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giovedì 15 novembre 2018

Thursday's child




Nuova settimana di uscite e nuova uscita puntuale di questa rubrica al Saloon, quasi fosse un miracolo. Accanto al vecchio cowboy, oltre al solito, fastidioso, Cannibal Kid, il buon Carlo "Cinemaniaco", che come i due conduttori di questa rubrica può essere a pieno titolo considerato parte della "vecchia guardia" della Frontiera dei blog ormai morente.
Come sarà andata?



Animali fantastici - I crimini di Grindelwald

"Quel Ford è proprio vecchio. Usa ancora le cartoline per postare i commenti di questa rubrica."

Il cinemaniaco: Di solito le seconde puntate di una trilogia sono sempre interlocutorie. Tranne Deep, che nel trailer appare sempre più bollito, il resto promette bene.
Cannibal Kid: Mi secca iniziare subito facendo l'Hermione saputello di turno, però devo correggere il cinemaniaco Carlo un tempo noto come Nickoftime precisando che quella di Animali fantastici non sarà una trilogia. J. K. Rowling ha infatti annunciato che sono previsti 5 film di questa saga, che se no soltanto con 3 non riusciva a diventare più ricca di Paperon de' Paperoni. Dicendo questo sembra che io sia un fan del magico mondo di Harry Potter e affini, e invece non è proprio così. Anzi, sono delle bambinate che ho sempre visto, ma che non mi hanno mai entusiasmato, come invece hanno fatto con quell'eterno maghetto di James Ford.
Ford: la saga di Harry Potter, pur a corrente alterna, mi ha sempre ben intrattenuto, e a sorpresa anche il primo Animali fantastici, la storia delle origini di Ford e Cannibal, non mi aveva fatto crollare secco. Questo secondo capitolo con il sempre più bollito Depp ed il Silente di Jude Law non mi ispira particolarmente, ma del resto ormai ho lo stomaco forte dopo anni passati a collaborare con Cannibal.

Widows - Eredità criminale

"Quel Cannibal è troppo poco tamarro per farsi vedere in giro da Ford. E già che ci sono, anche Carlo."

Il cinemaniaco: Cosa ci azzecchi il regista di “Hunger” e “10 anni schiavo” con questo thriller al femminile nessuno lo sa, o almeno, noi non lo sappiamo. Lo andremo a vedere solo perché siamo come siamo…
Cannibal Kid: Nuovo film per il mio Steve McQueen preferito. Considerando che i suoi precedenti Shame e 12 anni schiavo (non 10, mi tocca correggere di nuovo il Cinemaniaco, e sto cominciando a prenderci gusto ahahah) mi erano piaciuti parecchio, anche se Hunger decisamente meno, l'attesa per il suo nuovo film dalle mie parti è molto alta. E il fatto che presenti una trama apparentemente distante dai suoi altri lavori non fa che aumentare la curiosità.
Ford: McQueen ci sa fare, i suoi film fino ad ora hanno sempre avuto qualcosa da dire, dunque le aspettative, malgrado la trama insolita per il regista, sono alte. Speriamo solo che non sia una roba troppo fastidiosa in pieno stile Cannibal.



Chesil Beach - Il segreto di una notte

"Cannibal sponsorizza il nostro film. Non resta che buttarci a mare."
 
Il cinemaniaco: Che ve lo dico a fare! Dalle nostre parti i film della Ronan si vedono e si consigliano a scatola chiusa…
Cannibal Kid: Questa volta non ho niente da ridire, anzi sottoscrivo ogni parola di Carlo. Non a caso questo film sono già corso a vederlo, senza che manco fosse ancora uscito nelle sale, e qui potete trovare la mia recensione (http://www.pensiericannibali.com/2018/08/on-chesil-beach-sposare-saoirse-ronan.html). C'è da aggiungere che non è uno dei film migliori nella splendida carriera della splendida Saoirse, però è comunque una visione imperdibile per tutti noi Ronan fans. Un po' come un film medio con Stallone per tutti gli Stallone fans... ovvero solo Ford. Scusate, mi correggo di nuovo: Stallone non ha mai girato film medi. Solo film pessimi o film atrocemente pessimi.
Ford: la Ronan mi sta simpatica, ma da qui a definirla splendida quando in giro ci sono le Jennifer Lawrence del caso mi pare decisamente troppo. Ad ogni modo, un'occhiata la si può comunque concedere.

Cosa fai a Capodanno?

"Non ho invitato io quel Carlo, mi dispiace." "Beh, la prossima volta vedi di stare più attento!"

Il cinemaniaco: Uh questa settimana il cinema italiano rischia di scomparire! in compenso, raccontando di tre coppie che si incontrano per scambiarsi i partner quelli di “Cosa fai a Capodanno?” hanno deciso di buttarla in caciara, promuovendo il film su pornohub! Tenendo conto che a interpretarli sono tra gli altri Scamarcio, la Puccini e Alessandro Haber penso si tratti di uno specchietto per le allodole. Chi si aspetta di vederli nudi e avvinghiati rimarrà con un palmo di naso. A quel punto è meglio stare a casa a cliccare su Pornohub!!
Cannibal Kid: Visto che non c'è due senza tre (un po' come non c'è Ford senza Cannibal), mi tocca a malincuore correggere di nuovo il cinemaniaco Carcarlo. Non per fare l'esperto di porno, ma un po' sì, però il celebre sito si chiama Pornhub e non Pornohub. Evidentemente questo cinemaniaco guarda un po' troppi film d'autore e un po' troppo pochi porno. Come Abdellatif Kechiche insegna, una cosa però non esclude per forza l'altra. Quanto al film, è un autorevole candidato all'Oscar... di titolo più odioso dell'anno. E forse di sempre.
Ford: questo mi pare proprio il tipico film italiano che non andrebbe neanche distribuito. Noto, invece, che finalmente Cannibal ha smesso di guardare solo film teen e si è buttato anche sull'intrattenimento per adulti.

