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mercoledì 10 aprile 2013

I Croods

Regia: Kirk De Micco, Chris Sanders
Origine: USA
Anno: 2013
Durata: 98'




La trama (con parole mie): siamo nel pieno della Preistoria, e i Croods, una famiglia disfunzionale - se così vogliamo definirla - dei tempi vive protetta dalla propria caverna sotto la guida del rude patriarca Grug, appassionato di pitture rupestri ed iperprotettivo rispetto ai suoi cari, ben conscio dei pericoli che il mondo esterno garantisce soprattutto dopo il tramonto.
Quando la figlia maggiore Eep, emancipata e decisa a guardare oltre i limiti imposti dal padre, incontra Guy, un ragazzo esperto della vita libera e dei trucchi necessari per affrontare con fiducia il mondo, il domani ed il futuro, i conflitti in seno ai Croods esplodono: i membri della famiglia, però, dovranno trovare in fretta il modo di appianare le divergenze, perchè incombe un cambiamento geologico del pianeta che li costringerà ad abbandonare la caverna e gettarsi nell'avventura alla ricerca di una nuova sistemazione.





Il fatto di rimanere sorpreso pare ormai essere diventato l'adagio principale di questo 2013, caratterizzato soprattutto nella sua parte iniziale da pellicole partite sotto il peggiore degli auspici e rivelatesi, al contrario, delle sorprese più che piacevoli - Vita di Pi, Cloud Atlas, Frankenweenie -: nel momento di dare il consueto parere nell'ambito della rubrica settimanalmente curata dal sottoscritto in compagnia dell'acerrimo antagonista Cannibale, ricordo di aver letteralmente demolito - e con discreto piacere - il lavoro firmato da Kirk De Micco e Chris Sanders, spinto dall'idea che si sarebbe trattato del consueto titolo Dreamworks in pieno stile "vorrei eguagliare la Pixar ma non posso": complici le recensioni positive raccolte un pò ovunque nella blogosfera, in casa Ford si è deciso di dare una chance a questa avventura preistorica cercando di non pensare a clamorosi buchi nell'acqua come quello de L'era glaciale 4 giusto per finire premiati per il coraggio dimostrato.
I Croods, infatti, è risultato ben più che piacevole e divertente, e pur mescolando elementi certo non innovativi - le basi mostrate devono moltissimo a Gli incredibili, il primo capitolo del già citato brand de L'era glaciale e la migliore tradizione dei Classici Disney -, riesce a portare a casa un mix perfetto di ritmo, divertimento e riflessioni non banali - il tema della Famiglia, in un modo o nell'altro, riesce sempre a coinvolgere grandi e piccini - proponendosi come il risultato più interessante nato dalla casa madre di Shrek dai tempi dell'ottimo Dragon trainer - firmato, non a caso, proprio da Chris Sanders - già autore di Lilo e Stitch, altro cult fordiano del genere.
L'incedere delle vicende, arricchito dal consueto umorismo "parentale" - magnifici i siparietti che coinvolgono Grug e la suocera, accompagnati da costanti inviti ad una prematura scomparsa di quest'ultima -, funziona fin dalle prime sequenze ambientate nella caverna ed appena fuori - da manuale la scena dedicata al rientro a casa con la colazione in pieno stile football americano -, e grazie ad una galleria di personaggi realizzata e caratterizzata alla grande - i Croods al completo, il "modaiolo" Guy ma anche gli esemplari della fauna preistorica locale - non si perde un colpo dal primo all'ultimo minuto, comprese perle clamorose come la sequenza "da pop corn" ed i riferimenti all'arte rupestre, le riflessioni sull'approccio al domani figlio dell'apertura mentale e alla possibilità di evolversi a fronte di un mondo destinato a collassare su se stesso - e personalmente l'istinto è di associare questa "apocalittica" situazione a quella italiana degli ultimi tempi -.
Come se non bastasse anche dal punto di vista tecnico I Croods non delude affatto, presentando effetti resi alla grande nonostante l'origine chiaramente debitrice del mercato 3D, colori accesi e scenari mozzafiato che rimandano alla meraviglia che fu Up!, in barba a quelli come il sottoscritto da sempre sostenitori del dato di fatto che la Pixar è e resti ben più di una spanna sopra tutti gli altri produttori legati all'animazione presenti sul mercato nordamericano.
Inoltre, con l'arrivo del Fordino e le emozioni da genitore sempre in agguato, prodotti come questo risultano sicuramente degni di nota ed attenzione rispetto a quelli figli di brand consolidati ed ormai costruiti ad uso e consumo dei portafogli dei produttori, venendo buoni per il presente - con me e Julez favorevolmente impressionati - e per il futuro - quando toccherà anche all'erede del Saloon cominciare a cimentarsi con la potenza della settima arte.


MrFord


"Here comes the sun, doo doo doo doo
here comes the sun, and I say
it's alright."
The Beatles - "Here comes the sun" - 


mercoledì 13 marzo 2013

2001: odissea nello spazio

Regia: Stanley Kubrick
Origine: USA, UK
Anno:
1968
Durata: 141'




La trama (con parole mie): dall'alba dell'Uomo al futuro dell'Infinito, dalle scimmie alla scoperta delle loro prime armi d'osso alle astronavi che danzano nello spazio siderale, seguiamo le vicende di chi incrocia la strada di un misterioso monolito che pare risalere a quattro milioni di anni prima della civiltà.
Heywood Floyd, studioso inviato sulla Luna per studiare un esemplare dello stesso gemello rispetto a quello che illuminò i primi Uomini, coglie un segnale che indirizza verso Giove: diciotto mesi dopo un'astronave guidata dai due piloti Frank Poole e Dave Bowman e dal calcolatore senziente HAL 9000 fa rotta verso il gigante gassoso.
Quando il computer di bordo inizierà a dare segni di squilibrio, per gli occupanti della nave la sopravvivenza diventerà una priorità, almeno fino al raggiungimento della loro meta.
A quel punto ci si muoverà andando oltre. E oltre. E oltre.





