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giovedì 9 gennaio 2014

Thursday's child



La trama (con parole mie): nuova settimana di uscite, e nuovo tentativo del sottoscritto e del petulante Cannibal Kid di rinverdire i fasti di una rivalità spentasi almeno in parte a seguito del clamoroso accordo a proposito delle classifiche di fine anno.
Riusciranno i due antagonisti per antonomasia della blogosfera a combattersi come si deve grazie alla nuova uscita che vede protagonista il fordiano per eccellenza Stallone!?
Speriamo proprio di sì! 

"Cos'è, pensi anche tu come Cannibal che non possiamo salire su un ring per darcele di santa ragione!?"
Il capitale umano di Paolo Virzì


 
Il consiglio di Cannibal: sarà meglio di Ford, il caso umano?
Non sarà Sorrentino, ma comunque è un italiano cui prestare attenzione. No, non sto parlando di Ford, bensì di Paolo Virzì, regista discontinuo ma sempre più o meno interessante e guardabile, se non altro all’interno dello spento panorama nazionale. Tra i suoi ultimi film, avevo amato molto Tutta la vita davanti e La prima cosa bella, mentre avevo alquanto detestato Tutti i santi giorni. Questo nuovo Il capitale umano è allora una grossa incognita, fin dal trailer che sembra preannunciare un dramma-thriller-noir corale ambizioso. Pure troppo?
Per una volta, comunque, un film italiano si preannuncia come l’uscita più promettente della settimana. Ciò la dice lunga sulla settimana cinematografica cui andiamo incontro…
Il consiglio di Ford: la bancarotta umana, Katniss Kid.
Virzì, regista discontinuo eppure senza dubbio interessante, torna sul grande schermo con una pellicola tra le più attese del periodo, che speriamo davvero possa essere simile - in quanto a valore - a La prima cosa bella, forse il lavoro migliore del regista.
Certo, sperare in Virzì e in una produzione italiana in generale è più una scommessa che altro, ma siamo all'inizio dell'anno, quindi potremmo anche permetterci di sognare in grande.
A meno che non si tratti del Cannibale, in quel caso le speranze sono sempre pochine.

"Con questa scena rom-teen faremo andare in brodo di giuggiole il Cannibale!"
Il grande match di Peter Segal


Il consiglio di Cannibal: a me sembra piuttosto un piccolo match
Ecco il film più atteso dell’anno. Da nessuno a parte Ford.
Già floppone delle festività americane, dove per dire l’unico film andato peggio è stato il nuovo documentario su Justin Bieber, Il grande match si preannuncia come una pellicola vecchio stile di quelle che piacciono tanto al mio blogger nemico. Un film con gli zombie Stallone e De Niro, il primo con una faccia sempre più deturpata, il secondo sempre più impegnato a girare qualsiasi film peggio di Nicolas Cage, che potrebbe essere un piccolo match. Nemmeno una schifezzona, solo una schifezzina. Ampiamente ignorabile da chiunque, quindi, a parte Ford che ha già prenotato il suo posto al cinema.
Ford tranquillo che non era necessario, la sala tanto sarà vuota…
Il consiglio di Ford: non sarà una Blog War, ma un grande match è sicuro!
Inutile dire che dalla prima uscita del trailer di questo film sono in trepidante attesa. Stallone di ritorno su un ring supera qualsiasi flop o delusione, specie se protagonista di una pellicola che pare essere il giusto mezzo tra l'omaggio ad un genere ed una molto (auto)ironica presa per il culo.
Per il piacere del mio rivale che potrà sfogarsi sul sottoscritto, non vedo l'ora di vederlo.

"Ma hai visto che razza di stronzate scrive questo Cannibal Kid!? Secondo me dovremmo andare a dargli una bella ripassata!"

