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domenica 4 gennaio 2015

Cruel Intentions

Regia: Roger Kumble
Origine:
USA
Anno: 1999
Durata: 97'




La trama (con parole mie): Sebastian e la sua sorellastra Kathryn, ricchi rampolli della società "bene" newyorkese, scommettono rispetto alle possibilità del primo di riuscire a conquistare la dichiarata verginità della figlia del rettore del college che frequentano, da poco in città.
Nel caso in cui Sebastian dovesse fallire, alla sorella andrebbe l'amatissima macchina d'epoca del ragazzo, mentre in caso contrario quest'ultimo avrebbe la possibilità di avere la donna che più di ogni altra ha desiderato, e non ha mai potuto portare tra le lenzuola del suo letto: la stessa Kathryn.
Riusciranno le due anime nere a gestire tutte le loro macchinazioni o la variabile dei sentimenti entrerà prepotentemente nell'equazione?






Quando, con il mio antagonista per antonomasia Cannibal Kid, decidemmo di dedicarci ad una speciale Blog War che prevedeva la visione da parte mia di dieci film teen sponsorizzati dal suddetto Cucciolo Eroico e sua di altrettante pellicole action tamarre volute dal sottoscritto, sapevo che saremmo andati entrambi incontro ad un vero e proprio massacro.
In quest'ottica, ho cercato di fare fuori per primi i titoli che pensavo si sarebbero rivelati i peggiori, come Cruel intentions, pruriginoso thriller sentimentale che ai tempi della sua uscita richiamò schiere di adolescenti in sala principalmente grazie all'inserimento nel trailer di uno spezzone dell'ormai famosa limonata dura tra Sarah Michelle Gellar e Selma Blair.
Un pensiero che sfiorò anche me, lo ammetto, in un periodo in cui del Cinema non mi fregava certo quanto ora: dunque, mi sono portato felicemente sulle spalle questa "lacuna", ben sapendo che prima o poi avrei spezzato - per dovere più che per piacere - anche questo tabù.
Così è stato, e sono davvero felice di non essere rimasto deluso da questa robetta in senso positivo, come spesso accade quando si parte da aspettative assolutamente basse: Cruel intentions è, infatti, un prodotto di qualità bassa e televisiva, terribilmente anni novanta - e non in senso buono, anche in questo caso -, recitato da cani da tutti i protagonisti - cui l'allora futuro riservò un discreto successo, da Ryan Philippe alla Whiterspoon, passando per Joshua Jackson e la già citata Sarah Michelle Gellar -, dallo script imbarazzante quanto i dialoghi salvato solo ed esclusivamente da una soundtrack assolutamente da paura - composta da molti dei pezzi che andavano per la maggiore ai tempi, da Secretly a Coffee and tv, passando per i Cardigans e Fat Boy Slim - e da un twist finale inaspettato per il sottoscritto, che prevedeva già una bella chiusura da commedia romantica disneyana fortunatamente risparmiata dagli autori, probabilmente consci del fatto di essersi già divertiti troppo a massacrare Le relazioni pericolose, che ha dichiaratamente ispirato questo lavoro.
Un prodotto perfetto per l'allora generazione Mtv, che oggi inciderebbe poco sui più sgamati adolescenti abituati a ben altro, tranne forse richiamare all'attenzione i maschietti grazie alla sempre efficace scena della suddetta limonata dura tra le due protagoniste, dalle pretese bassissime e lontano dai cult che soprattutto gli anni ottanta avevano regalato al pubblico in materia di film teen.
Nonostante tutto questo, però, sono sopravvissuto abbastanza agevolmente alla visione, ridendo bonariamente come mi capita di fare pensando alle stronzate che si è usi compiere nel periodo dell'adolescenza: Cruel intentions è un pò come i giochi idioti al parco, la sera, usati come sfida per baciare la ragazza che ti piace, o le bravate pronte a causare anche problemi non da poco commesse con tutta l'egoistica leggerezza del momento più leggero ed egoista della vita.
Un momento che, fortunatamente, passa.
Un pò come questo film. Che archivio senza colpo ferire abbandonandolo al suo destino di robetta facilmente dimenticabile.




