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venerdì 8 dicembre 2017

Boomstick Award 2017






Tra i numerosi premi che circolano nella blogosfera e rimbalzano come un tam tam permettendo a noi impavidi bloggers di conoscerci e farci conoscere il mio favorito è e resta senza dubbio il Boomstick: nato come un omaggio ad uno dei personaggi più riusciti dell'horror, l'Ash della saga di Evil Dead, è stato anno dopo anno quello che ho ricevuto più volentieri, e che ho sempre condiviso con lo stesso piacere di una robusta bevuta.
Quest'anno a consegnarlo al sottoscritto è stata la sempre mitica Arwen, che è ormai una delle colonne portanti della blogosfera e che ha mantenuto vivo l'affetto per il lavoro di questo vecchio cowboy sin dai suoi esordi. Un grazie va dunque ad Arwen, mentre io alzo i calici e passo ad elencare le regole del Boomstick.




1- I premiati sono 7, né uno di più, né uno di meno, non sono previste menzioni d'onore.
2- I post con cui viene presentato il premio non devono contenere giustificazioni di sorta da parte del premiante riservate agli esclusi, a mo di consolazione.
3 - I premi vanno motivati. Non occorre una tesi di laurea. E' sufficiente addurre un pretesto, o più di uno, se ne avete.
4 - E' vietato riscrivere le regole. Dovete limitarvi a copiarle, così come io le ho concepite.
Per chi non rispetta le regole c'è il temuto (ma anche tentatore) bitch please award quindi occhio!


 


Ed ecco i premiati del Saloon, che per festeggiare dovranno bere almeno un White Russian in onore del sottoscritto.


- Arwen Lynch, perchè oltre ad avermi premiato e ad essere una delle più appassionate sostenitrici del Saloon, è l'incarnazione vivente del detto "se non ci fosse, occorrerebbe inventarla".

- Cannibal Kid, che oltre ad essere il mio antagonista detesta i premi e le catene, dunque non voglio perdermi la possibilità di irritarlo anche solo in parte. 

- Bara Volante, perchè negli ultimi anni si è affermato come uno dei bloggers più cazzuti ed Expendables che si possano trovare, sottoscritto escluso.

- Ink, perchè ormai lo considero, in barba alla certo non grande vitalità della blogosfera, il volto della generazione di bloggers successiva alla mia.

- Bolla, perchè oltre ad avere gusti forti è una delle più competenti che si possano trovare qui nella blogosfera, e senza dubbio è un pò Expendable anche lei.

- Lisa Costa, perchè nonostante sia potenzialmente più dalla parte della barricata del Cannibale, di tanto in tanto mostra tutta la fordianità che è in lei. 

- Giacomo Festi, perchè oltre a coltivare sogni da futuro scrittore di best sellers ben più del sottoscritto, è l'equivalente di un giovane padawan.


MrFord

 



 

mercoledì 5 febbraio 2014

Drinking buddies

Regia: Joe Swamberg
Origine: USA
Anno:
2013
Durata:
90'




La trama (con parole mie): Luke e Kate sono colleghi in un birrificio di Chicago, amici per la pelle sempre pronti a scherzare tra loro e a concedersi bevute e giocate al biliardo nel pub preferito. Entrambi vivono due esperienze sentimentali importanti: Kate è infatti fidanzata con Chris, posato e maturo appassionato di musica, mentre Luke parla di nozze con Jill, decisamente meno incline di lui ad uscite e linguaggio pane e salame.
Quando, ad un evento organizzato da Kate per il birrificio, le due coppie si conoscono per la prima volta e decidono di passare un weekend nella casa al mare di Chris, le cose cambiano: mentre, infatti, Luke e Jill continuano, tra alti e bassi, a pensare al matrimonio, i loro amici terminano la loro relazione.
Gli eventi scatenati da questo fatto portano Luke e Kate a confrontarsi e a parlare più o meno apertamente dei sentimenti che provano l'uno per l'altra.




