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lunedì 15 aprile 2019

White Russian's Bulletin



Agli archivi la trasferta newyorkese che, per la gioia del Cannibale, quest'anno risparmia agli avventori del Saloon il resoconto di Wrestlemania 35 - spettacolo pazzesco dal vivo un evento del genere vissuto sulla pelle negli States -, torna il Bulletin con il resoconto delle visioni che hanno accompagnato i viaggi di andata e ritorno dalla Grande Mela e quella che ci ha suggerito di salutarla dall'Italia.


MrFord


LA FAVORITA (Yorgos Lanthimos, Irlanda/UK/USA, 2018, 119')

La favorita Poster


Una delle pellicole più chiacchierate ed incensate dell'ultima Notte degli Oscar ha dovuto aspettare il volo di andata per New York per passare anche dalle parti del vecchio cowboy: avevo lasciato Lanthimos anni fa, con il geniale ma profondamente irritante Dogtooth, e lo ritrovo in una veste stilistica quasi kubrickiana - e per uno come me che adora il Maestro dei Maestri è un grande complimento - raccontare la Guerra come concetto andando ad incastrare in una storia in cui una Guerra fa da cornice la guerra tra due donne più una, o quantomeno per le attenzioni e la posizione che quell'una può garantire.
Strepitose le tre protagoniste, una linea sottile che passa tra la commedia nerissima ed il dramma leggero, la lotta selvaggia ed il soft porno: è preferibile un'amara verità o una piacevole menzogna? Questa è la domanda più difficile alla quale si può tentare di rispondere nel corso della visione rispetto all'amore. 
Perchè rispetto alla guerra, la risposta è una e praticamente certa: si perde sempre, e si perde tutti.




IL RAPPORTO PELICAN (ALAN J. PAKULA, USA, 1993, 141')

Il rapporto Pelican Poster


Di ritorno da New York, con una selezione di titoli decisamente più rosicata - Delta batte nettamente Alitalia sotto tutti i punti di vista -, ho ripiegato prima di dormire non troppo bene per la maggior parte del viaggio su un Classico degli anni novanta che ancora mi mancava, un legal thriller in cui il Denzellone di noi tutti unisce le forze con una Julia Roberts allora agli inizi della sua carriera senza neppure regalare l'emozione della consueta notte di passione tipica dei film del periodo.
La struttura è abbastanza classica, la cornice decisamente nineties ad oggi forse un pò ingenua e datata, la risoluzione forse un pò frettolosa rispetto a quanto potrebbe essere nel romanzo firmato da Grisham - che, però, non ho letto, dunque si rimane nel campo delle teorie -: il risultato, ad ogni modo, è un prodotto solido girato da un vecchio leone - del resto Pakula ci ha regalato quel gioiello di Tutti gli uomini del Presidente -, di quelli che, quando si incontrano in tv, una visione finiscono per assicurarsela sempre.




BOY ERASED - VITE CANCELLATE (Joel Edgerton, Australia/USA, 2018, 115')

Boy Erased - Vite cancellate Poster

Accolto con un certo scetticismo ed una sana dose di jetlag la sera successiva al rientro in Italia, il lavoro di Joel Edgerton come regista e attore legato ad una storia vera e alla riprogrammazione sessuale - raramente ho considerato talmente assurda un'idea quanto questa - è stato una vera e propria sorpresa: non è perfetto, la Kidman e Crowe sono un pò troppo imbrigliati in trucco e parrucco, la risoluzione piuttosto facile e in parte furbetta, eppure sono stato molto toccato come da tutte le pellicole che trattano, in un modo o nell'altro, il tema della paternità.
Ammetto, infatti, che il confronto tra il giovane Lucas Hedges ed il già citato Crowe nella parte finale alla ricerca di un modo per recuperare un rapporto che pare quasi definitivamente compromesso è valso tutta la visione, è riuscito ad emozionarmi e a pensare a quanto profondo è e resta il legame con i propri figli, che siano come li hai sognati, come vorresti o, come più probabile, simili a loro stessi e magari assolutamente diversi da te.




I GUERRIERI DELLA NOTTE (Walter Hill, USA, 1979, 92')

I guerrieri della notte Poster

Ne avevo già parlato, qui al Saloon, qualche anno fa, ma non ho resistito: anche perchè rivedere questo supercult totale firmato da Walter Hill ad un paio di giorni dal ritorno da New York, mappa della metro alla mano e ricordi freschi delle camminate tra Manhattan, Brooklyn e Coney Island è stato come assaporarlo una volta ancora dal principio.
Una lezione quasi senza pari di ritmo, tensione, gestione dei personaggi, irriverenza - per i tempi fu davvero "oltre", tanto da avere il bollino di vietato ai minori -, un mix tra il passato di Arancia meccanica ed il futuro di Tarantino: e la New York della strada e della metro, vissuta con il fiato corto e sempre in corsa, ha tutto il fascino che le luci della Manhattan bene, per quanto ipnotiche, possono solo immaginare di avere.
E' lo stomaco di una delle città più grandi, sognate, filmate e vissute al mondo, nonchè di un Cinema che, nonostante quarant'anni sulle spalle, è ancora pronto a dare lezione al futuro, e ad apparire sempre pronto a battersi: questi Guerrieri non mollano mai.
Neanche quando, finalmente, giungono all'alba della loro Coney.


lunedì 27 novembre 2017

Nemesi (Walter Hill, Francia/Canada/USA, 2016, 95')