MrFord




"So now you feel rusty
you're bored and bemused
you wanna do someone else
so you should be by yourself
instead of here with me
secretly."
Skunk Anansie - "Secretly" -







mercoledì 31 luglio 2013

Fringe - Stagione 3

Produzione: FOX
Origine: USA
Anno: 2011
Episodi:
22




La trama (con parole mie): i membri della Divisione Fringe sono sempre più alle prese con i guai legati al sovrapporsi progressivo del nostro universo e di quello parallelo violato ventisei anni prima da Walter Bishop per salvare il Peter di quella realtà e portarlo nella nostra a sostituire il suo stesso figlio deceduto.
Lo scambio delle Oliva Dunham dei due mondi complica ancor più le cose, finendo per aumentare la tensione ed accelerare l'avvento di una guerra che potrebbe distruggere completamente sia una che l'altra Terra, al quale, forse, neppure gli apparentemente onniscenti Osservatori possono porre rimedio.
Toccherà ad Olivia e Peter, sempre più legati l'uno all'altra, sfruttare talento, coraggio, sfrontatezza ed un pò di improvvisazione suggerita da Walter per trovare una soluzione per impedire quella che potrebbe essere la fine di tutto, e di tutte le linee temporali possibili dall'ormai non più così vicino ottantacinque del Vecchio Millennio al duemilaventisei del Nuovo.




Tra le creature firmate J. J. Abrams, Fringe è stata quella che ha dovuto lottare con più forza per farsi apprezzare in casa Ford, complici un pilota che, ai tempi, non riuscì a conquistarci, ed il fatto che ad ogni potenziale momento buono corrispondesse l'arrivo di un titolo in grado di incuriosire maggiormente di questo gli occupanti del Saloon.
Quando la prima stagione, infine, riuscì a trovare il suo spazio, episodio dopo episodio arrivò a farsi voler bene sia per lo strambo cocktail servito dagli autori - una sorta di punto d'incontro tra il fu Alias e X-Files - che per i suoi protagonisti, dalla determinatissima Olivia al sempre pieno di risorse Peter, passando per lo statuario Broyles, la mascotte della squadra Astrid e soprattutto lui, il mitico, stralunato, pesantemente drogato Walter Bishop, scienziato pazzo nell'accezione migliore del termine.
Con la seconda annata le potenzialità del titolo parvero letteralmente esplodere, ponendo le basi per un proseguo della vicenda da cardiopalma, ed assestandosi tra i preferiti dei Ford per quanto riguarda il piccolo schermo: con questo terzo giro di giostra, occorre ammetterlo, i vulcanici creatori di Alias fanno un piccolo passo indietro rispetto all'annata precedente, dovuto principalmente all'enorme quantità di carne messa al fuoco e ad un indirizzo non ben delineato della stagione - il conflitto tra gli universi paralleli? Il rapporto tra Olivia e Peter? I casi passati per le mani alle due divisioni Fringe? -, che soltanto nella parte finale pare recuperare l'unità che era mancata per la sua quasi totalità portando a casa una conclusione che pone ulteriori interrogativi e solletica l'immaginazione per quelle che saranno le ultime due seasons del serial.
Badate bene, però, a non leggere questa critica in senso troppo negativo, anche perchè Fringe rappresenta senza dubbio una delle proposte più coraggiose, insolite e pronte a sfidare l'ignoto che il panorama televisivo possa vantare, dalla sigla adattata a seconda dell'universo in cui si svolge il singolo episodio alle sperimentazioni degli episodi stessi - che oltre ai viaggi nel tempo e attraverso le dimensioni non si fanno mancare perfino i cambi di genere, come l'utilizzo dell'animazione per raccontare la disavventura di Peter, Walter e William Bell alla ricerca di Olivia nella sua mente -, supportati nella loro quasi totalità da un ottimo impianto d'intrattenimento, la giusta dose di interrogativi necessari a mantenere incollati gli spettatori puntata dopo puntata ed una squadra di personaggi che funziona alla grande, in una realtà come nell'altra.
Certo, la storia d'amore tra Olivia e Peter potrebbe fare storcere il naso ai fan più "duri e puri", eppure funziona e con l'inserimento della seconda Olivia - o fOlivia, come direbbe Walter - come terzo elemento di un intricato triangolo sentimentale si hanno tutti gli elementi per comporre una formula senza dubbio dirompente che, specie in relazione alla chiusura di questa stagione, potrebbe essere il pepe delle successive due.
Ben costruita anche la maturazione di Walter, il cui gesto totalmente comprensibile di ventisei anni prima è stato la base per quella che potrebbe diventare la guerra tra due universi, e cui la morte di William Bell ha giovato nonostante l'ossessione dello stesso padre di Peter di recuperare le parti di cervello che lo stesso Bell, su sua richiesta, aveva rimosso per evitare che si sviluppasse la sua parte più disturbata e negativa, emersa invece in Walterativo, uomo disperato cui è stato ingiustamente tolto un figlio e che per lo stesso motivo finisce per cucirsi addosso i panni del "cattivo".
Non mancano dunque, nonostante il leggero passo indietro, riflessioni profonde ed entertainment di altissima qualità per un titolo che riesce ad essere in grado di conquistare gli appassionati di settore e non solo, nonchè uno dei più interessanti dell'intero panorama recente offerto dalla tv.


