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domenica 27 novembre 2016

I compari (Robert Altman, USA, 1971, 120')





Quando, grazie all'iniziativa della sempre mitica Alessandra, non solo si è riesumato lo zoccolo duro di F.I.C.A., ma si è deciso di celebrare il decennale della dipartita di quello che è stato senza dubbio uno dei Maestri del Cinema USA, ho avuto una doppia occasione per festeggiare: recuperare o rivedere, infatti, uno dei lavori del mitico Robert Altman, finisce per essere sempre un modo per godere del fatto di amare la settima arte, e potendo scegliere tra diversi titoli ho optato - in mancanza de I Protagonisti, che non ho recuperato per tempo - per I compari, perfetto per la stagione, Western di frontiera come piacciono al sottoscritto, inserito alla grande in quello che è stato il filone della prima rivoluzione operata rispetto ai classiconi del "cowboy contro indiani".
Come sarebbe stato successivamente per Eastwood, Peckinpah e via discorrendo, ed in epoca più moderna per Jarmusch o i Coen, infatti, Altman porta in scena un racconto che ha poco dell'epica degli Howard Hawks o dei John Ford, e che, al contrario, narra una quotidianità guadagnata con il sudore della fronte, le lacrime ed il sangue, in barba ai grandi duelli ed alle grandi speranze.
La vicenda di McCabe, giocatore d'azzardo con una fama da pistolero ben superiore alle sue reali capacità, e della sua socia in affari, la prostituta Constance Miller, pronti a sfruttare una località remota per far conoscere i piaceri della carne e dell'intrattenimento a minatori e cacciatori prima di finire nel mirino delle grandi compagnie minerarie per nulla disposte a farsi mettere all'angolo da imprenditori locali con un piglio troppo guascone come loro - o, più precisamente, come McCabe - è tutto tranne che epica o grandiosa: da un certo punto di vista, pare quasi di assistere ad un film di Ken Loach portato nel vecchio West, tra Legge della giungla, outsiders, avvocati che promettono una campagna "mediatica" che possa tutelare i piccoli affaristi rispetto alle grandi compagnie ed un approccio che, come sempre quando si parla di umanità, finisce, quando tutto è compromesso, per essere risolto con la violenza ed il sangue.
Dunque, ad uno svolgimento tranquillo e quasi svogliato incentrato sulla quotidianità dell'attività e delle questioni legate alla sua gestione da parte di McCabe e Miller, si contrappone una parte finale tesissima, triste e violenta, che riporta lo spettatore a quello che doveva essere il Far West: un luogo selvaggio in cui, se si giocava con il fuoco, si finiva inesorabilmente bruciati.
Altman in questo caso lavora più sull'atmosfera e sul fascino che non sulla coralità - per questo ci saranno Nashville e America oggi, forse i suoi due lavori più importanti -, affidandosi ad una fotografia perfetta e ad un crescendo che senza dubbio è diventato un modello per tutti i registi di western moderni venuti dopo di lui e dopo questo lavoro: per un vecchio appassionato di genere come me, avere l'occasione di godermi due ore di immersione tra neve, sparatorie, sogni di gloria e tavoli da gioco è stata come una manna dal cielo, oltre che una scusa per rivedere a distanza di oltre dieci anni - se non ricordo male - un titolo poco conosciuto e clamorosamente valido del Maestro.
Non sarà forse roba per tutti, in bilico tra Frontiera ed un tempo che, ormai, è purtroppo inesorabilmente andato - in termini cinematografici -, ma chiunque ami davvero il Cinema non può che rimanere affascinato dalla magia che alcuni autori e titoli riescono sempre a propagare.
Come Robert Altman.
E come I compari.




MrFord

 






Questo post partecipa alle celebrazioni in memoria di Robert Altman.




domenica 26 gennaio 2014

Un corso corsaro per i miti degli anni settanta


La trama (con parole mie): non troppo tempo fa, avevo con grande piacere sponsorizzato un'interessante iniziativa organizzata da Corsi Corsari a proposito di una serie di lezioni sul Cinema degli anni ottanta tenutesi presso La Feltrinelli di Piazza Piemonte a Milano, dando la possibilità ai lettori di White Russian di usufruire del 10% di sconto sul costo dell'intero corso.
Vista l'accoglienza ricevuta dall'operazione, da febbraio il tutto si ripeterà, solo con protagonista il Cinema degli anni settanta: tenetevi forte, dunque, e preparatevi ad un viaggio nel tempo accanto ai miti della settima arte di quel ribollente periodo.




Essendo il sottoscritto un fiero prodotto, seppur per il rotto della cuffia, degli anni settanta, la notizia di un nuovo corso tenuto dal docente Massimo Zanichelli presso La Feltrinelli di Piazza Piemonte a Milano che ruota proprio attorno al Cinema di quell'indimenticabile decennio è stata accolta con numerosi brindisi qui al Saloon: da Arancia meccanica a Nashville, passando per Apocalypse now, Ultimo tango a Parigi, Taxi driver e numerosi altri Capolavori, avrete l'occasione di assaporare le atmosfere che portò alla settima arte la New Hollywood ed immergervi nelle esperienze di un periodo prepotente e tra i più interessanti della Storia recente della settima arte.
Come per il corso dedicato agli anni ottanta il costo per la partecipazione sarà di € 95, ma per gli accaniti bevitori dediti al bancone del Saloon avranno comunque diritto ad un ulteriore 10% di sconto: dunque allacciate le cinture e preparatevi ad affrontare un viaggio da cardiopalma in cinque tappe - il 4, 11, 18, 25 febbraio e il 4 marzo -, ben consci del fatto che, una volta terminato, la vostra vita di spettatori non sarà più la stessa.


Per prenotazioni: Tel. 0270108702, 329-9581101 / email: info@corsicorsari.it
Ulteriori informazioni le potete trovare sul sito di Corsi Corsari.

MrFord



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