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mercoledì 3 settembre 2014

Dragon trainer 2

Regia: Dean DeBlois
Origine: USA
Anno: 2014
Durata: 102'




La trama (con parole mie): Hiccup e Sdentato, ormai come fratelli ed al centro della vita del villaggio, simbolo della nuova alleanza tra esseri umani e draghi, vengono a contatto con il misterioso Dragon Rider, una sorta di leggenda che si dice abbia un potere unico sulle creature alate. In realtà il famigerato cavaliere altri non si rivela se non la madre data per scomparsa di Hiccup, che il ragazzo vorrebbe tornasse ad essere parte della sua vita.
Purtroppo, però, insieme a lei emerge dalla nebbia anche il temibile Drago, un cacciatore che pare non avere alcuno scrupolo, che si tratti di umani o di draghi: quando quest'ultimo darà inizio ad un attacco che prevede il dominio di tutti i nuovi alleati di Hiccup e dei suoi compagni attraverso un esemplare dominante, il ragazzo dovrà dare fondo a tutte le sue forze non solo per poterlo sconfiggere, ma anche per diventare, a conti fatti, l'uomo che suo padre avrebbe voluto che fosse.








Di norma, quando si tratta di sequel è un caso più unico che raro incontrare pellicole in grado di mantenere lo stesso livello dell'originale, preservando, di fatto, qualità e voglia di raccontare una nuova vicenda giocata sugli stessi protagonisti: quando, anni fa, mi imbattei in Dragon Trainer, rimasi stupito di essermi trovato di fronte, di fatto, al primo prodotto Dreamworks dall'impatto degno dei migliori Pixar, una storia avvincente e coinvolgente a prescindere dall'età degli spettatori, ed in grado di comunicare a più livelli.
Quando fu annunciato il numero due del brand, conscio di scivoloni come il secondo Cars o il pur discreto ma decisamente su un altro livello rispetto all'originale Monsters University, rimasi scettico rispetto al ritorno sugli schermi di Hiccup e Sdentato, che avevano raccolto il testimone di Lilo&Stitch - pellicola tra le mie preferite della recente produzione Disney diretta proprio dal buon DeBlois - portando il loro messaggio ad un livello ancora più alto, temendo la più classica delle storie riciclate che è purtroppo consuetudine dei numeri due: al contrario, invece, sono stato clamorosamente smentito da quello che, al momento, non solo è il miglior film d'animazione visto nel corso di questo duemilaquattordici, ma un prodotto maturo e profondo, in grado di far coesistere intrattenimento puro - le evoluzioni dei draghi e le battaglie mi hanno riportato alla mente la meraviglia tecnica di Avatar - e tematiche decisamente importanti come il rapporto tra genitori e figli, le fasi della crescita - anche dolorose - ed il valore che la propria famiglia riveste nel momento in cui si matura abbastanza per diventare, di fatto, adulti.
I nuovi charachters della madre di Hiccup e di Drago, tosti ed interessanti, uniti ai momenti più divertenti della pellicola - le corse dei draghi, il rapporto con il contrabbandiere -, quelli sentimentalmente più profondi - il ritrovato legame del protagonista con la creduta scomparsa genitrice - o più drammatici - il destino di Stoick - non si vedeva qualcosa del genere in un film d'animazione mainstream dai tempi de Il re leone - contribuiscono a costruire uno dei titoli più interessanti non solo che la Dreamworks abbia mai prodotto, ma che l'animazione tutta abbia offerto nelle ultime stagioni, rese almeno in parte orfane dal calo commerciale avuto dalla già citata Pixar.
Aver visto questo film in famiglia, inoltre, ha reso il tutto ancora più intenso, complice il rapporto che giorno per giorno costruisco con il Fordino e rivedendo in Valka la forza e la determinazione di Julez, che come "mother of dragons" non sfigurerebbe affatto.
Ma sarebbe sbagliato limitare l'interesse di questo film ai soli personaggi umani: i draghi, a partire dalla loro dipendenza dall'esemplare dominante fino al legame costruito giorno dopo giorno con i loro compagni - e non padroni, badate bene - diventano parte integrante di un processo di maturazione che accompagna tutti i main charachters della pellicola, e che diviene, soprattutto ed ovviamente nel caso di Sdentato, anche una lezione profondamente educativa per il pubblico più piccolo e non solo sull'influenza ed il perdono, regalando emozioni di rara potenza nel momento del confronto con Hiccup nel momento della massima influenza di Drago e del suo dominatore.
L'equilibrio, dunque, risulta essere l'elemento cardine di questo sorprendente numero due, dal rapporto tra i personaggi a quello tra i genitori di Hiccup - splendide e commoventi le sequenze dedicate al riavvicinamento di Stoick e Valka -, dal sottile confine tra bene e male - in fondo, Drago e lo stesso Hiccup devono le loro menomazioni fisiche proprio ai draghi e le reazioni ad esse al differente rapporto con loro - al rimbalzare continuo tra acrobatiche sequenze spettacolari ad altre intime e quasi commoventi, dal desiderio di portare sullo schermo qualcosa che amplifichi e renda più grande il messaggio del primo film alla voglia di confrontarsi con il già annunciato terzo capitolo.
Considerato che, ancora una volta, il lavoro di DeBlois partiva da outsider, il risultato è stato assolutamente e clamorosamente esaltante: come Hiccup e Sdentato, il primo con una gamba artificiale, il secondo pronto ad affidarsi al suo migliore amico per poter volare a causa dell'ala menomata, anche Dragon trainer fa dei suoi apparenti punti deboli quelli di forza, e conquista senza riserve, come un volo a perdifiato in grado di far battere il cuore il più velocemente possibile.