MrFord


"Deep inside of a parallel universe
it's getting harder and harder
to tell what came first
under water where thoughts can breathe easily
far away you were made in the sea
just like me."
Red Hot Chili Peppers - "Parallel universe" -


lunedì 21 gennaio 2013

Fringe - Stagione 2

Produzione: Fox
Origine: USA
Anno: 2009
Episodi: 23



La trama (con parole mie): la divisione Fringe continua nel suo lavoro rispetto ai casi legati al sovrannaturale, con attenzione particolare alle invasioni del nostro universo ad opera dei misteriosi Osservatori e di alcuni soldati solo parzialmente umani con il potere di cambiare forma mescolandosi ai terrestri come li conosciamo. 
E mentre i rapporti tra Peter e Walter Bishop migliorano di giorno in giorno, Olivia Dunham scopre di essere il fulcro di un'operazione chiave tra quelle effettuate decenni prima dallo stesso Walter in compagnia del vecchio socio William Bell, ormai stabilitosi nella dimensione gemella da cui provengono gli "invasori".
Quello che ancora nessuno sa è che questa guerra tra i due mondi è stata causata proprio dall'intervento di Walter, che una volta visto morire il figlio Peter decise, per guarire il suo "altro" corrispettivo, di rapirlo per condurlo sulla nostra Terra e finire a crescerlo come se fosse suo.