Se si potesse legittimare una petizione a favore dell'old school, sarei senza dubbio il primo firmatario.
Le lezioni che giungono dal passato - soprattutto se con due palle considerevoli - non andrebbero mai dimenticate nel momento in cui si decide di costruire il futuro, a prescindere dal fatto che non si saprà mai, quando lo stesso diverrà passato, se sarà stato abbastanza forte da fare la differenza.
Walter Hill è da sempre uno dei registi più importanti per quanto riguarda il Cinema americano del sottoscritto: I guerrieri della notte, I guerrieri della palude silenziosa, Danko sono solo alcuni dei cult che questo spigoloso Maestro ha regalato agli appassionati ai tempi della sua consacrazione, prima che la stessa spigolosità e l'essere parte di un'epoca in cui non si facevano sconti finissero per relegarlo in un angolo del mondo dorato della settima arte.
L'ultima volta che il vecchio Walt aveva dato sue notizie la ricordo piuttosto bene, grazie a quel Jimmy Bobo che vedeva tra i protagonisti Stallone e l'allora non così conosciuto Jason Momoa, una tamarrata vecchio stile che non sfigurava affatto - anzi - rispetto ai tentativi maldestri dei registi attuali di lanciarsi in esperimenti dello stesso tipo, che mi fece gridare il bentornato ad un vecchio leone del Cinema a stelle e strisce: questo Nemesi - terribile adattamento italiano dell'originale The Assignement - non raggiunge, purtroppo, il livello del lavoro precedente del regista, ma senza ombra di dubbio conserva alcuni dei tratti distintivi di un Autore che non ha mai fatto sconti a nessuno e che ancora oggi paga per il carattere che l'ha sempre contraddistinto.
Il plot di Nemesi, del resto, sarebbe stato più che bene sia negli anni ottanta che - oso - nei novanta, regala buoni twist e quasi strizza l'occhio all'ondata di tentativi pseudo pulp - ovviamente di caratura minore - nati all'inizio degli Anni Zero - da Sin City a 300, sono molti gli esempi in questo senso -, un finale decisamente interessante ed un'idea di base fuori dagli schemi del genere: peccato, di contro, che un limitato budget ed un approccio forse troppo artigianale finiscano per minare un prodotto implausibile e sopra le righe ma potenzialmente molto divertente, finendo per giungere ad una via di mezzo che con ogni probabilità schiferà l'audience radical lontana da un certo tipo di pellicole e lascerà perplessi i fan della prima ora, abituati al meglio che questo grande regista ha regalato in passato.
Non una produzione, comunque, da sottovalutare, ma da seguire con attenzione non tenendo troppo conto della trasformazione decisamente imbarazzante della protagonista Michelle Rodriguez - che pare più mascolina in veste femminile che truccata decisamente male da uomo nella prima parte - quanto più del racconto a posteriori della "nemesi" Sigourney Weaver, pronto a regalare spunti di riflessione sia in termini di intrattenimento che etici, senza contare il suo strano rapporto con l'antagonista, personaggio comunque negativo e costruito sulle ombre almeno quanto il suo.
Un duello, dunque, tra villains - pentiti o no che siano - inedito in termini di trama e svolgimento, non perfetto nella messa in scena o nello stile ma ugualmente efficace, segno che, seppur invecchiato e limitato da fattori più legati a scrittura e produzione che non regia, Hill abbia comunque ancora qualcosa da dire, un dettaglio assolutamente non trascurabile che alcuni registi che potrebbero essere suoi figli o nipoti possono anche tranquillamente scordarsi di immaginare.
Potrà senza dubbio considerarsi ben lontano dall'essere in prima linea, ma Walter Hill conferma, almeno idealmente, di essere ancora ed indiscutibilmente un "guerriero".




MrFord



 

giovedì 19 ottobre 2017

Thursday's child



Per la puntata di questa settimana della rubrica delle uscite gestita come di consueto dal sottoscritto e dal suo eterno rivale Cannibal Kid, in occasione dell'arrivo in sala di uno degli horror più attesi dell'anno abbiamo chiesto aiuto ad una delle bloggers più cazzute e sul pezzo della rete, la mitica Lucia Patrizi, che gestisce da anni e alla grande un blog che ho sempre adorato e che per competenza e cura merita di stare senza dubbio tra i migliori dedicati alla settima arte.
Cosa sarà successo con l'aggiunta di Lucia all'equazione instabile Ford+Cannibal?



"Mi sono allenata con Lucia, e ora posso battere questo sfigato e Cannibal Kid a braccio di ferro senza neppure fare fatica!"



It

"E' qui che si sono riuniti quei tre bloggers terrificanti. Meglio girare al largo."

Lucia: Il film pronto a rovinare l’infanzia a tutti quelli che non hanno letto il libro e sono ancora convinti che si tratti di un remake, povere anime candide. Pensano persino che la miniserie dei primi anni ‘90 non sia la cosa ignobile che è. Mi fanno un po’ di tenerezza. Non è che il Cannibale è tra loro?
Lo si aspetta con ansia, soprattutto grazie alla lungimirante distribuzione italiana che ci ha fatto aspettare quel mese in più rispetto al resto del mondo. C’è chi, per vederlo, è addirittura scappato all’estero. Noi stoici che non abbiamo ceduto alla tentazione dello streaming, siamo pronti ad affollare le sale e ad assistere alla prima e unica trasposizione cinematografica del romanzo più popolare del Re.
Cannibal Kid: Lucia su di me dice cose non vere! Io non ho mai letto il libro e la nobilissima miniserie del 1990 mi ha traumatizzato parecchio...
Oddio, a ben vedere, mi sa che dice cose abbastanza veritiere sul mio conto. Come fa a saperle?
Questa cosa mi inquieta quasi quanto Pennywise, che nel remake del 2017 (ok, lo so che non è un remake, anche se pure su questo ci sarebbe da discutere) ha il volto del giovane Bill Skarsgård, pronto per agitare di nuovo i miei incubi a decenni di distanza come la nuova stagione di Twin Peaks non è riuscita a fare. E come invece Ford riesce sempre a fare.
Ford: ho amato molto alcuni romanzi di King, come Cujo o La lunga marcia, ma non sono un suo fan accanito. Inoltre, non ho mai letto It, e sono tra quelli che ricordano la mini dei primi anni novanta come un pezzo d'infanzia, e che oggi pensano che Skarsgard non potrà mai essere un Pennywise grandioso come quello di Tim Curry. Poi, spero di essere smentito, ma sinceramente tutta l'attesa, la pubblicità e le aspettative mi fanno pensare più ad una potenziale delusione, che non ad un nuovo cult della paura.
Onestamente, mi fa molta più paura questa versione della rubrica delle uscite, che unisce per la prima volta tre menti malate come le nostre.

La battaglia dei sessi

"Un dollaro: più o meno quello che valgono i pareri cinematografici del Cannibale."

