Visualizzazione post con etichetta esercito. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta esercito. Mostra tutti i post

sabato 23 gennaio 2016

Aloha - Sotto il cielo delle Hawaii

Regia: Cameron Crowe
Origine: USA
Anno: 2015
Durata: 105'





La trama (con parole mie): Brian Gilcrest, ex militare passato al settore privato segnato da un incidente che quasi gli costò la vita in Afghanistan, torna in uno dei luoghi che hanno più significato per la sua vita lavorativa e personale, le Hawaii.
Incaricato all'apparenza di presenziare ad una cerimonia pubblica ed in realtà legato a doppio filo agli interessi dell'Esercito e del magnate Carson Welch, Brian si troverà travolto, più che dagli incarichi assegnatigli, dalle tempeste del cuore: alle Hawaii, infatti, vive la sua vecchia fiamma Tracy, sposata da anni con un pilota, madre di famiglia ma ancora legata a lui, mentre a fargli da "cane da guardia" gli è assegnato il Capitano Allison Ng, che fin dai primi istanti pare scuoterlo nel profondo.
Le due donne, con i differenti vissuti ed approcci, finiranno per segnare definitivamente la vita e la carriera di Gilcrest.










Cameron Crowe mi è sempre stato simpatico: un tipo giusto, rock ma non eccessivo, di quelli che ti danno sempre l'impressione, attraverso le storie che raccontano, di essere pane e salame, e vicini alla tua realtà, non ancorati al dorato mondo di Hollywood ed affini.
In realtà non ho mai completato la sua filmografia, ma ad un titolo come Almost famous vorrò sempre bene, dunque mi sentirò in ogni modo in debito rispetto ad un regista che, forse, non ha mai espresso al massimo il potenziale che avrebbe potuto esprimere: alla vigilia della visione di Aloha il pensiero era che, forse, quel momento potesse essere arrivato.
Una commedia romantica e dolceamara, il setting delle Hawaii - che adoro, e che ha fatto da cornice anche a cose buone come Paradiso amaro -, un gruppo di attori molto interessante - Bradley Cooper, la sempre più benvista in casa Ford Rachel McAdams, Emma Stone ed il sempre mitico Bill Murray su tutti - parevano mettere sul tavolo tutte le carte giuste per trasformare questo lavoro nel miglior lavoro di Crowe.
Peccato che, a conti fatti, non sia stato assolutamente così: intendiamoci, Aloha è godibile, scorre veloce, regala un paio di momenti divertenti, i siparietti tra Cooper e la Stone ricordano molto la commedia slapstick anni cinquanta, le immagini delle Hawaii sono sempre splendide, eppure il film risulta essere una delle occasioni mancate più clamorose degli ultimi mesi, privo di carattere e di una direzione precisa, incapace di emozionare neppure nei momenti in cui ci sarebbe da correre dritti al fazzoletto.
La mescolanza di romanticismo, commedia spionistica - clamorosamente sprecato, almeno per quanto riguarda il sottoscritto, Bill Murray - e dichiarazione d'amore alla Natura ed ai Riti di uno degli arcipelaghi più affascinanti del mondo non riesce a trovare una propria identità ed una strada attraverso la quale guidare lo spettatore, finendo per rendere il compito più difficile sia ai protagonisti che alla vicenda stessa: la storia di Brian Gilcrest, decisamente telefonata a livello sentimentale nella sua evoluzione, spinge quasi a prendere in forte antipatia il main charachter, e pare essere stata scritta principalmente per far leva sull'emotività della fetta di pubblico più sensibile, sfruttando anche espedienti - come quello della figlia dell'ex grande amore Tracy - che sinceramente potevano anche essere risparmiati all'audience.
A tutto questo si aggiunga una Emma Stone che, per quanto carina e pronta a stare al gioco, è risultata al sottoscritto tremendamente forzata, un pò come quelle fighe di legno che fingono di essere alla mano e simpatiche e si rivelano essere un palo in culo come la peggiore delle principessine buone giusto per lo shopping nel quadrilatero della moda, e la frittata di Crowe ha finito per essere più che fatta.
Un vero peccato, considerati il regista, il cast e le potenzialità, così come il fatto che il film scorre e non si fa affatto voler male: ma con tutta la simpatia che si può provare per autore e prodotto, appare quasi impossibile non notare il caos e la pochezza del lavoro finito, che, seppur in misura meno catastrofica, sta al buon Cameron quanto quella schifezza di Accidental love è stata a David O. Russell.
Presa coscienza di questo, restano le note positive rappresentate dal marito di poche parole di Tracy - forse il personaggio più interessante dell'intera pellicola - e dalla già citata cornice delle splendide isole, che alimentano i sogni del sottoscritto di trasferirsi, un bel giorno, in posti come questi: mare, coolness, un fare easy diffuso, una Natura che mozza il fiato.
Portassero poi in dono anche film che evitino di deludere, sarebbe davvero perfetto.




