domenica 4 agosto 2013

God bless America

Regia: Bobcat Goldthwait
Origine: USA
Anno: 2011
Durata:
105'




La trama (con parole mie): Frank è un uomo di mezza età, separato e disgustato dalla vita. Rifiutato dalla figlia e licenziato dal lavoro per un'accusa piuttosto campata in aria di molestie sessuali, scoperto di essere malato di cancro, il nostro decide di abbandonare la sua aura di tranquillità pronta a smorzare l'aggressività repressa per divenire una sorta di macchina da guerra assassina pronta a girare per il Paese uccidendo "chi se lo merita".
In una società dedita all'immagine, alla vuotezza ed al consumismo sfrenato, inutile dire che non sarà impresa ardua trovare numerose candidate vittime.
Quando la giovane Roxy, adolescente in lotta con il sistema, si unisce a lui, la coppia deciderà di darsi da fare in modo da rattoppare parecchie falle presenti nella società.




Non troppo tempo fa, passò dalle parti del Saloon lo spento e poco incisivo Killer in viaggio, che si presentava come una sorta di forzato cult pronto a fare a pezzi quella che è considerata la società "bene" in terra anglosassone.
In quell'occasione il sempre competente Lucien citò un film di cui si parlava già da tempo nella blogosfera, già in attesa di visione al Saloon e recuperato proprio a seguito di quel confronto: il risultato è stato una netta e schiacciante vittoria per gli USA, che con questo irriverente road movie nerissimo che pare una versione in carne ed ossa delle puntate più pungenti di serie animate come South Park o I Griffin delinea un quadro agghiacciante di quella che è al momento la cultura che va per la maggiore nella civiltà occidentale e non risparmia nulla dall'inizio alla fine, sfruttando come strumenti - azzeccatissimi - due protagonisti a dir poco perfetti nel ruolo degli outsiders.
Il loro viaggio attraverso gli States in cerca di una Giustizia che si compie ai danni di divette da reality in stile MTV, uomini e donne convertiti alla cultura del "social" e della denigrazione, della politica e dello stile di vita a stelle e strisce offre squarci a metà tra la poesia e l'horror, lo humour nero e l'agghiacciante presa di coscienza di essere noi stessi vittime di un sistema che fagocita idee e sensazioni per cagare fuori piccoli mostri poco più che bambini già in preda a crisi isteriche se il loro regalo di compleanno si rivela essere un Blackberry invece che un Iphone.
Ma se questo God bless America - con tanto di parodia, riuscitissima, di programmi come X Factor e dei loro reietti divenuti idoli che ha riportato alla mente del sottoscritto l'agghiacciante Fiocco di neve dell'edizione italiana di due anni or sono - è così tosto, pungente, anarchico, perchè allora il voto del Saloon è "solo" discreto?
Semplice: in realtà Bobcat Goldthwait non inventa nulla di nuovo.
Sarà pur bravo ad indicare quelli che sono mali evidenti della nostra attuale società, ma il suo modo di prendersi gioco degli stessi e portarli in scena ricorda molto - a tratti perfino troppo - supercult come Natural born killers, che già più di vent'anni fa tracciavano un confine tra la crime story classica e quello che sarebbe poi esploso come fenomeno pulp.
Certo, è sempre importante poter contare su titoli di questo genere, che paiono girati nella speranza di poter scuotere almeno parte del pubblico senza perdere, di fatto, il pregio dell'autoironia - lo stesso Frank, lanciato a piede libero contro le ingiustizie e le brutture del mondo, ne è un indefesso fruitore, come è giusto che sia, in un certo senso - o darsi un tono da illuminati che poco si sposerebbe con un lavoro dissacrante e pronto a giocare sporco con tutto e tutti, eppure a God bless America manca la scintilla in grado di permettere il salto da "cultino di nicchia" a bomba in grado di lasciare stesi critici e pubblico occasionale, radical chic e pane e salame.
Quello che accadde, invece, con Pulp fiction, tanto per citare uno dei capistipite del genere.
Lungi da me lamentarmi, il lavoro del regista, degli attori - ottimi i due spaiatissimi protagonisti - e l'apporto della colonna sonora è notevole, e firmerei per vedere più spesso proposte come questa distribuite nelle nostre sale, eppure sono convinto che il buon Bobcat debba ancora tirare fuori dal cilindro il suo trucco migliore.
Staremo a vedere.
Sempre che non si sia troppo impegnati a guardare la finale di turno del talent del momento, pronti a tweettare con gli amici le opinioni sul concorrente più sfigato.