Lucia: Potrebbe non essere affatto male, peccato solo che sia destinato a essere schiacciato dal rullo compressore IT e che quindi lo vedranno in pochi. Non mi pronuncio più di tanto: la storia è intrigante quanto basta, il cast è interessante e non proprio consueto. Se riesco, ci faccio un salto.
Cannibal Kid: Eddai, e facciamo 'sta battaglia dei sessi. Io e Ford per una volta uniti conto un nemico comune: la femmina Lucia.
Allora, come possiamo attaccarla?
Potremmo dire che in un doppio a tennis la stracciamo senza problemi, qualunque partner scelga. Solo che io non ricordo di aver mai giocato a tennis in vita mia e sono negato persino a ping pong. Quindi se anche Ford in realtà fosse Federer, perderemmo comunque.
Potremmo allora dire che non sa niente di cinema. Solo che, almeno tra i qui presenti, è quella che ne capisce di più. E pure nettamente.
Ok. Dichiaro questa battaglia dei sessi ufficialmente vinta da Lucia.
Ford: io non sono mai stato per la battaglia tra i sessi. Avevo capito fin dai tempi dell'asilo che una situazione del genere avrebbe drasticamente ridotto le possibilità di rimorchiare, dunque ben venga l'amore per tutti. Ovviamente non tra noi qui pronti a darci battaglia rispetto alle uscite che ci attendono in sala, e che per questa settimana spero non facciano discutere soltanto me e Cannibal, ma anche la nostra illustre ospite Lucia.

Brutti e cattivi

"Ma mi vuoi spiegare perchè diavolo andiamo in giro conciati come Ford!?"

Lucia: Posto che bisognerebbe porre una moratoria sull’uso del dialetto romano al cinema per almeno un paio di decenni e che la periferia della capitale è una di quelle cose che, a forza di vederle sempre su grande schermo, ha francamente sfracellato i coglioni, potrebbe addirittura essere una sorpresa. Non per altro: l’idea di usare dei freaks come protagonisti, se ben condotta, può anche portare a un discorso non banale sull’estetica del corpo. Ma forse sarà la solita commedia wannabe moderna con le solite battute in romanesco da cassare senza troppi problemi.
Cannibal Kid: Eddaje, Lucia. Solo perché te sei romana de Roma pensi di poterti arrogare il diritto di scegliere chi, come e quando si può usare il dialetto romano, al cinema o anche solo su un blog di cinema?
Li mortacci tua!
A me il romanesco me piace, e me fa sempre ride. Quindi questa commedia wannabe moderna più brutta e cattiva de Forde la tifo quanto er Pupone.

Ford: ho sempre adorato Roma, e quando mi capita ci torno sempre volentieri. Credo invece adorerò un po' meno questo film, che mi pare la classica burinata finta alternativa di quelle che noi wannabe ammaregani cerchiamo di realizzare ormai sempre più di frequente.
Senza contare che un film con freaks protagonisti senza i tre bloggers qui presenti mi pare davvero inconcepibile.

Nemesi

"In camicia di forza perchè ho ammesso che il blog di Lucia è nettamente migliore degli altri due? I pazzi siete voi!"

Lucia: Tenete lontano il Cannibale da questo film. Doveva essere distribuito a luglio, poi sembrava caduto nel limbo, e invece eccolo qui, anche lui pronto a passare del tutto inosservato in una settimana in cui la faranno da padroni i clown assassini.
Invece io consiglio vivamente a Mr. Ford di precipitarsi in sala, perché è Walter Hill al suo meglio. Il titolo italiano fa cagare come sempre, ma non commettete l’errore di liquidare Nemesi con un’alzata di spalle. Cannibal Kid non lo capisce, e questo già dovrebbe essere un motivo valido per correre in sala.
Cannibal Kid: Lucia sul suo illustre blog Il giorno degli zombi (che sono i rivali storici numero 1 dei cannibali dopo i Ford) spesso e volentieri supporta i B-movie. E fa B-ene. Peccato che qui ci troviamo di fronze a un probabile Z-movie, che fin dal trailer sembra una di quelle produzioni amatoriali italiane girate con il cellulare di Ford. Quindi il Nokia 3310 che manco faceva le foto.
Devo però dire una cosa che shockerà Lucia: I guerrieri della notte è uno dei miei film preferiti in assoluto. Peccato sia uscito lo stesso anno di nascita di Ford, quindi tanto, tantissimo tempo fa, e dubito che da allora a oggi Walter Hill sia ancora rimasto al suo meglio.
P.S. Il titolo italiano fa cagare, ma anche l'originale – The Assignment – non è che sia tutta 'sta figata ahahah
Ford: ho sempre amato Walter Hill, uno di quei registi con le palle d'acciaio che negli anni settanta e ottanta hanno rivoluzionato l'action e non solo, autore tra l'altro di supercult come I guerrieri della notte e I guerrieri della palude silenziosa, e trovo sia un vecchio leone da non sottovalutare.
Certo, l'accoglienza della critica è ben lontana dall'essere delle migliori, ma solo per lui potrei concedere il beneficio del dubbio e recuperarlo.
In caso non dovesse andare bene, potrò per una volta dare la colpa a Lucia invece che al Cannibale.

Monster Family e Vita da giungla alla riscossa

Lucia, il Cucciolo Eroico, Ford e Sophia Boutella in una foto ricordo.

Lucia: Per entrambi i film: non so che dire: non mi interessano, non me ne frega niente e, se non fosse stato per questa gradita ospitata su Pensieri Cannibali e su White Russian, non credo che sarei mai venuta a conoscenza della loro esistenza.
Cannibal Kid: Almeno su queste pellicole animate io e Lucia dei Promessi sposi siamo d'accordo. A noi adulti non interessano per niente. A te Ford invece sì. E non perché sei padre, ma perché sei te che obblighi a vederli i tuoi poveri figlioli – che Dio abbia pietà delle loro anime –.
Ford: film d'animazione che non rientrano tra i miei interessi, nonostante Vita da giungla piaccia al Fordino - in fondo, basta siano presenti animali, e lui è felice - e dunque potrebbe scattare un recupero giusto per la quiete che il "momento cartone" concede a noi "adulti" del Saloon. Ma finirà comunque lì.


