inutile che stia a spiegare al Cannibale di cosa sto parlando.
John Woo è e sarà sempre rispettato in casa Ford, dunque una visione si potrebbe anche concedere ad un titolo che, onestamente, non mi pare possa ambire ad essere il numero uno della sua filmografia.
Certo, c'è stata quella meraviglia di Red Cliff, ma il wuxia, dopo l'exploit di qualche anno fa, pare un pò stagnare, ultimamente: un pò come il mio rivale, che mi pare si stia un pò troppo adagiando sui suoi allori da blogger famoso.
Dato, però, che il vecchio Ford è molto magnanimo, ho deciso che per entrambi ci sarà una possibilità di redenzione, al saloon.

"Ford mi ha fatto un'altra volta un occhio nero a bottigliate." "Giovane Cannibale, piove sul bagnato."
Diario di una schiappa 3 - Vita da cani di David Bowers



Il consiglio di Cannibal: Diario di una schiappa 3 - Vita da Ford
Non ho visto l’1, non ho visto il 2, perché dovrei vedermi questo?
E perché l’hanno realizzato?
I primi due hanno avuto un così grande successo?
E ancora: ma il regista si chiama davvero David Bowers? Really?
Ultima domanda: chi mi aiuta a cacciare Ford dal mio blog?
Il consiglio di Ford: ma davvero volete ricevere un consiglio su questa roba?
Io e il Cannibale ci scambiamo parecchie mail a settimana, prepariamo Blog Wars e rubriche sulle uscite in sala, ci insultiamo in tutte le salse: volete proprio che ora mi spari anche il terzo capitolo della sua biografia cinematografica?
Non vi pare un pò troppo!?!?

"Sapete che mi hanno raccontato i miei genitori? Che se non facciamo i bravi bambini quel bruto di Ford viene a prenderci per una maratona di film di Van Damme!"

domenica 18 settembre 2011

Detective Dee e il mistero della fiamma fantasma

Regia: Tsui Hark
Origine: Cina
Anno: 2010
Durata: 119'



La trama (con parole mie): siamo nel 689 d.c., e l'impero cinese è scosso dai tumulti legati all'ascesa al trono della reggente Wu, sul punto di divenire la prima donna ad essere incoronata imperatrice.
Attorno alla costruzione di una gigantesca statua di Buddha da inaugurare parallelamente alla cerimonia d'incoronazione stessa ruota una serie di misteriose morti che costringono Wu a richiamare dalla prigionia Dee, un investigatore accusato di tradimento, in modo che possa risolvere il caso e preservare l'equilibrio dell'impero.
L'uomo, dalla mente acuta e sempre reattiva, aiutato da Pei e Jing'er - inviati per investigare al suo fianco e non perdere occasione di controllarlo -, si troverà di fronte ad un complesso caso di autocombustioni indotte ed intrighi di palazzo la cui risoluzione richiederà sacrifici, vite e promesse eterne.



Confesso di avere sempre avuto un debole, per il genere wuxia, ibrido spesso esteticamente curatissimo di azione sfrenata, ralenti d'autore, arti marziali e danza in grado di piroettare in perfetto equilibrio tra commedia e dramma, amore e morte, contenuti ed intrattenimento.
Tsui Hark, vecchio volpone del Cinema action made in Hong Kong non nuovo al cappa e spada - si ricordano il suo contributo a Storie di fantasmi cinesi ed il discreto Seven swords - torna alla ribalta con una produzione enorme che ricorda nell'approccio i kolossal hollywoodiani d'avventura non sempre scorrevole eppure indiscutibilmente affascinante, visivamente raffinatissimo - nonostante gli effettoni da blockbuster con tutti i crismi - e finemente lavorato, soprattutto in fase di scrittura: l'approccio alla sceneggiatura, insolitamente approfondito per una pellicola almeno sulla carta votata al solo dinamismo, è infatti paragonabile a quello tenuto da un giallista dedito al rimescolamento delle carte a sua disposizione in modo da confondere e tenere sulla corda il suo pubblico nel corso dello sviluppo della trama accompagnandolo solo al momento giusto alla sua risoluzione.
In questo senso, l'ottimo lavoro svolto sui tre protagonisti - Dee, Pei e Jing'er - getta benzina sul fuoco rispetto al coinvolgimento dello spettatore, vincendo la resistenza data da un intreccio per l'appunto molto complesso per quella che è presentata come una pellicola di puro intrattenimento: il rapporto tra i suddetti personaggi, dal confronto allo scontro, definisce in qualche modo la loro stessa costruzione e profondità.
In particolare, il legame tra Dee e Jing'er permette a Tsui Hark di operare ben oltre il wuxia canonico, i duelli e gli effetti fin dalla loro prima notte insieme, quando i servizi della giovane Jing'er sono dapprima respinti e poi utilizzati quasi fossero un'arma dall'acuto detective, per giungere all'ottimo confronto finale tra i due, costruito sul filo dell'illusionismo e dell'impressione che si vuole dare affinchè l'audience possa restare dapprima disorientata e dunque sorpresa della risoluzione degli eventi.
Detective Dee si inserisce perfettamente nell'ambito dell'intrattenimento intelligente, fornendo una validissima alternativa a produzioni americane più note ma sicuramente meno curate nei dettagli ed aprendo un nuovo spiraglio al wuxia, genere ancora troppo poco conosciuto, sfruttato ed apprezzato in occidente in grado, negli ultimi anni, di consegnare alla Storia pellicole degne di almeno una visione come La tigre e il dragone, Hero, La foresta dei pugnali volanti e Red Cliff - quest'ultimo, in particolare, consigliatissimo nella sua versione integrale -.
La componente politica di queste pellicole, inoltre, appare sempre e comunque sentita, che sia legata alla Cina e al suo rapporto con Hong Kong - le idee rivoluzionarie di Dee costate la prigionia e l'esilio al protagonista, il ruolo di Jing'er ed il rapporto tra lo stesso detective e la futura imperatrice - o al mondo intero - l'attentato all'enorme statua del Buddha ed il suo conseguente crollo riportano alla mente le immagini dell'undici settembre -: ulteriore valore aggiunto per un'opera in grado di soddisfare i fan di Tsui Hark - che potrebbero sempre farsi prendere da moti di radicalchicchismo ed accusare il regista di un'eccessiva quanto inesistente commercializzazione del suo lavoro - così come un pubblico nuovo, sia esso abituato oppure no alle evoluzioni del wuxia.
In fondo, bastano una certa propensione alla meraviglia e la voglia di farsi trasportare in un mondo lontano e ancora per la maggior parte inesplorato.

MrFord

"They're releasing all the hounds,
what is lost can still be found,
when you hop up on your feet you're onward bound,
well, there's some who choose to run
following the setting sun,
and now it seems the journey has begun."
Slash - "By the sword" -



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