MrFord


"Don't wanna be an American Idiot
don't wanna nation under the new media
and can you hear the sound of hysteria?
the subliminal mind fuck America."
Green Day - "American idiot" -


sabato 3 agosto 2013

Danny the dog

Regia: Louis Leterrier
Origine: USA, Francia, UK
Anno: 2005
Durata:
103'




La trama (con parole mie): Danny, strappato alla madre e ridotto in schiavitù, nonchè costretto a combattere ed aggredire come un cane da guardia dal gangster Bart, incontra per caso l'accordatore di pianoforti cieco Sam, che vive con la figliastra Victoria in un tranquillo appartamento scandendo l'esistenza con la musica.
Allontanatosi dalla vita di sangue e violenza cui è sempre stato abituato, Danny finisce per accarezzare il sogno di potersi costruire una nuova famiglia: ma Bart, alla ricerca del suo mastino perduto, è pronto ad usare qualsiasi mezzo per riportare lo straordinario combattente ai suoi ordini.
Danny dovrà dunque venire a patti con i dolorosi ricordi d'infanzia e battersi per chi ha imparato a volergli bene.





Con l'estate, di norma, il desiderio di svago del sottoscritto - e non solo - tende ad alimentarsi a livelli decisamente fuori scala, che si parli di ambito musicale o cinematografico: rispetto a quest'ultimo, quando si chiama in causa lo spegnimento del cervello, due generi sono principi delle mie serate nel periodo più lebowskiano dell'anno, l'horror e il film di botte.
Da diverso tempo puntavo Danny the dog, che incuriosiva anche Julez e rappresentava la tipica pellicola buona per questo periodo, con poche novità interessanti in sala e nessun Festival all'orizzonte: la presenza di Jet Li, poi, veterano del settore nonchè action hero di tutto rispetto, rappresentava una garanzia di legnate come piacciono a noi vecchi Expendables del Saloon.
Devo ammettere, però, di essere rimasto almeno in parte deluso dal lavoro di Louis Leterrier prodotto dal da me tanto detestato Luc Besson: laddove, infatti, pensavo di trovare sangue a fiumi ed una montagna di calci rotanti, ho scoperto un film incentrato sul concetto di Famiglia mascherato da pellicola da battaglia, con un Bob Hoskins irritante e disgustoso quasi al livello de Il viaggio di Felicia ed un Jet Li in forma attoriale - addirittura più che fisica - strepitosa, bravissimo nel rendere al meglio un personaggio a metà tra l'uomo ed il bambino, timido nei rapporti con le persone quanto inarrestabile una volta messo in moto dal suo padre padrone.
Certo, dovrei essere contento che un film di botte sfoggi un background tutto sommato discreto dal punto di vista della profondità dei personaggi ed un messaggio con uno spessore, eppure la mancanza dello spirito tamarro - se escludiamo la parte visiva dedicata ai combattimenti, coreografati davvero niente male - di cose come Transporter e Crank, per non parlare delle perle targate Van Damme figlie degli eighties si è fatta sentire, finendo per spegnere l'entusiasmo tutto forma e niente sostanza del sottoscritto tipico della stagione estiva, sempre in cerca della hit di culto del momento pronta ad essere chiusa in un cassetto non appena tornati alla quotidianità autunnale.
Curiosamente, questa sorta di ibrido cinematografico ha sortito un effetto speculare ed in qualche modo opposto in Julez, che al contrario si aspettava una componente emotiva più pronunciata ed ha finito per rimanere parzialmente delusa proprio a causa della parte più smaccatamente terrena della vicenda, giunta a rovinare il quadro fornito dal rapporto tra Danny/Jet Li e la sua nuova famiglia, formata dall'accordatore di pianoforti cieco Sam e dalla sua figliastra Victoria, entrambi grandi amanti ed appassionati di musica, responsabili inconsapevoli della riscoperta di se stesso - nonchè del drammatico passato che lo portò tra le mani di Bart - di Danny.
Da questo punto di vista il lavoro di Leterrier pare sfruttare l'influenza dei grandi classici dell'action made in Hong Kong, da John Woo in avanti, inserendo con orgoglio l'elemento melò - pur se non romantico - e sfruttandolo come cardine per la costruzione dell'eroe, insolito quanto a suo modo carismatico.
Un film dai molteplici volti, dunque, che potrebbe senza dubbio lasciare l'amaro in bocca a chi si aspetta solo ed esclusivamente sonore mazzate così come a chi spera nel drammone strappalacrime, che comunque riesce ad uscire dalla sua personale "lotta" a testa alta, con tutta la dignità di chi, pur non eccellendo, ha saputo distinguersi e dare un bell'esempio di carattere.
Per un titolo nato ad uso e consumo dell'intrattenimento puro e semplice, direi che è già qualcosa di grande.