La Storia della settima arte dovrebbe considerare il 1968 come una sorta di vero e proprio anno zero, qualcosa come Avanti 2001 e Dopo 2001.
Dalle origini del Cinema, i Lumiere e Melies, Murnau e Chaplin, Welles e Lang, hanno posto basi simili alle meraviglie dell'antichità come le Piramidi d'Egitto, illuminando di stupore il pubblico e rendendo possibile il successo di un mezzo che è ad oggi tra i più potenti che la comunicazione umana conosca, realizzando Capolavori a volte considerati addirittura superiori all'Opus Magna di Kubrick.
Ma nessuno di loro, e nessuno dopo, ha mai osato portare sullo schermo qualcosa di grande quanto 2001: odissea nello spazio.
Qualsiasi recensione, voto, opinione, analisi tecnica risulterà sempre riduttiva rispetto a quello che, a mio parere, è e resta il film più importante del Cinema.
Dai primi, incredibili, venti minuti dedicati all'alba dell'Uomo che già basterebbero a portarlo nell'Olimpo della settima arte si vola dritti negli spazi siderali ricreati come una danza di effetti e modellini, musica per gli occhi come solo l'inarrivabile Stanley riusciva a comporre - e come faranno, alle soglie del nuovo millennio, ispirandosi proprio al suo approccio, due grandissimi di questo tipo di poetica visiva, Tarantino e Wong Kar Wai -, prima di partire alla volta di Giove osservando la tecnica stupefacente - come muoveva la macchina quest'uomo nessuno la muoverà mai, non me ne vogliano tutti gli altri - mescolarsi alla tensione crescente del confronto tra HAL e i due piloti della nave, culminata con sequenze da apnea nel vuoto siderale in grado di ispirare generazioni intere di Capolavori della fantascienza - Solaris, Alien, Blade runner, Moon tra gli altri - stendendo il tappeto per quello che, a conti fatti, è il trionfo assoluto ed incontrastato del regista newyorkese: il viaggio che conduce Dave Bowman attraverso l'Infinito, il Tempo e lo Spazio, e che esplode in una vera e propria sinfonia di suoni, immagini, colori, visioni che hanno più di qualsiasi altra influenzato l'intera carriera di cineasti fenomenali giunti dopo questo punto zero del Cinema, da Tarkovskij a Sokurov, da Malick ad Aronofsky.
L'Uomo di Kubrick, imperfetto ed in grado di valicare i confini ultimi proprio grazie alla sua stessa imperfezione - incredibile il confronto tra Bowman e HAL, dalla partita a scacchi ai blocchi di memoria smontati uno per uno - porta l'Universo dentro di sè, lascia che lo stesso lo attraversi, ci si specchia cercando la strada che percorrerà dalla nascita, alla maturità, alla morte, prima di rinascere ancora una volta.
L'Uomo di Kubrick è violento e viscerale come le scimmie con il loro primo sangue, sofisticato e politicizzato come Floyd, pronto a nascondere l'esistenza del monolito ai colleghi russi - si sentono ancora gli strascichi del Dottor Stranamore -, capace di gettarsi oltre le macchine, le intelligenze artificiali, i perfetti sistemi senzienti e lo spazio per affrontare il confine più terribile e sconvolgente di tutti: quello che porta dentro se stessi, proprio come Dave.
L'Uomo di Kubrick, per parafrasare un piccolo gioiellino di questo 2013 cinematografico, è infinito.
Ed è infinito 2001: odissea nello spazio, il film che più osa della Storia del Cinema.
Nessuno prima e nessuno poi sarebbe riuscito allo stesso modo a raccogliere la sfida di racchiudere la Storia dell'Uomo entro i confini di una pellicola: Stanley Kubrick riesce nell'impresa eliminando gli stessi, valicandoli attraverso il suo cristallino talento visivo unito ad un coraggio che normalmente non si assocerebbe ad un cineasta giudicato freddo ed ossessivo come lui.
Con tutto il cuore di cui dispone, l'incredibile Stan si tuffa oltre l'ostacolo, e dalle scimmie armate di ossa conduce dritti ad un disegno interstellare che pare una geometria divina, pur se orchestrata da qualcuno che divino decisamente non è e non fu: come dire che dall'arrivo del treno e dal viaggio sulla Luna si è passati attraverso una Rosebud del futuro che ha preso forma nel nuovo volto del Cinema.
Con 2001 è morta la settima arte, per risorgere in due ore e venti minuti.
Neppure qualcuno decisamente più potente, noto e celebrato del Maestro dei Maestri era riuscito in un miracolo di questa portata.
Lunga vita a Stanley Kubrick.
Lunga vita a 2001.
Se esiste o mai esisterà IL film, signore e signori, è tutto qui.
Ed è solo l'inizio.


MrFord


"Everything, everything, everything, everything..
In its right place
in its right place
in its right place
right place."
Radiohead - "Everything is in the right place" -


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