Una donna fantastica

L'arrivo di Lucia in questa rubrica.

Lucia: Arriverà al massimo in dieci sale in tutta Italia, ed è triste perché il regista è un nome di un certo peso, il film è fresco della vittoria a Berlino per la miglior sceneggiatura e il tema è anche troppo forte per l’Italietta puritana e pruriginosa.
Scommetto tutti i soldi che non ho che questo sarà il film prediletto dal Cannibale per la settimana corrente.
Cannibal Kid: Una donna fantastica, nonostante le frecciatine che mi tira manco fosse Katniss Everdeen, ce l'abbiamo ospite oggi ed è la qui presente Lucy in the Sky with Ford. Fantastica è anche la parcella che ha richiesto per quest'ospitata. Belén Rodriguez per una serata in discoteca prende meno, ve lo assicuro. Massì, ma chissenefrega? Tanto paga Ford, che quello è pieno di soldi.
Riguardo al film e al suo regista, il cileno Sebastián Lelio, ammetto di non sapere molto. Che Lucia in realtà sia più radical-chic di me, o è solo più abile su Wikipedia?
Dopo aver visto il notevole trailer, devo comunque ammettere che pure questa volta la blogger degli zombi potrebbe aver ragione e questa potrebbe rivelarsi la mia pellicola della settimana. Con buona pace dei clown. Sia Pennywise che James Ford.
Ford: ho già visto diverse volte il trailer di questo film premiato a Berlino, pensando che si trattasse dell'ennesima radicalchiccata da Festival in grado di esaltare Peppa Kid e lasciare piuttosto perplesso il sottoscritto. Non so che effetto possa avere su Nostra Signora degli Zombie Lucia, ma spero tanto che i suoi non-morti possano banchettare con i resti del Cannibale e di qualsiasi autore pretenzioso che passi dalle nostre parti.

Ritorno in Borgogna

"Noi radical siamo qui con il calicino, mentre laggiù Ford e Lucia si stanno scassando un White Russian dietro l'altro: non vorremo mica ridurci come quel pusillanime del Cannibale che al primo bicchiere è sbronzo!?"

Lucia: Drammone familiare in salsa francese in mezzo al vino. No, grazie. Il regista è quello de L’Appartamento Spagnolo, film che non ho mai amato e la trama mi fa venire voglia di ubriacarmi. Semplicemente, non è roba per me. Anche se l’idea di ubriacarmi non mi dispiace.
Cannibal Kid: Il nuovo di Cédric Klapisch, l'autore della splendida trilogia de L'appartamento spagnolo, un cult sia per l'Erasmus generation che per chi, come me, l'Erasmus non l'ha mai fatto. Si preannuncia come una visione ad alto tasso di emozioni, di risate e, considerata l'ambientazione, pure ad alta gradazione alcolica. Questo weekend quindi io ritorno in Borgogna a degustare vini e film che solo noi spettatori chic sappiamo apprezzare in pieno. Lucia invece può tornare al bar insieme a Ford a bere cocktail per bambini come il White Russian.
Ford: ammetto, e mi perdonerà Lucia, di volere un sacco di bene a L'appartamento spagnolo, un po' perchè ambientato a Barcellona - la mia città preferita al mondo -, un po' per Cecile DeFrance, un pò per quell'atmosfera di scanzonatezza che si prova quando si hanno vent'anni. A dire il vero la provo ancora oggi la maggior parte del tempo, ma devo ammettere che questo film mi attira decisamente meno di una bella sbronza.
Eventualmente io e Lucia ci daremo ai cocktail da adulti navigati mentre il finto teenager Cannibal potrà perdersi nel suo ritorno alla vodka alla menta.

Veleni

"Per leggere le stronzate di questi bloggers mi ci vorrebbe ben più di una sigaretta!"

Lucia: Ed ecco il pacco italiano della settimana. Ogni volta ce n’è uno e ha sempre il potere di mettere d’accordo tutti nel NON andarlo a vedere neanche sotto tortura.
Cannibal Kid: Ah, il caro antico sapore del film pacco italiano della settimana. Non c'è niente di più rassicurante e di più unificatore. È capace di mettere d'accordo persino tre blogger così differenti (ma forse in fin dei conti nemmeno troppo), come noi tre.
Ford: il bello di questi film inutili è che riescono sempre a mettere d'accordo perfino me e Cannibal rispetto all'evitarli come la peste. Questa volta siamo in tre, e mi sa che in questo caso siamo anche felici di prenderci una seconda sbronza all together per dimenticarcene.

domenica 17 aprile 2016

Getaway

Regia: Sam Peckinpah
Origine: USA
Anno: 1972
Durata: 122'







La trama (con parole mie): Doc McCoy, specialista in rapine in banca, riesce ad ottenere la libertà di parola dopo quattro anni di carcere grazie all'intercessione della moglie Carol, pronta a trattare per con il bieco funzionario Beynon, che intende dare il nulla osta per la scarcerazione di Doc solo in cambio del suo aiuto in un colpo da mezzo milione di dollari in una piccola banca del Texas.
Organizzata la rapina e selezionati gli uomini, però, McCoy e la sua dolce metà si troveranno a far fronte ad una serie di guai imprevisti: i due compagni d'impresa di Doc, infatti, si rivelano il primo troppo instabile ed il secondo pronto a fargli la pelle e lanciarsi in un inseguimento dei soldi una volta rimasto a sua volta ferito da McCoy.
A questo punto, per l'ex galeotto braccato dalle forze dell'ordine non resterà che il faccia a faccia con Beynon, il confronto con sua moglie ed i segreti che ha celato ed una fuga rocambolesca attraverso il Texas verso il Messico, per giungere oltre frontiera con i soldi nelle sue mani.