MrFord


"I gotta roll, can't stand still
got a flamin' heart, can't get my fill.
eyes that shine, burnin' red
dreams of you all through my head."
Led Zeppelin - "Black dog" -





venerdì 2 agosto 2013

Criminal minds - Stagione 8

Produzione: CBS
Origine: USA
Anno: 2013
Episodi: 24




La trama (con parole mie): l'Unità di analisi comportamentale di Quantico, che dedica il suo operato alla cattura di serial killers, privata dell'Agente Prentiss, è rafforzata dall'arrivo di un nuovo membro, l'esperta di linguistica Alex Blake.
Accanto ai casi normalmente affrontati dal team, però, questa volta si sviluppa una vicenda parallela che vede un misterioso assassino pronto a duplicare i delitti di alcuni dei soggetti ignoti smascherati e consegnati alla Giustizia dalla squadra in modo da mettere pressione alla stessa, e pronto a manifestare la sua presenza perfino pedinando e mettendo "sotto scacco" i suoi membri.
Quando i nodi verranno al pettine e otto vittime saranno cadute, il cosiddetto "Replicatore" si troverà finalmente faccia a faccia con l'Unità, pronta a giocarsi il tutto per tutto in modo da fermare questa nuova, terrificante nemesi.





Non è più in mistero che in casa Ford, sia in materia di romanzi che di film o serial, la questione "morti ammazzati" giochi un ruolo non indifferente quando capita di scegliere di affrontare una visione: sia Julez che il sottoscritto, infatti, nutriamo da tempo una discreta passione per serial killers ed affini, dunque prodotti come Criminal minds, lontani dagli standard fighetti del decisamente più noto CSI, di norma sfondano una porta aperta.
Da almeno un paio di stagioni, però, le vicende dell'Unità di analisi comportamentale di Quantico languivano in un trascinarsi che lasciava intravedere una possibile chiusura del titolo e che ci facevano rimpiangere gli esordi decisamente più convincenti segnati dalla figura dell'Agente Gideon - interpretato dal mitico Mandy Patinkin, ormai impegnato con la splendida Homeland, e che spero sempre di veder ritornare, magari nelle vesti di serial killer impazzito -.
Fortunatamente con questa season numero otto la tendenza pare essersi invertita, e dopo un paio di episodi iniziali di routine per la squadra capitanata dal sempre rigido Hotchner l'inserimento del temibile Replicatore come sottotrama e l'approfondimento di particolari personali di charachters storici come il duro Derek Morgan ed il supernerd geniale Reed - davvero efficace la serie di episodi dedicata alla sua storia d'amore mai espressa - sono riusciti ad accendere una scintilla che pareva ormai sepolta da una montagna di cenere, portando una ventata d'aria fresca al titolo ed alimentando l'hype per la prossima stagione, per la quale ci attende un nuovo direttore che probabilmente finirà per intervenire diversamente rispetto alla fino ad ora utilizzata Erin Strauss.
Oltre alle sottotrame principali, risultano interessanti anche i singoli episodi autoconclusivi, impreziositi da ospiti d'eccezione come Angela Bettis, Ray Wise e Brad Dourif e decisamente più inquietanti rispetto a quelli presentati da almeno tre o quattro stagioni a questa parte: non so se la volontà degli autori di tornare ad un registo simile a quello degli esordi sia effettivamente voluta oppure no, ma senza dubbio funziona, e riesce a rendere Criminal minds la proposta migliore, più avvincente e tesa del suo genere almeno per quello che riguarda il piccolo schermo ed il mainstream.
L'unico suggerimento che mi pare di poter lanciare agli autori potrebbe essere quello di alzare ulteriormente la tensione portando lo spettatore quasi a temere la visione nonostante sia chiaro che, essendo un titolo seriale con un cast fisso, difficilmente il caso potrà non essere risolto o i protagonisti subire traumi particolari: personalmente ricordo, a questo proposito, alcune sequenze dei primi anni così toste da farmi venire il dubbio di non essere finito in un qualche thriller fin troppo mozzafiato, invece che in una serie dedicata di norma ad accompagnare la cena dei Ford.
Dovesse tornare anche quell'atmosfera - ed in questa stagione ci siamo andati vicini ben più di una volta -, e ad una sottotrama principale come quella del Replicatore si aggiungessero episodi in grado di mantenere il livello del numero quattordici, Quel che resta, avremmo di fronte non solo la serie principe in materia "morti ammazzati", ma una delle proposte da fiato sospeso più avvincenti che il piccolo schermo possa offrire.


MrFord


"Psycho Killer
qu'est-ce que c'est
fa fa fa fa fa fa fa fa fa far better
run run run run run run run away."
Talking Heads - "Psycho killer" -


giovedì 1 agosto 2013

Thursday's child


La trama (con parole mie): iniziamo il mese di agosto - notoriamente il più blando dell'anno per tutti - con un weekend dalle uscite esigue, che se non fosse stato per un titolo in particolare sarebbe tranquillamente potuto scomparire senza colpo ferire.
Facciamo tesoro di quello, dunque, e speriamo, tra le altre cose, di non incontrare il Cannibale anche in vacanza.

