Visualizzazione post con etichetta Rob Cohen. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Rob Cohen. Mostra tutti i post

lunedì 27 luglio 2015

Il ragazzo della porta accanto

Regia: Rob Cohen
Origine: USA
Anno: 2015
Durata: 91'




La trama (con parole mie): Claire Peterson è una professoressa di liceo madre di un adolescente timido ed insicuro ancora scottata dalla separazione dal marito a causa dei ripetuti tradimenti di quest'ultimo.
Quando, nella casa accanto alla loro, viene ospitato dallo zio il giovane Noah, attraente ed apparentemente capace di dare sicurezza sia a Claire che a suo figlio, gli equilibri si rompono: a seguito di una notte di sesso, infatti, Claire finisce per pentirsi di aver ceduto alle lusinghe del ragazzo e tornare sui suoi passi, mentre Noah pare convinto che la storia con la donna abbia un futuro.
Le attenzioni di quest'ultimo, dunque, crescono fino a rasentare la psicopatia, e quando la sensazione è che il vicino possa diventare pericoloso, per i Peterson sarà troppo tardi, e l'inizio di un vero e proprio incubo: riuscirà Claire a proteggere figlio e marito dalla furia del rifiutato Noah?









E' curioso quanto facilmente un chissà quale masochismo estivo da calura e sambuca pre-pennica pomeridiana durante il giorno libero dal lavoro sia riuscito a convincermi a recuperare Il ragazzo della porta accanto, pellicola buona per il sabato sera - e forse anche pomeriggio - di Italia Uno pescata dall'oceano della rete diverse settimane or sono e rimasta in bilico tra l'hard disk ed il cestino fino alla conferma di un'uscita in sala anche qui in Italia, dunque tenuta buona per dovere di cronaca da buon blogger cinematografico - e non cinefilo, in questo caso, ovviamente -, ma tant'è: mi sono dovuto sciroppare un thrillerino esile e decisamente ridicolo con una Jennifer Lopez in piena crisi di mezza età pronta a lasciarsi andare ad uno pseudo pruriginoso lavoro che è riuscito a riportarmi alla mente l'abominevole Two mothers, poco plausibile e quasi sicuro partecipante alla sempre più ricca di titoli lotteria del Ford Award dedicato al peggio di questo duemilaquindici.
Come in ogni horror di bassa lega pronto a prestare il fianco a risate e critiche fin dalle prime sequenze in barba ad una qualsiasi logica, Il ragazzo della porta accanto inanella una sequenza impressionante di momenti WTF - ovviamente in negativo - tanto scombinati e trash da fare quasi simpatia, dall'entrata in scena di Noah che con un braccio tiene bloccata la porta del box di casa Peterson ai buchi enormi nello script - com'è possibile che il vecchio zio, adulto che dovrebbe fare da guida a Noah, sconvolto dalla morte dei genitori e segnato da problemi disciplinari nella vecchia scuola, sparisca per essere ricoverato giusto dalla scena successiva a quella in cui presenta il ragazzo, o che il nuovo istituto non sia a conoscenza dei trascorsi di atteggiamenti violenti dello stesso nuovo iscritto? -, per non parlare del fatto che la buona madre di famiglia Jenniferona from the block, ormonata a mille alla vista dei muscoli del ventenne re del bricolage e pronta a dargliela alla prima sbronza andata chissà perchè a smaltire a casa del ragazzo finisce per fare il passo indietro da figa di legno da subito, innescando il turbinio di psicosi in Noah, che lungi dall'essere giustificato - il fatto di essere scaricati, per quanto fisicati e prestanti e cool si possa essere, è un fatto umano che andrebbe messo in conto ed accettato come e forse più di un successo, e non progettare la morte di chi ha rifilato il due di picche - finisce per tramutare una delusione "d'amore" in una sorta di battaglia, per l'appunto, da horror - sempre scadente -.
Il vero peccato, in tutto questo, è vedere dietro la macchina da presa il mestierante Rob Cohen, da queste parti amato principalmente per il suo lavoro con Dragon - La storia di Bruce Lee e Daylight - Trappola nel tunnel, Dragonheart e, relativamente più di recente, il primo Fast and furious: posso capire il bisogno di lavorare e di avere il portafoglio gonfio, ma abbassarsi a dirigere schifezze di questo calibro mi pare troppo anche per chi, di fatto, è solo un artigiano come tanti nell'immensa industria del Cinema.
A conti fatti, comunque, direi che questo duemilaquindici giungerà alle classifiche di fine anno con un hype più alto legato al titolo che riuscirà a spuntarla nella lista dedicata al peggio che non rispetto alle pellicole migliori uscite nel corso della stagione: una cosa che, qui al Saloon, non si era mai verificata, e che apre scenari quasi spaventosi per i cinque mesi che ci separano da quel momento.



MrFord



"How can I ignore the boy next door
I love him more than I can say
doesn't try to please me
doesn't even tease me
and he never sees me glance his way."

