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lunedì 11 marzo 2019

White Russian's Bulletin



Nuova settimana per il Bulletin e ritorno, a causa di impegni sportivi e lavorativi, ad una frequenza degna dei mesi scorsi di visioni - nonostante True Detective continui a proseguire -, con solo due titoli a dare corpo alla rubrica. E' un periodo difficile, da molti punti di vista, per il mio rapporto con la settima arte, ma so benissimo che questo legame tornerà ad essere vivo come quando da queste parti c'era il fermento giusto per sostenerlo. E resterà anche quando da queste parti non sarà rimasto più nessuno.


MrFord



THE LEGO MOVIE 2: UNA NUOVA AVVENTURA (Mike Mitchell, Danimarca/Norvegia/Australia/USA, 2019, 107')


The Lego Movie 2: Una nuova avventura Poster


Il primo film dedicato ai mattoncini che hanno caratterizzato l'infanzia di molti di noi era stato una vera e propria sorpresa dalle parti del Saloon, una scheggia impazzita fatta di metacinema, ironia e sentimenti che aveva generato - giustamente - costole più che discrete come lo spin-off dedicato al personaggio di Batman. Il secondo capitolo della saga di Emmett e Lucy conferma le impressioni avute nel corso della visione del primo: il brand Lego, in sala, raccoglie l'eredità - per questo vecchio cowboy fondamentale - di Spongebob, portando il grottesco ed il gioco con realtà e finzione avanti a qualsiasi altra cosa, perfino all'idea di piacere a tutti costi al grande pubblico.
Gli incassi non avranno dato ragione al progetto di Mitchell, ma il risultato è interessante anche nelle sue imperfezioni, ed è più utile di tante altre proposte indirizzate ai più piccoli a mostrare le zone d'ombra del mondo ai più piccoli senza che necessariamente si debba perdere il sorriso nel farlo.




IL CORRIERE - THE MULE (Clint Eastwood, USA, 2018, 116')

Il corriere - The Mule Poster


Chiunque mi conosca sa benissimo che Clint è e sarà sempre il mio nonno cinematografico, l'equivalente di Johnny Cash per la Musica. Senza ombra di dubbio, parliamo del regista statunitense più importante e grande attualmente in vita e in attività, l'erede assoluto di John Ford, che ha consegnato alla settima arte numerosi Capolavori dalla fine degli anni settanta ad oggi.
Io voglio bene a Clint, e quando affronto un suo film so che, a conti fatti, uscirò soddisfatto dalla visione. Ed è stato così anche questa volta. Il corriere si lascia guardare, è molto godibile, mescola le atmosfere di Narcos e Breaking Bad alla visione da "grande vecchio" che il Maestro riesce a dare degli USA, del viaggiare, della vita.
Una sorta di Guido piano - che adoro, tra l'altro - trasportata in sala.
Eppure, nonostante le chicche - e che ne sono, dagli incontri con le motocicliste lesbiche alla famiglia afroamericana alle prese con il cambio della ruota - ed i momenti più intensi - la morte della ex moglie di Earl Stone -, a questo The mule manca l'emotività profonda dei classici dell'ex Ispettore Callahan: mi ha fatto pensare più a Di nuovo in gioco, che non a Gran Torino. Quasi il buon Clint si sia sentito in dovere di consegnare al pubblico un altro piccolo pezzo di lui, sperando sinceramente che non sia l'ultimo. 


lunedì 21 novembre 2016

Trolls (Walt Dohrn&Mike Mitchell, USA, 2016, 92')




Credo che per ogni appassionato dei film Pixar o più in generale del Cinema d'animazione "alto", il fenomeno del "trailer che esaurisce tutto quello che potrebbe esserci di interessante in un film" sia piuttosto noto, specie quando si approccia una pellicola targata Dreamworks: la casa di produzione di origine spielberghiana, infatti, malgrado alcune idee ottimamente coltivate - i due Dragon Trainer, la saga di Shrek, quella di Kung Fu Panda - ha anche prodotto una serie piuttosto cospicua di titoli che, passando dal minuto scarso del trailer - per l'appunto - ai novanta circa di visione finiscono per tramutarsi da prodotti apparentemente spassosi ed interessanti a schifezze atomiche che fanno rimpiangere il tempo perduto.
A nutrire le fila di questa categoria già tendente all'obesità è Trolls, colorata, pacioccosa e buonista ultima opera Dreamworks incentrata sul rapporto tra i simpatici, ottimisti e canterini Troll - che poi, non erano creature spaventose piuttosto che una sorta di versione fluo dei nani da giardino!? - e gli spietati Bergen, perennemente arrabbiati e depressi con la speranza di provare la felicità soltanto nel momento in cui divorano un Troll neanche fosse un acido: quello che, dal trailer, nonostante le apparenze poco rassicuranti per il sottoscritto prometteva di essere un titolo fresco, musicale e quantomeno divertente si è trasformato in una visione noiosa, grondante banalità da favoletta, adattato in italiano in modo imbarazzante - ma perchè tradurre necessariamente i pezzi originali se non si pensa di portare a casa un risutato come quello di Nightmare before Christmas? - e come se non bastasse infarcita di hit del passato - e fin qui niente di male - messe insieme come a realizzare la soundtrack più inflazionata della Storia del Cinema recente.
Una robetta con i fiocchi ed i controfiocchi, insomma, che alimenta la repulsione del sottoscritto per i trolls dai capelli luminescenti che andavano forte se non ricordo male negli anni novanta e per i film d'animazione come questo che alimentano l'astio dei radical per le proposte buoniste o buone indipendentemente dalle stesse e l'ignoranza dei distributori che assegnano alle sale qualsiasi - e sottolineo qualsiasi - pellicola animata alla sola fascia pomeridiana: complimenti di conseguenza alla Dreamworks per l'ennesima trovata vuota e senza senso buona giusto per la vendita di merchandise - che probabilmente andrà fortissimo - e per il portafoglio di Justin Timberlake, che oltre a prestare la voce al protagonista maschile Branch piazza anche la sua recente hit Can't stop the feeling come pezzo di traino della campagna pubblicitaria e dello stesso film.
Unica consolazione, almeno per ora, è data dal fatto che pare che gli incassi non abbiano dato così tanta ragione - almeno al botteghino - al lavoro di Walt Dohrn e Mike Mitchell, segno che forse, una fuffa dopo l'altra, il film d'animazione che funziona solo con il trailer comincia a mostrare il fianco perfino al pubblico occasionale.
Non ci resta, a questo punto, che confidare nel futuro.




MrFord




 
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