Un compleanno da leoni di Jon Lucas, Scott Moore


Il consiglio di Cannibal: da vedere in attesa di Un compleanno da vecchioni con MrFord
Filmettino trascurabile quasi quanto Il piccolo match, Un compleanno da leoni è una commedia adolescenziale senza grosse idee né originalità, che può andare bene giusto per una visione disimpegnata. Molto disimpegnata. Qui ci trovate la mia recensione: http://pensiericannibali.blogspot.it/2013/08/vita-da-maggior-n-21-over-un-compleanno.html. Trascurabile anch’essa?
No dai, andate a leggerla. Altrimenti cosa volete leggere, un nuovo post di WhiteRussian?
Il consiglio di Ford: un compleanno da leoni? Certo non quello del finto giovane Cannibal!
Ciofechina trascurabile che avranno deciso di guardare giusto il mio antagonista ed il suo piccolo gruppo di amichetti del liceo ignari del fatto che ormai lui sia un quasi quarantenne ultraripetente.
Considerato Il grande match, direi che per questa settimana potrei tranquillamente farne a meno.
E anche per le prossime.

"Attento: se cadi di sotto finisci in pasto al Ford!"

Disconnect di Henry Alex Rubin


Il consiglio di Cannibal: disconnettetevi da Ford!
Disconnect è già da un po’ che ce l’ho lì da vedere. Prima o poi mi deciderò a guardarmelo, potrebbe rivelarsi un thriller-dramma interessante e molto attuale su internet e sui pericoli della rete. Perché la rete può essere davvero un posto molto pericoloso. Prendete un sito come WhiteRussian. A me vengono i brividi soltanto a pensarci.
Il consiglio di Ford: da tempo ho deciso di disconnettermi da Pensieri cannibali. Tranne quando sono io a scriverci.
Thriller/drama a sfondo tecnologico/sociale dal cast variegato ed a suo modo potenzialmente interessante, questo Disconnect non rientra certo nelle prime scelte della settimana e del mese, incarnando alla grande quel tipo di proposta buona come riempitivo per settimane infestate dalle schifezze che sono soliti propinarci i distributori italiani.
Dato che, a questo giro, con Stallone mi sento le spalle coperte, credo che rimanderò a data da destinarsi, sperando che nel frattempo il mio rivale possa pubblicarne la recensione ed avere un'idea più chiara in proposito, concedendo una chance o ignorando del tutto la proposta.


"Ti sequestro il cellulare una volta per tutte: ho visto che continui a visitare quell'orribile Pensieri cannibali!"

2 giorni a New York di Julie Delpy


Il consiglio di Cannibal: da vedere aspettando il nuovo sequel, 2 giorni a Lodi
2 giorni a New York è il sequel di 2 giorni a Parigi, film che anch’esso giace lì tra la visioni da visionare e poi viene sempre rimandato. Prima o poi però magari proverò a fare una 2 giorni con queste pellicole che sembrano molto vicine alla trilogia del Before composta da Prima dell’alba, Before Sunset e dal recente Before Midnight. Per quanto abbia apprezzato quella saga indie, Julie Delpy non è che mi stia proprio simpaticissima e altre due pellicole in cui ricalca lo stesso tipo di personaggio potrebbero essere una doppietta più massacrante che piacevole. Quasi come una doppietta di film consigliati da Ford: che incubo!
Il consiglio di Ford: 2 giorni a Casale, alla ricerca del Cannibale.
Tolta l'ottima conclusione della trilogia dei Before, non ho mai amato particolarmente la molto radical Delpy, dunque ho deciso di ignorare questo prodotto per dedicarmi alla realizzazione di un documentario intitolato 2 giorni a Casale, prodotto che racconterà la ricerca del Cannibale operata dal qui presente Ford ed il loro primo, incredibile, leggendario primo incontro faccia a faccia.

"E così tu sei Ford: stando a quello che dice Cannibal, pensavo fossi molto più vecchio!"

