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giovedì 8 settembre 2016

Thursday's child


Con il ritorno alla regolarità del Saloon anche la consueta rubrica dedicata alle uscite in sala rinnova il suo appuntamento con i commenti come sempre saggi e ponderati del sottoscritto e quelli come sempre scombinati e radical chic del mio antagonista Cannibal Kid, che ormai fa parte del mobilio del Saloon come una testa di cervo.
Questa settimana, fortunatamente per noi e soprattutto per voi, i film in uscita sono ancora pochi, dunque avrete modo di "gustarvi" solo una piccola dose delle scaramucce dei nemici più bromantici della blogosfera.


"Ciao Cannibal, sono la escort che ti ha prenotato Ford per festeggiare il compleanno."

Independence Day – Rigenerazione

"Mi sa tanto che mi sono fatto un White Russian di troppo!"
Cannibal dice: Atteso (ma da chi?) sequel di uno scult movie degli anni '90, che tenterà un'impresa molto ardua. Salvare il mondo dall'invasione di Ford e della sua famiglia, i volti simbolo del #fertilityday e pure del #fordilityday?
Sì anche, ma soprattutto proverà a fare peggio del primo film. Ce la farà?
La risposta nei prossimi giorni su Pensieri Cannibali.
Ford dice: a parte la sequenza dei cazzotti di Will Smith all'alieno, non ho mai avuto particolare predilezione per Independence Day, e senza dubbio sentivo la necessità di un suo sequel quanto quella di vedere il prossimo film consigliato dal Cannibale.
Quantomeno, potremmo trovarci di fronte ad uno dei candidati più forti per il peggio dell'anno.



Man in the Dark

"Oh mio dio! Dopo la cura di Ford, Cannibal ha un aspetto ancora più terrificante del solito!"

Cannibal dice: Nonostante il regista Fede Alvarez arrivi da quella schifezza immonda del remake de La casa, questo suo nuovo horror promette piuttosto bene. Negli Usa il film ha già fatto il botto e potrebbe essere una delle rivelazioni 2016 del genere. In alternativa, se siete in cerca di brividi, brividi veri intendo, potete sempre fare un salto su White Russian.
Ford dice: il remake del cultissimo La casa, risalente a qualche anno fa, mi aveva colpito in positivo - e ovviamente, come tutte le cose decenti, aveva fatto cagare al mio antagonista -, dunque sono contento che il successo stia arridendo anche a questo nuovo lavoro di Fede Alvarez, che potrebbe aver raggiunto finalmente la consacrazione. Speriamo bene, e speriamo in un horror in grado, finalmente, di spaventarmi un po'.


Tommaso

"Esci con Ford e ordini un'acqua naturale? Sei pazzo!?"
Cannibal dice: L'esordio da regista di Kid Rossi Stuart, Anche libero va bene, se non ricordo male è uno dei film italiani preferiti in assoluto da Mr. Ford. Ma che davvero??? A me, che pure negli ultimi tempi sto esaltando parecchio il cinema nostrano, non era invece sembrato niente di eccezionale. Chissà se questa sua opera seconda mi farà cambiare idea?
Ford dice: Kim Rossi Stuart, per quanto non particolarmente simpatico, mi è sempre piaciuto sia davanti che dietro la macchina da presa. Il suo esordio, Anche libero va bene, è per me una delle cose migliori del Cinema italiano indie degli ultimi dieci anni, checchè ne dica Poco Competente Kid.
Dunque, spero di poter recuperare presto questo Tommaso e, chissà, tornare a fare un po' pace con la settima arte nostrana.



Un amore all'altezza

"Io con te un incontro di wrestling proprio lo eviterei, in tutta onestà."
Cannibal dice: “È sempre il momento di fare una commedia” diceva Nanni Moretti. “È sempre il momento di guardare una commedia romantica francese” aggiungo io. Soprattutto se come protagonisti ha due validi attori come Jean Dujardin di The Artist e Virginie Efira, rivelazione di 20 anni di meno. “Non è mai il momento di guardare una commedia romantica francese”, replicherà quel musone prevedibile di Ford, ma d'altra parte lui è quello che i francesi chiamano les incompétent.
Ford dice: commedia romantica francese dal sapore di radical che si sente ad un miglio di distanza? Mi guardo bene dall'impantanarmi in questa roba, e ribatto con qualche recupero tamarro decisamente più adatto al Saloon e all'estate, altro che questa roba per fighetti come Peppa Kid.


sabato 18 giugno 2016

Il ragazzo dal kimono d'oro 2

Regia: Larry Ludman (Fabrizio De Angelis)
Origine: Italia
Anno: 1988
Durata:
92'








