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lunedì 28 settembre 2015

Un disastro di ragazza

Regia: Judd Apatow
Origine: USA
Anno: 2015
Durata: 125'





La trama (con parole mie): Amy, che con la sorella minore Kim ha subito da bambina il trauma della separazione dei genitori, ha sviluppando crescendo lo stesso rapporto con la vita e le relazioni del padre, dedito a notti brave, alcool e sesso occasionale come se piovessero, incapace di credere nella monogamia.
Kim, al contrario, ha finito per sposarsi con un uomo già genitore a sua volta, continuando a credere nella solidità della famiglia come concetto.
Quando, parallelamente al peggioramento della malattia del padre, ad Amy viene assegnato un incarico dalla rivista per la quale lavora legato alla medicina sportiva ed in quel contesto conosce Aaron, la sua vita sentimentale subisce uno sconvolgimento: dopo aver rotto con il presunto fidanzato Steven, infatti, la donna dovrà fronteggiare l'evidenza della sua prima, grande, vera cotta, e considerare il fatto che una storia impegnata è possibile. Riuscirà nell'impresa?









Ho sempre pensato che realizzare un film sia un lavoro enorme, che richiede uno sforzo titanico a chiunque ne prenda parte, dai tecnici di supporto fino agli attori principali ed al regista: una specie di rappresentazione della vita in famiglia, o di un rapporto di coppia che sia o abbia qualche possibilità di essere duraturo.
E con duraturo non intendo rose e fiori, sia chiaro, quanto più "guns and roses": in questo senso, c'è una scena di Trainwreck - adattato come di consueto scandalosamente in Un disastro di ragazza - che mi ha colpito molto: Amy ed Aaron litigano, e mentre lei tenta di fare tutto il possibile per rendere la cosa irreparabile, il suo compagno risponde che è normale che stiano discutendo, che una volta passata faranno la pace e tutto potrà ricominciare.
Allo stesso modo, l'apertura con la splendida spiegazione del padre in procinto di lasciare casa a seguito della separazione intento a spiegare in forma molto personale il concetto di tradimento ha solleticato e non poco tutto il lato del mio carattere che deve tanto a casinisti come Hank Moody o, per l'appunto, Amy e il suo vecchio.
Questo perchè nella mia vita sono stato da entrambi i lati di queste barricate, e sento che, in un modo o nell'altro, entrambi mi appartengano e contribuiscano o abbiano contribuito a costruire, nel bene o nel male, quello che sono: in un certo senso, pensando al genitore di Amy e di sua sorella Kim, qualcuno che riesce benissimo ad essere uno stronzo, ma che ha la stessa capacità di diventare il preferito di qualcuno.
La cosa che rende Un disastro di ragazza ancora più interessante, almeno ai miei occhi di bestiale esponente del sesso maschile, è che a scriverlo sia stata la sorprendente Amy Schumer, che non è neppure lontanamente figa o simpatica - anzi, il più delle volte la sensazione che più suscita è quella di solleticare gran schiaffi in faccia, a meno che non si tratti di bere insieme - ma che come sceneggiatrice deve sapere proprio bene come si costruisce una commedia con le palle, e che trova in Apatow - uno dei re dell'approccio maschile al genere - un compagno ideale per regalare al pubblico quella che non solo promette di essere la proposta di genere più interessante del panorama USA di quest'anno, ma anche uno dei lavori migliori del regista, che prosegue nel suo percorso di esplorazione dei quarantenni o quasi dopo il già più che discreto This is 40.
Come se non bastasse, finiamo per trovarci nel bel mezzo di una romcom alla rovescia, con una protagonista femminile pronta a pensare solo alla soddisfazione del momento, alla scopata del giorno o alla sbornia che sarà preludio della stessa ed una serie di spalle maschili pronte a mostrare il loro lato romantico o vulnerabile, anche e soprattutto dal punto di vista dell'ironia sboccata e verace della protagonista: esempi perfetti, in questo senso, più che l'azzeccato Bill Hader, i due sportivi Lebron James - strepitoso nel ruolo dell'amico dell'innamorato che rischia di uscire a pezzi dalla storia con la schiacciasassi Amy - e John Cena - che non solo finisce per prendere per il culo alla grande se stesso in quanto bodybuilder e wrestler, nonchè esponente della categoria troppo spesso erroneamente considerata come quella dei maschi alfa, ma che regala una sequenza da lacrime quando nel corso di una visione in sala con tanto di partecipazioni di Daniel Radcliffe e Marisa Tomei impazzisce all'idea di essere paragonato a Marc Wahlberg -, pronti a mettersi alla berlina per dimostrare che, al cospetto di determinate dinamiche, regole e questioni sentimentali - e di sesso, ovviamente - siamo tutti sulla stessa barca, e più che come siamo, o quali siano le parti predominanti del nostro carattere, abbiamo la possibilità di poter costruire qualcosa, e non solo distruggere.
Un film dolceamaro che non riesce a deragliare neppure con la giusta quanto telefonata parte finale, e che permette di concedersi risate sguaiate ed una punta di commozione - la già indirettamente citata sequenza a proposito dell'essere, nonostante il proprio carattere, i preferiti di qualcuno -, scritto e diretto con onestà e mestiere, in grado di raccontare come funziona per certi versi la vita e di farlo senza avere pretese, ma al contrario trasmettendo ai suoi interpreti la voglia di divertirsi nel dialogare con il pubblico neanche fosse un primo appuntamento che si vuole sfruttare per fare colpo.
Poi, certo, personalmente non ho amato particolarmente Amy Schumer.
Personaggio o persona dietro il personaggio che dir si voglia.
Ma poco importa.
In fondo, i rapporti migliori li costruiamo tutti sui difetti che finiscono, un giorno dopo l'altro, per farci amare chi è destinato a diventare una presenza importante nella nostra vita.





