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domenica 23 dicembre 2012

Arma letale 4

Regia: Richard Donner
Origine: USA
Anno: 1998
Durata: 127'




La trama (con parole mie): Riggs e Murtaugh, inseparabili compagni e pilastri - si fa per dire - della Omicidi, non sono più due ragazzini. Lo stesso Riggs, da sempre il più folle e spericolato della coppia, comincia a perdere qualche colpo e pensare più alla famiglia che sta per mettere su rispetto al tentare di oltrepassare perennemente i suoi limiti: Lorna Cole, sua compagna da tempo, è infatti incinta, ed il dubbio se chiederle oppure no di sposarlo è la cosa che tormenta di più lo scombinato Martin, che si appoggia al sempre solido amico Roger per tutte le questioni che riguardino sparatorie e famiglia.
Questa volta la strada dei due, promossi quasi per caso capitani, si incrocia con quella della Triade cinese, che oltre ai traffici di clandestini vorrebbe "importare" negli USA i quattro boss più potenti di Hong Kong, catturati dalla polizia cinese e spediti a Los Angeles grazie ad un generale corrotto.
Inutile dire che i criminali dovranno fare i conti con quella che ormai è, di fatto, la famiglia allargata di Murtaugh - alle prese con il giovane detective Butters, suo futuro genero - e Riggs, pronta a prenderli dal primo all'ultimo a calci nel culo.




Il recupero della saga di Arma letale, da troppo tempo accantonata in casa Ford, è stato una goduria come non me ne capitavano davvero da un sacco di tempo.
Onestamente, penso di essermi addirittura perso, ai tempi, questo quarto film, già troppo concentrato ad entrare nel periodo buio che furono i miei anni da radical chic cinematografico tutto film d'autore e recupero di classici fondamentali con il minor divertimento possibile.
E invece devo ammettere che quest'ultimo - per ora - capitolo rappresenta forse in qualche modo e nella maniera migliore la summa di quella che è l'idea alla base delle avventure di Riggs e Murtaugh, coppia inossidabile e guascona di investigatori della Omicidi che, definitivamente abbandonate le cupe e violente - pur se stemperate dal loro rapporto sempre burrascoso - atmosfere del primo capitolo, si è focalizzata principalmente sulla connotazione ironica dell'azione e del poliziesco unite ad una forte componente legata al concetto di famiglia, da sempre al centro delle vite dei due protagonisti.
Alla già numerosa famiglia del burbero Roger si uniscono per quest'avventura non solo Leo Getz, accanto ai nostri per la terza volta, e la cazzutissima Lorna Cole, ormai compagna fissa di Riggs, ma anche il futuro genero ed apparente corteggiatore di Murtaugh - divertentissimo il siparietto in macchina con Riggs a buttare benzina sul fuoco tra il suo partner ed il giovane collega - Lee Butters, interpretato da un allora ancora poco noto Chris Rock.
A fare da contrappeso alla nutrita squadra dei "buoni" questa volta troviamo la Triade cinese, legata al traffico di esseri umani orchestrato dalle cosiddette "teste di serpente" - così vengono chiamati i responsabili dei viaggi in condizioni disumane di quelli che possono essere considerati come dei moderni schiavi - e capeggiata da un Jet Li nel quasi inedito ruolo del cattivo, pronto a sfoderare una serie di evoluzioni e calci rotanti da fare paura e a tenere testa ai due protagonisti - l'ormai un pò arrugginita "arma letale" Mel Gibson compresa - in più di un'occasione.
Il duello finale a mani nude - o quasi - che vede Riggs e Murtaugh opposti al loro piccolo ma agguerrito avversario è degno delle migliori perle action made in Hong Kong, così come da applausi è l'inseguimento in macchina con tanto di "surf urbano" con tavolino annesso - una dei passaggi a mio parere più riusciti dell'intero franchise, o almeno della sua parte più fisica: non mancano, inoltre, le battute e gli intermezzi comici poggiati principalmente sulle spalle di Joe Pesci e Chris Rock - roba grossolana e di bassissima lega, ma che continua a farmi pisciare sotto dal ridere in barba a qualsiasi pretesa di cultura o presunta tale - ed un lieto fine che pone l'accento sul già affrontato concetto di famiglia - in questo caso molto allargata - tanto caro al mitico Richard Donner - che continuerò a ringraziare in eterno, non fosse altro che per I Goonies e questa serie assolutamente indimenticabile -.
La curiosità di scoprire cosa si potrebbe combinare con un quinto capitolo - ovviamente orchestrato dalla stessa squadra vincente, e chissà, magari impreziosito da un ritorno alla sceneggiatura di Shane Black, creatore dei personaggi e penna dietro il primo film - con tanto di figlio cresciuto di Riggs è molta, specie se gestita con il piglio divertito che ha contraddistinto l'evoluzione di due insoliti e scombinati detectives che per passare da duri hanno preso una strada rischiosa ma impossibile da non condividere come quella dell'autoironia.
E a questo punto, posso proprio dirlo: non si è mai troppo vecchi per certe stronzate.