Sapore di te di Carlo Vanzina


Il consiglio di Cannibal: sapore di merda
Qualche giorno fa ho beccato in tv Pif che intervistava Enrico Vanzina, co-sceneggiatore di questo Sapore di te insieme al fratello Carlo. Si lamentava di come i vari Vacanze di Natale venuti dopo i primi due da loro firmati fossero delle copie ripetitive sempre delle stesse situazioni. Un discorso anche condivisibile, peccato che poi pure loro, dopo aver sputato sui Cinepanettoni da loro stessi inventati, facciano sempre lo stesso film. Lo stesso identico filmetto. Questo Sapore di te riprende addirittura ambientazioni e stile di Sapore di mare, ormai fuori tempo massimo, ma di tanto. Se già il film promette malissimo, complice anche un cast terribile in cui spiccano in negativo Vincenzo Salemme e la più cagna tra le attrici cagne Martina Stella, la scelta di fare uscire una storia ambientata d’estate in pieno inverno, e pure dopo Natale, pare un suicidio commerciale in piena regola. Ford, vanziniano doc, l’hai studiata tu la loro strategia di marketing?
Il consiglio di Ford: sapore di merd.
Visto che non ne dovremmo avere abbastanza di Cinepanettoni e simili, ora che sono passate le Feste ecco pronto il nuovo e fuori tempo massimo prodotto dei Vanzina, che oltre ad essere ambientato d'estate pare essere un concentrato del peggio all'italiana, Ceccherini escluso.
Basta.

"Quel Ford è pazzo, mi ha colpito con una bottigliata!" "A me Cannibal ha lanciato il pupazzo di un coniglio, invece!"

Peppa, vacanze al sole e altre storie di Philip Hall, Joris Van Hulzen


(da sabato 11 gennaio)
Il consiglio di Cannibal: mooolto meglio Peppa Kid!
Per chiudere, segnalazione per Peppa Pig, il fenomeno televisivo tra il pubblico dei più piccoli, che sbarca addirittura nei cinema con 10 episodi. Una 50 minuti no-stop di Peppa Pig & friends che si preannuncia un sogno per tutti i bimbetti e un incubo per chiunque abbia più di 6 anni. A parte Ford, che lui in queste bambinate ci sguazza alla grande.
Il consiglio di Ford: decisamente meglio Peppa Kid!
Mi è capitato di vedere il trailer di quest'altra schifezza poco prima di Frozen. Inutile dire che con Julez abbiamo subito sperato che, quando il Fordino sarà abbastanza grande, sarà troppo sveglio per queste stronzate, o che le stesse stronzate siano passate di moda.
Non penso che potrei resistere a questa visione neppure pesantemente sbronzo.
Piuttosto, passo una notte da leoni con Peppa Kid!

mercoledì 6 novembre 2013

Before midnight

Regia: Richard Linklater
Origine: USA
Anno: 2013
Durata:
109'





La trama (con parole mie): Jesse e Celine, a quasi vent'anni dal primo incontro su quel treno che li condusse ad una notte per le strade di Vienna, sono in vacanza in Grecia ospiti di un affermato scrittore che ammira i lavori dello stesso Jesse, hanno due bambine e con loro ha passato le vacanze anche Henry, il figlio che Jesse ha avuto dalla ex moglie sempre pronta a dichiarargli guerra.
La separazione dal ragazzo ed il desiderio di potergli stare più vicino, uniti a ruggini accumulate dalla quotidianità, trasformano una passeggiata con nottata soli regalata dagli amici in un confronto che porterà a galla i sospesi tra i due, e che potrebbe perfino segnare la fine del loro rapporto.
Una lotta dura e per nulla facile come è quella di chiunque voglia conservare un legame a lungo, addirittura per tutta la vita, conscio del fatto che l'amore - quello vero, e non quello dei libri e delle favole - sia qualcosa da guadagnare con il sudore della fronte. E un pò di cialtronesca improvvisazione.