Basterebbero quattro nomi, per chiudere la recensione di un film come Getaway ed andarsene a sbronzarsi per poi cercare una rissa o una donna e chiudere in bellezza la serata: Sam Peckinpah, Walter Hill, Jim Thompson, Steve McQueen.
Quattro moschettieri che da soli varrebbero - e valgono - un cult, senza se e senza ma.
Rivedere Getaway dopo almeno una decina d'anni è stato come concedersi una "notte da leoni" con un gruppo affiatato di vecchi amici, riscoprire un classico dell'action e del crime - con Cani arrabbiati di Bava, potrebbe benissimo essere considerato uno dei padri del pulp tarantiniano - e goderselo dal primo all'ultimo minuto, dai tratti distintivi del Cinema stile Peckinpah - personaggi di Frontiera, montaggio serrato, una malinconia di fondo che segna i momenti migliori e peggiori di ogni protagonista - allo stile inconfondibile di Steve McQueen, senza dubbio una delle icone più importanti della settima arte in quanto a machismo, e senza che si potessero tirare in ballo muscoli o esplosioni come sarebbe accaduto nel corso degli anni ottanta.
Probabilmente, non esiste nulla, allo stato attuale, Cinema di genere oppure no, che possa trasmettere gli stessi brividi di prodotti come Getaway, quasi si parlasse di una scheggia impazzita e fuori dal tempo: il lavoro di mostri sacri come quelli citati in apertura di post resterà probabilmente esempio per le future generazioni di cinefili ed addetti ai lavori non si sa neppure per quanto tempo, e continuerà a costituire un guilty pleasure assoluto per chi, come il sottoscritto, si è formato almeno in parte con prodotti di questo genere, fatti di alta tensione, inseguimenti, una filosofia ed un approccio che, di fatto, nel corso degli anni settanta portarono l'epica del West nel mondo del crime moderno.
D'altro canto, ho dovuto ragionare anche con il cervello - che, di tanto in tanto, mi diverto ad usare - e non solo con il cuore abbassando di almeno un mezzo bicchiere il voto di questo cultissimo, che con il passare degli anni ha oggettivamente perso qualche colpo rispetto ad altri suoi contemporanei - mi viene subito in mente Punto Zero - e che, a fronte di un pubblico più giovane ed attuale così come a certi personaggi radical o pseudo tali potrebbe apparire datato e fuori tempo massimo, in barba alla maestria di narrazione e messa in scena.
La realtà dei fatti, però, è che nonostante la società sia cambiata e, di fatto, alcuni passaggi di Getaway possano suonare quasi naif, la pellicola di Peckinpah è un gioiellino in termini di definizione dei personaggi, una sorta di scuola per quella che sarà la grande action autoriale degli anni ottanta e novanta, culminata con Michael Mann negli States e Johnnie To e John Woo in Oriente.
Dall'ironia all'efferatezza, nulla viene scontato agli spettatori, compresi gli schiaffi rifilati da McQueen alla moglie e la minaccia al ragazzino in treno, segno della definizione di un antieroe spigoloso eppure profondamente umano come Doc McCoy, con ogni probabilità uno dei charachters più importanti portati sullo schermo dal leggendario Steve: affrontare Getaway - a prescindere da quante volte lo si è visto e vissuto - è come salire a bordo di un ottovolante che, pur con i suoi anni di servizio sulle spalle, è in grado di regalare almeno un paio di evoluzioni che le montagne russe più moderne ed accessoriate possono solo sognarsi.
Cose vere e ben definite, come un colpo di frusta o la sensazione di straniamento dovuta ai troppi e violenti sballottamenti: ma è giusto così.
L'old school non è certo famosa per andarci tenera.




MrFord




"I know I have to go
got no doubt
should I stay or should I go
gotta get away
don't want to stay
leavin' tomorrow by subway."
Kiss - "Getaway" - 





sabato 10 maggio 2014

Johnny il bello

Regia: Walter Hill
Origine: USA
Anno: 1989
Durata: 94'




La trama (con parole mie): Johnny il bello è un piccolo gangster di New Orleans dal viso completamente deformato, amico d'infanzia del proprietario di un grosso locale vessato dai debiti, Mikey. Organizzata una rapina e traditi dalla coppia formata dal senza scrupoli Rafe e dall'aggressiva Sunny, i due vecchi compagni finiscono male: Mikey all'obitorio, Johnny in carcere.
Proprio dietro le sbarre lo sfortunato criminale viene inserito in uno speciale programma scientifico che prevede una completa riabilitazione attraverso una serie di operazioni chirurgiche volte a rendere il suo viso completamente normale: aiutato da una suora e dal responsabile degli esperimenti, Johnny riacquista dopo cinque anni non solo la libertà, ma anche un aspetto che non ha mai avuto.
Trovato lavoro ai cantieri navali ed iniziata una relazione con una giovane impiegata, l'uomo non riuscirà comunque a liberarsi dei suoi fantasmi, e rintracciati gli ex soci traditori, ordirà vendetta contro di loro.