Judy Garland - "The boy next door" - 






domenica 26 luglio 2015

Dragon - La storia di Bruce Lee

Regia: Rob Cohen
Origine: USA
Anno: 1993
Durata:
120'





La trama (con parole mie): il giovane Bruce Lee, nato in Cina ma destinato ad una carriera e successi nel mondo delle arti marziali e del Cinema che uniranno idealmente Oriente ed Occidente, perseguitato da un demone e spedito in giovane età dal padre negli States seguito nella sua ascesa dai primi lavori come lavapiatti ad attore conosciuto in tutto il mondo.
Nel mezzo, la storia d'amore con la moglie Linda, la nascita del figlio Brandon, le sfide affrontate una dopo l'altra per dimostrare che i pregiudizi razziali, quelli rispetto alle sue velleità artistiche e le teorie profondamente all'avanguardia nella pratica della disciplina di combattimento, libri, partecipazioni a show televisivi ancora oggi noti ed una fama che ha finito per alimentare la Leggenda costruita sulle spalle di un uomo.
Realtà o fantasia, diceria o cronaca, Bruce Lee visto attraverso gli occhi di chi lo ha amato di più.









I primi ricordi che ho di Bruce Lee sono legati a mio nonno almeno quanto quelli del West.
Era il pieno degli anni ottanta, e per l'Italia ancora più lontana di oggi dall'idea cosmopolita che già si viveva, pur se con difficoltà, negli States, era curioso osservare un attore divenuto superstar internazionale figlio della cultura orientale, data ai tempi molto per scontata e legata a realtà decisamente comiche e quasi dispregiative - come se chiunque fosse nato ad Est dell'Europa fosse destinato a vita a lavorare come cameriere -, tanto quanto era agli inizi la divulgazione, soprattutto nella generazione di cui faccio parte, delle arti marziali, delle quali il mitico Bruce è stato icona e grandissimo interprete.
Quando, nei primi anni novanta, Hollywood si affidò al mestierante Rob Cohen - che da queste parti è noto per Daylight, tanto per rimanere in tema amarcord - ed al libro scritto dalla vedova del Maestro Linda Lee per raccontare - romanzandola non poco - la sua storia, dalle umili origini al successo, fino alla morte - discussa per anni, ed avvenuta in giovanissima età come quella del figlio Brandon, divenuto celebre con Il corvo -, ricordo che fui più che felice di potermi godere sul grande - e piccolo - schermo quello che era stato uno dei miei miti d'infanzia, e che prima o poi si guadagnerà una giusta retrospettiva qui al Saloon.
Oggi, a oltre vent'anni dalle prime visioni di questo lavoro e da quella registrazione su Italia Uno che io e mio fratello consumammo con decine e decine di passaggi sui nostri schermi, continuo a guardare con grande affetto a Dragon - La storia di Bruce Lee, che unisce elementi di cronaca del percorso che fece uno dei volti simbolo delle Arti Marziali sul grande e piccolo schermo e non solo - i successi al Cinema, la serie di Green Hornet, le circostanze misteriose della morte - ad altri sfruttati per alimentare la Leggenda di un vero e proprio personaggio di culto per milioni di appassionati in tutto il mondo - la lotta con il demone, le circostanze legate all'infortunio alla schiena, il rapporto con il Destino stesso - un pò come un altro grande classico del periodo che in casa Ford finisce per avere lo stesso credito, La bamba.
Senza dubbio il film è un prodotto decisamente standard, che obbedisce ai voleri delle grandi produzioni e punta più sull'emozione e la sensazione del momento che non a raccontare le gesta di uno dei più grandi innovatori non solo del Cinema di botte, ma dell'approccio allo spettacolo degli anni settanta, eppure, grazie anche ad un cast decisamente in parte - soprattutto per quanto riguarda Jason Scott Lee, che a dispetto del cognome non ha alcuna parentela con Bruce, ma che lo rispecchiò alla grande nelle movenze e nella fisicità - riesce ancora, ad ogni passaggio in televisione, a catturare la mia attenzione come se avessi ancora quattordici o quindici anni e fossi in dubbio se concentrarmi sul destino "romantico" di Bruce che affronta i suoi demoni, con la determinazione dell'uomo che lotta sempre e comunque perchè conscio di meritare il successo o più ormonalmente guidato verso le conquiste che lo sfacciato Lee indubbiamente fece - non ultima sua moglie - nel corso della vita.
Probabilmente, se lo vedeste ora per la prima volta - e la cosa più nota di Bruce Lee che potreste sfoderare è il suo primogenito, sfortunato protagonista del già citato The Crow - mi prendereste per pazzo, che si parli del voto o di questo post decisamente affettuoso, eppure il potere che di norma hanno i guilty pleasures della gioventù in questo caso cede anche il passo all'omaggio che Cohen ed i suoi riuscirono a costruire alla memoria di un vero e proprio mito, seppure fin troppo oltre la realtà dei fatti rispettoso dello spirito audace ed innovatore di quella che, indiscutibilmente, è stata una vera Leggenda.
Da una parte e dall'altra dello schermo.