Scrivendo a proposito di Before sunset, me l'ero augurato: poter tornare a vedere le stelle, con Jesse e Celine, avvertendo sulla pelle l'emozione di essere travolto, come fu per loro quella prima notte a Vienna, ormai quasi vent'anni or sono.
E così è stato.
Perchè Before midnight, ultimo (?) capitolo della storia d'amore tra i due personaggi interpretati come per i precedenti capitoli alla perfezione da Ethan Hawke e Julie Delpy è stato senza dubbio uno dei film più emozionanti di questa stagione ormai avviatasi alla conclusione, un cocktail dolceamaro tra Midnight in Paris e Hong Kong Express, e senza dubbio il più maturo e profondo della trilogia.
Mescolando abilmente ironia, divertimento, malinconia e rabbia, regista ed attori/sceneggiatori portano sullo schermo un intervento a cuore aperto sui rapporti di coppia ormai consolidati, affrontando problematiche che chiunque viva una storia importante si trova a dover affrontare se non tutti i giorni, quasi: Julez, che ha analizzato questo film molto meglio di quanto potrò mai fare io in una sola riga, mi ha giustamente ricordato che il coinvolgimento maggiore che posso aver provato nel corso della splendida - parlando di cornice e sceneggiatura - passeggiata che i protagonisti si concedono nel Sud del Peloponneso è legato al fatto che noi stessi viviamo un rapporto di questa portata, e dunque è naturale che avverta maggiormente il peso emotivo di Before midnight rispetto ai due film precedenti, eppure c'è qualcosa, nell'escalation che porta al confronto tra Jesse e Celine, che non saprei descrivere adeguatamente a parole.
Vivere una storia non è mai semplice, soprattutto una volta superati i primi tempi, quelli dedicati al sesso selvaggio e a tutte quelle piccole imprese straordinarie che rendono la persona con la quale le stiamo vivendo quasi ultraterrena e sovrannaturale: ed è proprio grazie alla prova della quotidianità, che di solito si riesce a distinguere quelle che sono fugaci e travolgenti avventure dall'amore, quello vero.
Che non è una favola, o qualcosa di divino e magico in grado di trascendere ogni cosa: quel tipo di legame, con buona pace di ognuno di noi e dei nostri partner, è destinato solo ed esclusivamente ai figli, non c'è romanticismo che tenga.
L'amore vero è un lavoro a tempo pieno, un sacrificio, una lotta, qualcosa che si deve coltivare, che ci porta a concentrare tutte le nostre energie sull'equilibrio da cercare con quella persona, perchè è proprio quella, e non ne esisterebbero altre con le quali condividere o sopportare ogni piccola parte di noi e delle nostre clamorose imperfezioni.
L'amore vero arriva a rasentare quasi l'odio, in alcune occasioni.
Ma del resto, l'intera gamma di emozioni che siamo in grado di provare si può condividere davvero soltanto una volta nella vita: e può essere che le cose vadano male, che si prendano strade diverse, o che si lotti con le unghie e con i denti per rimanere fianco a fianco, sempre e comunque.
Non c'è un giusto ed uno sbagliato.
"Non esistono meriti, in cose come queste", direbbe Clint Eastwood se fossimo sul set de Gli spietati.
 Love is a battlefield, cantava Pat Benatar nel pieno degli anni ottanta.
"If I leave you doesn't mean I love you any less", sottolinea la voce rotta di Warren Zevon in Keep me in your heart, l'ultimo pezzo che incise prima di morire.
L'amore non è uno scherzo. E avere il coraggio di affrontarlo e viverlo per tutta una vita non è una semplice passeggiata.
Perchè prima del meglio, e anche dopo, porta a galla il peggio di ognuno di noi.
Eppure esistono miracoli, come quel finale in grado di stringere un groppo in gola con un tovagliolo di carta divenuto una lettera dal futuro, il coraggio e la forza di accettare il fatto che solo una risata potrà salvarci davvero - e torna alla mente Andy Kaufman -, la capacità di metterci a nudo e farci conoscere da qualcuno quasi meglio che da noi stessi, che rendono tutto possibile.
Before midnight parla proprio di questo.
Rendere possibile l'impossibile.
Perchè è quello che facciamo ogni giorno quando trasformiamo in una storia di una vita tutti i nostri egoismi quotidiani.
Non sarà una favola, ma è quanto di più forte si possa provare a se stessi.
Specchiandosi in un altro.
L'altro.
Quello che sarà lì "fino a che morte non ci separi".