Red Zone - 22 miglia di fuoco

"Non ci sono mai abbastanza Cuccioli Eroici da sistemare in queste esercitazioni!"

Il cinemaniaco: Berg e Wahlberg hanno in comune persino una parte del cognome, figuriamoci se possono smettere di fare film insieme. In questo caso bisognerà verificare il grado di rambizzazione di Wahlberg e capire in che modo è stato metabolizzato il fatto di puntare al mercato orientale oltreché americano. Il rischio è quello di rimanere a metà del guado.
Cannibal Kid: Ai tempi di Friday Night Lights, Peter Berg prometteva bene. Poi ha conosciuto Mark Wahlberg e da lì in poi la sua carriera ha subito una progressiva rambizzazione, o se vogliamo una fordizzazione, che per me fa rima con repulsione. Quasi inutile dire che da questo film girerò a distanza di 22 miglia, e forse più.
Ford: inutile dire che questo potrebbe risultare il film fordiano della settimana e forse del mese. Berg e Wahlberg hanno già lavorato insieme nel discreto Deep Water, nel buon Lone Survivor e nell'ottimo Boston, quindi non posso che ben sperare per questa loro ennesima collaborazione, che spero sia la più fordiana e meno cannibalesca possibile.

Summer

"Facciamo una bella serenata a quei tre bloggers smielati!"

Il cinemaniaco: Qui invece non si scherza. Kirill Serebrennikov, il regista del film, è appena uscito dagli arresti domiciliari o forse lo è ancora. Comunque la storia di una band rock degli anni 80 mi ispira non poco..
Cannibal Kid: Oh, ecco un film che attendo con spasmodica attesa. Come un Ford aspetta un nuovo WrestleMania, o come diavolo si chiama l'evento più importante dell'anno per tutti gli appassionati di wrestling... ovvero solo Ford. Spero che questa pellicola possa avere su di me lo stesso effetto che aveva avuto una manciata di anni fa Searching for Sugar Man: farmi scoprire un grande film e allo stesso tempo pure della grande musica che ancora non conoscevo.
Ford: questo film tra il rock ed i margini della società pare davvero essere una di quelle rare cose in grado di mettere d'accordo perfino me e Cannibal. E a questo punto mi pare anche il nostro Cinemaniaco. Speriamo bene.

In guerra

"Brutta faccia, quella. Ah, è Cannibal Kid. Allora è tutto nella norma."

Il cinemaniaco: Idem come sopra. Stéphane Brizé è regista di film militanti sempre pronti a occuparsi di precarietà lavorative e di diritti dei lavoratori. Lavorando con lui Vincent Lindon si è guadagnato la fama di attore impegnato. Qui la coppia si riforma e, insomma, le premesse di vedere un buon film ci sono tutte.
Cannibal Kid: Oddio, sento l'odore di pellicola militante perfetta per Ford e a quanto pare anche per il cinemaniaco. Considerando che ancora sto sbadigliando al ricordo del precedente film realizzato dalla coppia Brizé + Lindon, ovvero La legge del mercato, piuttosto che vedermi questa loro nuova collaborazione vado... in guerra.
Ford: La legge del mercato mi aveva colpito molto, ho sempre adorato i film d'autore poco radical e molto militanti, quindi direi che questa battaglia tocca proprio combatterla. Per vincere la guerra contro il Cucciolo Eroico.

domenica 23 aprile 2017

Steve McQueen - Una vita spericolata (Gabriel Clarke&John McKenna, USA/UK, 2015, 102')




