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giovedì 27 giugno 2013

Sei gradi di separazione

Regia: Fred Schepisi
Origine: USA
Anno: 1993
Durata: 112'




La trama (con parole mie): Ouisa e Flan, due ricchi beniamini della società bene e radical chic newyorkese, nel corso di una serata passata con l'amico di lunga data Geoffrey alla ricerca di un finanziamento per un affare legato ad un Cezanne, si ritrovano in casa il giovane Paul, che afferma di essere stato compagno di scuola dei loro figli nonchè il figlio del divo afroamericano Sidney Poitier. La serata che segue è così piacevole che i coniugi sviluppano una sorta di curiosa attrazione per Paul, nonostante siano costretti a cacciarlo la mattina successiva dopo averlo trovato a letto con uno sconosciuto rimorchiato durante la notte.
Lo stesso tipo di esperienza, come i due scopriranno raccontando la vicenda nel corso dei numerosi appuntamenti da salotto, è stata vissuta anche da altre coppie: la curiosità, dunque, avrà la meglio, e un gruppo di famiglie si ritroverà ad investigare sulla vera identità di quel curioso ed improvvisato ospite di una notte.





Era da parecchio tempo che in casa Ford si attendeva il passaggio di Sei gradi di separazione, pellicola di chiara origine teatrale che ancora mancava alla lista delle visioni di Julez, che, di contro, parlando dello stesso regista, lo scorso anno mi aveva anticipato proponendo Roxanne, che ero invece io a non avere mai visto.
Fred Schepisi, uno dei tanti artigiani della settima arte rimasto sempre in bilico tra le produzioni di nicchia ed i grandi successi commerciali, trova con questo lavoro l'apice creativo della sua carriera, e trasforma una sorta di concerto da camera in una vera e propria sinfonia di attori, situazioni e battute di uno script davvero di ottimo livello, trasformando l'allora divo del piccolo schermo Will Smith in un attore completo - insieme ad Alì di Michael Mann, siamo di fronte senza dubbio alla sua migliore performance - e regalando una riflessione per nulla scontata sulla lotta di classe e la casualità della vita che ha il pregio di non apparire mai troppo leggera o pesante, in equilibrio sul sottilissimo filo del Caso e rappresentata alla grande - e con un radicalchicchismo mai irritante, quanto più ironico e divertito - da un quadro di Kandinsky che resta cucito addosso al giovane protagonista Paul, ragazzo di strada alla scoperta di un mondo a lui completamente sconosciuto come quello dell'elite culturale ed economica newyorkese fatta di party, matrimoni, chiacchiere tra un affare milionario e l'altro, cene organizzate per uomini che non hanno contanti nel portafogli ma cifre astronomiche da girare senza battere ciglio da un conto corrente all'altro.
L'epopea di Paul, passato dall'essere considerato una minaccia allo status di figlio acquisito - in tutti i sensi - dei sofisticati e a tratti ridicoli Ouisa e Flan, è come una tempesta che si abbatte su un universo che non conosce drammi che non siano dati da una camicia rosa regalata impunemente o al rendersi protagonisti con aneddoti "borderline" al pranzo successivo: raramente, nella Storia della settima arte, si era visto portare sullo schermo con la stessa levità un tema normalmente trattato come conflittuale e teso, quasi come se il cuore urbano di Paul si fondesse con l'eleganza delle riprese, in equilibrio tra piani sequenza e dialoghi fittissimi, del mondo dorato che lo stesso protagonista invade più o meno pacificamente.
Non è un caso, in questo senso, che la parte più drammatica del lavoro di Schepisi sia quella dedicata al rapporto tra Paul e la coppia di aspiranti artisti formata da Elizabeth e Rick, destinata a crollare sotto il peso del carisma del charachter interpretato da Will Smith proprio perchè, come lui, costretti a lottare ed arrancare senza riuscire a giungere neppure ad un briciolo del successo dell'altra metà di New York, quella del denaro e delle posizioni che contano.
Come se non bastasse, a queste riflessioni decisamente importanti, si aggiungono quella legata al rapporto tra padri e figli - curioso quanto Paul sia sinceramente interessato a compiacere ogni suo ospite, proprio mentre le famiglie da lui visitate paiono un concentrato di scontri e conflitti tra generazioni - ed una seconda che, di fatto, mostra il lato self-made che sta alla base della filosofia USA, trovando in Paul un alfiere perfetto ispirato da un'altra figura venuta dalla strada ed affermatasi come una delle più importanti dello stardom hollywoodiano di qualche decennio fa, Sidney Poitier, forse il primo, grande divo afroamericano a tutto tondo.
Proprio nella presentazione ad opera del giovane truffatore del presunto padre e della loro storia troviamo la sequenza più importante e meglio realizzata di una pellicola che ancora oggi, a distanza di vent'anni, conserva fascino ed interesse sociale, in barba, per una volta, anche alla mia ostilità allo stile radical chic che in questo caso è stato reso dal regista come una riuscitissima parodia senza per questo apparire come un quadro senz'anima.
E si torna a Kandinsky, e a Paul.
A volte, per comprendere l'ordine, occorre che il caos getti il mondo nello scompiglio più assoluto.
E non è detto che sia un male venuto per nuocere.


