- Considerata l'avversione che di norma nutro per il Cinema italiano recente, è curioso non solo che una commedia di questo tipo arrivi al Saloon, ma anche che finisca per piacermi non poco, risultando una delle più brillanti, malgrado qualche concessione di troppo nel finale, degli ultimi anni, in barba ad altri titoli made in Terra dei cachi più celebrati.
- La coppia Albanese/Cortellesi funziona a meraviglia, e i due, per quanto macchiettistici, si trovano alla perfezione nei loro ruoli che, risate a parte, svolgono anche una funzione sociale, e stimolano riflessioni certamente attuali ed importanti.
- Non potrà certo eguagliare i tempi d'oro della Commedia all'italiana, ma Come un gatto in tangenziale si adatta a quella che è la realtà attuale sia a livello umano che sociale, senza dimenticare classici senza tempo come il rapporto tra genitori e figli, le esperienze formative e la capacità di superare i propri pregiudizi.
- Esilaranti quasi tutti i siparietti che vedono il milanese trapiantato a Roma composto, colto e preciso di fronte alla vita "da strada" di Bastogi, quartiere al limite della periferia romana: nel corso delle disavventure di Albanese alla scoperta del mondo verace del fidanzatino della figlia non ho smesso un secondo di ridere.
- La piccola parte di Claudio Amendola, tamarro oltremisura e molto fordiano nel look che questo vecchio cowboy sfoggia in estate tra tatuaggi, canotta, pantaloncini e ciabatte, è un vero spasso, e culmina con una delle battute più folgoranti della stagione: al "Sono astemio" di Albanese risponde "Suca". Già cult.
- Personalmente, ho parteggiato per tutto il film per la parte sguaiata figlia dei bassifondi, annoiandomi a morte nei salotti radical pur riconoscendo che, alla fine, ed è questo il bello del film, tutti noi abbiamo difetti sociali e culturali, a prescindere dalle origini e dalla preparazione, e come per tutto il resto, sta a noi decidere se pilotarli o farci guidare da loro.
- La dose di retorica del finale abbassa di poco la resa del film, che comunque funziona, sensibilizza, diverte e tocca corde che a tutti i livelli, dai fighetti pieni di soldi ai tamarri di periferia, fanno parte delle emozioni umane più comuni.
- Potremo pensare di essere troppo avanti o troppo indietro, invidiare o essere invidiati, pensare che è meglio lottare per come si è che avere il culo parato o viceversa, ma che in fondo la cosa migliore è sempre vivere ed avere esperienza delle cose sulla propria pelle. Anche e soprattutto di difetti e differenze. Anche se una storia può durare quanto un gatto in tangenziale.
Nuova settimana di uscite in sala pronta a rinnovare la domanda più ricorrente dell'ultimo periodo: no, non è se la blogosfera tornerà quella di qualche anno fa oppure no, ma se la rivalità sopita tra il sottoscritto e Cannibal Kid tornerà quella dei bei tempi, quando ad ogni post pubblicato si scatenava una vera e propria guerra di parole.
Bei tempi, quelli.
"Hey Cannibal, il professor Ford dice che devo girare al largo da tipi come te."
Ghost in the Shell
Un'immagine in anteprima della bambola gonfiabile di Cannibal.
Cannibal dice:Una
serie cult anime-manga-action-sci-fi che pare una fordianata totale,
che però in questa versione live-action trova come protagonista una
paladina di Pensieri Cannibali: Scarlett Johansson. Un adattamento
rischioso, ma la sua presenza la rende una visione obbligatoria.
Ford dice:il
Ghost in the shell originale fu un vero fulmine a ciel sereno, esempio
di animazione con i controcazzi che prima si era vista, forse, solo con
Akira. Sinceramente ho diversi dubbi rispetto a questa versione live
action con la Johansson che non c'entra una favazza, ma una visione la
tenterò comunque.