Se una notte il Cannibale dovesse venirvi a citofonare così conciato, evitate di aprirgli la porta.
La notte del giudizio di James DeMonaco


Il consiglio di Ford: un giudizio su Cannibal? Bocciato. Senza se e senza ma.
Thriller da futuro distopico cui non avrei dato troppa fiducia che si sta rivelando, al contrario, una sorpresa in numerosi luoghi della blogosfera, molti dei quali decisamente più affidabili ed autorevoli di Pensieri Cannibali. Ovviamente anche il Saloon si cimenterà presto nel resoconto di quello che, nel bene o nel male, potrebbe essere definito senza troppi patemi il titolo della settimana.
Il consiglio di Cannibal: per una notte in cui tutto è concesso, anche uccidere Ford
Questo film parte da un grande spunto fantascientifico, ma negli USA nemmeno troppo: per una notte all’anno, ogni crimine è concesso. In una sorte di notte di Halloween omicida, tutti sono liberi di ammazzare. E chi becca Ford riceve pure un premio in gettoni d’oro.
Una tale idea fantascientifica si trasforma ovviamente in una pellicola horror, per altro niente male. Insomma, io ve lo consiglio. Sia di vedere questo film, che di provare a far fuori Ford, buahahah.
Recensione cannibale coming soon.

Cannibal Kid - alla vostra sinistra - e MrFord - alla vostra destra pronti a recensire i film della settimana.

Gli stagisti di Shawn Levy


Il consiglio di Ford: non assumerei il Cannibale neppure come sventolatore di foglie, figuratevi se lo prendo come stagista!
Dunque, pur ammettendo che Shawn Levy è il regista del dal sottoscritto celebratissimo Real Steel, penso che questa commediola - l'ennesima con protagonisti Owen Wilson e Vincent Vaughn - non abbia nulla da aggiungere alle visioni di questa estate povera di proposte, dunque a meno di un qualche miracolo sotto l'ombrellone, difficilmente mi ritroverò a dedicarle del tempo.
Passo la palla al mio antagonista, che da buono stagista spero passi tutto agosto in ufficio!
Il consiglio di Cannibal: viva gli stagisti!
Quella di stagista e di lavoratore precario è una situazione che ahimé conosco parecchio bene. Questa pellicola con i simpatici Owen Wilson e Vince Vaughn riprende una situazione lavorativa familiare a me, e credo non solo a me, e cerca di trasformarla in una commedia. Farà ridere di gusto o regalerà risate amare?
In ogni caso, nonostante il flop americano, una visione sembra meritarla tutta. E chissà che la storia di due stagisti di una compagnia web non si trasformi in realtà per me e Mr. Ford…

"Divertente questo party: cosa festeggiate?" "Il licenziamento di Cannibal Kid!"

ESP 2: Fenomeni paranormali di John Poliquin


Il consiglio di Ford: non c'è bisogno di ESP per scoprire che nella mente di Peppa Kid alberga il nulla assoluto.
Filmetto horror che non considero neppure per scherzo di vedere, specie dopo le terrificanti esperienze che quest'estate ben poco tosta in merito ha fino ad ora riservato tra esorcismi e zombies edulcorati.
Saltato a piè pari quasi quanto i bislacchi sproloqui del mio antagonista quando si tratta di consigliare un film che possa essere quantomeno decente.
Il consiglio di Cannibal: più spaventoso di Ford, poco fenomeno e molto paranormale
ESP 2 significa che c’è già stato un ESP1?
Devo essermelo perso e ho come l’impressione che pure questo subirà lo stesso destino. Anche perché questa settimana l’horror da vedere è un altro, La notte del giudizio, e se proprio volete degli altri brividi di terrore, due minuti su WhiteRussian, il sito del mio rivale, vi posson bastare.

Peppa Kid al termine di uno dei suoi divertentissimi pomeriggi passati chiuso in cameretta.

Un agosto da leoni

La trama (con parole mie): a partire da oggi, casa Ford ed il Saloon si trasferiscono al mare approfittando di tutta una serie di sfortunate coincidenze lavorative che siamo riusciti a trasformare in una delle estati più belle della nostra vita.
Per tutto agosto il vecchio cowboy adotterà dunque uno stile di vita il più lebowskiano e surfista possibile, accompagnato ovviamente da Julez e dal Fordino, che già si tuffa come un nuotatore navigato.



Ovviamente WhiteRussian continuerà a trasmettere: la programmazione è già coperta per tutto il mese e quando la linea lo permetterà continuerò a rispondere ai commenti e a venire a trovarvi, ma senza dubbio la rete non sarà il primo pensiero di questo mese fatto di Famiglia, onde, mare, e più estate possibile.

Godetevela anche voi, nel frattempo, ovunque siate o decidiate di andare.
E godetevela sempre.


MrFord



 

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