Visualizzazione post con etichetta paternità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta paternità. Mostra tutti i post

mercoledì 10 maggio 2017

Famiglia all'improvviso - Istruzioni non incluse (Hugo Gèlin, Francia/UK, 2016, 118')





Eccolo, già direte. Cannibal in primis.
Ford che si lancia in un altro dei suoi post da genitore.
Ma che ci posso fare? E' più forte di me.
Da quando i Fordini sono entrati nella mia vita, del resto - come penso sia per chiunque abbia un figlio e non sia proprio uno stronzo senza cuore -, sono diventato molto più sensibile rispetto a tutti quei titoli che, furbescamente oppure no, toccano corde che riguardano uno dei rapporti più complessi ed intensi - forse il più complesso ed intenso - della vita, quello con i figli.
Da titoli destinati a restare nella mia memoria come Alabama Monroe fino a prodotti più alla mano ma ugualmente efficaci - La famiglia Belier su tutti -, passando attraverso cose pop come Tutta colpa di Freud, non c'è più una pellicola che sfiori anche soltanto la questione che non riesca a farmi sentire vulnerabile e sentimentale, anche quando, come nel caso di questo Famiglia all'improvviso - Istruzioni non incluse, agghiacciante adattamento italiano dell'originale Demain tout commence, non ci troviamo di fronte, almeno per tutta la prima parte - quella di fatto dedicata alla commedia -, a qualcosa di particolarmente interessante, originale o coinvolgente, ad interpretazioni ormai stereotipate - Omar Sy ringrazierà pure Quasi amici, ma il suo successo continuerà ad essere frutto di una sorta di prigione dorata all'interno della quale sarà costretto ad interpretare praticamente per sempre lo stesso charachter neanche fosse in un girone dantesco - e ad una sceneggiatura che rende tutto troppo facile, anche nelle difficoltà.
In questo senso, ero già abbastanza convinto a ridimensionare tutto il lavoro di Hugo Gèlin quando la piega drammatica - pur prevedibile e telefonata - ha finito per stringermi un nodo in gola nel corso di tutta la parte finale, mettendo da parte i conflitti tra Sam e la madre di Gloria - una vera stronza, a mio modesto parere - per concentrarmi sulla lezione che, proprio da Alabama Monroe in poi, e da genitore, si spera sempre di non dover mai e poi mai imparare sulla propria pelle: quel domani in cui tutto comincia che da un senso al titolo originale, infatti, cerca di fare da paracadute a tutti coloro i quali hanno dovuto affrontare quello che è indiscutibilmente uno dei drammi più terribili che possano accadere, o più probabilmente il più terribile, ovvero sopravvivere ad un figlio.
La Natura agisce in modo imperscrutabile e totalmente super partes, è vero, e forse dovremmo imparare a comprendere anche questo suo distacco, ma personalmente trovo che, in un caso come quello, si sia liberi di sentirsi non solo devastati dal dolore, ma anche e soprattutto incazzati per qualcosa che incarna indubbiamente il concetto di ingiustizia nella vita.
Ed ecco che entra in gioco la parte più bella di questo film: Samuel, ricordando la bambina che gli ha cambiato l'esistenza, apprende quanto sia importante vivere non solo la giornata, il momento presente, "l'attimo fuggente", ma anche e soprattutto considerare una festa l'occasione che abbiamo, perchè a meno di clamorose smentite sarà l'unica, ed è fantastico pensare di poterla vivere accanto a chi amiamo.
E signori, senza menarsela o mettersi su un piedistallo, che si vogliano avere oppure no - perchè nulla è obbligatorio e dovuto, nel bene e nel male, e la propria felicità si costruisce in miliardi di modi diversi -, non ci sarà mai nessuno che ameremo o amerete più dei vostri figli.
Poi, certo, siamo umani ed imperfetti, non esisteranno favole, lieti fini, mondi in cui non troveremo lacrime e dolori, ma vaffanculo: meglio vivere, sempre.
E il più possibile fino in fondo.
Un pò come è stato guardando questo film.




MrFord




 

martedì 19 marzo 2013

Gae and me

La trama (con parole mie): essendo entrato a far parte del prestigioso club dei papà, approfitto del giorno della "nostra" festa per dare spazio ad una graditissima collaborazione, quella con Gae, da tempo frequentatore del Saloon nonchè firma autorevole - la più autorevole, oserei dire - dei blog a tema paternità.
Per l'occasione abbiamo deciso di partire da un campo in cui il sottoscritto potesse mettere la sua esperienza - il Cinema - per affrontare tematiche "di famiglia" delle quali il veterano Gae è sicuramente garanzia: ecco dunque una carrellata di titoli che hanno segnato - e segneranno - le prime visioni "father&son".