17 anni (e come uscirne vivi)
"Hey, quello è Marco Goi: andiamo a bulleggiarlo per bene!"
Cannibal dice:Teen
movie. Una definizione che basta per far scappare Ford a gambe levate e
per tenere me incollato davanti allo schermo. Io infatti questo film
l'ho già visto e, anche se forse non è del tutto un nuovo cult del
genere, ne consiglio decisamente la visione.
Ford dice:non
ho ancora visto questo film, che penso il mio quasi ex rivale sarà
corso a vedere, ma in una primavera per ora abbastanza tranquilla potrei
anche pensare di recuperarlo. Staremo a vedere.
La verità, vi spiego, sull'amore
"Speriamo che dopo questo servizio esclusivo Cannibal la smetta di stalkerarmi."
Cannibal dice:Negli
anni '90 avevo una cotta pre-adolescenziale per Ambra. Da quando si è
messa a recitare invece l'ho sempre guardata più con diffidenza. O
meglio non l'ho guardata, dato che non è che abbia visto molti dei suoi
film. Questo credo non farà eccezione.
Ford dice:la verità, vi spiego, è che non vedrò questo film.
Il permesso – 48 ore fuori
"Questo Ford è un osso più duro del previsto!"
Cannibal dice:Secondo
film da regista di Claudio Amendola, che figura pure come co-
protagonista insieme a Luca Argentero. L'impressione è quella di una
versione de 'noantri di un thriller-noir carcerario internazionale. Un
po' come il saloon di Ford, la versione de 'noantri di un vero saloon
western.
Ford dice:sull'onda
di un certo tipo di Cinema e serie all'italiana versione americana come
Suburra, Romanzo Criminale e Gomorra, ecco questo Il permesso, che
spero sinceramente non sia la classica italianata che Cannibal sarà
pronto ad esaltare ed io a massacrare.
Piuttosto, sono disposto ad essere d'accordo.
Classe Z
"Ragazzi, sono il supplente: purtroppo Ford ha picchiato il vostro docente, Marco Goi, che oggi è ricoverato in ospedale."
Cannibal dice:Film italiano di ambientazione liceale?
Sembrerebbe
una gran cannibalata, e invece la presenza di un cast discutibile che
annovera le presenze di Andrea Pisani, amichetto di Paolo Ruffini, e
della star di YouTube di recente anche discussa giurata al Festival di
Sanremo Greta Menchi, non lascino molto ben sperare. Se non altro di
sicuro c'è qualcuno che potrebbe odiare questo film più di me: James
Ford.
Ford dice:robetta
italiana che non prendo neppure in considerazione, e che penso non sarà
in cima alla lista neppure del mio campanilista compare di rubrica
Cannibal.
La mia famiglia a soqquadro
"Facciamo una bella foto felici, così Ford e Cannibal capiranno una volta per tutte che non possono pensare di mettere su una famiglia alternativa."
Cannibal dice:La
storia di un bambino che è l'unico della sua classe e non avere i
genitori separati. Che sia per caso il film biopic sul Fordino?
Ford dice:provocherei
volentieri un soqquadro a casa Goi, o all'interno di Pensieri
Cannibali. Ma dato che in questi mesi ci troviamo fin troppo d'accordo,
per questa volta soprassiedo.
La vendetta di un uomo tranquillo
"Se becco quel Goi, lo impallino con il sale!"
Cannibal dice:Thriller
spagnolo che pare sia stato osannato in patria, ma degli spagnoli non
c'è mai da fidarsi troppo. Come del parere di Ford.
Ford dice:il
Cinema spagnolo, come quello francese ed italiano, neanche fossimo
all'interno di una barzelletta, potrebbe sorprendere come rivelarsi un
buco nell'acqua. Chiederemo il parere definitivo al Cannibale
Formaggino.
Il viaggio (The Journey)
"Ma per quale motivo hanno fatto un film su di noi e non su Ford e Cannibal?"