La trama (con parole mie): tornato negli Stati Uniti forte degli insegnamenti di Kimura, Anthony Scott si prepara ad iniziare l'università nello stesso campus che, vent'anni prima, vide laurearsi suo padre, in Florida.
Festeggiato il compleanno con i nonni e ricevuta in regalo una macchina nuova, Anthony finisce per trovarsi nei guai già sulla strada della sua nuova città, quando a seguito di un diverbio da automobilista finisce per essere buttato fuori strada dalla banda dei Tigers, un gruppo di studenti appassionati di arti marziali che terrorizza il campus capeggiata dal bieco Dick: stretta amicizia con l'outsider Luke, Anthony si troverà a doversi battere prima con lo stesso Dick, e dunque con il fondatore dei Tigers, Mark Sanders, disposto a tutto pur di affermare il dominio del gruppo che creò dieci anni prima.












Il recupero della prima trilogia dedicata alla saga de Il ragazzo dal kimono d'oro è stata un vero e proprio tuffo nel passato, considerato che da oltre vent'anni - facciamo anche venticinque - non mettevo più gli occhi su quella che, a tutti gli effetti, è stata la versione italiana finto americana dei poveri di Karate Kid sul finire degli anni ottanta, e che alcuni personaggi, situazioni e passaggi si sono ripresentati come immagini tornate a galla dopo una sorta di oblio mescolando tenerezza ed amarcord.
Quello che, però, è certo, è che affetto e ricordi a parte il secondo capitolo del brand risulta davvero terribile, sia in termini cinematografici - ma questo già si sapeva - che di scrittura, tanto da ricordare al sottoscritto schifezzone terribili come il secondo Voglia di vincere figlio dello stesso periodo: come se non bastasse, il già non troppo simpatico Anthony Scott finisce per diventare a questo giro praticamente insopportabile, tanto da muovere il sottoscritto a simpatizzare per i pezzentissimi Tigers - versione di serie b del mitico Cobra Kai -, provocati in partenza rispetto all'incidente che da inizio alla rivalità e dunque, di fatto, sfruttati come il classico punching ball da buoni di qualsiasi film di grana grossa dei tempi: e se l'esempio dei "cattivi" bastonati da un "buono" spocchioso e sottilmente prepotente non basta, quello della spalla di quest'ultimo, Luke, che praticamente si mette una scopa in culo e ramazza la stanza per il ragazzo dal kimono d'oro ha del clamoroso.
Ma in fondo poco importa: sono banalità che rispetto all'atmosfera fanno quasi sorridere, e prendere bonariamente per il culo una produzione al limite del ridicolo per la quale, però, non si può che provare affetto, se non altro perchè grazie alle sue immagini si finisce per tornare ai tempi della prima media, quando tutto era più semplice, non c'erano troppi grigi ma quasi esclusivamente bianchi e neri e la via per la soluzione di qualsiasi problema era assolutamente lineare.
Poi, certo, per chi non l'avesse vissuto sulla pelle allora un film come questo risulta agghiacciante sotto tutti i punti di vista, dalla colonna sonora platealmente plagiata - come era stato, del resto, anche per quella del capitolo precedente - all'improbabile ritorno del maestro Kimura, con tanto di cambio di attore e passaggio di quest'ultimo da eremita a scommettitore, senza contare il fantascientifico utilizzo del Tempo che mostra nel giro di qualche giorno Anthony inviare una lettera al suo vecchio mentore nella foresta delle Filippine ed essere raggiunto dallo stesso in un paio di giorni, o il finale aperto con tanto di strizzata d'occhio ad un terzo capitolo che, lo vedremo, non avrà comunque Kim Rossi Stuart ed Anthony Scott come protagonisti.
Dettagli, comunque, per un tuffo nel passato remoto di questo vecchio cowboy e degli albori del suo essere tamarro e di pancia: certamente allora sognavo di essere un charachter in stile Anthony, pronto a raddrizzare torti e sorprendere soprattutto chi non lo riteneva in grado di compiere grandi imprese, mentre ora il personaggio principale mi pare irritante almeno quanto i suoi avversari, e non mi dispiacerebbe vedere tutti rimessi in riga da un Kimura in stile Gunny, ma alla fine è giusto così.
Le ragazzate sono sacrosante e a loro modo belle proprio perchè sono ragazzate.
Con o senza un kimono d'oro.