MrFord


"I seen ya, I seen ya, I seen ya walkin' down in Chinatown
I called ya, I called ya, I called but you did not look around
I pay my, I pay my, I pay my money to the welfare line
I seen ya, I seen ya, I seen ya standing in it everytime."
Smash Mouth - "Why can't we be friends" -



giovedì 20 settembre 2012

Cosa aspettarsi quando si aspetta

Regia: Kirk Jones
Origine: USA
Anno: 2012
Durata: 110'




La trama (con parole mie): uno degli avvenimenti più importanti e sconvolgenti con i quali ci si possa confrontare è pronto a mescolare le carte nelle vite di una manciata di coppie le cui vicende si incastrano tra tv, incontri al parco e parentele.
Jules, presentatrice televisiva, ed Evan, conosciutisi ad una sorta di Ballando con le stelle, si ritrovano a dover scoprire prima il funzionamento del loro rapporto che l'esperienza da futuri genitori, Holly e Alex decidono di adottare un bambino e attendono di poter coronare il loro sogno, Wendy e Gary, dopo anni di ricerca, finalmente scoprono di essere in attesa proprio quando il padre di lui, Ramsey, comunica loro l'arrivo di due gemelle la cui madre è più giovane - molto più giovane - di suo figlio, Rosie e Marco dovranno invece affrontare la gravidanza dopo una sola, galeotta uscita.
Il tutto mettendo in conto il supporto informativo per le signore e l'indispensabile aiuto del gruppo del sabato al parco per i loro mariti, futuri o presenti papà.






Come di recente mi era capitato con la visione di Remember me, la fatidica domanda è tornata a farsi largo nel sottoscritto: non è che la paternità ormai sempre più imminente sta finendo per rincoglionirmi inesorabilmente?
E perchè il suddetto interrogativo?
Principalmente perchè, pur ben conscio della pochezza della pellicola in questione, del suo finto incasinare le vicende dei protagonisti per poi risolvere con un bel "e vissero tutti felici e contenti" neanche fossimo nella più smielata delle fiabe Disney, di quel patinato che dovrebbe di norma e per contratto farmi incazzare come un toro, Cosa aspettarsi quando si aspetta mi ha tutto sommato perfino divertito, nell'ambito delle visioni da neuroni più o meno mandati in libera uscita per una sera.
Tanto per intenderci, e per rimanere nell'ambito del Cinema di solo intrattenimento, è curioso che l'ultimo Bourne mi abbia a tratti annoiato tanto da costringermi a tenere gli occhi aperti come nel pieno della cura Ludovico mentre con il lavoro decisamente più trascurabile di Kirk Jones sia rimasto non solo sveglio, ma anche arzillo e con il sorriso sulle labbra durante la quasi totalità della visione: forse, effettivamente, l'arrivo del nuovo occupante - e probabilmente capo supremo - di casa Ford ha condizionato il mio punto di vista - a proposito, dato che l'abbiamo scoperto anche noi da poco, sarà un maschio -, eppure ho trovato in qualche modo ammirevole il tentativo di regista e sceneggiatrici di mettere in campo una nutrita schiera di coppie che potesse - pur se non con la giusta profondità - mostrare non soltanto il tipico percorso che porta due persone ad avere un bambino.
Infatti, da chi vive tutto in tranquillità e scioltezza prima per poi essere letteralmente torturato ogni notte, tutta la notte poi a chi per anni insegue la speranza di un figlio che vede assotigliarsi mese dopo mese, a chi finisce per caricarsi i sogni in valigia e partire per l'altro capo del mondo seguendo gli iter delle adozioni, a chi costruisce un sacco di sogni su un avvenimento che dovrebbe essere felicità e si tramuta in un dolore difficile da superare, questo film ha dalla sua almeno un tentativo - abbozzato, questo è sicuro - di mostrare il mondo non sempre tutto rose e fiori della "dolce attesa" da numerose angolazioni, alcune più profonde ed altre decisamente in un Apatow style che rischierà di piacere e non poco al pubblico maschile - del resto, noi siamo semplici e ci accontentiamo di una risata ed una pacca sulla spalla con gli amici, come mostrato dal club del sabato al parco che finisce per non risparmiare neanche i più cool Rodrigo Santoro e Joe Manganiello, destinati prima o poi a mollare corsa e trazioni per camminare armati di passeggini o aggirarsi per le strade alla guida di un minivan -.
Certamente l'idea di sfruttare la molteplicità di casi per dare l'idea di una sorta di pseudo film corale aiuta lo spettatore a non finire addormentato con la più classica delle bolle in stile cartone giapponese a veleggiare splendida ed imponente sulla sua narice preferita, ed il fatto che dietro la macchina da scrivere vi siano due donne riesce a sensibilizzare in qualche modo il pubblico femminile mentre alla controparte più becera della coppia pensa il regista, che sfrutta momenti come la rivalità tra padre e figlio di Dennis Quaid e Ben Falcone per spezzare il ritmo e rendere più piacevole l'argomento, considerato il terrore che, in genere, gli uomini rifiutano di ammettere di avere rispetto all'attesa, per quanto emozionati siano spesso e volentieri anche più delle loro compagne.
Se mi aveste interrogato in proposito alla vigilia della visione, dunque, avrei previsto bottigliate scandalosamente selvagge ed una giustificazione che vedeva un equo scambio in casa Ford tra me e Julez che metteva sul piatto una serata con questo film e la seguente dedicata al pay per view mensile di wrestling nel pieno del rispetto dei compromessi da coppia, eppure devo dire di essermi decisamente goduto - saranno le ferie, sarà la voglia di rilassarmi e prendere tutto il possibile di quella che sarà la mia paternità - questa robetta infiocchettata per le grandi platee senza pretese da un regista che non ha decisamente nulla da dare alla Storia del Cinema.
Ma chi se ne frega, in fondo.
Da un certo punto di vista, posso considerarlo un anticipo di quello che sarà il regno del piccolo Fordino, che sicuramente si prenderà molto dello spazio che ora concedo alle visioni più o meno d'autore.
E vi dirò, sarà una gioia - e lo è già ora - lasciare che se lo faccia.
In fondo, il futuro è tutto suo.



MrFord



"You can't sleep, you can't eat
there's no doubt, you're in deep
your throat is tight, you can't breathe
another kiss is all you need."
Robert Palmer - "Addicted to love" -


 

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