Fin dai tempi della mitica videoteca gestita dall'altrettanto mitico Paolo e della prima visione de I guerrieri della notte, Walter Hill è sempre stato uno dei protetti di casa Ford, simbolo di un Cinema action dalle palle d'acciaio che furoreggiò nei mitici eighties regalando perle come il supercult appena citato, I guerrieri della palude silenziosa e Danko, tanto per citarne tre che potrei recitare a memoria.
All'appello delle visioni del sottoscritto mancava però Johnny il bello, film minore di questo solidissimo regista che ai tempi ebbe più successo in Italia che in USA - trainato, probabilmente, dalle imprese del poliziotto moscovita interpretato da Schwarzenegger risalenti all'anno precedente - recuperato quasi per caso ed impreziosito da un cast decisamente all star per i tempi e non solo: accanto a Mickey Rourke, infatti, ed ai lanciati - per l'epoca - Lance Henricksen ed Ellen Burstyn, troviamo volti che solo in seguito diverranno ben più che noti come Forest Whitaker e Morgan Freeman, al centro di una vicenda che mescola hard boiled, noir, ballad strappalacrime da sbronza, un'ambientazione southern perfetta ed un gusto per il melò simile a quello che nello stesso periodo rese grandi le epopee del Cinema asiatico di genere, su tutti quello firmato da John Woo.
Visione alle spalle, posso affermare senza troppi patemi di essermi mangiato le mani per non aver goduto prima di uno dei lavori più emozionanti ed intensi del vecchio Hill, il ritratto di un loser con i controfiocchi in grado di unire al gusto crepuscolare dell'antieroe solitario gli elementi base del western dei cani sciolti, dei figli di puttana senza scrupoli e di amori troppo grandi per poter essere davvero coronati: Johnny il bello è un'anticamera crime di The wrestler, Tom Waits che incontra Shane, la vendetta ed il sangue che una vita passata per le strade chiedono anche a scapito della possibilità di vivere il sogno di potersene di fatto affrancare, il riscatto di un uomo cresciuto ai margini del mondo che, una volta avuta la sua possibilità, decide di regolare i conti prima ancora di vivere la vita che ha sempre sognato.
Johnny, un Elephant man dei bassifondi venuto su a pane e crimine, avuta la possibilità di ricominciare a vivere proprio grazie alla più grande perdita della sua esistenza, è passo dopo passo ed inesorabilmente attratto dal ritorno al lato oscuro dell'anima, lo stesso che lo ha reso prima uno zimbello e dunque un vero protagonista, quella vendetta che chiama a gran voce il sangue di chi è costato tutto al suo più caro amico, per una vicenda che non avrebbe sfigurato in una pellicola di Melville o, portando avanti le lancette del grande orologio, in una di Jonnie To - e in questo caso sarebbe nata una curiosa assonanza di nomi -: Walter Hill, con venticinque anni di anticipo, firma dunque uno dei suoi film meno conosciuti eppure più liricamente potenti, un lavoro che oggi farebbe sognare i fan di Refn, la parabola discendente di un protagonista romantico e dannato come pochi ne sono capitati qui al Saloon, ed uno dei charachters meglio calzati dall'altrettanto dannato Mickey Rourke, che ha sempre fatto della sua somiglianza ai personaggi interpretati uno dei suoi assi nella manica.
L'atmosfera ed il contorno della vicenda, inoltre - che potrà peccare di qualche ingenuità rispetto ad una sceneggiatura in alcuni punti parzialmente sbrigativa -, rendono alla grande il contesto hard boiled di quegli anni, raccogliendo il testimone di vere e proprie perle come Vivere e morire a Los Angeles o pellicole decisamente più sociali come Tuta blu, misconosciuto dramma operaio passato purtroppo quasi sotto silenzio ed ancora oggi noto meno perfino meno dello stesso Johnny il bello: di norma da Walter Hill mi aspetto sempre un certo grado di soddisfazione, eppure il risultato ottenuto da questo film è stato decisamente superiore a quanto potessi sperare.
Hill, con tutta la sua ruvida spigolosità da uomo d'acciaio dell'action, è riuscito a sorprendermi con un melodramma crime dalle tinte fosche e romantiche, una storia di vendetta, amicizia ed occasioni sprecate come ora non se ne fanno davvero più - o quasi -, regalando alla settima arte un charachter assolutamente memorabile anche come fantasma di un'epoca definitivamente tramontata - quella dei titoli dati in seconda serata e delle strade bagnate nelle riprese notturne - e volto di un'opera che difficilmente potrà ritagliarsi uno spazio maggiore di quello che ha ottenuto fino ad ora: ma in fondo è giusto così.
Quelli come Johnny il bello sono nati per i margini.
Ci sono cresciuti, ci sono vissuti, e ci sono morti.
E l'hanno fatto alla grande, meglio di quanto qualsiasi vincente potrà mai davvero sognarsi.
Ed io sarò sempre pronto a raccogliere il loro testimone, e a raccontare le gesta di chi vive oltre quel confine e sempre al massimo, pronto a tenere i propri cavalli e dare ai fantasmi le voci che meritano.
In fondo, prima o poi finiamo per diventarlo tutti.




MrFord



"I'm the detective up late
I'm the blood on the floor
the thunder and the roar
the boat that won't sink
I just won't sleep a wink
you're the same kind of bad as me."
Tom Waits - "Bad as me" -



 

sabato 20 aprile 2013

Jimmy Bobo - Bullet to the head

Regia: Walter Hill
Origine: USA
Anno: 2012
Durata:
92'




La trama (con parole mie): Jimmy Bobo, un sicario di New Orleans professionista del settore da quasi tutta la vita, risparmia una prostituta che gli ricorda la figlia trovata accanto al suo bersaglio scatenando le ire del datore di lavoro che aveva commissionato l'omicidio, un avvocato dell'alta società che nasconde traffici illeciti gestiti con il beneplacito di un signore della guerra - e non solo - di origini africane.
Quando un altro letale assassino a pagamento, Keegan, viene dunque sguinzagliato ed uccide quello che era stato il suo socio per anni, Jimmy sarà costretto, suo malgrado, ad allearsi con un detective di Washington giunto in Louisiana per condurre un'indagine proprio sulla vittima del Nostro che ha dato il via alle danze.
Riusciranno i due uomini, così diversi per etica, a coesistere, consegnare alla Giustizia - in un modo o nell'altro - i cattivi e sopravvivere ad un calderone di corruzione e morte scoperchiato anche all'interno delle forze dell'ordine?