Ci sono persone con cui nella vita si ha condiviso tutto: la scuola, le avventure, i film visti ed i libri letti. Ce ne sono altre che non abbiamo mai incontrato.
Poi è arrivato internet a farci scoprire che c'è qualcuno che non abbiamo mai incontrato che però ha in comune con noi tantissime cose.
È quello che mi è capitato quando ho incrociato per la prima volta la rotta di WhiteRussian, del mitico MrJamesFord.
Sono sempre stato un appassionato di cinema e, a volerla dire tutta, la cosa che mi manca di più da quando sono diventato padre, è la frequentazione assidua di una sala cinematografica.
WhiteRussian ha tenuto accessa la fiammella e, quando posso, non manco mai di andare a dare una sbirciata perchè mi sono reso conto che i gusti cinematografici, musicali e letterari sono sostanzialmente identici. Non solo: molti nostri racconti di infanzia, pur non essendo uguali, si basano sugli stessi colori, odori e sapori.
Lo trovo una cosa meravigliosa, tenuto conto che tutto il resto sembra invece diametralmente opposto: lui un bevitore irlandese, (ex) capellone, tatuato, un duro insomma.
Io astemio mio malgrado e per nulla duro: l'espressione più dura che mi riesce è pari pari a Natalino Balasso quando paceva il pornodivo.
Altra affinità, ancora più bella, Il Ford, è da poco diventato padre.
Allora si è pensato ad un post assieme, così, quasi come a concederci una bevuta per festeggiare il lieto evento (in queste occasioni bevo anche io).

Come sempre fanno i compagni di bevute che sono già padri quando bevono in onore di un novellino, ci metto la mia dose di “Te vedarè, te vedarè” (odiosa pratica di dire alla gente “vedrai” con fare saputello).
In questo caso il mio compito è traghettarti verso la consapevolezza di non essere più proprietario dello schermo e del lettore (a proposito, qualcuno mi ha detto che il lettore non si usa più). Ti consiglio dunque i film che sono andati per la maggiore in questi primi tre anni della mia vita da padre, cosa è servito per far passare la fissa per un titolo a beneficio di un altro (recuperando la mia tecnica) e le domande che, immancabilmente tuo figlio ti farà (è maschio, allora forse ti andrà meglio perchè i miei, in confronto a Marichan, sono piuttosto gnogni).


Gli Aristogatti


Eccezionale per iniziare: il cattivo non è proprio cattivo e non fa paura a nessuno (anzi, i gemelli dicono che assomiglia al nonno) anche perchè, diciamolo, chi non si incazzerebbe con quella vecchia rincoglionita che fa ereditare tutto ai gatti?


Il parere di Ford: un film intramontabile, che ricordo ancora dal pieno della mia infanzia. Romeo è mitico, Duchessa un pò figa di legno, ma in fondo capace di sciogliersi al ritmo travolgente del jazz, come è giusto che sia.
Questo è un inizio che ha pochi eguali.

Cosa ha fatto appassionare al film: la nonna che cantava in continuazione “Tutti quanti voglion fare jazz” (solo quella frase) perchè già vittima della fissa della cuginetta.

La domanda: “Ma papi, ma chi è il papà dei gattini? Perchè non torna a casa?”



Il Principe d'Egitto


Se la baby sitter ti chiede pochi soldi, è adorata da bambini e nonne, ti stira di straforo la roba, spolvera casa, eccetera, le perdoni tutto. Anche il fatto che sia cattolica “della stretta osservanza” e che orienti le scelte televisive di conseguenza. Non vorrete che questi bimbi crescano senza dio come le galline? (dice mio padre)

Il parere di Ford: la religione e casa Ford sono praticamente due universi a distanze incalcolabili, quindi a meno che non lo faccia qualcuno dei nonni - e spero proprio per loro di no, altrimenti sono bottigliate! - difficilmente vedrò entrare al Saloon questo film Dreamworks, che pure è un buon lavoro, tecnicamente parlando.
Staremo a vedere. In caso, dovrai insegnarmi come cercare di svicolare dall'oppio dei popoli senza causare nel Fordino l'effetto di attrazione contrario.