MrFord





"I'm gonna try for an uptown girl
she's been living in her white bread world
as long as anyone with hot blood can
and now she's looking for a downtown man
that's what I am."
Billy Joel - "Uptown girl" -





martedì 12 luglio 2011

Adventureland

La trama (con parole mie): James Brennan, terminato il liceo, sogna di andare in Europa con gli amici e di tornare pronto ad iniziare l'avventura universitaria a New York, alla Columbia.
Peccato che, a causa di una retrocessione lavorativa del padre, si ritroverà non solo bloccato nel suo paese d'origine, ma anche costretto a rinunciare al Vecchio Continente e costretto a trovarsi un lavoro per finanziare almeno l'inizio della sua avventura nella Grande Mela.
L'impiego è dei peggiori: addetto ai banchetti dei giochi ad Adventureland, il parco tematico della città: ma non tutto il male viene per nuocere, e l'estate di quel fatidico 1987 porterà a James anche il primo, vero, grande amore.

Occorre ammetterlo: i film di formazione, specie quelli in grado di fare leva su esperienze personali simili alle nostre, su una colonna sonora o un atmosfera in qualche modo in grado di entrare in risonanza con le vite dell'audience hanno una corsia preferenziale già pronta ad essere percorsa che porta dritta al cuore dello spettatore.
Basti pensare a Stand by me, I Goonies, Y tu mama tambien, Quasi famosi, La mia vita a Garden State, Fandango, per avere esempi perfetti di pellicole generazionali che, indipendentemente dall'età in cui le si guarderà ancora, ed ancora, ed ancora, continueranno in qualche modo a commuoverci come un ricordo dei tempi d'oro.
Così è, a suo modo, per Adventureland, diretto dallo stesso Mottola del cult SuXbad e del meno incisivo Paul, idealmente perfetto a metà tra i due film appena citati: perchè se da un lato non posso che rimanere ammirato dalla sincerità con la quale la storia è raccontata - pur nella sua ingenuità - o conquistato dalla strepitosa colonna sonora, dall'altro ho sentito - e molto - la mancanza di una vera operazione vintage proprio rispetto ai due protagonisti, decisamente più simili a quelli delle pellicole di genere anni novanta che non al decennio che in questo caso si vorrebbe omaggiare e di un pò di cattiveria in più, specialmente sul finale.
Ma poco importa.
In fondo, Adventureland è stato una visione divertente e perfetta per un pomeriggio estivo come ne facevo ai tempi, lontano dai pensieri di conti, lavoro e quant'altro e concentrato, eventualmente, solo sul cosa avrei fatto la sera: come in una versione adolescente di Alta fedeltà, mi ha riportato alla mente situazioni, errori, struggimenti ed esaltazioni tipiche di una parte della vita in cui si è in bilico ma senza saperlo davvero, in cui tutto il peggio - la scuola - pare alle spalle ed il futuro si dipinge come possibile in ogni sua incarnazione, specialmente quelle da noi desiderate.
Eppure, dietro una facciata d'innocenza e sane goliardate, cominciano già a delinearsi ruoli che saranno decisivi per ognuno dei protagonisti, spesso influenzati nelle loro scelte e nei destini dal ruolo dei genitori e dalle possibilità economiche degli stessi, oppure segnati da esperienze che costringono a scontrarsi in anticipo forse eccessivo con le realtà della vita adulta - la storia tra Emily e Connell ne è l'esempio lampante -.
Una commedia dolceamara, dunque, ben lontana dalla demenzialità sfrenata del già citato SuXbad, ma ugualmente interessante e coinvolgente, forte di una struttura che porta ad un'immediata familiarità con i protagonisti, caratterizzati senza eccessivo spessore eppure facilmente riconoscibili dal pubblico.
James e la crescita legata al lavoro ad Adventureland entrano facilmente nel cuore di ogni (ex) adolescente che abbia passato almeno qualche mese in una situazione simile, magari davvero riuscendo a trovare la prima, vera, storia importante o gli amici che sarebbero durati una vita, venendo travolto dalla prima sbronza, abbagliato dall'ammirazione per qualcuno che poi, col tempo, si scoprirà non essere tutto questo granchè, preso nel mezzo di qualche non voluto triangolo amoroso o, semplicemente, divertitosi quanto più possibile, conscio che prima o poi tutto sarebbe finito.
In particolare, il dialogo sulla collina tra James, Joel e Frigo è una delle scene più profonde, divertenti e toste della pellicola, e a mio parere l'ideale conclusione che Mottola avrebbe potuto - dovuto? - disegnare per una vicenda che, in quel modo, avrebbe lasciato la sensazione dolceamara perfetta.
Ma ancora una volta poco importa, se il film non si sia chiuso come avrei voluto: me lo sono goduto e questo basta e avanza, per un amarcord piccolo piccolo - ma assolutamente gradevole - come questo.
Se, inoltre, Bill Hader impazza dispensando una perla dietro l'altra, anche qualche piccolo scivolone ci può stare: di tanto in tanto, è un piacere tornare a quei tempi magici in cui si pensava che tutto sarebbe potuto accadere.

MrFord

"Sometimes I feel so happy,
sometimes I feel so sad.
Sometimes I feel so happy,
but mostly you just make me mad.
Baby, you just make me mad.
Linger on, your pale blue eyes.
Linger on, your pale blue eyes."
Velvet Underground - "Pale blue eyes" -

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