MrFord


Shadows are falling and I'm running out of breath 
keep me in your heart for awhile
if I leave you it doesn't mean I love you any less
keep me in your heart for a while."
Warren Zevon - "Keep me in your heart" - 


 

martedì 5 novembre 2013

Before sunset - Prima del tramonto

Regia: Richard Linklater
Origine: USA
Anno: 2004
Durata:
80'
 



La trama (con parole mie): Jesse e Celine si incontrano a Parigi nove anni dopo la notte trascorsa a Vienna. Lui è uno scrittore affermato, che ha raggiunto il successo grazie ad un romanzo ispirato proprio alla loro storia, lei un'ambientalista che fatica a trovare l'equilibrio sentimentale.
Lui è sposato, ha un figlio, e quel giorno di sei mesi dopo il loro primo incontro aveva finito per presentarsi effettivamente a Vienna, mentre lei era rimasta in famiglia per i funerali della nonna. Entrambi sono cresciuti, ma forse nessuno dei due è davvero cambiato: cronaca di una storia d'amore quasi un decennio dopo il suo inizio e, in qualche modo, la sua fine, che potrebbe rimettere in discussione la Natura adulta di quelli che, quel 16 giugno di quasi un decennio prima, erano soltanto due ragazzi alla scoperta del mondo e di se stessi.