Se a qualche scellerato era rimasto qualche dubbio, dopo due perle assolute come Expendables ed Expendables 2, a proposito del grandissimo ritorno sugli schermi che contano - ed anche su quelli più tamarri - del vecchio Sly Stallone, colonna degli action movies - e non solo - figli degli anni ottanta, Walter Hill e questa sua ultima fatica - giunta a quasi undici anni di distanza da Undisputed, senza considerare la manciata di episodi di Deadwood e la miniserie Broken trail diretti per il piccolo schermo - sono giunti apposta per spazzarne via qualsiasi eventuale residuo.
Perchè Bullet to the head - adattato qui nella Terra dei cachi come Jimmy Bobo, vai a sapere perchè - è una vera e propria tamarrata come se ne giravano ai bei tempi, tagliata con l'accetta - e non potrebbe essere altrimenti, visto il confronto finale che attende il sempre grande Stallone Italiano ed il suo rivale per l'occasione Jason Momoa, mastodontico nuovo Conan, ed ogni riferimento al suo amico e rivale al botteghino di allora Schwarzy è puramente casuale, salito agli onori delle cronache per il suo ruolo di Khal Drogo nella splendida prima stagione di Game of thrones - e divertentissima, ricca di riferimenti alla cultura di pellicole improntate sull'amicizia virile e sulle scazzottate che hanno fatto la fortuna di un'intera generazione di spettatori, ironica ed assolutamente scorrevole, thrashissima eppure funzionale e portata sullo schermo da una mano chiaramente esperta ed autoriale, almeno rispetto alla media di titoli di questo genere.
Perchè il buon Walter Hill, anagraficamente più dinosauro di Sly, non è certo equiparabile ai mestieranti normalmente prestati al Cinema di botte: abbiamo di fronte, infatti, un signore che nel corso della sua carriera è stato in grado di regalare agli appassionati cult inarrivabili come I guerrieri della notte e I guerrieri della palude silenziosa, Danko - citato con grande stile nella sequenza legata al caffè rovesciato sui pantaloni del detective -, 48 ore e Driver - L'imprendibile, un Maestro del Cinema di genere arrabbiato e tosto come pochi ne ha regalati il made in USA.
Per quanto riguarda il film, soprattutto in merito allo script, resta poco da dire: tutto funziona così come dovrebbe, non ci si fanno troppe domande - se non dove andare a recuperare una cassa del bourbon preferito di Jimmy Bobo, introvabile in qualsiasi locale - e tutto è giocato sull'equilibrio tra gli scambi di battute tra i due protagonisti e le sequenze action, dalla prima all'ultima ben gestite, tamarre il giusto e non troppo eccessive, tanto da conservare quasi un'aura di realismo - se di realismo si può parlare, in questi casi -. Unico appunto il twist finale legato al personaggio di Keegan, insolito per il ruolo di gorilla spaccaculi normalmente asservito al boss di turno, perfetto a fare da anticamera allo scontro decisivo con il nostro amico Bobo.
Interessante anche il rapporto con la figlia dell'antieroe interpretato da Sly, il suo labbro ed il suo botulino, che ricalca gli standard ma riesce a regalare un pò di spessore a charachters ovviamente ben poco approfonditi come è giusto che sia in questi casi: un modo onesto di non trasformare l'intera operazione in una serie di sequenze slegate tra loro all'interno delle quali Stallone si diverte - e si diverte, non crediate il contrario - come un matto a darle di santa ragione a chiunque si metta sulla sua strada.
In questo senso risultano ovviamente spassosi anche gli scambi con il detective Kwon, giocati tutti a partire dalla vecchia storia del "poliziotto buono e poliziotto cattivo" per finire in una sorta di potenziale curioso rapporto tra genero e suocero.
Nel complesso, dunque, un'operazione riuscita sia per Hill - bentornato! - che per Sly, che già dai titoli di coda aumenta l'hype per un ipotetico secondo capitolo: in tal caso, noi del Saloon ci saremo senza ombra di dubbio.


MrFord


"This time the bullet cold rocked you
a yellow ribbon instead of a swastika
nothin' profitable about your propaganda
fools follow rules when the set commands you
said it was blue
when the blood was red
that's how you got a bullet blasted through your head."
Rage against the machine - "Bullet in the head" -


giovedì 4 aprile 2013

Thursday's child


La trama (con parole mie): le ultime settimane di uscite hanno decisamente provato la pazienza di spettatori nonchè di rivali mia e del sempre più infighettato e radical chic Cannibale, costretti ad andare quasi d'accordo massacrando la maggior parte delle proposte dei distributori nostrani, ormai da considerarsi alla stregua di una sorta di cartello criminale.
Riuscirà il week end imminente ad invertire la rotta ed alimentare il confronto tra i due nemici più acerrimi della blogosfera?
O ancora una volta la pochezza delle proposte vedrà il sottoscritto e Peppa Kid accelerare i tempi in vista della prossima Blog War per poter vedere le scintille di un tempo?

"Dunque, vediamo quanti soldi mi ha allungato Ford per dare una ripassata a quel tale, Marco Goi..."
Come un tuono di Derek Cianfrance

Il consiglio di Cannibal: da vedere a tuono
Ryan Gosling ritorna sui grandi schermi dopo la grande annata vissuta nel 2011. Quest’anno dovremmo vederlo abbastanza, ma non fateci troppo l’abitudine che l’attore ha già annunciato un periodo sabbatico distante dal cinema. Oltre al Gosling, ci sono pure l’informissima Bradley Cooper, la grande Rose Byrne, Eva Mendes che m’ha convinto giusto in Holy Motors dove faceva giusto la bella statuina, più una soundtrack curata da Mike Patton dei Faith No More e la regia di Derek Cianfrance, già dietro l’interessante Blue Valentine. Quindi premesse più che buone, no?
Ford, se con i tuoi giudizi corri come un fulmine, ti schianti come un tuono contro l’immenso parere cannibale.
Il consiglio di Ford: le bottigliate di Ford colpiranno la testa del Cannibale con la potenza di un tuono.
Non ho ancora avuto modo di vedere Blue Valentine, ma il trailer di questo Come un tuono mi ha esaltato fin dalla prima visione, senza contare che il protagonista assoluto è uno degli idoli fordiani di nuova generazione, il buon Ryan Gosling che mette d'accordo ometti e donzelle così come un cowboy del mio stampo ed un pusillanime come Peppa Kid.
Dunque, per una volta, tutti d'accordo sull'idea di puntare su questo come titolo della settimana.

"Non preoccuparti, piccolo: tu e il Fordino non avete niente da temere. Il Cannibale non potrà più farvi alcun male."
Hitchcock di Sacha Gervasi

Il consiglio di Cannibal: good evening
Film da non perdere per tutti gli amanti di Hitchcock e per tutti gli appassionati di cinema in generale. Ford, quindi tu te lo puoi anche perdere e guardarti il tuo Stallone.
Non si tratta di un capolavoro cinematografico, ma di una pellicola che riserva parecchi spunti interessanti e che ci porta dietro le quinte della lavorazione del capolavoro Psyco. Vi sembra poco?
Recensione cannibale coming soon, insieme a qualche altra recensioncina hitchcockiana. Pure queste da non perdere.
Il consiglio di Ford: una serata con Cannibale? Meglio dare la buonanotte e andarsene a dormire!
Film che ho nel cassetto da un po’ di tempo ma che, pur essendo un grande fan del Maestro, continuo a rimandare per il rischio di trovarmi di fronte uno di quei polpettoni in stile The iron lady che potranno emozionare le ladies in lavender come Katniss Kid ma che non fanno proprio per il sottoscritto. Può essere che decida di vederlo giusto per onor di recensione, ma le speranze che nutro sono decisamente pochine.