Cosa ha fatto appassionare: La canzone “Se Crederai”

La domanda: “Perchè Dio uccide i bambini?” (lo so, questa non fa ridere, in ogni caso è già un buon antioppiaceo dei popoli)

"Ford, in quanto eretico, sei bandito dal regno dell'oppio del popoli!"

Ponyo sulla scogliera


Uno dei fratelli di Silver è un vero e proprio untore di giapponesismo a casa nostra. Miyazaki su tutti. Personalmente mi piacciono molto, sono tutti film curatissimi. Il problema è Silver che li molla con il contagocce: troppo fantasiosi o irrazionali (da donna di scienza non riesce a capirli). Se le esce la frase “Cosa si fumava secondo te l'autore quando ha scritto questa parte?” stai pur certo che quel film non girerà più nel nostro lettore. Ponyo è miracolosamente passato indenne.

Il parere di Ford: film bellissimo, adatto a dialogare con i piccoli e i grandi, un pò come tutta la produzione di Miyazaki. Alcuni passaggi sono piuttosto complessi per i primi anni, ma di certo - come tutti i titoli del Maestro - sarà uno dei capisaldi dei cineforum per i piccoli che Julez sta già pregustando - e anche io -. Come se non bastasse, la canzoncina è uno splendido tormentone!

Cosa ha fatto appassionare: saperlo... ogni regola ha le sue eccezioni.

La domanda: “Papi, ma adesso Ponyo è pesce o bambina? E adesso? E adesso?”



Cars



Film proposto da James Ford che, giustamente, in quanto in attesa di un maschio, si vede esentato dal commentare un qualsivoglia pellicola sulle principesse
Ma non cantare troppo presto vittoria, vecchio cowboy, utlimamente Giacomo preferisce di gran lunga Rapunzel al resto del pacchetto...

Il parere di Ford: Cars - il primo -, nonostante sia stato sottovalutato rispetto ad altri filmoni come Monsters&Co, Wall-E o Up!, resta uno dei miei preferiti della splendida serie firmata Pixar.
Sono già pronto, dunque, a sedermi sul divano con il Fordino e simulare anche il rumore delle macchine, sperando che non gli venga troppa voglia di farmi andare in giro con lui al volante, date le mie ormai leggendarie scarse capacità alla guida.

Cosa ha fatto appassionare: una cuginetta esasperata di vedere sempre il “Principe d'Egitto” ha provato a forzare cercando di fare leva sulla mascolinità dei gemelli. È indubbio che personaggi come Cricchetto non passino inosservati.

La domanda: “Ma come fa a guidare quella macchina senza persone?” (troppo razionale sta bimba, però)



Rapunzel


Film Disney che strizza decisamente l'occhio alla produzione Dreamworks con battute e riferimenti molto più comprensibili agli adulti che hai bambini. Ha però il pregio di riportare la grande D al genere musical, anche con qualche bel brano (“Un sogno c'è” cantata da Mario Biondi è già un must).

Il parere di Ford: trovai piuttosto deludente Rapunzel, almeno rispetto a cose "da principesse" molto più riuscite come i Classiconi Biancaneve o La bella addormentata o il recente La principessa e il ranocchio, deboluccio e un pò vuoto. Dunque, a meno che di colpo non compaia nella dvdteca di casa Ford, farò finta che non esista.

Cosa ha fatto appassionare: i film proposti dalle cugine passano, non c'è che dire.

La domanda: come si chiama Fin Laide?



Ribelle – The Brave


Qui la parte musicale non è granchè ma in compenso il film è una cannonata. Ha tutti gli ingredienti per piacere alla famiglia intera: la voglia di emanciparsi, un pizzico di paura, l'umorismo... insomma, tutto.

Il Parere di Ford: fresco di premio Oscar, quest'ultimo Brave è un vero gioiellino che ha riportato la Pixar ai suoi fasti dopo il mezzo scivolone di Cars 2. In casa Ford è piaciuto molto, tecnicamente è pazzesco e coinvolge e diverte dall'inizio alla fine. Senza dubbio sarà parte delle future visioni animate del Fordino.

Cosa ha fatto appassionare: l'ho trovato in offerta al supermarket... l'ho imposto.

La domanda: Dov'è Mordù, dov'è Mordù (c'hanno fifa per tutto il film)



The Avengers


Film che segna il mio successo come padre: ai mostriciattoli piacciono i supereroi.
Primo “non cartoon” a girare nel lettore DVD da parecchio tempo a questa parte.