Penso non ci siano dubbi rispetto al fatto che Steve McQueen sia stato uno degli attori più cool di tutti i tempi.
Personalmente, credo che soltanto in due potessero superarlo, uno in bellezza - Paul Newman - ed un altro in carisma - Marlon Brando -.
Ma tant'è.
Per me, il vecchio McQueen sarà per sempre quello "che tiene i cavalli", il mitico protagonista de L'ultimo buscadero di Peckinpah, uno dei film di riferimento della mia formazione di cinefilo e non solo.
Ma anche l'icona di Getaway!, La grande fuga, Bullit e chi più ne ha, più ne metta.
Nonchè l'emblema di uno spirito libero, ribelle, senza peli sulla lingua, devoto alla vita così come a velocità, donne, alcool, rischio.
Uno che non toglieva il piede dall'acceleratore, quando si trattava di qualcosa che amava.
E Steve McQueen amava alla follia l'automobilismo.
La 24 ore di Le Mans, film uscito dopo numerose e non felici vicissitudini produttive all'inizio degli anni settanta, era l'incarnazione su pellicola di quell'amore.
Da non amante della guida, proprio il titolo che il veloce Steve ha amato di più è paradossalmente uno dei pochi della sua filmografia ancora a mancarmi, anche se attraverso questo interessante documentario si assiste non solo alla realizzazione del suddetto film, ma anche allo scontro tra McQueen ed il suo sogno di portare se stesso all'interno di quello che era il suo lavoro, quasi dovesse completarlo per la prima volta con la passione.
Emblema della "candela che brucia dai due lati", espressione di una virilità non tanto ostentata, quanto vissuta attraverso la sicurezza in se stessi e l'amore per il rischio, McQueen in realtà rappresenta principalmente l'antieroe romantico che passa da stronzo e che, al contrario, per la sua trasparenza risulta più pulito di tanti finti bravi ragazzi, un uomo devoto alle sue passioni e pronto a giocarsi il tutto per tutto per esse: in un certo senso, con tutti i suoi difetti, un personaggio così è di quelli che si trovano raramente, a prescindere dai compromessi accettati a malincuore o rifiutati palesemente, o degli eccessi.
Il percorso compiuto, dapprima come produttore e quasi regista e dunque come "semplice" attore, sempre come pilota, all'interno di quello che era il progetto più importante della sua carriera, non solo rende il mito McQueen fallibile e grandioso proprio per la sua sconfitta, ma anche e più di quanto non si percepisca dall'esterno come pane e salame, dall'influenza sul figlio Chad - che probabilmente vorrebbe essere il padre - alla lettera ai "pezzi grossi" rispetto al riconoscimento economico per il pilota Piper, che perse una gamba durante le riprese, dalla sua prima moglie alle innumerevoli avventure, dall'atteggiamento molto "cocky" ad un cuore che si sente battere ben oltre le poltroncine della sala, o il divano di casa.
Steve McQueen visse al massimo della sua velocità, ed in tutta serenità, quando il tumore ai polmoni che gli costò la vita - e che pare derivasse dall'amianto presente nelle tute da pilota che spesso indossava - se lo stava portando via, dichiarò serenamente "di aver finito la benzina".
Per uno che, probabilmente, non si sarebbe mai fermato, tanto di cappello.
Ed in tutta onestà, quando anche per me arriverà la fine della corsa, vorrei poter affrontare la cosa allo stesso modo: coscienza dei propri limiti e palle, quantomeno, per sfidarli.
Anche se tutti sappiamo che con la morte non si vince.
Perchè a volte capita che, nella sconfitta, si trovi un segreto ancora più profondo.



MrFord



domenica 17 aprile 2016

Getaway

Regia: Sam Peckinpah
Origine: USA
Anno: 1972
Durata: 122'







La trama (con parole mie): Doc McCoy, specialista in rapine in banca, riesce ad ottenere la libertà di parola dopo quattro anni di carcere grazie all'intercessione della moglie Carol, pronta a trattare per con il bieco funzionario Beynon, che intende dare il nulla osta per la scarcerazione di Doc solo in cambio del suo aiuto in un colpo da mezzo milione di dollari in una piccola banca del Texas.
Organizzata la rapina e selezionati gli uomini, però, McCoy e la sua dolce metà si troveranno a far fronte ad una serie di guai imprevisti: i due compagni d'impresa di Doc, infatti, si rivelano il primo troppo instabile ed il secondo pronto a fargli la pelle e lanciarsi in un inseguimento dei soldi una volta rimasto a sua volta ferito da McCoy.
A questo punto, per l'ex galeotto braccato dalle forze dell'ordine non resterà che il faccia a faccia con Beynon, il confronto con sua moglie ed i segreti che ha celato ed una fuga rocambolesca attraverso il Texas verso il Messico, per giungere oltre frontiera con i soldi nelle sue mani.