Cannibal dice:Pellicola
storica britannica che mi sa di noia incredibile. Non credo mi metterò
mai in viaggio insieme a questo film, o insieme a Ford.
Ford dice:piuttosto
che imbarcarmi in questo viaggio, affronterò un documentario on the
road che testimoni una traversata d'Italia mia e del Cannibale.
The Most Beautiful Day – Il giorno più bello
"Oh mio dio! Ford vuole guidare!"
Cannibal dice:Film
on the road tedesco. Potrebbe essere la potenziale sorpresa della
settimana, ma nemmeno in questo caso la voglia di mettersi in viaggio è
alta.
Ford dice:potrei citare, fresca fresca, la risposta che trovate poco sopra.
Dall'altra parte
"Cercavo il letto di Cannibal. Mi hanno detto che Ford l'ha gonfiato."
Cannibal dice:Film croato-serbo che sprizza di fordianità pseudo impegnata da tutti i pori. Io vado dall'altra parte.
Ford dice:la primavera è esplosa. Il Cinema troppo autoriale comincia ad essere troppo dall'altra parte.
La trama (con parole mie): il Samurai, storico boss della Roma delle periferie, è alle prese con un grosso affare che incrocia crimine, politica e denaro legato al destino del litorale ostiense, che secondo i suoi piani dovrebbe diventare una sorta di Las Vegas italiana.
Peccato che uno dei suoi contatti più importanti all'interno del Parlamento, Filippo Malgradi, si ritrovi coinvolto nella morte di una giovanissima prostituta, e per occultarne il cadavere si affidi ad una sua conoscenza nel settore, pronta a chiedere aiuto ad una potente famiglia di zingari divenuta importante negli anni, rivale del Samurai e desiderosa di prendere una fetta della torta.
La catena di eventi scatenata da queste scelte condurrà ad una vera e propria Apocalisse nelle geografie politiche e criminali - ma anche religiose - della "Caput mundi", coinvolgendo senza risparmiare quasi nessuna delle pedine in campo, dai pedoni ai re.
I titoli di coda non avevano neppure finito di scorrere sullo schermo che Julez, in piena reminiscenza del suo passato sul palcoscenico, ha inquadrato la potenza di Suburra citando alla grande Anouilh e dando un senso al termine, fiction e non, di Tragedia: "Ecco, ora la molla è carica. Non deve far altro che scaricarsi da sola. E' questo che è comodo nella Tragedia. Si dà una spintarella perchè prenda il via, ed è tutto. Dopo, non c'è altro se non lasciar fare. Si è tranquilli. La cosa gira da sola.".
Chi segue più o meno regolarmente il Saloon sa bene quanto il sottoscritto abbia amato cose come la straordinaria serie Romanzo criminale tanto quanto sia in rotta rispetto al Cinema italiano, che nel corso delle ultime stagioni pare aver regalato soddisfazioni che sono parse più episodi isolati che non segnali di vita: all'uscita di Suburra, ultimo lavoro di Stefano Sollima - che nella sua dimensione televisiva pare ormai non avere rivali nel Bel Paese e si conferma come uno dei pochi registi dal respiro internazionale della Penisola - nutrivo ben più di un dubbio, in parte proprio a causa della connotazione televisiva che avrebbe potuto assumere l'operazione ed in parte perchè il precedente ACAB mi aveva convinto solo parzialmente, e per quanto discreto mostrava il fianco a più di una critica.
Il risultato è stato senza dubbio positivo, ma ancora non sufficiente a farmi gridare al miracolo ed alla resurrezione della settima arte nostrana: intendiamoci, non voglio affatto sminuire l'ottimo lavoro del regista, del comparto tecnico, degli autori della colonna sonora o del cast - spiccano a sorpresa un sorprendente Claudio Amendola ed un intenso Alessandro Borghi, curiosamente entrambi volti da piccolo schermo di grana grossa -, o negare la potenza assoluta di alcune sequenze - la pisciata dal balcone del deputato Malgradi celata dalla pioggia, l'inseguimento e la sparatoria all'interno del centro commerciale, il confronto decisivo tra Numero 8 ed il Samurai -, quanto solo dare una misura ad entusiasmi eccessivi che rischiano di avere un effetto contrario sull'operato di un regista capace e con margini di miglioramento ancora ampi come Sollima.