Il parere di Ford: i film che riescono ad unire genitori e figli e far divertire entrambi sono sempre una meraviglia, tanto più se sono giocattoloni roboanti come questo. Da appassionato di fumetti, ho
trovato The Avengers una delle cose migliori mai tratte da un fumetto Marvel, l'ironia è perfetta ed il ritmo anche, oltre agli attori in grande spolvero - Downey Jr su tutti -.
Come se non bastasse, alcuni dei ricordi più belli che ho rispetto all'infanzia e a mio padre, sono i Cinema insieme a vedere tamarrate di questo tipo. Mitico.

Cosa ha fatto appassionare: un fumetto comprato al mare e lasciato di fianco al water che ha catturato l'attenzione di JackJack. Da lì è stato tutto un Hukke, Aiomemme, Tolle, Tatan Memeca. Presto contagiati anche gli altri due.

La domanda:”Papi, perchè Hukke quando diventa grande e verde strappa la camicia ma non le braghe?”

Tranquillo Ford, quando sarai arrivato qui, anche se non saprai rispondere alla domanda, avrai almeno la certezza di aver superato il peggio: le notti insonni, la moglie un po' esaurita, l'influenza seriale ma, soprattutto la fissa per i Teletubbies.

Alla salute!

Alla salute anche a te, Gae! E muchas gracias!



giovedì 31 gennaio 2013

Il manuale del papà e La guida del giovane papà

Autore: Robert Richter, Eberard Shafer (Il manuale del papà) - Pierre Antilogus, Jean Louis Festjens (La guida del giovane papà)
Origine: Germania (Il manuale del papà) - Francia (La guida del giovane papà)
Anno: 2005 (Il manuale del papà) - 1988 (La guida del giovane papà)
Editore: Tecniche nuove (Il manuale del papà) - EDT (La guida del giovane papà)




La trama (con parole mie):  la nuova frontiera dell'essere padri secondo due letture leggere che possano comunque informare e mantenere sulla soglia d'attenzione necessaria i futuri padri, soprattutto quando si tratta di primi figli.
Il manuale del papà è un'opera di stampo didattico basata su un approccio preciso, dettagliato e didascalico, ricca di informazioni e basata su una concezione molto razionale del percorso che porta al fatidico momento del parto - e oltre -.
La guida del giovane papà è una sorta di parodia dei momenti migliori - e peggiori - che aspettano il futuro genitore dal momento della scoperta della "dolce attesa" ai trent'anni suonati del suo futuro erede.