MrFord


"I want to be naked, running through the streets
I want to invite this so called chaos, that you’d think I dare not be
I want to be weightless, flying through the air
I want to drop all these limitations and return to who I was meant to be."
Alanis Morissette - "So-called chaos" - 


martedì 25 settembre 2012

Roxanne

Regia: Fred Schepisi
Origine: USA
Anno: 1987
Durata: 107'




La trama (con parole mie): in una piccola cittadina di montagna in cui l'emergenza più grande pare essere quella dei gatti sugli alberi, il capo dei pompieri locali C.D.Bales, un uomo brillante, colto, dalla battuta pronta, temibile nel corpo a corpo ma con un naso di dimensioni spropositate, si innamora dell'astronoma Roxanne, giunta in loco per trascorrere l'estate studiando quella che potrebbe rivelarsi una cometa.
Quando viene arruolato il giovane ed aitante Chris come addestratore degli uomini di Bales, la ragazza si scopre attratta da quest'ultimo, che bloccato dalla timidezza e da una piuttosto evidente mancanza di profondità chiederà a C.D. di intercedere per lui grazie a lettere e convincenti serenate di parole.
Quando Roxanne, però, scoprirà la vera natura di Chris e l'inganno orchestrato da Bales, i due si troveranno faccia a faccia per un chiarimento che potrebbe cambiare la vita di entrambi.




Spesso e volentieri capita, in casa Ford, che sia io a proporre a Julez film che lei non ha visto, altrettanto spesso e volentieri suscitando ira funesta o più facilmente sonno profondo.
Molto più raramente, invece, accade il contrario, con il recupero di titoli ancora assenti dalla lista delle visioni del sottoscritto: Roxanne è stato uno di questi casi.
Modellato sul Cirano de Bergerac di Rostand e diretto dal Fred Schepisi di Sei gradi di separazione - che, al contrario, è passato sui miei schermi almeno in un paio di occasioni e che la signora Ford non ha ancora visto -, Roxanne è una commedia leggera poggiata quasi interamente sulle spalle di uno scatenato Steve Martin, che oltre a custodire un segreto che gli permette di essere pressochè identico da trent'anni a questa parte si rivela come un insolito e buon Cirano, guidato da ingegno e prontezza verso il cuore dell'amata, interpretata in questo caso da un'altra beniamina di casa Ford, Daryl Hannah.
La cosa più interessante ed anche il limite più evidente di questo classico del Cinema "da coppia" è data dalla volontà di infondere al personaggio di C.D./Cirano un'energia decisamente più comica che tragica, al contrario di quanto fece Rappeneau nella sua rappresentazione dell'opera originale portata in scena magistralmente da un Depardieu indimenticabile pochi anni dopo: in questo senso, la mano del protagonista - anche produttore - si fa sentire, e come per la versione "tengo core italiano" tende a perdere nel passaggio tra lingua originale e adattamento, che non permette di avere il polso di tutte le battute ed i giochi di parole messi in scena dall'eroe dal lungo naso.
Sequenze come quella del pub - con uno Steve Martin davvero in stato di grazia -, comunque, riescono a rompere lo schermo e risultare irresistibili anche in italiano, evidenziando quello che è il vero, incredibile e più magico talento del personaggio: l'oratoria.
Lo stesso messo al servizio del giovane Chris, timido e stupido pretendente di Roxanne cui C.D. apre le porte della camera dal letto della donna grazie ad una serie di passaggi in bilico tra romanticismo e gioco, che fanno seguito alla divertentissima stesura della prima lettera d'amore del giovane pompiere, con il progressivo modellare degli stati d'animo di quest'ultimo da parte del suo capo - un'ottima lezione sulla traduzione degli istinti primari tutti maschili in modo che possano essere compresi da una donna e sfruttati per conquistarla -.
Peccato che la natura in qualche modo dualistica del film non permetta a nessuno dei suoi caratteri di liberare completamente il proprio potenziale, quasi la sceneggiatura fosse indecisa sulla strada da prendere - commedia leggera o film romantico in tutto e per tutto? -, limitando di conseguenza anche le scelte registiche di Schepisi, certamente non ardite o interessanti come quelle del già citato Sei gradi di separazione.
Il risultato è comunque piacevole e leggero, si lascia guardare con quel misto di malinconia per i tempi andati - un film come questo, ora, non sarebbe davvero più possibile realizzarlo - e l'interesse per l'approccio colto alla materia dell'amore, regala alcuni passaggi effettivamente divertentissimi e, andando a spulciare nella memoria, permette di scoprire anche i volti di numerosi caratteristi che ognuno di noi avrà visto almeno un centinaio di volte tra una pellicola e l'altra di quel periodo - c'è spazio anche per un giovane Damon Wayans, che molti di noi conoscono per i suoi ruoli nella serie Tutto in famiglia e soprattutto L'ultimo boy scout -.
Una proposta di quelle che mettono d'accordo un pò tutti, perfetta per le serate di coppia che periodicamente giungono in soccorso della metà in rosa normalmente allucinata dalle scelte di noi dall'altra parte della barricata e per i momenti da famiglia, di quelli con il camino accesso e il cenone in tavola o una grigliata in giardino e poi tutti in piscina.
Ovviamente in senso positivo.
E nonostante si trovi sempre chi nega certi piaceri, tutti noi continueremo ad essere sensibili - chi più, chi meno - al romanticismo.
Anche quando lo stesso nasconde più semplicemente un desiderio inespresso.


MrFord


"Ma dentro di me sento che il grande amore esiste,
amo senza peccato, amo, ma sono triste
perchè Rossana è bella, siamo così diversi,
a parlarle non riesco: le parlerò coi versi, le parlerò coi versi!"
Francesco Guccini - "Cirano" -


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