MrFord




"I wanna hide the truth
I wanna shelter you
but with the beast inside
there’s nowhere we can hide."
Imagine Dragons - "Demons" - 




sabato 31 agosto 2013

Daylight - Trappola nel tunnel

Regia: Rob Cohen
Origine: USA
Anno: 1996
Durata:
114'




La trama (con parole mie): Kit Latura, ex comandante del servizio di soccorso di New York finito a fare l'autista a seguito di una scelta azzardata che portò alla morte di alcuni membri della sua squadra, si ritrova coinvolto in un pauroso incidente che vede uno dei tunnel che collegano la Grande Mela al Jersey isolato, a rischio di crollo e reso invivibile dai vapori emessi da alcuni rifiuti tossici.
Ignorando ogni autorità e sfruttando solo ed esclusivamente la sua abilità, l'uomo si troverà a lottare per la propria sopravvivenza e la salvezza di uno sparuto gruppo di persone rimaste intrappolate all'interno della pericolante struttura: tra loro il protagonista di un programma tv dedicato all'estremo, un'aspirante drammaturga, uno dei guardiani del tunnel nonchè alcune famiglie ritrovatesi, di colpo, in un vero e proprio inferno.
Non resterà, a quel punto, che affidarsi alla guida di Latura e sperare nel meglio: che, tendenzialmente, quando c'è di mezzo Stallone finisce per arrivare, prima o poi.





Prosegue, con grande goduria per gli occupanti di casa Ford, il recupero progressivo di tutte le pellicole con protagonista il mitico Sly che ancora mancavano di una visione del sottoscritto a seguito della promessa fatta con il Sylvester Stallone Day di ormai quasi due mesi or sono.
Daylight - Trappola nel tunnel, pellicola ad altissimo tasso di tamarraggine che tentò di rinverdire i fasti di cult come Die Hard o Speed trasportandoli nel pieno degli anni novanta - il periodo storicamente più sfortunato per gli action heroes del decennio precedente -, è stata una scoperta assolutamente piacevole, nonchè un esempio perfetto di Stallone d'annata che, seppur lontano dai livelli cult di cose come Over the top, Sorvegliato speciale o Cliffhanger, è riuscito a regalare al sottoscritto - per l'occasione in compagnia del Fordino - quasi due ore di divertimento senza ritegno, nel pieno rispetto di quelli che erano i tempi in cui si consumavano i nastri di vhs come questa godendosela senza fare troppe domande o prestando attenzione alla logica della vicenda, più simile a quella di un cartone animato che di un film adulto.
Un giocattolone, insomma, che fin dal principio ogni spettatore ben sa come andrà a finire e dove andrà a parare, ma che riesce ugualmente a regalare emozioni grazie ad una serie di imprese ovviamente ben oltre l'impossibile del nostro Stallone Italiano per una volta accompagnate da una non completa infallibilità dello stesso - del resto, era già accaduto con il già citato Cliffhanger di osservare la parte umana ed imperfetta dell'eroe Sly -, in grado di riportare alla luce la maggior parte dei superstiti dell'incidente dovendo accettare il fatto di perderne qualcuno, sfruttando di conseguenza anche l'elemento emozionale e strappalacrime - si fa per dire - esercitato sul pubblico.
Detto questo non resta molto da sottolineare se non di accettare Daylight così com'è, gustandoselo come un giro sull'ottovolante o su una di quelle giostre in stile Universal Studios - personalmente mi ha ricordato l'attrazione dedicata a Twister - concedendosi qualche riflessione giusto rispetto al cast, che vede affiancati a Stallone volti più o meno noti del grande e piccolo schermo come la protagonista Amy Brenneman - che i più conosceranno come volto de Il giudice Amy -, il caratterista Dan Hedaya - storico nome del sottobosco di genere soprattutto anni ottanta -, Viggo Mortensen - qui ancora ben lontano dai fasti de Il signore degli anelli o A history of violence - e soprattutto Sage Stallone, accanto a suo padre dopo Rocky V in una delle ultime apparizioni degne di nota - se così si può dire - prima della prematura scomparsa.
Analizzate quelle che potrebbero essere le "questioni tecniche", posso affermare senza alcuna remora di essermi divertito e non poco nell'affrontare un titolo lontano dal decennio favorito dell'action tamarra eppure nello spirito completamente fedele allo stesso, sguaiato nella regia ed implausibile nello script eppure perfetto per qualsiasi stagione: in fondo, questo tipo di pellicole non chiede nulla in cambio se non di lasciarsi tutto alle spalle e partecipare alla festa senza fare troppe domande o questioni sulla qualità degli alcolici che vengono serviti.
Ci si riempie il bicchiere e ci si butta nell'occhio del ciclone: ed è così che nascono gli eroi.
Soprattutto quelli action.


MrFord


"I got that tunnel vision, for you
I got that tunnel vision, for you
I got that tunnel vision, for you
I got that tunnel vision, I only see you."
Justin Timberlake - "Tunnel vision" - 


Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...