Di recente mi è capitato di avere un dialogo con un ex partigiano che, dall'alto dei suoi ottantasei anni, affermava che periodi come due o tre anni per quelli della mia età possono essere considerati lunghi, ma per chi è arrivato alla sua finiscono per valere quanto qualche ora.
Parallelamente, più o meno negli stessi giorni, forse addirittura in un film, è stata rispolverata la questione legata al rinnovamento cellulare che ognuno di noi affronta ogni sette anni, un cambiamento che ci vede mutare completamente, e del quale non riusciamo neppure ad accorgerci.
Il Tempo è davvero una cosa tosta, da affrontare, che si parli con saggezza o timore, coraggio o sfrontatezza, d'amore o di noia: e nove anni sono altrettanto tosti, specie quando separano i venti o poco più dai trenta o poco più, due età clamorosamente vicine eppure terribilmente distanti per ognuno di noi: nove anni fa lavoravo felicemente part time, mi godevo le zero responsabilità di stare a casa con i miei, collezionavo litigi più o meno feroci con mio fratello a proposito del possesso territoriale della stanza interrotte solo nei periodi d'assenza dei genitori, spendevo tutto quello che avevo per viaggiare, conducevo due vite separate, avevo un solo tatuaggio, zero muscoli, e bevevo in un anno la metà di quanto non beva ora in un mese.
Ora sto imparando a convivere con un lavoro che probabilmente sono arrivato ad odiare, mi sono sposato, ho avuto un figlio, ho comprato casa - se così si può definire un mutuo -, mio fratello è uno dei miei migliori amici - ed è sposato anche lui -, spendo pochissimo per evitare di arrivare strozzato a fine mese, cerco di buttare quanto e più possibile nella mia unica vita, i tatuaggi sono oltre la dozzina, la mia massa muscolare è aumentata di una quindicina di chili e tra un film e l'altro bevo in un mese il doppio di quanto allora bevessi in un anno.
Nove anni sono proprio tanti. Specie a quest'età.
Lo sanno bene anche Jesse e Celine, profondamente cambiati - e profondamente uguali a loro stessi - dall'incontro che segnò in qualche modo le loro esistenze il 16 giugno del 1994, nove anni prima dell'improvvisato giro turistico per le vie di una Parigi ai margini delle attrazioni turistiche che li vede ritratti in questo secondo capitolo della loro storia: un numero due a tratti nettamente superiore, per tecnica e piglio di sceneggiatura, al primo, arricchito da ottimi piani sequenza e fitti confronti legati, per l'appunto, alla crescita, ai suoi dolori e alle sue gioie.
Linklater, affidandosi a due protagonisti che paiono ancora più affiatati che nel primo capitolo - e questa volta anche autori dello script -, ritrova con una facilità a tratti sorprendente l'alchimia che aveva reso un piccolo cult Before sunrise, pur rimanendo lucido e ben cosciente di tutti i cambiamenti - necessari o voluti - ai quali Jesse e Celine sono andati incontro in uno dei periodi più intensi della vita di ognuno di noi, quello che separa, di fatto, l'essere ragazzi dall'essere adulti: così come fu per il film precedente, ho apprezzato moltissimo la costruzione della vicenda ed il finale aperto, i botta e risposta spontanei e la sincerità di pancia con la quale la vicenda è portata in scena, ed allo stesso modo ho finito per trovare più debole il momento apparentemente decisivo della sceneggiatura.
Se, infatti, nel già citato Before sunrise la sequenza del sesso consumato nel parco dopo aver guardato le stelle pareva fin troppo adolescenziale, il confronto sulle reciproche disgrazie sentimentali nel corso del viaggio in macchina di Before sunset appare decisamente oltre, quasi alleniano nel suo pessimismo emotivo, e se alcuni spunti paiono sensati e ben fotografati - l'incapacità di conciliare amore ed indipendenza di Celine, il sentimento per il figlio che supera quello per la moglie di Jesse - altri finiscono per scivolare quel tanto che basta da far perdere terreno ad un titolo altrimenti senza dubbio superiore al suo predecessore.
Certo, resta il dubbio che il sottoscritto abbia avuto questa percezione in quanto coinvolto in prima persona nei turbamenti che si finisce per passare con il primo, vero confronto con l'essere adulti, dal diventare genitore al doversi ritagliare uno spazio nel mondo, e che dunque il giudizio sia falsato, eppure l'impressione che Linklater ed i suoi due protagonisti - che il regista pare amare alla follia - debbano ancora giocare la loro carta migliore è netta.
Speriamo solo, in questo senso, che il sopraggiungere della "mezzanotte" non significhi necessariamente un naturale ed inesorabile declino quanto più una sorprendente esperienza che possa condurre fino alle stelle.
O per lo meno a rivederle.


MrFord


"Everything must change
nothing stays the same
everyone will change
no one, no one stays the same."
Nina Simone - "Everything must change" - 


lunedì 4 novembre 2013

Before sunrise - Prima dell'alba

Regia: Richard Linklater
Origine: USA
Anno:
1995
Durata: 105'



La trama (con parole mie): Jesse, americano di belle speranze in viaggio attraverso l'Europa a seguito della fine di una storia, e Celine, parigina dai genitori sessantottini profondamente legata all'indipendenza femminile, si incontrano per caso su un treno grazie al litigio di una coppia tedesca, e a seguito di una proposta improvvisa del ragazzo, decidono di passare una notte per le strade di Vienna insieme, prima che lui torni negli States il mattino dopo.
E' l'inizio di una grande avventura dialettica e sentimentale, grazie alla quale i due decidono di mettersi reciprocamente a nudo sfruttando l'attrazione e l'intesa creatasi in quelle poche battute scambiate sui sedili del treno: dai massimi sistemi agli attimi fuggenti, la cronaca di un amore che potrebbe finire quello stesso giorno, o durare in qualche modo per sempre.