Già lo so che qualcuno tra gli avventori più stagionati del Saloon storcerà il naso rispetto a questo tipo di letture, specie se affrontate da uno che predica la filosofia dell’imparare dall’esperienza come il sottoscritto: parrebbe quasi suonare come una ritirata, o peggio un ritrattare il panesalamismo di cui vado così fiero.
Al contrario devo ammettere che, così come il corso preparto – esperienza mitica -, questi due libri piccoli piccoli dalla lettura veloce e leggera sono stati una buona fonte d’informazioni rispetto a quello che è, di fatto, il mestiere più difficile e soddisfacente ad un tempo del mondo: quello del genitore.
Ovviamente quella che sarà la mia vita da padre “sul campo” andrà ben oltre le pagine dei consigli e le descrizioni delle esperienze altrui – degli autori, nello specifico -, e probabilmente al primo cambio di pannolino la mente si farà vuota e non riuscirò a ricordare nulla di quello che ho letto o ascoltato, eppure buttarmi in queste pagine è stato piacevole e confortante, quasi potessi contare su una sorta di cuscinetto soprattutto nelle temibili prime sei settimane, quando se il destino è avverso – ed il bimbo non ama dormire la notte – le cose possono diventare drammatiche per i genitori, anche considerato che, purtroppo, in Italia non esistono cose intelligenti come un periodo anche minimo di permesso lavorativo per i padri – che sono costretti a bruciarsi le ferie per poter stare accanto alla compagna ed al nuovo arrivato almeno nei primi giorni – e l’occupazione continua ad incombere senza pietà alcuna.
Dei due testi ho trovato sicuramente più valido Il manuale del papà, a volte forse un po’ troppo didascalico ma sicuramente più indicato per cominciare a masticare qualcosa sia rispetto alla preparazione al parto – che, se è pur vero che si tratta di un’incombenza femminile, incide su entrambi i componenti di ogni coppia che voglia partecipare “come squadra” al lieto evento – che al periodo post-nascita, mentre La guida del giovane papà, sulla carta più easy e “narrativa” appare a volte un po’ troppo forzatamente simpatica – e dunque, di fatto, finta – per poter conquistare un lettore come il sottoscritto, che cerca sempre negli autori una certa onestà nel portare sulla pagina storie ed esperienze – in questo senso, ho trovato pressoché perfetta soltanto l’introduzione al testo di Baricco -.
Ad essere sincero, poi, inizialmente avevo pensato di ignorare bellamente da queste parti l’idea di dedicare un post a due titoli assolutamente settoriali e lontani dalla consuetudine del bancone grezzo e dell’alcool, ma considerato l’arrivo del Fordino ho trovato la cosa in qualche modo affascinante, anche perché voi per primi sarete testimoni, pur se indiretti, dell’impatto che il piccoletto avrà rispetto alle vite del sottoscritto e di Julez così come sulla quotidianità del blog, che potrebbe allargare la sua sfera di competenza anche alle esperienze “paterne” di questo vecchio cowboy.
Niente, ovviamente, è certo, o definito, un po’ come l’esperienza di questo viaggio assolutamente unico che, nonostante i corsi, i consigli di parenti o amici già padri e chi più ne ha, più ne metta, giorno dopo giorno diviene qualcosa di profondamente intimo ed unico, così come il legame che ci porterà a lasciare quella che è la più grande eredità che un essere umano possa regalare al mondo: una nuova esistenza.
E di nuovo mi rendo conto che una frase come questa potrebbe suonare addirittura new age o radical chic da genitore “di cultura”, dunque passo oltre e me la gioco affermando che questi due testi sono stati un piacevole riempitivo nell’attesa dell’arrivo del Fordino ma che non potranno mai e poi mai sostituire quello che sarà il mio rapporto con lui, le cose che avremo in comune e quelle che, al contrario, ci porteranno a trovarci su fronti opposti: e chissà che, un giorno, non decida anche io di scrivere qualcosa legato a questo periodo così particolare e che, in qualche modo, non avrà mai fine, perché una volta passati “dall’altra parte” e divenuti genitori, si continuerà ad esserlo per sempre.
Di sicuro è presente la voglia e la curiosità di conoscerlo ed il desiderio di trasmettere tutto quello che la Frontiera ha insegnato a me, sperando che possa fare del suo meglio per goderselo e trovare una strada che possa renderlo felice ed appassionato, curioso ed affamato di vita almeno quanto continua ad essere anche quel vecchiaccio di suo padre.
E poi, in un prossimo futuro, forse toccherà anche a lui affrontare la lettura di un manuale che tenterà di tradurre in parole quello che è il mestiere più antico e difficile del mondo.
E anche lui penserà che, chissà, quel libretto sarà stato soltanto un modo per accorciare i tempi e passare, finalmente, dalla teoria alla pratica.
Perché non c’è pratica più intensa e soddisfacente di questa.


MrFord


"It's not time to make a change,
just sit down, take it slowly.
you're still young, that's your fault,
there's so much you have to go through.
Find a girl, settle down,
if you want, you can marry.
Look at me, I am old, but I'm happy."
Cat Stevens - "Father and son" -


 

martedì 4 settembre 2012

Travolti dalla cicogna

Regia: Remi Bezancon
Origine: Francia
Anno: 2011
Durata: 107'




La trama (con parole mie): Nico è un giovane commesso di videonoleggio che al lavoro conosce la studentessa di filosofia Babs, cliente abituale. Tra i due scatta l'amore, e trascorso un primo periodo tutto sesso e felicità la coppia decide di condividere un appartamento ed avere un figlio.
Con il progredire della gravidanza e la nascita della piccola Lea, però, le difficoltà che si porranno di fronte ai due giovani genitori saranno molte, dal ruolo delle nonne agli spazi che, ovviamente, sono destinati a ridursi in favore della nuova arrivata: quella che, dunque, fino a poco tempo prima appariva come una coppia affiatata e sempre entusiasta finisce per diventare clamorosamente a rischio di separazione.
Ma il "lieto evento" riserverà comunque sorprese ed una crescita - o così piacerà credere ai protagonisti - per entrambi.