In fondo, come ben insegnano le vicende narrate, la Tragedia spesso e volentieri nasce dal molto piccolo, da un episodio apparentemente insignificante - per quanto grave sia in questo caso - rispetto a quello che appare essere il mosaico completo, e che inesorabilmente, come una piccola tessera di domino, finisce per far crollare anche quello che appariva invincibile, intoccabile, destinato a durare per sempre.
C'è malinconia, nella Tragedia, e nello sguardo di Numero 8 che sogna il litorale ostiense diventare la Las Vegas italiana, o nella voce rotta dell'anziana madre del Samurai che cerca di convincere il figlio ad aspettare per tornare a casa a causa della troppa pioggia.
C'è un diluvio, nella Tragedia, che porta a galla i morti e lava il sangue ed i peccati dalle strade, almeno fino a quando, magari a partire da un nuovo Governo, non si ricomincerà a commetterne: cambieranno i pedoni, le figure destinate a vivere e morire ai piani bassi, ma non i burattinai, gli architetti che dai palazzi finiscono sempre per cadere in piedi.
Ci sono Amore e Tradimento, nella Tragedia, e Odio, e Violenza, perchè non esistono passioni senza sangue a scaldarle, a renderle così forti e dirompenti: non esistono condottieri e dominatori senza outsiders pronti a sorprenderli quando meno se lo aspettano, sgretolando le certezze allo stesso modo di quella piccola tessera del domino, quella piccola morte apparentemente destinata ad essere dimenticata, la scintilla pronta a far divampare l'incendio dell'Apocalisse.
Un incendio che nessun diluvio potrà fermare.
Che potrà lavare via il sangue, ma non potrà far scomparire corpi, ricordi e ferite.
Come una città che risorge dalle sue ceneri.
O un Governo che si forma attraverso nuove elezioni.
E non è detto che sia una cosa migliore.
MrFord
"Piove su Roma
e nemmeno questo tempo di merda mi consola
l'aria si fa... Si fa sottile
questo amore non vuole morire
cade lentamente giù dal cielo
come un regalo di marzo nasconde il suo veleno
ma amore tu non mi puoi sentire
quest'amore non vuole morir."
Regia: Edoardo Di Leo Origine: Italia Anno: 2015 Durata: 115'
La trama (con parole mie): Sergio, Fausto e Diego sono quarantenni senza prospettive, prigionieri di un'attività ed un matrimonio falliti, un lavoro che si odia ed uno status costruito solo sull'apparenza. Quando si presenta un'occasione di acquisto per un casale in Campania, i tre si accordano per entrare in società insieme, ristrutturarlo e trasformarlo in un agriturismo. Aiutati dal grintoso Claudio, da sempre militante di estrema sinistra, dalla loro nuova tuttofare e da un immigrato che lavora nei pressi dello stesso casale, i tre dovranno mettere le basi per la nuova attività, l'amicizia ed il coraggio per affrontare esponenti della Camorra, pronti a sollecitare affinchè i nuovi proprietari inizino al più presto a pagare la protezione.
Riusciranno a realizzare i loro sogni e cambiare vite fino a qualche tempo prima troppo tristi, o dovranno cedere al Destino, alla società e al crimine?
Che il Cinema italiano fosse messo male quasi quanto l'horror - anzi, forse allo stato attuale perfino peggio - è una triste e risaputa realtà da diverso tempo, ormai.
Ma che il suo stato di salute fosse pericolosamente vicino al baratro da essere costretto a gridare al miracolo per un filmetto poco più che guardabile come Noi e la Giulia è davvero triste.