Esistono alcuni titoli, piccoli o grandi, con merito oppure no, in grado di assurgere praticamente dalla loro uscita allo status di cult generazionali, e di conseguenza ammirati da pubblico e critica quasi a prescindere dai loro meriti effettivi.
Richard Linklater, regista dall'animo indie e dalle numerose sperimentazioni, nel pieno degli anni novanta confezionò questo piccolo gioiellino della commedia romantica sfruttando principalmente una sceneggiatura concentrata sui fitti dialoghi e l'affiatamento dei suoi due protagonisti, gli allora sex symbols Ethan Hawke e Julie Delpy, a spasso per le strade di una Vienna lontana dai consueti luoghi da cartolina e di fatto teatro di una vicenda destinata a rimanere nel cuore di chi si immagina l'abbia vissuta - e per il pubblico con loro - per sempre.
In questo senso lo spirito romantico ed in un certo qual modo spensierato della primavera della vita è catturato alla perfezione dagli scambi spontanei tra i due protagonisti, dalla richiesta improvvisata di Jesse a Celine di abbandonare il treno per passare con lui la notte per le strade della città nonostante si siano appena conosciuti - scelta che comprendo benissimo, in fondo avrei fatto la stessa cosa mosso dagli identici "dubbi" che assillano il protagonista maschile - ai botta e risposta che toccano temi come i ricordi d'infanzia, il rapporto con i genitori, le basi gettate - o che si crede di gettare - per il futuro.
Non che ci si trovi di fronte ad una vera e propria pietra miliare del genere, eppure il lavoro di Linklater funziona proprio per la sua spontanea ingenuità, quel suo essere naif tipico del lato positivo degli anni novanta, uno dei decenni più caotici e distruttivi della Storia recente, si parli di arte oppure di vita e sentimenti.
I due protagonisti, affiatati e perfetti nell'incarnare l'animo da finto sbruffone impacciato dell'americano Jesse e quello della sensibile ed artistoide Celine, parigina doc, hanno il grande merito di mostrare la luce del "grunge" e di tutto quello che, all'epoca, infuocava la ribellione di adolescenti e post-adolescenti senza dover finire necessariamente nel tunnel della depressione, quanto piuttosto raccogliendo il testimone dei Fab Four con il loro "All you need is love", vivendo un'avventura on the road tornando in qualche modo alla sperimentazione senza pensieri dell'epoca hippie.
Certo, nel complesso l'operazione alterna momenti di grande ispirazione poetica ad altri tendenti al paraculismo, eppure lo spirito che la pervade è sincero e convincente, così come il finale, che ha tutto il sapore di quelle cotte estive che lasciano con una grande nostalgia ed al contempo un'emozione che si è convinti non si avrà più l'occasione di provare nella vita, e chissà che in qualche modo non sia davvero così.
Personalmente, perdendomi con Jesse e Celine tra le vie di Vienna - città che, peraltro, devo ancora visitare -, ho ripensato alle storie di una notte avute a Barcellona e in Irlanda ormai quasi dieci anni fa, a quei ricordi sbiaditi di ragazze alle quali certo non avevo promesso lo stesso amore di Jesse a Celine, o dato appuntamenti ai quali difficilmente avrei prestato fede - del resto, ai tempi non rispettavo neppure quelli a Milano, quindi figurarsi addirittura oltre confine -: eppure, nonostante tutto, la magia di quel momento della vita in cui pare possibile effettivamente costruire il proprio futuro pezzo per pezzo è assolutamente percepibile ed elettrizzante in ogni fotogramma di questo piccolo, imperfetto, travolgente film, che non sarà nulla di eclatante ma senza dubbio finisce per essere unico ed irripetibile come un amore perduto.


MrFord


"More than words
is all you have to do to make it real
then you wouldn't have to say that you love me
'cause I'd already know."
Extreme - "More than words" - 


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