MrFord





"Go-Go-Golden Boys
you’ve got your war toys
looking straight on
and with your eyes of blue
I will remember you
one for me, one for you."
NOFX - "Golden boys" - 





venerdì 17 giugno 2016

Il ragazzo dal kimono d'oro

Regia: Larry Ludman (Fabrizio De Angelis)
Origine: Italia
Anno: 1987
Durata:
94'








La trama (con parole mie): Anthony Scott, adolescente americano cresciuto a Boston, giunge nelle Filippine per incontrare il padre, giornalista d'assalto finito "confinato" in Oriente a causa delle sue inchieste scomode, in modo da recuperare il rapporto con lo stesso, più difficile dopo la separazione di quest'ultimo dalla madre. Entrato in conflitto con un giovane delinquente del luogo, Quino, Anthony si complica la permanenza sfidando apertamente lo stesso, addestrato tempo prima da un leggendario maestro di arti marziali, Kimura, che proprio a seguito della condotta di Quino ha deciso di lasciare l'insegnamento e la civiltà per vivere come un eremita nella foresta.
Ferito gravemente dopo uno scontro con Quino, Anthony viene ritrovato e salvato proprio da Kimura, che deciderà di addestrarlo in modo da renderlo in grado di sconfiggere il suo vecchio allievo: tornato a fronteggiare il rivale, Anthony avrà dalla sua l'esperienza del maestro ed il letale "Colpo del drago".










Ricordo benissimo i tempi in cui, tra la fine delle elementari e l'inizio delle medie, attraversai la fase arti marziali della mia vita di spettatore, dalle prime, mitiche visioni dei cult con Bruce Lee alle pietre miliari come Kickboxer o Senza esclusione di colpi con Van Damme fino a quello che considero come uno dei passaggi fondamentali dalla mia infanzia con la saga di Karate Kid.
Proprio a seguito del successo di quest'ultimo, qui in Italia si pensò immediatamente a cavalcare l'onda come negli anni settanta fu per il Western, l'Horror ed in parte per quello che, poi, fu rivalutato come Poliziottesco, sfornando, con tanto di nomi anglofonizzati e girato in inglese, una versione nostrana e dei poveri proprio del lavoro di John Avildsen, con protagonista un giovanissimo Kim Rossi Stuart che, nei panni del classico teenager americano cresciuto nella bambagia, finisce per provare sulla pelle la dura vita di un paese in cui sopravvivere non è così semplice, prendersi i suoi schiaffoni ed ovviamente sfoderare un comeback con tanto di improbabile addestramento con un leggendario maestro in tempi da fantascienza - almeno il buon vecchio Daniel-San qualche mese di dai la cera togli la cera se l'è schiaffato, mente qui in una settimana scarsa si impara a meditare, "essere uomini" e sfoderare il famigerato Colpo del drago, che se non ricordo male ai tempi fu un must al parco tra me e i miei amici -.
Curioso, invece, come non avessi mai più pensato di tirare fuori dal cilindro dei ricordi questa pellicola - per quanto ne avessi ancora benissimo a mente i passaggi principali -, se non che il mio collega, amico e compare Steve detto Tango, in onore della serata dedicata all'ultima Wrestlemania ha deciso di omaggiarmi dei dvd dei primi - e di qualità "più alta" - tre capitoli di un brand che ai tempi proseguì addirittura fino al sesto lungometraggio: a quel punto non potevo più esimermi, tornando sulle tracce di Anthony Scott e del kimono d'oro, probabilmente insieme alla canotta di Jack Burton ed alla fascia del già citato Karate Kid uno degli oggetti di culto della mia prima adolescenza - e non solo di allora, tengo a sottolineare -.
Il ritorno alle immagini ed alle atmosfere dei tempi, così come a passaggi che ricordavo come se li avessi visti ieri - il brutale pestaggio di Anthony o il combattimento finale -, con i colpi di alluce di Quino ed il trionfale finale "cieco" prima del Colpo del drago mi ha divertito non poco nonostante l'ingenuità della proposta, figlia di un'epoca nel corso della quale bastava davvero poco - e non in senso necessariamente negativo - per intrattenere un pubblico che forse era più naif, ma che mostrava desiderio e voglia di essere, per l'appunto, intrattenuto.
In un certo senso, rivedere Il ragazzo dal kimono d'oro è stato come ritrovare a casa dei genitori la vecchia console con i primi videogiochi che ai tempi ci sembravano spettacolari e difficilissimi e che, ora, abituati alla Playstation 4 ed a prodotti sempre più simili a film finiscono per apparire elementari e semplicissimi.
Dal canto mio, quando capita di andare a trovare i vecchi Ford in montagna, non sento mai troppo dispiacere ad accendere e far girare qualche vecchia cartuccia sul Sega Mega Drive.
Più o meno è la stessa sensazione che ho provato vedendo Kim Rossi Stuart che indossa il mitico kimono d'oro.





MrFord





"His rise was irresistible (yeah) - he grew into the part
his explanation simply that he suffered for his art
no base considerations of some glittering reward
the prize was knowing that his work was noticed and adored."
Freddy Mercury - "The golden boy" -





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