A volte la pesca nell'infinito - purtroppo - oceano di titoli destinati a non venire distribuiti qui nella Terra dei cachi porta ad alcune scoperte più che positive: è il caso di questo Drinking buddies, piacevolissima commedia dolceamara a tema sentimentale in pieno stile Sundance che ha riportato alla memoria del sottoscritto - e non solo perchè tra i protagonisti ritroviamo Jake Johnson - lo splendido Safety not guaranteed passato quasi esattamente un anno fa su questi schermi.
Girato probabilmente con pochi spiccioli rispetto alle grandi produzioni hollywoodiane - considerando lo stesso genere, sia chiaro -, interpretato con ottima partecipazione dai protagonisti - oltre al già citato Johnson, troviamo anche Olivia Wilde e Anna Kendrick - e scritto con sensibilità ed intelligenza, il lavoro si Swamberg è stato una delle sorprese indie più piacevoli del duemilatredici, tanto pane e salame quanto da molti punti di vista imprevedibile nel suo svolgimento: del resto, l'amore e l'amicizia restano due sentimenti tanto fondamentali quanto fondamentalmente complessi da decifrare, e che spesso e volentieri finiscono per portare la maggior parte di noi a vivere i giorni migliori e peggiori della propria esistenza, a scrivere libri e canzoni, a ricordare un momento che, grazie a qualcuno, diventa "IL" momento, uno di quelli in grado di definire la nostra vita.
Dunque l'intreccio che coinvolge i protagonisti - Kate e Chris da una parte, Luke e Jill dall'altra -, anche nelle sequenze più easy e leggere della pellicola, definisce passo dopo passo non soltanto le loro esperienze, ma quello che sarà il percorso futuro di ognuno: in questo senso, non pensiate di andare incontro al classico plot da blockbuster sentimentale all'interno del quale i due amici scoprono di essere innamorati e mollano tutto e tutti e vissero felici e contenti, perchè lo svolgimento di Drinking buddies è decisamente più realistico e sfaccettato di quanto non possiate credere, e senza dubbio riporterà alla mente di molti spettatori rapporti finiti bene o male che si è cercato di vivere andando in una direzione ritrovandosi poi a pensare cosa sarebbe accaduto se si fosse scelto diversamente.
In casa Ford le vicende di questi quattro ragazzi alle prese con la crescita e l'evoluzione dei loro rapporti a partire dalle piccole cose di tutti i giorni - dimenticatevi scene madri e situazioni sopra le righe, qui parliamo al massimo di una serata al pub o di un trasloco - hanno fatto tornare con la mente ed il cuore ai tempi in cui il vecchio cowboy e Julez erano "solo amici", ed il sottoscritto spesso e volentieri finiva le sue peggiori serate da sbronza selvaggia a casa di quella che di fatto era la roccia a cui finivo per aggrapparmi quando le onde erano troppo alte per una barca che andava dritta verso la deriva, svegliandosi il mattino dopo senza ricordare come fosse riuscito a raggiungere il suo rifugio favorito trovando biglietti del buongiorno che ricordavano di passare a riconsegnarle le chiavi tornando a casa.
Senza dubbio non parliamo di un film destinato a fare la Storia della settima arte, eppure Drinking buddies racchiude in un'ora e mezza scarsa tutto il meglio del Cinema indipendente in stile Sundance, riesce ad emozionare senza esagerare e a raccontare una storia talmente ordinaria - e non nel senso noioso e dispregiativo del termine - da risultare straordinaria facendosi volere bene come solo pochi titoli riescono a fare, invitando a nuove visioni pronte a farci sentire meglio - o peggio - a seconda dei momenti in cui le affronteremo.
E chissà che, di fronte alle difficoltà, un piccolo gesto come una manciata di patatine messe nel piatto non facciano la differenza tra un momento e IL momento.