Basterebbero quattro nomi, per chiudere la recensione di un film come Getaway ed andarsene a sbronzarsi per poi cercare una rissa o una donna e chiudere in bellezza la serata: Sam Peckinpah, Walter Hill, Jim Thompson, Steve McQueen.
Quattro moschettieri che da soli varrebbero - e valgono - un cult, senza se e senza ma.
Rivedere Getaway dopo almeno una decina d'anni è stato come concedersi una "notte da leoni" con un gruppo affiatato di vecchi amici, riscoprire un classico dell'action e del crime - con Cani arrabbiati di Bava, potrebbe benissimo essere considerato uno dei padri del pulp tarantiniano - e goderselo dal primo all'ultimo minuto, dai tratti distintivi del Cinema stile Peckinpah - personaggi di Frontiera, montaggio serrato, una malinconia di fondo che segna i momenti migliori e peggiori di ogni protagonista - allo stile inconfondibile di Steve McQueen, senza dubbio una delle icone più importanti della settima arte in quanto a machismo, e senza che si potessero tirare in ballo muscoli o esplosioni come sarebbe accaduto nel corso degli anni ottanta.
Probabilmente, non esiste nulla, allo stato attuale, Cinema di genere oppure no, che possa trasmettere gli stessi brividi di prodotti come Getaway, quasi si parlasse di una scheggia impazzita e fuori dal tempo: il lavoro di mostri sacri come quelli citati in apertura di post resterà probabilmente esempio per le future generazioni di cinefili ed addetti ai lavori non si sa neppure per quanto tempo, e continuerà a costituire un guilty pleasure assoluto per chi, come il sottoscritto, si è formato almeno in parte con prodotti di questo genere, fatti di alta tensione, inseguimenti, una filosofia ed un approccio che, di fatto, nel corso degli anni settanta portarono l'epica del West nel mondo del crime moderno.
D'altro canto, ho dovuto ragionare anche con il cervello - che, di tanto in tanto, mi diverto ad usare - e non solo con il cuore abbassando di almeno un mezzo bicchiere il voto di questo cultissimo, che con il passare degli anni ha oggettivamente perso qualche colpo rispetto ad altri suoi contemporanei - mi viene subito in mente Punto Zero - e che, a fronte di un pubblico più giovane ed attuale così come a certi personaggi radical o pseudo tali potrebbe apparire datato e fuori tempo massimo, in barba alla maestria di narrazione e messa in scena.
La realtà dei fatti, però, è che nonostante la società sia cambiata e, di fatto, alcuni passaggi di Getaway possano suonare quasi naif, la pellicola di Peckinpah è un gioiellino in termini di definizione dei personaggi, una sorta di scuola per quella che sarà la grande action autoriale degli anni ottanta e novanta, culminata con Michael Mann negli States e Johnnie To e John Woo in Oriente.
Dall'ironia all'efferatezza, nulla viene scontato agli spettatori, compresi gli schiaffi rifilati da McQueen alla moglie e la minaccia al ragazzino in treno, segno della definizione di un antieroe spigoloso eppure profondamente umano come Doc McCoy, con ogni probabilità uno dei charachters più importanti portati sullo schermo dal leggendario Steve: affrontare Getaway - a prescindere da quante volte lo si è visto e vissuto - è come salire a bordo di un ottovolante che, pur con i suoi anni di servizio sulle spalle, è in grado di regalare almeno un paio di evoluzioni che le montagne russe più moderne ed accessoriate possono solo sognarsi.
Cose vere e ben definite, come un colpo di frusta o la sensazione di straniamento dovuta ai troppi e violenti sballottamenti: ma è giusto così.
L'old school non è certo famosa per andarci tenera.




MrFord




"I know I have to go
got no doubt
should I stay or should I go
gotta get away
don't want to stay
leavin' tomorrow by subway."
Kiss - "Getaway" - 





lunedì 29 dicembre 2014

Ford Awards 2014: i film (N°15-11)

La trama (con parole mie): continua la carrellata dedicata al meglio del duemilaquattordici, con una seconda cinquina che passa direttamente dal mondo colorato e divertente - almeno nella maggior parte dei casi - della precedente a quello più autoriale ed alternativo, per quanto si tratti sempre di titoli non propriamente di nicchia. Quattro nomi decisamente importanti troveranno dunque spazio assieme ad una delle sorprese più gradite degli ultimi dodici mesi per questa seconda parte del momento più importante dei Ford Awards.



N°15: GRAND BUDAPEST HOTEL di WES ANDERSON


Il più radical chic tra i registi texani - e forse statunitensi - sfodera l'ennesima chicca confezionando in colori pastello un film dal gusto europeo e romantico, un divertissement d'alta scuola che non fa rimpiangere i suoi lavori migliori: forse i meno avvezzi non ne coglieranno tutte le sfumature, eppure si tratta di una delle cose più originali ed interessanti che riguardi l'interpretazione cinematografica dell'amore attuale.

N°14: JERSEY BOYS di CLINT EASTWOOD


Erroneamente giudicato un Eastwood minore da molti, dietro la maschera da musical incentrato sulla carriera di Frankie Valli e dei Four Seasons, Jersey Boys è un ritratto dolceamaro del sogno americano e della geografia delle periferie delle grandi città, dominata da regole ben precise che rispecchiavano, negli anni cinquanta e sessanta, i valori dell'amicizia e della Famiglia nel pieno stile dei film di gangsters. Classe pura e grande emozione.

N°13: 12 ANNI SCHIAVO di STEVE MCQUEEN 



E tanto Wes Anderson è riuscito a mostrare il lato europeo degli USA, tanto Steve McQueen ha compiuto l'impresa nel portare sullo schermo un'opera profondamente americana firmata da un figlio del vecchio continente.
La struggente vicenda - ispirata a fatti realmente accaduti - di Solomon Northup, interpretata con intensità spaventosa dai suoi protagonisti ed in grado di narrare senza eccedere in retorica il dramma dello schiavismo è uno dei capitoli più importanti del Cinema mainstream impegnato, nonchè una delle esperienze più forti dell'anno.

N°12: FRANCES HA di NOAH BAUMBACH



Come tutti gli avventori più "datati" del Saloon sapranno, Little Miss Sunshine è uno dei film del cuore di casa Ford e dei suoi occupanti, per tutta una serie di motivi che richiederebbero ben più di un post per essere raccontati.
Una delle caratteristiche principali di quella perla era la sua capacità di rappresentare la primavera: il lavoro del sempre ottimo Noah Baumbach e sorpresa numero uno dell'anno Frances Ha è riuscito principalmente in questo. Tradurre in immagini e in una protagonista a suo modo indimenticabile quella che, con ogni probabilità, è la mia stagione preferita.