Non che il lavoro di Edoardo Di Leo - che, comunque, a scanso di equivoci, mi era parso già sopravvalutato con Smetto quando voglio - sia così brutto, o parte di quegli obbrobri buoni giusto per sfogare la propria ira critica e riempire i buchi nella top ten dedicata al peggio dell'anno: più semplicemente, si tratta di una pellicola esilina e decisamente derivativa buona giusto per una serata tra amici senza troppo impegno, un pò come potrebbe essere - con molte risate in più - se si decidesse di sbronzarsi gustandosi un qualsiasi prodotto della scuderia di Apatow proveniente dagli States.
In un certo senso lo spirito che anima Di Leo, il cast e la produzione è quello che, una trentina d'anni or sono, aveva lanciato Salvatores con Marrakech Express, Turnè e Mediterraneo - titoli di ben altra caratura, rispetto a questo -, e successivamente avrebbe funto da benzina per il successo dei primi prodotti di Aldo, Giovanni e Giacomo - fino a Chiedimi se sono felice, quando la vena del trio raggiunse il suo massimo prima di crollare -: peccato che molte delle trovate giungano fuori tempo massimo, che il tutto suoni troppo facile e gigione, e, in fondo, per quanto suoni davvero brutto scriverlo, "troppo italiano", e purtroppo non nel senso positivo del termine.
In realtà la prima parte e la costruzione della vicenda - non avendo letto il romanzo che ha ispirato la pellicola - finiscono per non risultare neppure particolarmente scomode - con tutti i loro limiti -, strappando diverse risate grazie ai contrasti tra i protagonisti - dagli svenimenti di Fresi al torinese di Argentero, passando per i duetti tra lo stesso Di Leo e Amendola, il favorito fordiano del film - e l'idea di quel cameratismo d'emergenza che aveva fatto la fortuna della nostrana settima arte agli inizi degli anni novanta, ed il ritmo permettono di seguire il tutto senza alcuna fatica: ma il gioco si esaurisce troppo presto, e la faciloneria con la quale è costruita la seconda parte, dal sequestro dei camorristi al successo dell'agriturismo, fino al finale degno del peggior Ligabue cinematografico, ha il sapore della commedia alternativa pseudo rivoluzionaria - imbarazzante il personaggio di Abu, l'immigrato principe guerriero nel suo Paese contadino dalle nostre parti, che ha finito per risultarmi addirittura un pò razzista - assolutamente priva della potenza non soltanto delle pellicole che hanno reso il Cinema italiano il migliore del mondo dal primo Dopoguerra agli anni settanta, ma anche di quelle che hanno di fatto rilanciato la nostra cialtroneria da Terra dei cachi dai già citati Marrakech Express e Mediterraneo fino a Johnny Stecchino vent'anni fa.
Ma la cosa davvero triste, almeno per quanto mi riguarda, è data dal fatto che Noi e la Giulia possa essere considerato dal pubblico e dalla critica più di quello che in realtà non è, la stessa cosa che accadde - con le dovute proporzioni, ovviamente - a Il capitale umano nella corsa all'Oscar di quest'anno, quasi come se l'illusione fornita dal riconoscimento dell'Academy a La grande bellezza potesse aver inaugurato una nuova, grande stagione di Cinema italiano.
Niente di più sbagliato.
Purtroppo, siamo ancora dei falliti in cerca di riscatto preoccupati dall'ingombrante presenza di chi ci chiede un tributo assurdo ed ingiusto che non si sa bene come decideranno di reagire al giorno che viene: in questo senso si può dire che la fotografia fornita da Di Leo sia piuttosto centrata.
Ma non è detto che, allo stesso modo, sia necessariamente un bene.
MrFord
"Ma questo è dedicato a te alla tua lucente armonia... sei immensamente Giulia! Il tuo nome è come musica, mi riempie non mi stanca mai dedicato solo a te!"