MrFord



"These mist-covered mountains
are a home now for me
but my home is the lowlands
and always will be
some day you'll return to
your valleys and your farms
and you'll no longer burn
to be brothers in arms."
Dire Straits - "Brothers in arms" - 




mercoledì 4 luglio 2012

Game of thrones - Stagione 2

Produzione: HBO
Origine: Usa
Anno: 2012
Episodi: 10



La trama (con parole mie): la guerra per conquistare il Trono di spade imperversa, e alla partita che vedeva coinvolti principalmente i Lannister e gli Stark si aggiungono eserciti e pretendenti da ogni parte del Continente. Mentre Robb Stark è impegnato nella sua marcia verso King's Landing, Jon Snow affronta un pericolosissimo viaggio oltre la Barriera, e Tyrion Lannister, nominato Primo Cavaliere, si ritrova a fronteggiare la minaccia di un assedio che potrebbe costare il potere alla sua famiglia: oltremare, nel frattempo, Daenerys Targaryen e i suoi draghi sono alla ricerca di una flotta di navi che possa condurre la giovane nelle sue terre d'origine, reclamando la corona che fu di suo padre.
Intrighi, morte, guerra e poteri sovrannaturali si mescolano nel sangue per un nuovo capitolo di un affresco sempre più impressionante.



Ogni serial televisivo, anche quelli meglio riusciti, ha un compito clamorosamente difficile da svolgere ad ogni inizio stagione: mantenere il suo livello alto abbastanza perchè il pubblico e la produzione non rinneghino quello che soltanto l'anno precedente - e a volte anche meno - osannavano senza riserve.
Come visto a fine 2011, anche i prodotti migliori - Misfits e Dexter, giusto per citarne due - hanno subito battute d'arresto notevoli, perdendo terreno rispetto a nuove proposte come la fulminante prima stagione di Game of thrones, una vera e propria pietra miliare del fantasy e non solo sul piccolo schermo e non solo.
La scommessa degli autori, dunque, era proporre una nuova annata che fosse all'altezza della prima, lasciando di nuovo a bocca aperta il pubblico: per quanto mi riguarda, l'obiettivo è stato quasi completamente centrato, considerato che abbiamo assistito ad una fase di transizione della guerra per il Trono di spade, destinata a durare ancora per molto - in fondo, i romanzi da cui è tratta la serie devono ancora narrare la conclusione della vicenda - sulla pagina così come sullo schermo.
Certamente, rispetto alla stagione d'apertura, è mancato il pathos di un crescendo strepitoso così come l'apporto di quello che era uno dei suoi protagonisti assoluti, una Daenerys tenuta in disparte per la maggior parte di questa annata ed esplosa soltanto con l'ultimo episodio, quasi ad alimentare la speranza di una sua sempre più decisiva influenza sugli eventi che attendono i pretendenti alla corona: ma è davvero un cercare il pelo nell'uovo per uno dei prodotti al momento meglio realizzati della HBO - e non solo -, recitato, scritto e realizzato a livelli altissimi ed in grado di catturare l'audience e la sua attenzione nonostante il numero consistente di sottotrame e personaggi pronti a darsi battaglia in campo aperto così come nei corridoi delle corti.
In particolare, ho apprezzato - una volta ancora - la struttura "in crescendo" della stagione, partita con passi lenti e circospetti ed esplosa in una doppietta conclusiva spettacolare, con gli episodi Blacwater - diretto, tra l'altro, da Neil Marshall - e Valar Morghulis, season finale da urlo: proprio prendendo spunto da quest'ultimo titolo, posso dichiarare ufficialmente di aver trovato un sostituto a due dei miei favoriti dipartiti - ATTENZIONE SPOILER - al termine della prima stagione - Ned Stark e Khal Drogo - nel misterioso assassino Jaqen, che promette di essere uno dei charachters più interessanti della saga, nonchè mentore di un'altra delle mie beniamine, Arya Stark.
Come se questo non bastasse, il come di consueto bravissimo Peter Dinklage da volto al sempre mitico Tyrion Lannister, che al contrario della prima annata si troverà spesso e malvolentieri a fronteggiare le sue battaglie con la spada, invece che con il cervello, confermandosi il cuore pulsante della sua casata, Jon Snow aprirà scenari epici e al limite dell'horror oltre la Barriera e la coppia Brienne di Tarth - personaggio di spessore pazzesco -/Jaimie Lannister promette già scintille per la prossima stagione, così come la fino ad ora poco sfruttata sacerdotessa Melisandre, eminenza grigia alle spalle di Stannis Baratheon.
Ma descrivere in questo modo tutti gli avvenimenti che scuotono nel profondo i Sette Regni appare riduttivo, rispetto alla cavalcata selvaggia e all'ultimo respiro che è questa serie di fattura sopraffina, confezionata con mano d'autore e portata agli occhi e al cuore dello spettatore con tutta la forza delle martellate di un fabbro: l'unica alternativa è prepararsi alla battaglia e lanciarvisi senza guardare indietro.
Chissà che non ci sia qualche possibilità di uscirne tutti d'un pezzo.
Di sicuro, a prescindere da chi siederà sul Trono di spade quando tutto sarà finito, gli autori di questa meraviglia possono già dirsi vincitori. 


MrFord


"Running silent, running deep, we are your final prayer,
warriors in secret sleep, a merchantman's nightmare,
a silent death lies waiting, for all of you below,
running silent, running deep, sink into your final sleep."
Iron Maiden - "Running silent, running deep" -


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