N°11: A PROPOSITO DI DAVIS di JOEL ed ETHAN COEN



I Fratelli Coen, fordiani onorari, tornano sul grande schermo con uno dei loro lavori più atipici, una parabola decisamente amara sugli outsiders con un protagonista spesso e volentieri detestabile, eppure legato strettamente a tutti noi poveri stronzi che ci battiamo con tutte le forze per un posto al sole, poco importa in quale campo, basta sia quello che stimola maggiormente la nostra passione: e mai più di questa volta ha trovato un senso il verso "uno su mille ce la fa".



TO BE CONTINUED...

lunedì 3 marzo 2014

Oscars 2014: Academy VS Ford again

La trama (con parole mie): ed eccoci giunti di fronte al misfatto compiuto. La notte degli Oscar è alle spalle, e se da un lato ha finito per regalare una grande gioia al disastrato Cinema italiano, dall'altra ha confermato i timori della vigilia promuovendo un film decisamente sopravvalutato come Gravity a scapito del vero capolavorone di questo inizio duemilaquattordici, The Wolf of Wall Street, dimenticato con il suo protagonista, il solito Di Caprio perennemente snobbato dall'Academy.
Di seguito tutti i premi ed un confronto con quelle che erano state le mie previsioni della vigilia.


"Ha ragione Julez, Leo. Hai troppa figa intorno, per questo la statuetta te la puoi scordare."

Miglior film: 12 anni schiavo


Poteva andare decisamente peggio, visto come si è evoluta la serata. Complimenti al corpulento McQueen per quello che, a mio parere, è il suo film migliore.

Miglior film straniero: La grande bellezza


Tifavo per Il sospetto, ma considerato che La grande bellezza è, prima che una produzione italiana, un grande film, non posso che essere felice per questa soddisfazione giunta tra le mani dei rappresentanti della Terra dei cachi.

Miglior regia: Alfonso Cuaron





E con la statuetta per la miglior regia inizia la carrellata di Gravity, film enormemente sopravvalutato che può essere definito il trionfatore della serata. Peccato, perchè il Lupo avrebbe meritato un destino decisamente migliore. 

Miglior attore: Matthew McConaughey


Di norma sarei stato più che felice per la vittoria di un fordiano ad honorem come McConaughey, davvero. Peccato che sulla sua statuetta incomba l'ennesimo mancato riconoscimento a Di Caprio.

Miglior attrice: Cate Blanchett




Pensavo sarebbe stato l'anno di Amy Adams, e invece la Blanchett, preferita del sottoscritto, ce l'ha fatta. Una delle poche soddisfazioni della nottata.

Miglior attore non protagonista: Jared Leto


Uno dei premi più ovvi, in grado perfino di unire l'Academy ed il vecchio cowboy. Grande Jared.

Miglior attrice non protagonista: Lupita Nyong'o




Oscar decisamente ruffiano, questo, nel classico stile Academy. La Roberts l'avrebbe meritato decisamente di più. E senza troppa fatica, anche le altre candidate. Ma certi ruoli garantiscono la statuetta, è risaputo.

Miglior sceneggiatura originale: Spike Jonze




Una delle gioie più grandi di questa notte degli Oscar 2014. Her è un gioiellino, il secondo tra i miei preferiti dopo il Lupo scorsesiano. In alto i calici per Spike Jonze, dunque, e per il suo filmone.

Miglior sceneggiatura non originale: John Ridley


Buon lavoro, quello di John Ridley per 12 anni schiavo, ma la giustizia della settima arte avrebbe premiato Terence Winter per il Wolf o, al massimo, Richard Linklater per Before midnight

Miglior film d'animazione: Frozen




Mi dispiace per Miyazaki, che comunque non ho ancora avuto modo di vedere, ma al contempo posso dirmi più che felice per il riconoscimento al miglior film Disney degli ultimi dieci anni.




Tra gli Oscar tecnici, Gravity si porta a casa invece fotografia, montaggio, colonna sonora - vergognoso il mancato premio a Her -, effetti speciali, sonoro, montaggio sonoro.
L'Academy si salva in corner premiando come miglior canzone Let it go da Frozen invece che l'ovvia Ordinary love di Bono e soci, nonostante io tifassi spudoratamente per The moon song, e stupisce per l'Oscar del miglior documentario 20 feet from stardom, che la spunta sul favoritissimo The act of killing.
Il quasi ignorato Il grande Gatsby, invece, porta a casa il riconoscimento per i migliori costumi, che fa il paio con quello per il miglior trucco andato a Dallas buyers club.
Tra i premi "minori" dedicati ai corti - d'animazione, documentari e live action - vincono rispettivamente Mr. Hublot, The lady in numer 6 e Helium.




In chiusura, una verifica di quelle che erano state le previsioni della vigilia, ovvero i pronostici rispetto alle scelte dell'Academy e le mie preferenze personali:

Vincitori dell'Academy azzeccati da Ford: Miglior film, miglior attore, miglior attore non protagonista, miglior regia, miglior sceneggiatura non originale, miglior film d'animazione, miglior film straniero, miglior fotografia, miglior sonoro, migliori effetti speciali per un totale di dieci statuette. Posso migliorare.