Il Cinema francese ha conosciuto, nel corso dell'ultima stagione e mezza della sua Storia, un crescendo di qualità supportata da una continuità pazzesca per la maggior parte delle produzioni esportate, finendo per diventare, di fatto, il riferimento di tutta Europa e non solo.
In mezzo a tutto questo fiorire di proposte sorprendenti ed imperdibili, però, qualche scivolone - inevitabile - c'è stato: uno di questi - seppur di tracollo non si possa parlare, ma più semplicemente di occasione mal sfruttata- fu La guerra è dichiarata, pellicola osannata da molte parti che in casa Ford non ebbe particolare fortuna.
L'appena citata pellicola della Donzelli è tornata prepotentemente alla memoria del sottoscritto a partire dalla seconda parte di questo Travolti dalla cicogna - come sempre pessimo adattamento dell'originale "Un lieto evento" -, che con lei condivide il destino di bottigliata made in Fordlandia, quasi ne fosse un lato b votato alla commedia invece che al dramma: abbiamo infatti due giovani coppie rapite dalla passione e dall'innamoramento messe a dura prova - seppur per motivi decisamente diversi - da uno degli eventi più importanti che possano verificarsi nella vita di una persona, la nascita di un figlio.
Come ben sapete anche io e Julez stiamo intraprendendo questo cammino, ed un film come questo poteva risultare decisamente interessante anche come confronto con le reazioni che ci troviamo in prima persona a vivere nel corso dell'attesa di quella fine gennaio che indica il termine previsto della gravidanza: ma se l'apertura lascia ben sperare - l'approccio tra i due, giocato a suon di titoli di film proposti dall'uno e dall'altra è pressochè perfetto, e le prime fasi dell'attesa divertenti quanto basta per non risultare troppo pesanti - l'evoluzione del film diviene, di fatto, un avvitamento sulla figura della protagonista - interpretata da Louise Bourgoin, già vista di recente nel non troppo entusiasmante L'amore dura tre anni - che ha davvero poco a che fare con l'evento al centro della pellicola e del romanzo dal quale è tratta.
Il fatto che Babs trovi difficoltà a terminare la sua tesi o non riesca ad ottenere il posto da assistente tanto desiderato in Università, così come Nico passi dall'essere un padre fondamentalmente inutile ad una sorta di perfetto organizzatore soltanto con l'assenza della compagna tende a togliere l'attenzione da quello - quella, in questo caso - che dovrebbe essere alla base di tre vite per concentrarsi sugli squilibri dei suoi genitori, che, a ben guardare e a dirla tutta, paiono proprio aver deciso di avere un figlio mossi soltanto da un egoismo di natura sentimentale, cresciuto in quel primo periodo di ogni rapporto in cui tutto sembra perfetto, clamoroso e potenzialmente infinito.
Dall'altra parte della barricata, invece, la prima impressione che si ha è quella che affrontare un evento di questa portata sia una sfida anche più grande di quella di cercare di portare avanti e vivere un rapporto che possa durare nel tempo, a prescindere dagli errori, dai difetti e dalla vita: diventare genitori è, in qualche modo, assumersi la responsabilità del lavoro più duro che potremo mai fare nel corso della vita, essere consapevoli - almeno quando si comincia ad avere una "certa età" - del fatto che i propri spazi diventeranno quelli del piccolo o della piccola che si preparano ad affacciarsi su questo incasinato mondo.
L'intuizione di un approccio di questo tipo si trova nella tesi che si evolve fino a diventare romanzo di Babs, ma pare tutto davvero troppo accennato perchè Lea diventi - come dovrebbe essere - il punto focale effettivo delle vite dei due ragazzi e del film stesso, che accusa un pò rispetto al minutaggio e ad alcune sequenze decisamente poco utili come quelle oniriche o la vacanza presa dalla coppia per recuperare l'intimità perduta nei primi mesi alle prese con la piccola.
Un titolo che non è possibile definire brutto, girato o interpretato male, ma che non esplode neppure lontanamente il potenziale che aveva sulla carta e finisce per suonare perfino un pò troppo forzato nella sua voglia a tutti i costi di mostrare al pubblico quanto complicato sia questo essere travolti: e se dal lavoro della Donzelli citato poco fa ci si poteva aspettare un bel pò di pesantezza, in questo caso l'illusione era quella di trovarsi di fronte ad un leggero e scanzonato racconto di tutti i piccoli e grandi caos - emotivi e quotidiani - che ogni genitore affronta dal momento della "rivelazione" e che, di fatto, si porterà dietro per tutta la vita.


MrFord


"Now you heard my song
will you turn and go
give me a reason
and I'll say it's so
if you stand by me
I could never leave
you'd be the reason
something to believe."
Mark Lanegan & Isobel Campbell - "Something to believe" -



Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...