"Stai scherzando, vero!? Vuoi che faccia guidare il vecchio Ford così ubriaco!?"
Jimmy Bobo - Bullet to the Head di Walter Hill

Il consiglio di Cannibal: Jimmy Ford - Bullet to his head
Walter Hill è il regista dei grandi Guerrieri della notte. Quel film risale però al 1979 e negli ultimi anni il Hill non ha certo combinato cose grandiose… Questo Jimmy Bobo, già rivelatosi un mega floppone negli USA, a segno dell’ormai evidente declino degli action heroes anni ’80 tanto amati da Ford e tanto odiati da me, non si preannuncia certo come un ritorno alla grande. Già dal pessimo trailer, che sembra lo spot riuscito male di un videogame picchiaduro, Stallone appare ormai fuori tempo massimo per fare ancora queste parti d’azione. Jimmy Bobo dovrebbe allora seguire l’esempio di Jimmy Ford e ritirarsi a vita privata.
Il consiglio di Ford: Sly, spara un bullet in quella head vuota del Cannibale!
Filmone trash, tamarro ed action della settimana, del mese e forse addirittura del primo semestre 2013: Sly, sempre in grande spolvero e fior fior di botulino, affiancato da Jason Momoa - il Drogo di Game of thrones - porta sullo schermo un action old school come ormai tutti si sono dimenticati di girare, degno della grande tradizione di un mito come Walter Hill.
Non date ascolto ai fighettini senza spina dorsale come il mio antagonista, e correte a godervelo dall'inizio alla fine con birra e rutto liberissimo.

"La vedi questa tenaglia? E' la stessa che ho usato per strappare i denti a Peppa Kid."
Bianca come il latte, rossa come il sangue di Giacomo Campiotti

Il consiglio di Cannibal: rosso come il sangue di Ford che scorre mentre mi bevo un latte bianco
Tratto dall’omonimo romanzo di Cristina Alessandro D’Avenia, un best seller cult tra i bimbiminkia, e con la colonna sonora firmata dal gruppo preferito di Ford, i Modà, questo filmetto potrebbe subire un massacro cannibale di quelli che non si vedevano dai tempi dell’ultima recensione di una “pellicola” di Moccia.
Lì sì che scorrerà del rosso come il sangue. E a leggerla il regista insieme a D’Avenia rimarranno bianchi come cadaveri.
Il consiglio di Ford: bianco come il Coniglione sempre chiuso nella sua cameretta, rosso come il sangue che sgorgherà dalla sua testolina una volta presa di mira dalle bottigliate del sottoscritto.
A parte il fatto che questo rischia di essere uno dei film peggiori non solo dell'anno, ma del decennio, credo non potrei decidere di vederlo di mia spontanea volontà neppure se Peppa Kid decidesse di cedermi tutti i suoi risparmi, la casa a Casale e anche quella al mare, e prodigarsi per mantenermi a vita con un mensile di un certo livello.
Beh, forse in questo caso potrei anche farci un pensierino.

"Guarda che se esco con te poi il Coniglione si ingelosisce e non guarda più i miei film!"
Le avventure di Zarafa - Giraffa giramondo di Rémi Bezançon e Jean-Christophe Lie

Il consiglio di Cannibal: potete girare tutto il mondo, piuttosto che guardare questo film
Ho come l’impressione che il cinema francese stia continuando a sfornare ottimi film, ma in Italia i nostri mitici distributori preferiscono importare robette una dietro l’altra. Dopo il Marsupilami di settimana scorsa, ecco per la gioia di Ford & Son una nuova bambinata clamorosa. Una roba che io mi risparmio tranquillamente, anche perché se cose come Bianca come il latte meritano di essere massacrate, questo film mi sembra invece troppo innocuo per suscitare reazioni furibonde. Un po’ come il troppo pacifico e spento Ford degli ultimi tempi…
Il consiglio di Ford: giro tutto il mondo, ma a Casale proprio non ci metto piede. Se non per picchiare un po’ il mio rivale.
Proprio la scorsa settimana con il terrificante Marsupilami pensavo che il Cinema francese, tanto osannato la scorsa stagione, stesse mostrando il fianco ai pessimi distributori italiani toccando il fondo almeno per quello che riguarda gli ultimi mesi, quand'ecco sopraggiungere questo Le avventure di Zarafa, che promette di avere un hype anche più basso di Bianca come il latte, rossa come il sangue. Fate voi.

"Ecco l'oasi fordiana in mezzo a questo deserto cannibale."
Sodoma - L’altra faccia di Gomorra di Vincenzo Pirozzi

Il consiglio di Cannibal: Ford - L’altra faccia di Saviano
Un Gomorra comico?
Cos’è, un pesce d’aprile in ritardo o l’hanno girato veramente?
L’ha realizzato Ford per prendere per i fondelli il suo acerrimo nemico (forse più di me) Saviano, in questi giorni in uscita con il suo nuovo libro che il mio blogger rivale ha già prenotato in libreria?
Dal trailer sembra proprio una roba da ammazzarsi. E non dalle risate.
Il consiglio di Ford: l'altra faccia del buon Cinema, Pensieri cannibali.
Con tutta l'antipatia che provo per Saviano, devo dire che una roba ridicola - e non nel senso buono - come questa rischia di fare solo male al nostro Cinema - semmai ne fosse rimasta traccia - e a qualsiasi sventurato decida di cimentarsi nella visione.
Pensate, non la consiglierei neppure al mio rivale, che è dire tutto.

"Kid, non hai idea di quanta gente abbia pagato Ford per toglierti di mezzo!"
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