Vincitori che Ford avrebbe premiato: Miglior attrice, miglior attore non protagonista, miglior film d'animazione, miglior sceneggiatura originale, migliori costumi, miglior trucco per un totale di sei premi. Non sarò messo male come Di Caprio, ma certo non posso dire di essere in linea con l'Academy.


MrFord

lunedì 24 febbraio 2014

12 anni schiavo

Regia: Steve McQueen
Origine: USA, UK
Anno: 2013
Durata: 134'




La trama (con parole mie): Solomon Northup, violinista, padre di famiglia e uomo libero vive come elemento di spicco della comunità di Saratoga, New York, nel 1841. Nel corso di un viaggio della moglie con i due figli è avvicinato da due uomini che gli offrono un ingaggio ben pagato attirandolo in una trappola: Solomon viene infatti rapito e venduto come schiavo, iniziando una vera e propria odissea costruita su sofferenza, tentativi di fuga, passaggi di proprietà da un padrone all'altro, sopportando vessazioni ed umiliazioni per poter sopravvivere.
Divenuto uno degli schiavi del tirannico Epps, Northup, ribattezzato Platt, dovrà attendere ben dodici anni prima di poter intravedere una speranza di tornare tra le braccia dei suoi cari.






Non ho mai amato particolarmente il lavoro di Steve McQueen.
Talento estetico indiscutibile, infatti, il regista anglosassone mi è sempre parso come un illustre appartenente alla categoria dei "belli senz'anima", capace di regalare qualche zampata ma non di coinvolgere fino in fondo: dunque, i precedenti Hunger e Shame, seppur validi, finirono presto nel dimenticatoio fordiano delle visioni dalle quali ci si poteva aspettare decisamente di più.
12 anni schiavo, pellicola che avrebbe potuto significare svolta o clamorose bottigliate per il suddetto McQueen, rappresentava anche una prova non semplice: lavorare su un film che racconti - peraltro molto bene - una storia vera legata ad una delle ferite più profonde della Storia americana, quella dello schiavismo, senza rischiare di scadere nella retorica di grana grossa non si prospettava certo come una cosa da nulla, pur considerando che - fortunatamente - tematiche come queste difficilmente incontrano critiche aspre ed agguerrite - un pò come la persecuzione degli ebrei da parte dei nazisti -, e come recitava Kate Winslet in Extras, di norma finiscono per essere premiate ai grandi Festival.
Senza dubbio, il corpulento Steve ha raggiunto il suo obiettivo: 12 anni schiavo è indubbiamente un grande film sia dal punto di vista tecnico che emotivo, in grado di smuovere sentimenti e toccare temi importanti come il diritto alla Libertà che dovrebbero essere sempre e comunque alla base della società umana, interpretato da un gruppo di attori in grande spolvero, fotografato con una cura maniacale ed in grado di passare dalla violenza estrema - fisica e psicologica - a momenti di delicatezza quasi straziante, senza risparmiare, in questo, neppure una fetta dell'audience.
Eppure, tolti il fattore tecnico e la lotta per la sopravvivenza affrontata da Solomon Northup, così come lo splendido finale - da brividi quel "perdonatemi" che ancora mi scuote dentro -, sono rimasto fino all'ultimo indeciso sul voto da assegnare a questo film, trovandomi a ripensare al percorso intrapreso dal regista, al coinvolgimento giustamente "obbligatorio" del pubblico, al fatto, per dirla come Julez, che ci si aspetti di piangere, alla fine, inesorabilmente.
Il passaggio decisivo che ha permesso a 12 anni schiavo di muovere un passo oltre è finito per essere il confronto che Solomon ha con il carpentiere Bass interpretato da Brad Pitt, charachter abolizionista e cresciuto in una realtà ben diversa - quella canadese - rispetto agli Stati del Sud, e nel faccia a faccia di quest'ultimo con il tirannico Epps cui presta lo sguardo spiritato un ottimo Fassbender: riflettendo sulle condizioni agghiaccianti dei lavoratori, la differenza di vedute tra Nord e Sud che sfocerà nella Guerra di Secessione si traduce nella questione posta da Bass al proprietario della piantagione che ha visto prigioniero Solomon per anni, ovvero il fatto che, a prescindere dalla razza, il concetto di schiavitù non dovrebbe esistere nella società.
Nello sguardo deciso di Brad Pitt rivolto a Chiwetel Ejiofor, e in quel "non l'aiuterò perchè è un piacere, l'aiuterò perchè è un dovere" si riassume tutto quello che ho vissuto affrontando questa visione.
12 anni schiavo non è un film indimenticabile, una bomba della settima arte come The wolf of Wall Street.
Non è neppure piacevole da vedere, perchè mette a nudo uno dei concetti più importanti che riguardano l'Uomo come animale sociale, e personalmente mi ha messo di fronte al fatto che, probabilmente, se fossi ridotto in schiavitù non riuscirei a sopravvivere, perchè finirei per seppellire di legnate il Paul Dano della situazione finendo impiccato a qualche albero sperduto.
Ma non è per piacere, che un'opera come questa va guardata, vissuta, ammirata.
12 anni schiavo va indiscutibilmente promosso perchè è un dovere di noi tutti non dimenticare quante persone hanno dovuto sputare sangue affinchè certe cose non si ripetessero, come si dice accada quando si parla di Storia.
Un dovere che Steve McQueen sceglie di raccontare nel modo più elegante possibile.
Ma indiscutibilmente un dovere.