MrFord




"Yesterday she went to see
the Polynesian band
but she came home with her hair all wet
and her clothes all filled with sand
I didn't have to come to Maui
to be treated like a jerk
how do you think I feel
when I see the bellboys smirk?
and I can hear the ukuleles playing
down by the sea
she's gone with the hula hula boys
she don't care about me."
Warren Zevon - "The Hula Hula Boys" - 






mercoledì 4 dicembre 2013

Captain Phillips - Attacco in mare aperto

Regia: Paul Greengrass
Origine: USA
Anno: 2013
Durata: 134'




La trama (con parole mie): il capitano Richard Phillips, al comando di una nave cargo statunitense, ha il compito di portare scorte di cibo fino a Mumbasa attraversando una parte di acque internazionali infestato dai pirati somali. Attaccato da uno sparuto gruppo degli stessi, Phillips riesce in un primo momento a coordinare i suoi uomini e le difese della nave allontanando la minaccia, dunque, una volta apertasi una falla e subito l'arrembaggio, si ritrova dapprima a lavorare per prendere tempo in attesa dei soccorsi, dunque ostaggio degli uomini che, fallito il tentativo di ottenere un riscatto per la sua nave, decidono di portarlo con loro facendo rotta verso la costa somala sperando che la compagnia possa pagare comunque.
Quando l'esercito ed i Seals entreranno in gioco e le negoziazioni si faranno più difficili, per Phillips inizierà un vero e proprio calvario.





Nonostante i miei ormai noti livelli di tamarraggine, nutro sempre un consistente scetticismo per le produzioni all'ammmeregana nel senso negativo del termine: lo sa bene perfino un mostro sacro come Steven Spielberg, bottigliato di recente in occasione dei suoi War horse e Lincoln, gioiellini di tecnica ma soporiferi mattonazzi di retorica a stelle e strisce.
Proprio uno dei suoi pupilli, Tom Hanks, già di suo tra gli attori più detestati dal sottoscritto - se si escludono le performance in Big, Forrest Gump, Philadelphia e Cast away -, è protagonista dell'ultimo lavoro di Paul Greengrass, che ai tempi apprezzai per il suo operato su Bourne e che come di consueto approccia il genere action/thriller con mestiere e perizia, di Captain Phillips - Attacco in mare aperto, che nonostante qualche parere autorevole positivo - vedi Poison - si è rivelato una sorta di martellata dritta nelle parti basse senza carattere chiusa da alcuni picchi di made in USA da brivido, e certo non in senso positivo.
Del resto era difficile poter sperare di imbastire una pellicola ad alta tensione partendo da una storia realmente accaduta - e quando mai, in questo caso, una grande produzione che si affida ad un protagonista che è il volto del buono e per famiglie si cimenta con un finale negativo, almeno per quanto riguarda lo stesso buono? - a meno di non essere Michael Mann o la Bigelow del magnifico Zero dark thirty: il risultato, dunque, produce una sensazione di attesa per l'ovvia conclusione che accompagna durante l'intera visione e che aumenta con il passare dei minuti, specialmente nel momento in cui ad una prima parte più serrata ed insolita - quella ambientata sulla nave sequestrata - si passa ad una seconda incentrata sul tentativo dell'esercito di riportare a casa il Capitano Phillips, divenuto ostaggio dei pirati.
Proprio il leader di questi ultimi, lo scheletrico e minaccioso Muse interpretato da Barkhad Abdi, rappresenta l'unica nota interessante di un titolo prevedibile quanto privo di qualsiasi picco di mordente o interesse effettivo grazie alla sua crescente ossessione per gli States ed il destino da prigioniero che lo attende in un luogo tra i peggiori del sistema correzionale USA - parlo del terribile penitenziario di Terre Haute - accettato praticamente come una passeggiata rispetto alla sua vita al largo delle coste somale.
Un titolo, comunque, nel complesso, decisamente troppo poco coraggioso per avvincere e convincere, stranamente ben accolto dalla critica, che non aggiunge nulla al genere e non trova un'identità precisa, che si tratti del blockbuster di grana grossa o della pellicola d'autore nello stile del già citato Michael Mann: non un action e non un thriller, non un film d'avventura ma neppure una pellicola di denuncia, un troppo poco di tutto che equivale ad un mezzo niente.
Più che da arrembare, a conti fatti, una barca che affonda.
E nonostante la mia spiccata anima action, non ci tengo davvero a fare la fine dell'orchestra del Titanic.



MrFord



"Huh, please don't you rock my boat
'cause I don't want my boat to be rockin' anyhow
please don't you rock my boat, no
'cause I don't want my boat to be rockin'."

Bob Marley - "Don't rock the boat" - 





Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...