Il recupero di Fringe in casa Ford ha più o meno lo stesso sapore di quello di 24: una serie per anni incensata da amici, conoscenti e parte della critica rimandata a data da destinarsi e dal poco appeal - almeno sulla carta - divenuta, episodio dopo episodio, una piacevole certezza per le visioni da piccolo schermo made in Saloon.
Trascorsa una decisamente più che discreta prima stagione, questa creatura dell'incontenibile J. J. Abrams a metà tra X-Files ed Alias è riuscita a spazzare via ogni residuo di dubbio grazie ad una grande intelligenza nella gestione delle sue risorse, da quelle drammatiche - il rapporto tra Walter e Peter, la questione morale sulle scelte che guidarono il primo nel corso della sua incursione nell'universo parallelo al nostro - a quelle prettamente votate all'intrattenimento, dagli episodi fini a se stessi a quelli "a tema" - splendidi i cambi di grafica della sigla, piacevolissima la versione noir tratta dalla fiaba che Walter racconta alla nipote di Olivia -: Fringe non sarà il nuovo Lost, o uno di quei titoli cui pare di non poter rinunciare, eppure il suo incedere è solido, la logica - per quanto si tratti di argomenti che spesso e volentieri la trascendono - non mostra il fianco e la tensione regge e coinvolge dall'inizio alla fine, un pò come i protagonisti.
Perchè se è pur vero che un prodotto di questo genere, per poter sperare nel successo e soprattutto nella garanzia di qualità, deve poter contare su script all'altezza e regie convincenti, è altrettanto vero che l'empatia che i personaggi principali susciteranno nell'audience finirà per giocare un ruolo chiave almeno quanto il successo in termini di ascolti: in questo senso, la squadra formata dalla divisione Fringe funziona che è una meraviglia.
Olivia Dunham, ferita come la più fragile delle eroine toste e solitarie, destinata a vivere sempre in perdita - fondamentali i due episodi legati al destino di Charlie Francis e alla rivelazione dei suoi sentimenti per Peter - e ad allargare le spalle per reggere un peso che pare comunque troppo grande; Peter Bishop, genio in perenne confronto con il padre ed in bilico tra la scelta di vivere istintivamente la propria vita e quella di approcciarla razionalmente, con la spada di Damocle rappresentata dal genitore a pendergli sul collo; Astrid Farnsworth, fedele ed insostituibile spalla ed assistente, apparentemente "invisibile" eppure sempre presente, come una sorella che sostiene senza che i fratelli minori e casinisti possano accorgersene anche soltanto da lontano; Philip Broyles, comandante dai modi spicci da duro sempre pronto a giocarsi il tutto e per tutto per la sua squadra; ed infine, il vero asso nella manica di Fringe: Walter Bishop.
Fragile ed indifeso, geniale ed assolutamente pericoloso, spontaneo ed a suo modo letale, un predatore dormiente come pochi se ne sono visti nella storia dei serial televisivi: in questo senso, ottimo davvero John Noble a donare uno spessore clamoroso ad un personaggio di quelli che ogni attore sognerebbe di interpretare e sceneggiatore di scrivere, considerate tutte le sfumature che è in grado di regalare.
Al cocktail già vincente di una squadra di questo genere si unisce un crescendo davvero incisivo che lascia aperti sbocchi interessantissimi per l'evoluzione della serie, che con l'avvicinamento dei due universi finirà per regalare allo spettatore quasi una doppia razione di se stessa, grazie ai personaggi presenti nelle loro differenti - a volte addirittura opposte - versioni.
Un plauso dunque agli autori, oltre che agli interpreti, che hanno saputo rivitalizzare un genere tendenzialmente di nicchia e ad uso e consumo dei nerd più nerd conferendogli quell'approccio cool che una serie del nuovo millennio deve sperare di possedere nel tentativo di fare breccia e diventare, costi quel che costi, un classico del genere.


MrFord


"I'm starting with the man in the mirror
I'm asking him to change his ways
and no message could have been any clearer
if you wanna make the world a better place
take a look at yourself, and then make a change."
Michael Jackson - "Man in the mirror" -




giovedì 18 ottobre 2012

Fringe Stagione 1

Produzione: Fox
Origine: USA
Anno: 2008
Episodi: 20




La trama (con parole mie): quando un volo che dalla Germania atterra a Boston portando i passeggeri uccisi ed infettati da un virus mai visto in precedenza, l'agente dell'FBI Olivia Dunham viene reclutata per avviare le indagini che la condurranno alla scoperta del misterioso "schema", una sequenza di eventi che numerose organizzazioni governative e private seguono con interesse perchè legato a scoperte incredibili e nuove frontiere della scienza.
La giovane donna recluta così Walter Bishop - una sorta di "scienziato pazzo" responsabile nel corso degli anni settanta di numerose sperimentazioni segrete per conto del governo, da tempo ormai ricoverato in un istituto di igiene mentale - e suo figlio Peter, un giovane dall'altissimo quoziente intellettivo ma decisamente incostante che ha vissuto sempre al confine della legge, e spesso oltre.
A loro si aggiunge l'analista Astrid Farnsworth, che farà da assistente al professore mentre Olivia si occuperà di mantenere i rapporti con l'agenzia ed il suo capo Philiph Broyles, legato a doppio filo con la misteriosa Massive Dynamic.