MrFord



"Oh, when them cotton bolls get rotten
you can't pick very much cotton,
in them old cotton fields back home."

Creedence Clearwater Revival - "Cotton fields" -




giovedì 20 febbraio 2014

Thursday's child

La trama (con parole mie): con l'avvicinarsi della notte degli Oscar, e dopo la pausa della settimana scorsa, le uscite in sala ricominciano ad essere più numerose e potenzialmente interessanti.
Questa settimana, infatti, arrivano sui nostri schermi il nuovo e candidatissimo lavoro di Steve McQueen e due delle sorprese del botteghino USA di inizio anno.
Varranno la pena di una visione o saranno proposte alla stregua del peggior Cinema italiano?
Difficile. Se non impossibile.
Un pò come il recupero della sanità mentale e cinematografica del mio compare Cannibal Kid.

"Peppa, ti portiamo noi in salvo: il trekking di Ford è troppo duro per te!"
12 anni schiavo di Steve McQueen


Il consiglio di Cannibal: per me voglio una vita come Steve McQueen (il regista), per Ford ne voglio una da schiavo!
Questa settimana arrivo preparatissimo, a differenza di Ford che come al solito brancola nel buio dei suoi pregiudizi. Ho infatti già visto alcuni tra i film in uscita e ce n’è uno in particolare che vi suggerisco di non perdere: 12 anni schiavo, naturalmente. Una pellicola che tutti dovrebbero vedere, se non altro per capire se si merita davvero tutte le nomination agli Oscar, i premi e le lodi ricevute. E poi anche perché affronta un tema importante, lo schiavismo, un argomento che io conosco bene, in quanto schiavo di questa rubrica che sono costretto a scrivere insieme a Mr James Ford. Steve McQueen, dopo il grandioso Shame, sarà riuscito a realizzare qualcosa di altrettanto potente o avrà fatto una spielbergata?
Presto su Pensieri Cannibali la risposta…
Il consiglio di Ford: 12 anni - una volta, tanto tempo fa - Cannibal Kid.
Steve McQueen è un regista tecnicamente preparatissimo ma che, a mio parere, non ha ancora raggiunto l'apice che gentaglia come Peppa Kid vorrebbe farci credere. Hunger e Shame, infatti, possono benissimo dirsi film riusciti a metà.
12 anni schiavo, sua nuova fatica, si pone di fronte alla sfida - non semplice - di mettere una tecnica assolutamente autoriale al servizio di un titolo dalle tematiche molto hollywoodiane e molto da Oscar.
Sarà riuscito McQueen a compiere il salto di qualità tanto atteso, oppure avrà mancato l'occasione?
Prestissimo al Saloon la risposta.

"Non provare mai più a dire di fronte al Cannibale che Ford è il migliore, o ti faccio saltare la testa!"
The Lego Movie di Phil Lord, Christopher Miller


Il consiglio di Cannibal: come pupazzo mi basta Ford, non ho bisogno pure di quelli LEGO
Negli USA è il fenomeno del momento. Sta facendo incassi multimilionari e scommetto che pure in Italia andrà alla grandissima, a scapito di altre pellicole ben più interessanti. Per carità, potrebbe anche essere un filmetto ruffianotto abbastanza da strappare qualche risata e per una serata disimpegnata potrebbe anche risultare una scelta decente, però a me sembra un’operazione commerciale, a quanto pare riuscita, bella e buona piuttosto che vero cinema. E poi io anziché coi LEGO, preferisco giocare alla guerra contro Ford!
Il consiglio di Ford: The Peppa Movie - La vera storia di Pusillanime Kid
Successone clamoroso negli States e moda del momento per le famiglie oltreoceano, questo The Lego Movie promette di sbancare il botteghino anche qui in Italia, complici la popolarità dei giocattoli cui si ispira e l'abilità dei registi, che abbiamo già visto all'opera con Piovono polpette - trascurabile - e 21 Jump Street - decisamente più divertente -.
Buono per una sana visione da rilassamento e svacco sul divano, che in certe serate rappresenta quasi un'oasi di salvezza.

"Ford, che ci fai vestito da Batman!?" "Uno di noi dure dovrà pure fare la parte del duro, Kid!"
Saving Mr. Banks di John Lee Hancock


Il consiglio di Cannibal: do not save Mr. Ford
Che dire, di un film come questo?
C’è un attore da me tanto detestato come Tom Hanks, c’è un’altra attrice che non mi ha mai fatto fare salti di gioia come Emma Thompson, c’è la produzione da me tanto detestata della Disney in un film incentrato sulla lavorazione di Mary Poppins, c’è Tom Hanks nella parte di Walt Disney…
Insomma, di peggio riesco a immaginare soltanto Sylvester Stallone nella parte di Mr James Ford in un film sulla sua vita.
In ogni caso, se sopravviverò alla doppia visione, arriverà presto un doppio post di Pensieri Cannibali sulla doppietta Mary Poppins + Saving Mr. Banks. Auguratemi buona fortuna.
Il consiglio di Ford: saving Mrs. Goi. O anche no.
Da tempo avrei potuto concedere una visione a questa roba che pare la quintessenza del buonismo disneyano nella sua peggior specie, incarnato da Capitan Findus Tom Hanks. Fortunatamente ancora non l'ho fatto. E non credo lo farò.
Lascerò il piacere al mio rivale, che così avrà modo di tornare in forma bersagliando il suo attore preferito.