MrFord


"Came out of a lady and
I want you to save me its amazing
came out of a lady ooh
and I want you to save me it's amazing."
Rubblebucket - "Came out of a lady" -


domenica 8 settembre 2013

Holydays books - Part 1

La trama (con parole mie): ovviamente non esiste estate da spiaggia che si rispetti senza una buona dose di letture, e dunque ecco pronta, così come è stato per i film e le serie tv, una doppia sequenza di titoli neanche se sul banco del Saloon cominciassero a scivolare uno dopo l'altro shots pronti per essere ingurgitati.
In un certo senso, non c'è occasione migliore che uno in particolare di questi, selezionato per il sottoscritto dal mio sempre mitico fratellino Dembo.


SPERO CHE SERVANO BIRRA ALL'INFERNO di TUCKER MAX


Quando il già citato Dembo mi ha regalato questo libro, poco prima che partissi, le sue parole sono state più o meno queste: "Sono sicuro che tu e lui vi divertireste, se usciste insieme".
In effetti, non ha tutti i torti.
Tucker Max è un vero stronzo, un figlio di papà dell'America bene convertitosi allo spring break selvaggio e perenne ed alla scrittura dopo un inizio di carriera nell'ambito della Legge - figuratevi -: roba da far sembrare gente come Hank Moody uno scolaretto.
I suoi racconti di sbronze e scopate sono tra i più assurdi e divertenti che abbia mai vissuto o sentito, una vera miniera d'oro di risate, stralci grotteschi di vita, momenti al limite della fantascienza in stile Una notte da leoni - il primo racconto sulla sbronza ed il sushi e l'attacco di diarrea in un motel dalle parti del Texas, se non ricordo male, sono da antologia -: Tucker Max potrebbe facilmente essere odiato, ma che posso farci!? 
Sarà che sono uno stronzo anche io, ma adoro quest'uomo. E spero un giorno di poter bere con lui.


LA SOTTILE LINEA SCURA di JOE R. LANSDALE


Non poteva mancare, nel corso di quest'estate fordiana, il consueto appuntamento del sottoscritto con Joe Lansdale, uno degli autori più amati del Saloon, responsabile della creazione della meravigliosa saga di Hap e Leonard nonchè di alcuni tra i romanzi più intensi che abbia letto negli ultimi anni.
Questo La sottile linea scura, partito su ritmi dilatati che richiamano i racconti in stile Stand by me e rievocano l'infanzia dello scrittore stesso, è stato il titolo targato Lansdale che ho portato avanti più lentamente, patendo in parte la mancanza del ritmo e delle battute cui il mitico texano mi ha abituato: eppure, grazie ad un finale degno di quella meraviglia che fu In fondo alla palude, quel bastardone di Joe è riuscito a colpirmi - e commuovermi - ancora una volta, mescolando temi importanti come il razzismo negli Stati Uniti del Sud a quello della Famiglia, sempre cara al Nostro.
E il Nostro, da queste parti, è ormai parte della Famiglia.


IL MULO di TONY D'SOUZA


Questo interessante romanzo, opera di un giovane autore che si è cimentato in ogni genere di viaggio ed occupazione, è giunto in casa Ford grazie ad un regalo di compleanno del buon vecchio Tom, e si è rivelato un'ottima alternativa agli scrittori di genere noir/crime che quasi quotidianamente affollano il bancone del Saloon.
Scritto probabilmente sulla scia del Cinema di genere anni ottanta e novanta - da Scarface a Blow - ed incentrato sulla figura di un giornalista disoccupato che finisce per reinventarsi mulo - termine con il quale si distinguono i corrieri che trasportano principalmente droghe leggere, ma non solo, attraverso gli USA ed il Messico -, il lavoro parte fortissimo confezionando una prima parte da manuale per poi perdere qualche filo nel finale, che ho trovato leggermente sbrigativo e tagliato con l'accetta rispetto a quelle che potevano essere le premesse poste dallo stesso D'Souza all'inizio del romanzo.
Da un lato un peccato, dall'altro la piacevole scoperta di un nuovo nome da mettere in lista e tenere d'occhio.



MrFord

To be continued...
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