Era dai tempi di Alias che non mi divertivo così tanto con una serie "giocattolo": evidentemente, quel matto di J. J. Abrams sa sempre come fare breccia nel cuore degli occupanti di casa Ford, e con Fringe piazza l'ennesimo colpo di una carriera che, fino ad ora, ha portato sui nostri schermi quasi esclusivamente successi - se si eccettua il noioso terzo capitolo di Mission impossible -.
A dire il vero questa prima stagione di un serial che ha raccolto, negli anni, sempre più fan andando di fatto ad unire gli appassionati dell'action - e torniamo ad Alias - a quelli della fantascienza - siamo di fronte, di fatto, all'erede più riuscito di X-files - giunge in ritardo dalle parti del Saloon a seguito di un inizio non proprio convincente: ormai quattro anni fa, infatti, spinti dallo stesso amico che consigliò Lost, io e Julez ci dedicammo con poca attenzione all'episodio pilota senza rimanerne particolarmente colpiti, riponendo di fatto l'intera produzione nel cassetto a prendere polvere mentre una dopo l'altra numerose proposte da piccolo schermo sfilavano regolarmente davanti ai nostri occhi.
Tornare sui nostri passi si è rivelato, in questo caso, un'ottima scelta, tanto da tenerci inchiodati alla sedia episodio dopo episodio nel corso dell'interessantissima prima stagione di un serial che, a quanto so e a quanto sembra, pare ancora avere in serbo numerose carte da giocarsi, oltre a dare l'impressione di una scorta di potenziale pronto ad esplodere un'annata dopo l'altra: i personaggi - anche secondari - risultano azzeccati e sicuramente in grado di alimentare il sentimento di affezione nel pubblico - personalmente, la mia preferenza va allo scombinato ed instabile Walter Bishop -, i colpi di scena sono ben distribuiti e decisamente sconvolgenti - dal pilota incentrato sulla figura dell'agente Scott al season finale con le rivelazioni sul mondo delle realtà alternative e Peter Bishop - e soprattutto la varietà di casi che la Divisione Fringe affronta - e che fornisce da scheletro per la struttura ad episodi - permette agli appassionati e non di confrontarsi con i numerosi volti della sci-fi, dalla distorsione di spazio e tempo alle creature mostruose - l'episodio quasi horror dedicato al mostro mutato geneticamente fuggito da un laboratorio farmaceutico mi ha divertito tantissimo -, dai viaggi nella coscienza dei defunti ai programmi per computer in grado di friggere il cervello.
Senza dubbio l'intero prodotto deve ancora trovare una sua identità precisa - alcune sottotrame risultano piuttosto abbozzate, e a tratti si ha l'impressione che gli episodi di casi all'esterno dello "schema" siano troppo slegati dal resto della narrazione, quasi fossero riempitivi -, eppure la creatura dei padri di Alias funziona, avvince e diverte, e con il climax che ha chiuso la stagione ha di fatto posto le basi per una seconda tornata che suona già come un passaggio effettivo alla maturità della proposta: il fatto, poi,  di non essere troppo nerd rende possibile l'avvicinamento da parte dei più incalliti amanti dell'action, e ad un tempo grazie alle parti più pane e salame - rappresentate idealmente dalle spesso e volentieri estemporanee esternazioni di Walter - è in grado di "umanizzare" anche i più maniacali tra i fan della fantascienza, rimasti orfani di Mulder e Scully e da allora praticamente inconsolabili - non fosse per qualche fiammata come l'ottimo Star Trek sempre targato Abrams -.
A questo punto, è praticamente ovvio non solo che esistano altre forme di vita, ma anche che in casa Ford non lasceremo passare quattro lunghi anni prima di buttarci sulla seconda stagione.


MrFord


"Se non esistessero i fiori
riusciresti ad immaginarli
se non esistessero i pesci
riusciresti ad immaginarli
in altre zone di questo universo
è facile da realizzare
che esiste tutto ciò che io non riesco
ancora ad immaginare."
Bluvertigo - "Altre forme di vita" -


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