"Non avere paura: se questa giostra non spaventa il Cucciolo, allora non spaventa nessuno!"
Lone Survivor di Peter Berg


Il consiglio di Cannibal: Ford survivor
Lone Survivor me lo sono già visto e devo dire che è uno dei film più fordiani guardati di recente. E sì che ne sono usciti parecchi. Un film bellico, di quelli che celebrano i valori americani, la guerra e la vita da finti-duri. In più la regia è di Peter Berg, l’autore di Friday Night Lights, serie che IO ho fatto conoscere a Ford.
Recensione cannibale coming soon, e intanto che il mio blogger rivale non se lo perda, perché potrebbe diventare uno dei suoi nuovi manifesti esistenziali.
Il consiglio di Ford: No survivors. Soprattutto Cannibal.
Venuto a sapere dell'esistenza di un bel filmone di war/action diretto da Peter Berg che nei patriottici USA stava facendo un gran bene al botteghino sono corso all'immediato recupero già più di un mese or sono, scoprendo quello che potrebbe essere il titolo da Action-Ford più tosto ed interessante della stagione.
Una storia vera, valori americani a mille, una caccia agli uomini degna di un horror o un film di Neil Marshall, una bella carneficina con tanto di momenti ad alta retorica da duri o presunti tali: insomma, la sorpresa del periodo.
Imperdibile per tutti gli Expendables.
Recensione fordiana a brevissimo.

"Ford ci ha mandati in quattro!? Per sistemare Cannibal ne bastava mezzo!"
Pompei di Paul W.S. Anderson


Il consiglio di Cannibal: più che Pompei, dovevano chiamarlo pompe funebri (lo so, questa battuta fa pena, ma quelle più volgari me le tengo per una eventuale recensione)
Quest’inizio d’anno sta riservando parecchie sorprese cinematografiche, sia in positivo che in negativo. Ma se questo pseudo film storico girato da Paul W.S. Anderson, autore di pellicole atroci come Resident Evil, non si rivelerà una porcatona assoluta e sarà qualcosa di decente, allora sarebbe davvero la sorpresa più sconvolgente della stagione. Tra 300, Spartacus e Immortals, una tipica fordianata che potrei odiare con tutto me stesso. Salvo sorprese…
Il consiglio di Ford: Pompei? Mi ricorda una località che frequentavo in gioventù, prima che fosse distrutta da un'eruzione qualche anno fa.
Paul W. S. Anderson è uno dei registi garanzia di schifezza assoluta con il tasso più alto di successo ai Ford Awards dedicati al peggio.
Inutile dire che, nonostante probabilmente si tratterà di una cosa vomitevole, cercherò di non mancare l'appuntamento con questo Pompei giusto per non perdermi l'eventuale numero uno della speciale classifica dedicata al peggio del duemilaquattordici.

"In nome di Ford, portatemi la testa del Cannibale!"
Amori elementari di Sergio Basso


Il consiglio di Cannibal: quello verso Ford è un odio elementare
Ennesimo trascurabile film italiano?
Sì, può darsi. Eppure dal trailer non sembra tanto malaccio e non sembra nemmeno tanto italiano. Sarà che parla di hockey, sport certo da noi non troppo popolare, sì okay più del wrestling tanto amato dall’Uomo Tigre Ford, però non certo quanto il calcio. E poi c’è Cristiana Capotondi che insomma, merita sempre. Quindi non dico che lo vedrò di sicuro ma, se proprio dovessi guardarmi una pellicola italiana, questa potrebbe essere una delle prime scelte.
Il consiglio di Ford: sarebbe stato bello fare le elementari con Peppa Kid. Per sottoporlo ad un po’ di sano bullismo.
Pellicola italiana che di norma avrei trascurato, non fosse per l'attrattiva esercitata dall'hockey, sport che ho sempre amato pur non seguendolo con troppo accanimento. In memoria, dunque, delle partite viste al palaghiaccio ai tempi dei Devils con mio padre, direi che potrei quasi quasi farci un pensiero.

Peppa Kid dopo l'ennesima batosta infertagli da Ford.
Una domenica notte di Giuseppe Marco Albano


Il consiglio di Cannibal: una domenica notte dell’anno duemilaemai guarderò questo film
Questo è un film… film? che già dal trailer puzza tantissimo di cosetta amatoriale. Io non ho niente contro questo tipo di pellicole. Soltanto proiettatele nelle vostre case. Non mi sembra il caso di distribuirle nei cinema. C’è davvero gente che tra 12 anni schiavo e Una domenica notte sceglie volontariamente di andare a vedere Una domenica notte?
Manco Ford oserebbe tanto…
Il consiglio di Ford: una domenica notte dormirò volentieri. O farò del sesso. Certo non guarderò questo film.
Quando ho visto il trailer non ci credevo.
Mi pareva una roba anche più brutta di quella che mi aspetto da Lars Von Kid con il suo nuovo sega-film.
Fate voi.

"Quest'affettatrice funziona in modo proprio strano!"

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